domenica 31 ottobre 2010

A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA! PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL'OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!

E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta -  in Piazza della Liberazione.

La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.

Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva".
Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.

Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!)  dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.

Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia.

Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che  giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.

Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.

Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche".

Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti.

Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune.
Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.

Da domani cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.

Comitato Unitario "per dignità non per odio"

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Voghera, targa per i repubblichini sulla 
prigione di partigiani e antifascisti
 
Il sindaco e la giunta Pdl ricordano sei fascisti morti in guerra. Ma nella città centro della Resistenza cittadini e opposizione non ci stanno e minacciano battaglia
di Andrea Giambartolomei,  29 ottobre 2010

La targa in memoria dei repubblichini resta  dov’è, sul muro del Castello Visconteo di Voghera, l’edificio che durante la resistenza fu una prigione per partigiani e antifascisti. Lo ha stabilito il sindaco della cittadina, Carlo Barbieri, esponente del Pdl, che a fine settembre si era detto disponibile a riparlare del caso. Mercoledì, durante il consiglio comunale straordinario convocato sull’argomento, invece non lo era affatto: “Tanto il Pdl ha già deciso: quella lapide non si tocca!”. L’opposizione invece ne aveva richiesto la rimozione, ma non è riuscita a spuntarla, pur dividendo la maggioranza. E stasera ci sarà un presidio di cittadini che la memoria l’hanno ancora viva e conosco le storie dei molti uomini rinchiusi lì dentro solo perché antifascisti durante il ventennio. E non accettano che la memoria si cancelli e si invertano i martiri.

La lapide non porta la firma del Comune o del committente, ma i nomi delle sei vittime “dei tragici eventi della II guerra mondiale”, fucilate “a conflitto concluso” e “senza alcun processo” il 13 maggio 1945. Si tratta di sei esponenti delle Brigate Nere e della Sicherheits, reparto per la sicurezza della Repubblica Sociale Italiana diretto dal commando tedesco nel Nord Italia, attivo nell’Oltrepò.

La decisione venne presa due anni fa dalla giunta di centrodestra guidata dal sindaco Aurelio Torriani. La posa, sollecitata dell’Associazione dei familiari dei caduti della Rsi, fu autorizzata dall’amministrazione con un parere conforme ma senza nessuna delibera, discussione o voto. Così la targa è stata posata il 28 settembre scorso sul muro esterno del centro storico della Resistenza. A Voghera, da cui provenivano le medaglie d’oro Ermanno Gabetta e Franco Quarleri. E’ stato “per pietà dei morti”, ha detto Barbieri.

“Non è lecito usare la pietà per i morti per confondere la ragione – ribatte Roberta Migliavacca, dirigente dell’Anpi di Pavia e membro del comitato “Per dignità e non per odio”, nato per la rimozione della lapide. Non si vuole infangare il ricordo, ma la vicenda sta diventando ridicola. Abbiamo sentito affermazioni disonorevoli sui partigiani. Non si possono dire cose che non hanno alcun riscontro”.

Mercoledì scorso in aula comunale la maggioranza è riuscita a spuntarla con quindici consiglieri contrari alla rimozione, nove favorevoli e sette astenuti (due della Lega, due del Pdl, due dell’Udc e uno di una lista civica). Francesco Rubiconto, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, denuncia la presenza in Comune di naziskin. “Era come se presidiassero il territorio”, commenta. Una presenza costante a Voghera, raccontano, dove trovano sostegno in alcuni esponenti politici provenienti dalla Fiamma Tricolore.

Da un mese cittadini, partiti e associazioni protestano. E andranno avanti anche dopo il diktat di Barbieri. “Questa sera ci troviamo di nuovo davanti alla targa e rifaremo la manifestazione. Dopodiché nei prossimi giorni organizzeremo alcuni incontri di storia”, annuncia Migliavacca. Nei piani c’è quello di organizzare un convegno perché, “da quel che abbiamo capito, in consiglio comunale la storia è sconosciuta”.

“Continueremo a protestare, perché difendiamo la Costituzione”, conferma Rubiconto. “Sto già lavorando alla preparazione di un convegno a cui inviteremo una moltitudine di storici di tutte le aree politiche. Loro citano sempre Giampaolo Pansa e uno storico di Voghera che faceva il vigile”.

Ma non solo. Migliavacca intende portare la mobilitazione a livello nazionale “perché la vicenda non riguarda solo Voghera, ma c’è un tentativo di sovvertire la storia nazionale”, mentre Rubiconto vorrebbe proporre di mettere tante targhe sul castello quanti sono i morti fatti dal Fascismo: “ Quanti sono? Ottomila targhe, io le chiederò e voglio vedere la giunta che si riunisce e mi da una motivazione per cui non si può fare”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/

venerdì 29 ottobre 2010

Il Futuro è dei giovani e del lavoro. Diritti e più democrazia 27 novembre - Manifestazione Nazionale - Roma

Per sostenere le lotte dei lavoratori e dei pensionati, e per guardare al futuro dei giovani, la CGIL promuove una grande manifestazione nazionale per il 27 novembre a Roma. Una mobilitazione che segna un passaggio fondamentale nel grande impegno messo in campo dalla CGIL in questo autunno. Un impegno che ha visto la protesta di ampi settori della società: dal modo della conoscenza, a quello del pubblico impiego, per arrivare alla giornata di lotta dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso.
Sabato 27 novembre 2010, la CGIL chiama tutte e tutti a manifestare a Roma, per chiedere più 'diritti e più democrazia', per rimettere al centro il lavoro, la contrattazione, per rivendicare sviluppo, equità e giustizia sociale e per imporre scelte che facciano uscire il Paese dalla crisi. Una crisi che per milioni di lavoratori si fa sempre più insostenibile. Il Governo, accusa la CGIL, nei due anni trascorsi della crisi economica, non si è preoccupato né dell'emergenza occupazionale, né del rilancio del sistema produttivo, l'unica azione avanzata è stato il sistematico attacco ai diritti del lavoro.
Tanti i temi al centro della mobilitazione, innanzitutto il lavoro stabile e dignitoso, minacciato ancor più oggi dall'approvazione del 'collegato lavoro'; la riforma degli ammortizzatori sociali, da tempo proposta dalla CGIL, che possa tenere insieme inclusività, equità nella contribuzione e sostenibilità economica; la contrattazione, che sta subendo un gravissimo attacco con le scelte della FIAT, di Federmeccanica e del Governo. Altri temi centrali: l'equità fiscale, il welfare, il Mezzogiorno, il diritto alla conoscenza.
Due i cortei previsti nella capitale, che partiranno alle ore 9 da Piazza della Repubblica e Piazzale dei Partigiani e che insieme confluiranno a Piazza San Giovanni. Una manifestazione dopo la quale, come ribadito dal Comitato Direttivo del 16 e 17 settembre, “misurate le risposte”, la CGIL “deciderà la prosecuzione della mobilitazione ed il sostegno alla Piattaforma, anche attraverso lo Sciopero Generale”.

