Parte lunedì 2 settembre 2013 la campagna di tesseramento ad Articolo Tre Palermo per il 2014 (tessera valida anche per il 2013).
Nei prossimi giorni vi informeremo sulle iniziative di tesseramento che organizzeremo. Potete comunque contattarci se volete rinnovare la tessera o se volete aderire per la prima volta.
e-mail: articolotrepalermo@yahoo.it
pagina FB: https://www.facebook.com/articolotre.palermo?fref=ts
cell. 3493756763
venerdì 30 agosto 2013
martedì 27 agosto 2013
Intervista a Salvatore Rizzuto Adelfio e Filippo Messina
Salutiamo Salvatore pubblicando un'intervista a lui e a Filippo, realizzata da Giuseppe Carleo
domenica 25 agosto 2013
Ciao Salvatore
Con profondo dolore diamo la notizia della scomparsa di Salvatore Rizzuto Adelfio, amico, fondatore e compagno di Articolo Tre Palermo.
Dagli anni '70 figura centrale del movimento LGBT italiano, è stato il primo obiettore di coscienza perché dichiaratamente gay in Italia; a Palermo, con la sua libreria e fumetteria Altroquando è stato un infaticabile animatore della scena politico-culturale della città.
Nello stringerci con grande affetto al suo compagno di vita, Filippo, ai suoi parenti e a tutti i suoi amici, vogliamo ricordarlo per la visione del mondo radicalmente di sinistra che ha sempre portato avanti in prima persona e in ogni singola azione che compiva nella vita quotidiana, una visione politica della sua stessa esistenza che ha voluto affermare sino all'ultimo partecipando pochi giorni fa ad una riunione con noi.
Il funerale di Salvatore avrà luogo Martedì 27 Agosto, alle ore 9 presso la camera mortuaria dell'ospedale civico di Palermo, dove sarà recitata una preghiera buddista, secondo la volontà dello stesso Salvatore. Seguirà l'inumazione nel cimitero di Sant'Orsola.
Il diario di Salvatore: http://sadeide.blogspot.it/
Un ricordo di Salvatore
di Luigi Carollo
GRAZIE Salvatore Rizzuto Adelfio. PER L'INIZIO E PER LA FINE.
Ci saranno tempi e modi, e parole migliori, per onorare la persona pubblica e militante di Salvatore. Oggi non ci riesco. Voglio invece salutarlo col doveroso ringraziamento che merita in particolare per due momenti.
Il primo è quello in cui l'ho conosciuto: non da militante Lgbt ma come "compagno" di analisi. Avevo appena iniziato a riconoscermi come omosessuale e non conoscevo nulla della sua storia di militante; né tanto meno conoscevo AltroQuando. In quel gruppo di terapia arrivai quando Salvatore era prossimo ai saluti; e per me fu il primo incontro con un omosessuale dichiarato, con un omosessuale che parlava serenamente della sua vita di coppia e delle tante difficoltà che aveva dovuto superare. Non conoscevo ancora Filippo, ma per la prima volta venivo a contatto in modo deflagrante con la consapevolezza che l'orientamento sessuale non era una questione legata all'adolescenza; ma che esso poteva essere progetto per il futuro, per la costruzione di una dimensione umana e politica, addirittura per una vita di coppia. Il Salvatore militante l'ho conosciuto alcuni anni dopo, l'ho ritrovato alcuni anni dopo, grazie alle comuni esperienze politico-associative. Ed ho potuto conoscere anche la sua storia che allora ignoravo. Ma la verità è che lui, senza saperlo, aveva già cambiato la mia vita molto prima: da compagno di analisi, da tutti ammirato ed anche un po' temuto in quel gruppo. E credo che porterò sempre con me il rimpianto di non avergli mai confessato l'impatto che hanno avuto su di me quelle prime settimane di conoscenza.
Il secondo ringraziamento è per il momento del nostro ultimo incontro. Dopo il primo Pride del 2010 è iniziato un periodo nel quale Salvatore ed io ci siamo spesso politicamente scontrati. Per disaccordi su diversi temi e per un suo malessere "politico" che lo portò alla decisione (per me umanamente ed associativamente tristissima) di lasciare Articolo Tre. I dissapori furono anche pubblici, talvolta; e portarono ad un allontanamento fatto di incontri ormai casuali e sporadici. Anche quando seppi della sua malattia, non ho avuto il coraggio di contattarlo: non per orgoglio o per disinteresse, bensì per timidezza e soprattutto per il mio dolore. La sensazione di essere poco stimato, di non essere apprezzato PROPRIO da Salvatore mi ha provocato in questi anni un grande malessere. Una delle cui conseguenze era anche la paura di essere visto come invadente e come intruso se avessi mostrato la mia vicinanza in momenti per lui umanamente difficili. Fino alla scorsa settimana, quando una riunione di Articolo Tre organizzata proprio all'Hospice dove Salvatore si trovava mi ha dato l'occasione per rivederlo. Aveva infatti espresso il desiderio di tornare a collaborare con l'associazione e con Carlo e Claudio (che ringrazio di cuore per avermi regalato quel momento) decisero di tenere una riunione lì da lui. L'affetto e la gioia con cui Salvatore mi ha accolto quando sono entrato nella sua stanza sono stati per me come la distruzione, finalmente, di una cappa insopportabile. Il suo modo per dire "certe cose sono molto più piccole della grandezza del ritrovarsi". E sono state per me il suo ultimo, grandissimo regalo. E l'ennesima sua lezione da imparare e scolpire nel cuore: il tempo è troppo importante per buttarlo via.
In mezzo a questi due momenti ci sono state tantissime occasioni in cui Salvatore mi ha rotto i coglioni: e soprattutto per quelle io lo ringrazio e voglio ricordarlo, perchè sono il segno della sua sincerità, della sua profonda onestà intellettuale e del valore immenso che sempre ha riconosciuto alla militanza ed ai percorsi associativi. Io vorrei con tutto il cuore e con tutta la testa che Articolo Tre dedicasse addirittura il suo nome a Salvatore Rizzuto Adelfio, ma per queste cose ci sarà tempo e modo. Adesso basta parole, solo un grandissimo affettuosissimo ed orgogliosissimo abbraccio a Filippo.
GRAZIE Salvatore Rizzuto Adelfio. PER L'INIZIO E PER LA FINE.
Ci saranno tempi e modi, e parole migliori, per onorare la persona pubblica e militante di Salvatore. Oggi non ci riesco. Voglio invece salutarlo col doveroso ringraziamento che merita in particolare per due momenti.
Il primo è quello in cui l'ho conosciuto: non da militante Lgbt ma come "compagno" di analisi. Avevo appena iniziato a riconoscermi come omosessuale e non conoscevo nulla della sua storia di militante; né tanto meno conoscevo AltroQuando. In quel gruppo di terapia arrivai quando Salvatore era prossimo ai saluti; e per me fu il primo incontro con un omosessuale dichiarato, con un omosessuale che parlava serenamente della sua vita di coppia e delle tante difficoltà che aveva dovuto superare. Non conoscevo ancora Filippo, ma per la prima volta venivo a contatto in modo deflagrante con la consapevolezza che l'orientamento sessuale non era una questione legata all'adolescenza; ma che esso poteva essere progetto per il futuro, per la costruzione di una dimensione umana e politica, addirittura per una vita di coppia. Il Salvatore militante l'ho conosciuto alcuni anni dopo, l'ho ritrovato alcuni anni dopo, grazie alle comuni esperienze politico-associative. Ed ho potuto conoscere anche la sua storia che allora ignoravo. Ma la verità è che lui, senza saperlo, aveva già cambiato la mia vita molto prima: da compagno di analisi, da tutti ammirato ed anche un po' temuto in quel gruppo. E credo che porterò sempre con me il rimpianto di non avergli mai confessato l'impatto che hanno avuto su di me quelle prime settimane di conoscenza.
