lunedì 31 ottobre 2011

Sassari "Comune deomofobizzato" Votato in Consiglio l'ordine del giorno


Il Consiglio comunale approva il Registro (foto: SassariNotizie.com)
Il Consiglio comunale approva il Registro (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Ieri durante il Consiglio comunale è stato approvato l'ordine del giorno contro l'omofobia e la transfobia. Un testo presentato a luglio dai consiglieri del Pd Simone Campus ed Esmeralda Ughi e più volte rinviato per svariati motivi. Ecco di seguito la cronaca dell'evento, inviata dall'ufficio stampa del Movimento omossessuale sardo che per l'occasione ha presenziato in Consiglio comunale.

Dopo due ore di discussione, per lo più su problemi procedurali e critiche alla gestione dell’assemblea da parte del presidente del consiglio, è stato approvato l’ordine del giorno su “Prevenzione e lotta all’omofobia e alla transfobia”, protocollato lo scorso 28 Luglio dai consiglieri Ughi e Campus. Il documento sollecita l’approvazione di una legge nazionale contro l’omofobia così come un maggiore impegno nel contrasto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere “con iniziative formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione, tra le forze dell’ordine nonché nei luoghi di lavoro con specifici programmi di “diversity management””. E, a livello locale, “a promuovere, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, iniziative destinate a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna degli atteggiamenti e dei comportamenti di natura omofobica e transfobica”. (leggi la mozione integrale: http://www.mosinforma.org/?p=10331) Plauso del Movimento Omosessuale Sardo che, lo scorso martedì, era stato assolto con formula piena per l'occupazione del comune in protesta per la mancata approvazione del registro delle Unioni civili, approvato lo scorso Luglio, e la mozione contro l'omofobia e la transfobia approvata ieri. Apprezzamento anche da Noidonne 2005 e Agedo presenti, con il MOS, alla discussione in consiglio. 

La discussione. Simone Campus, PD, apre la discussione presentando la mozione e sollecitando una votazione unanime, appello al quale si uniscono Giampaolo Mameli, PD, che richiama il registro delle Unioni Civili recentemente approvato. ed Esmeralda Ughi, PD. Giancarlo Rotella, UPC, ricorda il proprio voto contrario alle Unioni civili ma si dice favorevole alla mozione in discussione perchè “anche gli omosessuali sono persone normali”. Sergio Scavio, SeL, parla di una “relativa sconfitta trovarsi nel 2011 a discutere ancora di argomenti che dovrebbero essere da tempo patrimonio collettivo”. Purtroppo la realtà è questa per cui, meglio tardi che mai e annuncia il proprio voto favorevole. Antonio Desole, PdL, in un intervento che scatena l’ilarità degli esponenti del MOS presenti in sala, chiede, dopo aver premesso, come tutti i consiglieri di destra, di essere contrario all’omofobia (sic!) “come sia possibile sostenere di essere normali e poi parlare di diversity management”. Aggiunge di “essere contrario alla mozione per la sua inutilità”, che segue quel “simulacro di inutilità” delle Unioni Civili approvate a Luglio e taccia la mozione di “legge ad personam” per gli omosessuali, perchè “anche discriminare gli handicappati o le persone fragili è sbagliato”. Giampiero Uneddu, PdL, esordisce con “stiamo votando una mozione contro la discriminazione fatta da una parte politica che discrimina noi della minoranza”. “Chi si sente discriminato ha più facilità a sentirsi vicino agli omosessuali” gli risponde Ajello, IDV, che sottolinea come “gli omofobi, spesso, sono omosessuali repressi” e li invita ad accettarsi come tali. Efrem Carta, Ora Si, riporta la discussione sul territorio, ricordando i casi di omofobia accaduti a Sassari, mentre Luigi Pisanu, PdL, annuncia il voto favorevole anche se trova la mozione strumentale e non necessaria. Bisail, che insieme a Desole si asterrà dal voto, annuncia che se ci fosse stato scritto solo “contro l’omofobia” l’avrebbe votato, ma così no. Più onesto Carta, PdL, che sostiene di non essere abbastanza informato sull’argomento, ma di essere comunque contrario alle campagne di sensibilizzazione e annuncia voto contrario. Alla fine uscirà dall’aula evitando così di votare. Poco prima, nella riunione di capigruppo chiamata per apportare alcune modifiche al testo, qualcuno aveva sostenuto la propria contrarietà “ad interventi nelle scuole che insegnino agli studenti come diventare omosessuali”, ma la battuta, assai poco divertente, non viene ripetuta in consiglio nè viene rivelato l’autore. La discussione è finita e l’ordine del giorno è messo ai voti: due astenuti, nessun contrario. Da oggi Sassari è “comune deomofobizzato”.

