martedì 8 novembre 2011

Lettera ai Consiglieri Comunali vicini al Movimento Lgbt: perchè il Registro delle Unioni Civili NON è una vittoria...di civiltà

Luigi Carollo
A Fabrizio Ferrandelli, Nadia Spallitta, Antonella Monastra, Stefania Munafò, Ninni Terminelli, Pino Apprendi.

Oggi il Comune ha approvato, con la schiacciante maggioranza dei presenti, la Mozione che istituisce il Registro Comunale delle Unioni Civili, ne stabilisce i criteri per l'iscrizione e la cancellazione e stabilisce che venga dato mandato al Sindaco Cammarata affinchè si attivi a livello regionale per favorire la votazione del Ddl regionale sulla stessa materia.
Questa approvazione presenta, a mio parere, alcuni aspetti positivi (pochi, in verità) ed alcuni aspetti negativi (molti, purtroppo).
Parto da quelli positivi, ringraziando innanzitutto i/le consiglieri/e comunali che hanno voluto questa Mozione e ne hanno favorito l'approvazione; partendo da Fabrizio Ferrandelli, primo firmatario, e non dimenticando chi, con lui, in questi anni ha mostrato costante vicinanza al Movimento Lgbti cittadino: Antonella Monastra, Nadia Spallitta, Stefania Munafò, Ninni Terminelli. Una vicinanza che, come questi nomi dimostrano, prescinde dalle divisioni tra Sinistra e Destra.
Questa mozione è un documento importante nella misura in cui riconosce, innanzitutto, l'esistenza di una vasta comunità di cittadine e cittadini i cui diritti non sono ancora riconosciuti e necessitano, quindi, di interventi legislativi a loro tutela. La Mozione prende essenzialmente atto dell'esistenza di “coppie di fatto”: riconosce quindi che la Famiglia è un istituto che oggi va declinato al plurale perchè esistono molteplici modelli familiari, ivi compresi quelli formati da persone dello stesso sesso.
Inoltre questa Mozione raccoglie un risultato ben differente rispetto al primo tentativo che risale a circa 9 anni fa: allora fu bocciata, oggi viene approvata. Evidenziando che è molto cambiata nella nostra città (e soprattutto nelle sue Istituzioni) la percezione dei temi legati alle famiglie e alle differenze di orientamento sessuale. Sicuramente grazie anche alla capacità del Movimento Lgbti cittadino di creare relazioni forti con le Istituzioni, di elaborare contenuti politici e culturali di innegabile spessore, di mobilitare cittadine, cittadini, istanze sociali vicine ma non coincidenti con quelle della comunità Lgbti. Come dimostrano i Pride del 2010 e del 2011.
Ciò detto, non trovo sinceramente null'altro di positivo, di rivoluzionario o almeno di entusiasmante nella Mozione oggi approvata. Che non va oltre il piano del “simbolico” e della semplice dichiarazione di buoni intenti. Riconosce l'esistenza di un Diritto negato, ne afferma l'esigenza di tutela, ma non modifica “di fatto” la vita delle coppie cui è intitolato.
Presentando, quindi, parecchi elementi di contraddizione che è bene chiarire senza equivoci. Ancora una volta voglio iniziare appellandomi proprio alle/ai consigliere/i comunali che prima ho con sincerità ringraziato. Ponendo loro, con serena onestà intellettuale, una domanda: care/i Fabrizio, Nadia, Antonella, Stefania, Ninni quante volte ed in quante occasioni pubbliche e private vi abbiamo fatto presente (sia io personalmente, per i rapporti di amicizia esistenti, sia noi che facciamo parte del Movimento Lgbti cittadino) che lo strumento del Registro delle Coppie è fortemente insufficiente, improduttivo ed estremamente superato dopo 15 anni di sperimentazione? Quante volte vi abbiamo fatto presente che sarebbe bastato guardare dietro l'angolo (cioè a Bagheria) per avere la prova di tale insufficienza? Quante volte vi abbiamo ricordato i nomi di Città e Regioni dove il tema della pluralità di istituti familiari e quello della discriminazione delle persone Lgbti sono stati affrontati con approcci molto più complessi e producendo strumenti ben più efficaci? Rispondo io: moltissime volte. Sia in occasione di dibattiti e conferenze, sia coi documenti prodotti come Manifesto dei Pride cui tutte/i voi avete con entusiasmo aderito. Cercando, temo inutilmente, di condividere con voi un concetto fondamentale: non serve a nulla istituire Registri per le Coppie se dall'iscrizione ad essi non derivano diritti CONCRETI (esempio banale: se io ed il mio compagno ci iscriviamo a questo Registro abbiamo o no diritto di accesso all'edilizia popolare al pari delle altre famiglie?) e soprattutto se non si parte da azioni che CONCRETAMENTE tutelino il diritto innanzitutto delle singole persone a non essere discriminate.
