domenica 14 luglio 2013

Il mio AltroQuando

Nota di Maurizio Clausi su FB- 13 luglio 2013 alle ore 17.02
AltroQuando chiuderà presto, ormai lo sappiamo tutti. AltroQuando non è stato solo un negozio di fumetti, è stata una fucina di idee e proposte che hanno coinvolto la comunità fumettistica di Palermo, un luogo in cui vivere, divertirsi, riflettere, parlare di fumetti, di diversità e di politica. In questo luogo sono nate amicizie, inimicizie, si sono consolidati amori (Fabio e Daniela ne hanno fatto anche un set per il servizio fotografico del loro matrimonio) si è stati bene e ci si è anche incazzati.
AltroQuando è stata la prima fumetteria di Palermo, in un’epoca, gli anni ’90, in cui nemmeno si sapeva cosa fosse una fumetteria. Quando nacque AltroQuando io c’ero. Anzi c’ero prima che l’idea di AltroQuando si formasse compiutamente. Ai tempi dell’Università, Facoltà di Architettura poco distante, in via Maqueda, ero già un appassionato di fumetti. Una passione cieca, coltivata in solitudine perché l’era di Internet e dei social network era di là da venire. E così c’ero io che compravo fumetti pur non avendo un posto in cui comprarli. Non c’era un luogo preferito ed esclusivo, c’era la città che scandagliavo con la mia bicicletta in cerca di quella copia dell’Uomo Ragno che fosse intonsa, perfetta, che non fosse stata mutilata dalle stringhe che la teneva prigioniera dei chioschi delle edicole. A quei tempi, più di adesso, i fumetti erano mal tollerati e gli edicolanti li relegavano nei posti peggiori, in verticale, stretti dai legacci.
Non potevo acquistare i fumetti in quelle condizioni per cui andavo a caccia di edicole che proponessero un trattamento migliore. Fra le edicole che conferivano un minimo di dignità al fumetto c’era l’edicola/libreria Mercurio, in via Marchese di Roccaforte, in cui i fumetti, o giornaletti come si chiamavano allora, facevano bella mostra di sé impilati gli uni sugli altri senza cinghie di contenimento. E se quel numero non c’era si andava all’edicola di fronte al porto, dagli ampi spazi o poi, in tempi più recenti, a quella di Piazza Ottavio Zino ormai chiusa. Ecco, mentre percorrevo l’intera città alla ricerca del fumetto perfetto, mi iscrissi all’Università e come di consueto cominciai a guardarmi in giro per individuare le edicole che facessero al caso mio. Una di questa si trovava fra Corso Vittorio Emanuele e via Alessandro Paternostro gestita da un anziano signore che cominciai a conoscere e che, dopo un po’, iniziò a tenermi da parte le copie migliori dei fumetti che acquistavo regolarmente. Il tempo a disposizione era parecchio, perché gli orari della Facoltà di Architettura erano cesellati in funzione dei comodi dei professori, per cui si creavano delle ore di buco nella giornata che ti costringevano a passare molto tempo fuori casa. Compravo i fumetti, lì, dicevo, in un’edicola che non chiudeva per il pranzo ma il cui gestore se lo faceva portare dalla famiglia in orribili contenitori di plastica, e consumava là i suoi pasti, un po’ nascosto, ma non troppo.
Un giorno il gestore dell’edicola mi disse che avrebbe ceduto l’attività e io ci rimasi un po’ male perché ormai lui mi conosceva e anche se non era un appassionato di fumetti ormai aveva imparato a comprendere, anche se non a capire completamente, le mie esigenze. E alla fine mi presentò il famoso compratore, quel Salvatore Rizzuto che avrebbe dato vita all’AltroQuando che abbiamo imparato ad amare e conoscere.
Salvatore aveva grandi idee. Da appassionato di fumetti, lui sì, voleva farne una fumetteria, servirsi da un distributore di fumetti e mettere su un’attività in cui fosse compreso il servizio arretrati, una vera chimera per la città. Nacque l’idea del negozio, non più semplice rivendita di giornali, e Salvatore cominciò a cercare un nome. Fra la ridda di ipotesi quella che si avvicinò di più a essere concretizzata fu “Altrove” e io rintuzzai con “AltroQuando”. La nascita dell’idea del nome AltroQuando si perde nella memoria quasi come le vere origini dell’Uomo Ragno in cui ognuno dei protagonisti dà la propria versione. Salvatore ha scritto che l’idea fu mia, ma io ho un vago ricordo che mi fu suggerita da qualcuno, forse Alessandro Borroni o forse Benedetto Inzerillo, persone che frequentavo abitualmente allora e con cui adesso ci siamo persi un po’ di vista. In ogni caso il nome venne accettato e AltroQuando fu. Adesso serviva un logo e io ne proposi uno che impiegai anche nella composizione di un’illustrazione che un giorno sarebbe diventata una cartolina che sarebbe stata esposta in una delle innumerevoli mostre organizzate in negozio.