Il secondo ringraziamento è per il momento del nostro ultimo incontro. Dopo il primo Pride del 2010 è iniziato un periodo nel quale Salvatore ed io ci siamo spesso politicamente scontrati. Per disaccordi su diversi temi e per un suo malessere "politico" che lo portò alla decisione (per me umanamente ed associativamente tristissima) di lasciare Articolo Tre. I dissapori furono anche pubblici, talvolta; e portarono ad un allontanamento fatto di incontri ormai casuali e sporadici. Anche quando seppi della sua malattia, non ho avuto il coraggio di contattarlo: non per orgoglio o per disinteresse, bensì per timidezza e soprattutto per il mio dolore. La sensazione di essere poco stimato, di non essere apprezzato PROPRIO da Salvatore mi ha provocato in questi anni un grande malessere. Una delle cui conseguenze era anche la paura di essere visto come invadente e come intruso se avessi mostrato la mia vicinanza in momenti per lui umanamente difficili. Fino alla scorsa settimana, quando una riunione di Articolo Tre organizzata proprio all'Hospice dove Salvatore si trovava mi ha dato l'occasione per rivederlo. Aveva infatti espresso il desiderio di tornare a collaborare con l'associazione e con Carlo e Claudio (che ringrazio di cuore per avermi regalato quel momento) decisero di tenere una riunione lì da lui. L'affetto e la gioia con cui Salvatore mi ha accolto quando sono entrato nella sua stanza sono stati per me come la distruzione, finalmente, di una cappa insopportabile. Il suo modo per dire "certe cose sono molto più piccole della grandezza del ritrovarsi". E sono state per me il suo ultimo, grandissimo regalo. E l'ennesima sua lezione da imparare e scolpire nel cuore: il tempo è troppo importante per buttarlo via.
In mezzo a questi due momenti ci sono state tantissime occasioni in cui Salvatore mi ha rotto i coglioni: e soprattutto per quelle io lo ringrazio e voglio ricordarlo, perchè sono il segno della sua sincerità, della sua profonda onestà intellettuale e del valore immenso che sempre ha riconosciuto alla militanza ed ai percorsi associativi. Io vorrei con tutto il cuore e con tutta la testa che Articolo Tre dedicasse addirittura il suo nome a Salvatore Rizzuto Adelfio, ma per queste cose ci sarà tempo e modo. Adesso basta parole, solo un grandissimo affettuosissimo ed orgogliosissimo abbraccio a Filippo.
Registro delle unioni civili: 12 iscrizioni in un mese
di Carlo Verri
12 iscrizioni al registro delle unioni civili di Palermo, in un mese, non sono poche, se si vuole valutare il dato scendendo sul mero piano quantitativo-numerico come ha fatto Repubblica Palermo ieri (sabato 24 agosto), basterebbe confrontarlo con le cifre dei matrimoni civili per non essere dell'opinione del giornale in questione.
A prescindere, non mi sembra però che ciò sia giusto: il Comune non è un'impresa che può guardare ad un provvedimento come quello del registro delle unioni civili in termini produttivistici (quanti iscritti ieri, quanti oggi e quanti domani...). Anche se, ad un mese dall'attivazione del registro ci fosse stata una sola iscrizione, non sarebbe stato corretto considerarlo un fallimento. Stiamo parlando di vite, di esistenze di persone e di scelte, esigenze individuali e personali, tutte differenti l'una dall'altra e parimenti degne di considerazione a prescindere dalla loro rappresentatività numerica, e alle quali il Comune come istituzione pubblica ha quindi il compito di venire incontro con i mezzi a sua disposizione, garantendole tutte con la medesima attenzione. Il registro delle unioni civili assolve ad una tale funzione, dunque va valutato positivamente in quanto conquista di civiltà sul terreno locale, anche se si tratta di uno strumento dalla portata limitata in attesa di una legislazione nazionale.
12 iscrizioni al registro delle unioni civili di Palermo, in un mese, non sono poche, se si vuole valutare il dato scendendo sul mero piano quantitativo-numerico come ha fatto Repubblica Palermo ieri (sabato 24 agosto), basterebbe confrontarlo con le cifre dei matrimoni civili per non essere dell'opinione del giornale in questione.
A prescindere, non mi sembra però che ciò sia giusto: il Comune non è un'impresa che può guardare ad un provvedimento come quello del registro delle unioni civili in termini produttivistici (quanti iscritti ieri, quanti oggi e quanti domani...). Anche se, ad un mese dall'attivazione del registro ci fosse stata una sola iscrizione, non sarebbe stato corretto considerarlo un fallimento. Stiamo parlando di vite, di esistenze di persone e di scelte, esigenze individuali e personali, tutte differenti l'una dall'altra e parimenti degne di considerazione a prescindere dalla loro rappresentatività numerica, e alle quali il Comune come istituzione pubblica ha quindi il compito di venire incontro con i mezzi a sua disposizione, garantendole tutte con la medesima attenzione. Il registro delle unioni civili assolve ad una tale funzione, dunque va valutato positivamente in quanto conquista di civiltà sul terreno locale, anche se si tratta di uno strumento dalla portata limitata in attesa di una legislazione nazionale.
venerdì 23 agosto 2013
Modulo di Adesione ad Articolo Tre 2013/2014
Dallo Statuto Dell’Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo:
“L'Associazione è composta da individui che si impegnano per l'affermazione e la tutela dei diritti delle persone omosessuali intesi come la realizzazione dei desideri e bisogni emersi, emergenti e che potrebbero emergere in futuro, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana in materia di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. L'associazione ha carattere democratico, pacifista, antirazzista, antifascista e nonviolento e si pone nettamente in opposizione a qualsiasi forma di cultura mafiosa.L 'associazione nasce inoltre con l'intento di favorire la visibilità delle persone omosessuali, l’impegno sociale, culturale politico dei cittadini di tutte le nazionalità etnie ed orientamento sessuale, concorrendo all'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, del rispetto delle differenze, della estensione e la tutela dei diritti civili e delle libertà, sia individuali sia collettive. Ritenendo che ad oggi all'interno d ella società italiana non sono garantiti diritti, scelte e prerogative di fondamentale importanza legate all'orientamento sessuale, gli aderenti all'associazione si propongono di portare all'attenzione dell'opinione pubblica la questione del rispetto e dell'applicazione dell'articolo 3 chiedendone l'integrazione con I'inserimento al primo comma del riferimento all'orientamento sessuale”
mercoledì 21 agosto 2013
Nozze gay in Nuova Zelanda, terzo sesso sulla carta d’identità in Germania
I primi due sposi gay in Nuova Zelanda
Celebrato il primo matrimonio gay in Nuova Zelanda. Dopo i recenti passi avanti fatti sul tema dai paesi europei anche sulle coste del Pacifico arrivano i primi matrimoni tra omosessuali. Con la celebrazione del primo matrimonio, in particolare tra due uomini, la Nuova Zelanda diventa il quattordicesimo paese al mondo ad aprirsi ai matrimoni gay. La cerimonia è stata addirittura trasmessa in diretta radiofonica da due diverse emittenti. Tash Vitali di 37 anni e Mel Ray di 29 anni sono i due giovani che si sono uniti in matrimonio.
Entusiastiche le parole del reverendo Matt Tittle della Chiesa unitaria di Auckland che ha commentato così l’unione dei due ragazzi. «Speriamo che questo aiuti altri paesi a fare lo stesso e mostri ai neozelandesi che tutti al mondo sono degni di sposarsi, qualsiasi sia la persona che amano». I neozelandesi si sono subito distinti anche per matrimoni ad alta quota. Il primo matrimonio gay in aereo è stato organizzato dalla compagnia aerea Air New Zeland che ha permesso l’unione di due donne che vivevano insieme da quattordici anni ma che non avevano mai potuto sposarsi.
Un’importante novità è stata approvata anche in Germania. Sulle nuove carte d’identità tedesche verrà introdotto il terzo sesso. In particolare si tratta di una terza indicazione che può essere data dal genitore sul certificato di nascita del nascituro. Una terza opzione intersessuale che permette alla persona di non aver specificato sulla propria carta d’identità a quale sesso appartiene e scegliere un’opzione in età adulta. L’ennesimo passo avanti sul tema in Germania a tutela della sessualità dei propri cittadini.
Fonte: http://www.optimaitalia.com/
martedì 13 agosto 2013
La vie d'Adèle: il film a tematica LGBT vincitore di Cannes 2013
La vie d'Adèle, il film "politico" di Cannes
di
Piera Detassis
direttore di Ciak
Ad aggiudicarsi la Palma d'oro del 66/mo festival di Cannes è stato il film "La vie d'Adele" di Abdellatif Kechiche. Eccezionalmente, l'ambito premio è andato anche alle due giovani protagoniste, Adele Exarchopoulos e Lea Seydoux.
