venerdì 21 giugno 2013

Pride e ambasciata americana. Lettera aperta a un amico No Muos


Caro amico, vorrei condividere con te alcune riflessioni sulla polemica scatenatasi in seguito alla decisione degli organizzatori del Pride Lgbtq di accettare il patrocinio dell’ambasciata statunitense e sulla tua scelta di non aderire, nei fatti, a quella manifestazione.

Amo vivere in un paese in cui le coppie hanno il diritto di divorziare e le donne hanno il diritto, se lo credono, di abortire. Si tratta di acquisizioni importantissime, frutto di dure battaglie che hanno visto in prima fila, tra gli altri, i radicali, massima espressione del filo-americanismo italiano. Hanno forse sbagliato allora i partiti di ispirazione marxista a collaborare con gli ultras dell’atlantismo nostrano? È stato un errore appoggiare una legge sul divorzio frutto dell’iniziativa legislativa del socialista Loris Fortuna (che tra l’altro, se non ricordo male, per un periodo ebbe anche la tessera radicale), e dell’industriale Antonio Baslini, deputato del superatlantista Pli – quello stesso Pli che si trovava al governo quando l’Italia aveva aderito al Patto atlantico? Bisognava forse evitare di difendere quella legge dal referendum abrogativo lottando fianco a fianco con molti laici e “liberal” italiani, mentre il paese da loro tanto amato, gli Usa, era ancora impegnato nella guerra del Vietnam? Hanno sbagliato poco dopo le sinistre, anche quelle extraparlamentari, che hanno fatto fronte comune con il superoccidentalista Marco Pannella nella battaglia per una legislazione che rendesse lecito l’aborto? Secondo il tuo ragionamento sì; secondo me, invece, da quella stagione il paese è uscito svecchiato ed enormemente progredito.

Non amo la politica estera americana; a dire il vero, non mi piace neanche il modello di società di cui, specie da Reagan in poi, si sono fatti portatori. Credo però che il mondo sia complesso, che dividerlo con la spada cercando di separare i buoni dai cattivi sia un’operazione non proficua per il semplice motivo che bene e male coesistono nelle stesse realtà. Credo tu abbia ragione quando ricordi che gli Usa hanno sostenuto regimi che spesso hanno discriminato (perseguitato?) i cittadini Lgbtq. Mi pare tu colga nel segno anche quando denunci la tendenza a parlare di un non meglio precisato mondo arabo che sarebbe omofobo per definizione, atteggiamento intellettuale che mi sembra tradire una buona dose di orientalismo. Aggiungerei che quest’atteggiamento ha spesso rappresentato la base per un ulteriore passaggio: dato che l’Occidente (concetto ondivago e bizzarro come pochi altri) rispetta di più le donne e gli Lgbtq, i paesi occidentali avrebbero il diritto di esportare questo modello a suon di bombe. Si tratta di un ragionamento che non condivido, pur avendone presente la complessità. Ho partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra in Afganistan e contro quella in Iraq perché credevo che avrebbero avuto insopportabili costi in termini di vite umane. Non mi sono mai nascosto, però, che avrei preferito mille volte trasferirmi nella più neoliberista delle città americane piuttosto che nella Kabul talebana o nella Bagdad di Saddam Hussein. Non perché io creda in una innata superiorità degli “occidentali”, e peraltro, non capisco in cosa sarebbe meno “occidentale” di me quell’omicida che ha scannato un soldato britannico a coltellate in pubblica piazza e che, come noto, è nato e cresciuto a Londra; men che meno credo che vi sia un nesso tra l’islam e le teorie liberticide (ché altrimenti dovrei interrogarmi sul perché la cattolica Italia si è inventata il fascismo, la protestante Germania il nazismo e la ortodossa Russia il comunismo sovietico). Ritengo semplicemente che in alcune zone del mondo si siano sviluppati dei processi storici che hanno reso possibile l’acquisizione di diritti civili e politici che io considero inalienabili e senza i quali, sarò eurocentrico, non saprei vivere.

