lunedì 31 gennaio 2011

Le donne dicono basta Se non ora, quando?

Le donne dicono basta Se non ora, quando?
di MICHELA MARZANO
 
Bella immagine dell'Italia! Per chi sembrava ossessionato dall'idea che ci si poteva fare all'estero del nostro Paese, accusando alcuni intellettuali di "tradire l'Italia" con i propri libri e i propri articoli, il risultato è eccellente. Perché ovunque, ormai, non si parla d'altro che delle serate "bunga-bunga" del nostro premier. Di Ruby e di Iris. Di seni e di raccomandazioni. Di prostitute minorenni "ricoperte d'oro" per tenere la bocca chiusa... Bella immagine della donna. Ma anche dell'Italia, che per anni ha chiuso gli occhi di fronte al baratro in cui le donne stavano precipitando. Perché ormai non si tratta nemmeno più della semplice trasformazione della donna in un corpo-immagine, ma della sua progressiva e inevitabile riduzione ad un corpo "usa e getta".

Ormai ci siamo. Di nuovo impigliati nelle patetiche reti degli Arcana Imperii: segreti, corruzione, orge. Forse è per questo che non si può più restare zitti, e che nei prossimi giorni ci saranno numerosi appuntamenti per dire "basta". Basta, lo diranno tra gli altri Eco, Saviano e Zagrebelsky il 5 febbraio a Milano, durante la manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia 1. Basta, lo ripeterà il giorno dopo il Popolo Viola. Basta, lo dirà la Procura di Milano, lo scandiranno tantissime donne, in tutte le città italiane, il 13 febbraio... Il re è ormai
nudo. Se non scendiamo in piazza ora per difendere dignità, uguaglianza e rispetto, quando?

Negli ultimi anni, sembra di aver assistito ad un film X senza fine. Un interminabile film pornografico in cui tutto si riduce a "ripetizione", "performance" e "accumulazione". In cui uomini e donne sono perfettamente complementari: attività e passività; potere e disponibilità. In cui si moltiplicano le scene dove "i maschi si accaniscono su un pezzo di carne femminile", per usare le parole di John B. Root, il celebre produttore francese di film X, quando descrive la propria "opera". In cui "una vale l'altra", l'una "scaccia" l'altra, e nessuna, in fondo, conta granché. Perché sono solo gingilli intercambiabili. E quando qualcuna non serve più, c'è subito una new entry. Peccato, però, che non si tratti di una semplice fiction. Peccato che sia la fotografia, questa volta non ritoccata dal nostro premier, dell'Italia di oggi...

Ed è inutile che qualche moralista da strapazzo commenti cinicamente che tutto ciò non è altro che il risultato della liberazione sessuale, la conseguenza inevitabile dell'io sono mia. Perché quando le donne si sono battute per rivendicare la libertà di disposizione del proprio corpo, lo scopo era quello di riappropriarsi del proprio destino, di diventare attrici della propria vita, di evitare che altri decidessero al posto loro come vivere, cosa fare, come comportarsi. Ma affinché la libertà non resti solo un valore astratto e non si trasformi, col tempo, in una nuova forma di "servitù volontaria", come spiegava già nel XVI secolo il filosofo francese Etienne de La Boétie, è necessario organizzare le condizioni adatte al suo esercizio, prima tra le quali l'uguaglianza. Se le donne non hanno gli stessi diritti che hanno gli uomini e se non hanno la possibilità materiale di farli valere, automaticamente non possono essere libere di scegliere ciò che vogliono o di realizzare ciò che desiderano. Che libertà esiste allora in un paese che tratta le donne come merce, che le umilia quando si ribellano, che le "ricopre d'oro" quando si prostituiscono ancora minorenni perché tacciano?

Dal "sii bella e stai zitta" siamo arrivati al "venditi e taci": dimenticati di essere una persona, spogliati, fammi gioire ed io farò di te una donna ricca e famosa! Se fai la brava, potresti anche ottenere un seggio in parlamento... Non c'è bisogno di essere filosofi per rendersi conto del ricatto. Per capire quanto disprezzo circonda oggi la donna. Come se, nonostante tutte le battaglie fatte nel corso degli anni Sessanta e Settanta per garantire alla donna uguaglianza e dignità, per liberarla dal giogo millenario della sottomissione e dell'inferiorità, la donna non potesse essere altro che un oggetto di cui l'uomo deve poter disporre a piacimento. "Tutto" è semplice. "Tutto" va da sé. Inutile perdere tempo con ridicole manfrine...

Quello che ognuno di noi fa nella propria camera da letto, col proprio uomo o con la propria donna, non riguarda nessuno. Ma quando la sessualità diventa una tangente, quando si utilizza il proprio potere per fare della donna un giocattolo, quando si pensa di farla franca perché in fondo le donne non contano niente... allora è in atto un processo di disintegrazione della società. Perché, per parafrasare Albert Camus, il valore di una società dipende anche da come vengono trattate le donne. Dall'immagine che se ne ha. Dal margine di manovra di cui dispongono. Come giudicare allora un paese in cui, trattando la donna come una semplice merce, vengono umiliare tutte coloro che si battono quotidianamente per difendere la propria dignità, per acquisire le competenze necessarie per ottenere posti di responsabilità, per mostrare che sono efficienti e affidabili? "Più è disperata meglio è, per lui", avrebbe detto Nicole Minetti, oggi indagata con il premier per induzione alla pornografia. Bella lezione di civiltà per le nostre giovani!

Ma ormai il tempo del silenzio è finito. Perché le donne che si indignano sono sempre più numerose e vogliono farlo sapere. E molte si stanno mobilizzando per la manifestazione del 13 febbraio in tutte le città italiane. Le organizzatrici hanno d'altronde ragione: se non ora, quando? Nonostante le intimidazioni. Nonostante le derisioni. "È tutta colpa della gnocca", sproloquiava Il Giornale qualche mese fa. "Scusi in che senso?" chiedevo a Feltri recentemente durante una puntata dell'Infedele. Ma l'Italia di oggi è ancora questo. Cambiare le carte in tavola. Far passare gli aguzzini per le vittime. Colpevolizzare di nuovo, e sempre, le donne. Dopo aver rubato loro l'anima. Dopo averle ridotte a "corpi usa e getta". Allora sì, è il momento di reagire e di trasformare l'indignazione in azione. Se non ora, quando?  
(31 gennaio 2011)


http://www.repubblica.it/ 
 

Argentina, in sei mesi oltre 1.300 matrimoni omosessuali

Oltre 1.300 coppie omosessuali si sono sposate in Argentina nei primi sei mesi dall’entrata in vigore della nuova legge che permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lo scrive il quotidiano Clarin, citando i dati forniti dalla Federazione Argentina di lesbiche, gay, bisessuali e travestiti. Nella maggior parte dei casi, il 70 per cento, le nozze hanno avuto come protagonisti uomini che convivevano da almeno 12 anni. Il cuore del fenomeno è, ovviamente, la capitale Buenos Aires: tra città e provincia ne sono stati celebrati oltre 900. La riforma del Codice civile che ha permesso questi matrimoni, approvata nel luglio dello scorso anno, era stata preceduta da un durissimo dibattito a livello politico e sociale che non ha fermato però il percorso parlamentare del provvedimento, il primo di questo tipo (a livello nazionale) in America Latina. 

