domenica 30 giugno 2013

Russia, Putin firma la legge "anti gay"

Putin, foto Reuters
Di Redazione IBTimes Italia | 30.06.2013 19:04 CESTIn un paese dove fino al 1993 l'omosessualità era considerata reato, punibile addirittura con il carcere nella Russia comunista, ancora oggi il 38% della popolazione la ritiene una malattia da curare. Avranno influito forse anche questi numeri alla creazione della legge contro la "propaganda omesessuale", oggi ratificata da Putin e quindi a tutti gli effetti entrata in vigore.Stando al testo, la legge vieta di effettuare manifestazioni, marce o qualunque altra cosa che possa definirsi "propaganda" davanti ai minori. Le sanzioni messe a punto sono pesanti: si va dai 100 ai 125 euro per le persone che violino questo provvedimento ad una cifra tra 19mila e 23mila euro nel caso ad infrangere la legge siano persone che abbiano un ruolo nella magistratura o aziende. Anche il web rientra tra i luoghi dove l'infrazione costa caro, così come salato sarebbe il conto per gli stranieri che sarebbero dapprima detenuti per 15 giorni e poi espulsi dal suolo russo.Non si faranno certo attendere le critiche e le risposte che verranno da tutto il mondo gay, che già ai tempi in cui la legge era solo un abbozzo l'aveva dichiarata omofobica e in totale violazione della libertà di espressione e dei diritti fondamentali dell'uomo.

http://it.ibtimes.com/


Giovani, diritti e lotte per il lavoro a 120 anni dai fasci siciliani



Giovani, diritti e lotte per il lavoro 

a 120 anni dai fasci siciliani

Corleone - Aula Consiglio Comunale
4 luglio 2013 / 18.30

Intervengono

Leoluchina Savona, sindaca di Corleone
Dino Paternostro, segretario Camera del Lavoro Corleone
Calogero Parisi, presidente coop. soc. Lavoro e non solo
I partecipanti al campo di lavoro sui beni confiscati

Coordina
Anna Bucca, presidente Arci Sicilia

Conclude
Maurizio Landini
segretario generale FIOM Nazionale


sabato 29 giugno 2013

IL PRIMO GAY PRIDE - Rai Storia




Alle prime ore del mattino del 28 giugno 1969, violente proteste e manifestazioni di piazza si svolsero per le strade di New York dopo un raid della polizia al Stonewall Inn, l`ormai leggendario Gay bar del Greenwich Village. La "Stonewall Riot" è comunemente considerata il punto di svolta della comunità LGBT, in cui si fusero coesione politica e nascita del moderno movimento per i diritti gay. L`anno dopo, in occasione del primo anniversario dei moti di Stonewall, i primi cortei del Gay Pride hanno avuto luogo a New York, Los Angeles, San Francisco e Chicago [via digitalcollections.nypl.org].

http://www.raistoria.rai.it/

venerdì 28 giugno 2013

Regolamento delle unioni civili a Palermo

Pubblichiamo il testo definitivo del regolamento delle unioni civili del Comune di Palermo e i due ordini del giorno contestualmente approvati - l'11 giugno 2013 - dal Consiglio Comunale di Palermo che chiedono alle istituzioni nazionali di legiferare in materia di diritti delle persone LGBT.
Articolo Tre auspica che tutte le amministrazioni comunali - ove non lo abbiano già fatto - istituiscano il registro delle unioni civili e che manifestino presso il Parlamento e il Governo la necessità a livello nazionale di una legislazione in materia di diritti e doveri delle persone LGBT e in materia di contrasto all'omofobia e transfobia.




venerdì 21 giugno 2013

Palermo Pride 2013: LA PARATA

la Parata

La parata del Palermo Pride 2013 si svolgerà il pomeriggio di sabato 22 giugno.
Il concentramento sarà alle ore 16.00 al Foro Umberto I (“foro Italico”), all’altezza di via Lincoln, a 900 mt. dalla Stazione Centrale. 
La parata proseguirà poi per corso Vittorio Emanuele, via Roma, piazza Castelnuovo, via Dante,  fino a piazza Principe di Camporeale. 
Giunti in piazza, i carri si fermeranno, mentre gli interventi, il concerto e la festa finale sarà a pochi metri da piazza p.pe di Camporeale, nel pride Village (Cantieri Culturali alla Zisa).

