sabato 16 ottobre 2010

Sicilia Pride 2010: il suo valore ed il futuro immediato

intervento di Luigi Carollo, portavoce del Sicilia Pride 2010, all'incontro "C'è un sud migliore" con Nichi Vendola, al cinema Rouge et Noire di Palermo il 15 ottobre 2010

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Quella del Sicilia Pride del 19 giugno a Palermo è la storia positiva di un grande successo che permette di investire sull’ottimismo. Non solo, e nemmeno soprattutto direi, per le oltre 12 mila persone che hanno partecipato al bellissimo corteo. E nemmeno per il successo di tutte le iniziative che hanno animato la settimana del Pride. A rendere straordinaria questa storia sono stati infatti innanzitutto il metodo con cui abbiamo costruito questo Pride e principalmente il soggetto politico stesso che lo ha organizzato, cioè il Coordinamento Stop Omofobia. Una vera fabbrica, nata lo scorso anno, che raccoglie al suo interno oltre 50 associazioni, partiti, sindacati, centri sociali, protagonisti della società civile tra i quali le associazioni gay/lesbiche sono solo una piccola parte. Il Coordinamento è un soggetto plurale nel quale i movimenti cittadini, dall’Arci al Laboratorio Zeta, dalla CGIL a Muovi Palermo ai centri sociali occupati, hanno scelto di percorrere una parte del loro cammino dentro le battaglie del Movimento LGBT. Anzi, possiamo addirittura affermare che hanno creduto di poter trovare libera espressione delle proprie vertenze, ed espressione del loro racconto dentro la battaglia per i diritti civili che il Movimento Lgbt porta avanti da decenni. E questo proprio in un momento storico in cui la questione dei diritti delle persone omosessuali è totalmente assente nel nostro Parlamento ed appare assolutamente cancellata dall’agenda delle istituzioni, sia a destra che a sinistra. O almeno, di quella sinistra ancora presente in Parlamento. In un momento nel quale sia la maggioranza che l’opposizione sembrano non ritenere centrale la questione della laicità dello Stato e sembrano non considerare dirimente il tema dei diritti civili delle persone Lgbt, il coordinamento è riuscito ad affermare in questa città la centralità di tali temi e soprattutto la loro natura di vera e propria, se non unica, cartina al tornasole per distinguere chi da il giusto valore alla parola Libertà da chi la usa come semplice slogan acchiappa-coscienze. Il vero grande successo del Movimento Lgbt cittadino, dentro il Coordinamento, è stato quindi quello di saper affermare la centralità delle proprie battaglie NON chiudendosi in sé stesso o cercando il dialogo solo tra simili, ma aprendosi alla città ed ai suoi movimenti e cercando di mettere in rete, di far comunicare tra loro alcune delle più importanti vertenze che animano il nostro territorio. Lo dimostra la partenza del percorso verso il Pride, che noi abbiamo fortemente voluto fosse a Termini Imerese, a maggio, con un incontro pubblico dedicato al rapporto tra la precarietà dei diritti e la precarietà del lavoro, un incontro che lanciasse il messaggio che gli operai e le operaie, i lavoratori e le lavoratrici di Termini potevano e dovevano sentirsi a casa loro nell’imminente Pride. Lo dimostrano le iniziative (proiezioni, dibattiti, feste) svolte dentro i centri sociali, dentro le scuole, tra gli studenti universitari. Lo dimostra la serie di seminari, ospitata proprio dal Left, casa della Fabbrica di Nichi, grazie alla quale per la prima volta il Movimento Lgbt si è confrontato in maniera costante con docenti universitari, intellettuali, compagne del movimento femminista per esplorare i legami tra i temi Lgbt e le battaglie delle donne, le battaglie dei partigiani, le battaglie per la costruzione della nostra carta Costituzionale; per creare legami tra il movimento Lgbt e chi fa cultura nella nostra città. Non a caso la settimana finale del Pride si è aperta con uno spettacolo inedito donato da Emma Dante al Pride, proprio per dare visibilità alla difficoltà di trovare spazi di elaborazione e di lavoro dentro la propria città per un’autrice teatrale famosissima ed amata in tutta Europa e che a Palermo viene spesso marchiata come Scomoda o Scandalosa per aver scelto di raccontare questa città e le sue contraddizioni attraverso le storie di persone “diverse”, trans, prostitute, omosessuali. E tutto questo senza mai avere la sensazione di parlare di qualcosa che non ci appartenesse o di essere poco Lgbt. Affermare il nostro diritto di avere parola su qualunque tema tocchi le nostre vite, il lavoro, l’ambiente, la salute, la cultura, la scuola, è stato per noi il modo migliore per dare visibilità alla nostra battaglia per affermare il diritto a non essere discriminati. E riteniamo che non sia un caso che tale lavoro abbia avuto come risultato l’aver portato in strada a Palermo, questa Palermo in questo momento storico, oltre 12 mila persone, gay lesbiche trans eterosessuali. Tutte e tutti con la gioia e la serena certezza di essere a casa propria, una casa in cui tutte le battaglie di libertà possono e devono trovare espressione. Possiamo serenamente affermare di aver ottenuto un risultato straordinario: cioè quello di avere donato il Pride all’intera città e di averlo trasformato in uno strumento di rivendicazione, di partecipazione, di lotta politica pacifica e gioiosa a disposizione di tutte e tutti. Il Pride è andato oltre la comunità Lgbt e ha dimostrato che i distinguo, gli esami del Dna, l’orgogliosa rivendicazione della unicità della propria battaglia servono solo a creare quella frammentazione sociale, quella incapacità di parlarsi, quella solitudine interna ai movimenti che sono ciò a cui la dominante cultura della paura e della separazione ci spingono… proprio perché la nostra voce non possa mai essere realmente sentita. Da oltre un anno, prima durante e dopo il Pride, abbiamo tutte e tutti insieme difeso il nostro diritto innanzitutto a non essere soli, il nostro diritto a trovare un compagno ed una compagna in chiunque porti avanti una battaglia di libertà, di civiltà, una vertenza per la piena affermazione di sé e della propria dignità, sia esso un operaio, una lavoratrice precaria, uno studente, una immigrata, un omosessuale, una trans. Abbiamo provato a costruire una rete di antagonismi, un movimento di movimenti, che rompesse innanzitutto il legame con la cultura della guerra tra poveri, la cultura della contrapposizione tra diritti che ha ridotto i diritti stessi alla stregua di beni di consumo: se tu ottieni quel che ti spetta, lo togli a me; se cresce il tuo diritto alla piena affermazione della tua dignità diminuisce il mio. Come riassumevano tragicamente le parole dell’incolpevole operaio intervistato dal TG1 dopo i risultati elettorali che sancirono la scomparsa della Sinistra radicale dal Parlamento: ecco, così imparano ad occuparsi di froci e di zingari. Ecco, nonostante questo ci sia costato e ci costi ancora molte critiche dentro lo stesso Movimento Lgbt, noi continuiamo a pensare che la affermazione della centralità del tema dei diritti delle persone omosessuali si costruisca innanzitutto dimostrando che froci zingari ed operai non sono eserciti in guerra, ma stanno dalla stessa parte e rivendicano gli stessi diritti. E’ questo il primo passo, quello che cerchiamo di realizzare da oltre un anno come Coordinamento Stop Omofobia e come associazioni gay e lesbiche dentro il Coordinamento. E il Pride ha dimostrato che questa contrapposizione può essere scardinata e che è quindi possibile dar vita a quell’humus in cui diventa concretamente comprensibile il linguaggio della lotta alla discriminazione, del rispetto dei diritti civili, del pieno riconoscimento delle persone prima e delle coppie poi.