Le donne dell'Anpi: ridiamo dignità all'Italia


Il coordinamento femminile nazionale dell'Associazione sottoscrive l'appello lanciato dall'Unità
 “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”. Un appello che spontaneamente e contemporaneamente è stato lanciato in diverse città d’Italia e sottoscritto rapidamente da migliaia di uomini e donne.
Un appello che è stato pure rilanciato dalle colonne dell’Unità, dal direttore Concita De Gregorio. Una mobilitazione che ha il completo appoggio dell’Anpi.
E in particolare delle donne iscritte all’Associazione. Che attraverso il coordinamento femminile nazionale hanno diffuso una secca presa di pozione. .
“Come partigiane e come antifasciste siamo con tutte coloro che hanno risposto all’appello doveroso e appassionato de l’Unità. Questo anche a nome delle donne che nella Resistenza, per la propria dignità e per quella del proprio Paese, hanno pagato con la vita e sacrificato la propria giovinezza. Nel loro nome affermiamo con forza che il Presidente del Consiglio: offende ed umilia la loro memoria e le tante che nella democrazia si sono conquistate un nuovo posto nella società e nuovi diritti grazie al proprio impegno, alle proprie capacità, alla propria passione civile. Calpesta la Costituzione ed i valori su cui si basano l’autorevolezza, la credibilità, la dignità delle istituzioni”.
“ Con il suo stile di vita, e la sua idea delle donne, degna del peggiore machismo fascista - conclude il documento del coordinamento femminile nazionale dell’Anpi -  lancia ai giovani e alle ragazze di oggi un messaggio devastante. Tutto ciò non è più tollerabile. Se ne deve andare. Ciò che accade interroga ciascuna di noi, la nostra coscienza, la nostra dignità, la nostra responsabilità. Diamo voce e visibilità alla nostra indignazione, diamo voce alle donne “vere”, che non vogliono svendere il proprio bene più prezioso: il rispetto per se stesse e l’amore per il proprio Paese”
 

A.N.P.I. - Palermo

 
 

giovedì 27 gennaio 2011

28 gennaio 2011 - Sciopero Generale Fiom


Con questo striscione verranno aperte le manifestazioni regionali che si terranno il 28 gennaio prossimo nel giorno dello sciopero generale della categoria proclamato dalla Fiom

Per firmare il nostro appello ci si può rivolgere alle nostre delegate, ai nostri delegati, alle Fiom territoriali oppure tramite il sito internet cliccando qui

Abbiamo convocato lo sciopero generale dei metalmeccanici per il 28 gennaio; è una tappa fondamentale per la riconquista del Contratto Nazionale e la salvaguardia dei diritti nei luoghi di lavoro.
La scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori e a Pomigliano D’Arco è un atto antisindacale, autoritario e antidemocratico senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro paese dal dopoguerra.
È un attacco ai principi e ai valori della Costituzione Italiana e alla democrazia perché calpesta la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici di decidere a quale sindacato aderire per difendere collettivamente i propri diritti e di eleggere i propri rappresentanti in azienda. Chi non firma scompare e chi firma diventa un sindacato aziendale e corporativo guardiano delle scelte imposte dalla Fiat. Si annullano il Contratto Nazionale di Lavoro e peggiorano le condizioni di fabbrica, si aumenta lo sfruttamento e l’orario di lavoro, si lede ogni diritto di sciopero e si riduce la retribuzione a chi si ammala cancellando così in colpo solo anni di lotte e di conquiste.
Il ricatto di Marchionne è coerente con la distruzione della legislazione del lavoro in atto che vuol rendere tutti soli e precari; è la stessa logica regressiva messa in pratica dal Governo con l’attacco al diritto allo studio e alla ricerca attuato attraverso l’approvazione del DDL Gelmini e il taglio ai fondi per l’informazione e la cultura.
Si mettono così sotto scacco principi democratici di convivenza civile fondamentali.
La Fiom considera il lavoro un bene comune e per questo il 16 ottobre dopo il ricatto/referendum illegittimo imposto dalla Fiat a Pomigliano ha dato vita a una grande manifestazione, aperta a tutti coloro che sono impegnati nella difesa di diritti e libertà costituzionali inviolabili.
Lo sciopero generale proclamato per il 28 gennaio della categoria e le manifestazioni dopo il ricatto/referendum di Mirafiori hanno lo stesso obiettivo: come ha dimostrato l’introduzione delle deroghe nel Contratto Nazionale dei metalmeccanici firmato da Federmeccanica e le altre organizzazioni sindacali, quando si ledono diritti fondamentali la ferita non si circoscrive ma travolge progressivamente tutto il mondo del lavoro.
La Fiom è impegnata a sostenere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro senza deroghe, a difendere la legalità, la democrazia e la libertà di rappresentanza sindacale, a combattere la precarietà e il dominio del mercato che divorano la vita delle persone e compromettono la coesione sociale e il futuro del paese.
Chiediamo a tutte le persone, le associazioni e i movimenti che condividono queste ragioni di sostenere la lotta dei metalmeccanici e di firmare questo nostro appello.

Manifestazione Regionale Sicilia a Termini Imerese
concentramento ore 9:30
a Piazza Della Vittoria (Termini Bassa)
Comizio a Piazza Duomo

Fiom. Maurizio Landini: Sciopero generale 28 gennaio 2011

Stupro punitivo contro un ragazzo gay Tre indagati a Canazei

Gli aggressori, tutti ventenni, sono accusati di tentato omicidio e violenza sessuale. Lo hanno picchiato e sodomizzato con dei bastoni


Un brutale stupro punitivo, per fargli “pagare” di essere gay. La vittima è un ventenne inglese, che lavorava come cuoco a Canzei. Per il crimine sono ora indagati tre giovani della Val di Fassa: l’accusa è tentato omicidio e violenza sessuale di gruppo. I fatti risalgono all’aprile scorso quando i tre, tutti ventenni, hanno picchiato selvaggiamente il cuoco inglese, e lo hanno poi brutalizzato con dei bastoni.

Il cuoco era stato in un primo tempo aggredito e picchiato di notte all’esterno del pub da un giovane il quale riteneva di avere subito da lui delle avances sessuali. Secondo l’accusa il giovane trentino, assieme a due amici, poco dopo avrebbe incrociato per strada l’inglese, completamente ubriaco. A questo punto i tre giovani si sarebbe scagliati contro lo straniero picchiandolo a calci e pugni e con assi di legno divelti da una staccionata. Quindi, dopo avergli strappato i vestiti, lo avrebbero sodomizzato con dei bastoni acuminati lasciandolo quindi inconsciente sulla neve.

L’inglese, trovato alcune ore da un passante sanguinante e in stato di ipotermia, restò in ospedale due settimane. Per il primo aggressore furono disposti gli arresti domiciliari; ora, a conclusione delle indagini preliminari, la Procura di Trento ha indagato anche i complici.