Pride e ambasciata americana. Lettera aperta a un amico No Muos


Caro amico, vorrei condividere con te alcune riflessioni sulla polemica scatenatasi in seguito alla decisione degli organizzatori del Pride Lgbtq di accettare il patrocinio dell’ambasciata statunitense e sulla tua scelta di non aderire, nei fatti, a quella manifestazione.

Amo vivere in un paese in cui le coppie hanno il diritto di divorziare e le donne hanno il diritto, se lo credono, di abortire. Si tratta di acquisizioni importantissime, frutto di dure battaglie che hanno visto in prima fila, tra gli altri, i radicali, massima espressione del filo-americanismo italiano. Hanno forse sbagliato allora i partiti di ispirazione marxista a collaborare con gli ultras dell’atlantismo nostrano? È stato un errore appoggiare una legge sul divorzio frutto dell’iniziativa legislativa del socialista Loris Fortuna (che tra l’altro, se non ricordo male, per un periodo ebbe anche la tessera radicale), e dell’industriale Antonio Baslini, deputato del superatlantista Pli – quello stesso Pli che si trovava al governo quando l’Italia aveva aderito al Patto atlantico? Bisognava forse evitare di difendere quella legge dal referendum abrogativo lottando fianco a fianco con molti laici e “liberal” italiani, mentre il paese da loro tanto amato, gli Usa, era ancora impegnato nella guerra del Vietnam? Hanno sbagliato poco dopo le sinistre, anche quelle extraparlamentari, che hanno fatto fronte comune con il superoccidentalista Marco Pannella nella battaglia per una legislazione che rendesse lecito l’aborto? Secondo il tuo ragionamento sì; secondo me, invece, da quella stagione il paese è uscito svecchiato ed enormemente progredito.

Non amo la politica estera americana; a dire il vero, non mi piace neanche il modello di società di cui, specie da Reagan in poi, si sono fatti portatori. Credo però che il mondo sia complesso, che dividerlo con la spada cercando di separare i buoni dai cattivi sia un’operazione non proficua per il semplice motivo che bene e male coesistono nelle stesse realtà. Credo tu abbia ragione quando ricordi che gli Usa hanno sostenuto regimi che spesso hanno discriminato (perseguitato?) i cittadini Lgbtq. Mi pare tu colga nel segno anche quando denunci la tendenza a parlare di un non meglio precisato mondo arabo che sarebbe omofobo per definizione, atteggiamento intellettuale che mi sembra tradire una buona dose di orientalismo. Aggiungerei che quest’atteggiamento ha spesso rappresentato la base per un ulteriore passaggio: dato che l’Occidente (concetto ondivago e bizzarro come pochi altri) rispetta di più le donne e gli Lgbtq, i paesi occidentali avrebbero il diritto di esportare questo modello a suon di bombe. Si tratta di un ragionamento che non condivido, pur avendone presente la complessità. Ho partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra in Afganistan e contro quella in Iraq perché credevo che avrebbero avuto insopportabili costi in termini di vite umane. Non mi sono mai nascosto, però, che avrei preferito mille volte trasferirmi nella più neoliberista delle città americane piuttosto che nella Kabul talebana o nella Bagdad di Saddam Hussein. Non perché io creda in una innata superiorità degli “occidentali”, e peraltro, non capisco in cosa sarebbe meno “occidentale” di me quell’omicida che ha scannato un soldato britannico a coltellate in pubblica piazza e che, come noto, è nato e cresciuto a Londra; men che meno credo che vi sia un nesso tra l’islam e le teorie liberticide (ché altrimenti dovrei interrogarmi sul perché la cattolica Italia si è inventata il fascismo, la protestante Germania il nazismo e la ortodossa Russia il comunismo sovietico). Ritengo semplicemente che in alcune zone del mondo si siano sviluppati dei processi storici che hanno reso possibile l’acquisizione di diritti civili e politici che io considero inalienabili e senza i quali, sarò eurocentrico, non saprei vivere.