Le reazioni.
 “Una discussione piuttosto deludente ma sono contento che nessuno abbia votato contro, è sicuramente un segnale positivo in un periodo di forte crisi sociale che ha visto un aumento progressivo delle pulsioni razziste, sessiste ed omofobiche. Credo che il senso profondo della mozione non sia stato assolutamente compreso dai consiglieri di destra, così come non era stato compreso il significato del registro delle Unioni civili.” Massimo Mele, presidente del MOS, ha seguito tutta la discussione e, seppure irritato da alcuni interventi, ritiene che “non potevamo aspettarci di più. Perlomeno questa volta nessuno ha parlato di malattia, di vizio o di pedofilia, come avvenuto nel precedente consiglio comunale. Anni di battaglie, di incontri, di manifestazioni, e di processi, a qualcosa sono serviti. Con alcuni consiglieri la collaborazione è attiva da tempo e adesso, spero, riusciremo a lavorare più in sintonia con l’Amministrazione. Il 7 Novembre ci sarà un incontro proprio sul ruolo delle Istituzioni locali nella lotta all’omofobia ed alla transfobia. Sarà l’occasione per confrontarci sulle conseguenze e la possibile applicazione della mozione approvata oggi e, sopratutto, del registro delle Unioni civili approvato lo scorso Luglio.”

"L'OMOSESSUALITA'? UN DIRITTO" per il Presidente del Botswana Mogae

11:14 31 OTT 2011 

(AGIAFRO) - Gaborone, 31 ott. - Il presidente del Botswana, Festus Mogae, si e' dichiarato favorevole alla depenalizzazione dell'omosessualita' nel suo paese. In Botswana, l'articolo 165 del Codice consente di condannare gli omosessuali. Mogae ha giustificato questa svolta con la necessita' di combattere l'Aids, il cui tasso di prevalenza sfiora il 17%, uno dei piu' alti al mondo. "Non la capisco", ha detto il presidente botswanese, riferendosi all'omosessualita', "ma i gay vanno considerati come gli altri cittadini". Le dichiarazioni di Mogae hanno trovato eco in Zimbabwe, dove anche il primo ministro Morgan Tsvangirai si e' detto pronto a depenalizzare l'omosessualita' e a difendere i diritti dei gay. "In Africa e' un tema controverso", ha dichiarato Tsvangirai, "spero che la Costituzione consentira' a ciascuno di noi di scegliere il proprio orientamento sessuale, a patto che non nuoccia agli altri. Personalmente, lo considero un diritto umano". Con la depenalizzazione dell'omosessualita', Tsvangirai sfrutta l'ennesima opportunita' per distinguersi dal suo eterno rivale, il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, da sempre in prima linea contro l'omosessualita'". (AGIAFRO) .

