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giovedì 30 dicembre 2010

Gli studenti che incontrarono Napolitano: la protesta va avanti

Roma - (Adnkronos/Ign) - Luca Cafagna: la partita non è chiusa. Elena Monticelli: restano ancora decreti attuativi e la mobbilitazione prosegue 

"Il fatto che il presidente abbia promulgato il ddl non ci stupisce - afferma all'ADNKRONOS Luca Cafagna, di Uniriot Roma - perché nonostante sia stato l'unica figura istituzionale ad aver cercato di relazionarsi con il movimento studentesco, c'è una scelta generale di non farsi carico della proposta e dell'iniziativa politica degli studenti". "Con la riforma si apre uno scenario nuovo - prosegue - verrà meno la tutela del diritto allo studio, c'è una generale istituzionalizzazione della precarietà anche nell'università e la ricerca non viene valorizzata". "Per noi la partita non è chiusa - osserva Cafagna - la mobilitazione proseguirà, anche perché resta aperto il tema dei decreti attuativi su cui proseguiremo a fare battaglia".
Sulla stessa linea Elena Monticelli di Link-Coordinamento universitario, anche lei nella delegazione degli studenti ricevuta al Quirinale. "Al di là della promulgazione della legge, riteniamo che la mobilitazione debba continuare - spiega - devono essere ancora fatti i decreti attuativi. Nelle università è in corso l'approvazione degli statuti e noi alla Sapienza faremo battaglia anche sullo statuto". Il ddl Gelmini, prosegue Monticelli, "determina lo smantellamento dell'università pubblica - conclude - crediamo che la mobilitazione debba proseguire e che sia importante rilanciare la partecipazione di questi mesi, anche legandola al tema del lavoro".

mercoledì 29 dicembre 2010

Da Pomigliano a Mirafiori, l’offensivautoritaria del regime del ricatto

Provate ad immaginare cosa sarebbe mai accaduto se la Cgil o la Fiom avessero deciso, loro che pure tra le tute blu sono maggioritari, di siglare una simile intesa, magari lasciando fuori dalla porta gli altri sindacati. Le urla sarebbero arrivate sino al cielo, il ministro Sacconi avrebbe minacciato un decreto di urgenza per stroncare il patto scellerato, alcuni editorialisti ci avrebbero fatto una lezione sulla democrazia liberale e sull'antico vizio "comunista ed operaista" di voler mettere il bavaglio alle minoranze e di non voler rispettare il principio della democrazia rappresentativa.
Non contenti di aver siglato un simile accordo ora si annuncia anche un referendum che sarà dominato dal ricatto di Marchionne: "O mangiate questa minestra, o me ne andrò, vi sbatterò fuori, vi rimanderò a casa".
Quelli che voteranno no, come è già accaduto a Pomigliano, dovranno essere considerati gli unici veri cavalieri del lavoro, perchè in queste condizioni il loro voto sarà davvero un gesto liberale e di libertà.

sabato 25 dicembre 2010

Scuola: in 2 presidiano Liceo a Natale

Ddl Gelmini approvato, cresce disagio studenti

 (ANSA)- PALERMO, 25 DIC - Sono rimasti in due, Teo e Francesco, 18 e 17 anni, a presidiare anche la notte di Natale il Liceo Cannizzaro di Palermo, occupato dal 14. Andranno avanti fino alla fine delle vacanze. Teo e Francesco hanno trascorso tutte le notti a scuola, senza riscaldamento. Dormono sui banchi, nei sacchi a pelo. 'Resistiamo - dice Teo - per dimostrare che la nostra occupazione non e' una vacanza. E' vero, il ddl Gelmini e' stato approvato, ma questo non fa che aggravare il disagio degli studenti italiani'.