Sono consapevole che questa Mozione non riguarda solo le coppie omosessuali, ma a che serve inserire la specifica “a prescindere dall'orientamento sessuale” se non ci si pone il problema che una coppia “tutelata” formata da due individui singolarmente discriminati riscrive e sminuisce il concetto stesso di tutela? Se io ho paura di prendere bastonate per strada ed il mio compagno ha la stessa paura, pensate che possa incoraggiarci l'iscrizione ad un Registro? Per ottenere quale vantaggio? Quello di essere bastonati in due in quanto coppia? Non mi pare un gran vantaggio. Dopo il primo Pride del 2010, il Consiglio Comunale di Palermo ha approvato una Mozione che condanna la discriminazione delle persone omosessuali e transessuali ed impegna il Comune a rendere CONCRETA questa condanna attraverso (per citare solo alcuni degli impegni lì contenuti) la produzione di campagne di informazione e sensibilizzazione contro l'omofobia ed attraverso l'istituzione di un Osservatorio permanente che riunisca Associazioni Lgbt, Istituzioni e Forze dell'Ordine. Ritengo che sarebbe stato molto meno simbolico e molto più politicamente civile preoccuparsi di attuare le promesse incluse in quella Mozione, prima di produrre un altro documento che incide solo sul campo delle buone intenzioni.
Lo stesso ragionamento vale per il Ddl regionale rispetto alla cui approvazione la Mozione oggi approvata si configura come strumento di pressione. Le perplessità qui espresse sono state rese note (anche abbondantemente, direi) sia all'On. Apprendi, autore del Ddl in questione, sia ad alcune/i firmatarie/i di quel Ddl tra cui gli Onorevoli Aricò e Adamo. Anche a loro abbiamo fatto presente che il Movimento Lgbti ritiene insufficiente ed improduttivo lo strumento del Registro delle Coppie, soprattutto rispetto al lavoro fatto in altre Regioni (per esempio la Toscana) dove il tema della discriminazione delle persone omosessuali e delle coppie è stato affrontato con strumenti molto più complessi; che prevedono interventi nei campi dell'istruzione, dell'informazione, della salute e della Sanità, ed ANCHE della parità di accesso ai servizi locali per le coppie di fatto. Con impianti legislativi che, come nel caso della Regione Liguria, hanno superato persino l'esame della Corte Costituzionale, e rappresentano quindi esempi di Leggi inattaccabili sotto qualunque aspetto. La Mozione di oggi dimostra, ed è questo un altro fondamentale punto critico, che le perplessità chiaramente espresse dal Movimento Lgbti per voi non contano nulla. E che la costante interlocuzione col Movimento non è per voi un valore. Arrivando al punto di produrre un controsenso politico gravissimo: nella vostra battaglia per tutelare i diritti della Comunità Lgbti, a quanto pare voi non sentite il bisogno di ascoltare la voce di questa Comunità. Opponendovi costantemente all'uso dello strumento della consultazione; o persino all'umile esercizio dell'ascolto. Lasciandoci sole/soli nella nostra illusione che spetti innanzitutto a noi il diritto di stabilire le nostre priorità e di essere consultate/i durante i percorsi di definizione e di costruzione degli interventi istituzionali e degli strumenti più adatti a rispondere a quelle priorità.
Se fossero mancate le occasioni di interlocuzione sarei il primo a fare mea culpa dinanzi all'insufficienza degli strumenti rappresentati dalla Mozione approvata oggi e da quella che si appresta ad essere discussa alla Regione. Ma queste occasioni non sono mancate: molto probabilmente nel passato, sicuramente negli ultimi due anni. La nascita del Coordinamento Stop Omofobia e i due Pride del 2010 e 2011 dimostrano innegabilmente quanto il lavoro del Movimento Lgbti cittadino sia andato sempre ed esclusivamente nella direzione della creazione di interlocuzioni e confronti coi Partiti, con le Associazioni, coi Sindacati, coi Centri Sociali, coi Movimenti attivi nelle vertenze che animano il tessuto sociale cittadino. Come dimostra il fatto, per fornire un solo semplice esempio, che il Coordinamento Stop Omofobia è da quasi 3 anni la prima realtà di Movimento in cui (un anno e mezzo prima dei Movimenti nati per le Primarie) sono presenti e si confrontano costantemente TUTTI i partiti del CentroSinistra. Un confronto che però sembra funzionare a senso unico: noi ascoltiamo la Politica, ma la Politica non pare altrettanto preoccupata di ascoltare noi. E procede in totale autonomia nel definire le nostre priorità e nella scelta degli strumenti più adatti a rispondere a queste priorità. Festeggiando i suoi risultati con un eccesso di autocelebrazione che non trova alcuna concreta giustificazione in termini di risultati veri e concreti per la vita delle persone gay lesbiche e trans. Ed anzi, con una conseguenza che voi, carissime/i Fabrizio, Nadia, Antonella, Pino, Stefania, Ninni, forse sottovalutate. E ve lo dico con grandissimo e sincero affetto. La settimana scorsa, come voi certamente sapete, il PDL cittadino e la sua struttura giovanile hanno indetto una conferenza stampa per annunciare che risponderanno al Ddl dell'On. Apprendi (i cui contenuti vengono riaffermati nella Mozione oggi approvata) con una petizione popolare; per raccogliere firme non contro il Ddl (che del resto non è stato ancora nemmeno discusso) bensì contro le Famiglie che non corrispondono a quella “naturale” fondata sul Matrimonio tra un uomo e una donna. In