La squadra gay che domina il campionato di rugby

31 ottobre 2011
Un team composto solo da giocatori omosessuali sta generando grande attenzione per i suoi brillanti risultati sportivi
(DARIO FERRI) A volte i miracoli sportivi rivelano degli aspetti affascinanti. In una serie minore del rugby del Regno Unito, la squadra che sta dominando il campionato è composta unicamente da giocatori che sono gay. Un tentativo di sensibilizzare i fan sportivi su un tema così controverso, purtroppo, nello sport sta diventando una storia di successo.
DOMINIO GAY – L’unica squadra esclusivamente composta da giocatori omosessuali della Lega del Nord Ovest, i Manchester Village Spartans, sono al primo posto della classifica e sono riusciti finora a rimanere imbattuti nel loro campionato. Il team ha inanellato i seguenti risultati della Divisione Est numero cinque
Tyldesley 3 (14 – 36)
Littleborough 3 (24 – 14)
Aldwinians 5 (76 – 10)
Ashton under Lyne 2 (0 – 57)
Hope Valley 2 (27-27)
North Manchester 2 (5 – 14)
Bury 4 (Bury failed to field a team)
Aspull 1 (19 – 21).
PROVA PER LA COPPA GAY - “ E‘ un grande inizio in una stagione molto importante per noi spartani, che ci stiamo preparando per ospitare la Bingham Cup nel 2012”, ha detto Matthew Whitely, il primo capitano del team. L’edizione dell’anno prossimo della Coppa Bingham, conosciuta anche come il mondiale gay del rugby, si svolgerà a Manchester tra il primo e il tre di giugno 2012. Questa competizione è l’unica al mondo dove partecipano 15 squadre formate solo da rugbisti omosessuali, ed è il torneo di rugby internazionale con la maggiore partecipazione fuori dal circuito della IRB. L’edizione che si svolgerà a Manchester sarà la sesta, ed è sponsorizzata dalla federazione inglese del Rugby. “Abbiamo avuto un grande, massiccio influsso di nuovi giocatori e di entusiasmo dopo che è stata diffusa la notizia della Coppa Bingham. E’ importante che stiamo dando attenzione agli sport gay e al rugby, e speriamo di costruire anche una seconda squadra con i nuovi arrivi di questi mesi. I Village Spartans cercano sempre nuove persone, che li contattano tramite Facebook o Twitter.


http://www.giornalettismo.com/

sabato 29 ottobre 2011

Coppie di fatto: Pdl Sicilia ottuso e sordo di fronte a Europa dei diritti - comunicato stampa


Comunicato stampa. Coppie di fatto: Pdl Sicilia ottuso e sordo di fronte a Europa dei diritti
“Pensiamo che la buona politica sia quella che aggiunge e garantisce diritti e favorisce la convivenza civile; al contrario è una pessima politica quella che costruisce la propria elaborazione sull’ingiustizia, il conflitto civile e la negazione dei diritti” , così dichiarano Luigi Carollo portavoce Coordinamento Palermo Pride, Enzo Cucco  coordinatore Comitato ILGA Torino 2011,Paolo Patanè Presidente nazionale di Arcigay.
Il lancio di una petizione popolare, da parte lo stato maggiore del PDL palermitano, contro qualunque forma di riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, soprattutto quelle dello stesso sesso, manifesta dunque non soltanto una brutta prassi politica, ma svilisce ed offende lo strumento democratico della petizione popolare utilizzandolo  a fini esclusivamente elettorali e non a favore del bene comune.
Questa petizione trascina Palermo e la Sicilia non solo fuori dalla realtà italiana, per la quale la sentenza della corte costituzionale n. 138 del 2010 ha definitivamente chiarito che le famiglie lgbt sono tutelate costituzionalmente. Ma anche dalla realtà europea che, da Torino dove si sta svolgendo la XV conferenza annuale di Ilga- europe, continua a stupirsi dell’ottusità di una classe politica italiana sorda, cieca e muta di fronte alla realtà lgbt del nostro paese.
Noi rappresentanti delle associazioni lgbt italiane ed europee riteniamo che compito della politica debba essere quello di fornire risposte serie alle richieste della comunità lgbt sia sul piano dei diritti dell’individuo che del riconoscimento delle coppie attraverso concreti interventi legislativi. Temiamo che iniziative folkloristiche e sicuramente accattivanti, come la petizione, possano forse essere utili per giocare una compagna elettorale sula pelle delle persone omosessuali e transessuali,ma denuncino al contempo un triste e totale vuoto di elaborazione di questa destra . 
Luigi Carollo portavoce Coordinamento Palermo Pride
Enzo Cucco  coordinatore Comitato ILGA Torino 2011
Paolo Patanè Presidente nazionale di Arcigay