Mi pare quindi che la condanna della politica estera americana non mi debba far perdere di vista il fatto che in molti stati degli Usa i cittadini Lgbtq hanno acquisito diritti importanti come quello al matrimonio o all’adozione di figli. Sono, certamente condividerai, aspetti importantissimi, essenziali per la vita delle persone, per il loro appagamento, per la loro felicità. Si tratta di cose che io, banalissimo eterosessuale, dò per scontate ma che i miei amici Lgbtq in Italia possono solo sognare. Dunque, perché non posso manifestare contro il Muos e contestualmente apprezzare le apertura di Obama sui diritti delle coppie Lgbtq?
Cosa avrei dovuto fare se abitassi in Francia? Lì Hollande ha garantito un passaggio legislativo epocale per questo tema. Si tratta, però, dello stesso Hollande che impone il fiscal compact e si fa interprete di una politica economica che io stento a condividere. Se fossi stato francese mi sarei dovuto rifiutare di scendere in piazza a favore della legge sui matrimoni gay perché proposta da Hollande? Perdona la franchezza, ma mi sembra che rischiamo di ragionare come Javert, il poliziotto dei Miserabili che voleva interpretare la realtà secondo la linearità della retta mentre, ci spiegherebbe Hugo, la realtà è fatta di curve, segmenti, traiettorie spurie. A te sarebbe piaciuto un Pride senza il patrocinio dell’ambasciata Usa. A me piace il Pride col patrocinio dell’ambasciata Usa e con la bandiera dei no Muos che sventola sul tetto di uno stand e viene esposta sul palco nella serata più affollata.

E poi, cosa ci aspettavamo per questo giugno palermitano: un Pride Lgbtq o una manifestazione a favore dei diritti Lgbtq fatta solo per gente che la pensa come noi su tutte le questioni politiche? Non pochi esponenti della sinistra locale hanno stigmatizzato la presenza, all’apertura della manifestazione, della Presidente della Camera Laura Boldrini e del Ministro Josefa Idem, evidentemente considerate troppo moderate. A me è dispiaciuto che non ci fossero anche esponenti del Pdl. Se fossero venuti e avessero detto cose che condividevo li avrei applauditi. E questo non mi avrebbe tolto il diritto di protestare ferocemente, anche un minuto dopo, contro le scelte politiche, specie di politica economica, del governo italiano (per la cronaca, non ho votato alcun partito che sostenga l’attuale esecutivo). Perché, vedi, esistono anche cittadini Lgbtq filo-americani, di destra, liberisti, simpatizzanti di Berlusconi, imprenditori iscritti a Confindustria, cattolici. Mi interessano anche i loro diritti e il Pride deve parlare anche a loro. Su Facebook in molti hanno bollato questi Lgbtq come frutto di contraddizioni. A me pare che non ci sia nessuna incoerenza: a mio giudizio, questioni rilevanti come quelle dei diritti civili vanno risolte con le compensazioni, non con gli sbarramenti.
Torno al punto da cui sono partito. La legge sul divorzio è stata approvata nel parlamento italiano anche grazie al voto di molti parlamentari cattolici ed ha resistito all’assalto del referendum perché la maggioranza degli elettori italiani, cattolica in grandissima parte, ha bocciato l’ipotesi abrogativa. La strada per il progresso sociale e civile passa anche da queste “contraddizioni”, che poi sono tali solo in apparenza.
Insisto su questo punto per un altro motivo. Nel 1974, in pieno shock petrolifero, con la stagflazione che avvolgeva l’Italia, i partiti di sinistra si impegnarono in una battaglia sui diritti civili. È un monito da far presente a chi in questi giorni si è prodigato a spiegarci sui social network che in un periodo di così grave crisi economica non ci si dovrebbe occupare dei diritti Lgbtq. Ho letto su Facebook alcuni post di gente di sinistra che si domandava come mai, davanti ai numerosissimi lavoratori che si tolgono la vita per il dissesto finanziario, la sinistra perda tempo a occuparsi di omosessuali e trans. Avrei voluto rispondere loro che si suicidano anche tantissimi giovani, a volte giovanissimi, schiacciati dal peso di un’omosessualità che li porta a subire atroci violenze psicologiche, emotive, non di rado fisiche.