Mi pare quindi che la condanna della politica estera americana non mi debba far perdere di vista il fatto che in molti stati degli Usa i cittadini Lgbtq hanno acquisito diritti importanti come quello al matrimonio o all’adozione di figli. Sono, certamente condividerai, aspetti importantissimi, essenziali per la vita delle persone, per il loro appagamento, per la loro felicità. Si tratta di cose che io, banalissimo eterosessuale, dò per scontate ma che i miei amici Lgbtq in Italia possono solo sognare. Dunque, perché non posso manifestare contro il Muos e contestualmente apprezzare le apertura di Obama sui diritti delle coppie Lgbtq?
Cosa avrei dovuto fare se abitassi in Francia? Lì Hollande ha garantito un passaggio legislativo epocale per questo tema. Si tratta, però, dello stesso Hollande che impone il fiscal compact e si fa interprete di una politica economica che io stento a condividere. Se fossi stato francese mi sarei dovuto rifiutare di scendere in piazza a favore della legge sui matrimoni gay perché proposta da Hollande? Perdona la franchezza, ma mi sembra che rischiamo di ragionare come Javert, il poliziotto dei Miserabili che voleva interpretare la realtà secondo la linearità della retta mentre, ci spiegherebbe Hugo, la realtà è fatta di curve, segmenti, traiettorie spurie. A te sarebbe piaciuto un Pride senza il patrocinio dell’ambasciata Usa. A me piace il Pride col patrocinio dell’ambasciata Usa e con la bandiera dei no Muos che sventola sul tetto di uno stand e viene esposta sul palco nella serata più affollata.

E poi, cosa ci aspettavamo per questo giugno palermitano: un Pride Lgbtq o una manifestazione a favore dei diritti Lgbtq fatta solo per gente che la pensa come noi su tutte le questioni politiche? Non pochi esponenti della sinistra locale hanno stigmatizzato la presenza, all’apertura della manifestazione, della Presidente della Camera Laura Boldrini e del Ministro Josefa Idem, evidentemente considerate troppo moderate. A me è dispiaciuto che non ci fossero anche esponenti del Pdl. Se fossero venuti e avessero detto cose che condividevo li avrei applauditi. E questo non mi avrebbe tolto il diritto di protestare ferocemente, anche un minuto dopo, contro le scelte politiche, specie di politica economica, del governo italiano (per la cronaca, non ho votato alcun partito che sostenga l’attuale esecutivo). Perché, vedi, esistono anche cittadini Lgbtq filo-americani, di destra, liberisti, simpatizzanti di Berlusconi, imprenditori iscritti a Confindustria, cattolici. Mi interessano anche i loro diritti e il Pride deve parlare anche a loro. Su Facebook in molti hanno bollato questi Lgbtq come frutto di contraddizioni. A me pare che non ci sia nessuna incoerenza: a mio giudizio, questioni rilevanti come quelle dei diritti civili vanno risolte con le compensazioni, non con gli sbarramenti.
Torno al punto da cui sono partito. La legge sul divorzio è stata approvata nel parlamento italiano anche grazie al voto di molti parlamentari cattolici ed ha resistito all’assalto del referendum perché la maggioranza degli elettori italiani, cattolica in grandissima parte, ha bocciato l’ipotesi abrogativa. La strada per il progresso sociale e civile passa anche da queste “contraddizioni”, che poi sono tali solo in apparenza.
Insisto su questo punto per un altro motivo. Nel 1974, in pieno shock petrolifero, con la stagflazione che avvolgeva l’Italia, i partiti di sinistra si impegnarono in una battaglia sui diritti civili. È un monito da far presente a chi in questi giorni si è prodigato a spiegarci sui social network che in un periodo di così grave crisi economica non ci si dovrebbe occupare dei diritti Lgbtq. Ho letto su Facebook alcuni post di gente di sinistra che si domandava come mai, davanti ai numerosissimi lavoratori che si tolgono la vita per il dissesto finanziario, la sinistra perda tempo a occuparsi di omosessuali e trans. Avrei voluto rispondere loro che si suicidano anche tantissimi giovani, a volte giovanissimi, schiacciati dal peso di un’omosessualità che li porta a subire atroci violenze psicologiche, emotive, non di rado fisiche.