martedì 25 ottobre 2011

Sesso e "proibito" al Festival del Cinema di Roma




In Iran per un bacio si rischia di essere arrestate, imprigionate e magari frustate. Atafeh e Shireen lo sanno, ma non rinunciano a vivere la loro storia d’amore. Scene bollenti nella Teheran raccontata dall’esordiente Maryam Keshavarz in “Circumstances”. E atmosfere ancora più piccanti nel club-sauna per nudisti “Artemis” di Berlino, uno dei più lussuosi bordelli d’Europa “invaso” quotidianamente da centinaia d’italiani. Come testimoniato dal documentario di Filippo Soldi “Case chiuse”.
Offrirà anche questo il Festival internazionale del film di Roma che si svilupperà dal 27 ottobre al 4 novembre. La dimensione hot s’incontrerà nella sezione “Altro cinema/Extra
Quanto succede nel locale della capitale tedesca, è il caso di dirlo subito, è assolutamente legale, tanto che l’”Artemis” è inserito nelle principali guide “alternative” di Berlino. I frequentatori non hanno che l’imbarazzo della scelta. A loro disposizione, per fare sesso nella suite del complesso, ci sono un’ottantina di ragazze presentate in un vero e proprio catalogo. Fra di loro, una biondina che, davanti alla telecamera, spiega tranquillamente com’è cambiata la sua vita: da segretaria a “lucciola”. Invece “Circumstance” (nel video) spalanca le porte su un Iran dove il sogno di una vita di passione e di trasgressione può portare a finire in carcere. Tutto ruota attorno a due belle ragazze bisex che da una parte accettano il velo imposto dalle autorità, e dall’altra non rinunciano al loro rapporto pur sapendo che è condannato dalla società in cui vivono, in testa le loro famiglie.

Ma non ci si fermerà qui. “Turn me on Goddamit” (nel video il trailer) parlerà di un’adolescente norvegese in astinenza sessuale, sempre più annoiata dalla vita monotona del suo villaggio e che passa gran parte del suo tempo telefonando a linee erotiche e passeggiando con in testa un compagno di scuola idealizzato come il principe azzurro delle favole. Ma che si rivelerà un po’ diverso dai veri principi azzurri.
E, ancora, in “Girl model” giovanissime fanciulle vengono “spedite” a Tokyo per essere ritratte in foto che lasciano poco spazio all’immaginazione. L’opera si concentrerà soprattutto su una sedicenne siberiana, che prima viene illusa di poter sfondare come indossatrice e poi profondamente umiliata. (Marco Fornara)

http://www.daringtodo.com/

Amore lesbico, in Iran e' tabu'


Premio a Sundance, Circumstances storia sexy, docu su liberta'


(ANSA) - ROMA, 25 OTT - Freedom is human right, la liberta' e' un diritto: Circumstances, il film al Festival di Roma (27 ottobre - 4 novembre) selezionato da Extra dopo aver vinto il premio del pubblico al Sundance ed aver girato vari festival americani, inserito nella classifica dei migliori film dell'anno da Indiewire, si chiude con questa frase, non a caso. Il film racconta infatti la persecuzione omosessuale nell'Iran di oggi e la possibilita' di due ragazze di amarsi liberamente.