Gelmini e Marchionne: come distruggere un paese

L’accordo che sta maturando a danno degli operai della Fiat e’ uno dei piu’ disastrosi risultati di questo governo. Il paese viene riportato indietro di 60 anni quando non esistevano ne’ relazioni sindacali ne’ tantomeno i diritti dei lavoratori. Questi sono i reali problemi sui quali si dovrebbero concentrare i partiti di opposizione altro che perdere tempo con le vicende personali del Presidente del Consiglio e con le compravendite di parlamentari. Con la complicita’ dei sindacati e del governo, Marchionne, dopo aver portato la Fiat fuori da confindustria, con il ricatto della chiusura delle fabbriche della casa torinese in Italia, sta cancellando i piu’ elementari diritti degli operai della Fiat escludendo da qualsiasi trattativa i sindacati che non si adeguano alle sue “non regole” da dittatore e padrone. Gia’ Padrone .. un termine che in molti vorrebbero cancellare dal vocabolario delle relazioni sindacali e politiche ma come si vede un termine che torna di attualita’ cosi’ come e’ tornato alla ribalta durante questa legislatura il termine fascismo. Due parole che pensavamo di aver cancellato definitivamente ma che sono ora piu’ che mai di attualita’ grazie anche alla politica disastrosa del governo Berlusconi. Purtroppo il sindacato si e’ fatto abbindolare ed anche la CGIL, che era l’ultimo baluardo a contrastare il nuovo capitalismo prorompente, ha deposto le armi grazie anche alla miopia di Susanna Camusso. Chi sperava che la prima donna segretario del piu’ grande sindacato italiano contribuisse a rinvigorire le lotte sindacali e’ rimasto completamente deluso. La Susanna ha perso anche l’occasione che gli studenti le hanno offerto su un piatto d’argento il 21 dicembre scorso chiedendo la proclamazione di una giornata di sciopero generale per scendere in piazza studenti ed operai insieme. La Camusso ha respinto la richiesta dichiarando che non ci sono le condizioni. Se non ci sono in questo momento le condizioni per un grande sciopero generale e’ difficile capire quando ci potranno essere. Mentre gli studenti sendono in piazza per tentare di salvare il loro futuro, i lavoratori, o meglio i loro sindacati, voltano loro le spalle piuttosto che sfruttare questa occasione per dare vita ad un grande movimento di protesta che, con la forza di studenti ed operai insieme, possa finalmente tentare di ribaltare un governo che sta portando l’Italia allo sfacello completo. Con questo accordo capestro si chiude un’epoca storica e si torna indietro di oltre mezzo secolo assestando un’altra potente spallata alle speranze dei giovani. Dopo il decreto Gelmini arriva ora arriva Marchionne che porta la piu’ grande industria italiana al di fuori di qualsiasi regola sindacali creando il proprio sistema sul modello americano e tedesco: quello dei contratti aziendali piuttosto del contratto collettivo. Ma fra questi modelli, americano e tedesco, e quello italiano c’e’ una piccola ma sostanziale differenza: gli operai hanno stipendi che sono mediamente il doppio di quelli italiani. Ma queste sono quisquiglie per chi guadagna mediamente oltre 20 volte quello che guadagna un operaio della Fiat. L’istruzione ed il lavoro sono le bombe che in questi giorni portano l’Italia ad un’epoca che sembrava ormai dimenticata, un disastro per riparare il quale saranno necessari decenni ammesso che qualcuno abbia la forza di abbattere questa maggioranza scellerata. Questi sono i problemi reali non certo i problemi giudiziari del presidente del consiglio.

venerdì 24 dicembre 2010

Riforma Gelmini: a Messina ancora manifestazioni

di Antonella Trifirò - «Teniamo a dire che con le feste non ci fermeremo ma continueremo l'attività che, in queste settimane, ha visto la partecipazione e il consenso di centinaia di giovani e no. Dal 27 al 30 dicembre, nell'aula di ex-chimica del Rettorato, occupata e gestita dagli studenti del Collettivo, è previsto un cineforum e altre iniziative verranno organizzate nei prossimi giorni. Invitiamo, dunque, a consultare il gruppo Facebook “UniMe in Protesta” per essere aggiornati sui prossimi eventi».

Queste le parole degli studenti dell’Università di Messina, che si aggregano alla mobilitazione che in questi giorni si è attivata in tutta Italia. Dal canto loro, gli studenti messinesi pongono l’accento su diverse iniziative che hanno avuto luogo in vari punti della città, come scatch teatrali e momenti di riflessione inerenti la riforma e la precarietà del lavoro.

Dichiarano ancora che la loro arma è la cultura, ecco perché ieri si sono serviti dei versi di Alda Merini, di Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini e tanti altri, con lo scopo di rafforzare, se non di creare ex novo, una coesione sociale ormai invisibile. Questo alla luce dell’approvazione della legge Gelmini, che è passata con 161 si, 98 no e 6 astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine.