Dura sette minuti la prima scena di sesso fra Adèle Exarchopoulos e Lèa Seydoux, le due meravigliose interpreti di La vie d'Adèle Chapitre 1 &2 di Abdellatif Kechiche: su grande schermo, in primissimo piano, una scena che pare interminabile, esplicita e per nulla lesbochic, niente velatini e corpi efebici benché le interpreti siano poco più che adolescenti, nulla insomma che conceda piacere allo sguardo voyeur del maschio o alle patite della trasgressione salottiera.
Qui i bei corpi sodi e proletari delle due protagoniste traspirano e faticano, i pori si allargano, gli umori sfogano, le mani penetrano, le facce si spiaccicano l'una sul sesso dell'altra, nessun pudore né d'attrice né di donna.
Questa esplosione di sensi e di tensione erotica si è formata nello sguardo di Kechiche con calma, per accumulazione, e la macchina da presa, fin dalla prima inquadrature, si ostina a filmare in primissimo piano le bocche di tutti i protagonisti che mangiano, masticano, dormono, chiacchierano, baciano, respirano senza mai censurare la carnalità.
Dov'è lo scandalo di La vie d'Adèle, il film più 'politico' di questa prodigiosa edizione di Cannes?
Non certo nelle scene erotiche, che pure qualche problema in censura lo provocheranno, ma nel fatto che Abdellatif Kechiche è un arabo (è nato a Tunisi, il 7 dicembre del 1960) che sfida le regole della sua cultura, espone il corpo femminile allo sguardo collettivo (di questa ossessione già si trattava nei film precedenti, il bellissimo Cous Cous e il monumentale, ma meno riuscito, Venus Noire, storia della Venere Nera ottentotta esibita come attrazione nei salotti bene di inizio secolo), ma soprattutto racconta un amore lesbico consapevole e divisivo, come si direbbe oggi, che esclude ogni devozione alla legge patriarcale.
Così facendo, Adellatif scavalca due volte le regole, quelle della consuetudine e quelle della sua stessa radice culturale. Proseguendo sulla strada di un cinema furiosamente radicale che mette al centro la riflessione sul corpo femminile e la sua messa in scena, Kechiche non solo rimette in questione la propria origine ma riesce a mantenersi in equilibrio sul crinale sottile che divide cinema d'autore e cinema popolare.
Tutto questo mentre sulla Croisette eleganti signore in tailleur Chanel e coccarda tricolore chiedono di firmare contro la legge sul 'mariage pour tous' e lo storico di destra Dominique Venner si spara nella cattedrale di Notre Dame in segno di protesta contro il matrimonio gay e l'islamizzazione della società francese. Ci sono film-capolavoro che, in più, colgono perfettamente l'air du temps, La vie d'Adèle è uno di questi.
Morire di discriminazione senza una legge contro l'omofobia
di Luigi Carollo
Un adolescente, l'ennesimo, si è tolto la vita perchè incapace di continuare a sopportare le prese in giro e la cattiveria di quanti, amici e familiari, lo discriminavano in quanto gay. Contrariamente a quel che dicono con superficialità i mass media, questo ragazzo non si è ucciso perchè era omosessuale, non è morto perchè era gay. Si è ucciso perchè era discriminato, insultato, probabilmente solo. Lo ha ucciso il bullismo e l'incultura di un Paese che sembra inchiodato in un eterno Medio Evo, non lo ha ucciso il suo orientamento sessuale. E su questo è bene essere chiari, oggi e sempre. Questo ragazzo è morto perchè, oltre ad avere intorno a sè persone ignoranti e crudeli, aveva anche la sfortuna di vivere in un Paese in cui persino chi rappresenta le Istituzioni usa ancora le parole "sodomita" e "frocio" come insulti, anzi come armi. Un Paese con Istituzioni talmente meschine e (mi si perdoni la violenza del termine) talmente criminali da essere incapaci di approvare non dico una legge sul matrimonio egualitario, ma persino una legge contro l'omofobia. Cioè, detto in soldoni, una legge contro un comportamento violento che limita la libertà, la serenità, la piena espressione di sè di milioni di uomini e donne. Suicidi come questo sono all'ordine del giorno; e non sempre ne conosciamo i reali motivi. Ma questa vicenda è particolarmente dolorosa e straziante perchè proprio alcuni giorni fa il nostro Parlamento si è per l'ennesima volta bloccato ad un passo dall'approvazione di un testo contro l'omofobia. Ci hanno provato in tutti i modi: con gli emendamenti, con la proposta di moratoria per i temi eticamente sensibili, usando le proteste della Chiesa. Ci sono riusciti (guardate il paradosso semantico) grazie al "Decreto del Fare": per bloccarlo e per praticare l'ostruzionismo tutto è passato in secondo piano; qualunque priorità economica e civile è improvvisamente scomparsa. Tutto rimandato a settembre. Col risultato che l'inoperosità ed il silenzio del nostro Parlamento ha prodotto un'altra vittima. Non so se l'approvazione di quel testo avrebbe potuto impedire almeno questo suicidio: ma il vero problema politico è che, appunto, non lo sapremo mai; non potremo mai rispondere a questo dubbio. Proprio perchè quella legge continua a non esistere. Mi piacerebbe sapere cosa prova oggi, dinanzi ad una vita interrotta a 14 anni, chi ha sollevato cavilli, chi ci ha istruiti sulle incostituzionalità di quel testo di legge, chi sembra essere terrorizzato esclusivamente dal tema "ma i preti potranno continuare a fare omelie contro froci e lesbiche? e gli eletti/le elette potranno continuare ad usare l'orientamento sessuale come insulto?". Provano un po' di schifo? Un po' di vergogna? Almeno un minimo di senso di corresponsabilità? Forse no, proprio perchè pensano che il ragazzo si sia ucciso in quanto omosessuale. Invece no, è morto perchè vittima di costanti discriminazioni. E dinanzi ad una vicenda del genere, il nostro serissimo Premier oggi ritiene opportuno ricordarci che un Governo ed un Parlamento servono perchè "altrimenti si paga l'IMU". A me sarebbe piaciuto che, almeno oggi, avesse detto che un Governo ed un Parlamento CHE LAVORANO sono indispensabili per far comprendere ad ogni ragazza/o adolescente che la loro sessualità non è e non può e non deve essere un motivo per morire. Invece non lo ha detto: e dietro di lui gli interi PD e PDL parlano da tutto il giorno esclusivamente di IMU come tema centrale per capire la necessità di un Governo. E purtroppo non sono i soli: voglio dirlo con sincerità e senza partigianerie, ma quel che è successo in queste ore pesa come un macigno anche su M5S e SEL. Anche loro ritiratisi in buon ordine dinanzi a cause di forza maggiore; ed anche loro oggi apparentemente convinti che IMU, Berlusconi e Legge Elettorale siano temi centrali per la nostra Democrazia più di una Legge contro l'Omofobia. Io non amo le sceneggiate e non ho mai ritenuto serio cavalcare le tragedie a fini politici; e non lo farò nemmeno oggi. Anche perchè so bene che, purtroppo, le ragioni che portano una persona a togliersi la vita non sono mai facili da comprendere: persino quando la persona ci lascia una sua spiegazione, nessuna/o di noi è in grado di capire come si possa preferire la morte fino addirittura a cercarla. Soprattutto a 14 anni. Ma è chiaro che oggi, proprio per la vergogna consumatasi in questi giorni in Parlamento, nessun/a parlamentare, nessun/a rappresentante istituzionale di destra e sinistra può guardarsi allo specchio senza vergognarsi e senza chiedersi: avrei potuto evitarlo?