Riunione Coordinamento Stop Omofobia Palermo

I sigilli al Blow Up, la gravissima incursione alla libreria Altroquando durante la visita del Papa, l'arresto degli studenti davanti al Liceo Umberto e altre azioni delle forze dell'ordine nella nostra città rischiano di essere dei segnali di un preoccupante clima intimidatorio e non delle semplici coincidenze.
Durante l'incontro pubblico organizzato alla Festa di Liberazione abbiamo indicato come prima azione da mettere in atto l'organizzazione di un incontro tra le Associazioni e le forze dell'ordine (unitamente alle Istituzioni). E' arrivato il momento di rendere concreta questa proposta!
E opportuno quindi riunirci come Coordinamento Stop Omofobia per parlare di quanto sta accadendo in queste settimane a Palermo e per cercare di capire, tutte/tutti insieme, se sia o meno in atto una lenta ma costante azione di intimidazione contro i movimenti cittadini "antagonisti" ed in particolare contro la comunità Lgbt.
Serve nuovamente tornare a farci sentire tutte/tutti insieme con un'unica voce collettiva e non bisogna ritenere esaurita col Pride l'esigenza di lavorare, programmare, protestare tutte/tutti insieme!
Vediamoci per una riunione del 
Coordinamento Stop Omofobia Palermo
 Mercoledì 3 novembre alle ore 21
presso il LEFT
Via Degli Schioppettieri 8 - Palermo
 
Facciamo in modo che la riunione 
sia realmente partecipata

SE ESSERE GAY E' SBAGLIATO SIAMO TUTTI IN ERRORE

Essere gay è sbagliato, secondo Rocco Buttiglione. Allora anche essere brutti è sbagliato. Essere scemi è sbagliato. Essere ipocriti è sbagliato
giovedì 28 ottobre 2010 , di L'Unione Sarda 

Essere gay è sbagliato, secondo Rocco Buttiglione. Allora anche essere brutti è sbagliato. Essere scemi è sbagliato. Essere ipocriti è sbagliato. Essere buoni belli intelligenti colti ricchi o poveri può essere sbagliato. Che dire poi dell'essere arroganti, boriosi, invidiosi, meschini, biondi o bruni. Se così fosse, anche essere filosofi sarebbe sbagliato, specialmente quando questi sbarellano con le parole, forse dimentichi di essere uomini peccatori, o virtuosi fa lo stesso, e non sanno evitare di spararle tanto grosse. Se essere gay è sbagliato, tutto in noi e di noi è sbagliato.

Per chi avesse letto la cronaca di questi giorni non sarà difficile associare questa raffica di affermazioni all'apparenza (o anche nella sostanza, chissà) prive di senso. Ha detto Nichi Vendola: non saprei come commentare una dichiarazione come quella. Commenti seri infatti non se ne possono fare, meglio un registro ironico, o anche stupido per una battuta stupidissima. Rocco Buttiglione è però recidivo, e quando sostiene che essere gay è anche “moralmente come evadere le tasse” procura un certo disagio. Le frasi andrebbero - come usa dire da un po' di tempo in qua e parafrasando il suo amico monsignor Fisichella - contestualizzate. Ma anche compiendo tutti gli sforzi possibili la contestualizzazione non alleggerisce il peso di quelle parole né assolve chi le ha pronunciate. Come si fa anche solo a pensare che un dato orientamento sessuale sia “oggettivamente sbagliato”. Dove stia l'oggettività dell'errore solo Buttiglione lo sa. Perché neppure all'Unione europea l'hanno capito quando nel 2004 si è sbilanciato sullo stesso tema ed è stato bocciato dall'intero Parlamento.

Libero di farsi tutti i cattoscrupoli e autoflagellazioni che preferisce; la sua scala di valori - come uomo, come cattolico, come filosofo, come marito e come politico - può essere diversa da quella di milioni di altre persone ma non per questo deve sindacare su temi che riguardano la sfera individuale di ciascuno quale che sia il suo orientamento di vita, non solo sessuale. Come può l'Udc, che dei valori cristiani ha fatto una bandiera, che sulla difesa dei diritti civili è pronta a scendere a patti col diavolo (si fa per dire), tacere davanti a un proprio rappresentante di partito che considera l'omosessualità “un peccato, non un crimine”. Sentire certe idee medievali proprio da chi si professa cristiano, cattolico e un po' “peccatore per aver visto un film di Tinto Brass” è una bella contraddizione. I peccati, anche al di fuori della concezione religiosa del termine, sarebbero ben altri. E soprattutto in politica, ma anche nella società civile, se fossimo tutti cattolici osservanti alla maniera di Buttiglione, saremmo già all'inferno o come minimo chiusi in casa col cilicio addosso. Ha ragione Vendola: difficile commentare una frase come quella. Ma anche il silenzio potrebbe essere sbagliato.

giovedì 28 ottobre 2010

APPELLO E PETIZIONE ONLINE PER LA RIAPERTURA DEL BLOW UP

Il 25 ottobre 2010 sono stati ufficialmente apposti i sigilli alle porte del circolo ARCI “Blow Up” di Palermo.

Porte che in passato sono state incendiate, sigillate, riaperte e scassinate.Le stesse porte che hanno accolto tutti. Chi rivendicava l’affermazione dei propri diritti e chi la difesa contro ogni discriminazione, dalle associazioni studentesche a quelle di volontariato, dall’Arcigay ad Emergency. Tra le prime porte a Palermo ad aprirsi ad Addiopizzo.

Il Blow Up è stato casa di studentesse e di studenti, di tantissimi artisti e dei giovani in generale di questa città, per molti dei quali ha rappresentato non solo un luogo di aggregazione, ma anche di crescita personale, sociale e culturale.Questo spazio, ideato e costruito quasi dieci anni fa da giovani palermitani, con i tanti dibattiti, gli eventi e le iniziative, ha contribuito in questi anni alla promozione sociale e culturale in questa città, all’affermazione della cultura dell’antimafia e della legalità democratica.

Noi ci siamo formati negli anni delle stragi e del movimento antimafia. Coerentemente abbiamo fatto del rispetto delle Istituzioni e delle regole il fondamento principale del nostro impegno civico e non ci sottrarremo in nessun modo alle decisioni che prenderanno le autorità giudiziarie nei nostri confronti. Ma non possiamo subire in silenzio un provvedimento, a nostro avviso spropositato e intempestivo, perché giunto dopo più di cinque mesi dal sopralluogo della Polizia, che rischia di compromettere irrimediabilmente una realtà nella quale crediamo, che abbiamo faticosamente costruito, senza alcun contributo pubblico, e per la quale continueremo a lottare.

