lunedì 26 marzo 2012

Permesso di soggiorno a Rafael, marito uruguayano di un italiano


Per il tribunale di Reggio Emilia la coppia gay ha il diritto di rimanere unita in Italia, la Questura rilascia il documento. Certi Diritti: “Grande passo di civiltà” 


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Roma – 26 marzo 2012 – Rafael può vivere finalmente con suo marito Flavio, senza paura di un’espulsione. Ora ha un permesso di soggiorno “per motivi familiari”, grazie a una sentenza storica che sancisce che una coppia omosessuale sposata all’estero ha il diritto di rimanere unita anche in Italia.


È arrivato in questi giorni, con il rilascio del permesso da parte della Questura di Reggio Emilia, il lieto fine delle peripezie legali di un uruguayano e un italiano che si erano sposati in Spagna. Lo scorso 13 febbraio Rafael aveva infatti vinto il ricorso presentato al Tribunale dopo che la Questura gli aveva negato il documento perchè in Italia il matrimonio gay non è riconosciuto.


L’uruguayano, sostenuto dall’associazione radicale Certi Diritti, non chiedeva la trascrizione del matrimonio, materia che con il diritto di famiglia è di competenza esclusiva dei singoli Stati dell’Ue. Chiedeva però l'applicazione delle norme che regolamentano la libera circolazione dei cittadini europei e dei loro famigliari. E il Tribunale gli ha dato ragione.


Nel ricorso si era fatto riferimento alla  sentenza n. 1328/2011 della Corte di Cassazione. Questa  afferma che la nozione di “coniuge” prevista dall’art. 2 d.lgs. n. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto e che lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia.


C’era  poi un richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010 che afferma, tra l’altro, che l’unione omosessuale, “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”, spetta “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia” e che il “diritto all’unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (…) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana”.


“Il rilascio del documento a Rafael da parte della Questura di Reggio Emilia – commenta Certi Diritti - è il primo documento nella storia italiana che dà efficacia al riconoscimento dello status famigliare delle coppie omosessuali, un altro grande passo di civiltà per il superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni”.


http://www.stranieriinitalia.it/

sabato 24 marzo 2012

17 maggio primo Gay Pride in Albania


Roma, 23 mar. (TMNews) - Un'organizzazione per i diritti delle persone omosessuali ha annunciato oggi che intende tenere il 17 maggio il primo Gay Pride che Tirana abbia mai visto, Un annuncio, questo, che ha immediatamente provocato una risposta minacciosa da parte del viceministro della Difesa Ekrem Spahiu. Il 17 maggio avremo un giorno speciale, la bandiera LGBT (lesbica, transessuale, bisessuale e transgender, ndr.) sarà innalzata per la prima volta a Tirana", ha detto Altin Hazizaj dell'organizzazione Ambasciata rosa. L'annuncio è stato un colpo per il viceministro Spahiu, capo del partito realista. "Il mio solo commento su questa marcia dei gay è che dovrebbero essere picchiati coi manganelli", ha detto il politico. Una reazione violenta, a cui ha dato subito riposta Kristi Pinderi, portavoce dell'organizzazione contro le discriminazioni dei gay: "Questo è un incitamento alla violenza e noi chiederemo attraverso i nostri avvocati che Spahiu sia condannato, in ossequio alla legge albanese, a una pena in carcsere fino a 5 anni". L'Albania ha votato nel 2010 una legge che vieta la discriminazione basata sulle preferenze sessuali.Mos 