Un adolescente, l'ennesimo, si è tolto la vita perchè incapace di continuare a sopportare le prese in giro e la cattiveria di quanti, amici e familiari, lo discriminavano in quanto gay. Contrariamente a quel che dicono con superficialità i mass media, questo ragazzo non si è ucciso perchè era omosessuale, non è morto perchè era gay. Si è ucciso perchè era discriminato, insultato, probabilmente solo. Lo ha ucciso il bullismo e l'incultura di un Paese che sembra inchiodato in un eterno Medio Evo, non lo ha ucciso il suo orientamento sessuale. E su questo è bene essere chiari, oggi e sempre. Questo ragazzo è morto perchè, oltre ad avere intorno a sè persone ignoranti e crudeli, aveva anche la sfortuna di vivere in un Paese in cui persino chi rappresenta le Istituzioni usa ancora le parole "sodomita" e "frocio" come insulti, anzi come armi. Un Paese con Istituzioni talmente meschine e (mi si perdoni la violenza del termine) talmente criminali da essere incapaci di approvare non dico una legge sul matrimonio egualitario, ma persino una legge contro l'omofobia. Cioè, detto in soldoni, una legge contro un comportamento violento che limita la libertà, la serenità, la piena espressione di sè di milioni di uomini e donne. Suicidi come questo sono all'ordine del giorno; e non sempre ne conosciamo i reali motivi. Ma questa vicenda è particolarmente dolorosa e straziante perchè proprio alcuni giorni fa il nostro Parlamento si è per l'ennesima volta bloccato ad un passo dall'approvazione di un testo contro l'omofobia. Ci hanno provato in tutti i modi: con gli emendamenti, con la proposta di moratoria per i temi eticamente sensibili, usando le proteste della Chiesa. Ci sono riusciti (guardate il paradosso semantico) grazie al "Decreto del Fare": per bloccarlo e per praticare l'ostruzionismo tutto è passato in secondo piano; qualunque priorità economica e civile è improvvisamente scomparsa. Tutto rimandato a settembre. Col risultato che l'inoperosità ed il silenzio del nostro Parlamento ha prodotto un'altra vittima. Non so se l'approvazione di quel testo avrebbe potuto impedire almeno questo suicidio: ma il vero problema politico è che, appunto, non lo sapremo mai; non potremo mai rispondere a questo dubbio. Proprio perchè quella legge continua a non esistere. Mi piacerebbe sapere cosa prova oggi, dinanzi ad una vita interrotta a 14 anni, chi ha sollevato cavilli, chi ci ha istruiti sulle incostituzionalità di quel testo di legge, chi sembra essere terrorizzato esclusivamente dal tema "ma i preti potranno continuare a fare omelie contro froci e lesbiche? e gli eletti/le elette potranno continuare ad usare l'orientamento sessuale come insulto?". Provano un po' di schifo? Un po' di vergogna? Almeno un minimo di senso di corresponsabilità? Forse no, proprio perchè pensano che il ragazzo si sia ucciso in quanto omosessuale. Invece no, è morto perchè vittima di costanti discriminazioni. E dinanzi ad una vicenda del genere, il nostro serissimo Premier oggi ritiene opportuno ricordarci che un Governo ed un Parlamento servono perchè "altrimenti si paga l'IMU". A me sarebbe piaciuto che, almeno oggi, avesse detto che un Governo ed un Parlamento CHE LAVORANO sono indispensabili per far comprendere ad ogni ragazza/o adolescente che la loro sessualità non è e non può e non deve essere un motivo per morire. Invece non lo ha detto: e dietro di lui gli interi PD e PDL parlano da tutto il giorno esclusivamente di IMU come tema centrale per capire la necessità di un Governo. E purtroppo non sono i soli: voglio dirlo con sincerità e senza partigianerie, ma quel che è successo in queste ore pesa come un macigno anche su M5S e SEL. Anche loro ritiratisi in buon ordine dinanzi a cause di forza maggiore; ed anche loro oggi apparentemente convinti che IMU, Berlusconi e Legge Elettorale siano temi centrali per la nostra Democrazia più di una Legge contro l'Omofobia. Io non amo le sceneggiate e non ho mai ritenuto serio cavalcare le tragedie a fini politici; e non lo farò nemmeno oggi. Anche perchè so bene che, purtroppo, le ragioni che portano una persona a togliersi la vita non sono mai facili da comprendere: persino quando la persona ci lascia una sua spiegazione, nessuna/o di noi è in grado di capire come si possa preferire la morte fino addirittura a cercarla. Soprattutto a 14 anni. Ma è chiaro che oggi, proprio per la vergogna consumatasi in questi giorni in Parlamento, nessun/a parlamentare, nessun/a rappresentante istituzionale di destra e sinistra può guardarsi allo specchio senza vergognarsi e senza chiedersi: avrei potuto evitarlo?
Bolzano: via libera al Gay Pride ma non in centro
Gli organizzatori: «C’è il sì di Durnwalder: porteremo 50 mila persone». Grande ritorno economico, corteo da ponte Roma
di Massimiliano Bona
di Massimiliano Bona
BOLZANO. Dopo l’assenso di massima del sindaco Luigi Spagnolli è arrivato anche l’atteso via libera al «Gay Pride» a Bolzano anche da parte del governatore altoatesino Luis Durnwalder. Gli organizzatori locali sono riusciti anche ad assicurarsi l’ex deputata Vladimir Luxuria come madrina della manifestazione, che dovrebbe portare a Bolzano (dal 14 al 21 giugno) da 30 a 50 mila fra omosessuali e lesbiche provenienti soprattutto da Germania, Austria e Svizzera. Una sorta di «Gay Pride dell’Euregio», così come è già stato ribattezzato da coloro che ci stanno lavorando da oltre un mese, pur sapendo che la strada non è ancora completamente in discesa. «Ad impressionare positivamente le persone con cui ho parlato finora - spiega Antonella Diano, reduce da una proficua trasferta al Gay Village di Roma con Danilo Zanvit Stecher durante la quale ha convinto l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista - è l’importante ritorno economico per tutta la città di Bolzano. Anche perché i partecipanti non dormiranno certo nelle tende ma negli hotel del capoluogo e dintorni. Contiamo, infatti, anche sulla collaborazione dell’Azienda di soggiorno».
Il percorso della sfilata. Gli organizzatori hanno convinto Durnwalder facendogli vedere le immagini dell’ultimo «Gay Pride» a Palermo, al quale hanno partecipato 180 mila persone. «Il governatore - racconta la Diano - ci ha detto che non ci sono motivi per dire no. Avrebbe detto di sì, in condizione analoghe, anche ai Testimoni di Geova. L’importante è che l’organizzazione sia curata nel dettaglio con un piano sia per la parte finanziaria che per quella commerciale. I numeri non saranno gli stessi, ma dall’area tedesca abbiamo già avuto una pioggia di adesioni via email».
La Diano tiene a precisare che non ci saranno carri o effusioni “troppo spinte”. Già definito, a grandi linee, anche il percorso dell’evento. «Partiremo dalla zona di ponte Roma per arrivare in Zona industriale all’altezza della Salewa, dove ci verranno dati due ettari e mezzo di terreno per allestite un maxi-tendone, in stile Oktoberfest, per ospitare una serie di eventi di contorno».
Il Gay Pride, o l’Euregio Gay Pride, non si terrà dunque in centro ma in periferia anche per non urtare chi la pensa in modo diverso.
Il comitato organizzatore. Ne fanno parte 7-8 persone ma nessuna associazione. «Veniamo tutti da mondi diversi - spiega la Diano - ma ci siamo messi al lavoro per ospitare quest’evento da privati cittadini». A tirare le fila c’è anche un noto ristoratore bolzanino destinato a curare la parte commerciale. «Sono convinto che il ritorno, per quanto attiene l’indotto, sarà notevole. Bisognerà curare a dovere la parte commerciale». Martedì è in programma una nuova riunione del comitato nella quale saranno messi a punto i prossimi passi.
Il budget. Finora, posto che sono attese da 30 a 50 mila persone, il budget orientativo si attesta attorno ai 170 mila euro, cifra che dovrà essere coperta in larga parte dagli sponsor. «A costare sono gli allacciamenti per i Wc - prosegue la Diano - di cui dovrebbe farsi carico la Seab. Ma anche il noleggio del maxi-tendone (in stile Oktoberfest), capace di ospitare 6-7 mila persone, avrà sicuramente un peso notevole sulla parte finanziaria».
I politici locali. Detto di Durnwalder e Spagnolli, che si sono riservati di valutare il progetto a breve nel suo insieme, anche alla luce del numero di partecipanti e delle soluzioni logistiche che saranno adottate, ieri si è registrata l’apertura dell’assessore comunale Luigi Gallo. «Sono convinto che una città come Bolzano sia attrezzata per ospitare nel migliore dei modi questo evento. Delle trattative si sta occupando direttamente il sindaco che ci ha informato della richiesta un paio di settimane fa. L’importante è capire esattamente di che numeri stiamo parlando». Le uniche perplessità, in giunta, sono state dei due assessori della Volkspartei, ma le trattative sembrano ormai in fase avanzata. «Noi ci crediamo - conclude la Diano - e confidiamo nel sostegno delle istituzioni locali».