Il ministro dell’istruzione ha annunciato che la riforma verrà attuata dal prossimo anno accademico e che, entro i prossimi sei mesi, tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati. Maria Stella Gelmini ha anche fatto presente che alcune contraddizioni presenti nel testo del decreto, evidenziate dall’opposizione, saranno riviste e corrette.
E se per Gasparri questa riforma rappresenta un “passaggio chiave” all’interno della legislatura, la Finocchiaro non esita a mostrare alcune perplessità: “questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà che Camera e Senato tornino con le commissioni a occuparsene. Mi auguro che in quella sede si possa ancora fare qualche passo in avanti”.

Il ministro Maroni fa notare come le manifestazioni si siano svolte più o meno pacificamente in tutta Italia, con l’eccezione di Palermo, dove la sede della Regione Sicilia e la Questura sono state minacciate da diversi tentativi di assalto. Il ministro dell’Interno esterna il suo dispiacere per l’accaduto e ci tiene a precisare che “il diritto al dissenso è sacrosanto e sarà sempre garantito dalle forze dell'ordine ma la violenza sarà sempre contrastata con ogni mezzo”.

Lotta agli sprechi e a parentopoli; stop ai rettori a vita; autonomia delle università coniugata con una forte responsabilità finanziaria, scientifica, didattica; soldi solo in base alla qualità (gli atenei gestiti male ne riceveranno meno) e fine dei finanziamenti a pioggia; reclutamento e governance secondo criteri meritocratici e di trasparenza. Queste le principali novità della riforma dell'università approvata dal Senato in via definitiva.

Intanto, a Messina, come in tutta Italia, studenti e ricercatori non accennano a placarsi e hanno pianificato una serie di iniziative che si svolgeranno tra il 27 e il 30 dicembre.

mercoledì 15 dicembre 2010

La piazza e le pistole: è il ‘77 di Silvio?

di Tommaso Caldarelli

No, le pistole, per ora, non si sono viste – ovvero, in realtà, qualcuna si. Ma la strada che si rischia di imboccare, ci sentiamo di avvertire, è proprio quella.
Il 7 dicembre gli studenti in piazza contro la riforma Gelmini prendono d’assalto i primi autoblindi delle forze dell’ordine. Oggi (ieri per chi legge), una Roma militarizzata da Polizia, Guardia di Finanza ed Esercito si scontra con la rabbia incendiaria del corteo anti-Gelmini, anti-Governo ed anti-Berlusconi. Uno spiegamento di forze che rivaleggia in ampiezza e numero degli effettivi il livello di sicurezza che fu garantito al G8 di Genova del 2001. Anche li: sappiamo come andò a finire.
E domani? I presupposti per un’escalation ci sono tutti. Oggi (ovvero, ancora, ieri) Silvio Berlusconi è stato confermato in sella nei due rami del Parlamento: il governo ha la fiducia e va avanti. Di colpo, la fine dell’era berlusconiana appare più lontana di quanto non fosse ieri. E la generazione che è cresciuta a pane e cartoni animati sulle reti Mediaset per poi sentirsi dire che tutto quello che doveva fare era scegliere se votare pro o contro Berlusconi inizia a non starci più davvero. Nelle piazze, dobbiamo ricordarlo, accanto a chi ha potuto votare qualcosa d’altro che “Silvio Berlusconi – tutti gli altri” (chi scrive non è fra questi) a reggere i colorati “book bloc” sono sempre più le autentiche creature del ventennio berlusconiano. Figli di questi tempi: è la generazione dei nati dopo il 1990 che inizia ad essere abbastanza grande per bussare alla porta del presente e reclamare il proprio futuro. Ragazzi che sono cresciuti dovendosi far spiegare perchè c’era un tale, al governo, che aveva un “conflitto di interessi”; persone che si sono dovute chiedere perchè mai il loro governante si faceva le “leggi ad-personam” per non andare in galera; e i giovani elettori che si sentono delusi anche dalla sinistra che aveva promesso di salvarli, oggi si ribellano davanti alla fase terminale del Papi Silvio, l’era del bunga bunga di Stato.
La repressione militare non si è fatta atttendere: una gestione “criminale” dell’ordine pubblico l’ha definita Nichi Vendola, e ci pare che la frase calzasse, giorni fa come adesso. 40 sono i feriti che il 118 ha soccorso nel pomeriggio del 14 dicembre nel bel mezzo delle strade del centro della Capitale. Manganelli, fumogeni, cariche di autoblindo da una parte; spranghe, assalti alle banche, violenza, Mercedes date alle fiamme dall’altra parte del muro di fuoco. E mentre nelle assemblee universitarie, in seguito, si farà l’autocritica di rito, ed emergerà, accanto a chi giustifica l’azione politica violenta “perchè è la voce di un Popolo che finalmente pretende”, a tratti anche una dura condanna alle ali estreme che “finiscono per addossare la colpa delle violenze agli studenti” e che “si rendono responsabili di atti autenticamente criminosi” – come si vede, non c’è l’abitudine al pensiero unico da quelle parti; mentre le occupazioni smobiliteranno di gran fretta “per prudenza”, visto che gli elicotteri della Polizia rombano sopra le aule aperte fino a tardi, noi non possiamo fare a meno di notare come l’intera vicenda sia il culmine e il punto di non ritorno del tunnel senza uscita che da vent’anni opprime questo paese.
Se tutto quello che questo governo ha da offrire ad una generazione che chiede ai suoi governanti di cambiare pagina e pensare al futuro, sono repressione militare e sghignazzi di Stato perchè l’ennesima “manovra di palazzo” (sul punto, probabilmente lo era) è stata respinta, e solo una condanna unanime degli studenti e una solidarietà altrettanto unanime solo alle forze dell’ordine, non ci vorrà molto perchè la frustrazione ed il senso di abbattimento di chi non riesce a vincere nessuna battaglia, neanche quella per il proprio futuro, sfoci in qualcosa di ben peggiore dei cassonetti in fiamme a via del Babuino. Qualcuno, a quel punto, dovrà prendersene la responsabilità davanti alla Storia: e dire che ci siamo anche già passati. Università occupate, repressione militare, subito prima del terrorismo armato: erano gli anni di piombo. Era il 1977. E siamo ancora in tempo per evitarlo.