http://www.ilgiornaledivicenza.it/

mercoledì 21 marzo 2012

COPPIE DI FATTO: CGIL, BOCCIATURA DDL IPOCRITA, TESTO VADA IN AULA MIGLIORATO CON PROPOSTE SINDACATO E ASSOCIAZIONI

CGIL SICILIA
UFFICIO STAMPA

                                         COMUNICATO STAMPA

COPPIE DI FATTO: CGIL, BOCCIATURA DDL IPOCRITA, TESTO VADA  IN AULA MIGLIORATO CON PROPOSTE SINDACATO E ASSOCIAZIONI


Palermo,21 marzo- La Cgil Sicilia esprime disappunto per la bocciatura, da parte della Commissione affari istituzionali dell’Ars, del ddl sulle coppie di fatto e con Antonio Riolo, della segreteria regionale, e Claudio Lo Bosco, responsabile del settore “Nuovi diritti”, auspica che “il testo vada comunque in aula, magari migliorato e rafforzato sulla base delle proposte del sindacato e di varie associazioni, la cui voce e’ rimasta finora inascoltata”. Riolo e Lo Bosco da un lato dicono di considerare “almeno singolare  e ipocrita  che un parlamento pieno di indagati si attesti su posizioni moralistiche al riguardo delle coppie di fatto”. Dall’altro pero’ criticano il fatto che “i promotori della legge siano stati sordi in questi mesi alle sollecitazioni di Cgil e associazioni che hanno giudicato troppo blando il provvedimento e hanno chiesto una sua
implementazione sul fronte dell’esigibilita’ dei diritti sociali e sanitari, sul modello della legge della regione Liguria, passata pure al vaglio della Corte Costituzionale”. Ci auguriamo- concludono i due sindacalisti- che il dialogo riprenda e che la legge possa essere presto approvata”.
2012 dac

Sicilia: commissione Ars boccia ddl unioni civili

Apprendi (pd), portiamolo in aula per approvarlo

(ANSA) - PALERMO, 20 MAR - La commissione Affari istituzionali dell'Ars, presieduta da Riccardo Minardo (Mpa), ha bocciato il passaggio agli articoli del disegno di legge sulle unioni civili. Il testo, che prevede l'istituzione dell'elenco regionale delle unioni civili, porta la firma del deputato regionale del Pd, Pino Apprendi, che comunque chiede ugualmente la calendarizzazione in aula del ddl. ''L'aula - dice - potrebbe ribaltare la decisione della commissione''. Il testo era stato rinviato in commissione su decisione dell'aula nelle scorse settimane. (ANSA).

martedì 20 marzo 2012

Aggressione omofoba in provincia di Varese, la questura chiude la discoteca

La questura di Varese ha disposto la chiusura del locale per quindici giorni. Restano ancora molte ombre sull'aggressione di domenica subita da sette ragazzi nel locale Justin di Germignaga. Si attende la visione dei filmati
la discoteca Justin di Germignana chiusa dal Questore di Varese
Quindici giorni di stop per la discoteca Justin di Germignaga, in provincia di Varese, dove sabato alcuni clienti sono stati vittima di un’aggressione omofoba ad opera della security del locale. La sospensione della licenza per 15 giorni è stata disposta dalla Questura di Varese, che ha spiegato la decisione in una nota diffusa lunedì: “Il questore, a conclusione di un’accurata istruttoria con l’apporto della compagnia dei carabinieri e del settore di polizia di frontiera di Luino esercitando le prerogative che gli sono attribuite dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, ha adottato il provvedimento della sospensione della licenza del locale, che già nel dicembre 2008 era stato chiuso per ripetute risse”.

La zuffa tra la security della discoteca e il gruppo giovani, dichiaratamente gay, è diventata presto un caso nazionale in quanto lo scontro fisico e verbale ha avuto per oggetto proprio la loro “diversità”. Il fatto è quello che ha trovato ampia eco nella giornata di domenica e riguarda sette tra ragazzi e ragazze della provincia di Verbania che nella notte tra venerdì e sabato scorso hanno dichiarato di essere stati aggrediti e presi a male parole dai buttafuori della discoteca “Justin” di Germignaga, un piccolo discobar di provincia frequentato soprattutto da gente del posto. Il caso è stato anche portato all’attenzione del Parlamento, con l’interrogazione al ministro dell’Interno presentata dall’on. Paola Concia (Pd) che ha chiesto “quali iniziative urgenti i ministri intendano adottare al fine di assicurare la sicurezza, la libertà e l’incolumità delle persone omosessuali e arginare l’ondata di violenza omofoba”. E poi continua: “Servirebbero corsi di formazione antiomofoba per i buttafuori dei locali. Oggi si pensa che picchiare omosessuali sia consentito. Un limite insopportabile per un Paese civile”.

Stando alla ricostruzione dei fatti i ragazzi stavano ballando su un cubo quando, dopo essere stati invitati a lasciare spazio alla ballerina ufficiale, è iniziato il parapiglia poi degenerato in una vera e propria aggressione omofoba. Cacciati in malo modo dal locale dalla security, il gruppo ha poi chiesto l’intervento dei carabinieri della compagnia di Luino, a cui i sette ragazzi hanno raccontato di essere stati “pestati” proprio in quanto “identificati come omosessuali”. Tre dei giovani sono ricorsi alle cure ospedaliere, dove sono stati medicati e dimessi con prognosi variabili dai 15 ai 20 giorni.

