domenica 24 ottobre 2010

Ologramma con gatto nero, romanzo di Dante G. Munafò

Recensione di Francesco Gnerre su "Pride", luglio 2010


Una mattina Rocco Billeri si sveglia nel suo letto e avverte qualcosa di strano, che come un sibilo distorto riecheggia nel suo cervello fino a fargli sbarrare gli occhi: accanto a lui è disteso il cadavere di un uomo con la gola squarciata e non si tratta nemmeno del corpo del ragazzo con cui è andato a letto la sera prima. Di Gabriele, l‘amore di una notte, non c’è più traccia.
La vicenda inizia così come un giallohorror, ma presto il romanzo assume i modi della fantascienza e della fantapolitica. Nell’inquietante e imprecisato futuro in cui si svolgono i fatti le città non hanno nomi e identità e si chiamano semplicemente Urbe 6, Urbe 7 o Urbe 19, tanto sono tutte uguali, caratterizzate da imponenti poli commerciali polivalenti, ipercomputerizzate discopalestre, istituti di ristrutturazioni estetiche, multisale di videogiochi. Quelli che una volta erano chiamati centri storici sono reperti del passato. Incastonati nei portoni degli edifici che hanno mantenuto in parte le facciate originali ci sono schermi di ogni dimensione che trasmettono 24 ore su 24 e tra spot di ogni tipo e televendite di tutta la merce possibile e immaginabile
fanno capolino show di intrattenimento con qualche onorevole ospite invitato tutt’al più a esprimersi sulla sua preferenza per i piatti tradizionali o per la nouvelle cuisine. In questa Sacra Italia Futurista, diventata una
originale forma di Teo-Democrazia governata da un gran Cancelliere, ultima incarnazione del Bene, ogni
distinzione tra religione e politica è scomparsa, come è scomparsa ogni distinzione tra pubblico e privato, e ministri, politici e funzionari fanno capo a Pontefici, opere pie e enti morali che hanno azzerato ogni forma di “relativismo culturale”. Un’attenzione particolare in tutti i discorsi, in tutti gli spot, perfino nelle scritte sui muri, è dedicata alla difesa della famiglia, all’odio per i froci e al concetto che “su un disordine morale non si può fondare nessun diritto, se mai, l’obbligo di curarsi”. In questo mondo da incubo, il protagonista del romanzo,
una volta insegnante, ora degradato a bibliotecario perché è gay e per la legge in vigore alcune professioni
sono incompatibili con l’essere omosessuali, ha difficoltà a difendersi dall’accusa di omicidio anche perché si scopre che, a parte l’evidenza del ritrovamento del cadavere nel suo letto, egli avrebbe avuto anche un movente per l’assassinio: la persona morta è un poliziotto tra i più omofobi, uno dei responsabili delle efferatezze compiute nel corso di una manifestazione organizzata da associazioni omosessuali, gruppi ecologisti, anarchici, pacifisti in un ultimo slancio utopico verso altri mondi possibili. La manifestazione
era finita con un ragazzo ucciso, tanti feriti e tre scomparsi, tra cui il suo compagno Gaetano. E la polizia
sa di un filmato che riprende il poliziotto mentre picchia selvaggiamente proprio Gaetano. La storia procede tra colpi di scena e rivelazioni che non è il caso di raccontare, ma appare chiaro che questa Italia fatta di poliziotti che nascondono il loro desiderio omosessuale dietro il machismo e che frequentano clandestinamente
gay e transessuali, di programmi televisivi che sembrano telegiornali di Minzolini, di centri storici delle città che fanno pensare all’Aquila dopo il terremoto, di manifestazioni finite come il G8 di Genova del 2001, di proclami politico-ecclesiastici sulla sacralità della famiglia eterosessuale, non è molto diversa dall’Italia berlusconiana e ratzingeriana in cui viviamo, e che il romanzo non è che la proiezione in un futuro molto prossimo di un presente sempre degradato e inquietante. La narrazione, costruita su due piani narrativi, uno più “poliziesco” ricco di azioni e di dialoghi, l’altro più intimistico, fatto di riflessioni del protagonista, è forse a tratti un po’ didascalica, ma incalzante, ricca di suggestioni letterarie e culturali ed esprime bene il disagio dei gay italiani che vedono di giorno in giorno restringersi i propri spazi di libertà e sempre più lontana la possibilità di essere cittadini con gli stessi diritti degli altri.
 