Un’ultima notazione proprio su Facebook. Anzi, più che una notazione si tratta di uno sfogo. Nelle tue lettere e nei tuoi comunicati usi toni molto duri. Da persona per bene quale sei, tuttavia, mantieni un alto grado di civiltà. Ti segnalo, però, che sui profili di persone pienamente addentro alla sinistra palermitana, sono apparsi in questi giorni dei post che mi hanno dato da pensare. Beninteso, credo che su quel social network ognuno di noi dia il peggio di sé. Io stesso, a volte, ho scritto cose di cui poi mi sono pentito. Preferisco non fare nomi, dunque, non per una malcelata omertà, ma perché non credo che le persone debbano rispondere per quello che viene pubblicato sul loro profilo Fb. Ho visto, tuttavia, post su profili “aperti” sui quali mi vorrei brevemente soffermare. Sono tutti scritti da persone che criticano, da sinistra, la scelta del Pride di accettare il patrocinio dell’ambasciata Usa. In uno dei più soft ci si domanda  per quale motivo i gay non facciano le loro battaglie attraverso le associazioni classiche come i sindacati, i partiti, ecc. (come a dire, puoi fare sì vita associativa, ma attraverso le categorie che io considero normali – con buona pace delle donne che negli anni sessanta e settanta militavano in gruppi femministi); in un altro leggo che gli Lgbtq sarebbero delle “anomalie” (cito testualmente) – tralascio per pietà di riportati gli argomenti usati; infine, vorrei riferirmi a un altro post (che mi pare sia stato successivamente rimosso): lo ha scritto una persona il cui profilo Fb reca nello sfondo foto di Che Guevara e vi si legge che, parafraso abbastanza fedelmente, i politici oggi sono tutti assoggettati ai gay come domani lo saranno ai pedofili [sic].

So che tu non condividi nessuna di queste asserzioni. Probabilmente non le condividono neanche le persone sui cui profili quei post sono apparsi. Mi auguro che persino gli autori non ne siano convinti sino in fondo. Credo sia però necessaria una maggiore attenzione da parte di tutti noi: è opportuno vigilare su ciò che scriviamo e diciamo poiché questo dibattito, pur ricco e importante, ha tirato a galla una schiuma che non credevo potesse appartenere al mondo politico in cui mi riconosco. Se tu critichi il patrocinio dell’ambasciata americana non sei omofobo. Le persone che, partendo dal tuo stesso argomento, arrivano a scrivere quelle cose forse sì. Per la prima volta nella mia vita ho intravisto lampi di una sinistra che non mi sembra né fascista né stalinista (non credo che le cose si ripetano), ma semplicemente antidemocratica; mi pare sia interesse di tutti ridurre quei lampi a fiochi barlumi.

Un caro saluto e spero di vederti, con tante bandiere del movimento No Muos, alla manifestazione del Pride prevista per sabato pomeriggio.

7 commenti:

  1. Ovviamente se questo tua riflessione è semplicemente una discussione tra amici mi può stare anche bene ma la lotta contro il muos non è fatta da amici per fortuna.....
    1) Ci sono alcune considerazioni che mi fanno girare un po' ...... però dal momento che siamo in democrazia.

    FATTO - Il comitato NO MUOS ha provato a capire le motivazioni che avevano portato il Comitato PRIDE NAZIONALE ad accettare il patrocinio dell'ambasciata USA; credo che 4200 dollari per finanziare una mostra fotografica all'interno del VILLAGE siano un po' pochi; se poi la motivazione è politica per me è ancora peggio.
    2) FATTO - Fino a 5 giorni fa, se cliccavi sul logo USA dei partners del PRIDE andavi alla pagina dell'ambasciata con OBAMA che diceva quanto fosse bello e innocuo il MUOS di Niscemi.
    3) FATTO mentre tanti amici gay, trans, lesbo e non vanno al Village gli americani guidati dal portavoce dell'ambasciata hanno accompagnato tanti giornalisti per illustrare loro come il MUOS abbia una potenza di 200 Watt inferiore a quella di un forno a microonde....sono un grande esempio di democrazia

    FATTO AL DI Là delle bandiere, penso che la coerenza in politica e nelle lotte è fondamentale..io sono sicuro che al Pride ci saranno tante bandiere NO MUOS,(in questi giorni tanta gente ce le chiede) spero che però le stesse persone vengano a niscemi a difedendere i niscemesi dagli americani e dalla polizia italiana tra qualche giorno..perché altrimenti non è un problema di democrazia ma diventa un problema di partecipazione e condivisione..facile andare al pride e condividerlo quest'anno quando ci vanno tutti ma a catania chi c'era quando i fascisti assaltarono il corteo quei quattro coglioni di militanti comunisti, ideologizzati..dove erano gli amici che domani saranno tutti in festa al corteo più bello d'italia..vedi è un fatto di coerenza..io domani vado a niscemi...perché ci vado ormai da un anno e mezzo.. e per la prima volta dal 2007 non parteciperò al pride..e mi dispiace tantissimo..ma la coerenza...per me è l'unica cosa che ancora oggi mi permette di alzarmi e guardarmi allo specchio con serenità...