Quando si è diffusa la notizia i giovani hanno raccolto solidarietà da ogni angolo d’Italia, non solo dal mondo delle associazioni gay, ne è una testimonianza anche il profilo facebook di una delle vittime, Marco Coppola, presidente provinciale dell’Arcigay di Verbania e membro della segreteria nazionale dell’associazione, invaso da decine di commenti: “Come sarebbe bello se potessimo essere semplicemente noi stessi, senza dover avere paura o affrontare ogni giorno situazioni avverse – scrive Thogme -. Sarebbe la cosa più naturale del mondo. Dobbiamo ancora lottare per questo. Un abbraccio, sai che ci sono tantissime persone vicine a voi”. O anche: ”Sono allibito, qui il Paese regredisce ogni giorno di più – come scrive Salvatore -. Spero stiate bene e che le ferite non siano profonde, almeno quello fisiche. un abbraccio!”. Poi è lo stesso Marco Coppola a intervenire per ringraziare tutte le persone che hanno dimostrato la loro solidarietà: “Non deve più succedere che qualcuno venga picchiato e discriminato, men che meno se perché omosessuale. Basta prepotenza, basta omofobia”.

Se da un lato la versione fornita dai giovani traccia il quadro di quella che sembra essere una brutale aggressione, dall’altra nelle parole della direzione del “Justin” i fatti assumono connotati radicalmente diversi. Così, mentre si attende l’esame del video ripreso dalle telecamere interne del locale la direzione si difende respingendo le accuse: “La ricostruzione dei fatti non corrisponde all’accaduto il personale è intervenuto per sedare un alterco fra alcuni ragazzi, esclusivamente per evitare il diffondersi di una situazione di pericolo, tanto che l’unico soggetto ad avere riportato delle contusioni è proprio un operatore della discoteca. Nessuna aggressione omofoba può imputarsi al personale del locale”. La nota prosegue precisando che la direzione del locale prende le distanze dalle accuse, sottolineando che nel corso degli anni si è contraddistinta per un serio impegno “nel garantire un sano intrattenimento, aperto a tutti, dove è bandita qualsiasi tipo di discriminazione”. Lunedì i titolari della discoteca non hanno rilasciato nessun ulteriore commento.

Al di là della profondità delle ferite fisiche riportate dai giovani resta il fatto che l’episodio ha riaperto il dibattito su un tema mai sufficientemente affrontato, come quello dell’omofobia e della mancanza di rispetto nei confronti di tutto ciò che viene considerato diverso.

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4 aprile 2012: A Comiso 30 anni dopo, per Pio La Torre e per un Mediterraneo di pace


4 aprile 2012
A Comiso 30 anni dopo
Per Pio La Torre e per un Mediterraneo di pace