Cile: transessuali in lotta per i propri diritti


Solo poche settimane fa Valentina Verbal, 40 anni, stava seduta a un tavolo laccato lucido insieme alle sue tre allegre amiche. Nessuno le guardava di traverso in quel locale così alla buona, vicino al centro di Santiago, in Cile. Indossava jeans comodi, sneakers bianche non di marca ed un filo di trucco. In genere, è così che trascorre le giornate, ha detto, frequentando luoghi familiari come questo locale dove pranza. Ma quando abbandona la sua routine, come quando deve compilare una domanda di lavoro, il fatto che sui suoi documenti ci sia scritto “maschio” ma il suo rossetto fucsia urli femmina, può essere più che un ostacolo.
Tutto questo potrebbe cambiare presto. Una legge anti-discriminazione, in discussione da 6 anni, doveva essere votata questa settimana al Senato. Con grande delusione della comunità LGBT, la scarsa partecipazione dei senatori ha rinviato il voto all'8 novembre. Nella sua forma attuale, la legge proibisce qualsiasi discriminazione basata su: razza, età, sesso, genere, religione, fede ed opinione politica, nascita, nazionalità, livello culturale o socio-economico, lingua, stato civile, orientamento sessuale, malattie, disabilità, caratteristiche genetiche o qualsivoglia altra condizione. Verbal e tutti coloro i quali hanno cambiato la loro identità sessuale esteriore non rientrano nella lista. Adesso, lottano per essere integrati.
Verbal, che ha sfruttato i social media per sensibilizzare l'opinione pubblica a favore dei trans, affinché i cileni possano scegliere liberamente la loro identità sessuale e legale senza subire discriminazioni o passare per la chirurgia, afferma: “La maggior parte di noi ha problemi personali dipendenti dalla società in cui viviamo. E' la società che complica tutto.”
Anche se il suo ruolo nelle leggi anti-discriminazione non è ancora ben definito, lei ha postato un commento su twitter [es, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato] in cui si fa portavoce della frustrazione in aumento sui social network. Le reazioni dei cittadini riguardo al rinvio del voto si accumulano su Twitter sotto l'hashtag #LeyAntidiscriminación.
Rodrigo Guendelman (@guendelman) ha postato questo commento su Twitter:
Más de 6 años lleva empantanada la #LeyAntidiscriminación y hoy el Senado vuelve a suspender la votación. Qué verguenza!!!
Ormai sono più di 6 anni che la legge anti-discriminazione viene intralciata, e ancora oggi il Senato ferma il voto? E' una vergogna!!!!
Andres Soffia Vega, portavoce di Iguales, organizzazione a difesa delle diversità sessuali, plaude a questa opportunità come sostegno ai loro sforzi. Ha postato su Twitter sotto il nickname di @ahsoffia:
Sumemos fuerza para el 8 de noviembre y sigamos trabajando.
Uniamo le nostre forze in vista dell'8 novembre e continuiamo a lottare.
Marcia del Gay Pride. Foto di Katie Manning
Marcia del Gay Pride. Foto di Katie Manning
La comunità LGBT ha recentemente valicato un'ulteriore frontiera. Lo scorso mese, il governo ha approvato una legge che legalizza l'unione civile tra coppie omosessuali. Anche i transessuali possono cambiare sesso in Cile. Verbal punta a superare lo status quo. “Noi dovremmo avere gli stessi diritti conservando lo stesso nome”, afferma. Questo significa accedere al matrimonio tra gay, che in Argentina - il vicino di casa del Cile - è stato approvato l'anno scorso.
Nel 2009, il governo cileno ha firmato una dichiarazione delle Nazioni Unite contro la discriminazione basata sull'identità di genere. La comunità trans sostiene che questa legge anti-discriminazione offre al governo l'opportunità ideale per mantenere le sue promesse.
