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giovedì 30 dicembre 2010

Gli studenti che incontrarono Napolitano: la protesta va avanti

Roma - (Adnkronos/Ign) - Luca Cafagna: la partita non è chiusa. Elena Monticelli: restano ancora decreti attuativi e la mobbilitazione prosegue 

"Il fatto che il presidente abbia promulgato il ddl non ci stupisce - afferma all'ADNKRONOS Luca Cafagna, di Uniriot Roma - perché nonostante sia stato l'unica figura istituzionale ad aver cercato di relazionarsi con il movimento studentesco, c'è una scelta generale di non farsi carico della proposta e dell'iniziativa politica degli studenti". "Con la riforma si apre uno scenario nuovo - prosegue - verrà meno la tutela del diritto allo studio, c'è una generale istituzionalizzazione della precarietà anche nell'università e la ricerca non viene valorizzata". "Per noi la partita non è chiusa - osserva Cafagna - la mobilitazione proseguirà, anche perché resta aperto il tema dei decreti attuativi su cui proseguiremo a fare battaglia".
Sulla stessa linea Elena Monticelli di Link-Coordinamento universitario, anche lei nella delegazione degli studenti ricevuta al Quirinale. "Al di là della promulgazione della legge, riteniamo che la mobilitazione debba continuare - spiega - devono essere ancora fatti i decreti attuativi. Nelle università è in corso l'approvazione degli statuti e noi alla Sapienza faremo battaglia anche sullo statuto". Il ddl Gelmini, prosegue Monticelli, "determina lo smantellamento dell'università pubblica - conclude - crediamo che la mobilitazione debba proseguire e che sia importante rilanciare la partecipazione di questi mesi, anche legandola al tema del lavoro".

lunedì 20 dicembre 2010

NAPOLITANO: PROTESTE NELLE STRADE MALESSERE DA NON IGNORARE


(ASCA) - Roma, 20 dic - ''La protesta pacifica, benche' spesso sviata da inammissibili violenze, di tanti cittadini nelle strade delle nostre capitali e' una spia di malessere che le democrazie non possono ignorare''. Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della presentazione al Quirinale degli auguri del Corpo diplomatico. Il Capo dello Stato non fa alcun riferimento diretto ma e' evidente che il suo pensiero sia corso non solo all'Italia, dove le proteste di piazza degli studenti si sono confuse con atti di violenza, ma anche ai disordini di piazza (nati da iniziali proteste pacifiche) che per esempio hanno nelle ultime settimane interessato la Gran Bretagna e la Grecia.

fdv/sam/rob

sabato 4 dicembre 2010

La nostalgia squadrista di Verdini

di Gioacchino Genchi

L’espressione noi ce ne freghiamocon cui Denis Verdini ha replicato alla corretta rivendicazione delle prerogative del Capo dello Stato non è solo un’espressione screanzata. Il tono e il contenuto non voleva nemmeno rappresentare un esercizio del diritto di critica che – per come ritengo – chiunque, in uno stato democratico, può esercitare anche nei confronti del Capo dello Stato. Verdini, per una volta, si è espresso con sincerità e naturalezza, dimostrandoci quello che è e quello che pensa e di questo gli dobbiamo essere grati.

Nei momenti di difficoltà, infatti, si riducono i freni inibitori e si evidenziano gli aspetti più originali e reconditi del pensiero e del carattere di ogni essere umano. Verdini, se ricordate, aveva già dato il meglio di sé in occasione della conferenza stampa del 28 luglio scorso. I toni e i modi delle risposte fornite alla giornalista dell’Unità Claudia Fusani anche allora fecero emergere il suo cipiglio, anche se Giorgio Stracquadanio, che da tempo compete con lui, ha cercato di superarlo. Pure Giuliano Ferrara, nel tentativo di misurarsi con entrambi, ha contribuito alla caciara per impedire che fossero poste domande imbarazzanti all’intervistato.

Se ci fate caso, forse per lo stress dell’avvicinarsi della fine, un po’ tutti stanno dimostrando quello che sono e quello che realmente pensano. Ed è così che il reale spirito squadrista che li anima li porta ad esprimersi con i motti che più gli sono congeniali. L’espressione “me ne frego”, correttamente riportata al plurale da Verdini, altro non è che il nostalgico ricordo del motto fascista, rielaborato in una filastrocca del dopoguerra di cui riporto alcuni brani.

Me ne frego è il nostro motto,
me ne frego di morire,
me ne frego di Togliatti
e del sol dell’avvenire.

Ce ne freghiamo della galera,
camicia nera trionferà.
Se non trionfa sarà un macello
col manganello e le bombe a man!


Ecco, non mi pare sia necessario aggiungere altro per commentare l’espressione di Verdini che, visto che non parlava solo per lui, non a caso si è espresso al plurale: “Noi ce ne freghiamo!”.
 
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