Il 4 aprile di trenta anni fa oltre centomila siciliani, ma anche tanti, tantissimi giunti da ogni parte d’Europa, sfilarono per le campagne di Comiso, dentro la città per dire no alla costruzione di una base militare che avrebbe dovuto accogliere 112 missili cruise a testata nucleare.
Erano parte di un poderoso movimento europeo che per un decennio, in un continente diviso dal muro di Berlino e minacciato dalla guerra atomica, combattè per liberare il mondo dal dominio delle superpotenze di allora, Stati Uniti e Unione Sovietica, convinto della necessità di un’Europa “senza missili dall’Atlantico agli Urali”, in cui solo la pace e la distensione - e non il riarmo - avrebbero facilitato i processi di emocratizzazione nell’Est Europeo.
I missili a Comiso indicavano che il nuovo fronte del conflitto si stava spostando nel Mediterraneo: il nuovo nemico del nord era ormai il sud, come la storia degli anni successivi ha poi dimostrato.
Alla testa e al fianco di quel corteo colorato, alla guida di quel movimento straordinario fatto di donne e uomini di culture ed esperienze diverse, di tante ragazze e ragazzi che si affacciavano per la prima volta alla politica stava un uomo che più di ogni altro aveva intuito come la lotta e l’impegno per la pace, contro la militarizzazione della Sicilia si intrecciava a filo doppio con un impegno più antico, quello antimafia, per la democrazia, per la legalità.
Quell’uomo, Pio La Torre, poche settimane dopo quella straordinaria giornata, il 30 di aprile del 1982, veniva assassinato a Palermo, assieme a Rosario Di Salvo. Assassinato dalla mafia, che da tempo lo aveva individuato come nemico principale per l’attacco da lui sferrato ai patrimoni economici dei mafiosi, e che ora voleva mano libera nelle speculazioni edilizie promesse dal grande insediamento che si stava progettando attorno alla base militare.
Pio La Torre e quello straordinario movimento contrapponevano all’idea di Sicilia come portaerei e avamposto armato nel Mediterraneo, quella di piattaforma di pace e dialogo, di terra capace di valorizzare le proprie risorse locali, agricole e culturali innanzitutto.
Oggi la base nucleare di Comiso non c’è più. E neppure il Muro di Berlino. Il mondo è cambiato. Ma le parole d’ordine di quella giornata, le rivendicazioni di quel movimento, le ansie e le preoccupazioni che Pio La Torre esprimeva mantengono inalterata la loro validità.
Nel pianeta c'è il più alto tasso di ineguaglianza mai raggiunto. Aumenta lo sfruttamento degli esseri umani, della natura e dei beni comuni. Nella crisi globale di sistema, l'Europa declina e cede al mercato i diritti, la democrazia, la sua unità e i suoi popoli.
Il Mediterraneo in questi anni è stato molto lontano dal diventare il mare di pace sognato e rivendicato da chi si mobilitava in quei giorni.
Sempre più spesso i riflessi delle sue acque si sono colorati delle tinte drammatiche delle guerre che hanno devastato gran parte delle sue coste, a tutte le sue latitudini: da quelle adriatiche (attraverso le quali esattamente 20 anni fa la guerra arrivava a Sarajevo) alle coste del medio oriente o a quelle della Libia fino a pochi giorni fa. O la guerra non dichiarata che si è estesa dal Mar Egeo fino allo stretto di Gibilterra contro chi fugge dal proprio paese alla ricerca di una speranza, di un futuro diverso verso un’Europa ogni giorno più rapace ed egoista.
Sul Mediterraneo sognato, pensato, voluto come mare di pace si è levato il lezzo insopportabile delle stragi, delle bombe, degli egoismi dei paesi ricchi della sponda europea capace anche di cancellare il profumo dei gelsomini della primavera araba.
Oggi più che mai, avvertiamo la necessità di tornare, a Comiso, dopo trenta anni, nel nome di Pio La Torre, per:
- riaffermare un impegno e una volontà di pace
- sconfiggere le ipocrisie di chi da una parte dice di voler sostenere l’ansia di libertà dei popoli arabi e che poi in realtà utilizza le bombe anche contro civili inermi per assicurarsi il controllo delle fonti di approvvigionamento energetico
- denunciare la continua militarizzazione del nostro territorio (da Trapani a Lampedusa, da Sigonella a Niscemi, attraverso i Global Hawk e il MUOS), lo sfruttamento e la distruzione del mare, delle coste, del territorio
- sconfiggere chi pensa al Mediterraneo solamente come un unico immenso mercato dentro
il quale solo le merci hanno diritto a muoversi e chi ha voluto blindare le nostre frontiere,
trasformando porzioni della nostra isola in lager dove tenere reclusi, privi di ogni diritto, migliaia di persone
- un sostegno attivo e vero a sostegno delle società civili democratiche mediterranee
- una comunità mediterranea dei diritti, per uscire insieme dalla crisi economica e sociale
- rilanciare l’impegno contro le mafie, per la democrazia e la libertà
Firmatari:
ACLI, AICS, ANPI, ARCI, Arciragazzi, ARTICOLO TRE PALERMO - Associazione Omosessuale, Auser, Banca Popolare Etica, Centro “Pio La Torre”, Cepes, Chiesa Evangelica Valdese-Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, CGIL, CISL, Cresm, Centro Studi “G. Dossetti”, Da Sud, Erripa “A. Grandi”, FIOM, Forum Ambientalista, Giovani Comunisti/e, Iniziativa Femminista Europea, Legambiente, Lunaria, Libera, Pax Christi, Rete degli Studenti Medi, SPI, Terra del Fuoco, Terrelibere.org, Tilt, UIL, Un ponte per …


Per adesioni inviare una mail a : comiso4aprile@gmail.com

domenica 18 marzo 2012

Torino, tutto pronto per il 27esimo GBLT Film Festival "Da Sodoma ad Hollywood"


Il programma della manifestazione che dal 19 al 25 aprile prossimi vedrà scorrere sugli schermi dell'Uci Lingotto e del Massimo, circa 140 film in rappresentanza di 35 Paesi