http://www.giornalettismo.com/ 

martedì 7 dicembre 2010

Scala, allarme ordine pubblico per la prima della "Valchiria"

Scala, allarme ordine pubblico per la prima della "Valchiria"In piazza studenti, lavoratori e centro sociali: si temono incidenti per il grande evento milanese
Un cordone schierato dalle forze dell'ordine terrà lontani i manifestanti dall'ingresso del teatro

di Sandro De Riccardis e Mariella Tanzarella
 
Studenti, immigrati, lavoratori della Scala, militanti dei centri sociali. Oggi, più che a ogni altra apertura della stagione artistica, davanti al Teatro alla Scala si coagulerà la protesta che da mesi attraversa la città. Dal primo pomeriggio, intorno alle 15, ci saranno gli artisti e i lavoratori aderenti alla Slc-Cgil. Manifesteranno contro i tagli alla cultura del governo. “La cultura nutre e dà da mangiare” è lo slogan del presidio nel quale confluiranno anche gli studenti. Ci saranno gli universitari, i ragazzi dell’Accademia di Brera con una protesta fatta di colori e performance in strada, i liceali sul piede di guerra contro la riforma Gelmini. Ci saranno in strada, secondo le previsioni, diverse centinaia di giovani.

Ritorno al futuro con Wagner Le scenografie hi-tech L'applausometro delle prime Il cartellone

mercoledì 1 dicembre 2010

RIFORMA UNIVERSITA’/ Ddl Gelmini, regalo al Cepu

E’ stata approvata ieri alla Camera la Riforma dell’Università targata Gelmini. Il Ddl è stato votato anche da Futuro e Libertà: contrari Idv, Pd e Udc. Nonostante le numerose proteste e i cortei di studenti in tutta Italia, il Governo è andato diritto per la propria strada: l’obiettivo è quello di sventolare “la bandierina Riforma” il prossimo 14 dicembre, giorno della possibile ed eventuale sfiducia a Berlusconi. La Gelmini ce l’ha fatta: la Riforma dell’Università è passata e il Ddl non ha subito grossi stravolgimenti.
Fra le varie contestazioni alla “pseudo” Riforma dell’Università è una, in particolare, che rende bene l’esempio di come sia stata creata ad arte una riforma che non va certamente a vantaggio della cultura, del diritto allo studio e della meritocrazia. In Aula c’è stato il tentativo, bloccato da Fli, di inserire una norma che equiperasse le università telematiche (leggi Cepu) a quelle tradizionali. Il provvedimento non è passato e la Gelmini è stata costretta ad una “riformulazione” che comunque non scongiura tale possibilità. Un regalo al Cepu? Probabilmente si. E perchè? La risposta potrebbe essere molto semplice: il fondatore del Cepu, il Sig. Francesco Polidori, è un accanito fan di Berlusconi a tal punto che, lo scorso agosto, propose al Premier un programma elettorale “obamiano” (a suo modo di vedere).
Riforma Università? Ddl Gelmini per la meritocrazia e il diritto allo studio? No, probabilmente solo l’ennesima (e speriamo ultima) “porcata”!

martedì 23 novembre 2010

Atenei: ricercatori sui tetti. Scuole: licei occupati

Atenei e scuole unite contro la Gelmini. Facoltà e molti licei occupati. Monta la protesta sulla Conoscenza e i tagli all'istruzione. Domani sit-in a Montecitorio, proprio mentre si vota la riforma dell'Università.