27 gennaio 2011

http://city.corriere.it/ 

Uganda, ucciso un attivista per i diritti dei gay


KAMPALA – E’ stato assassinato ieri nella sua casa fuori Kampala David Kato, un attivista per i diritti dei gay che lo scorso anno era stato citato in una pubblicazione contro gli omosessuali.
Il tabloid Rolling Stone aveva pubblicato un articolo in cui si invitavano i lettori ad impiccare i paladini dei diritti dei gay e tra questi aveva nominato Kato di cui aveva pubblicato anche una foto. David Kato svolgeva la sua attività nel gruppo ‘Sexual Minorities Uganda’.
”E’ morto mentre lo stavano trasportando in ospedale dopo che un uomo lo aveva assalito con un martello o con un’ascia nella sua casa di Kyetume-Mukono”, ha detto la portavoce della polizia Jusith Nabakooba all’Ansa per telefono. ”Stiamo ancora investigando sui motivi dell’omicidio – ha detto la portavoce – Ma la zona è piena di criminali che usano sbarre di ferro”.
Human Rights Watch ha chiesto alla polizia ”di investigare con urgenza e con imparzialità sull’omicidio. ”Il governo dovrebbe garantire che i membri della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender abbiano un’adeguata protezione contro la violenza”, scrive ancora Human Rights Watch.
Dopo la pubblicazione di Rolling Stones Kato ed altri due citati nell’articolo avevano querelato il quotidiano ottenendo il pagamento di danni e un’ingiunzione che vieta ai media di rivelare chi è gay.

 

lunedì 24 gennaio 2011

Addio Franco


Cari amici, compagni, soci e semplici simpatizzanti del Malaussène,
vi scriviamo per darvi una tristissima notizia. Oggi è morto Franco Padrut.
Ricordiamo Franco Padrut con la stima e l’ammirazione che si devono ad un leader sindacale che si è sempre impegnato con grande generosità e passione in difesa dei diritti del lavoro e più in generale per il perseguimento della giustizia sociale senza esitazioni né limiti di frontiera, sacrificando, quando si è rivelato necessario, anche la propria libertà. Franco Padrut è stato segretario della Camera del Lavoro, della FGCI e del PCI di Palermo, è stato protagonista di numerose battaglie per la libertà e la democrazia negli anni ’60 e ’70, fra cui una manifestazione di protesta contro la guerra in Vietnam che nel 1967 gli è costata 18 mesi di carcere. Attento studioso e conoscitore della storia politica siciliana, collaborava con la Repubblica e ha scritto per vari giornali fra cui L’Ora, Rinascita e l’Unità. Ma ricordiamo Franco Padrut anche e soprattutto per l’affetto che ci legava a lui in quanto persona cara a tanti di noi, il cui spessore etico e culturale lo rende un riferimento a cui ispirarsi con sincera ammirazione e umiltà.
Oggi Sabina Padrut, figlia di Franco e Presidente dell’associazione culturale Malaussène, riesce a trovare la forza per rivolgersi a chi le sta vicino e con profonda commozione afferma che gli insegnamenti di suo padre sono tanti e che sarà anche nostro compito non disperderli. L’intero collettivo Malaussène fa proprie le parole di Sabina Padrut e si stringe attorno a lei, alla figlia Arianna, alla moglie Ela, alla madre Marta, al fratello Raffaele e a tutti gli altri familiari e amici di Franco.
La camera ardente sarà aperta a tutti coloro che vorranno dedicare un ultimo saluto a Franco Padrut martedì 25 gennaio dalle ore 16.00 alle ore 20.00 presso la Camera del Lavoro di Palermo, in via Giovanni Meli n. 5.
I funerali si terranno al cimitero dei Rotoli la mattina di mercoledì 26 gennaio. Appena possibile vi sarà comunicato l’orario preciso.

E' morto Franco Padrut

di Pietro Ancona

Sono costernato per l'immatura morte di Franco Padrut che ho conosciuto per tutta la vita e con il quale ho condiviso il mestiere di sindacalista della CGIL. Era autentico Cavaliere dell'Ideale, assolutamente disinteressato, una  presenza poetica e sorridente nelle grandi lotte per il lavoro ed anche per la pace a cominciare dalle grandi manifestazioni per il Vietnam.

Spero che la sua vita venga raccontata ai giovani e che sia fonte di ispirazione e guida morale nel lavoro del sindacalista che deve essere soltanto al servizio dei lavoratori e dei poveri.

Pietro Ancona, segretario generale della cgil siciliana in pensione

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/01/24/news/addio_a_franco_padrut_vero_simbolo_della_sinistra-11603008/