FONTE: http://altoadige.gelocal.it/
giovedì 8 agosto 2013
Hip Hop per i diritti LGBT: Macklemore & Ryan Lewis
Macklemore & Ryan Lewis, Same Love feat. Mary Lambert: video, testo e traduzione
Scritto da: Arianna Galati -
Il nuovo singolo del duo rap di Seattle difende l'amore delle coppie gay e si piazza in Top 20 nella settimana cruciale per l'orgoglio omosessuale: guarda il video e leggi il testo e la traduzione su Soundsblog
Nella settimana in cui una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il DOMA (Defense Of Marriage Act) è incostituzionale, riconoscendo automaticamente gli stessi diritti federali concessi alle coppie eterosessuali alle coppie omosessuali degli Stati dove il matrimonio gay è legale, è entrata nella Top 20 americana una canzone che parla proprio di amore uguale per tutti: è Same Love di Macklemore & Ryan Lewis, terzo singolo estratto daThe Heist, il loro disco di esordio che è già platino da mesi.
Il duo rap di Seattle, in realtà, aveva presentato la canzone addirittura tre mesi prima dell’uscita del disco ad Ottobre scorso, ma soltanto nell’ultima settimana di Giugno 2013 è stato deciso di promuoverla a terzo singolo promozionale, a seguito dei due precedenti trionfi di Thrift Shop, che ha animato l’inverno, e Can’t Hold Us, che sta elettrizzando l’estate: la concomitanza con la sentenza della Corte Suprema ne ha facilitato sicuramente la promozione, eleggendola a inno dell’equità dei sentimenti.
Nella canzone il ritornello è stato affidato alla cantante Mary Lambert, lesbica dichiarata, che si è detta onorata di aver potuto scrivere e interpretare il refrain della canzone, perché aiuterà a continuare il dibattito sui diritti civili delle coppie gay ma soprattutto sull’uguaglianza di un sentimento come l’amore.
When Macklemore and Ryan approached me with Same Love, I knew it was revolutionary. […] I think we’re changing the world. Maybe it’s egotistical to say that, but music has done that before.
Macklemore & Ryan Lewis, Same Love feat. Mary Lambert: testo
[Verse 1: Macklemore]
When I was in the 3rd grade
I thought that I was gay
Cause I could draw, my uncle was
And I kept my room straight
I told my mom, tears rushing down my face
She’s like, Ben you’ve loved girls since before pre-K
Tripping yeah
I guess she had a point, didn’t she
A bunch of stereotypes all in my head
I remember doing the math like
Yeah, I’m good at little league
A pre-conceived idea of what it all meant
For those that like the same sex had the characteristics
The right-wing conservatives think it’s a decision
And you can be cured with some treatment and religion
Man-made, rewiring of a pre-disposition
Playing God
Ahh nah, here we go
America the brave
Still fears what we don’t know
And ‘God loves all his children’ is somehow forgotten
But we paraphrase a book written
3,500 years ago
I don’t know
When I was in the 3rd grade
I thought that I was gay
Cause I could draw, my uncle was
And I kept my room straight
I told my mom, tears rushing down my face
She’s like, Ben you’ve loved girls since before pre-K
Tripping yeah
I guess she had a point, didn’t she
A bunch of stereotypes all in my head
I remember doing the math like
Yeah, I’m good at little league
A pre-conceived idea of what it all meant
For those that like the same sex had the characteristics
The right-wing conservatives think it’s a decision
And you can be cured with some treatment and religion
Man-made, rewiring of a pre-disposition
Playing God
Ahh nah, here we go
America the brave
Still fears what we don’t know
And ‘God loves all his children’ is somehow forgotten
But we paraphrase a book written
3,500 years ago
I don’t know
[Hook: Mary Lambert]
And I can’t change
Even if I tried
Even if I wanted to
And I can’t change
Even if I tried
Even if I wanted to
My love, my love, my love
She keeps me warm [x4]
And I can’t change
Even if I tried
Even if I wanted to
And I can’t change
Even if I tried
Even if I wanted to
My love, my love, my love
She keeps me warm [x4]
[Verse 2: Macklemore]
If I was gay
I would think hip-hop hates me
Have you read the YouTube comments lately
“Man that’s gay”
Gets dropped on the daily
We’ve become so numb to what we’re saying
Our culture founded from oppression
Yet we don’t have acceptance for ‘em
Call each other faggots
Behind the keys of a message board
A word rooted in hate
Yet our genre still ignores it
Gay is synonymous with the lesser
It’s the same hate that’s caused wars from religion
Gender to skin color
Complexion of your pigment
The same fight that led people to walk-outs and sit-ins
Human rights for everybody
There is no difference
Live on! And be yourself!
When I was in church
They taught me something else
If you preach hate at the service
Those words aren’t anointed
And that Holy Water
That you soak in
Is then poisoned
When everyone else
Is more comfortable
Remaining voiceless
Rather than fighting for humans
That have had their rights stolen
I might not be the same
But that’s not important
No freedom til we’re equal
Damn right I support it
If I was gay
I would think hip-hop hates me
Have you read the YouTube comments lately
“Man that’s gay”
Gets dropped on the daily
We’ve become so numb to what we’re saying
Our culture founded from oppression
Yet we don’t have acceptance for ‘em
Call each other faggots
Behind the keys of a message board
A word rooted in hate
Yet our genre still ignores it
Gay is synonymous with the lesser
It’s the same hate that’s caused wars from religion
Gender to skin color
Complexion of your pigment
The same fight that led people to walk-outs and sit-ins
Human rights for everybody
There is no difference
Live on! And be yourself!
When I was in church
They taught me something else
If you preach hate at the service
Those words aren’t anointed
And that Holy Water
That you soak in
Is then poisoned
When everyone else
Is more comfortable
Remaining voiceless
Rather than fighting for humans
That have had their rights stolen
I might not be the same
But that’s not important
No freedom til we’re equal
Damn right I support it
[Trombone]
I don’t know
I don’t know
[Hook]
[Verse 3: Macklemore]
We press play
Don’t press pause
Progress, march on!
With a veil over our eyes
We turn our back on the cause
‘Till the day
That my uncles can be united by law
Kids are walkin’ around the hallway
Plagued by pain in their heart
A world so hateful
Some would rather die
Than be who they are
And a certificate on paper
Isn’t gonna solve it all
But it’s a damn good place to start
No law’s gonna change us
We have to change us
Whatever god you believe in
We come from the same one
Strip away the fear
Underneath it’s all the same love
About time that we raised up
We press play
Don’t press pause
Progress, march on!
With a veil over our eyes
We turn our back on the cause
‘Till the day
That my uncles can be united by law
Kids are walkin’ around the hallway
Plagued by pain in their heart
A world so hateful
Some would rather die
Than be who they are
And a certificate on paper
Isn’t gonna solve it all
But it’s a damn good place to start
No law’s gonna change us
We have to change us
Whatever god you believe in
We come from the same one
Strip away the fear
Underneath it’s all the same love
About time that we raised up
[Hook]
[Outro: Mary Lambert]
Love is patient, love is kind
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Love is patient, love is kind
Love is patient (not crying on Sundays)
Love is kind (not crying on Sundays)
Macklemore & Ryan Lewis, Same Love feat. Mary Lambert: traduzione
Quando ero in terza elementare
pensavo di essere gay
perché potevo disegnare, mio zio lo era
e tenevo la mia stanza in ordine
lo dissi a mia madre, le lacrime mi scorrevano sul viso
lei rispose Ben, ti son piaciute le ragazze da prima dell’asilo”
mi gasai
penso lei avesse centrato il punto, no?
un sacco di stereotipi nella testa
mi ricordo che facevo i conti tipo
ok, sono bravo nello sport
un’idea preconcetto di quello che significava
per quelli che pensano che lo stesso sesso bbia le caratteristiche
i conservatori di destra pensano sia una decisione
e puoi essere curato con trattamenti e religione
fatto uomo, elettrizzato da una predisposizione
giocare a fare Dio
oh no, di nuovo
america la coraggiosa
ha ancora paura di ciò che non conosciamo
e “dio ama tutti i suoi figli” è spesso dimenticato
ma parafrasiamo un libro scritto
3500 anni fa
non so
pensavo di essere gay
perché potevo disegnare, mio zio lo era
e tenevo la mia stanza in ordine
lo dissi a mia madre, le lacrime mi scorrevano sul viso
lei rispose Ben, ti son piaciute le ragazze da prima dell’asilo”
mi gasai
penso lei avesse centrato il punto, no?
