Vita e opere dei due ministri cattolici vicini alla Cei di Bagnasco.
di Edoardo Caprino
Anche il mondo cattolico è servito. Nellasquadra di governo di Mario Monti entrano a far parte due pezzi da novanta della Chiesa. Lorenzo Ornaghi dal rettorato dell’Università Cattolica di Milano si è trasferito al ministero dei Beni culturali, mentre Andrea Riccardi dalla Comunità di Sant'Egidio è stato scelto per il ruolo di ministro della Cooperazione internazionale.
Ornaghi è stato prima molto vicino al presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Camillo Ruini e ora al suo successore, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.
MINISTRO SCIENZIATO DELLA POLITICA. Allievo di Gianfranco Miglio, il neo ministro dei Beni culturali è un autentico scienziato della politica e molti ancora ricordano la sua intervista rilasciata al quotidiano dei vescoviAvvenire a luglio. In quella occasione intervistatore d’eccezione era il direttore Marco Tarquinio.
Erano i tempi del tentativo - abortito - di rilanciare un impegno dei cattolici in politica attraverso un diretto intervento di personalità vaticane e quell’intervista dell’ex rettore della Cattolica fu letta come un preciso segnale: la volontà che l'impegno in politica passasse per le associazioni cattoliche del territorio coordinate dalla Cei, sino a quel momento rimasta defilata.
NELLO SCONTRO TETTAMANZI-BERTONE. Ornaghi inoltre è stato al centro - involontariamente - delle diatribe sul futuro dell’Istituto Toniolo, la potente realtà che guida l’Università Cattolica, che ha visto contrapporsi l'ex arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.
Il primo era indicato come il difensore dell’autonomia dell'Istituto, mentre il secondo come il manovratore intenzionato a condurre la Cattolica sotto il controllo del Vaticano, anche nell’ottica di un superpolo cattolico della sanità.
Ornaghi è stato prima molto vicino al presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Camillo Ruini e ora al suo successore, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.
MINISTRO SCIENZIATO DELLA POLITICA. Allievo di Gianfranco Miglio, il neo ministro dei Beni culturali è un autentico scienziato della politica e molti ancora ricordano la sua intervista rilasciata al quotidiano dei vescoviAvvenire a luglio. In quella occasione intervistatore d’eccezione era il direttore Marco Tarquinio.
Erano i tempi del tentativo - abortito - di rilanciare un impegno dei cattolici in politica attraverso un diretto intervento di personalità vaticane e quell’intervista dell’ex rettore della Cattolica fu letta come un preciso segnale: la volontà che l'impegno in politica passasse per le associazioni cattoliche del territorio coordinate dalla Cei, sino a quel momento rimasta defilata.
NELLO SCONTRO TETTAMANZI-BERTONE. Ornaghi inoltre è stato al centro - involontariamente - delle diatribe sul futuro dell’Istituto Toniolo, la potente realtà che guida l’Università Cattolica, che ha visto contrapporsi l'ex arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.
Il primo era indicato come il difensore dell’autonomia dell'Istituto, mentre il secondo come il manovratore intenzionato a condurre la Cattolica sotto il controllo del Vaticano, anche nell’ottica di un superpolo cattolico della sanità.
Riccardi, da Sant'Egidio al ministero della Cooperazione internazionale
Riccardi è invece lo storico fondatore - e uomo simbolo con Vincenzo Paglia, vescovo di Terni - della Comunità di Sant’Egidio, l'associazione di carità diffusa in 73 Paesi del mondo con larga presenza in Africa e America Latina, con progetti innovativi nel campo della cooperazione internazionale.
L’operato della Comunità è stato spesso un’autentica diplomazia parallela - come nel caso del Mozambico - e ha ricevuto pubblici riconoscimenti da diversi ministri degli Esteri e in particolare dalla segreteria di Stato degli Usa. E per alcuni osservatori l'associazione ha svolto un ruolo di primo piano anche come diplomazia parallela rispetto al Vaticano.
PAESE GENEROSO NELLE DIFFICOLTÀ. Il ministero della Cooperazione internazionale e l’Integrazione che Monti ha affidato a Riccardi si inquadra come un incarico che si allinea pienamente con la storia personale del neo ministro. E non è un caso che per il portavoce della Comunità Sant’Egidio Mario Marazziti il ministero significhi «ritrovare le ragioni comuni, la capacità di convivere e di essere un Paese che anche nelle difficoltà sa essere generoso» stando per questo «dalla parte di quelli che hanno avuto e hanno più difficoltà».
L’operato della Comunità è stato spesso un’autentica diplomazia parallela - come nel caso del Mozambico - e ha ricevuto pubblici riconoscimenti da diversi ministri degli Esteri e in particolare dalla segreteria di Stato degli Usa. E per alcuni osservatori l'associazione ha svolto un ruolo di primo piano anche come diplomazia parallela rispetto al Vaticano.
PAESE GENEROSO NELLE DIFFICOLTÀ. Il ministero della Cooperazione internazionale e l’Integrazione che Monti ha affidato a Riccardi si inquadra come un incarico che si allinea pienamente con la storia personale del neo ministro. E non è un caso che per il portavoce della Comunità Sant’Egidio Mario Marazziti il ministero significhi «ritrovare le ragioni comuni, la capacità di convivere e di essere un Paese che anche nelle difficoltà sa essere generoso» stando per questo «dalla parte di quelli che hanno avuto e hanno più difficoltà».
Monti e il governo attento ai cattolici
Dalle scelte di Monti, emerge chiaramente la considerazione che il neo premier ha per il mondo da cui proviene, quello cattolico.
Un cattolicesimo non ostentato, ma del fare silenzioso e operoso. Forse meno legato a gesti plateali e dichiarazioni professate didefensor fidei, ma al contrario più concreto e attento agli ultimi.
Non è da escludere che anche lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - conoscendo il suo apprezzamento più volte espresso per l’operato della Comunità di Sant’Egidio e dell’Università Cattolica nella vita sociale italiana - abbia ispirato alcune di queste nomine. Sarebbe solo l’ennesimo riconoscimento della lungimiranza dell’attuale capo dello Stato.
Più interessante è vedere come queste chiamate al governo sono destinate a essere interpretate dal Vaticano. Di certo la Cei non può che essere soddisfatta, visto il riconoscimento che gli uomini vicino alla Chiesa hanno ottenuto nel nuovo esecutivo.
Un cattolicesimo non ostentato, ma del fare silenzioso e operoso. Forse meno legato a gesti plateali e dichiarazioni professate didefensor fidei, ma al contrario più concreto e attento agli ultimi.
Non è da escludere che anche lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - conoscendo il suo apprezzamento più volte espresso per l’operato della Comunità di Sant’Egidio e dell’Università Cattolica nella vita sociale italiana - abbia ispirato alcune di queste nomine. Sarebbe solo l’ennesimo riconoscimento della lungimiranza dell’attuale capo dello Stato.
Più interessante è vedere come queste chiamate al governo sono destinate a essere interpretate dal Vaticano. Di certo la Cei non può che essere soddisfatta, visto il riconoscimento che gli uomini vicino alla Chiesa hanno ottenuto nel nuovo esecutivo.
Mercoledì, 16 Novembre 2011
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