Il mio logo fu scartato a favore di quello che fin dai primordi ha contraddistinto AltroQuando durante tutta la sua ultraventennale attività.
Erano giornate di grande fermento, l’edicola venne ristrutturata, cominciò ad arrivare il mobilio nuovo e arrivarono le prime spedizioni fatte di novità ma anche di arretrati delle serie periodiche che venivano continuamente rimpinguate. E si cominciarono a ordinare anche fumetti in lingua inglese e io e Benedetto fummo promossi consulenti sul campo per la gestione di questo settore.
Adesso Palermo aveva una fumetteria e la notizia fece il giro della città in un batter d’occhio. Frotte di lettori e collezionisti incalliti cominciarono a frequentare il posto e a divenire clienti abituali perché lì c’era quello che avevamo sempre sognato.
La mia frequentazione con AltroQuando si faceva via via più intensa, i buchi nell’orario delle lezioni mi consentivano di passare delle ore a chiacchierare e a discutere di fumetti, di autori ma anche di qualsiasi altra faccenda. Salvatore non finiva mai di sorprendermi con le sue storie di una vita vissuta pienamente, mentre io avevo vissuto fino a quel momento la vita di altri, quelle dei miei amati eroi dei fumetti.
Le cose andavano bene e i clienti che affollavano il negozio erano tanti che Salvatore pensò di trasferirsi un po’ più in basso, di fronte, per avere dei locali più vasti visto che lo spazio per i fumetti, sempre più abbondanti, non bastava mai. Ma questo non prima di avere avuto con sé Dino.
Dino, un vecchio amico di Salvatore che cominciò a collaborare nella vendita dei fumetti che diventava sempre più impegnativa. E si formò una coppia perfetta, l’Altro e il Quando, uniti da un rapporto di amicizia come potevano essere soltanto quelli di un tempo. Dino ci mise del suo, abituato com’era a trattare con la clientela, e la professionalità di AltroQuando si innalzò a livelli impensabili e divenne il suo punto di forza. E poi vennero altri collaboratori perché il numero dei clienti era tale che erano necessarie forze nuove.
E poi ci fu un periodo in cui AltroQuando cominciò a vendere, grazie all’amico Kurz, anche dei film, film come non se ne erano mai visti a Palermo e forse quello fu l’apice del fulgore di AltroQuando.
Poi tutto cambiò. Lentamente e progressivamente. La situazione cominciò a peggiorare, la crisi cominciava a mostrare i primi segni e il settore film fu abbandonato. Conseguentemente il negozio ridusse i suoi spazi portandoli a quelli dell’attuale configurazione. Fu un lento ma inesorabile declino. La chiusura sempre dietro l’angolo indusse un giorno un piccolo esercito di disegnatori volontari a donare le proprie opere per offrire una speranza. Il pezzo più prestigioso fu un disegno di Leo Ortolani che venne battuto all’asta per più di 500 euro.

Sembrava che il peggio fosse passato ma non era così. Gli sforzi avevano soltanto rimandato l’inevitabile anche se avevano mostrato a Salvatore tutto il sostegno e il prestigio di cui AltroQuando godeva.
E poi venne la malattia di Salvatore che lo colpì proprio mentre AltroQuando navigava in acque tempestose. Le condizioni di Salvatore non gli consentirono più di occuparsi del negozio e l’anima di AltroQuando si affievolì. Certo, restava Dino che come ultimo baluardo resisteva alle ondate di crisi ma ormai non c’era più nulla da fare.
Adesso AltroQuando chiude, la sirena d’allarme è stata azionata, le scialuppe stanno per prendere il mare, gli ultimi clienti avranno qualche giorno per ritirare i fumetti messi da parte e poi il sipario calerà definitivamente.
E senza AltroQuando noi amici e clienti ci disperderemo in mille rivoli, chi si rivolgerà alla poche fumetterie superstiti in città, chi si rivolgerà ai negozi online e vagheremo senza tregua, proprio come faceva un giovane, un tempo, che setacciava la città in cerca della copia perfetta. Un’epoca si è chiusa, per sempre, e noi resteremo orfani in cerca di un altro AltroQuando.

Nota di Maurizio Clausi su FB

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