un sacco di stereotipi nella testa
mi ricordo che facevo i conti tipo
ok, sono bravo nello sport
un’idea preconcetto di quello che significava
per quelli che pensano che lo stesso sesso bbia le caratteristiche
i conservatori di destra pensano sia una decisione
e puoi essere curato con trattamenti e religione
fatto uomo, elettrizzato da una predisposizione
giocare a fare Dio
oh no, di nuovo
america la coraggiosa
ha ancora paura di ciò che non conosciamo
e “dio ama tutti i suoi figli” è spesso dimenticato
ma parafrasiamo un libro scritto
3500 anni fa
non so
[Hook: Mary Lambert]
E non posso cambiare
nemmeno se ci provassi
anche se volessi
e non posso cambiare
nemmeno se ci provassi
nemmeno se volessi
il mio amore, il mio amore, il mio amore
lei mi tiene caldo
E non posso cambiare
nemmeno se ci provassi
anche se volessi
e non posso cambiare
nemmeno se ci provassi
nemmeno se volessi
il mio amore, il mio amore, il mio amore
lei mi tiene caldo
[Verse 2: Macklemore]
Se fossi gay
crederei che l’hip-hop mi odierebbe
Hai letto i commenti su Youtube
“oh, è da gay”
guarda il quotidiano
siamo così offuscati da quello che diciamo
la nostra cultura fondata dall’oppressione
non li accettiamo ancora
ci chiamiamo froci
dietro le chiavi di una bacheca di messaggi
una parola radicata nell’odio
e il nostro genere la ignora ancora
gay è sinonimo di inferiore
è lo stesso odio che ha causato le guerre di religione
il genere come il colore della pelle
il colorito del tuo pigmento
le stesse lotte che hanno portato le marce e i sit-in
i diritti umani per tutti
non c’è differenza
vivi, e sii te stesso
quando ero in chiesa
mi insegnarono qualcos’altro
se preghi odio al servizio
quelle parole non saranno consacrate
e quell’acqua santa
in cui ti immergi
diventa avvelenata
quando chiunque altro
è più tranquillo
a restare senza voce
invece di lottare per gli umani
che potrebbero vedersi sottratti i diritti
non sarebbe lo stesso
ma non importa
non c’è libertà finché non siamo tutti uguali
cavolo io lo sostengo
Se fossi gay
crederei che l’hip-hop mi odierebbe
Hai letto i commenti su Youtube
“oh, è da gay”
guarda il quotidiano
siamo così offuscati da quello che diciamo
la nostra cultura fondata dall’oppressione
non li accettiamo ancora
ci chiamiamo froci
dietro le chiavi di una bacheca di messaggi
una parola radicata nell’odio
e il nostro genere la ignora ancora
gay è sinonimo di inferiore
è lo stesso odio che ha causato le guerre di religione
il genere come il colore della pelle
il colorito del tuo pigmento
le stesse lotte che hanno portato le marce e i sit-in
i diritti umani per tutti
non c’è differenza
vivi, e sii te stesso
quando ero in chiesa
mi insegnarono qualcos’altro
se preghi odio al servizio
quelle parole non saranno consacrate
e quell’acqua santa
in cui ti immergi
diventa avvelenata
quando chiunque altro
è più tranquillo
a restare senza voce
invece di lottare per gli umani
che potrebbero vedersi sottratti i diritti
non sarebbe lo stesso
ma non importa
non c’è libertà finché non siamo tutti uguali
cavolo io lo sostengo
[Trombone]
Non lo so
Non lo so
[Verse 3: Macklemore]
Spingiamo play
non pausa
progresso, marciamo!
con un velo sugli occhi
torniamo indietro alla causa
fino al giorno
in cui i miei zii saranno uniti per legge
i bambini camminano nei corridoio
infettati dal dolore nel cuore
un mondo così odioso
qualcuno preferirebbe morire
piuttosto che essere se stesso
e un certificato sulla carta
non risolverà tutto
ma è un buon inizio da cui partire
nessuna legge ci cambierà
dobbiamo farlo noi
qualunque dio in cui tu creda
nasciamo dallo stesso
tira via la paura
alla fine di tutto è lo stesso amore
è ora che ci svegliamo
Spingiamo play
non pausa
progresso, marciamo!
con un velo sugli occhi
torniamo indietro alla causa
fino al giorno
in cui i miei zii saranno uniti per legge
i bambini camminano nei corridoio
infettati dal dolore nel cuore
un mondo così odioso
qualcuno preferirebbe morire
piuttosto che essere se stesso
e un certificato sulla carta
non risolverà tutto
ma è un buon inizio da cui partire
nessuna legge ci cambierà
dobbiamo farlo noi
qualunque dio in cui tu creda
nasciamo dallo stesso
tira via la paura
alla fine di tutto è lo stesso amore
è ora che ci svegliamo
[Outro: Mary Lambert]
L’amore è paziente, l’amore è gentile
l’amore è paziente (non piangere di domenica)
L’amore è gentile (non piangere di domenica)
L’amore è paziente, l’amore è gentile
l’amore è paziente (non piangere di domenica)
L’amore è gentile (non piangere di domenica)
© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati
FONTE: http://www.soundsblog.it/
Il queer reggae dei Pellicans
![]() |
| i Pellicans |
DA WWW.DIGI.TO.IT - VALENTINA ESPOSITO
“Dancing boy” è un disco difficile da classificare, a detta degli stessi autori, i Pellicans, che l’hanno pensato, scritto e suonato. Il reggae che porteranno sul palco di Villar Pellice, domani sera, non è certo quello che ci si aspetterebbe: contaminazioni di pop e indie accompagneranno il pubblico verso la comprensione dell’identità del gruppo, eterogenea e creativa,”queer“, appunto. Samuele Pigoni, il chitarrista, racconta la musica e le impressioni della band riguardo il loro secondo e ultimo album.
Come mai avete scelto il nome “Pellicans” per il gruppo?«E’ terribile. Era la data del nostro primo concerto e non avevamo un nome. Visto che abitavamo quasi tutti in Val Pellice, qualcuno del gruppo propose quel nome dicendo che faceva molto anni ‘60. Lo abbiamo tenuto perché è sufficientemente ridicolo».
Come è nata la band? E dove vi siete formati, a livello musicale?«Non esiste una vera e propria data a cui far risalire la nascita, infatti come per tutti i gruppi agli inizi, si registrano vari cambiamenti di formazione e di stile. Sicuramente la svolta verso un atteggiamento meno dilettantistico avviene con l’ingresso nel gruppo dell’attuale cantante Roberto Pretto, conosciuto fino ad allora come Priscilla dei Disco Inferno. E’ il periodo in cui smettiamo di suonare cover e iniziamo a scrivere i pezzi insieme a Luciano Kovacs, caro amico italianissimo ma residente a New York, che scrive i nostri testi. Tra il 2006 e il 2010 il gruppo si divide tra i live e le registrazioni in studio. Grazie al supporto del chitarrista degli Africa Unite Ruggero Catania nasce il primo disco intitolato “Lunapark Underground”, che abbiamo autoprodotto».
Come mai avete deciso di unire strettamente la vostra musica a un gesto, “giocare” con le identità sessuali, che voi stessi avete definito “politico”? Cosa intendete per “gesto politico”?«Per noi il personale è politico. Quindi non esistono gesti artistici che non siano responsabili di implicazioni politiche, semplicemente perché ogni comunicazione vive in un contesto sociale e veicola messaggi. A noi piace pensare che la musica, pur essendo evasione e divertimento, possa dare da pensare e stimolare, eventualmente, al cambiamento in meglio dei rapporti sociali».
Cosa volete trasmettere al vostro pubblico?«Viviamo in un paese in cui l’amore, le relazioni tra i generi, l’idea di famiglia, sono fortemente condizionati da pregiudizi e dogmi. Vorremmo che le idee sull’amore, sulla femminilità e la maschilità, l’immagine che abbiamo della serenità corrispondessero alle persone e ai loro desideri. E non viceversa. Nel gruppo siamo gay, altri etero e bisex: questa molteplicità di sfumature la vogliamo riconosciuta nella società».
