Luisella Marangoni era la sua compagna di vita e di affetti. Lucia Pellegrino, anche se abitava a Torino, dove lavorava come dipendente comunale, nel 2003 aveva deciso di trasferirsi a Casale con Luisella, che all'epoca non aveva un'occupazione. «Vivevamo del mio stipendio». Passano gli anni e, a settembre 2009, Lucia, per non continuare a fare la pendolare, si licenzia, mentre Luisella trova un lavoro da commessa poco fuori Casale e questo stipendio lo fanno bastare. A novembre, però, Luisella muore, quarantacinquenne, in un pauroso incidente e Lucia rimane sola e con nulla. Solo il tetto sulla testa che spera possa continuare a ripararla giacché lì ci sta da sette anni. Gira a proprio nome i contratti di luce e gas e si presenta all'Atc per trasferire l'intestazione del contratto di affitto da Luisella Marangoni a Lucia Romana Pellegrino. Risposta: «Non si può». Perché? «Perché la legge regionale - spiega il presidente uscente di Atc, Gianni Vignuolo - consente di volturare il contratto a chi resta se abitava nella casa da almeno due anni, regolarmente autorizzato». Invece, Lucia Pellegrino non aveva autorizzazione. Lei spiega: «Nel 2003 ci eravamo presentate all’Atc per segnalare che vivevamo in due nell'alloggio e ottenere l'autorizzazione, ma ci era stata negata perché tra noi non c'erano vincoli di parentela. A nulla è servito che portassimo un “contratto di matrimonio” che avevamo stipulato in casa, presenti alcuni testimoni, con reciproci testamenti depositati da un notaio». Spiega Vignuolo: «La legge consente di dare l'autorizzazione solo se ci sono vincoli di parentela (nonna e nipote, padre e figlia, fratello e sorella e così via)». Lucia si sente discriminata solo perché l'«unione di fatto» con Luisella era omosessuale, mentre, a suo parere, la cosa sarebbe stata diversa se fosse stata eterosessuale. Tesi che Vignuolo respinge risolutamente: «No: è un aspetto personale che non interessa l'Atc, abbiamo massimo rispetto per le scelte di chiunque. È la norma regionale che impone il vincolo di parentela per concedere l'autorizzazione, oltre al rispetto del rapporto superficie/numero di persone e al reddito che non deve superare una certa soglia».
Lucia non demorde. Tutelata dall'avvocato Rita Buzzichelli di Torino ha riposto il suo futuro nella decisione del giudice: gli ha consegnato il «contratto di matrimonio», le copie dei testamenti e, soprattutto, le dichiarazioni firmate di molti condomini di via Cabiati che attestano la sua presenza continuativa lì da sette anni. Venerdì attendeva con ansia un pronunciamento, invece il giudice Alessandro Pellegri ha richiesto ulteriore documentazione e ha fissato una nuova udienza al 26 novembre. Speranze? «Molte» dice Lucia, anche se il magistrato aveva già negato la sospensiva del provvedimento di sfratto. Questo non vuol dire che nel pronunciamento di merito possa adottare una soluzione diversa. Sarebbe un principio fondamentale perché, attestata la presenza della donna nell'alloggio di via Cabiati da più anni, confermata da più testimoni, sancirebbe il riconoscimento dell'unione di fatto (non conta se etero o omosessuale) come titolare del diritto di subentrare nel contratto di affitto. E l'Atc? «Alla decisione del giudice, quale che sia, la proprietà non si opporrà di sicuro» dice Vignuolo.

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