    ti abbraccio

    Saluti partigiani
    Elio Teresi
    elioteresi@libero.it
    ASS. RADIO AUT PER L'ANTIMAFIA SOCIALE

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  2. caro Elio, come sai bene queste stesse persone non solo verranno ma sono sempre venute a Niscemi con le proprio bandiere, sia Articolo Tre che Arcigay Palermo, mi dispiace che ci si dimentichi di queste cose!
    Claudio Lo Bosco

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  3. Caro Matteo, mi sembra molto bella questa tua riflessione. Unirsi sugli obiettivi, sui traguardi da raggiungere, piuttosto che dividersi sulle ideologie, è stato sempre uno dei punti di forza dei "radicali" che tu citi nel tuo articolo come "massima espressione del filo americanismo". non so se posso sottoscrivere in toto questa affermazione. Nei radicali c'è una piena e consapevole adesione al sistema democratico di stampo anglosassone. Essi rappresentarono in Italia, nel momento del loro massimo successo, una sinistra liberal "all'americana", che fu strenuamente combattuta dalla sinistra storica italiana di stampo comunista (parlo oviamente delle gerarchie) perchè ritenuta estremamente pericolosa e destabilizzante per quanto riguarda gli equilibri egemonici a sinistra. Per questo è stata sempre rifiutata e ridotta quasi al silenzio, da una partitocrazia che ha sempre cercato di assicurarsi la propria sopravvivenza (basti pensare all'esito dei tanti referendum, aggirati poi dal parlamento dei partiti). Il loro filoamericanismo non ha impedito però ai radicali ad esempio di essere in prima fila nel combattere ad esempio la pena di morte che come sai, anche negli USA gode di ampia popolarità. Non impedisce a me di sentirmi "radicale" in mille cose, anche se ho sempre criticato Pannella per il suo sostegno tout court a Israele. Il Partito Radicale è l'unico partito italiano che da sempre propugna l'idea della doppia tessera. Perchè prendere la tessera radicale non significa sposare una idelogia e andare alla guerra santa, ma solo condividere, per un anno, gli obiettivi e le battaglie approvate dal congresso. Puoi iscriverti da comunista, uddicino, pdiellino o leghista o vendoliano. Perchè sono sempre battaglie di civiltà, vedi l'ultima in ordine di tempo, durissima, per le carceri. Concludo, dicendo che sono sempre ben felice quando leggo riflessioni aperte come la tua, a 360°. Ti abbraccio e buon PRIDE !!

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    1. Cara Itaka, ma certo che hai ragione tu! Quella parte del testo è volutamente marcata e non è casuale, ti prego di credermi, un ricorso così massiccio a superlativi assoluti e rafforezativi (massima, ultras, ecc.). Basterebbe toglierli tutti per avere un quadro molto più sfumato e dunque molto più veritiero. Ho usato quei toni un po', forse, perché come dico nel testo questi dibattiti nello spazio virtuale spingono sempre a radicalizzare; un po' perché credo che molti dei miei amici (alcuni dei quali carissimi) a cui rivolgo quella riflessione avrebbero descritto in questo modo quei soggettii politici.Ovviamente le cose sono sempre più chiaroscurali. Tu ricordi delle campagne radicali contro la pena di morte. Io aggiungerei che Loris Fortuna era sì socialista con doppia tessera ma, se non vado errato, aveva una passata militanza nel Pci interrotta dopo la crisi del 1956. Non so cosa pensasse Baslini della guerra in Vietnam. So che molti liberal la criticarono ferocemente, a cominciare dal gruppo de L'Espresso. Une delle più acute critiche contro Goldwater l'ho trovata in uno scritto di Ugo La MAlfa! Il punto è dunque che sono esistiti atlantisti di casa nostra(levo ora i vari ultra, iper, ecc) golpisti, come quelli che suggerivano agli ambasciatori americani quali comunisti italiani arrestare, e altri con i quali le sinistre comuniste, socialiste ed extraparlamentari riuscivano a trovare piattaforme comuni. Ciò detto, il punto è sempre quello. Considero l'installazione del Muos una violazione gravissima dei miei diritti di cittadino , che, peraltro, esporrà gli abitanti della mia regione e dunque, potenzialmente, anche me e i miei figli, a gravi rischi per la salute. E riconosco al movimento no Muos il grande merito di avere tenuta desta l'attenzione su questo fatto anche quando io stesso tendevo a dimenticarmene. Nonostante questo, però, non me la sento di boicottare il pride Lgbt per la presenza, tra i patrocinatori, dell'ambasciata Usa. strane contraddizione intime e personali che cercherò di risolvere, spero, insieme agli amici di sempre.

