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lunedì 27 dicembre 2010

Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

 Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofiliadi Tommaso Caldarelli

Ieri l’ultima delle telefonate alla comunità incontro del discusso sacerdote. Da Roma al Vietnam, guai giudiziari di ogni genere, prima della tegola definitiva: rinvio a giudizio per abusi a minori.
 
L’ultima occasione pubblica è stata ieri. A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E anche il premier, Silvio Berlusconi, per sentirsi migliore non esita a dedicare il suo natale a chi ha più bisogno: luogo prediletto per un saluto di vicinanza e di beneficienza è, da anni, la comunità Incontro di Don Piero Gelmini, ad Amelia, in Umbria. Se non di persona, almeno telefonicamente il presidente del Consiglio non rinuncia mai ad elogiare pubblicamente il lavoro dell’amico Piero. 
Ieri l’ultima delle telefonate alla comunità incontro del discusso sacerdote. Da Roma al Vietnam, guai giudiziari di ogni genere, prima della tegola definitiva: rinvio a giudizio per abusi a minori.

giovedì 16 dicembre 2010

Saviano, la Dolce Euchessina

Negli ultimi anni, ogni evento della storia della italiana non può definirsi tale se non viene battezzato da una “riflessione”, da un precone o da una lettera agli apostoli di Roberto Saviano.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Si verifica il fenomeno x. La Repubblica on Line allestisce lo spazio y, Saviano vi giustappone l’oggetto z, con z che assume valori nell’insieme discreto “articolo, lettera agli apostoli, riflessione, precone, raccolta di firme”.
Dopo gli incidenti di Roma, si scatena immediatamente il meccanismo testé descritto cosicché oggi chi si collega al sito repubblica.it può leggere, con moderata sorpresa, una lettera agli apostoli di Saviano: “Lettera ai ragazzi del movimento“.
Umberto Eco da grande scrittore e emerito semiologo, in uno dei suoi innumerevoli saggi, fornisce una regola aurea per titolare un racconto, un romanzo, uno scritto qualsiasi. Secondo Eco, il titolo non deve mai anticipare il contenuto. Anzi, deve disorientare, spiazzare il lettore che si deve avvicinare allo scritto con un’idea che deve essere stravolta dalla lettura. Ecco quindi che chi si accinge a leggere “Il Nome della Rosa” come se si trattasse di un saggio di botanica, si trova catapultato in un oscuro romanzo medievale saturo di citazioni latine e greche.
Saviano, probabilmente, non ha tempo di leggere i saggi di Eco (beato lui). Già dal titolo del suo intervento di oggi si intuisce la melassa che scorre copiosa a fiumi nel testo. Quel “Lettera ai ragazzi del movimento” suggerisce complicità, ma anche dissociazione. Saviano vuole parlare ai ragazzi, ma non ha niente a che fare con loro, non ha nemmeno il numero di telefono visto che gli scrive una lettera. Un po’ come un fratello maggiore, entrato in banca pure lui (cit.), che cerca di riportare sulla retta via i discoli monelli che fanno casino per la strada.
Quando poi si inizia a leggere, i toni si alternano tra il paternale, il compiacente e il saccente. Su tutto prevale l’uggia, li dejà vu, il consueto. La lettera di Saviano puzza di muffa, è vecchia. Nella redazione, che immagino frettolosa, lo stesso autore deve essersene accorto tanto è vero che si sente obbligato a rimarcare la sua età “[...] Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei [...] “.
Ma i ragazzi non sembrano tutti d’accordo. Nei commenti alla lettera si legge:
Caro Saviano difenderti (per quel che posso) dalla mafie e criticarti come intellettuale. Prova a compredere, leggi il pezzo di Bonini sulla Repubblica di oggi. Altrimenti che delusione, anche tu nel circo del pensiero unico. Allora, AMEN.
Che tristezza questa nuova missiva di Roberto Sviano. Trasuda spocchia e voglia di giudizio. La tanto decantata complessità dove finisce? La domanda è una: tu c’eri in piazza martedì? Io sì e ho vista la gioia di migliaia di persone. Non è vero che c’erano infiltrati e pochi imbecilli. In quella piazza c’era un’intera generazione, consapevole. Per questo fa paura, anche a quelli come te. Dici che gli arrestati piagnucolavano e chiamavano mamma. Che facevano delazione contro i loro compagni. Io ho solo visto la faccia di un ragazzino che sorrideva nonostante fosse su un blindato, e chissà cosa lo stava aspettando. Eppure rideva! Tu come fai ad affermare certe cose con tanta sicurezza? Eri in mezzo anche a quei poliziotti? Dici che gli infiltrati ci son sempre stati. Chi infiltra chi? Anche a questi livelli bisogna schierarsi. Tu l’hai già fatto, da tempo! Mi auguro che questa squallida presa di posizione -sempre con lo Stato- rischiari le idee a quanti ancora pendono dalle tue labbra