Dato che non vi riconoscete nel reggae “tradizionale”, a chi vi ispirate?«Il nostro genere sostanzialmente è reggae, anche se le melodie vengono da un attitudine decisamente indie e pop. In ogni caso è frutto di quello che siamo e non di una scelta studiata a tavolino. Ascoltiamo di tutto. A chi ci ispiriamo? E’ stato divertente leggerlo nelle recensioni del nuovo disco: UB40, Ziggy Marley, Aloe Blacc…».
Come reagisce il pubblico alla vostra musica? Il messaggio che volete trasmettere viene compreso, secondo voi?«Ci sembra di sì. Chi capisce i nostri testi ci ringrazia per le cose che diciamo. Certo il limite linguistico c’è: scriviamo in inglese e non tutti capiscono i testi. La musica crediamo diverta e rilassi chi ci ascolta, e questo non è poco».
Avete incontrato difficoltà nel vostro processo creativo e musicale, anche magari a livello personale o sociale?«Creare per noi non è un processo facile. Il nostro cantante indossa spesso una maglietta con su scritto ‘it’s not easy’. Litighiamo tanto ma sappiamo che quella tensione, quello scontro, porteranno a dei risultati nei quali riconoscersi. A livello sociale stiamo vivendo un epoca in cui nulla è facile. Nel nostro Paese non è facile studiare, lavorare, essere autonomi. Suonare ai nostri livelli è, economicamente, disastroso. Ma non puoi farne a meno».
Come è nato il vostro ultimo album?«”Dancing Boy” è nato dalla volontà di scrivere un album omogeneo, stilisticamente, e che fosse al tempo stesso ricco di sfumature emotive. Alcune canzoni sono decisamente ballabili e quasi allegre, altre molto malinconiche e lente. E’ un album compatto, scritto di getto e arrangiato direttamente in sala prove. L’idea era di comporre un disco che suonasse come un live. Il titolo evoca l’immagine di un ragazzino che balla, tra Billy Elliot e “Balla Balla Ballerino” di Dalla: così ci sentiamo e così ci piace immaginare di affrontare la vita e le sue difficoltà».
Avete in mente altri brani, magari un tour? Come vi vedete tra dieci anni?«Per ora l’importante è suonare il più possibile nei locali. Abbiamo già alcuni nuovi brani che in autunno proveremo a suonare in vista di un nuovo disco. Tra dieci anni? Ci vediamo alla ricerca e, of course, dancing boys».
Conoscete i Pellicans? Andrete al loro concerto?
Come mai avete scelto il nome “Pellicans” per il gruppo?«E’ terribile. Era la data del nostro primo concerto e non avevamo un nome. Visto che abitavamo quasi tutti in Val Pellice, qualcuno del gruppo propose quel nome dicendo che faceva molto anni ‘60. Lo abbiamo tenuto perché è sufficientemente ridicolo».
Come è nata la band? E dove vi siete formati, a livello musicale?«Non esiste una vera e propria data a cui far risalire la nascita, infatti come per tutti i gruppi agli inizi, si registrano vari cambiamenti di formazione e di stile. Sicuramente la svolta verso un atteggiamento meno dilettantistico avviene con l’ingresso nel gruppo dell’attuale cantante Roberto Pretto, conosciuto fino ad allora come Priscilla dei Disco Inferno. E’ il periodo in cui smettiamo di suonare cover e iniziamo a scrivere i pezzi insieme a Luciano Kovacs, caro amico italianissimo ma residente a New York, che scrive i nostri testi. Tra il 2006 e il 2010 il gruppo si divide tra i live e le registrazioni in studio. Grazie al supporto del chitarrista degli Africa Unite Ruggero Catania nasce il primo disco intitolato “Lunapark Underground”, che abbiamo autoprodotto».
Come mai avete deciso di unire strettamente la vostra musica a un gesto, “giocare” con le identità sessuali, che voi stessi avete definito “politico”? Cosa intendete per “gesto politico”?«Per noi il personale è politico. Quindi non esistono gesti artistici che non siano responsabili di implicazioni politiche, semplicemente perché ogni comunicazione vive in un contesto sociale e veicola messaggi. A noi piace pensare che la musica, pur essendo evasione e divertimento, possa dare da pensare e stimolare, eventualmente, al cambiamento in meglio dei rapporti sociali».
Cosa volete trasmettere al vostro pubblico?«Viviamo in un paese in cui l’amore, le relazioni tra i generi, l’idea di famiglia, sono fortemente condizionati da pregiudizi e dogmi. Vorremmo che le idee sull’amore, sulla femminilità e la maschilità, l’immagine che abbiamo della serenità corrispondessero alle persone e ai loro desideri. E non viceversa. Nel gruppo siamo gay, altri etero e bisex: questa molteplicità di sfumature la vogliamo riconosciuta nella società».
Dato che non vi riconoscete nel reggae “tradizionale”, a chi vi ispirate?«Il nostro genere sostanzialmente è reggae, anche se le melodie vengono da un attitudine decisamente indie e pop. In ogni caso è frutto di quello che siamo e non di una scelta studiata a tavolino. Ascoltiamo di tutto. A chi ci ispiriamo? E’ stato divertente leggerlo nelle recensioni del nuovo disco: UB40, Ziggy Marley, Aloe Blacc…».
Come reagisce il pubblico alla vostra musica? Il messaggio che volete trasmettere viene compreso, secondo voi?«Ci sembra di sì. Chi capisce i nostri testi ci ringrazia per le cose che diciamo. Certo il limite linguistico c’è: scriviamo in inglese e non tutti capiscono i testi. La musica crediamo diverta e rilassi chi ci ascolta, e questo non è poco».
Avete incontrato difficoltà nel vostro processo creativo e musicale, anche magari a livello personale o sociale?«Creare per noi non è un processo facile. Il nostro cantante indossa spesso una maglietta con su scritto ‘it’s not easy’. Litighiamo tanto ma sappiamo che quella tensione, quello scontro, porteranno a dei risultati nei quali riconoscersi. A livello sociale stiamo vivendo un epoca in cui nulla è facile. Nel nostro Paese non è facile studiare, lavorare, essere autonomi. Suonare ai nostri livelli è, economicamente, disastroso. Ma non puoi farne a meno».
Come è nato il vostro ultimo album?«”Dancing Boy” è nato dalla volontà di scrivere un album omogeneo, stilisticamente, e che fosse al tempo stesso ricco di sfumature emotive. Alcune canzoni sono decisamente ballabili e quasi allegre, altre molto malinconiche e lente. E’ un album compatto, scritto di getto e arrangiato direttamente in sala prove. L’idea era di comporre un disco che suonasse come un live. Il titolo evoca l’immagine di un ragazzino che balla, tra Billy Elliot e “Balla Balla Ballerino” di Dalla: così ci sentiamo e così ci piace immaginare di affrontare la vita e le sue difficoltà».
Avete in mente altri brani, magari un tour? Come vi vedete tra dieci anni?«Per ora l’importante è suonare il più possibile nei locali. Abbiamo già alcuni nuovi brani che in autunno proveremo a suonare in vista di un nuovo disco. Tra dieci anni? Ci vediamo alla ricerca e, of course, dancing boys».
Conoscete i Pellicans? Andrete al loro concerto?
Fonte: http://www.lastampa.it/
martedì 6 agosto 2013
Mostra del Cinema 2013, scatta la corsa al Leone d’oro gay
Almeno sette film in concorso per il «Queer Lion», il premio per il miglior film a tematica omosessuale all’interno del Festival veneziano
VENEZIA. Sono già sette i film in concorso per il «Queer Lion», il premio collaterale per il miglior film a tematica omosessuale tra quelli presentati nelle diverse sezioni della Mostra del Cinema di Venezia. Un’iniziativa che riprende quella del «Teddy bear», l’«orsetto» del Festival di Berlino. Tra i film in concorso, presentati pochi giorni fa dal direttore Alberto Barbera, c’è soprattutto l’italiano «Via Castellana Bandiera», la prima opera cinematografica della regista teatrale Emma Dante: una storia tratta peraltro dal suo romanzo e in cui è protagonista una coppia lesbica interpretata dalla stessa Emma Dante e da Alba Rohrwacher.
Sempre tra i film inseriti nel concorso ufficiale di Venezia70 c’è anche il delicato «Tom à la ferme», del giovanissimo regista canadese Xavier Dolan:ha soltanto 24 anni. Il film è tratto da una pièce teatrale di Michel Marc Bouchard e racconta il dramma di un uomo che perde il proprio compagno e scopre che i genitori di lui non erano a conoscenza dell’orientamento sessuale del figlio e della loro relazione.