      Matteo

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  4. Le considerazioni nella lettera di Matteo hanno una loro logica, nel senso che trovo molta coerenza e fluidità tra il Gay Pride e lotte per i diritti dei Lgbtq, e il patrocinio del governo USA; come non mi stupisce ma, al contrario, mi conferma nell'analisi, il grande impegno dell'illegittimo stato di israele nell'organizzare eventi del genere. Io mi spiego questo nel contesto di un percorso, a mio avviso evidente, che la società occidentale ha da tempo intrapreso.
    Eppur comprendo la logica della coerenza pretesa dai compagni attivisti da sempre pur avendo, io e loro, un'ottica tanto ma tanto diversa su alcuni argomenti riguardanti la concezione di una società modello. Il patrocinio degli USA è prettamente a scopo politico e, in questa ottica, si sarebbe dovuto boicottare. E aggiungo, in nome di questa coerenza, che anche i tanti compagni che non partecipano alle sfilate dovrebbero non partecipare ai concerti gratis, in città, offerti sempre da quell'organizzazione patrocinata USA.
    La coerenza...

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  5. sulla coerenza: caro Elio, ti voglio ricordare che dovrebbe valere non solo per il corteo ma anche per i concerti, a quello degli Almamegretta dentro il pride village, per esempio, tu eri presente.
    claudio

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  6. Sono Militante e Attivista NO MUOS, sono antimafiosa e mi batto da più di 25 anni per i diritti di tutti. Sono Lesbica. In questi giorni al Village ho capito quando "non abbiamo capito" che in nome della "coerenza" riusciamo ad essere incoerenti a noi stessi e strategicamente perdenti. Non mi escludo da queste valutazioni perché ogni giorno fatico per essere coerente e per individuare elementi di incoerenza. Penso alle scarpe che porto ai piedi, penso al cibo che compro, penso a quante volte non sono stata lì ad ascoltare gli altri arroccandomi dietro la parola "coerenza". Anche a me è andato di traverso il patrocinio dell'ambasciata americana ... ma non per questo voglio permettere che quell'ambasciata divida mondi che devono stare insieme perché ne conosciamo la fatica dei diritti violati, dei soprusi.Quella presenza imbarazzante deve diventare elemento per continuare a dialogare "dopo" il Pride. Se ne abbiamo voglia.
    Quante volte noi attivisti o antimafiosi non ci siamo stati nelle battaglie per i diritti umani LGBTQI. Quante volte abbiamo assistito ad un suicidio come una notizia dettata dal fato... non siamo scesi in piazza per dire che quei ragazzi che si sono tolti la vita lo hanno fatto anche per la nostra indifferenza. Quante volte io non ho pensato alla sofferenza di chi ha problemi a vivere liberamente la propria sessualità perché vive in contesti socio culturali "difficili". Non tutti hanno una madre che a 75 anni prende un treno per farsi 200 km per stare accanto a sua figlia nella parata dei diritti LGBTQI.
    E oggi non ci sarò solo per i diritti LGBTQI, ci sarò per me, per la gioia di vivere la mia sessualità liberamente. Ci sarò per chiedere scusa per le troppe volte in cui non ci sono stata perché avvolta da altri casini (scusate il francesismo) o dall'apatia. Ci sarò per mia madre che orgogliosamente non ha mai nascosto una figlia lesbica; ci sarò per dire NO al MUOS, per una idea diversa di antimafia... Ci sarò perché il Pride si svolge a Palermo e voglio essere orgogliosa di una città che ha dimostrato in questi giorni di essere una città europea.
    Ci sarò al Pride per abbracciarmi con tutti coloro che sono venuti a Niscemi in questi mesi e per cercare altri amici. Ci sarò con le mie incoerenze, con le mie debolezze, con le mie contraddizioni. Ma ci sarò!... e da lunedì vorrò continuare ad esserci provando ad aprire un dibattito su queste tematiche e per capire quante volte alcuni patricini hanno offeso le sensibilità di tanti amic*, di tanti compagn*.

    Nadia Furnari
    Associazione Antimafie "Rita Atria"
    Attivista NO MUOS

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