martedì 28 agosto 2012

«Noi, vittime della legge 40»

Il calvario delle coppie con malattie genetiche.

di Enzo Ciaccio

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato per incoerenza la legge 40, che in Italia impedisce dal 2004 a una coppia fertile di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
«Il diritto viene finalmente esteso a tutte le coppie e ora la battaglia sarà meno complicata per i 60 parlamentari che insieme a noi hanno da tempo chiesto la revisione della normativa», ha commentato con Lettera43.it l'avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.
L'ENNESIMO COLPO ALLA LEGGE 40. «Dall’Europa arriva l’ennesimo colpo alla credibilità della legge 40: è una buona notizia», ha aggiunto Elena Coccia, avvocato penalista che si è spesso occupata di coppie senza figli e disperate.
«Adesso», ha aggiunto, «bisognerà abolire anche le iniquità della legge legate all’inseminazione eterologa, diffusissima da quando l’accesso alle adozioni è diventato più costoso e complicato».

In Italia, è in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche

Secondo Filomena Gallo, dell’associazione Luca Coscioni, «i disastri della legge 40 sono sotto gli occhi di tutti: ricordo il calvario di una coppia portatrice sana di atrofia muscolare spinale di tipo 1, una malattia che al 65% induce a generare creature destinate a morire entro il primo anno di vita: la loro prima figlia morì a sei mesi, poi nacque un bambino sano, quindi per cinque volte è stato necessario interrompere la gravidanza alla quinta settimana perché l’esame dei villi coriali, cioè la parte embrionale della placenta, aveva segnalato la presenza della terribile malattia».
IL 15% RICORRE ALLA FECONDAZIONE. In Italia, ha spiegato Antonino Guglielmino, medico e direttore del centro Herat di Catania, il 15% della popolazione ricorre a tecniche per avere figli. È in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche: basti pensare che quelli di talassemia, nel nostro Paese, sono 1 milione e mezzo, distribuiti soprattutto nelle isole e nella zona del delta del fiume Po».
IL CALVARIO DI UNA COPPIA. Portatore sano (con la moglie) di anemia mediterranea (talassemia) è Davide Sgroia, 39 anni, catanese: «Io e mia moglie», ha raccontato a Lettera43.it, «abbiamo due figli: un maschio di quattro anni e una femmina di uno. Dobbiamo dire grazie alla fecondazione assistita, che dal 2006 abbiamo cominciato a sperimentare in Turchia, in un centro privato di Istanbul. La prima volta ci andò male: i due embrioni selezionati risultarono malati. Rimanemmo lì per 15 giorni, per una spesa di 15 mila euro (6 mila per l’intervento). Tornammo a casa più tristi di prima, ma per nulla rassegnati».
Sei mesi più tardi, Davide e la moglie ci hanno riprovato: a giugno 2008 è nato il primogenito. Maschio. E sano. Il tentativo successivo, pienamente riuscito, per Davide è stato «di sicuro meno traumatico».
OSTACOLI DA SUPERARE. E ora i figli sono due. Un consiglio alle coppie che temono di trasmettere malattie agli eredi? «Non bisogna arrendersi mai», ha spiegato, «sebbene in Italia e fuori gli ostacoli da superare siano davvero tanti: a mia moglie è toccato perfino di doversi rinchiudere nella toilette degli aerei per fare le iniezioni all’orario prestabilito. Ma ne è valsa la pena».
Poi ha concluso, convinto: «Non mi sento un selezionatore di vite umane, ma sono consapevole che la scelta sugli embrioni sia molto delicata. Per me è stato importante discuterne. E farmi aiutare psicologicamente».