Con tutto il rispetto e la stima possibili per una grande persona come Saviano, stavolta mi trovo in totale disaccordo con le sue parole. La violenza è di stato e di governo quando questo si asserraglia nei palazzi del potere e non concede nulla al popolo, nemmeno di farsi vedere in faccia. Non accetta il confronto, ma continua nel suo mercimonio di voti per rimanere a galla, continua a promulgare leggi illiberali, continua a disintegrare lo stato sociale, continua a garantire l’impunità ai delinquenti “legalizzati” come banche e società finanziare che hanno generato una crisi che ora vorrebbero far pagare a noi! Continua a garantire la prosperità ad una minoranza di lestofanti, finanzieri, impiccioni e traffichini privi di etica e di moralità. Mentre il popolo degli onesti, lavoratori e studenti, è vessato dalle sue decisioni in ogni settore. Per tutto questo lo spazio delle parole, pure belle e sensate, ha il limite che essendo inascoltate ormai da troppo tempo, diventano RIVOLTA!
Lettera al ragazzo Saviano.Martedì ero in piazza.Chi sei per dire cosa è successo e cosa doveva succedere?Non eri li e lo si vede da quello che scrivi,sei un commentatore come tutti gli altri,che parla per sentito dire.Parli dell’allegria dei ragazzi del Book Block,ad esempio.Ma di quale allegria parli?Ma che film hai visto?Siamo coetanei io e te,com’erano coetanei nostri tanti dei ragazzi per strada martedì.Fai poco il professore.Prova a fare il gioco del silenzio e prova a pensare che le cose siano diverse da come le dipingono i giornali e la questura e da come le vuoi vedere tu.Il mio è un consiglio, perchè fuori dai Palazzi e dalle Redazioni, nel mondo Reale, sta succedendo ormai da tempo qualcosa che dovreste cercare di interpretare e non NEGARE.Siete voi che umiliate le complessità dei movimenti,quando semplificate un universo,un processo,una molteplicità di idee sogni e lotte e lo riducete a “scontro da stadio”.Stai chiudendo la porta in faccia a migliaia di persone.Pensaci.
Mi dispiace Saviano, conosco la tua lotta contro la mafia, ma quella lettera per me è sbagliata, non è giusta nel tempo in cui la scrivi, ormai molti di NOI si sentono impotenti nel vedere cio che sta succedendo in parlmaneto, c’è un partito monarchico al comando, dove il signor B per interessi personali sta portando l’italia (se gia non lo è) alla deriva dittatoriale, è ormai un Regime di fatto,le manifestazioni pacifiche servono anni fa quando i politici le osservavano e se vedevano il successo della manifestazione si mettono seduti ad un tavolo con i manifestanti e si trattava, ormai per la piccola cricca di berlusconi non è cosi, d’altronde non c’è nemmeno una opposizione, ormai i politici vivono su un altro pianeta, ormai siamo quasi tutti (movimenti in generale) stanchi, incazzati, sfiduciati da questi politici di professione che prendono stipendi 10 volte quello di un operaio normale, e sinceramente credo che da quel 14 dicembre pochi giorni fa il clima puo solo peggiorare
Certo, ci sono anche tanti che si dicono d’accordo, ma forse non sono i ragazzi, sono i papà, gli zii, i nonni, quelli a cui la solita pappa politicamente corretta piace, infonde sicurezza, tranquillizza.
Per chi ha la forza di leggere tutto il pippone trito e ritrito di Saviano c’è almeno un aspetto positivo: se si ha difficoltà ad espellere è meglio di una purga. Come la dolce euchessina, Saviano con questa lettera fa cacare.
Quando si diventa un riferimento della rete si entra nel vortice del “post a tutti i costi”. Qualsiasi cosa accada ci si sente obbligati a commentare, dire qualcosa anche se non si ha la minima idea di cosa dire. E’ successo anche a me, è per questo che ho praticamente distrutto questo sito facendolo diventare una sorta di spettro di quello che fu. Su quello che è successo a Roma non so cosa pensare, taccio. Saviano, invece, scongela un po’ di fesserie e le serve agghindate sul piatto di portata come un grande ristorante che rimane a corto di provviste e serve piatti precotti consapevole che la sua fama sarà sufficiente per far dire ai clienti di aver mangiato come angeli.
Ora, non resta che leggere la lettera. Ve la allego perché non vorrei che in una crisi di resipiscenza, Repubblica.it oscurasse la lettera privandoci per sempre della possibilità di agevolare naturalmente le nostre funzioni intestinali senza ricorrere a sostanze chimiche.
CHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un’altra Italia.
I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.
Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d’Italia. Alle persone che hanno in questi giorni fatto cortei pieni di vita, pacifici, democratici, pieni di vita. Mi si dirà: e la rabbia dove la metti? La rabbia di tutti i giorni dei precari, la rabbia di chi non arriva a fine mese e aspetta da vent’anni che qualcosa nella propria vita cambi, la rabbia di chi non vede un futuro. Beh quella rabbia, quella vera, è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti. Quei cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati indietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia, disperdono questa carica. La riducono a un calcio, al gioco per alcuni divertente di poter distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa.
Così inizia la nuova strategia della tensione, che è sempre la stessa: com’è possibile non riconoscerla? Com’è possibile non riconoscerne le premesse, sempre uguali? Quegli incappucciati sono i primi nemici da isolare. Il “blocco nero” o come diavolo vengono chiamati questi ultrà del caos è il pompiere del movimento. Calzano il passamontagna, si sentono tanto il Subcomandante Marcos, terrorizzano gli altri studenti, che in piazza Venezia urlavano di smetterla, di fermarsi, e trasformano in uno scontro tra manganelli quello che invece è uno scontro tra idee, forze sociali, progetti le cui scintille non devono incendiare macchine ma coscienze, molto più pericolose di una torre di fumo che un estintore spegne in qualche secondo.
Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti. Ma agli imbecilli col casco e le mazze tutto questo non importa. Finito il videogame a casa, continuano a giocarci per strada. Ma non è affatto difficile bruciare una camionetta che poliziotti, carabinieri e finanzieri lasciano come esca su cui far sfogare chi si mostra duro e violento in strada, e delatore debole in caserma dove dopo dieci minuti svela i nomi di tutti i suoi compari. Gli infiltrati ci sono sempre, da quando il primo operaio ha deciso di sfilare. E da sempre possono avere gioco solo se hanno seguito. E’ su questo che vorrei dare l’allarme. Non deve mai più accadere.
Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento. Ci sarà la precisa strategia di evitare che ci si possa riunire ed esprimere liberamente delle opinioni. E tutto sarà peggiore per un po’, per poi tornare a com’era, a come è sempre stato. L’idea di un’Italia diversa, invece, ci appartiene e ci unisce. C’era allegria nei ragazzi che avevano avuto l’idea dei Book Block, i libri come difesa, che vogliono dire crescita, presa di coscienza. Vogliono dire che le parole sono lì a difenderci, che tutto parte dai libri, dalla scuola, dall’istruzione. I ragazzi delle università, le nuove generazioni di precari, nulla hanno a che vedere con i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo. Anche dalle istituzioni di polizia in piazza bisogna pretendere che non accadano mai più tragedie come a Genova. Ogni spezzone di corteo caricato senza motivazione genera simpatia verso chi con casco e mazze è lì per sfondare vetrine. Bisogna fare in modo che in piazza ci siamo uomini fidati che abbiano autorità sui gruppetti di poliziotti, che spesso in queste situazioni fanno le loro battaglie personali, sfogano frustrazioni e rabbia repressa. Cercare in tutti i modi di non innescare il gioco terribile e per troppi divertente della guerriglia urbana, delle due fazioni contrapposte, del ne resterà in piedi uno solo.
Noi, e mi ci metto anche io fosse solo per età e per – Dio solo sa la voglia di poter tornare a manifestare un giorno contro tutto quello che sta accadendo – abbiamo i nostri corpi, le nostre parole, i colori, le bandiere. Nuove: non i vecchi slogan, non i soliti camion con i vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano “parole d’ordine”. Questa era la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola. Bisognerà organizzarsi, allontanare i violenti. Bisognerebbe smettere di indossare caschi. La testa serve per pensare, non per fare l’ariete. I book block mi sembrano una risposta meravigliosa a chi in tuta nera si dice anarchico senza sapere cos’è l’anarchismo neanche lontanamente. Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto allo studio, alla ricerca, al lavoro. Ma chi manifesta non si vergogna e non si nasconde, anzi fa l’esatto contrario. E se le camionette bloccano la strada prima del Parlamento? Ci si ferma lì, perché le parole stanno arrivando in tutto il mondo, perché si manifesta per mostrare al Paese, a chi magari è a casa, ai balconi, dietro le persiane che ci sono diritti da difendere, che c’è chi li difende anche per loro, che c’è chi garantisce che tutto si svolgerà in maniera civile, pacifica e democratica perché è questa l’Italia che si vuole costruire, perché è per questo che si sta manifestando. Non certo lanciare un uovo sulla porta del Parlamento muta le cose.
Tutto questo è molto più che bruciare una camionetta. Accende luci, luci su tutte le ombre di questo paese. Questa è l’unica battaglia che non possiamo perdere.