Dal 19 al 25 aprile prossimo, nelle sale dell'UCI cinema Lingotto e del cinema Massimo di Torino, si svolgerà la ventisettesima edizione del GBLT Film Festival “da Sodoma ad Hollywood”, kermesse partita dal mondo cinematografico underground anni fa e poi arrivata ad essere un appuntamento di caratura internazionale.
Non a caso anche quest'anno iniziano a trapelare le prime informazioni sugli eventi speciali del festival.
Il 20 aprile, infatti, il GBLT Film Festival “da Sodoma ad Hollywood” aderiràalla"Giornata del silenzio" che da diciassette anni, proprio ad aprile, è un appuntamento imprescindibile nelle scuole medie e superiori degli Stati Uniti.
Organizzata in collaborazione con Egma (European Gay and Lesbian Managers Association) e Network, e con la presenza di un rappresentante di GLSEN (Gay, Lesbian and Straight Education Network), organizzazione americana che dal '90 si batte contro la discriminazione sessuale per il rispetto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere nelle scuole, la giornata del festival torinese si dedica alla sensibilizzazione sul tema del "bullismo omofobico", pratica che vede coinvolti ragazzi che dichiarano la propria omosessualità prima dei quattordici anni e, per questo, sono soggetti a forme di discriminazione e violenza.
Il 20 aprile verranno proiettati il cortometraggio Man in the Mirror (2011) direttoda Joel Schumacher, il regista di Batman Forever e di Un giorno di ordinaria follia, che tratta il tema del bullismo (e del razzismo) in una scuola di New York. A seguire, Private Romeo (2011) dell'americano Alan Brown, un lungometraggio che affronta il tema dell'omofobia all'interno di un'accademia militare e, prendendo spunto dal Romeo e Giulietta di Shakespeare, racconta l'amore tra due cadetti, osteggiato e diffamato dai loro compagni e dai superiori.
Oltre ad aderire alla “Giornata del silenzio” il GBLT Film Festival “da Sodoma ad Hollywood” ha annunciato la sua adesione alla campagna irlandese, lanciata da Colin Farrel, dal titolo “Belong to” a cui il popolare attore presta il suo volto e la sua fama internazionale.
"Non ricordo molto degli anni in cui mio fratello Eamon ha sofferto a causa degli abusi fisici ed emotivi subiti. Ero molto piccolo - ha dichiarato alla stampa Colin Farrel che è stato testimone di nozze al matrimonio del fratello con lo storico compagno Steven Mannion - Quello che ricordo abbastanza bene, invece, è il sangue sulla sua divisa scolastica quando tornava a casa nel pomeriggio. Le botte e gli insulti erano molto frequenti ed erano una costante dei suoi anni di scuola".
Quest'anno, in generale, si potranno vedere circa 140 film in rappresentanza di 35 nazioni in cui a fare la parte del leone sono gli Stati Uniti con 33 pellicole (film, corti e documentari).
Tra gli europei: 10 titoli provenienti dalla Germania e dal Regno Unito, 8 dalla Francia e 5 dalla Spagna, addirittura 2 dall'Islanda.

L'Italia scende in campo con 9 titoli (di cui Le coccinelle di Emanuela Pirelli nel concorso documentari e Il mondo sopra la testadi Peter Marcias in quello cortometraggi). Dall'Estremo Oriente arriveranno 10 film e dall'America Latina 15.Numerose, inoltre, le anteprime mondiali.

Tutte le informazioni necessarie per saperne di più le potete trovare suwww.tglff.com sito ufficiale del festival.

Atto di omofobia: 7 ragazzi pestati in discoteca a Luino.