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Il talento inclassificabile e la Sacra Italia Futurista di Munafò, di Salvatore Lo Iacono, in "ASud'Europa", 4 ottobre 2010

Ne “La macchia umana” Philip Roth fa pensare a un personaggio minore, la francese Delphine Roux, docente nell’università di Athena, cose del genere: «Renditi inclassificabile in un buco arretrato come questo, e si seccheranno tutti. […] Sii qualcosa cui non sanno rassegnarsi, e ti metteranno in croce». Può essere apparso inclassificabile, ai più nel panorama italiano, “Ologramma con gatto nero” (160 pagine, 17 euro), scritto da Dante G. Munafò per l’editrice Zona. Originario della provincia di Messina, classe 1972, Munafò vive in Danimarca. Ha scritto un apparente poliziesco, o anche un testo fantascientifico – sebbene la prefigurata Sacra Italia Futurista teocratica e omofoba a volte non sia distante da quella attuale – con una singolare struttura narrativa a capitoli alternati, col primo in prima persona e col secondo in terza (e così via);  “Ologramma” si nutre di citazioni più o meno velate (da cantautori e poeti, soprattutto) e dipana in modo molto originale l’apparente plot giallo: tutto comincia quando il bibliotecario Rocco Billemi si sveglia accanto al cadavere di un poliziotto implicato nei disordini di una manifestazione, con partecipanti feriti o scomparsi, fra i quali il compagno di Rocco. Di difficile reperibilità, il romanzo non ha avuto quasi visibilità, se non la ribalta della classifica di critici e lettori forti di Pordenonelegge. Lo scrittore palermitano Domenico  Conoscenti ha scritto una postfazione colma di impressioni e di dubbi, talvolta più preziosi delle certezze.

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Recensione di Adolfo Conti in www.arcigay.it

Rocco Billemi si risveglia accanto al cadavere di un poliziotto, implicato nei disordini di una manifestazione nazionale con centinaia di feriti e alcuni scomparsi, fra i quali il compagno di Rocco. A quella manifestazione aveva partecipato anche il sovrintendente Geraci, incaricato ora dal commissario Rosaria Garofalo di svolgere le indagini.
Il commissario è convinto che Billemi sia in contatto con gruppi eversivi e lo ricatta per avere informazioni. Frattanto il sovrintendente scopre che il collega ucciso frequentava una prostituta transessuale insieme a un amico. L’interrogatorio di quest’ultimo lascia affiorare una soluzione che però verrà riscritta dopo l’incontro fra il commissario e il vicequestore.
Alle vicende, scritte in due tempi (visibili nell’alternarsi dei capitoli in prima e terza persona), si intrecciano le storie di relazioni spezzate o usurate dal tempo: fra Rocco e il compagno Gaetano innanzitutto, ma anche tra Geraci e il figlio gay, tra l’agente ucciso e la fidanzata. E si approfondiscono attraverso le riflessioni e i ricordi di Rocco, oscillanti fra una lettura della propria omosessualità in chiave ora soggettiva ora sociale, nel tentativo di colmare la distanza fra “personale” e “politico”.
Il tutto in una collocazione spazio-temporale (una Sacra Italia Futurista) che potrebbe essere quella di un passato parallelo, avviato a ridurre sempre più lo spazio delle scelte individuali.
Raccogliendo la sfida del postfatore all’autonomia di giudizio del lettore, il romanzo appare interessante per lo sguardo sull’omosessualità che (posta in relazione con l’omofobia, la violenza mediatica di chiesa e governo, la negazione di alcuni diritti…) diventa qui il fulcro del rapporto di forza tra un potere “permissivo” e la diversità tout court. All’interno di una narrazione da detective story vengono così reinventate pagine di un recente passato italiano, approfondite attraverso il vissuto personale ed emotivo dei personaggi principali.
Il romanzo, terminato nel 2005, è uscito a marzo del 2010. Ne hanno parlato Davide Dalmas con una scheda su Anobii.it (ora in http://bookout.it/libri/ologramma-con-gatto-nero ) e Francesco Gnerre con una recensione su Pride di luglio, ed ha goduto di un sorprendente 10° posto (in realtà 9° ex-aequo) nella classifica di giugno di Pordenonelegge (http://www.nazioneindiana.com/2010/06/25/classifiche-pordenonelegge-prem...).

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