http://www.mentecritica.net/

mercoledì 15 dicembre 2010

La piazza e le pistole: è il ‘77 di Silvio?

di Tommaso Caldarelli

No, le pistole, per ora, non si sono viste – ovvero, in realtà, qualcuna si. Ma la strada che si rischia di imboccare, ci sentiamo di avvertire, è proprio quella.
Il 7 dicembre gli studenti in piazza contro la riforma Gelmini prendono d’assalto i primi autoblindi delle forze dell’ordine. Oggi (ieri per chi legge), una Roma militarizzata da Polizia, Guardia di Finanza ed Esercito si scontra con la rabbia incendiaria del corteo anti-Gelmini, anti-Governo ed anti-Berlusconi. Uno spiegamento di forze che rivaleggia in ampiezza e numero degli effettivi il livello di sicurezza che fu garantito al G8 di Genova del 2001. Anche li: sappiamo come andò a finire.
E domani? I presupposti per un’escalation ci sono tutti. Oggi (ovvero, ancora, ieri) Silvio Berlusconi è stato confermato in sella nei due rami del Parlamento: il governo ha la fiducia e va avanti. Di colpo, la fine dell’era berlusconiana appare più lontana di quanto non fosse ieri. E la generazione che è cresciuta a pane e cartoni animati sulle reti Mediaset per poi sentirsi dire che tutto quello che doveva fare era scegliere se votare pro o contro Berlusconi inizia a non starci più davvero. Nelle piazze, dobbiamo ricordarlo, accanto a chi ha potuto votare qualcosa d’altro che “Silvio Berlusconi – tutti gli altri” (chi scrive non è fra questi) a reggere i colorati “book bloc” sono sempre più le autentiche creature del ventennio berlusconiano. Figli di questi tempi: è la generazione dei nati dopo il 1990 che inizia ad essere abbastanza grande per bussare alla porta del presente e reclamare il proprio futuro. Ragazzi che sono cresciuti dovendosi far spiegare perchè c’era un tale, al governo, che aveva un “conflitto di interessi”; persone che si sono dovute chiedere perchè mai il loro governante si faceva le “leggi ad-personam” per non andare in galera; e i giovani elettori che si sentono delusi anche dalla sinistra che aveva promesso di salvarli, oggi si ribellano davanti alla fase terminale del Papi Silvio, l’era del bunga bunga di Stato.
La repressione militare non si è fatta atttendere: una gestione “criminale” dell’ordine pubblico l’ha definita Nichi Vendola, e ci pare che la frase calzasse, giorni fa come adesso. 40 sono i feriti che il 118 ha soccorso nel pomeriggio del 14 dicembre nel bel mezzo delle strade del centro della Capitale. Manganelli, fumogeni, cariche di autoblindo da una parte; spranghe, assalti alle banche, violenza, Mercedes date alle fiamme dall’altra parte del muro di fuoco. E mentre nelle assemblee universitarie, in seguito, si farà l’autocritica di rito, ed emergerà, accanto a chi giustifica l’azione politica violenta “perchè è la voce di un Popolo che finalmente pretende”, a tratti anche una dura condanna alle ali estreme che “finiscono per addossare la colpa delle violenze agli studenti” e che “si rendono responsabili di atti autenticamente criminosi” – come si vede, non c’è l’abitudine al pensiero unico da quelle parti; mentre le occupazioni smobiliteranno di gran fretta “per prudenza”, visto che gli elicotteri della Polizia rombano sopra le aule aperte fino a tardi, noi non possiamo fare a meno di notare come l’intera vicenda sia il culmine e il punto di non ritorno del tunnel senza uscita che da vent’anni opprime questo paese.
Se tutto quello che questo governo ha da offrire ad una generazione che chiede ai suoi governanti di cambiare pagina e pensare al futuro, sono repressione militare e sghignazzi di Stato perchè l’ennesima “manovra di palazzo” (sul punto, probabilmente lo era) è stata respinta, e solo una condanna unanime degli studenti e una solidarietà altrettanto unanime solo alle forze dell’ordine, non ci vorrà molto perchè la frustrazione ed il senso di abbattimento di chi non riesce a vincere nessuna battaglia, neanche quella per il proprio futuro, sfoci in qualcosa di ben peggiore dei cassonetti in fiamme a via del Babuino. Qualcuno, a quel punto, dovrà prendersene la responsabilità davanti alla Storia: e dire che ci siamo anche già passati. Università occupate, repressione militare, subito prima del terrorismo armato: erano gli anni di piombo. Era il 1977. E siamo ancora in tempo per evitarlo.