Nel corso della notte a Luino, in provincia di Varese, presso una nota discoteca cittadina nella frazione di Germignaga, sette ragazzi, tra i quali Marco Coppola, Presidente provinciale di Arcigay Verbania e componente della Segreteria nazionale dell’associazione sono stati vittima di una gravissima aggressione omofoba da parte della security del locale.
I ragazzi stavano solo ballando su un cubo tra di loro quando, “identificati” come omosessuali, sono stati costretti a scendere, insultati, brutalmente pestati e infine allontanati dal locale.
Su richiesta dei ragazzi sono intervenuti i carabinieri e al pronto soccorso dell’ospedale locale sono state prestate loro cure immediate e prodotti i relativi referti.
“Questo episodio “, dichiara Paolo Patanè Presidente nazionale di Arcigay , “segna davvero un limite insopportabile. E’ tragicamente simbolico che uno dei massimi dirigenti nazionali di Arcigay sia stato vittima di questa spregevole aggressione omofoba. A Marco Coppola e agli altri ragazzi la mia solidarietà, carica di rabbia per la brutalità ingiustificabile e l’odio subito, e per una battaglia che si infrange sempre su un muro di scandaloso silenzio ideologico”.
“Dov’è la coscienza della politica in questo Paese? Dov’è il legislatore?”, continua Patanè che chiede l’immediato intervento delle Istituzioni locali e nazionali e delle Associazioni di categoria nei confronti di quel locale: “lanciamo una denuncia durissima nei confronti di un clima complessivo inasprito dalla crisi economica e sociale e che esige risposte definitive a livello normativo”.
“L’onorevole Paola Concia, immediatamente allertata, rivolgerà, su nostra richiesta, un’interrogazione parlamentare ai Ministri competenti e ci apprestiamo a denunciare quanto accaduto all’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni) e all’Oscad (Osservatorio contro le discriminazioni delle Forze dell’ordine). Nessuna libertà è autentica per le persone gay, lesbiche e transessuali, se dobbiamo vivere con la paura di mostrarci com’è diritto di tutti. E’ necessaria una buona legge contro l’omofobia subito: nessuno ci può chiedere di attendere ancora!”, conclude il leader di Arcigay.
18 marzo 2012 · Ufficio stampa Arcigay 

giovedì 15 marzo 2012

Cassazione: coppie gay hanno diritto a vita familiare


La Cassazione spiega agli omofobi perché le coppie gay hanno pieni diritti

Dal Palazzaccio una sentenza illuminante riguardo il matrimonio omosessuale 

La coppia omosessuale e’ “titolare del diritto alla vita famigliare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie. L’apertura nei confronti delle coppie omosessuali arriva dalla Cassazione che per la prima volta si trova a dover affrontare il caso di una coppia gay della provincia di Roma che aveva contratto il matrimonio all’Aja nei Paesi Bassi e chiedeva la trascrizione del matrimonio nel nostro Paese.
LA SENTENZA - La prima sezione civile con la sentenza 4184 ha detto no alla trascrizione delle nozze celebrate all’estero ma ha stabilito che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia etero. In particolare, la suprema Corte spiega che “i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere ne’ il diritto a contrarre matrimonio ne’ il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia -a prescindere dall’intervento del legislatore in materia- quali titolari del diritto alla ‘vita famigliare’ e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.
LA BINDI SMENTITA - Quanto al fatto che il matrimonio gay celebrato all’estero non puo’ avere validita’ nel nostro paese, la suprema Corte chiarisce che “e’ stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversita’ di sesso dei nubendi e’ presupposto indispensabile, per cosi’ dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio”. Il no alla trascrizione delle nozze gay nel nostro Paese, dunque, chiarisce la Cassazione “non dipende piu’ dalla loro inesistenza e neppure dalla loro invalidita’, semplicemente dalla loro inidoneita’ a produrre, quali atti di matrimonio, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano”. Il primo caso di trascrizione di matrimonio gay celebrato all’estero riguarda una coppia residente omosex residente a Latina A.G. e M.O. La trascrizione del matrimonio era gia’ stata negata dal sindaco di Latina l’11 agosto 2004. (ADNKRONOS) 

Qui il testo integrale della sentenza (in .pdf). 

mercoledì 14 marzo 2012

Europa: via libera al matrimonio gay ‎

Tanti i plausi dalla politica italiana 

Strasburgo boccia governi contrari ai matrimoni gay

I governi europei, secondo il Parlamento europeo, non devono dare ''definizioni restrittive di famiglia'' allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli. È la posizione espressa nel rapporto sulla parità di diritti uomo-donna presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in't Veld ed approvato dall'Eurocamera

