In seguito al decesso la madre e il convivente more uxorio hanno deciso di costiuirsi come parti civili nel processo e il tribunale milanese ha riconosciuto ad entrambi il risarcimento dei danni patrimoniali e morali provocati dal comportamento illecito dell'imputato che ha causato l'incidente. La decisione di risarcire anche il compagno omosessuale appare nuova nel panorama italiano, ma di certo non può essere interpretata nel senso di un'equiparazione tra la convivenza tra due persone dello stesso sesso con il matrimonio. Nel caso specifico i danni sono stati riconosciuti in quanto nel corso del processo è emerso che il convivente aveva una relazione stabile e consolidata con la vittima da quasi quindici anni. Inoltre la morte del compagno aveva provocato nell'uomo uno stato depressivo che ha avuto delle ripercussioni negative sulla sua attività lavorativa. I giudici del capoluogo lombardo hanno deciso di accogliere l'orientamento della Cassazione che ha stabilito il risarcimento del danno derivante dalla perdita della persona con cui si condivideva la vita e con cui vi era una stabile comunanza d'intenti e progetti, senza fare nessuna precisazione sull'orientamento sessuale dei due conviventi. La Suprema Corte ha riconosciuto il danno non in base ad uno status o particolare sesso, ma prendendo in considerazione la sofferenza che viene provocata dalla privazione della persona con si condivideva la vita in una stabile relazione sentimentale e di coabitazione.
mercoledì 2 novembre 2011
Conviventi gay: Tribunale di Milano gli riconosce il risarcimento
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento