lunedì 20 dicembre 2010

Malinconie autoritarie per Gasparri, ex missino, convertito ma non troppo

Fanno discutere le parole di Maurizio Gasparri sugli arresti preventivi per gli studenti. Per Nichi Vendola si tratta di «Annuncio di Fascismo». Sulla stessa linea Antonio Di Pietro mentre Massimo D'Alema, in televisione, evoca l'utilizzo strumentale della rabbia studentesca da parte di forze oscure. Preoccupazioni tra gli studenti che si preparano a scendere in piazza.

Inizia la discussione al Senato del Ddl Gelmini sull'università in un clima poco rassicurante. Dopo gli incidenti del 14 dicembre di Roma, diversi esponenti della maggioranza tra cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni e il capogruppo a Palazzo Madama del Pdl, Maurizio Gasparri, hanno lanciato avanzato proposte repressive. Se dal Viminale si è pensato all'estensione del Daspo (provvedimento che impedisce di frequntare gli stadi agli Ultras) Gasparri non ha nascosto la voglia di arresti preventivi evocando lo scenario del 7 aprile 1979 quando vennero arrestati molti esponenti dell'allora Autonomia Operaia. L'accusa di fascismo a Gasparri è immediatamente scattata da parte di Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Qualche inquietudine l'ha lasciata l'intervista di Fabio Fazio a Massimo D'Alema che parlando in qualità di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per i servizi segreti), ha avvertito che «bisogna stare molto attenti perché l'interesse alla violenza è un interesse dei gruppi violenti, ma potrebbe diventare anche un modo di chi è al potere di rafforzare il proprio potere. È un gioco che abbiamo già visto anche nel passato».

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Inizia lunedì 20 dicembre la discussione del ddl Gelmini al Senato. La riforma rimandata all'esame di Palazzo Madama aspetta dunque il voto in un clima che, dopo gli scontri di piazza del 14, rimane più che infuocato. Carto dal governo non è che si faccia molto per rasserenare gli animi, anzi sembra che qualche ministro stia sfruttando l'occasione per alzare il tiro e creare un contesto favorevole a possibili incidenti.

Si propongono misure che sono tutte improntate alla repressione e che però vanno al di là dei normali strumenti. Premesso che il dovere di un esecutivo è quello di ascoltare i cittadini che mettono in discussione i provvedimenti di legge, la deriva che appare è di tutt'altro segno. Hanno cominciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e il sottosegretario Alfredo Mantovano, a pensare che si potrebbe introdurre per chi partecipa a manifestazioni lo stesso provvedimento applicato ai tifosi. Il cosiddetto Daspo che impedisce di mettere piede in uno stadio preventivamente.

Gli Ultras colpiti da questo strumento di polizia sono già centinaia ma non si capisce come possa essere previsto per gli appartenenti al movimento studentesco o ad altre organizzazioni. Innanzitutto si va incontro ad una possibile violazione del dettato costituzionale sulla libera partecipazione a manifestazioni politiche, inoltre come ha detto anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti, intervistato da Repubblica «il Daspo applicato agli studenti mi sembra di difficile praticabilità» anche se Vietti preferisce l'arresto in flagranza differita che pure aveva fatto molto discutere.

A far deflagrare poi la polemica ci ha pensato anche Maurizio Gasparri che pensa addirittura ad arresti preventivi. Per giustificare ciò ha richiamato l'operazione del 7 aprile 1979 quando una retata su tutto il territorio nazionale porto in carcere numerosissimi esponenti dell'allora Autonomia Operaia. Si trattò del famoso “terorema Calogero” da nome del Pm che sosteneva il ruolo di ideologo delle Brigate Rosse da parte di Toni Negri ed altri.

Solo a pensare a questa circostanza, che poi si rivelò inesistente con la caduta di tutto l'impianto accusatorio, si capisce la differenza di epoca e contesto politico. Perchè allora Gasparri evoca scenari e misure im proponibili. Probabilmente perchè la tensione alta fa bene al governo e soprattutto potrebbe evitare che il ddl Gelmini incimapi in qualche incidente di percorso e vanga approvato in un clima emergenziale. Certo è che le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza sembrano coordinate.

E' però altrettanto vero che tutto ciò ha provocato la reazione unanime delle opposizioni che hanno gridato al fascismo o come ha detto Nichi Vendola «all'annuncio di fascismo». Il leadre di Sel è andato giù duro contro Gasparri: «Con la consueta finezza argomentativa Gasparri propone una riesumazione dell'arresto preventivo che è annuncio di fascismo, soprattutto quando parliamo di movimenti sociali che vivono in situazione di antagonismo senza rete. Gasparri all'età di questi ragazzini aveva una attitudine a una violenza teppistica che forse ha dimenticato. Questo Parlamento non è la cattedra giusta per fare critica alla violenza».

Ha replicato dagli schermi televisivi anche Massimo D'Alema che però, parlando in qualità di presidente del Copasir (Comitato parlamentare per i servizi segreti), ha avvertito che «bisogna stare molto attenti perché l'interesse alla violenza è un interesse dei gruppi violenti, ma potrebbe diventare anche un modo di chi è al potere di rafforzare il proprio potere. È un gioco che abbiamo già visto anche nel passato». Oscure trame evocate anche da Antonio Di Pietro nella serata di domenica.

Il tutto mentre sono in programma per martedì e mercoledì nuove manifestazioni degli studenti, i quali non lasciano ancora trapelare nulla su quelle che saranno le iniziative di piazza. Lunedì probabilmente si deciderà il da farsi con assemblee e riunioni all'Università La Sapienza di Roma. Sulla questione era intervenuto anche il sindaco della capitale Gianni Alemanno che proponeva un corteo con percorso lontano dal centro storico, una “zona rossa” ancor più estesa di quella che sarà. Mentre non si ha traccia dell'iniziativa augurata da Walter Veltroni circa un incontro in Prefettura tra gli studenti e i sindacati di Polizia.

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