Buone speranze per il quorum: è il terzo dato più alto nella storia. Prima l'Emilia-Romagna. Urne aperte fino alle 22 e domani fino alle 15.
Michela Rossetti
Referendum: si vota oggi dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 fino alle 15. Ed è aperta la caccia al quorum, che dai primi dati sembra avere più che buone possibilità di essere raggiunto.
Sono quattro le schede elettorali e pesa sul voto anche l'incognita del voto all'estero, dove sono state distribuite schede sbagliate per il quesito sul nucleare e il ministero degli Interni non ha fatto in tempo a sostituirle.
Deciderà la Cassazione. Meglio se il quorum necessario per rendere valida la consultazione supera il 50% più uno degli avanti diritti al voto, così il giudizio non resterà in sospeso.
Ed ecco i primi dati sull'affluenza rilevati a mezzogiorno, diffusi dal ministero dell'Interno.
Per il primo quesito, sulla gestione dell'acqua, ha votato l'11,64% degli aventi diritto; sul secondo quesito, la tariffa del servizio idrico, l'11,64%; l'11,63% è la percentuale sul quesitoper il nucleare; mentre sul legittimo impedimento
all'11,63%.
Bologna record, alta affluenza in Emilia-Romagna
L’Emilia Romagna è la regione che ha la percentuale più alta di votanti alle 12 di oggi. Il dato parziale diffuso al ministero dell’Interno, infatti, la dà al 16,92%, quasi 7 punti sopra la media nazionale, seguita daValle D’Aosta (16,37), Liguria (15,49),Toscana (14,8) e Trentino Alto Adige(14,24).
Buona l’affluenza anche nelle province emiliano-romagnole.
Buona l’affluenza anche nelle province emiliano-romagnole.
Reggio Emilia è la capofila con il 19,31 per cento dei votanti mentre le succedono Bologna(18,38), Forlì Cesena (17,33), Ravenna (17,04) e Ferrara (17,03).
Un caso si è creato a Parma, amministrata dal Pdl, dove i certificati elettorali sono stati consegnati con estremo ritardo, determinando file di citatdini esasperati che volevano andare a votare.
Un caso si è creato a Parma, amministrata dal Pdl, dove i certificati elettorali sono stati consegnati con estremo ritardo, determinando file di citatdini esasperati che volevano andare a votare.
Buone possibilità per il quorum: affluenza record
I primi dati (per tutti e 4 i quesiti sopra l'11%) ci dicono che il quorum ha buone possibilità di essere raggiunto.
Si tratta infatti della terza affluenza più alta nella storia della Repubblica: più elettori di così si erano registrati solo nel maggio 1974 sul divorzio (17,9% alle 11 del primo giorno) e nel giugno 1978 su finanziamento pubblico dei partiti e legge sull'ordine pubblico (12,6%).
In base alle analisi degli esperti dei flussi elettorali, il dato è quindi particolarmente significativo. Qualunque sia stato il quesito referendario ed il tipo di referendum, infatti, la consultazione degli archivi del Viminale dice che quando la prima rilevazione dell'affluenza alle urne è stata a due cifre, come in questo caso, si è sempre raggiunto il quorum.
Napolitano ha votato alle 11
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha votato alle 11 in punto al seggio di via Panisperna, nel rione Monti di Roma.
Come annunciato alla vigilia del referendum, il capo dello Stato ha fatto il suo "dovere di elettore".
Accolto da un gruppo di bambini e genitori, l'ingresso di Napolitano è stato accompagnato da un lungo applauso.
Assente al suo fianco, la moglie Clio. Ma il presidente della Repubblica ha rassicurato: "Aveva una leggera indisposizione ma verrà anche lei, più tardi o nel pomeriggio".
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva invece annunciato che diserterà le urne.