pratica, una sollevazione popolare contro le coppie di fatto. Un'azione di violenza inaudita che, non a caso, è stata fortemente condannata da tutte le Associazioni Lgbti europee quando ho avuto occasione di parlarne durante la Conferenza annuale di ILGA Europe. Bene, a mio modesto parere azioni così violente si alimentano dell'insufficienza della Politica, non solo quando tace (le istanze della Comunità Lgbti sembrano non essere prioritarie oggi per nessun partito, persino a Sinistra) ma anche quando produce strumenti inadeguati, parziali, meramente simbolici e di piccolo cabotaggio come quello del Registro delle Coppie. Delimitare entro spazi così ristretti il tema dei diritti delle persone Lgbti e ridurre al piano simbolico l'intervento delle Istituzioni senza prevedere concresti strumenti di lotta contro le discriminazioni, in fondo non fa altro che alimentare la convinzione che la Comunità Lgbt sia sola e senza tutele. Una Comunità, quindi, che può essere attaccata senza reali conseguenze.
Per questi motivi, e lo dico con uno scoraggiamento che è grande proprio per l'affetto che mi lega a voi, vi invito, carissimi/e Fabrizio, Antonella, Nadia, Pino, Stefania, Ninni, a riflettere se realmente sia il caso di salutare e celebrare l'approvazione della Mozione di oggi e il Ddl presentato alla Regione come una conquista di civiltà o come una grande vittoria. O se non siano invece l'occasione per riflettere sulla necessità di instaurare una pratica di consultazione costante tra tutte/i voi ed il Movimento Lgbti cittadino che, del resto, conoscete molto bene. La Mozione contro l'Omofobia approvata lo scorso anno è stata arricchita e migliorata e resa strumento di intervento potenzialmente più concreto proprio grazie al confronto col Movimento Lgbti cittadino. Sarebbe stato auspicabile dare continuità a questa pratica anche nel caso delle due Mozioni (comunale e regionale) sui Registri delle Coppie di Fatto. E' molto probabile che insieme saremmo riusciti ad individuare strumenti più incisivi nella direzione della tutela dei Diritti non solo delle persone Lgbti, ma anche delle coppie di fatto eterosessuali. Sicuramente avremmo potuto agire su un piano che andasse al di là delle simboliche dichiarazioni di intenti.
Per questi motivi, così come ho scritto questa nota a titolo personale, ritengo corretto precisare che, altrettanto sul piano dell'impegno personale, la mia attività di militante del Movimento Lgbti sarà dedicata alla promozione di strumenti di intervento molto più concreti ed efficaci. Costruendo, col Coordinamento che unitariamente e produttivamente lavora da quasi 3 anni, iniziative che facciano conoscere alla città esempi di interventi Istituzionali assai più incisivi per la tutela dei diritti delle persone Lgbti. Per esempio, la Legge Regionale approvata in Liguria o il Servizio Lgbt del Comune di Torino, che rappresenta un esperienza avanzatissima di Istituzione Locale letteralmente “al servizio” della comunità gay lesbica e trans.
Sulla possibile riproducibilità di queste esperienze a livello comunale e regionale dovremo secondo me misurare, come Movimento, la reale vicinanza dei Partiti e dei candidati Sindaci alle istanze ed ai bisogni della Comunità Lgbti. E su questo dovremo a mio parere misurare il reale impegno della Politica nella direzione dell'accrescimento delle libertà individuali e della lotta alla discriminazione, anche e non solo delle persone Lgbti. Da oggi fino alla fine della campagna elettorale per le amministrative. Ed incessantemente dal giorno dopo, monitorando l'impegno nel mantenere eventuali promesse ed impegni assunti durante le Primarie e durante le elezioni. Questi temi mi auguro saranno il reale banco di prova, insieme alla reale capacità e volontà di creare una costante interlocuzione col Movimento Lgbti. Per quanto mi riguarda, mi impegnerò affinchè nessuna/o possa sbandierare l'approvazione della Mozione di oggi come una vittoria dinanzi alla Comunità Lgbti. Perchè non lo è. E' al massimo un punto di partenza, una dichiarazione di intenti. Ma non è una rivoluzione. E' un passo avanti verso il rispetto dei diritti (si, Fabrizio, ti cito testualmente) solo se ci rassegniamo alla tragica evidenza che Palermo deve fare passi più piccoli rispetto al resto d'Italia ed immensamente meno incisivi rispetto al resto d'Europa.
A questa evidenza io non voglio rassegnarmi. E penso che proprio in questo consista la più grande differenza e la più grande distanza tra la visione della “Politica” e la visione dei Movimenti. Differenza e distanza che non le buone intenzioni, ma solo il dialogo ed il costante confronto tra Politica e Movimenti può sanare. Questo confronto, quando diventerà realtà, sarà il reale passo avanti di Civiltà e di Cultura del rispetto dei Diritti di tutte/i. Fino ad allora non ci sono vittorie, ma continuiamo ad essere tutte/i sotto esame.

Con affetto e stima sinceri, Luigi Carollo

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