STRASBURGO -

I matrimoni gay s'hanno da fare, anche in Italia. Per il Parlamento europeo è inammissibile che alcuni governi ''mettano in atto definizioni restrittive della definizione di 'famiglia' allo scopo di negare la protezione legale alle coppie dello stesso sesso e ai loro bambini''. È quanto si legge nel paragrafo 7 del rapporto sulla parità dei diritti uomo-donna, preparato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in't Veld per dare spazio tra l'altro alle 'quote rosa' nei Cda ed approvato dalla plenaria di Strasburgo con 361 sì, 268 no e 70 astenuti. E sul punto dei matrimoni omosessuali è stata battaglia in aula, perché il Ppe aveva presentato un emendamento che voleva ribadire la competenza degli stati membri in materia. Il centrodestra, come puntualmente avviene a Strasburgo sui temi omosessuali, è andato sotto (322 sì, 342 no, 22 astenuti), battuto dal fronte delle sinistre (socialisti S&D, Verdi e Gue) rafforzato dai liberal-democratici dell'Alde. Ed è stato di nuovo battuto sugli emendamenti che volevano cancellare il paragrafo 5 (che chiede alla Commissione di elaborare proposte per il ''mutuo riconoscimento'' delle famiglie omosessuali tra i paesi che già le prevedono) e il paragrafo 62 (che propone al Consiglio di riaffermare il principio di non discriminazione ''per orientamento sessuale'').
Appena sabato scorso da Orvieto Angelino Alfano aveva tuonato contro la sinistra, rilanciando il 'no' piediellino ai matrimoni gay che trasformerebbero l'Italia in una Spagna alla Zapatero. Una linea ribadita da Carlo Giovanardi, responsabile delle politiche famiglia del Pdl, che dal voto vede rischi di ''frantumazione'' dell'idea di Europa ''nella coscienza dei popoli''.
Il voto di Strasburgo per Imma Battaglia è invece il segno di ''un vento nuovo che spira sull'Europa''. ''E' il vento – ha detto la storica esponente della comunità gay italiana - di una sinistra che rinasce e porta cambiamenti''. Per Franco Grillini, responsabili Idv per i diritti civili, il voto dimostra che ''l'Italia nei fatti è fuori dall'Europa dei diritti e delle libertà'' e che ''la destra italiana rappresenta il vero ostacolo alla modernizzazione del Paese''. Per Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, è arrivato ''un duro monito anche nei confronti dell'Italia''. E Anna Paola Concia, per il Pd, osserva che ''dopo le inutili polemiche tutte italiane, è Strasburgo a darci una grande lezione di civiltà indicandoci con chiarezza la strada precisa da percorrere per il riconoscimento dei diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali''.

http://www.grr.rai.it/

martedì 13 marzo 2012

Bologna intitola una via a Marcella Di Folco, leader del MIT

Bologna dice sì a una via intitolata alla trans Marcella Di Folco
"Più ovvio pensare di intitolare una via della città a Lucio Dalla", così il Pdl davanti l'approvazione dell'ordine del giorno per omaggiare la prima trans al mondo eletta a una carica pubblica 