http://www.rassegna.it/

giovedì 13 gennaio 2011

‘Libero’, nel mirino l’omosessualità

Sulla prima pagina del quotidiano ‘Libero’ di ieri è stato pubblicato un articolo così intitolato: “All’università insegnano a fare gli omosessuali”. Il servizio faceva parte di un resoconto in merito alla notizia di un laboratorio all’Università Statale di Milano sull’omosessualità in quanto “mondo nel mondo”.
“Il laboratorio – secondo gli ideatori – nasce per creare uno spazio di discussione dedicato alle tematiche omosessuali. L’omosessualità viene infatti affrontata in svariati corsi universitari. Tuttavia, dalla trattazione emerge una mancanza di approfondimento per la quale, generalmente, si parla di omosessualità all’interno di un discorso più ampio sulle minoranze. Questa impostazione non è scorretta, ma rischia di privare le questioni legate all’omosessualità della loro specificità. Tali questioni, ad esempio, sono diverse da quelle legate alla discriminazione femminile o su base religiosa. Per questo motivo è nato il laboratorio di autoformazione”.
Il giornalista Francesco Specchia, con un linguaggio da bar che lascerebbe intendere la sua omofobia, ha così iniziato l’articolo: “Alta froceria. Chissà se, tra una lezione e l’altra, risuoneranno i Village People; se verrà recitato ‘La lingua perduta della gru’ del finissimo David Leavitt; se saranno proiettate le puntate dei Simpson in cui il religiosissimo Nell Flanders scopre che il figlio è una checca o quella in cui Jerry Rude ospita delle gladiatrici lesbiche nel suo talk show. Chissà quale sarà il programma del laboratorio ‘Omosessualità un mondo nel mondo’ all’Università Statale. Perchè di questo si tratta: a Milano, presso la facoltà di Scienze Politiche partirà ‘un corso facoltativo della durata di undici lezioni di due ore ciascuna, e gli studenti che lo frequenteranno guadagneranno tre crediti formativi’”.
Specchia ha poi proseguito: “Tre crediti, occhio. Per studiare e produrre elaborati su – tra gli altri- : ‘La Queer Theory e i generi’, tema già presente in alcuni seminari di Antropologia culturale; sui diritti civili degli omosex, peraltro già studiati a Giurisprudenza (che sono -sorpresa! – esattamente come quelli degli etero, ex art. 3 della Costituzione); sul ‘rapporto tra omosessualità e politica’, come se non sapessimo che erano più i presidenti del Consiglio gay italiani che i moschettieri di Dumas (ma siamo sicuri che i diretti interessati volessero davvero fare outing?). Questo per dire che un corso del genere non attiene alla sfera del pregiudizio, ma a quella dell’inutilità”.
E ancora: “Poi ci lamentiamo con la Gelmini delle facoltà superflue e dei corsi che rasentano il surreale. Il sospetto – lo diciamo da sostenitori di ogni minoranza – è che la suddetta ‘scuola di gay’ sia solo una provocazione mediatica. L’orgoglio gay ostentato è ormai di moda come i pantaloni a zampa d’elefante. Da Cecchi Paone a Vladimir Luxuria, da Platinette a Malgioglio, dal primo dei politici all’ultimo degli addetti alle luci in televisione, i cosiddetti coming out sono talmente all’ordine del giorno che perfino amici come Daniele Scalise e Alessandro Golinelli, gay dichiarati e dalla lucidità di pensiero fuori dal comune, ne condannano l’abuso”.
Il giornalista di Libero evidentemente finge di non sapere che le cose non stanno affatto come lui sostiene. Affermare che l’omofobia sia inesistente vuol dire mentire spudoratamente: senza voler toccare il tema delle coppie gay, che come è noto non hanno il diritto di contrarre un “matrimonio” civile, basterebbe ricordare le decine di aggressioni che gli omosessuali hanno subito negli ultimi mesi in tutta Italia al grido di “gay di merda” per accorgersi che la teoria e la pratica sono ben differenti. Ha ragione Francesco Specchia quando afferma che gli omosessuali sono persone assolutamente normali (teoria). Dimentica di dire, però, che non è da persone normali che (in pratica) troppo spesso vengono trattati.
E a confermarlo non è il bollettino dell’Arcigay, ma il ministero delle Pari opportunità, che sul suo sito ha ritenuto di dover pubblicare questo articolo: “Capita ancora troppo spesso – si legge – che gli omosessuali vengano giudicati non in quanto persone capaci come altre di aiutare e di amare il prossimo, ma in base a un aspetto privato: il loro orientamento sessuale. Vittima di questa superficialità discriminatoria non è solo l’omosessuale, è la società intera. Siamo tutti noi. Perché siamo costretti ad assistere ad aggressioni e molestie contro innocenti, gesti che consideriamo estranei alla vita civile. Dietro questa violenza c’è una parola triste e carica di odio: omofobia. L’omofobia è l’avversione immotivata e irrazionale alle persone omosessuali”.
A questo punto chiediamo a Specchia e al suo giornale: per quale motivo discutere apertamente dell’omosessualità in un’università pubblica sarebbe uno spreco di denaro? Non è forse quello il luogo dedicato alla cultura, alla formazione intellettuale dei giovani? O forse preferisce ancora dire che il problema dell’omofobia è inesistente e che le aggressioni, al grido di “gay di merda”, erano solo delle invenzioni della stampa di sinistra?
Davide Falcioni

Presidio davanti al consolato della Tunisia



 Sabato 15 gennaio 2001, ore 10
Piazza Ignazio Florio 24, Palermo

Lavoro, libertà, dignità per il popolo tunisino!
A sostegno delle lotte dei giovani nel Maghreb e contro il liberismo che nega il futuro.
Le rivolte esplose in quasi tutte le città della Tunisia e dell’Algeria e prima anche del Marocco nascono dalle stesse motivazioni che hanno provocato le lotte dei giovani a Londra come in Italia, in Francia e altrove. Le conseguenze delle scelte liberiste sono dappertutto le stesse: accentuazio...ne dell’asimmetria di potere e della distanza fra ricchezza e povertà, corruzione e protervia di poteri reazionari se non di tipo apertamente mafioso, erosione dei diritti fondamentali, negazione del futuro della società e quindi in primo luogo dei giovani. Puntando all’arricchimento immediato di pochi – da Cameron a Sarkozy, da Berlusconi a Ben Ali, da Bouteflika alla cerchia di potere del re del Marocco – il liberismo favorisce soltanto gli affari privati dei più forti e distrugge i servizi pubblici e quindi ogni prospettiva vivibile. I regimi tunisino e algerino stanno minacciando il bagno di sangue approfittando dell’appoggio dei governi francese e italiano e di altri europei. In Algeria e in Tunisia la polizia e l’esercito sparano persino sulle persone andate ai funerali degli assassinati. La gravità della situazione è rivelata dalla stessa Ue costretta a chiedere il cessate il fuoco dopo le decine di morti e le varie centinaia di feriti. Il rischio di un bagno di sangue è alto.

Per parte nostra ci impegniamo a sostenere queste lotte come quelle per la difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori con ogni sorta di iniziative
nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nei quartieri, e organizzando anche un effettivo sostegno ai militanti maghrebini che rischiano la feroce persecuzione anche con metodi mafiosi. Che in tutte le università e le fabbriche europee ci si mobiliti a fianco delle rivolte nel Maghreb.

Forum Antirazzista di Palermo 

forumantirazzistapalermo@gmail.com

martedì 11 gennaio 2011

Milano, lezioni di omosessualità in Statale il corso è facoltativo ma assegnerà crediti

Milano, lezioni di omosessualità in Statale il corso è facoltativo ma assegnerà creditiAccade a Scienze politiche ed è la prima volta che si verifica in una facoltà universitaria. La prima parte sarà filosofica, spiegano i docenti, e la seconda più giuridica e sociologica

di LUCA DE VITO
 
Un corso sull’omosessualità, con tanto di lezioni e crediti formativi da convalidare sul libretto. Succede alla facoltà di Scienze Politiche della Statale, dove giovedì 20 partirà il laboratorio dal titolo “Omosessualità: un mondo nel mondo”. Undici lezioni di due ore ciascuna che varranno il riconoscimento di 3 cfu per gli studenti di alcuni corsi di laurea tra giurisprudenza, filosofia, sociologia e storia che vorranno inserirlo nel proprio piano di studi. Il corso è facoltativo, ma rappresenta comunque una novità che non ha precedenti in altre università italiane. «È il primo anno che lo facciamo — spiega la coordinatrice, Antonella Besussi, ordinario di filosofia politica presso la facoltà di via Conservatorio — e credo possa essere un esperimento interessante. Probabilmente sconta ancora qualche ingenuità, ma è un modo per parlare della questione evitando scivolamenti che, purtroppo, sono ancora molto presenti al giorno d’oggi».

Gli studenti che decideranno di seguire il laboratorio per ottenere i crediti dovranno frequentare l’80 per cento delle lezioni, al termine delle quali ciascuno dovrà produrre un elaborato finale su una delle tematiche affrontate. Sulla cattedra si avvicenderanno nomi di docenti provenienti anche da altre università italiane: dal professor Lorenzo Bernini dell’Università di Verona, che illustrerà “La Queer Theory e i generi”, al professor Matteo Maria Winkler, della Bocconi, che indagherà il rapporto tra omosessualità e politica. «In generale il corso sarà sostanzialmente diviso in due parti — spiega ancora la Besussi — la prima più filosofica, nel tentativo di dare un vocabolario per leggere la questione omosessualità». La seconda più giuridica e sociologica, «che spazierà da argomenti che trattano di diritti civili, di differenze e di moralità pubblica».

