sabato 11 dicembre 2010

PIAZZA FONTANA, 40 ANNI FA LA STRAGE

Quaranta anni fa la strage di piazza Fontana: un ordigno esplode nella sede milanese della Banca Nazionale dell'Agricoltura uccidendo 17 persone. La lunga e contrastata vicenda giudiziaria, che si è conclusa con l'assoluzione nel 2005 degli ultimi tre imputati, potrebbe riaprirsi grazie a  nuovi elementi

Il 12 dicembre 1969 alle 16:37 una bomba scoppia nel salone centrale della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Quattordici persone muoiono sul colpo, altre tre successivamente. Quasi cento i feriti. Il salone era la sede di contrattazione di molti agricoltori giunti anche dalla provincia, e proprio il venerdi la banca prolungava l'orario di chiusura.
"Io ero in banca quel giorno - racconta Fortunato Zinni, che all'epoca lavorava nell'istituto -  nel salone ad assistere gli agricoltori. Mi sono allontanato un minuto prima per andare a firmare un documento. Appena sono entrato nella saletta che dava sul salone c'è stato lo scoppio dell'ordigno. Mi sono trovato disteso a terra per lo spostamento d'aria e poi sono sceso subito, sono andato inconsciamente in salone. Ricordo ancora quel fotogramma che è rimasto impresso nella mia mente".
La bomba di piazza Fontana non è isolata: negli stessi minuti viene ritrovato un ordigno nella sede della Banca Commerciale in piazza della Scala. A Roma scoppiano altre due bombe, in un sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto e all'Altare della Patria. Gli ordigni della capitale provocano 14 feriti.
"All'epoca avevo 15 anni - ricorda a Carlo Arnoldi, figlio di Giovanni, una delle diciassette vittime - fu per noi un colpo terribile. Più gli anni passavano più perdevamo fiducia. Noi abbiamo sempre creduto nella giustizia. Abbiamo seguito tutti i processi, da Roma a Catanzaro, da Catanzaro a Bari, con la speranza di arrivare alla verità giudiziaria. Ci è stata negata con l'ultima sentenza. Dopo quello abbiamo tratto - io e gli altri familiari delle vittime -  la forza per non dimenticare i nostri morti".
La vicenda di piazza Fontana racchiude una tragedia nella tragedia, quella del tortuoso iter giudiziario che ha attraversato i tribunali d'Italia da nord a sud, ha toccato e coinvolto apparati dello Stato e infine si è concluso con la sentenza della Cassazione che nel maggio del 2005 che ha assolto gli ultimi tre imputati.
"Non c'è nessuno condannato in via definitiva - spiega Guido Salvini, giudice istruttore dal 1989 al 1997 dell'inchiesta sull'eversione di destra e sulla strage - ma se leggiamo le sentenze, dicono chiaramente che il gruppo padovano di Freda e Ventura è quello che ha organizzato la strage, dicono chiaramente che gli ordinovisti veneti sono gli esecutori e ci sono affermazioni molto chiare di responsabilità a carico dei servizi segreti di allora, cioè il SID e il Ministero degli Interni. Oggi alcuni di quei personaggi ancora viventi possono aiutarci ad andare avanti".
Quaranta anni dopo le indagini potrebbero tornare davvero a riaprirsi: sono emersi alcuni elementi nuovi e i familiari delle vittime hanno chiesto alla Procura di Milano di riaprire le indagini.
"Noi abbiamo raccolto alcuni elementi nuovi - spiega Federico Sinicato, avvocato  di parte civile delle vittime - in parte dovuti ad alcuni studi e approfondimenti fatti da studiosi e giornalisti specializzati, in parte da testimonianze o documenti che sono stati acquisiti recentemente nell'ambito del processo che si sta svolgendo a Brescia per la strage di piazza della Loggia. Secondo noi è possibile aprire un nuovo fascicolo, perché questi elementi nuovi portano a ritenere di poter superare alcune delle obiezioni che sono contenute nella sentenza del 2004, e perché particolari nuovi riescono a indicarci una ulteriore possibile strada


Maria Itri CNRmedia 12/12/09


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