Chiudere il Blow Up vuol dire chiudere uno spazio libero, casa della musica e dei musicisti, dell’aggregazione, della socialità, del confronto.In una città ripiombata in uno scuro medioevo, che spinge i giovani alla fuga o alla rassegnazione, chiudere il Blow Up vuol dire annientare un patrimonio di tutti, un’esperienza vera, fatta di tanta passione, fantasia, creatività, autonomia, libertà e voglia di mettersi in gioco. Riteniamo che sia anche un segnale che può scoraggiare tutti coloro che in futuro vorranno sperimentare spazi legali di promozione sociale e di impegno, investendo e rischiando su Palermo, per Palermo e i palermitani.Per tanti il Blow Up ha rappresentato una certezza nel passato, un impegno nel presente e il speranza di un futuro migliore per questa città. Chiuderlo vuol dire anche chiudere le porte alle nostre certezze, al nostro impegno e alle nostre speranze.

Ora ci rivolgiamo a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, alle organizzazioni e ai singoli, al mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura, dell’università e della scuola, ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti coloro che ritengono che anche attraverso la difesa di ogni singolo spazio di libertà e di confronto passi la difesa dei diritti di tutti e si attui davvero la democrazia.

Questa è una battaglia di tutti.

I ragazzi del Circolo Arci Blow Up di Palermo

Potete firmarlo al seguente link:

The Clash-Lo scontro. Storie di lotte e di conflitti

Presentazione del volume 

The Clash-Lo scontro. Storie di lotte e di conflitti, Lorusso Editore 

Racconti di Luigi Lorusso, Marino Buzzi, Marco Capoccetti Boccia, Dario Falconi, Cristian Giodice, Lisa Mazzieri, Silvia Mericone, Luca Palumbo, Marco Philopat & Duka, Guido Tobia, Michele Turazzi.

Introduzione di Valerio Evangelisti
 
Interviene Luigi Lorusso

Dall'esperienza di Laspro - rivista di letteratura, arti & mestieri, 11 storie che raccontano di un'Italia non pacificata, che attraversano le resistenze individuali e collettive alla paura, alle violenze, agli abusi dei tanti poteri. Racconti che dalle ceneri degli anni Zero fanno scorgere degli anni Dieci che sono tutti da giocare.

venerdì 29 ottobre 18.30
Laboratorio Zeta, via Boito 7 Palermo

mercoledì 27 ottobre 2010

Casi illustri di omofobia insegnati a scuola L’esperimento di Londra abbatte l’intolleranza


Oscar Wilde, Alan Turing, Andy Warhol. Ma anche Michelangelo e Pier Paolo Pasolini. Tanti sono i gay che hanno fatto la storia della cultura, solo che a volte l’omofobia di cui sono stati vittime è un aspetto trascurato quando questi autori vengono trattati nelle scuole. Non si sa, oppure si preferisce non dirlo. Raccontarlo agli alunni, invece, può servire a vincere il pregiudizio. Il tale direzione si è mosso invece l’esperimento pedagogico tentato, apparentemente con successo, a Stok Newington, un istituto medio e superiore di Islington, nord di Londra. Da diversi anni gli insegnanti usano illustrare le storie di omofobia che hanno caratterizzato la vita di alcuni dei personaggi più in vista della cultura britannica e mondiale. Risultato: secondo gli insegnanti, i ragazzi sono diventati molto più aperti, e, nonostante il bullismo non sia infrequente, nella pur tollerante Gran Bretagna, gli episodi di maltrattamenti o offese a sfondo omofobico sono praticamente spariti. Segno di un cambiamento di mentalità, almeno nel piccolo mondo di Stok Newington.

Le storie narrate dagli insegnanti comprendono quella di Oscar Wilde, finito nelle prigioni del Regno per il comportamento giudicato scandaloso in epoca vittoriana, e di Alan Turing, matematico e fondatore della moderna teoria computazionale (alla base della computer science).

Caso scottante, il suo, se solo si pensa che nel 1952 il diritto britannico prevedeva l’omosessualità come reato. Turing fu processato per atteggiamenti contrari alla morale, nonostante avesse reso alla Gran Bretagna di Churchill l’enorme servizio di decrittare i codici dei messaggi tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Un tribunale lo condannò, lasciandogli solo il beneficio della scelta tra la prigione e la somministrazione di ormoni femminili, che avrebbero dovuto curarlo dalla presunta malattia, riducendo il desiderio. Il grande matematico si suicidò nel 1954, ma solo il 10 settembre 2009 Gordon Brown ha fatto pubblica ammenda per il brutale trattamento riservatogli allora.

Poiché l’esperimento pilota di Londra ha avuto successo, ora si pensa di esportarlo. Entro l’estate del prossimo anno verranno formati decine di insegnanti di scuole elementari, medie e superiori, che cercheranno di insegnare il rispetto e la normalità del comportamento omosessuale anche nel resto del Paese. “Attraverso l’esempio di persone famose appartenenti al mondo LGBT (lesbo, gay, bisessuale e trans ndr), dichiara al quotidiano The Guardian Elly Barnes, insegnante a Stok Newington, “abbiamo prodotto un cambiamento nelle opinioni degli studenti”. E aggiunge: “Siamo riusciti a cambiare il linguaggio usato a scuola. Al contrario di quanto accadeva prima la parola gay non viene più usata come termine denigratorio”.

È vero, l’orientamento sessuale di uno scienziato, scrittore o artista potrebbe essere irrilevante per il valore della sua opera. Solo che il conoscerlo aiuterebbe a considerare la diversità come un fattore costitutivo della natura umana. E così, mentre Rocco Buttiglione, rispondendo a una domanda su Nichi Vendola, accosta l’omosessualità a un reato (“sono contro la discriminazione, ma essere gay è oggettivamente sbagliato, come non pagare le tasse o non fare l’elemosina”) una piccola scuola di Londra i conti con l’omofobia li fa in classe. Un esempio da seguire anche in Italia?

