venerdì 24 dicembre 2010

Siete per sempre coinvolti

photo credit: giopuo

Da ieri, 23 dicembre 2010, il ddl Gelmini è legge.
E così il 25 dicembre scarteremo, fra i tanti pacchi regalo, quello del governo, quello carico di amarezza, tristezza e delusione.
Con lo sdegno dei miei ventun’anni mi chiedo perché i politici non ci abbiano ascoltati.
Solo il Presidente delle Repubblica, accettando di ricevere una delegazione di studenti, ha dato qualche cenno di risposta alla nostra insistente richiesta di dialogo. Ma questo non poteva cambiare le cose.
Mercoledì 22 dicembre c’era un’Italia intera che protestava. C’era una generazione che sperava e lottava ancora pur sapendo quale sarebbe stato l’esito delle votazioni.
Perché i politici non si sono fermati a riflettere sul gesto simbolico di quei docenti ordinari che meno di un mese fa si sono calati dal tetto dell’Università a Padova? “La riforma Gelmini ci costringe a fare i salti mortali”, il loro slogan inascoltato.
Perché non hanno cercato di capire le motivazioni degli studenti di Pisa in sciopero della fame?
Potrei continuare con almeno un’altra decina di esempi, visto che in questi mesi abbiamo assisito a molti gesti simbolici. Ma ogni volta, non hanno raccolto l’accorato appello di noi studenti.
Per loro era importante solo continuare il lavoro di discussione, prima alla Camera, e poi al Senato, seguire la tabella di marcia.
Ma davvero credono che noi studenti ci siamo divertiti così tanto a bloccare autostrade, porti e stazioni ferroviarie? Siamo anche noi dei pendolari, sappiamo anche noi cosa vuol dire attendere ore e ore i mezzi pubblici al freddo e al gelo. L’abbiamo fatto perché volevamo che lasciassero stare per un momento le loro “scartoffie” e posassero i loro sguardi su di noi.
Oggi, riguardo le immagini dei cortei che hanno attraversato le città d’Italia in queste ultime settimane, quando chiunque potrebbe dirmi che non sono serviti a nulla, e mi emoziono ancora. Mi emoziono perché vedo tanti colori, tanti occhi sognatori e lottatori, tante storie diverse, e provo a fantasticare su ogni persona fotografata o ripresa, perché anche solo senza la sua forza, senza la forza dei suoi vent’anni, sicuramente sarebbe stato diverso.
Abbiamo lottato in tutta Italia, dialetti diversi, corsi di studio diversi, ho visto ingegneri e letterati darsi la mano in nome di un unico ideale, di un unico obiettivo: attirare la loro attenzione. Siamo in democrazia, abbiamo chiesto troppo?
Si, perché la parola democrazia, voi politici, non sapete neanche dove stia di casa!
Ci avete TRADITI.
Per noi, grazie a voi, non esiste più il futuro di una volta.
Non mi resta che chiudere gli occhi, per far passare questa rabbia che mi scorre dentro, e accendere il mio ipod.
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti. 


Come sono attuali queste parole di Fabrizio De André. E pensare che quando scrisse la Canzone del Maggio correva l’anno 1973.
Non abbiamo molte consolazioni, noi lottatori.
Ma, se servirà,
VERREMO ANCORA ALLE VOSTRE PORTE
E GRIDEREMO ANCORA PIU’ FORTE
PER QUANTO VOI VI CREDIATE ASSOLTI
SIETE PER SEMPRE COINVOLTI.
Noi non molliamo, noi crediamo ancora in un futuro migliore.
Buon Natale, sognatori e lottatori d’Italia.

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