L'arrivo della legge vieta-tutto trainata dal leghista Alessandro Cè

Nell'immagine di archivio, una ricercatrice di un centro per la fecondazione assistita al lavoro sugli embrioni.
(© ANSA)
Non a tutte le coppie in difficoltà è riservato, però, il lieto fine. Continua, per esempio, il calvario di Miriam e Giovanni, che dalla nascita soffre di retinoblastoma, un tumore che attacca la retina e fa diventare ciechi con l’alta probabilità di trasmettere il male alle creature cui si dà la vita.
INFORMAZIONE CARENTE. Giovanni ha raccontato che nel 2002 al policlinico di Siena, dove si era recato con la moglie, i medici si limitarono a indicare le regole di comportamento da osservare nel caso in cui il figlio fosse nato affetto da retinoblastoma: «Nessuna informazione ci venne fornita sui metodi da usare per evitare di mettere al mondo un figlio malato né sulla diagnosi genetica di preimpianto che a quell’epoca, non essendo ancora in vigore la legge 40, era praticabile anche in Italia».
Poi, nel 2004, è arrivata la legge vieta-tutto trainata con foga in parlamento dal deputato leghista Alessandro Cè.
Per Miriam e Giovanni non c’è stata più scelta: il viaggio a Istanbul, l’ingresso in un centro privato, il tentativo di fecondazione sono state tappe di un calvario senza fine.
ESPERIENZA DIFFICILE. Il costo: 10 mila euro, cioè tutti i risparmi accumulati dalla coppia. Il risultato? A loro è andata male. Ha raccontato Miriam agli esperti del centro Herat di Catania, che l’hanno seguita con cura: «Non capivo la lingua di quei medici, ero tesa, impaurita, arrabbiata. Il guaio di un’esperienza del genere è che si parte all’improvviso, si sale su un aereo, si arriva in un posto sconosciuto dove nessuno ti saluta e ti dà una mano».
Senza contare che, continua, «bisogna fare anche i conti con il senso di colpa: ci si sente quasi come un latitante in fuga dal proprio Paese, come chi - pur avendo sacrosanta ragione - sta trasgredendo a una norma di legge».
Riprovarci? «Per noi è impossibile», ha risposto Miriam, «viviamo con poco più di 1000 euro al mese, questa legge 40 è cattiva anche perché permette solo ai ricchi di provare e riprovare finché non si riesce a diventare genitori».
Martedì, 28 Agosto 2012 


Procreazione: Strasburgo boccia la legge 40

La legge italiana sulla fecondazione assistita è incoerente e viola l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: lo stabilisce una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo, nel caso Costa e Pavan contro l'Italia (richiesta n. 54270/10); la vicenda riguarda due portatori sani di mucoviscidosi che volevano ricorrere alla fecondazione assistita e alla diagnosi prenatale per evitare di trasmettere il gene ai figli.

La Corte ha rilevato l'«incoerenza del sistema legislativo italiano» che «da una parte priva i richiedenti dell'accesso alla diagnosi genetica pre impianto» e «d'altra parte li autorizza a una interruzione di gravidanza se il feto risulta afflitto da quella stessa patologia». La Corte ne conclude che «l'ingerenza nel diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita privata e familiare è quindi sproporzionata».

Rosetta Costa e Walter Pavan, tutti e due italiani, nati nel 1977 e 1975 e residenti a Roma, in occasione della nascita della figlia nel 2006, affetta da mucoviscidosi, hanno scoperto di essere portatori sani della malattia. Di nuovo incinta nel 2010, Rosetta Costa effettuò una esame diagnostico prenatale che rivelò che anche il nuovo feto era colpito dalla malattia; la signora ha fatto allora ricorso a un aborto terapeutico.

Oggi la coppia desidera fare ricorso alla fecondazione assistita con una diagnosi pre impianto. Ma, rileva la sentenza della Corte, la legge italiana non consente un depistaggio preimpianto. Invece consente la procreazione assistita per le coppie sterili o quelle ove l'uomo sia colpito da una malattia virale trasmissibile per via sessuale (come l'HIV o l'epatite B o C) per evitare la trasmissione di queste malattie.

In base alle disposizioni degli articoli 43 e 44 della Convenzione dei diritti dell'uomo, questa sentenza non è definitiva; entro tre mesi entrambe per parti possono chiedere il rinvio della vicenda davanti all'Alta Camera della Corte per i diritti dell'uomo. In questo caso un collegio di 5 giudici valuterà se la vicenda meriti un esame più ampio.

In questo caso l'Alta Camera esaminerà il caso e darà una sentenza definitiva. Una sentenza definitiva viene trasmessa al Comitato dei ministro del Consiglio d'Europa che ne sorveglia l'esecuzione. La mucoviscidosi o fibrosi cistica è una grave malattia genetica che dà problemi respiratori e può avere evoluzione fatale.

lunedì 20 agosto 2012

Gli Anti- #PussyRiot

Quello che pubblicano in questi giorni sulla rete alcuni che si definiscono "antimperialisti" non è solo demenziale ma, soprattutto, preoccupante. In realtà c'è in questi personaggi un maschilismo di fondo anche se loro cercano di mascherarlo con discorsi "antimperialisti"....
Vi proponiamo questa interessante riflessione su questi figuri che trovate su:
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In questi giorni ho seguito molto attentamente la vicenda delle Pussy Riot. Ho letto un po’ tutto ciò che c’era in rete, ma mi sono bastate le dichiarazioni finali delle tre ragazze dopo la condanna per fugare ogni dubbio su che parte stare. Dalla loro.