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Paolo Ferrero (PRC): LA REPRESSIONE NON FERMERA' QUESTO MOVIMENTO

Ieri è tornato in campo prepotentemente il movimento degli studenti. Il governo – come a Genova quasi dieci anni fa – ha scatenato una repressione che ha un solo obiettivo: trasformare la questione politica posta dai giovani in una questione di ordine pubblico. Il tentativo - come a Genova dieci anni fa – è di utilizzare la repressione per fermare il movimento. Quindi Berlusconi resta in sella e manganella gli studenti. Questo potrebbe essere a prima vista il commento della giornata di ieri. Credo tuttavia che occorra andare un po’ più a fondo e vedere cosa è effettivamente accaduto. In primo luogo Berlusconi ha sì vinto, ma è del tutto evidente che con tre voti di margine non può governare. La situazione non è quindi destinata a durare. In secondo luogo, il modo in cui Berlusconi ha comprato i voti sta facendo vergognare una parte del suo stesso elettorato e il presidente del consiglio esce quindi vincitore dalla battaglia, ma per nulla rafforzato e probabilmente le elezioni anticipate si avvicinano.

Il prezzo della fiducia: Calearo verso un ministero, Guzzanti punito?

5142610645 465607f6bd Il prezzo della fiducia: Calearo verso un ministero, Guzzanti punito?Un articolo del Corriere fa i conti in tasca ai parlamentari che hanno cambiato casacca. Raccontando cosa potrebbero guadagnare.
La lista è lunga e appassionante. E anche i favori da soddisfare non sono pochi. Però c’è chi dice che Silvio Berlusconi farà di tutto per accontentare chi ieri ha salvato il governo dalla debàcle alla Camera. Con posti al governo, consulenze e altri favori. Mentre per chi alla fine ha deciso di non accontentarlo, arriverà la punizione.
LA LISTA DELLA SPESA – A compilare la lista della spesa e quella di proscrizione è il Corriere della Sera in un articolo a firma di Alessandro Trocino. Dove i pronostici sono tutti per i trasfughi da Pd, Idv e Fli.

Si è parlato di un posto da sottosegretario per Maria Grazia Siliquini e di una poltrona da ministro per Silvano Moffa, ma entrambi smentiscono. Anche Massimo Calearo potrebbe guadagnare un posto da ministro. Poi c’è il capitolo consulenze e ricompense. Capitolo tutto da verificare. Nulla è provato, ovviamente. Ma qualche vantaggio personale, magari indirettamente, potrebbe arrivare.

A sorpresa, quello che potrebbe soffrire è Paolo Guzzanti. A meno che non rientri nei ranghi il prima possibile:
Si è a lungo discusso dei debiti di alcuni parlamentari, tra i quali Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, passati improvvisamente dall’Italia dei valori all’appoggio a Berlusconi. Il Cepu si è già giovato dell’aiuto del governo, con l’emendamento alla legge di stabilità, ma Catia Polidori ora si chiama fuori dalla parentela con Francesco Polidori. Potrebbe perdere 7 mila euro al mese, invece, Paolo Guzzanti, collaboratore del berlusconiano Giornale, a rischio riconferma.

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