La Regione Toscana per una legge nazionale contro l'omofobia

Firenze, 27 ott. - (Adnkronos) - Contro l'omofobia: la Toscana prenda l'iniziativa per una legge nazionale di prevenzione e contrasto alla discriminazione e agli atti di violenza contro le persone omosessuali. E' quanto contenuto in una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio regionale nella seduta di questa mattina.
La mozione ? che vede prima firmataria Daniela Lastri, con Vittorio Bugli, Alessia Ballini, Rosanna Pugnalini, Enzo Brogi, Lucia Matergi, Marco Spinelli (Pd), Marta Gazzarri (Idv), Monica Sgherri e Mauro Romanelli (Fed. Sinistra-Verdi) ? sollecita i parlamentari toscani ''ad assumere l'iniziativa'' per l'approvazione in Parlamento della proposta di legge contro l'omofobia ''finalizzata a colmare la grave lacuna legislativa che priva di qualsiasi forma di protezione gli individui da atti o comportamenti omofobi''.
La mozione invita la Giunta regionale ''a promuovere iniziative e progetti contro ogni discriminazione tesi, in particolare, a sensibilizzare i giovani contro l'omofobia, a partire dalla scuola e dall'universita', a promuovere una specifica campagna di comunicazione e, infine, a promuove l'adesione degli enti locali della Toscana alla Rete Ready (rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni)''. Condanna ''fermamente i recenti atti di violenza perpetrati nei confronti delle persone omosessuali''.

OMOFOBIA: L'IDV PRESENTA LA SUA PROPOSTA DI LEGGE

(AGENPARL) - Roma, 27 ott - Estendere la legge Mancino – Reale ai crimini di omofobia e transofobia. E’ questa la linea tracciata dalla proposta di legge presentata oggi dal gruppo dell’Idv, in conferenza stampa, a Montecitorio.
La legge Reale del 1975 ha ratificato un importante strumento internazionale, ossia la convenzione di New York sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Si tratta di una legge completa che comprende una parte repressiva ed una preventiva. Con la prima si va punire chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale o etnica e chi commette reati per finalità d’odio etnico, razziale o religioso. Con quella preventiva, invece, si vietano le associazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi etnico-razziali. L’Idv fa proprie queste direttive. Ll’on. Antonio Di Pietro spiega, infatti, che questa proposta di legge prevede una forma di rieducazione per chi commette reati di omofobia e transofobia.  “E’ una proposta di legge che non ha un iter articolato – incalza Di Pietro – basta semplicemente fare un’aggiunta alla legge Mancino – Reale, sulla quale tra l’altro si è già intervenuti per proteggere le minoranze linguistiche. Si tratta di una legge di iniziativa parlamentare – preme il leader dell’Idv – che non necessita, quindi, di un avallo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti”.  Sono tre i principali motivi che spingono Di Pietro e i suoi a presentare questo provvedimento. In primis assicurare la qualità della nostra democrazia, che deve riconoscersi per  un atteggiamento di  rispetto e di  difesa da parte della politica verso le minoranze. In secundis, se l’Italia vuole veramente muoversi verso l’apertura e l’integrazione, la politica deve garantire l’effettiva partecipazione di tutti al progresso sociale. In ultimo, non per importanza, si rileva che “chi discrimina divide, chi divide separa e, separare, vuol dire allontanare”.  Allontanare dal tessuto sociale, si legge  nel  testo del disegno di legge, significa generare situazioni di illegalità sempre più gravi. Tra le cause del dilagare della discriminazione sessuale, individuate dal gruppo dell’Idv, c’è la condizione politica, ossia la mancanza di una volontà politica scevra da pregiudizi  e che voglia veramente legiferare sulla tutela delle persone omosessuali e trans. Anche il Pd, con l’on. Anna Paola Concia, ha fatto la sua proposta di legge contro l’omofobia e la transofobia. Ma, a sentire Federico Palomba, capogruppo dell’Idv in Commissione Giustizia, non basta aggiungere “una semplice aggravante”, com’è nelle intenzioni del Pd. “Occorre una reazione sociale adeguata alla profondità di questa incoltura” stigmatizza Palomba. Interviene, infine, Alessandro Cresci, coordinatore fiorentino dei dipietristi, che negli ultimi giorni è stato vittima di omofobia e lancia un messaggio ” Basta associare l’omosessualità alla pedofilia. E  poi a chi etichetta gli omosessuali  come ‘diversi’ vorrei chiedere: ‘diversi da chi e, soprattutto, perché?”.

6ARTISTA: RICCARDO BENASSI / TOMASO DE LUCA





Comunicato stampa evento: 6ARTISTA: RICCARDO BENASSI / TOMASO DE LUCA

Dal martedì 26 ottobre 2010
al domenica 12 dicembre 2010
Ufficio stampa Civita
Gli artisti correlati Riccardo Benassi, Tomaso De Luca
A cura di Marcello Smarrelli

In occasione del nuovo ciclo espositivo MACROFall 2010, il Museo ospita nei propri spazi le installazioni di Riccardo Benassi e Tomaso de Luca – vincitori della prima edizione di 6ARTISTA – a conferma sia della costante attenzione del Museo verso le nuove generazioni di artisti attivi a Roma, sia del legame storico tra MACRO e Pastificio Cerere quali grandi laboratori di immagini.

Partito nel 2009, 6ARTISTA è il Premio concepito da Fondazione Pastificio Cerere e Associazione Civita con il sostegno di Allianz per supportare i giovani talenti nella loro fase formativa attraverso un periodo di residenza presso il Pastificio Cerere, un luogo che dagli anni Settanta in poi ha visto la nascita e lo sviluppo delle tendenze artistiche più interessanti della capitale, uno spazio in cui gli artisti transitano, vivono e lavorano. L’obiettivo è quello di offrire un luogo di confronto con i diversi linguaggi, idee e tecniche, affinché i giovani individuati possano approfondire la loro poetica e consolidare il proprio linguaggio.

Riccardo Benassi s'interroga sul tempo, sullo spazio, sulle architetture; lavora sulle sensazioni e sull'incontro fra i suoi due grandi interessi: suono e materia. L'installazione sonora “1982” è una sala d'aspetto espansa, specificatamente progettata per l'architettura del Macro. Una zona di passaggio del museo viene tramutata in area di sosta ad uso e consumo dei visitatori e sembra offrire un comfort casuale che non ha scopi apparenti se non l’esibizione di se stesso.

La ricerca di Tomaso De Luca s’incentra sull’identità maschile e le sue declinazioni all’interno del corpo e dello spazio. L’artista va alla ricerca di una statua di epoca fascista, riscoperta nel 2009, chiamata “il Cacciatore”, che appare e scompare da oltre 70 anni. Trova però una scultura il cui volto è celato totalmente dalla vegetazione e decide, partendo da un’unica fotografia, di disegnare cento volte la sua testa invisibile. In The Sleepers De Luca fa “incontrare”, attraverso l’uso del disegno e della performance, lo stesso Cacciatore con un’altra scultura dimenticata: il Bigio di Brescia. Questi due lavori di Tomaso De Luca, concepiti come un unicum, raccontano un piccolo ciclo dello sguardo, sostituito o modificato dall’esperienza percettiva della prassi artistica.