Credo che se tutti avessero avuto l’accortezza di fare la stessa cosa, piuttosto che fantasticare su quale delle tre fosse più carina (che è stata più o meno la linea editoriale di Repubblica), mi sarei risparmiato letture tanto esilaranti quanto inutili.

La cosa che mi ha più colpito è stata però l’accidia e la veemenza che hanno contraddistinto alcuni interventi sull’argomento, provenienti da una certa “sinistra” antagonista, o sedicente radicale.

Ho provato a tracciare i  diversi identikit politico-sociali dei soggetti in questione (quelli cioè che hanno sbraitato di più contro le Pussy Riot, senza un’analisi o un confronto reale). Li ho chiamati nel complesso per comodità gli “anti-pussy”.

Gli“antimperialisti da benzodiazepine”: volgarmente definiti rosso-bruni o nazi-maoisti, sono convinti che le Pussy Riot siano pagate dalla Cia (nel caso spero bene, dato che le aspettano due anni di lavoro forzato). Credono che l’imperialismo sia solo Americano (anzi, Amerikano, con la K, per rendersi più trasgressivi), e che la Russia, perno della futura Eurasia, sia l’ultimo baluardo contro di esso. Che dire? Sono i miei preferiti, perché adoro i pazzi.
I“Vetero-Ma(o)schi”: fanno parte di questo grosso sottoinsieme, pezzi provenienti da alcuni ambienti della vecchia autonomia o della disobbedienza (va detto: alcuni, non tutti). Essi non hanno ancora superato lo smacco del suffragio universale, e imputano alle Pussy Riot un’imprescindibile colpa: la vagina. Tutte le battaglie per i diritti civili sono perdite di tempo che distraggono dalla lotta, quella vera. I Gay-Pride buffonate e parate carnevalesche (evidentemente hanno volutamente cancellato dalla memoria Casarini, tute bianche e scudi di cartone). Va ammesso che ci sono frange più aperte al dialogo, che sostengono che il Gay-Pride si possa anche fare, purchè in ordinate file da sei con divisa d’ordinanza nera. Ma nei confronti di quegli esseri viventi chiamate donne, c’è sempre un’originaria diffidenza, anche perché “è colpa delle donne se si sciolse Lotta Continua” (frase che vi giuro, ho sentito più volte di “mi passi il pane, per favore?”).
Gli“internazionalisti da risposta multipla, una su quattro”: sono quelli che pagano uno scotto umano enorme a Gerry Scotti e a “Chi vuol essere milionario?”. Sono convinti che la vita e la politica sia un infinito quiz, che prevede una sola risposta esatta su quattro. Quindi non puoi preoccuparti o manifestare per le Pussy Riot, perché lo devi fare per i minatori sudafricani uccisi dalla polizia, o Assange. Che rapporto causa-effetto c’è tra Pussy Riot, minatori sudafricani uccisi dalla polizia e Assange? Nessuno. Si può manifestare per tutte e tre le ragioni? Certo, anzi si deve. Ma loro non la pensano così. La vita è breve, baby.
I“Comunist-indie”: Sono quelli che sbraitano contro le Pussy Riot perché troppo main-stream. Bisogna invece optare per cause più di nicchia, più trendy. Sono arrivati a questa ponderata conclusione generalmente dopo un’accesa discussione ad un aperitivo sulla spiaggia, o fumando spinelli dopo un concerto di Dente.
(scritto da Federico)

aggiornamento (da Nando)   
a queste categorie và aggiunta 5: “La redazione di Rockit” , l’esibizione delle pussy riot è scialba e manca di grinta, ripercorrono un genere già trito e ritrito svecchiandolo con colori fluo e passamontagna di pessimo gusto.Non parliamo della location del concerto e del pubblico poco partecipe e reticente al genere, pessimo anche l’utilizzo del russo… lingua risaputamente poco musicale anche se molto chic …. aspettiamo un prossimo pezzo delle ragazze anche se ci risulta siano state arrestate per motivi per i quali ce ne frega poco e un cazzo ….