Un ruolo fondamentale nell’attivazione del laboratorio l’hanno avuto gli studenti del collettivo “Gay Statale Milano”, che sono stati i primi a proporre l’idea alla Besussi. «Dopo l’attacco omofobo subito da un ragazzo in Statale lo scorso anno — spiega Fabio Galantucci, del collettivo — ci siamo riuniti convinti che in università fosse giunto il momento di fare qualcosa, anche dal punto di vista culturale. Ma la stessa cosa vale anche per il resto del paese: nelle università italiane non esistono corsi legati alle questioni di genere e l’argomento è sempre stato trattato in maniera sporadica». Una realtà, quella italiana, lontana dall’esperienza di altri atenei d’Europa. Uno su tutti l’University of Amsterdam, dove esiste addirittura un master, della durata di un anno, sotto la facoltà di Sociologia. Titolo: “Genere, sessualità e società”.




http://milano.repubblica.it/ 

sabato 8 gennaio 2011

Corso di lingua e cultura Swahili - SECONDO LIVELLO


Mercoledì 12 gennaio alle ore 21.00 si terrà la penultima lezione del corso di primo livello e la prima lezione del secondo livello del corso di introduzione allo studio della lingua Swahili (Kiswahili) organizzato dall'Associazione culturale Malaussène.
Questo secondo livello del corso è rivolto a tutti coloro che hanno seguito il primo o che hanno almeno una conoscenza elementare della lingua Swahili.

Le lezioni, tenute da Gandolfo Sausa, avranno cadenza settimanale 
tutti i mercoledì dalle ore 21.00 alle ore 22.30 
e si svolgeranno presso i locali dell'associazione culturale Malaussène 
(Piazzetta di Resuttano n. 4. 50 metri a destra rispetto alla basilica di S. Francesco d'Assisi, 
lungo via Maletto).

Il corso si terrà dal 12 gennaio al 16 marzo 2011.
L'iscrizione al corso è aperta a tutti e prevede un contributo spese di 25 euro che comprende il costo della tessera ARCI 2011.

Per coloro che sono già iscritti all'ARCI nell'anno in corso il contributo sarà di 20 euro.

PER INFO E ISCRIZIONI scrivere a lucianor85@msn.com

venerdì 7 gennaio 2011

Fiat. Appello dell’Anpi: “trovare soluzioni concertate”

ROMA - L’Anpi lancia un appello alla Fiat per ricordare i valori democratici libertà, pace ed eguaglianza, incisi nella costituzione italiana, dopo la resistenza al fascismo, in quel periodo dove la parola speranza di una storia umana vera aveva ancora un senso.
L’appello ricorda ai signori della Fiat “l'inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso, fondamento primo della Repubblica”.
Pubblichiamo qui sotto il testo integrale diffuso il 5 gennaio.

"L’ANPI, custode dei valori di libertà, pace ed eguaglianza che hanno mosso l’agire coraggioso e responsabile degli antifascisti, dei partigiani e da ultimo dei padri costituenti, non può che ribadire con forza e determinazione l’inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso e civile, fondamento primo della nostra Repubblica.

La Costituzione, in questo senso, fornisce un dettato chiaro e non manipolabile: condizioni di lavoro rispettose della dignità personale e delle esigenze materiali dell’individuo, libera rappresentanza sindacale.
Questi sono i principi che devono guidare l’agire di coloro che in questi giorni hanno la responsabilità di decidere il futuro di migliaia di lavoratori: governo, FIAT, forze sindacali. Ogni passo che tenda a sovvertirli rischia di sovvertire lo stesso impianto democratico del Paese, che ad oggi ha sempre garantito stabilità e civile convivenza.
L’ANPI fa quindi appello affinché sia massimo lo sforzo per trovare soluzioni ampiamente concertate e affinché il necessario sviluppo economico non sia in nessun caso disgiunto dalle regole e dai diritti".
Sembra che il testo sia chiaro, e dovrebbe essere chiaro soprattutto a chi governa il paese Italia, e dovrebbe essere chiaro a chi ha fatto della concertazione sindacale un modo per svendere esseri umani ai nuovi schiavisti emersi dalla parola magica “globalizzazione” la quale ha accecato per decenni i paesi capitalistici, vale a dire tutto il pianeta.
I sindacati nati dalle lotte per poter lavorare in condizioni umane si sono trasformati, e si stanno trasformando in cani da guardia dei capitalisti diventando anche loro delle potenze economiche impegnate nel campo della gestione delle pensioni assicurative. Ora questi cani da guardia non servono più ai padroni che infatti vogliono i contratti individuali con i lavoratori spogliandoli così dei diritti più elementari.
I lavoratori dipendenti con la solita cecità che contraddistingue i depressi, non hanno voluto o potuto dare un vero volto a queste maschere panciute sedute sulla loro vita, che via via negli anni li hanno tenuti al guinzaglio e poi abbondonati come si abbandonano i cani nelle stagioni estive. E tutto per puro tornaconto personale. I lavoratori non si sono resi conto che ad ogni contratto perdevano potere di acquisto e quindi dignità. Si dignità umana perché ad un essere umano quando non gli si da il dovuto gli si dice che non vale niente, che è solo merce di scarto tenuto in fabbrica per carità cristiana.
E ora ,che questa ‘carità cristiana’ è finita,  ai lavoratori che hanno creduto a coloro che li doveva tutelare, abbassando così lo sguardo di fronte alla violenza e alla arroganza di manager ectoplasmi della globalizzazione, ora non rimane più nulla, neppure un padrone con il quale incazzarsi.
Forse tutti noi ci dobbiamo ricordare che quando ci sentiamo oppressi da qualcuno che limita le nostre vite, dobbiamo trovare al forza dentro di noi per ribellarci, perché la storia o ce la facciamo noi o ce la fanno gli altri, o i cani da guardia degli altri.

Exodus. Dov’è la sinistra?