Un’ultima notazione proprio su Facebook. Anzi, più che una notazione si tratta di uno sfogo. Nelle tue lettere e nei tuoi comunicati usi toni molto duri. Da persona per bene quale sei, tuttavia, mantieni un alto grado di civiltà. Ti segnalo, però, che sui profili di persone pienamente addentro alla sinistra palermitana, sono apparsi in questi giorni dei post che mi hanno dato da pensare. Beninteso, credo che su quel social network ognuno di noi dia il peggio di sé. Io stesso, a volte, ho scritto cose di cui poi mi sono pentito. Preferisco non fare nomi, dunque, non per una malcelata omertà, ma perché non credo che le persone debbano rispondere per quello che viene pubblicato sul loro profilo Fb. Ho visto, tuttavia, post su profili “aperti” sui quali mi vorrei brevemente soffermare. Sono tutti scritti da persone che criticano, da sinistra, la scelta del Pride di accettare il patrocinio dell’ambasciata Usa. In uno dei più soft ci si domanda  per quale motivo i gay non facciano le loro battaglie attraverso le associazioni classiche come i sindacati, i partiti, ecc. (come a dire, puoi fare sì vita associativa, ma attraverso le categorie che io considero normali – con buona pace delle donne che negli anni sessanta e settanta militavano in gruppi femministi); in un altro leggo che gli Lgbtq sarebbero delle “anomalie” (cito testualmente) – tralascio per pietà di riportati gli argomenti usati; infine, vorrei riferirmi a un altro post (che mi pare sia stato successivamente rimosso): lo ha scritto una persona il cui profilo Fb reca nello sfondo foto di Che Guevara e vi si legge che, parafraso abbastanza fedelmente, i politici oggi sono tutti assoggettati ai gay come domani lo saranno ai pedofili [sic].

So che tu non condividi nessuna di queste asserzioni. Probabilmente non le condividono neanche le persone sui cui profili quei post sono apparsi. Mi auguro che persino gli autori non ne siano convinti sino in fondo. Credo sia però necessaria una maggiore attenzione da parte di tutti noi: è opportuno vigilare su ciò che scriviamo e diciamo poiché questo dibattito, pur ricco e importante, ha tirato a galla una schiuma che non credevo potesse appartenere al mondo politico in cui mi riconosco. Se tu critichi il patrocinio dell’ambasciata americana non sei omofobo. Le persone che, partendo dal tuo stesso argomento, arrivano a scrivere quelle cose forse sì. Per la prima volta nella mia vita ho intravisto lampi di una sinistra che non mi sembra né fascista né stalinista (non credo che le cose si ripetano), ma semplicemente antidemocratica; mi pare sia interesse di tutti ridurre quei lampi a fiochi barlumi.

Un caro saluto e spero di vederti, con tante bandiere del movimento No Muos, alla manifestazione del Pride prevista per sabato pomeriggio.

venerdì 14 giugno 2013

Il Teatro Massimo per Palermo Pride 2013


Da venerdì 14 a domenica 23 giugno, in coincidenza con il Palermo Pride 2013, il Teatro Massimo si illumina con i colori dell'arcobaleno.

La più importante istituzione musicale cittadina accoglierà così le migliaia di persone che arriveranno nei  prossimi giorni in città per partecipare agli eventi organizzati al Pride Village presso i Cantieri Culturali della Zisa e alla parata del 22 giugno.

“Da sempre – dichiara il prefetto Fabio Carapezza Guttuso - il Teatro è luogo di incontro in cui convivono in armonia le più diverse identità: illuminare le colonne del pronao – immagine simbolo della città – vuol dire per noi affermare ancora una volta il nostro impegno in favore dei diritti di tutti i cittadini”.