Ecco perché solo oggi e solo dopo il Pride abbiamo deciso come Movimento Lgbt, e speriamo con il pieno appoggio non solo dell’intero Coordinamento Stop Omofobia ma anche di tutta quella società civile a cui non siamo ancora riusciti a parlare ma la cui vicinanza è per noi assolutamente necessaria, di portare avanti una battaglia ancora più difficile del Pride, ma proprio per questo ancora più stimolante: cioè la battaglia per l’approvazione di una legge regionale contro le discriminazioni fondate sul genere e sull’orientamento sessuale; una legge che, negli ambiti di pertinenza della Regione, garantisca la piena disponibilità dei mezzi di formazione e di informazione per diffondere la cultura del rispetto delle differenze, che garantisca il pieno accesso ai servizi, che garantisca il diritto alla salute, alle persone prima ed alle coppie poi senza alcuna discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Una battaglia che, ancora una volta, mette al centro le libertà di tutte e tutti, comprese anche ma non solo le persone omosessuali, lesbiche, trans. Una battaglia difficile perché impone al nostro movimento di fare un enorme salto di qualità: passare dalla protesta alla proposta, interloquire alla pari con le Istituzioni, sapere parlare con voce unica. Per portare avanti questa battaglia il Coordinamento Stop Omofobia da solo non basta: abbiamo bisogno di tutte e tutti voi, della Fabbrica di Nichi così come dell’intero centro-sinistra, dei sindacati come dell’Arci, di Libera così come dei collettivi studenteschi, dei centri sociali così come di quella parte del centro destra, se ancora esiste, per la quale le parole liberista e liberale hanno ancora un significato reale. Una battaglia che richiede da tutte tutti noi la capacità di saper investire su ciò che ci accomuna più che su ciò che ci separa. Abilità sulla quale i nostri movimenti non di rado hanno dimostrato di non volere investire. Prendete questo quindi, così come è stato per il Pride, come un invito alla partecipazione ad una battaglia comune, una richiesta di aiuto che parte dal movimento Lgbt ma che riguarda tutte e tutti: perché un paese in cui si deve aver paura di dichiararsi gay o lesbiche, di essere transessuali in piena luce e non solo di notte per le strade cui è relegato in esclusiva il pieno riconoscimento di sé, si deve aver paura di amare una persona del proprio sesso, è un Paese in cui sono in discussione le libertà di ognuna e di ognuno, è in discussione il concetto stesso di diritto alla piena affermazione di sé. Non lasciateci quindi soli in questa battaglia così come non avete fatto per il meraviglioso Sicilia Pride. Prendete questa come una nuova chiamata alle armi per l’intera città. Ovviamente armi pacifiche, gioiose, di dialofgo e non violente; le sole che ci piacciono realmente.

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