Anche se i trans riusciranno a far approvare la nuova legge, Verbal sostiene che il Cile continuerà a trascinarsi rimanendo indietro di molte miglia rispetto agli standard internazionali. Alle coppie dello stesso sesso, in Cile non è ancora consentita l'adozione, il che si estende parimenti alle coppie transgender. L'età del consenso per i rapporti sessuali è 14 anni per le coppie etero, mentre è di 18 per le coppie dello stesso sesso.
Oltre alle interviste rilasciate a tutta una serie di media, attraverso il suo blog Verbal vuole dimostrare al Cile perché è importante l'integrazione alla pari delle persone transessuali. Come spiega su El Dinamo:
Sufren una serie de barreras sociales que les impide llevar una vida digna. La primera de estas barreras es la laboral. Mucha de ellas, no obstante sus capacidades y sin tener una apariencia llamativa (como muchas veces se cree), no tienen acceso a trabajos dignos, precisamente por no corresponder su identidad legal con la de género.
Si scontrano con tutta una serie di barriere sociali che impedisce loro di condurre una vita dignitosa. La prima delle quali riguarda il lavoro. Molti di loro, nonostante le loro capacità e senza avere un aspetto esteriore esagerato (come si crede generalmente) non possono approdare a lavori decenti, soltanto perchè il loro aspetto non coincide con la loro identità di genere legale.
In Cile il presidente Sebastian Piñera, di destra, il cui consenso rimane confinato al 33%, trova un sorprendente alleato nel movimento transessuale. Piñera ha infatti sostenuto la legge sulle unioni civili. In Cile, i diritti della comunità LGBT non sono schierati necessariamente con la destra o la sinistra della politica, ma alcuni transessuali temono che quei politici che posano per i fotografi durante le marce del gay pride non necessariamente si impegneranno per buoni risultati al Senato.
Andres Rivera, 47 anni, ha cominciato a far sentire la voce profonda e a sfoggiare il pizzetto in pubblico nove anni fa, quando raccontò del suo cambio di sesso in un documentario televisivo. Oggi spende le sue energie lavorando come attivista trans. Ha fondato l'Organizzazione dei transessuali per la Dignità e la Diversità, la prima ONG cilena per i diritti dei trans, e posta commenti sotto lo pseudonimo @andresrivera.Dice: “Credo che Piñera stia aprendo la sua mente ai transessuali.”
Al tempo stesso, l'ex professore all'niversità di Rancagua mette in dubbio la sincerità dell'impegno della maggioranza dei politici. E afferma: “Loro ci usano. La destra e la sinistra ci vendono come pezzi di carne per fare accordi politici tra di loro.”
Quando Rivera ha cambiato il suo aspetto esteriore, dice, ha dovuto subire gravi ripercussioni sociali nella sua città natale Rancagua, una polverosa cittadina di minatori e allevatori situata a sud di Santiago.
“Questa scelta ha portato alla perdita del mio lavoro. I miei capi mi hanno osteggiato. Mi ha allontanato dalla mia famiglia… Tutto è andato in rovina. Io me ne andavo in giro mangiando quello che trovavo per strada. Era davvero una situazione terribile,” dice. Egli ha ripreso i legami con la sua famiglia di religione cattolica, e adesso lui è determinato a garantire che altri transessuali possano trasformare il loro aspetto fisico in maniera meno traumatica della sua.
Rivera fa distinzione tra la lotta portata avanti dai transessuali e quella della comunità gay. “Noi non abbiamo le stesse opportunità degli etero ma neppure quelle degli omosessuali. Noi veniamo puniti sin dall'infanzia” perché non ci comformiamo alle norme di genere, secondo Rivera.
Verbal non ha fatto ricorso al bisturi nè assunto ormoni femminili. “Mi sono sempre sentita una donna,” lei dice, ma quando ha modificato il suo aspetto esteriore a 37 anni, “Avevo davvero paura di quello che la mia famiglia potesse pensare, di quello che la società potesse pensare.”  Verbal dice che il Cile ha bisogno di capire che “non c'è differenza tra normale e anormale e sano o malato.”