Il sogno di un partito di centro sinistra, si è infranto sugli scogli della realtà delle scelte politiche.
Le manifestazioni degli studenti,dei precari, l’accordo di Mirafiori, le pressioni di Bertone per un’alleanza del terzo polo con il PDL, hanno sollevato il tappeto e portato alla luce tutti quegli equivoci dietro ai quali si è nascosto il fallimento di un esperimento: la fusione DS/Margherita.
Una fusione in cui la sinistra non ha saputo guardare al passato, rivendicare la propria storia, e quindi il coraggio dell’autocritica di Berlinguer, il valore del contributo alla democrazia, dalle lotte partigiane, alla lotta al terrorismo, alla redazione della Costituzione, al progresso della classe operaia e della cultura del nostro Paese, con la promozione del femminismo, del rispetto dell’ambiente.
Una fusione infarcita di equivoci sulla posizione centrale degli immigrati, dei precari, degli operai, degli studenti nell’agenda politica del partito e sulla laicità.
In un primo momento si è cercato di sfuggire ai problemi, di mettere la polvere sotto il tappeto.
Di fronte a semplici domande:
Siete favorevoli o contrari all’interferenza Vaticana nella politica italiana?
Siete favorevoli o contrari al modello Marchionne di relazioni industriali?
si è scelto di non scegliere. 
Si è scelto il silenzio per la sua presunta neutralità. Ma il silenzio non è mai neutrale. Esprime sempre un giudizio e certe volte si traduce in complicità.
Quando si tace sulla interferenza vaticana nella politica italiana si è complice di chi interferisce.
Quando si tace sull’attacco ai diritti dei lavoratori, si è complice di chi ha sferrato l’attacco. E che partito è quello che non sceglie, e va avanti tra ipocrisia e complicità.
Ma la realtà ha sempre il sopravvento sull’ipocrisia.
E così su Mirafiori Fassino e D’Alema e Marino non hanno potuto più tacere, troppo importante era la posta in gioco: il futuro delle relazioni industriali, della democrazia nelle fabbriche e nel Paese. Perché di questo si tratta. Questi sono i problemi imposti dall’accordo di Mirafiori.
E gli sciagurati hanno detto sì all’accordo, buttando alle ortiche la loro storia, il loro presente il loro futuro.
Ma altri sì sono stati pronunciati, sommessamente, pacatamente, ma sono stati pronunciati, al punto di chiedersi, ma che cosa ha di sinistra un partito che:
approva un accordo basato sul ricatto, che caccia fuori dalla fabbrica un sindacato, calpesta lo statuto dei lavoratori, ritiene legittimo un referendum su diritti indisponibili, distrugge cinquanta anni di lotte operaie ancora grondanti di sangue;
rinuncia a fare ostruzionismo mentre viene approvata la legge Gelmini che distrugge il futuro dei nostri figli;
dialoga tranquillamente con razzisti e secessionisti;
diventa complice della maggioranza nella concessione dell’immunità a probabili mafiosi e camorristi;
non si indigna con chi adotta come pratica abituale il disprezzo del Parlamento, l’offesa alla magistratura, l’interferenza dell’esecutivo nella sua autonomia.
E' questa la vera natura del PD, un partito centrista collocabile nel terzo polo con Casini e Rutelli ,e comunque non di sinistra.
E’ esagerato sostenere una siffatta tesi? Allora provate ad elencare le differenze tra PD ed UDC.
Non ne troverete molte.
E se così stanno le cose,allora è il momento, cari compagni, di ritrovare la nostra storia, la nostra identità, il nostro futuro.
Se il PD lascia la sinistra, la sinistra lascia il PD.

http://www.agoravox.it/

Fiat: Fillea, Flai e Cgil Roma con Fiom a sciopero 28 gennaio

Nota congiunta di Walter Schiavella, segretario Fillea Cgil, Claudio Di Berardino, segretario Cgil Roma e Lazio, e Stefania Crogi, segretario Flai Cgil. 

Roma, 6 gen. (Labitalia) - Fillea, Flai e Cgil Roma si schierano "con forza e con nettezza" a fianco della Fiom a partire dallo sciopero proclamato per il 28 gennaio. E' quanto si legge in una nota congiunta di Walter Schiavella, segretario Fillea Cgil, Claudio Di Berardino, segretario Cgil Roma e Lazio, e Stefania Crogi, segretario Flai Cgil. "In questi giorni - scrivono - stiamo assistendo con preoccupazione crescente a una successione di eventi che rischiano di compromettere non solo il futuro dei lavoratori e delle relazioni industriali, ma il ruolo stesso del sindacato, la sua autonomia e la sua confederalità".  

giovedì 6 gennaio 2011

70 anni per Joan Baez, regina del folk

foto ANSA

Da Bob Dylan a lotta per diritti a sostegno Obama, un omaggio a Sanremo

06 gennaio, 13:46

di Paolo Biamonte

ROMA - Joan Baez compie 70 anni (il 9 gennaio) e piu' di 50 di carriera (il suo debutto al festival di Newport e' del 1959) mentre, grazie a Sanremo, il suo nome sta per rientrare nel grande giro della cronaca musicale italiana perche' Here's to You - La ballata di Sacco e Vanzetti (scritta nel 1972 con la musica di Ennio Morricone per il film di Giuliano Montaldo) sara' cantata da Emma e i Moda' nella serata dedicata ai 150 anni dell'Unita' d'Italia. Una coincidenza (e chissa' cosa ne pensera' lei) che ovviamente incide poco sulla vicenda di un'artista che resta un simbolo dell'impegno per le liberta'.
Negli anni '60 Joan e' stata la regina di quel folk revival che ha avuto come epicentro il Greenwich Village di New York e come cantore assoluto Bob Dylan, che proprio 50 anni fa, il 24 gennaio del 1961, iniziava a cantare, infreddolito e senza un centesimo, al Cafe Wha? di MacDougal Street. Quando i due si sono conosciuti e poi fidanzati lei era una star e lui un giovane talentuoso in cerca del successo. E i primi successi sono arrivati dopo che la Baez aveva cantato le canzoni di mr. Zimmermam (il vero cognome di Dylan). Era lei l'interprete femminile perfetta per il repertorio di Pete Seeger, Woody Guthrie, Phil Ochs, sia per la sua bravura d'interprete che per la sua personalita' fuori dal comune.
Gli anni '60 l'hanno vista in prima fila nella lotta per i diritti civili dei neri, delle donne e contro il Vietnam (suo marito fu incarcerato per renitenza alla leva) e non e' un caso che abbia partecipato al festival di Woodstock. Da questo punto di vista la Baez detiene un record essendo stata l'unica artista presente a Woodstock, al concerto per il Bangladesh del 1971 (il primo mega concerto benefico della storia) e al Live Aid, dove apri' la parte di Philadelphia. Nel suo curriculum ci sono alcune apparizioni storiche in alcune delle piu' importanti manifestazioni per la liberta' e i diritti civili in America.
Con l'evolversi del mercato, ha perso il ruolo di star ma non e' mai entrata nella deriva dell'artista in declino e il suo prestigio e' ancora intatto. Qualche anno fa, nel 2006, il suo ultimo concerto all'Auditorium di Roma, e' stato un trionfo, concluso da tutta la platea che cantava We Shall Overcome. Il suo curriculum di attivista e' ricco quanto quello dell'artista: i diritti umani, la difesa di gay e lesbiche, l'ambiente, la guerra in Iraq, la pena di morte, la poverta' sono le campagne difese attivamente da Joan Baez in giro per il mondo. Nel 2008 ha sostenuto l'elezione a presidente degli Stati Uniti di Barak Obama. L'ultima sua azione militante e' stata a favore delle proteste degli studenti iraniani: per questo ha registrato una versione di We Shall Overcome con alcuni versi in persiano e l'ha messa su Internet.

http://www.ansa.it/ 

Cena per l'acqua pubblica



Non farti portare via l'acqua!
Per sostenere la campagna referendaria abbiamo scelto di autofinanziarci. Lo vogliamo fare per rendere autonomo il nostro movimento, per poter affrontare al meglio il referendum e per poter sostenere la campagna referendaria.