Riccardo Benassi
1982

Tomaso De Luca
100 teste per un cacciatore –The Sleepers

Dal 26 ottobre al 12 dicembre 2010

Catalogo edito da Mousse a cura di CONTACT _Con-3C41911F1 \c \s \l Marcello Smarrelli

Informazioni sul premio 6 Artista su

www.6ARTISTA.IT
6artista@civita.it
06 692050282



MACRO

Via Reggio Emilia 54 Roma

Aperto da martedì a domenica dalle 9 alle 19.

MACROTICKET: MACRO + MACRO Testaccio (ingresso unico) 4.50 € intero, 3.50 € ridotto – valido 7 giorni.

*Le tariffe potranno subire variazioni in occasione di eventi speciali o mostre temporanee.

www.macro.roma.museum
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Ufficio Comunicazione MACRO

Massimiliano Moschetta, Nicolò Scialanga

T +39 06 671070443

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Ufficio Stampa

Civita, Barbara Izzo

tel. 06 692050220

izzo@civita.it;

Fondazione Pastificio Cerere, Francesca Pellicci

tel. 06 45422960

info@pastificiocerere.it
Allianz, Spot – Comunicazione e Media Relations

Giovanna Marchi

tel. 02 58322585

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Francesco Acampora

Una coppia di fatto gay tra i Muppets




di Angela Leucci - Martedì 26 Ottobre 2010 alle 19:45

Da sempre sono lo specchio dei tempi che cambiano e cercano di risvegliare le coscienze attraverso una satira dissacrante che piace a grandi e a piccini. Sono i Muppets, i pupazzi della televisione statunitense, che tornano alla ribalta per aver trattato un argomento spinoso, le coppie omosessuali di fatto.

A quanto pare, Bert e Ernie, due pupazzi dei Muppets e conviventi di Sesame Street, escono per la prima volta allo scoperto e fanno allusioni sulla propria omosessualità. Niente di nuovo per chi diceva di sospettarlo da anni, ma sicuramente un grosso scandalo per chi ha bollato il programma come ricettacolo di una lobby omosessuale.

Ma andiamo con ordine. Ad accennare alla propria omosessualità è stato Bert in un messaggino su Twitter:

Mai notato come i miei capelli sono simili a quelli di Mr. T? L’unica differenza è che la mia è più “mo” e meno “hawk”.

Il riferimento a Mr. T sarebbe relativo alla star di colore del telefilm “A-Team”, che ha da sempre una pettinatura alla mohicana. Il problema sarebbe nel termine “mo”, che indicherebbe in slang il concetto di “omosessuale”. Questo almeno l’interpretazione dell’edizione britannica dell’Indipendent. Il coming out coincide, peraltro, con la settimana del Gay Pride negli Stati Uniti.

Minacce di boicottaggio sono arrivate da organizzazioni destrorse e religiose, come “Focus on the Family” e “Family Research Council”, cui la produzione ha replicato:

Non ci sarebbe mai passato in mente che aver invitato celebrità gay e adesso il micromessaggio su Twitter di Bert potessero essere interpretati come un cosciente richiamo per un pubblico gay.

martedì 26 ottobre 2010

Uganda: impicchiamo i gay!

Questa notizia è passata inosservata in quasi tutti i giornali italiani: il settimanale ugandese Rolling Stone ha pubblicato i nomi dei cento più influenti omosessuali del paese con la scritta “Hang Them”, impiccateli.
L’anno scorso David Bahati, parlamentare del governo conservatore presieduto da Yoweri Museveni, aveva presentato una proposta di legge in cui si condannava l’omosessualità con la pena di morte, questo perché nel paese africano essere gay è un reato che comporta una condanna fino a 14 anni di carcere. Ma la comunità internazionale ha chiesto e ottenuto l’abbandono della proposta.
Qualche settimana fa il Rolling Stone ha pubblicato l’articolo con la richiesta di impiccagione a pochi giorni dal primo anniversario della controversa normativa: l‘articolo sosteneva che una malattia sconosciuta ma mortale stava attaccando gli omosessuali in Uganda, e che i gay stavano reclutando un milione di bambini con dei raid nelle scuole per contagiarli e renderli uguali a loro.
Il governo ugandese, invece di condannare il giornale, ha mitigato l’accaduto dicendo che è una campagna denigratoria degli omosessuali per reperire supporto esterno per la loro campagna.
«Prima dell’introduzione del disegno di legge in Parlamento la maggioranza delle persone non aveva idea riguardo le nostre attività» – ha detto Patrick Ndede, 27enne ugandese attivista per i diritti civili - «ma da allora siamo vessati da molte persone che odiano gli omosessuali. La pubblicità del disegno di legge ci ha fatto conoscere a molte persone, e da quel momento hanno iniziato a maltrattarci».
Una ventina di omosessuali in questo momento sono rinchiusi nelle prigioni ugandesi, e nell’ultimo anno ne sono stati perseguitati altrettanti dalla polizia e dai cittadini giustizieri.
Dopo che il Rolling Stone ha battuto le strade, il Media Council – qualcosa tipo l’ordine dei giornalisti – ha ordinato alla direzione di cessare la pubblicazione. A quanto pare non a causa del suo contenuto, bensì per la mancanza di alcuni requisiti che mancavano: «Dopo aver completato le pratiche burocratiche il Rolling Stone sarà libero di pubblicare di nuovo», ha affermato Paul Mukasa del Media Council.
Dunque l’Uganda, come la Nigeria, continuerà a condannare i gay per il solo motivo di essere diversi da come li vuole il regime. Ma sì, dai, impicchiamoli i gay!

martedì 26 ottobre 2010
http://www.agoravox.it/ 

L'arte italiana scende in campo per i diritti dei gay

Il fotografo pratese Francesco Vieri prenderà parte all'asta di beneficenza organizzata dal Sage, l'associazione nata per garantire il rispetto dei diritti degli omosessuali
    di Valeria Robecco