OCCUPAZIONI
Alcuni studenti dell'Udu (Unione degli Universitari), ricercatori della «Rete 29 aprile» e del gruppo «Ricercatori precari» sono da poco saliti sul tetto della facoltà di Architettura in piazza Borghese a Roma come forma di protesta contro la riforma Gelmini. Occupate le facoltà di Scienze politiche, Fisica e Ingegneria de La Sapienza.

ROMA, SUI TETTI DI ARCHITETTURA
«Intendiamo rimanerci ad oltranza - annunciano - finchè non verrà accantonato l'iter parlamentare della riforma Gelmini». «Siamo costretti ad arroccarci su un edificio di un sapere ancora pubblico per difenderlo dagli attacchi di un governo che vuole privatizzare l'intero sistema universitario - spiegano i manifestanti - partendo dagli atenei con il taglio al Ffo e la riforma Gelmini che in queste ore sta per essere approvata alla Camera. Siamo sull'orlo del baratro per l'istruzione pubblica in Italia - affermano - proprio come noi sopra a questo tetto».

LA PROTESTA
Secondo gli studenti il ddl «trasforma le nostre università in aziende, privatizza i nostri consigli di amministrazione, trasforma il diritto allo studio in un debito da contrarre con le banche. Una riforma che riporta il livello di istruzione universitario ad essere un bene di lusso - denunciano - non accessibile se non a chi è in condizioni economiche agiate per studiare in pochi atenei di eccellenza privati dove l`offerta formativa e i progetti di ricerca saranno definiti solo ed esclusivamente dagli interessi di mercato e non dall`interesse del Paese».

PALERMO, OCCUPATE SCUOLE E FACOLTA'
Ventuno istituti del capoluogo siciliano sono in stato di agitazione. In diversi casi gli studenti hanno votato per l'occupazione, così come è successo anche nella facoltà di Lettere di Palermo. Anche in questo caso, gli universitari protestano contro un provvedimento firmato dal ministro Gelmini: il ddl per la riforma degli atenei che dovrebbe essere votato alla Camera entro il 25 novembre. Occupati anche il liceo classico Umberto I di Palermo, la succursale del liceo classico Garibaldi, lo scientifico Cannizzaro, i licei artistici Catalano e Regina Margherita. Occupazione bianca al Meli con lezioni la mattina, assemblee nel pomeriggio e presidio notturno degli studenti. In alcuni casi, gli studenti non solo contestano i contenuti della riforma Gelmini ma anche le carenze strutturali e di servizi delle loro scuole.

Riforma Gelmini, il governo accelera In piazza l'ira di studenti e ricercatori

23/11/2010 - DA TORINO A PALERMO ATENEI BLOCCATI. IL PD: "IL MINISTRO LI ASCOLTI"

La Camera pronta ad approvare
il ddl entro giovedì, sì dei finiani

ROMA
Nei giorni in cui il ddl Gelmini si avvia a concludere il suo iter alla Camera il mondo della scuola torna in piazza: proteste il tutto il Paese, ricercatori e studenti sul tetto, stazioni bloccate. E' la fotografia di una rivolta che ha invaso l'Italia, partita da Torino e arrivata in serata fino a Catania, mentre alla Camera un sit-in provava a far arrivare gli slogan ai deputati impegnati nella discussione sul provvedimento, che dovrebbe essere approvato entro giovedì.

A Torino, nel frattempo, va in scena un'assemblea caldissima. «Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città», annunciano gli studenti di prima mattina: obiettivo quasi raggiunto nel tardo pomeriggio, quando sui binari di Porta Nuova arriva un fiume di ragazzi che prova a stoppare la corsa di un Frecciarossa prima di aver mandato in tilt il traffico del centro. Si fermano lì mezz'ora, poi se ne vanno. Ma Palazzo Nuovo è occupato e i ragazzi sui tetti dicono che passeranno lì la notte.