Per quanto riguarda invece le «Giornate degli Autori» in programma c’è «Gerontophilia«, pellicola del regista di culto gay Bruce Labruce, che come sempre farà scandalo raccontanto l’ amore impossibile tra un ragazzo di 18 anni e un ottuagenario ricoverato in una casa di riposo. Attesissimo è invece «Kill Your Darlings» di John Krokidas soprattutto per il suo protagonista Daniel Radcliffe, l’ex maghetto Harry Potter, che in questa pellicola interpreta il poeta gay Allen Ginsberg.
Farà molto parlare anche «Julia» un progetto cinematografico presentato come evento speciale a Venezia: per circa dieci anni infatti la fotografa e regista J. Jackie Baier ha condiviso le notti e i giorni con la transessuale Julia K., filmandone la vita e i pensieri. La tematica del lesbismo è invece affrontata in «May in the Summer» di Cherien Dabis.
Infine alla Settimana della Critica verrà presentato anche il film «L’Armée du salut», esordio alla regia del marocchino Abdellah Taïa, il primo scrittore africano ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità in un paese in cui è ancora un reato.
In Uganda è stato celebrato il Gay Pride senza alcun problema
Scritto da: Roberto Russo -
Un centinaio di coraggiosi attivisti sono scesi per strada a Entebbe per la celebrazione del secondo Gay Pride della storia dell’Uganda.
Circa un centinaio di coraggiosi attivisti ugandesi hanno celebratolo scorso fine settimana il Gay Pride. È il secondo Pride della storia dell’Uganda. A differenza di quanto accaduto allora, quest’anno non ci sono stati arresti.
La manifestazione dello scorso anno – che prevedeva anche feste e un festival cinematografico, oltre alla siflata – venne autorizzata dalla polizia che poi, però, arrestò quanti vi presero parte. Quest’anno il Pride si è tenuto a Entebbe (ex capitale amministrativa dell’Uganda coloniale, ospita gli edifici di diverse istituzioni governative, inclusa la residenza del Presidente, e il più grande aeroporto del paese, l’Entebbe International Airport)
Essere attivisti LGBT in Uganda al giorno d’oggi significa avere moltissimo coraggio. Nel paese le relazioni omosessuali sono illegali e il Parlamento ha rispolverato il progetto di legge che prevede pene durissime nei confronti delle persone omosessuali e, in alcuni casi, anche la pena di morte. Lo stesso disegno di legge prevede la persecuzione nei confronti di quelle organizzazioni, ma anche di quei singoli, che offrono sostegno alle persone lesbiche, gay, transessuali e bisessuali.
Gli attivisti, però, non si lasciano scoraggiare e vanno avanti, pur tra mille difficoltà. A giugno dello scorso anno hanno aperto a Kampala, la capitale dell’Uganda, la prima clinica dedicata alle necessità del collettivo omosessuale, con particolare attenzione sull’HIV/Aids e sulle altre malattie sessualmente trasmissibili. E ora il secondo gay pride della loro storia.
FONTE: http://www.queerblog.it/
sabato 3 agosto 2013
La Croazia si avvia verso l'approvazione delle unioni civili gay
Scritto da: Roberto Russo -
Il ministro per l’Amministrazione Pubblica della Croazia ha affermato che agli inizi del 2014 potrebbe essere approvata una legge sulle unioni civili gay del tutto simile al matrimonio (ma matrimonio non è).
Arsen Bauk, ministro per l’Amministrazione Pubblica della Croazia (che dal 1 luglio scorso è il ventottesimo Stato membro dell’Unione europea), ha annunciato che il testo disegno di legge sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso è in dirittura di arrivo: a ottobre dovrebbe essere discusso in Parlamento e, se tutto andrà come previsto, all’inizio del 2014 potrebbe entrare in vigore.
Il ministro sottolinea che “non si chiamerà matrimonio bensì partenariato di vita” e che le cerimonie si celebreranno “nei municipi, in modo solenne”, come se fossero matrimoni. Ma matrimoni non sono.
Stando alle parole del ministro Bauk, le coppie dello stesso sesso godranno di tutti i diritti e di tutti i doveri delle coppie sposata: eredità del partner deceduto, i benefici sociali e gli sgravi fiscali, gli alimenti e la spartizione dei beni in caso di separazione. Non proprio tutti, però: le adozioni saranno escluse, però è allo studio la possibilità di permettere l’adozione del figlio biologico di uno dei due partner se il secondo genitore naturale è ignoto o passato a miglior vita:
Si tratta del principio già esistente per l’adozione da parte di matrigne e patrigni, che ora si estenderebbe anche alle coppie omosessuali. Noi vogliamo solo riconoscere il fatto che già adesso ci sono molte coppie lesbiche in cui una è la madre naturale di un bambino, nato da un’inseminazione artificiale o da una donazione di seme, mentre l’altra non ha nessun diritto rispetto al minore, sebbene sia di fatto sua madre.
In Croazia dal 2003 è in vigore una norma sulla coabitazione delle coppie dello stesso sesso con la garanzia di un minimo di diritti.
Sempre in autunno – quando cioè il ddl dovrebbe arrivare in Parlamento – la Corte costituzione dovrebbe esprimersi sull’ammissibilità di un referendum che vorrebbe inserire nella Costituzione della Croazia il divieto del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Alle spalle di questo referendum ci sono diverse associazioni cattoliche che hanno raccolto 750 mila firme a sostegno.
Fonte: http://www.queerblog.it/
Lucia, diventata donna all'anagrafe senza cambio di sesso
di Elena Tebano
Obbligarla a operarsi sarebbe una violazione dei suoi diritti fondamentali e lesivo della sua salute: per questo il Tribunale di Rovereto ha concesso a una transessuale cinquantenne di Arco, in provincia di Trento, il cambio dei documenti senza che abbia effettuato l’intervento di «riassegnazione». Lucia per l’anagrafe sarà a tutti gli effetti una donna, anche se il suo sesso anatomico è ancora maschile.
Lo stabilisce una sentenza depositata il 3 maggio 2013 e passata in giudicato a fine luglio. È il quarto caso di questo tipo in Italia, ma il primo in cui la persona che ha chiesto la rettifica del sesso non ha fatto nessun intervento chirurgico, neppure l’impianto del seno. «Nei precedenti, che risalgono al 1997, 2011 e 2012, i giudici avevano inoltre sostenuto che la legge del 1982 sul transessualismo può essere interpretata nel senso di non obbligare alla sterilizzazione.
Adesso hanno sancito che la Costituzione impone di evitare ogni costrizione per il rispetto dei diritti inviolabili garantiti dall’articolo 2 – spiega Alexander Schuster, avvocato di Trento che ha difeso Lucia – È un passo importante, in linea con il dibattito internazionale».
Negli ultimi due anni si è allungata la lista di Paesi che permettono il cambio di sesso anagrafico senza quello chirurgico: Spagna, Argentina, Portogallo, Regno Unito, Germania e Austria. E anche ilConsiglio d’Europa ha raccomandato di andare in questa direzione. Ma in Italia la sentenza di Rovereto non era scontata: solo il 20 marzo scorso la Corte di Appello di Bologna ha respinto un’analoga richiesta.
«L’operazione è devastante per chi non la vuole – dice Schuster -. Sono interventi pesanti, che incidono sulla salute e posso lasciare complicazioni per la vita: la scelta su cosa fare deve essere individuale». Per qualcuno acquisire il più possibile le sembianze anatomiche del sesso di destinazione è fondamentale, per altri no.
Lucia non esclude di operarsi, un giorno, ma oggi per lei sarebbe troppo: «Ho iniziato la transizione tardi, a 45 anni. Sono andata a piccoli passi, ho preso gli ormoni perché ingoiare pillole è più facile che andare sotto i ferri – ammette -. Non ho mai avuto come punto di arrivo un ideale di donna perfetta: so che anche dopo l’operazione rimangono delle differenze. La mia sarà solo un po’ più grande». I documenti, invece, per lei sono fondamentali. «Avevo trovato lavoro in una lavanderia industriale, ma non mi hanno presa perché avevo ancora un nome maschile, non sapevano come gestirlo con le colleghe – racconta -. Con i documenti al femminile mi avrebbero assunta».
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