E' con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato - ad aggravare l'onta - in Piazza della Liberazione.
La mozione che chiedeva la revoca dell'autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d'opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.
Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto "a fare quel che gli pareva".
Non abbiamo sentito risuonare il "me ne frego", ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.
Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all'ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!) dell'Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.
Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia.
Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante "Gennaro" della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l'aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.
Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l'Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d'oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un'offesa troppo grande.
Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni "democratiche".
Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti.
Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune.
Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.
Da domani cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.
Comitato Unitario "per dignità non per odio"
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Voghera, targa per i repubblichini sulla
prigione di partigiani e antifascisti
di Andrea Giambartolomei, 29 ottobre 2010
La targa in memoria dei repubblichini resta dov’è, sul muro del Castello Visconteo di Voghera, l’edificio che durante la resistenza fu una prigione per partigiani e antifascisti. Lo ha stabilito il sindaco della cittadina, Carlo Barbieri, esponente del Pdl, che a fine settembre si era detto disponibile a riparlare del caso. Mercoledì, durante il consiglio comunale straordinario convocato sull’argomento, invece non lo era affatto: “Tanto il Pdl ha già deciso: quella lapide non si tocca!”. L’opposizione invece ne aveva richiesto la rimozione, ma non è riuscita a spuntarla, pur dividendo la maggioranza. E stasera ci sarà un presidio di cittadini che la memoria l’hanno ancora viva e conosco le storie dei molti uomini rinchiusi lì dentro solo perché antifascisti durante il ventennio. E non accettano che la memoria si cancelli e si invertano i martiri.
La lapide non porta la firma del Comune o del committente, ma i nomi delle sei vittime “dei tragici eventi della II guerra mondiale”, fucilate “a conflitto concluso” e “senza alcun processo” il 13 maggio 1945. Si tratta di sei esponenti delle Brigate Nere e della Sicherheits, reparto per la sicurezza della Repubblica Sociale Italiana diretto dal commando tedesco nel Nord Italia, attivo nell’Oltrepò.
La decisione venne presa due anni fa dalla giunta di centrodestra guidata dal sindaco Aurelio Torriani. La posa, sollecitata dell’Associazione dei familiari dei caduti della Rsi, fu autorizzata dall’amministrazione con un parere conforme ma senza nessuna delibera, discussione o voto. Così la targa è stata posata il 28 settembre scorso sul muro esterno del centro storico della Resistenza. A Voghera, da cui provenivano le medaglie d’oro Ermanno Gabetta e Franco Quarleri. E’ stato “per pietà dei morti”, ha detto Barbieri.
“Non è lecito usare la pietà per i morti per confondere la ragione – ribatte Roberta Migliavacca, dirigente dell’Anpi di Pavia e membro del comitato “Per dignità e non per odio”, nato per la rimozione della lapide. Non si vuole infangare il ricordo, ma la vicenda sta diventando ridicola. Abbiamo sentito affermazioni disonorevoli sui partigiani. Non si possono dire cose che non hanno alcun riscontro”.
Mercoledì scorso in aula comunale la maggioranza è riuscita a spuntarla con quindici consiglieri contrari alla rimozione, nove favorevoli e sette astenuti (due della Lega, due del Pdl, due dell’Udc e uno di una lista civica). Francesco Rubiconto, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, denuncia la presenza in Comune di naziskin. “Era come se presidiassero il territorio”, commenta. Una presenza costante a Voghera, raccontano, dove trovano sostegno in alcuni esponenti politici provenienti dalla Fiamma Tricolore.
Da un mese cittadini, partiti e associazioni protestano. E andranno avanti anche dopo il diktat di Barbieri. “Questa sera ci troviamo di nuovo davanti alla targa e rifaremo la manifestazione. Dopodiché nei prossimi giorni organizzeremo alcuni incontri di storia”, annuncia Migliavacca. Nei piani c’è quello di organizzare un convegno perché, “da quel che abbiamo capito, in consiglio comunale la storia è sconosciuta”.
“Continueremo a protestare, perché difendiamo la Costituzione”, conferma Rubiconto. “Sto già lavorando alla preparazione di un convegno a cui inviteremo una moltitudine di storici di tutte le aree politiche. Loro citano sempre Giampaolo Pansa e uno storico di Voghera che faceva il vigile”.
Ma non solo. Migliavacca intende portare la mobilitazione a livello nazionale “perché la vicenda non riguarda solo Voghera, ma c’è un tentativo di sovvertire la storia nazionale”, mentre Rubiconto vorrebbe proporre di mettere tante targhe sul castello quanti sono i morti fatti dal Fascismo: “ Quanti sono? Ottomila targhe, io le chiederò e voglio vedere la giunta che si riunisce e mi da una motivazione per cui non si può fare”.
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