martedì 8 novembre 2011

A Palermo un registro delle unioni civili


Votata con diciannove sì e tre no la mozione firmata da Ferrandelli e Munafò sull'istituzione del registro delle unioni civili, aperto anche alle coppie omosessuali. In aula il vicepresidente del Consiglio Oliveri legge passi della Genesi, a difesa della famiglia tradizionale. Due giorni di battaglia per un provvedimento che avvicina Palermo a molte altre città d'Italia sul fronte dei diritti civili e delle libertà.
di Danila Giardina 
Palermo avrà il registro delle unioni civili. Dopo che il vicepresidente del Consiglio  Comunale Oliveri  ha persino letto in aula alcuni passi della Genesi, a difesa della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, l’assemblea consiliare, a suon di Sodoma e Gomorra,  è passata alacremente alle votazioni . Ieri era mancato il numero legale, ma in Consiglio, stamattina, malgrado le maledizioni apocalittiche dell’ultima ora, ha prevalso il buon senso. Una battaglia campale ha dato il via libera alla mozione che prevede l’istituzione del registro delle unioni civili, con diciannove sì, tre no e tre astenuti . Le coppie che condividono lo stesso tetto da almeno un anno potranno iscriversi all’ufficio comunale competente ed avere la relativa certificazione.
Il provvedimento era stato proposto da uno schieramento trasversale: nel documento formulato i consiglieri  Stefania Munafò e Fabrizio Ferrandelli hanno fatto riferimento al DDl , a firma del deputato Pino Apprendi, che giace all’Ars in attesa di essere discusso dal giorno in cui a Palermo si tenne il primo Pride, la manifestazione dell’orgoglio omosessaule, a giugno del 2010. Provvidenziali sono stati gli emendamenti  inseriti dei consiglieriTerminelli Monastra, che hanno disciplinato la materia in modo più preciso. Il registro delle unioni civili sarà aperto alle coppie che basano la loro convivenza su vincoli affettivi senza discriminazioni di genere,razza, handicap ed orientamento sessuale. L’istituto tuttavia ha solo un forte valore simbolico, "per sensibilizzare il Parlamento e spingerlo ad adeguarsi agli stardard europei” nella materia. Molte città  e regioni italiane sono già dotate di un registro delle unioni civili, ma il supremo organo legislativo non è mai riuscito ridimensionare la distanza fra la politica ed  società reale in continua evoluzione.
Commenta così, Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo:  “da una parte è un segnale importante, vuol dire che comunque le istituzioni si rendono conto, finalmente, che in città e nella nazione esiste una minoranza molto numerosa (in media il 7% della popolazione), che reclama attenzione e diritti.Anni fa sarebbe stato impensabile un registro delle unioni civili a Palermo:è un passo avanti, un segno che un percorso di crescita è stato comunque fatto. Anche grazie ai Pride, al lavoro della associazioni, e sopratutto grazie a chi si dichiara, chi ha smesso di nascondersi e di avere paura. Noi speriamo che a questo segnale seguano gesti concreti.”
Improntate ad un cauto ottimismo anche le parole di Carlo Verri, presidente dell’associazione omosessuale Articolo Tre: “fa piacere che qualche rappresentante delle istituzioni si faccia carico di questi ‘problemi’. Tuttavia non conosco  il documento e questo fa riflettere. Non posso che essere critico nei confronti di un metodo che ormai sia a livello comunale che regionale, esclude le associazioni Lgbtq dal dialogo e dal confronto su strumenti come questo”.

http://www.iquadernidelora.it/

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