In carcere 22 gay iracheni. Senza un’accusa: 'Pulizia sessuale':


Continuano i rastrellamenti della polizia irachena ai danni dalla comunità lgbt. Il 15 settembre scorso, 25 uomini sono stati arrestati, nella città di Kalar, a nord di Baghdad, durante una festa privata.
di Marta Ghezzi da Amman 

Di questi, ne sono stati scarcerati solo 3, e solo per le proteste di numerose associazioni per la difesa dei diritti umani. Degli altri 22 non si conoscono le condizioni di salute, né il luogo di detenzione. Tantomeno sono stati formalizzati capi di accusa.
A denunciare l’accaduto è la Iraqi Lgbt, associazione irachena transfuga a Londra a difesa dei diritti della comunità gay, lesbica e transgender in Iraq.
Tra il 2003 e il 2009 sembra siano più di 700 le vittime di quella che sembra una vera e propria pulizia sessuale. Attivisti per i diritti dei gay e semplici cittadini vengono picchiati, arrestati, rapiti e spesso giustiziati sommariamente a causa del loro orientamento sessuale, vero o presunto.
Nell’immensa casistica registrata dall’associazione figura anche l’omicidio di un bambino, sospettato di comportamenti sessuali contrari alla morale.
Dalla caduta del regime di Saddam Hussein, milizie sciite e plotoni di polizia compiacenti attuano sistematicamente una lotta extra-legale all’omossessualità nel paese. Sebbene nessuna legge condanni ufficialmente l’omosessualità, la pesante fatwa dell’ayatollah Ali Al-Sistani pesa sulle teste dell’intera comunità dal 2006.
Deposto il rais e distrutta la società civile e laica, i gay in Iraq si trovano a dover vivere in condizione di clandestinità e continuo pericolo: rastrellamenti casa per casa, raid nei luoghi di ritrovo, processi organizzati in corti islamiche non riconosciute dal governo centrale con il solo scopo di dichiarare colpevoli di immoralità gli imputati, sono ormai all’ordine del giorno.
Il gruppo di Iraqi Lgbt opera in segreto da diversi anni, garantendo protezione in case-rifugio per i cittadini iracheni vittime di persecuzione da parte della polizia e dei fanatici religiosi, arrivando anche a organizzarne la fuga all’estero.

25 ottobre 2011

Il primo ministro dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, appoggia i diritti gay!


Mugabe Tsvangirai
diritti gay sono diritti umani! Il primo ministro dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha recentemente rilasciato delle interessanti dichiarazioni alla “BBC News“, dove ha affermato ufficialmente e a viso aperto che i diritti della comunità omosessuale sono dei diritti umani inalienabili. “È un argomento molto controverso. – ha spiegato il politico, riferendosi proprio al tema dei diritti della comunità Lgbt -Spero che la Costituzione si indirizzi con la libertà di orientamento sessuale, nella misura in cui non interferisca con le altre persone”.

Come ricorderete, in Zimbabwe gli atti omosessuali sono illegali e in passato il Presidente Robert Mugabe aveva dichiarato che le persone omosessuali sarebbero, in una scala sociale,”più in basso dei cani e dei porci”!
Secondo quanto riportato, in quell’occasione lo stesso Morgan Tsvangirai si era detto completamente d’accordo con il Presidente: “Concordo pienamente con Mugabe”, aveva dichiarato,appoggiando le dichiarazioni omofobe del Presidente.
Ma adesso, ecco che il politico fa una vera e propria inversione di marcia, come mai secondo voi?
Secondo quanto hanno fatto notare i beninformati, aprendo le porte ai diritti omosessuali, Tsvangirai spererebbe di ottenere i voti dalla parte più liberale della società, e magari di ottenere anche l’appoggio da parte della comunità che lotta per i diritti umani. Insomma, si tratterebbe sempre e solo di interessi!