[infondoasinistra: aggiungo di mia sponte un esempio delle suddette tipologie le trovate nel post cazzocentrico: http://www.militant-blog.org/?p=7514 ]

venerdì 17 agosto 2012

Pussy Riot, Orlando-Giulietti: “Sentenza immenso bavaglio, scarcerazione subito”

Giuseppe Giulietti (LaPresse)
ROMA – “La condanna delle Pussy Riot, al di là delle contorte motivazioni, rappresenta un nuovo salto di qualità sulla strada della progressiva limitazione dei diritti politici e civili nella Russia di Putin. Questa volta hanno spezzato gli strumenti musicali e colpito le ‘Note del dissenso’, esattamente come accadeva sotto il passato regime comunista. Questa sentenza non riguarda solo la Russia, ma rappresenta un immenso bavaglio che non può essere accettato da chiunque ancora creda nello stato di diritto e nei trattati internazionali”. Lo dicono Federico Orlando e Beppe Giulietti, presidente e portavoce articolo 21.

“Dal momento che in Italia non mancano certo ‘Gli amici di Putin’ – aggiungono – e non ci riferiamo al solo Berlusconi, sarà davvero il caso che facciano sentire anche la loro voce per chiedere la revisione del processo e la immediata scarcerazione delle Pussy Riot. Nel frattempo chiederemo a tutte le associazioni che si occupano della libertà della cultura e della comunicazione, in Europa e in Italia, di concordare una azione comune e di sostenere in ogni modo le azioni già programmate in Russia”.

17 agosto 2012

http://www.blitzquotidiano.it/

lunedì 13 agosto 2012

Il Comune di Palermo nomina il consulente LGBT

L'Amministrazione Comunale di Palermo ha reso noto ieri che ha accettato la proposta di collaborazione avanzata da Arcigay Palermo e ArticoloTre Palermo sulle politiche LGBT. Per questo darà l'incarico di consulente a titolo gratuito su queste materie a Carlo Verri, come proposto dalle due associazioni.

venerdì 10 agosto 2012

“MOVIDA” OMOFOBA A PALERMO: INSULTATO E PICCHIATO PERCHÉ GAY

Nell'esprimere tutta la solidarietà di Articolo Tre Palermo a Fulvio Boatta per il vile atto omofobo di cui è stato vittima, vogliamo stringerci attorno a lui e gli ricordiamo che avrà tutto il nostro sostegno per tutte le azioni che vorrà intraprendere; quello che è successo a lui è come se fosse successo a tutt* noi"


(essea) Offeso, molestato e schiaffeggiato perché gay. E’ accaduto ieri sera a Palermo in uno dei bar più frequentati della Vucciria, la Taverna Azzurra. La vittima, un ragazzo palermitano, è stata presa a schiaffi per aver reagito verbalmente agli insulti gratuiti di un uomo che lo ha seguito fin nel bagno del locale. L’intervento degli amici del giovane ha messo in fuga l’aggressore e ha forse evitato conseguenze più gravi.


Il ragazzo racconta di essere uscito dal bagno della taverna e di essersi trovato di fronte un uomo sulla sessantina visibilmente alterato, “mi chiedeva per quale ragione non avessi risposto mentre lui bussava alla porta – spiega in una nota su Facebook – gli ho risposto che non avevo sentito bussare, la musica era ad alto volume! Faccio come per uscire dal bagno quando mi insegue e mi comincia a dire che in realtà non avevo risposto perché speravo che lui entrasse nel bagno con me”. Una evidente provocazione molesta, cui il ragazzo ha replicato sarcasticamente cercando di allontanarsi. A quel punto si è scatenata la rabbia dell’uomo che lo ha schiaffeggiato facendogli cadere gli occhiali per terra.

Anche se grazie all’intervento degli amici della vittima la vicenda non ha avuto conseguenze più gravi, l’aggressione verbale e fisica di una persona omosessuale in quanto tale è, per il presidente di Arcigay Daniela Tomasino, “sintomo di un diffuso sentimento  d’impunità. Si attaccano i gay, così come gli immigrati o i senzatetto – spiega – perché percepiti come categorie deboli, senza tutela. Ieri alla Vucciria hanno insultato e aggredito un ragazzo solo perché gay. Siamo al suo fianco, ed entro un paio di giorni presenteremo una denuncia”.

http://www.siciliainformazioni.com/