NEW YORK, 25 ottobre 2010 - Da Prato al Gotham Hall per sostenere i diritti dei gay. Il fotografo Francesco Vieri prendera’ parte, insieme a grandi nomi dell’arte e della moda, all'asta benefica organizzata dal SAGE. L'associazione lavora per garantire il rispetto dei diritti fondamentali di omosessuali e transgender in età avanzata, e con i fondi raccolti grazie alle opere battute al Gotham Hall continuera’ nel suo ruolo di supporto alle minoranze. L’evento si e’ sempre tenuto al Metropolitan Museum, ma dopo il successo degli ultimi anni il comitato organizzativo ha deciso di spostarsi nel grande spazio che un tempo ospitava la Greenwich Savings Bank.
Circa cinquanta artisti emergenti, selezionati tra centinaia di candidati, avranno la possibilità di farsi conoscere da appassionati e galleristi e vedranno le loro opere di fianco a quelle di fotografi come Bruce Weber, che ha messo a disposizione uno scatto inedito di Madonna, e stilisti come l'americana Diane Von Fustemberg. Oggi saranno più di 500 i leader dell'economia e i personaggi famosi che arriveranno al Gotham Hall per battere vestiti e quadri, fotografie e oggetti di design donati per supportare il lavoro del SAGE.
Vieri portera’ a New York una serie di fotografie ispirate ai supereroi anni ’70, frame cinematografici raffiguranti robot metallici stampati su vetro che sembrano uscire dalla fotografia e diventare creature animate. Il fotografo pratese punta su un’arte piu’ concettuale che figurativa: lavora su elementi di design e di arredamento, sulle automobili o figure come pupazzi e robot, ne cattura un particolarare e lo trasferisce su carta, vetro o plexiglass. Dalla sua passione per i supereroi metallici e’ nato il progetto “uforoboblog”, che ha attirato l’attenzione dell’ex fashion editor di Max Tony Verga e del comitato di selezione del SAGE e gli ha permesso di arrivare nella vetrina newyorkese del Gotham Hall insieme ai grandi nomi dell’arte e della moda.
 

lunedì 25 ottobre 2010

Buttiglione: "Essere gay è sbagliato come evadere il fisco"

Il senatore dell'Udc torna ad attaccare gli omosessuali. Dichiarazioni simili 2004 gli erano già costate il posto di commissario europeo. Dall'Arcigay: "Parole indice di poca umanità. Ha un problema con se stesso". In serata Buttiglione corregge il tiro

25 ottobre, 2010

Rocco Buttiglione e l'omosessualità, un rapporto quantomeno controverso. Il senatore dell'Udc non ha mai fatto mistero di considerare l'essere gay un peccato, posizione che nel 2004 portò alla sua bocciatura come membro della commissione europea. Sempre criticato per le posizioni considerate da molto come omofobe oggi è tornato sull'argomento con dichiarazioni che scateneranno polemiche. Ospite della trasmissione di Radio Due Un Giorno da Pecora l'esponente dell'Udc ha dichiarato che "essere gay è moralmente sbagliato, come lo è l'adulterio, in non pagare le tasse o il non donare soldi ai poveri". I due conduttori, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, gli avevano chiesto se i suoi dissapori politici con Nichi Vendola non nascessero dal fatto che il governatore della Puglia fosse omosessuale. "Non ce l'ho con lui perché è gay - ha risposto il presidente dell'Udc - sul piano politico e sociale sono contro la  discriminazione nei confronti dei gay, ma moralmente non sono  d'accordo, penso che l'omosessualità sia oggettivamente sbagliata".

Già nel 2004 dichiarazioni omofobe costarono a Buttiglione il posto di commissario europeo alla giustizia. Allora affermò, nel corso dell'audizione, che considerava "l'omosessualità un peccato, ma non un crimine". In precedenza aveva detto che l'essere gay era "indice di disordine morale". Prese di posizione che vennero criticate duramente dai suoi stessi colleghi del Partito Popolare Europeo.

Interpellato da Sky.it Paolo Patanè, presidente nazionale dell'Arcigay risponde duramente alle parole del senatore dell'Udc. "Le parole di Buttiglione sono indice di poca umanità, fanno torto alla stessa religiosità che il senatore dice di difendere". "A essere eticamente inaccettabile - ricorda poi Patanè - è il suo essere portatore di discriminazioni. Sono frasi inaccettabili in un uomo che aspiri ad amministrare la cosa pubblica e sarebbero considerate gravissime nel resto d'Europa."
Ricordando poi il precedente episodio del 2004 il presidente dell'Arcigay spiega "Buttiglione si ostina a dare questa lettura palesemente falsa dell'omosessualità, che è una condizione assolutamente normale dell'umanità. Lui ha questo problema con i gay o forse con se stesso, e non riesco a spiegarmene le ragioni. A dire il vero sono rattristato per lui". "Spero che queste parole - conclude Patanè - siano un buon motivo per non votare un personaggio che tradisce in questo modo i valori della Repubblica italiana".

In serata Buttiglione cerca di correggere il tiro e in una note sostiene che il suo pensiero sia stato eccessivamente condensato. "In particolare - si legge nella nota - il presidente non ha mai paragonato l'omosessualità all'evasione fiscale. Su esplicita domanda, nel simpatico contesto tipico della trasmissione, il presidente ha fatto un elenco vario di temi che toccano il campo della morale ma non quello della rilevanza politica e giuridica, tra l'altro facendo un esplicito distinguo proprio sull'evasione."

La puntata può essere vista a questo indirizzo. Nel corso della trasmissione Buttiglione dice che secondo lui essere gay "è moralmente sbagliato" e poi aggiunge "ci sono tante cose che sono moralmente sbagliate ma che la legge non dovrebbe perseguire, come l'adulterio, il non pagare le tasse, il trattare male le persone." A quel punto i conduttori gli fanno notare che evadere il fisco è contro la legge.


http://tg24.sky.it/

“Scantu”, la paura generata da questi tempi avvelenati e criminali

È uscito il nuovo disco dei Marenia, musicisti indipendenti capaci di coniugare arte e solidarietà nel Social Folk.
Undici brani inediti. Con “Camorra” denunciano le “cattive abitudini” compiute inconsapevolmente dai cittadini a favore della criminalità. Il ricavato del disco – acquistabile online sul sito www.marenia.net- verrà devoluto in attività sociali contro l’omertà, l’omofobia e il razzismo.

Verrà presentato il 27 al "Caffè con l’autore", a Villaricca, e la sera del 29 ottobre da Evaluna, in piazza Bellini a Napoli. Il 31 da Agorà, a Giugliano. Poi, a fine novembre al Mei i Faenza, il Festival delle etichette indipendenti.