La cena prevede un contributo minimo di 10 euro e sarà a base di:

Cous cous di carne, Cous cous di verdure, Taboulè di verdure, Torte salate e altre pietanze, Dolci vari, Frutta di stagione, Bevande e....

Acqua in brocca!

Forum Siciliano dei Movimenti per l'acqua - Comitato territoriale di Palermo

http://www.acquainsicilia.org/ 
Venerdì 7 gennaio 2011 ore 20:30
Laboratorio Zeta
Via Arrigo Boito, 7 - Palermo

LA REGRESSIONE DELLA CGIL

06/01/2011 - Per sfortuna di coloro che lo vorrebbero dipingere come un esagitato estremista Maurizio Landini buca lo schermo alla grande, lo riempie tutto della sua figura e comunica con una semplicità ed una capacità di convincimento degne del migliore showman. Ieri sera Corradino Mineo gli ha fatto sentire un pezzo del discorso del Presidente Napolitano sulla "produttività" e la sua risposta è stata fulminea, diretta, senza tanti giri di parole.
Ha detto che l'operaio tedesco che produce una BMV immette sul mercato un oggetto che vale assai di più dell'operaio italiano che produce una Panda e questo a parità di applicazione sul lavoro di entrambi. La produttività non è quindi da cercare nel minore rendimento del lavoratore italiano e sfruttarlo di più portando al confine estremo della sopportabilità muscolare e neurologica la sua prestazione come fa la Fiat e vorrebbe fare ancora di più ma nel valore del prodotto e nella quantirà di innovazione scientifica e tecnologia che riesce ad incorporare.

La Fiom sta resistendo alla grande all'accerchiamento ed ai bombardamenti ai quali è sottoposta. Bonanni si è spinto a chiederne l'espulsione dalla CGIL ed i grossi calibri del PD sono quasi tutti impegnati a fare campagna elettorale per far vincere il referendum a Marchionne. Non ho dubbi che se la CGIL aveva deciso di sostenere fino in fondo le ragioni della Fiom nonostante il ricatto di Marchionne (o vinco io o me ne vado) la battaglia sarebbe stata vinta dei lavoratori e Marchionne costretto a più miti consigli. I lavoratori andranno a votare sapendo che i soli contrari all'accordo capestro della Fiat sono i metalmccanici e che non solo Cisl Uil ma anche la CGIL ed il PD non sostengono la resistenza e la linea della Fiom.

Questa situazione è scandalosa e può determinare la sconfitta dei lavoratori. Il commento di una lavoratrice davanti i cancelli di Mirafiori è stato: ci propongono una carognata, un giro di vite quasi insopportabile ma che possiamo fare? Che alternativa abbiamo? Dobbiamo pur vivere....

Come un grande esercito lascia una sua divisione a combattere da sola una battaglia decisiva così la CGIL ha lasciato la Fiom a reggere da sola all'urto di una questione che rischia di schiacciarla pur sapendo benissimo che si stanno difendendo principi e valori generali che, se perduti, sarà difficile anzi impossibile recuperare per tutti i lavoratori italiani.

La cosa più sconcertante è che non è detto che questa capitolazione della CGIL salverà l'occupazione degli stabilimenti Fiat in Italia. Intanto dovrebbe allarmare il fatto che Pomigliano e Mirafiori inizieranno a produrre tra due anni. Si tratta di due prodotti di cui uno con scarso valore aggiunto e l'altro di grande asocialità e contraddittorio alle linee del trasporto urbano che reclamano auto meno ingombranti e con minori consumi. Il crollo delle vendite della Fiat in Europa dovrebbe indurre a qualche riflessione, ad allungare lo sguardo su un periodo più lungo. Forse è il caso di cominciare a pensare a linee diverse dalla motorizzazione individuale che asfissia oramai il territorio ed induce costi sociali crescenti anche dal punto di vista sanitario per l'aumento delle malattie da inquinamento.

Inoltre la competizione nel settore è troppo intensa e tende ad aumentare. La tendenza all'oligopolio produttivo a creare multinazionali attestate a sei milioni di auto non basta a salvare l'esistente come abbiamo visto con il declino di Detroit. A grandissime aziende potrebbero anche corrispondere grandissimi disastri.
La CGIL si è messa nella posizione di chi aspetta al varco la Fiom. Il varco è il risultato del referendum. Se vince Marchionne la CGIL vorrà la firma "tecnica" della Fiom cioè la sua resa incondizionata. Se vince la Fiom il ricatto di Marchionne sarà scaricato addosso a Landini e Cremaschi. Una canea di pennivendoli e di Oligarchi politici anche del PD li
indicherà come responsabili della fuga della Fiat e si aprirà uno scenario incredibile in cui le parti saranno invertite e coloro che oggi difendono con il cuore l'intelligenza la passione i lavoratori verranno colpevolizzati da una classe politica e sindacale che non esito a definire infame. Colpisce il silenzio delle federazioni di categoria della CGIL su questa cruciale vicenda. Soltanto il Sindacato dei Pensionati ha detto qualc osa ma tacciono coloro i quali verranno investiti della tempesta: gli edili, i professori, i chimici, e quanti altri possibile che non si sentano interessati da quanto sta accadendo?

Non c'è dubbio che la CGIL che uscirà da questa vicenda non sarà più quella che noi ricordiamo. E' già diventata del tutto simile alla Cisl ed all'UIl ed è legata da migliaia e migliaia di interessi negli enti bilaterali con il padronato. La sua politica non sarà mai più la gestione degli interessi dei lavoratori ma la sussidiarietà. Diventa una sorta di organizzazione paragovernativa e paraindustriale. Assisterà i lavoratori nelle cose esistenti ed in ciò che sarà loro ancora concesso dal governo e dal padronato, Niente di più di questo.
Credo che non ci siano più le condizioni perchè la fiom resti dentro la CGIL. O se ne va con le sue gambe o sarà espulsa e sostituita da una organizzazione più arrendevole.

Pietro Ancona 

mercoledì 5 gennaio 2011

Cofferati: Camusso lede statuto Cgil,il 28 in piazza con Fiom

"Sciopero opportuno. A Mirafiori siglato brutto accordo"

Inserito 1 ora fa da TMNEWS
L'ex leader della Cgil e attuale parlamentare europeo del Pd, Sergio Cofferati, sarà in piazza il 28 gennaio a sostegno dello sciopero della Fiom contro l'accordo separato sullo stabilimento Fiat di Mirafiori. Lo conferma l'ex numero uno di corso d'Italia, sottolineando che la proposta di firma tecnica avanzata dal segretario generale Susanna Camusso alle tute blu della Fiom lede lo statuto della Cgil. "Il 28 sarò in piazza con la Fiom - dice Cofferati - la proposta di Camusso di firma tecnica prefigura una lesione gravissima dello statuto Cgil. Lo vieta un articolo dello statuto della Cgil, ripreso poi dallo stesso statuto della Fiom. Vieta esplicitamente all'organizzazione di presentare piattaforme o di firmare accordi lesivi dei diritti delle persone, i diritti sanciti dal contratto e dalla legge". Cofferati spiega che lo sciopero della Fiom è "legittimo e opportuno. Quello del 23 dicembre è un brutto accordo perchè invece di prospettare un modello di competitività basato sulla qualità del prodotto e dell'organizzazione del lavoro punta sulla riduzione dei costi, peggiorando le condizioni materiali di lavoro delle persone, e ancor di più togliendo dei diritti sanciti dai contratti. Inoltre apre un delicatissimo problema di democrazia nei luoghi di lavoro". 