Floriana Tessitore

ufficio stampa ed editoria
Teatro Massimo

l'Università di Palermo per gli studenti transessuali

Pubblichiamo un comunicato di Fausto Melluso, senatore accademico nell'Università di Palermo

Oggi il Rettore annuncerà l'adozione da parte di Unipa (primo ateneo del sud), di un regolamento per gli studenti transessuali. Questi studenti affrontano grandissime difficoltà a frequentare corsi universitari durante le complesse procedure, burocratiche oltre che mediche, che portano avanti: non un problema marginale quindi, ma una questione grande che, magari, non riguarderà molte persone. Ciò non toglie che queste persone vadano considerate e non discriminate, in special modo dalle agenzie educative.
Dall'anno prossimo potranno avere un nuovo libretto e seguire i corsi con un "alias".
Ho ottenuto questo impegno nell'ultimo Senato Accademico cui ho partecipato, e credo sia un bel segnale nel giorno di inaugurazione del PRIDE (cui purtroppo non potrò partecipare) da parte della comunità accademica, ai cui organi di gestione va dato atto di aver accolto questa proposta senza alcuna delle remore che, magari, mi sarei aspettato.
Ringrazio Carlo Verri per aver pensato e seguito tutta la vicenda.

mercoledì 12 giugno 2013

La adesioni al Palermo Pride 2013







Il Palermo pride nazionale 2013 è promosso e sostenuto, oltre che dal coordinamento Palermo Pride, da: Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Certi Diritti, Arcilesbica, MIT, Rete Lenford, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Agedo.

Adesioni
  • Partito della Rifondazione Comunista
  • Giovani Comunisti
  • Sinistra Ecologia e Libertà
  • Partito Democratico Palermo
  • CGIL
  • CGIL Sicilia
  • CGIL Camera del Lavoro Metropolitana di Palermo
  • Legambiente-Comitato Regionale Siciliano Onlus
  • Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Palermo
  • Polis Aperta
  • Emergency
  • Associazione Muovi Palermo
  • Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
  • Comitato Arcigay di Catania
  • Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk di Milano
  • Associazione Stonewall di Siracusa
  • Vigliena
  • Giovani democratici Palermo
  • Roberto Mazzarella
  • Sergio lo Giudice
  • Comitato “se non ora, quando?” di Reggio Calabria 
  • Coordinamento 21 luglio
  • Gruppo Bethel di persone LGBT credenti liguri 
  • Nuova Proposta, donne e uomini omosessuali cristiani
  • Arciragazzi Palermo
  • Teatro del fuoco
  • Guerrilla gardening
  • Radio 100 passi
  • Famiglie Per Mano 
  • Ciss – Cooperazione Internazionale Sud Sud
  • Uniattiva 
  • Udu 
  • Amnesty international 
  • Guerrila gardening 
  • Nps – network persone sieropositive
  • Anlaids 
  • Rete Universitaria del Mediterraneo 
  • Arci Sicilia
  • Run
  • Fondo Samarìa 
  • Gruppo del Guado
  • Laici Missionari Comboniani Palermo
  • Fuoricampo Lesbian Group – Bologna
  • Pietro Milazzo
  • CGIL SICILIA- Area Lavoro e Società
  • Arci 
  • Gruppo Buddista Arcobalena
  • Trinart
  • Palermofoto 
  • Acsi Matteotti
  • Galleria X3
  • Print And Go
  • A.C CINETELEVISIVA Seven Comunication
  • CESIE – Centro Studi e iniziative europeo
  • Addiopizzo onlus
  • Associazione di amicizia Italia-Cuba circolo Ernesto Che Guevara di Palermo
  • Azione Civile – Antonio Ingroia
  • HRYO Human Rights Youth Organization
  • Nebrodi Art Fest
  • La Casa di Venere Onlus - Centro antiviolenza Marsala
  • Ecomulo
  • Associazione universitaria LGBT LUISS Arcobaleno