Ecco chi sono i Marenia. Da diversi anni attivi sulla scena indipendente, con all'attivo collaborazioni di tutto rilievo, questa particole formazione ideata dalla cantautrice Maria Ylenia Trozzolo ed il polistrumentista Raffaele Cardone, si immergono stilisticamente nelle radici della folk music del Mediterraneo, in particolare quella del Sud Italia. Hanno sposato dall'inizio della loro vita artistica, l'idea di un “open ensemble”, una formazione arricchita ed ampliata non secondo le regola del mercato, ma quelle, ben più intense e fruttifere della solidarietà. Nel 2004 fondano l'Associazione musicale illimitarte, a Villaricca (Na) e attraverso essa, integrano, formano, i nuovi artisti liberi, scardinando, in modo tangibile- creando un canale alternativo - il potere attrattivo che da sempre la criminalità ha sulle popolazioni e, in particolare, sui giovani. Nel 2008 inventano i Bidonvillarik, percussionisti “riciclanti” che suonano sui rifiuti, e – in emergenza rifiuti- la formazione fa il giro del mondo attraverso media internazionali come il Times, BBC, Al Jazeera. Poi è la volta dell'AWOP, il festival antirazzista ed antimafia “A World of Peace”, che raggiunge in sole tre edizioni oltre 1500 adesioni di artisti ed associazioni da ogni parte d'Italia. Per le loro attività ricevono elogi e riconoscimenti dall'UNICEF, dalla Croce Rossa, dal Presidente della Repubblica. Collaborano con Legambiente, Libera, e sono membri degli Artisti Solidali Antirazzisti, ed il loro attivismo viene riconosciuto anche dal MEI che premia l'AWOP come secondo miglior festival nazionale nella rete dei festival italiani.

Il disco

Oggi, pubblicano in totale autonomia, in napoletano, calabrese, italiano e spagnolo, il nuovo disco “Scantu”, che in calabrese appunto vuol dire “Spavento”. Spavento per la condizione che raggiunge l'uomo quando i valori della comune umanità vengono esautorati dai media, schiavi di lobby e potere politico, della mafia, dal denaro, dai confini, dalle distanze culturali, eserciti in mano a spietate multinazionali, e a tutti gli oppressori di popoli. Nel disco, tutto acustico, registrato e prodotto negli studi della stessa associazione e mixato da Dino Barretta al Music Factory Napoli, oltre Maria Ylenia alle voci e Raffaele alle Chitarre, Choral Sitar e Bouzouki, suonano: Andrea Avena e Gennaro Cerbone al Contrabbasso, Roberto Giangrande al Basso Acustico, Pino Ciccarelli al Sax e Clarinetto, Enzo Grimaldi alla Fisarmonica e Melodica, Vittorio Bruno alle percussioni. La presenza dell'attore calabrese Totonno Chiappetta, in una inedita lettura contro l'omertà ed i Bidonvillarik nel brano “Camorra” che denunciano tutte le “cattive abitudini” che solitamente e, purtroppo, anche senza la piena consapevolezza, si compiono per favorire la criminalità.

Undici brani inediti, tra cui “Maletiempo”, la storia di una madre che parla al figlio camorrista, o come “Brigantessa si mora”, rilettura della figura delle brigantesse nell'Italia postunitaria, o come “Nosotros Dos”, tango in spagnolo sulle condizioni dei nostri emigranti, o ancora Nunneranumigranti su quelle dei nuovi immigrati. “'E signu 'cca ca pianzu”, che tratta il tema della guerra, ripreso anche in “Ferramonti”, brano che racconta le vicende del più grande campo di concentramento italiano fascista, il Ferramonti di Tarsia, o come “Gola e Tammurriaddru”, due giovani che si trovano al G8 di Genova, o ancora “Cittu”, che racconta l'omertà delle popolazioni sottomesse alla 'ndrangheta, e brani chiaramente provocatori e antirazzista, come “In un paese civile” che racconta la differenza tra due Italie.

Un progetto di solidarietà

“Scantu” è masterizzato da Bob Fix e distribuito in tutto il mondo da illimitarte in esclusiva ed acquistabile da www.marenia.net

L'operazione è particolare, perché l'intero ricavato della vendita del disco finanzierà le attività dell'Associazione illimitarte, permettendo a centinaia di giovani di studiare musica e scoprire valori come l'antirazzismo, la lotta all'omofobia, alla xenofobia, alle mafie, alla violenza, attraverso la cultura.



Le date delle presentazioni del disco

I Marenia saranno al MEI di Faenza il 26-27-28 novembre prossimo.




Raffaele Cardone su http://www.comunedipignataro.it/

TORINO: “IO SFRATTATA PERCHE' GAY”


È stata prorogata di un mese la speranza di poter continuare a vivere nell'alloggio popolare in cui sta da 7 anni, fino al novembre scorso con la compagna con cui aveva stretto un «patto matrimoniale» sottoscritto, tra le mura domestiche, alla presenza di amici testimoni. Da un anno Lucia Romana Pellegrino, 38 anni, occupa un appartamento in un condominio Atc, in via Cabiati 4, senza averne più il diritto (pur continuando a pagare il canone). Questo le contesta l'Atc, proprietaria dell'immobile, che le ha intimato lo sfratto. Un atto che lei respinge come un'ingiustizia frutto di pregiudizio: «Vengo discriminata perché sono gay» e ha impugnato lo sfratto davanti al giudice del Tribunale di Casale, fiduciosa che il provvedimento venga annullato. Aggiunge: «Non ho un lavoro, ho un'invalidità del 70% fin da bambina, cui si è aggiunto un altro 8% a seguito di un gravissimo incidente. Non ho parenti o amici che possano ospitarmi: se verrò cacciata, non so dove trovare rifugio».


Luisella Marangoni era la sua compagna di vita e di affetti. Lucia Pellegrino, anche se abitava a Torino, dove lavorava come dipendente comunale, nel 2003 aveva deciso di trasferirsi a Casale con Luisella, che all'epoca non aveva un'occupazione. «Vivevamo del mio stipendio». Passano gli anni e, a settembre 2009, Lucia, per non continuare a fare la pendolare, si licenzia, mentre Luisella trova un lavoro da commessa poco fuori Casale e questo stipendio lo fanno bastare. A novembre, però, Luisella muore, quarantacinquenne, in un pauroso incidente e Lucia rimane sola e con nulla. Solo il tetto sulla testa che spera possa continuare a ripararla giacché lì ci sta da sette anni. Gira a proprio nome i contratti di luce e gas e si presenta all'Atc per trasferire l'intestazione del contratto di affitto da Luisella Marangoni a Lucia Romana Pellegrino. Risposta: «Non si può». Perché? «Perché la legge regionale - spiega il presidente uscente di Atc, Gianni Vignuolo - consente di volturare il contratto a chi resta se abitava nella casa da almeno due anni, regolarmente autorizzato». Invece, Lucia Pellegrino non aveva autorizzazione. Lei spiega: «Nel 2003 ci eravamo presentate all’Atc per segnalare che vivevamo in due nell'alloggio e ottenere l'autorizzazione, ma ci era stata negata perché tra noi non c'erano vincoli di parentela. A nulla è servito che portassimo un “contratto di matrimonio” che avevamo stipulato in casa, presenti alcuni testimoni, con reciproci testamenti depositati da un notaio». Spiega Vignuolo: «La legge consente di dare l'autorizzazione solo se ci sono vincoli di parentela (nonna e nipote, padre e figlia, fratello e sorella e così via)». Lucia si sente discriminata solo perché l'«unione di fatto» con Luisella era omosessuale, mentre, a suo parere, la cosa sarebbe stata diversa se fosse stata eterosessuale. Tesi che Vignuolo respinge risolutamente: «No: è un aspetto personale che non interessa l'Atc, abbiamo massimo rispetto per le scelte di chiunque. È la norma regionale che impone il vincolo di parentela per concedere l'autorizzazione, oltre al rispetto del rapporto superficie/numero di persone e al reddito che non deve superare una certa soglia».


