23/11/2010 - DA TORINO A PALERMO ATENEI BLOCCATI. IL PD: "IL MINISTRO LI ASCOLTI"
La Camera pronta ad approvare
il ddl entro giovedì, sì dei finiani
ROMA
Nei giorni in cui il ddl Gelmini si avvia a concludere il suo iter alla Camera il mondo della scuola torna in piazza: proteste il tutto il Paese, ricercatori e studenti sul tetto, stazioni bloccate. E' la fotografia di una rivolta che ha invaso l'Italia, partita da Torino e arrivata in serata fino a Catania, mentre alla Camera un sit-in provava a far arrivare gli slogan ai deputati impegnati nella discussione sul provvedimento, che dovrebbe essere approvato entro giovedì.
A Torino, nel frattempo, va in scena un'assemblea caldissima. «Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città», annunciano gli studenti di prima mattina: obiettivo quasi raggiunto nel tardo pomeriggio, quando sui binari di Porta Nuova arriva un fiume di ragazzi che prova a stoppare la corsa di un Frecciarossa prima di aver mandato in tilt il traffico del centro. Si fermano lì mezz'ora, poi se ne vanno. Ma Palazzo Nuovo è occupato e i ragazzi sui tetti dicono che passeranno lì la notte.
Occupata anche la Sapienza di Roma che hanno annunciato per domani un corteo da piazzale Aldo Moro (appuntamento alle 9) fino a Montecitorio, dove si svolgerà un sit-in contro la riforma Gelmini: «Saremo in migliaia ad assediare il Parlamento», annunciano gli studenti dalle assemblee. Tutto fermo anche a Milano, Palermo, Catania, Pisa, Firenze, Urbino, mentre dalla Cgil arriva la richiesta al governo di «un atto di responsabilità: il ritiro del testo e l'avvio di una discussione sulle vere priorità di cui l'Università ha bisogno». Nei giorni in cui il ddl Gelmini si avvia a concludere il suo iter alla Camera il mondo della scuola torna in piazza: proteste il tutto il Paese, ricercatori e studenti sul tetto, stazioni bloccate. E' la fotografia di una rivolta che ha invaso l'Italia, partita da Torino e arrivata in serata fino a Catania, mentre alla Camera un sit-in provava a far arrivare gli slogan ai deputati impegnati nella discussione sul provvedimento, che dovrebbe essere approvato entro giovedì.
A Torino, nel frattempo, va in scena un'assemblea caldissima. «Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città», annunciano gli studenti di prima mattina: obiettivo quasi raggiunto nel tardo pomeriggio, quando sui binari di Porta Nuova arriva un fiume di ragazzi che prova a stoppare la corsa di un Frecciarossa prima di aver mandato in tilt il traffico del centro. Si fermano lì mezz'ora, poi se ne vanno. Ma Palazzo Nuovo è occupato e i ragazzi sui tetti dicono che passeranno lì la notte.
«Il governo ascolti le richieste dei ricercatori che stanno ricorrendo anche a forme di proteste estreme, ma civili. Non chiedono altro che un gesto di attenzione da parte della politica, che per il momento non è arrivato», dice Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in Commissione cultura della Camera.
Ma il governo tira dritto e punta a chiudere in fretta: il primo sì al provvedimento dovrebbe arrivare entro giovedì e dal 9 dicembre è già previsto, secondo quanto si è appreso, l'esame al Senato per il via libera definitivo. Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, così riuscirebbe a portare a casa la riforma dopo due anni di polemiche e difficoltà. Il ddl dovrebbe essere approvato anche con il sì dei finiani come ha assicurato Fabio Granata, che ha escluso un voto contrario. Al massimo, se dovessero sorgere dei nuovi problemi, Fli si asterrebbe.
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