Camerun: U.E. finanzia organizzazioni per diritti lgbt

Pubblicato da joker569 in Cultura Gay, Vita da Gay.
Mercoledì, 5 Gennaio 2011.
Nei giorni scorsi è stato accordato un finanziamento di ben 300.000 euro a favore di due organizzazioni non governative del Camerun, che riceveranno la somma grazie ad una decisione da parte dell’Unione Europea, in merito al Progetto di assistenza delle minoranze Lgbt. Le due organizzazioni sono infatti molto attive nel territorio, dove lottano in difesa dei diritti delle persone appartenenti alla comunità Lgbt, diritti continuamente calpestati, in una terra dove essere omosessuali è un rischio quotidiano.

La punizione per le coppie omosessuali che hanno rapporti intimi può andare ad esempio dai sei mesi ai cinque anni di carcere, ed è in un clima del genere che le associazioni Lgbt sul territorio lavorano per tutelare la comunità gay e trans locale.

Le Ong per i diritti della comunità omosessuale che riceveranno il finanziamento di 300.000 euro sono il “Collettivo delle famiglie dei bambini omosessuali” e l’”Associazione camerunense di difesa dei diritti degli omosessuali“.

Le due organizzazioni non governative svolgono anche un importante lavoro di assistenza per le persone emarginate dal resto della società per ragioni legate all’orientamento, e per il reinserimento degli anziani detenuti per motivi legati all’omosessualità.

http://www.gaywave.it/

Pensare un'altra Italia: il pensiero Politico di Silvio Trentin


Informazioni sulla manifestazione:

Evento data / ora:
sabato 15 gennaio 2011   09:00
Treviso, Teatro Eden



Che dite, vi sembra razzista?

Che dite, vi sembra razzista?Vittorio Aliprandi, già parlamentare della Lega Nord e ora consigliere comunale a Padova, torna a parlare di Rom, su Facebook. Con la sobrietà che lo contraddistingue.
Vittorio Aliprandi, già parlamentare della Lega Nord – poi espulso – e ora consigliere comunale a Padova, eletto in una lista vicina al PdL, torna a parlare di Rom, con la solita sobrietà. Il luogo è sempre Facebook, dove circa un mese fa scriveva:
Io non ho mai conosciuto dei rom che volessero integrarsi, se lo fanno è per fregarti i bambini. Bisogna toglierli alle famiglie appena nati se li vuoi cambiare, forse.
E in seguito, nella discussione sorta, arrivava a ipotizzare campi di concentramento.
Ad agosto, invece, aveva parlato di fascismo e omosessualità:
Non ho dubbi se devo scegliere tra un fascista e un frocio.
Ora, come dicevamo, è tornato sull’argomento Rom:
un sincero augurio a tutti di un 2011 senza quegli schifosi rom che in questi giorni hanno derubato le case di molti nostri amici!
E a chi lo accusa di razzismo (schifoso lei, razzista!) risponde:
cara elena grazie del razzista, spero che i suoi amici rom la vengano a trovare presto, le devastino la casa e le pestino a sangue il cane se lo ha ,come è successo ieri ad un amico. è il mio sincero augurio per l’anno nuovo.
D’altra parte, anche a lui è capitato di ricevere visita:
io li ho trovati in casa due volte mai che gli riesco a sparare prima o poi sarò fortunato.
Sarà razzismo, o non sarà razzismo? Nel caso ci fossero ancora alcuni dubbi, è lo stesso Aliprandi a scioglierli:
le categorie etniche esistono perché se il 90 % dei rom delinque ,i rom delinquono, se il70% dei nordafricani spaccia ecccc
Ovviamente il tutto è condito da commenti delicati e ragionati, che trovate qui.

Modena City Ramblers - I Cento Passi

oggi, 5 gennaio 2011, Peppino Impastato avrebbe compiuto 63 anni, noi lo ricordiamo!


La Russa è - TONY TROJA

Omaggio al ministro La Russa da Tony Troja





 

PEPPINO IMPASTATO/ Compirebbe domani 63 anni il politico e conduttore radiofonico ucciso dalla Mafia

PEPPINO IMPASTATO - Compirebbe oggi 63 anni Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978). Politico, attivista e conduttore radiofonico italiano, ha perso la vita  per le sue denunce delle attività della mafia in Sicilia. Peppino Impastato stesso era nato da una famiglia mafiosa: il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo.
Cacciato di casa dal padre dopo un pesante litigio, intraprende un’attività politica antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo.

Gay, droga, eutanasia e traffico di bambini: le sparate del “bombardiere” Giovanardi

di Emiliano Condò

Prima ha sparato contro la rock star Elton John dandogli del “mercante di bambini”, poi se l’è presa con l’Olanda  accusata, per le sue regole in fatto di eutanasia, di ricorrere a metodi “nazisti”.  Al sottosegretario per la Famiglia Carlo Giovanardi  piace fare rumore. Il contenuto e l’accuratezza delle dichiarazioni vengono molto dopo, prima si parla poi si vede l’effetto che fa, sperando che qualcuno se ne accorga.
Non è la prima volta e non sarà l’ultima. La questione non è di ideologia, ma di metodo. Il sottosegretario ha in mente un modello preciso di famiglia: eterosessuale e rigorosamente cattolica. E anche un modello preciso di società “pulita”: senza droga, senza eutanasia e con gli omosessuali ben relegati nell’ombra. Su eutanasia e adozioni gay, sia chiaro, ognuno ha il sacrosanto diritto di pensarla come vuole. Il problema è un altro: stile e rigore se uno non li ha, non lo può comprare al mercato delle opinioni.

Milano/ De Corato, attendiamo denunce Digos anche per cortei

Pronti a costituirci parte civile chiedendo un milione di danni

Dopo il rapporto inviato alla Procura di Milano dalla Digos in cui vengono denunciati per occupazione abusiva e violenza privata decine di ragazzi dei collettivi studenteschi che hanno protestato nelle scorse settimane contro l'approvazione del ddl Gelmini, il Comune di Milano si aspetta che la polizia faccia scattare le denunce anche per i cortei che hanno tenuto in scacco Milano, come era stato fatto dalla Questura di Roma che per i fatti del 14 dicembre ha indagato 68 manifestanti. "Il Comune è pronto a costituirsi parte civile nei procedimenti penali - ha reso noto in un comunicato il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato. Vorrei ricordare che si è trattato di cortei, anche random, con percorsi non autorizzati, conditi da vergognosi scontri con le forze dell'ordine, imbrattamenti vari, traffico cittadino in tilt con conseguente deviazione e rallentamenti delle linee Atm. E i costi di queste passeggiate sono gravati sulla collettività. Che ha pagato un conto salatissimo. Un milione di euro solo per gli ultimi otto cortei".