Palermo: istituito il registro delle unioni civili

Da oggi è istituito il Registro amministrativo delle Unioni civili presso il Comune di Palermo. Le famiglie anagrafiche, ovvero le persone legate da vincoli affettivi, che abitano insieme abitualmente e che risiedono nel comune di Palermo potranno richiedere l’iscrizione al registro. In questo modo potranno cessare le discriminazioni nei confronti delle persone non sposate in merito a: 
  1. casa;
  2. sanità e servizi sociali;
  3. politiche per giovani, genitori e anziani;
  4. sport e tempo libero;
  5. formazione, scuola e servizi educativi;
  6. diritti e partecipazione;
  7. trasporti.
Il traguardo di oggi è un passo importante nella lotta per l’affermazione dei diritti delle persone LGBT: Palermo si sta rapidamente affermando come capitale europea dei diritti, e, come sottolinea Titti de Simone, coordinatrice del Palermo pride, anche grazie al Palermo pride e a simili atti amministrativi “è pronta ad essere anche capitale europea della cultura nel 2019″.

Carlo Verri, il consulente del comune per le politiche LGBT che ha contribuito alla redazione del regolamento, dichiara: “Sono assai soddisfatto dell’approvazione: non è solo un atto simbolico, ma un atto politico che impegna il comune ad estendere la fruizione di serivi che sono di sua competenza a tutti i nuclei familiari a prescindere dalla loro composizione.
E’ bene che questa delibera sia stata approvata a ridosso del pride nazionale per dargli maggiore visibilità. Tra le 5 grandi città italiane, Palermo è la quarta a dotarsi di uno strumento come quello delle unioni civili: manca solo Roma, e spero che il nuovo sindaco Marino al più presto si impegni, per fare in modo che tutte e 5 le città di dotino di questo strumento. Speriamo anche che questo atto serva anche da stimolo al Parlamento perché legiferi sui diritti delle persone LGBT.”


 http://palermopride.it/

domenica 9 giugno 2013

DEDICATO ALLE POLEMICHE SUL PRIDE (CHE DIMENTICANO PERO' IL PRIDE)

di Luigi Carollo

Nella mia vita ho partecipato a moltissime manifestazioni e ho aderito (personalmente e/o attraverso le Associazioni di cui ho fatto parte) a moltissimi movimenti. Sempre con pieno rispetto per le rivendicazioni cui le manifestazioni erano dedicate. Ho sfilato contro l'embargo a Cuba, senza mai mettere l'accento sull'omofobia imperante in quel Paese. Ho manifestato per esprimere solidarietà alla Palestina, dimenticando (per il bene della causa) il destino delle persone omosessuali in quei territori. Ho partecipato a manifestazioni pacifiste, senza pretendere l'esame del Dna agli omofobi o ai maschilisti presenti (cosa certa anche per mero calcolo statistico). Ho aderito a molte battaglie senza mai chiedere a chi organizzava quelle vertenze il curriculum dei politici che esprimevano il loro sostegno. Ho partecipato ad innumerevoli manifestazioni sindacali nonostante il mio disgusto per le posizioni politiche di Cisl e Uil (e talvolta anche della Cgil). Ho manifestato ad ogni vertenza che avesse accanto a sè la parola "comunista", dimenticando per cause di forza maggiore che in tutto il mondo le parole "comunismo" e "rispetto dei Diritti Lgbt" non stanno mai nella stessa frase. Ho partecipato a manifestazioni anti-mafia senza mai fare l'esame a chi partecipava per adesione reale o per anti-mafia di maniera. In poche parole, ho sempre aderito a manifestazioni e movimenti per totale rispetto delle LORO vertenze e delle LORO rivendicazioni, senza mai pretendere il test del pedigree e senza mai misurare quelle vertenze sulla base della corrispondenza alle MIE priorità. Io aderisco alla TUA battaglia perchè in essa mi riconosco... e non per misurare quanto TU corrisponda ai requisiti della MIA scala di valori o delle MIE battaglie. Perchè questo non è possibile quando si parla di Pride? Perchè alcuni dei soggetti che sostengono di aderire alle battaglie del Movimento Lgbt sottopongono questo Movimento ad un costante esame del Dna e dimenticano quelle battaglie per chiedere conto e ragione delle LORO priorità e non delle nostre? Non piace il patrocinio dell'Ambasciata degli USA? Posso capirne le ragioni politiche (e posso addirittura condividere il giudizio politico complessivo). Non piace il sostegno del Govenatore Crocetta? Non piace il sostegno del Sindaco Orlando? Posso capire le ragioni di chi si sente tradito o non ascoltato da queste amministrazioni. Ma QUESTO NON E' il Pride dell'Ambasciata Usa, non è Pride di Crocetta e non è il Pride di Orlando. QUESTO è il Pride della Comunità Lgbt e del Movimento Lgbt. Ed il suo Manifesto (per quanto plurale ed inclusivo) è costruito intorno alle rivendicazioni delle persone gay lesbiche e trans*. A questo si aderisce; e da questo ci si dissocia. Punto. Chi dimentica questo punto fondamentale e sacrifica (e chiede che si sacrifichi) questo impianto di rivendicazioni a questioni laterali in realtà commette un errore molto grossolano e politicamente immaturo: finge cioè di ignorare che sono QUEI SOGGETTI oggetto delle loro polemiche ad aver aderito al Pride. E non è il Pride che ha aderito a quei soggetti. Chi non comprende questa differenza o sconosce cosa sia l'impegno politico o, in realtà, se ne è sempre fregato delle rivendicazioni del Pride. (Io temo, ahimè, che la seconda sia l'ipotesi più plausibile). Buon Pride a tutte/i noi.