Lucia non demorde. Tutelata dall'avvocato Rita Buzzichelli di Torino ha riposto il suo futuro nella decisione del giudice: gli ha consegnato il «contratto di matrimonio», le copie dei testamenti e, soprattutto, le dichiarazioni firmate di molti condomini di via Cabiati che attestano la sua presenza continuativa lì da sette anni. Venerdì attendeva con ansia un pronunciamento, invece il giudice Alessandro Pellegri ha richiesto ulteriore documentazione e ha fissato una nuova udienza al 26 novembre. Speranze? «Molte» dice Lucia, anche se il magistrato aveva già negato la sospensiva del provvedimento di sfratto. Questo non vuol dire che nel pronunciamento di merito possa adottare una soluzione diversa. Sarebbe un principio fondamentale perché, attestata la presenza della donna nell'alloggio di via Cabiati da più anni, confermata da più testimoni, sancirebbe il riconoscimento dell'unione di fatto (non conta se etero o omosessuale) come titolare del diritto di subentrare nel contratto di affitto. E l'Atc? «Alla decisione del giudice, quale che sia, la proprietà non si opporrà di sicuro» dice Vignuolo.

Shirin Ebadi: "In Iran l'omosessualità è punita con la pena di morte"


Shirin Ebadi - avvocato e giudice iraniano divenuta celebre per aver ottenuto nel 2003 il premio Nobel per la pace - è stata ospite la scorsa settimana nel corso di un incontro pubblico organizzato presso il Teatro Civico di La Spezia in occasione del conferimento del Premio Exodus 2010.
La pacifista iraniana è stata accolta dal calore del pubblico spezzino che ha ringraziato ricordando come il capoluogo ligure abbia "fatto molto per i temi della solidarietà nei confronti degli immigrati. L'immigrazione è un fenomeno sempre più diffuso, in tutte le parti del mondo: avviene per motivi economici o politici".
Poi la Ebadi ha rammentato che in Iran "gli omosessuali vengono puniti con la pena di morte" nonché la figura di Nasrin Sotudeh, avvocatessa iraniana chiusa in carcere e torturata dal settembre scorso.
"'Aiutatemi in ogni modo, come potete, a salvarle - ha detto la Ebadi che ha chiesto la mobilitazione generale anche per il giovane giornalista Abdolreza Tajik: "E' imprigionato e umiliato da mesi. Quando la sorella ha saputo e ha chiesto spiegazioni e' stata accusata a sua volta, ed e' ora sotto processo''.

Usa, fa l’agente correzionale in un riformatorio. Ma è gay e viene licenziato

Il caso di Andre Cooley risale al giugno scorso. Il suo capo ne ha chiesto l'allontanamento per i suoi orientamenti sessuali, nonostante la sua grande professionalità sul posto di lavoro

Lo scorso 14 giugno, Andre Cooley chiamò il 911 perché il suo compagno lo stava attaccando con violenza e, quindi, aveva bisogno d’aiuto. In nessuno dei suoi peggiori incubi, avrebbe pensato che la sua richiesta di aiuto sarebbe stata raccolta da Charles Bolton, uno dei suoi supervisori al lavoro. Cooley, infatti, almeno fino a quella sera, era un agente correzionale nel riformatorio di Hattiesburg, Mississippi, con un curriculum impeccabile e grande stima da parte dei colleghi.

O almeno così credeva. Subito dopo la confessione del suo partner, che confermoò a Bolton la natura della loro relazione, Andre venne, infatti, licenziato senza neppure un giorno di preavviso e senza poter godere di nessun sussidio di disoccupazione. La motivazione fu chiarita dallo stesso supervisore senza troppi giri di parole e aveva, ovviamente, a che fare con l’orientamento sessuale di Cooley che, rimasto disoccupato, decise di iniziare una battaglia per veder riconosciuti i proprio diritti. Da quel giorno, infatti, il giovane non ha ricevuto nessuna spiegazione scritta relativa al suo licenziamento, né tantomeno è stato mai accusato di alcuno comportamento scorretto relativamente alla notte del giugno scorso, durante la quale fu vittima e non certo carnefice.

Ad affiancare Cooley nel suo procedimento giudiziario, gli avvocati dell’ACLU (American Civil Liberties Union) che sottolineano la violazione dei diritti costituzionali operata a danno dell’ex agente. “L’orientamento sessuale di Andre – dice Joshua Block, avvocato specializzato nella difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche e dei trans – non influenza assolutamente la sua capacità di ricoprire il ruolo di agente. E’ peraltro assodato per legge che un pubblico funzionario non possa licenziare un impiegato basandosi su paure e pregiudizi irrazionali contro i gay”.

Nemmeno nel Mississippi dove, tuttavia, la mentalità è molto meno “permissiva” che in altri Stati. “Il caso di Cooley – ribadisce ancora Block – ci ricorda delle tantissime persone che qui lavorano per il settore privato e che vengono licenziate senza problemi solo perché gay. L’assenza di una legislazione federale o statale che proibisca tale pratica, impedisce di proteggere adeguatamente i diritti di questi lavoratori”. La storia di Andre, poi, è ancora più esemplare dal momento che, essendo cresciuto in regime di affido, il giovane aveva deciso di intraprendere un’attivita’ che gli consentisse di utilizzare la sua specifica esperienza per aiutare altri ragazzi con situazioni “border line”. La sua ottima attitudine al lavoro era stata infatti motivo di una rapida e brillante carriera. Almeno fino a quella sera dello scorso giugno.

“Amavo il mio lavoro – dice Andre – e so che lo facevo bene. Essere gay o etero non è un fattore pregiudiziale, mentre la mia esperienza giovanile lo è e può essere di qualche utilità per altri giovani”. Non in Mississippi. Perlomeno, non fino ad oggi.

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