Bologna dice sì a una via intitolata alla trans Marcella Di Folco

E' costato parecchie polemiche e l'astensione del suo amico Daniele Carella dal voto "Per non strumentalizzarla", ma alla fine il Consiglio Comunale ha approvato l'ordine del giorno per l'intitolazione di una via cittadina alla memoria di Marcella di Folco presentato dalla consigliera SEL Cathy La Torre e firmato da Sergio Lo Giudice.
MARCELLA DI FOLCO. Ma chi è Marcella Di Folco? Battezzato Marcello alla nascita, nel 1987 cambiò sesso e nel 1988 diventò Presidente del Movimento Identità Transessuale (MIT); più volte candidata alle elezioni parlamentari, nel 1997 venne eletta vicepresidente dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere. Romana di nascita, Marcella scelse Bologna e qui, è stata consigliere comunale alle politiche sociali dal 1995 al 1999. L'esito della votazione per l'intitolazione di una via cittadina: favorevoli 17 (Pd, Amelia per Bo, M5S); contrari 5 (Pdl, Lega Nord).
LA SODDISFAZIONE DI SEL. "Domani son certa che sui giornali farà notizia che il Consiglio non abbia votato all'unisono per l'intitolazione di una via a Marcella di Folco. Certo, anche a me sarebbe piaciuto che tutte le forze politiche riconoscessero l'impegno di Marcella e del MIT per la tutela della dignità delle persone trans ma tant'è che in Italia la politica esercita raramente quella straordinaria cosa che si chiama verità e riconoscimento dei meriti! Ciò nonostante, io sono orgogliosa e felice che la mia città avrà una strada che porterà il nome di Marcella a futura memoria e tutti potremmo dire che una persona trans, una grande persona come Marcella, non è meno degna di altre grandi persone. Di questo voglio espressamente ringraziare Sergio Lo Giudice che con me ha presentato questa proposta e tutta la maggioranza che l'ha sostenuta. Ma anche Massimo Bugani del M5S, l'unico della opposizione a votarla. E' stata una battaglia faticosa ma la rifarei mille e mille volte...e come sarebbe fiera Marcella...".
L'ASTENSIONE DI CARELLA. Daniele Carella, Pdl, si è astenuto dal voto: "Non mi piace che Marcella divenga oggetto di discussione in questa città. E' un discorso di rispetto della persona e si potevano prendere scelte diverse, senza bisogno di arrivare a una proposta che è di un altro spessore. Sono perplesso perché immaginavo che dopo una serie di rinvii si arrivasse a un confronto più informale e una conclusione più consona. Voi siete la maggioranza e potete fare quel cavolo che vi pare, io personalmente mi rifiuto di esprimere un voto".
SI FA IL NOME DI LUCIO DALLA. Sempre Cathy La Torre commenta l'intervento di Michele Facci, Pdl, che in seduta fa il nome di Lucio Dalla, a cui è più ovvio pensare di intitolare una via della città: "Il centro destra sostiene che sia un abominio intitolare una strada a Marcella di Folco nei giorni in cui si discute di intitolarne una a Lucio Dalla! Ma voi il nesso lo vedete? Perchè io no. Da quando in qua l'una cosa esclude l'altra?"
SERGIO LO GIUDICE. "Secondo quali criteri Bologna assegna i nomi delle strade? Non solo grandi scienziati e quelli che hanno fatto la storia. La Di Folco ha lasciato un'impronta su Bologna e probabilmente 50 anni fa nessuno avrebbe pensato di dedicarle una strada". 
Bologna dice sì a una via intitolata alla trans Marcella Di Folco
IL NO DELLA LEGA. "La lega nord dice no alla intitolazione di una via alla trans Marcella di Folco. Una strumentalizzazione politica della diversità' di SEL" questo il commento di Manes Bernardini durante il consiglio comunale.


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sabato 10 marzo 2012

Pugno duro della federcalcio inglese contro l'omofobia: multato anche Macheda


Federico Mancheda

Dopo le dure prese di posizione dei mesi scorsi nei confronti del razzismo, tra le quali ricordiamo la squalifica di otto giornate inflitta all’attaccante uruguayano del Liverpool Luis Suarez per aver rivolto l’epiteto “nigger” a Evra e la vicenda della fascia di capitano tolta aJohn Terry per gli insulti a Ferdinand del QPR in seguito alle quale era poi scoppiata anche la polemica tra la FA e Fabio Capello che aveva portato alle dimissioni del tecnico italiano, il massimo organismo del calcio inglese usa la mano pesante anche contro i giocatori accusati di omofobia. Nelle ultime due settimane, in seguito al lancio della campagna “Opening doors and joining in”, sono stati infatti multati alcuni tesserati, ritenuti responsabili di frasi offensive nei confronti degli omosessuali sui social network.
Tra questi anche il giovane attaccante italiano di proprietà del Manchester United, Federico Mancheda, salito alla ribalta delle cronache qualche anno fa per alcuni gol decisivi con la maglia dei Red Devils, ma ultimamente un po’ eclissatosi per quanto concerne le imprese sportive. A far tornare il ventenne attaccante romano sulle pagine dei giornali questa volta è stata appunto la notizia della multa di 15000 sterline rifilatagli per aver pubbicato sul suo profilo di Twitter la frase “Shhhhhh u little stupid gay!” Il post in questione era stato quasi immediatamente rimosso dal giocatore, che si era giustificato dicendo di aver commesso un errore di ortografia, volendo digitare “guy” (ragazzo) invece che “gay”, spiegazione che non ha però convinto la commissione disciplinare della federazione di Sua Maestà.
Multati anche Morrison del West Ham con 7000 sterline, Ranger del Newcastle con 6000 e Smith del Walsall con 1200. Lo scorso mese di febbraio, in occasione della settimana nella quale era stata lanciata la campagna “Football vs Homophobia”, promossa in memoria diJustin Fashanu, unico calciatore professionista britannico ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità e morto suicida nel 1998 dopo essere stato ostracizzato dal mondo del calcio d’oltremanica proprio per il suo “coming out”, erano stati arrestati per cori omofobi intonati durante una trasferta a Brighton tre tifosi del Milwall.
Foto | © TMNews