La bozza di Regolamento delle unioni civili del Comune di Palermo

Pubblichiamo la bozza di Regolamento delle unioni civili del Comune di Palermo elaborata dal Consulente per le politiche LGBT Carlo Verri.

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Art. 1
1. E' istituito presso il Comune di Palermo il Registro amministrativo delle Unioni civili per gli scopi e le finalità contenute negli artt. del presente Regolamento.
2. Ai fini del presente Regolamento per Unione civile si intende una fattispecie di famiglia anagrafica: "un insieme di persone legate […] da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune" (art. 4, D.P.R. 223/1989, Regolamento anagrafico).

Art. 2
1. Il Comune provvede, attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti, a tutelare e sostenere le Unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l'integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.
2. Le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono:
a) casa;
b) sanità e servizi sociali;
c) politiche per giovani, genitori e anziani;
d) sport e tempo libero;
e) formazione, scuola e servizi educativi;
f) diritti e partecipazione;
g) trasporti.
3. Gli atti dell'Amministrazione comunale devono prevedere per le Unioni civili condizioni non discriminatorie di accesso agli interventi in tali aree, anche al fine di evitare situazioni di svantaggio economico e sociale.

Art. 3
1. Possono richiedere di essere iscritte al Registro amministrativo delle Unioni civili le persone – cittadini italiani e stranieri - coabitanti e residenti nel Comune di Palermo.
2. L’iscrizione al Registro avviene esclusivamente sulla base di una domanda presentata al Comune congiuntamente dagli interessati.
3. L’iscrizione al Registro non può essere richiesta da coloro che facciano già parte di una diversa Unione civile, i cui effetti non siano cessati al momento della domanda di iscrizione, né dalle persone coniugate fino al momento dell’annotazione della separazione personale sull’atto di matrimonio.

Art. 4
1.L'ufficiale di anagrafe rilascia, su richiesta degli interessati, attestato di iscrizione al Registro amministrativo delle Unioni civili, per i soli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da atti e disposizioni dell'Amministrazione comunale.

Art. 5
1. Il cessare della situazione di coabitazione e/o di residenza nel Comune di Palermo determina la cancellazione d’ufficio dal Registro amministrativo delle Unioni civili.
2. Nel caso di permanenza della coabitazione ma del venir meno del vincolo affettivo, la cancellazione avviene solo su richiesta di uno o di più di uno degli interessati. Nel caso non vi sia una richiesta congiunta, il Comune provvede a inviare comunicazione a tutti gli altri interessati.
3. L'Unione civile cessa con la morte di una delle parti, fatti salvi i benefici che il Comune nell'ambito della propria competenza abbia attribuito all’Unione civile, dei quali - previa verifica della permanenza dei requisiti per la concessione del beneficio - continuano a godere i conviventi superstiti.