giovedì 25 novembre 2010

Università, Governo battuto in aula Ancora scontri, feriti e cortei

Alla Camera passa emendamento
presentato da Fli
La polizia carica a Firenze
Ancora una giornata di lotta
dei ragazzi e dei ricercatori
da Torino a Milano e Palermo

ROMA
Dopo gli scontri tra studenti e forze dell'ordine ieri nel centro di Roma, stamattina tocca agli universitari di Firenze dar vita a tafferugli con le forze dell'ordine. La polizia ha caricato gli studenti, uno dei quali è rimasto ferito. Riprende intanto all'aula della Camera la discussione sulla riforma dell'Università. Se per la maggioranza e il Governo è una corsa contro il tempo prima del voto di fiducia di metà dicembre, per gli studenti, soprattutto per quelli di sinistra dell'Udu, e per parte dei docenti e dei ricercatori , stamane s'è aperta un'altra giornata di lotta, con proteste sui tetti, cortei a Milano, Torino e Palermo, e un nuovo sit in davanti alla Camera. In aula il Governo è andato sotto su un emendamento presentato da Fli e su cui l'esecutivo aveva reso parere contrario. L'emendamento, all'articolo 16 di cui è primo firmatario Fabio Granata, è passato con 261 no, 282 sì e tre astenuti.
Cuore della guerra intorno alle 10 è Firenze. La polizia ha messo in atto una «carica di alleggerimento» contro gli studenti davanti al polo di scienze sociali dell'Università di Firenze dove si sono raccolti circa 500 giovani che protestano contro la partecipazione del sottosegretario Daniela Santanchè a un dibattito sull'immigrazione. In precedenza dai manifestanti erano partiti due-tre fumogeni. Dopo la carica, uno studente perdeva sangue dalla fronte, ma non sembrava grave.

Anche nelle altre città la protesta continua ad allargarsi. Nel corso del corteo partito a Milano gli studenti sono improvvisamente entrati nella sede dell'Agenzia delle Entrate che si trova in via Manin, nel centro di Milano. I manifestanti sono riusciti a salire sul grande balcone soprastante all'ingresso e hanno srotolato uno striscione con la scritta "Più soldi alla scuola meno alla guerra". Il blitz è stato accompagnato da lanci di uova e oggetti verso l'ingresso dell'agenzia che è stato quasi subito chiuso.

Da questa mattina alle 8 a Napoli gli studenti hanno occupato la sede storica dell'ateneo «orientale» di palazzo Giusso. A Torino, dopo la sede delle facoltà umanistiche (Palazzo Nuovo) - dove i ricercatori sono accampati sui tetti, ieri sera è stato occupato il Politecnico, e stamane le sedi di Chimica e Fisica della facoltà di Scienze. In Sardegna, dopo la protesta di Sassari, anche gli studenti universitari di Cagliari sono saliti ieri sera sui tetti occupando Palazzo delle Scienze, in via Università. Un gruppo di ricercatori e dottorandi precari dell'Università di Pisa è salito sul tetto dell' Osservatorio astronomico dell'Ateneo dove ha esposto lo striscione con la scritta «Ritiratelo. No al ddl, sì alla ricerca».

Ieri a Roma si erano registrati scontri fra studenti e forze dell'ordine, dopo un blitz nel corso del quale i giovani hanno occupato l'atrio del Senato, dopo un lancio di uova contro l'ingresso. Due manifestanti sono stati arrestati, 27 denunciati e ci sono stati registrati feriti su entrambi i fronti: nove fra le forze dell'ordine e sette fra i manifestanti.

Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, intervenuta alla «Telefonata» di Maurizio Belpietro su Canale 5, ha condannato le proteste: «Quelle di ieri hanno assunto una forma inaccettabile. Assaltare il Senato, creare tafferugli, non credo sia un modo per migliorare la situazione. Molte università hanno conti in disordine e se non interveniamo non sarà il governo a commissariare alcuni atenei, ma le banche. L'università di Siena ad esempio è sull'orlo della bancarotta. Mi sarei aspettata anche un'opposizione responsabile, che non sale sui tetti ma in Parlamento esprime la propria posizione». Per la riforma dell'università il Governo «ha già stanziato un miliardo, una cifra sufficiente non solo per fare fronte alle spese di funzionamento delle università ,ma anche per garantire il diritto allo studio». Inoltre «La saldatura tra baroni e una parte degli studenti è l'elemento più anomalo della protesta. A non volere il cambiamento sono coloro che non vedono di buon occhio una legge che introduce la trasparenza nei concorsi e che si batte per eliminare parentopoli».

Se l'esame della riforma non sarà concluso questa mattina con il voto finale, la conferenza dei capigruppo deciderà se stabilire una seduta per venerdì o rinviare alla prossima settimana. Futuro e Libertà dovrebbe appoggiare la riforma in cambio della garanzia di assunzione per 1500 ricercatori.

Intanto dopo la giornata di fuoco di ieri, gli studenti - cui Pierluigi Bersani ha espresso solidarietà salendo sul teto della facoltà di Architettura - preparano nuove azioni clamorose. E con loro ci sono gli arrabbiatissimi ricercatori universitari. La Camera ha già approvato un emendamento che li riguarda, Prevede che i ricercatori di ruolo dovranno anche insegnare (cosa che in genere fanno, ma senza che sia sancito per legge né che siano quantificate le ore). La modifica al ddl originario stabilisce, infatti, che «i ricercatori di ruolo siano tenuti a riservare annualmente fino a 350 ore a compiti di didattica integrativa e di servizio agli studenti, inclusi orientamento e tutorato, nonchè attività di verifica e apprendimento». Lo stesso emendamento prevede inoltre che anche ai ricercatori a tempo indeterminato, che hanno svolto tre anni di insegnamento, vengano affidati corsi attribuendo loro il titolo di «professori aggregati». La Camera ha inoltre deciso l'incompatibilità tra la condizione di professore assunto a tempo determinato e l'esercizio di cariche accademiche: l'emendamento, proposto dal Pd, è stato accolto dalla maggioranza dell'aula. Non è stato accolto invece il tentativo del Pd di ripristinare l'articolo 5 bis che prevedeva l'assunzione di 9 mila ricercatori per il triennio 2011-2013, approvato in Commissione Cultura, ma poi ritirato in attesa dell'approvazione della legge di Stabilità.

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