I blitz di Greenpeace nell'ultimo giorno di campagna elettorale
Nell'ultimo giorno di campagna elettorale per il referendum del 12 e 13 giugno, arrivano inaspettati i blitz di Greenpeace sui principali monumenti italiani. Naturalmente, per srotolare i loro enormi striscioni.
Così ieri mattina all'alba gli attivisti dell'associazione ambientalista sono riusciti a salire sul Colosseo e hanno srotolato un grande striscione con la scritta: "Italia, ferma il nucleare: vota sì".
Lo stesso hanno fatto altri a Firenze, dove uno striscione dal contenuto analogo è stato appeso a Ponte Vecchio.
E così anche a Venezia sul campanile di San Marco.
È fallito invece il blitz sulla torre di Pisa, dove non si può salire con gli zainetti.
Intanto il segretario del Pd Pieluigi Bersani ha continuato nella sua mobilitazione pro referendaria: "Raggiungere il quorum è come scalare una montagna. Però il quorum io lo vedo a portata di mano",
Intanto il segretario del Pd Pieluigi Bersani ha continuato nella sua mobilitazione pro referendaria: "Raggiungere il quorum è come scalare una montagna. Però il quorum io lo vedo a portata di mano",
La festa di piazza del Popolo
Ieri alle 14,30 il comitato promotore ha dato appuntamento ai sostenitori a Piazza del Popolo, nella capitale, per un concerto-maratona che è durato circa 9 ore. Nessun politico è salito sul palco. Greenpeace tiene a non dare connotati politici alla manifestazione.
Berlusconi non voterà
"Penso che non mi recherò a votare: è un diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum". Così il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi, ha chiarito che diserterà le urne il 12 e 13 giugno.
"Voteranno gli italiani": replica Bersani a stretto giro.
Un indirizzo, quello indicato oggi dal premier, evidentemente di segno opposto a quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che solo pochi giorni fa aveva invece assicurato: "Sono un elettore che fa sempre il suo dovere".
Anche Bossi non vota, ma Zaia e Cota sì
Come Berlusconi, non voterà il referendum neanche Umberto Bossi. Ad annunciarlo il capogruppo della Lega a Montecitorio, Marco Reguzzoni.
Una scelta non proprio scontata, se si considera che solo pochi giorni aveva definito “attraenti” i due quesiti sull’acqua. Ma tant’è. Il “senatur” si schiera nella categoria degli astensionisti.
Direzione comunque non estendibile alla Lega tout court. Anzi. La linea del Carroccio è quella della libertà di coscienza. “Ciascuno - precisa Reguzzoni - decide come meglio crede”. E così faranno i governatori del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota. Entrambi nettamente schierati contro il nucleare.
"Io vado a votare alle 10, alle 9 mi metto la sveglia, perché bisogna incoraggiare - ha proseguito Bersani incontrando i giovani dell'iniziativa 'Italia 110' -. Sento una sensibilità diffusa a partire dai giovani, la spinta c'è per il merito dei quesiti. Non è una questione pro o contro Berlusconi, che se ne deve andare a casa lo diciamo da tempo. Non è questo il punto. E poi c'è la riscossa civica, una cosa che non riguarda solo gli elettori del centrosinistra".
Bersani ottimista: "A un passo dal quorum"
Intanto cresce l'ottimismo di Bersani. "Vedo le difficoltà - dice il leader del Pd - ma sono fiducioso: siamo a un passo dal quorum. Con il rush finale siamo a un passo dal miracolo"."Io vado a votare alle 10, alle 9 mi metto la sveglia, perché bisogna incoraggiare - ha proseguito Bersani incontrando i giovani dell'iniziativa 'Italia 110' -. Sento una sensibilità diffusa a partire dai giovani, la spinta c'è per il merito dei quesiti. Non è una questione pro o contro Berlusconi, che se ne deve andare a casa lo diciamo da tempo. Non è questo il punto. E poi c'è la riscossa civica, una cosa che non riguarda solo gli elettori del centrosinistra".
La mobilitazione dei cattolici
Anche il mondo cattolico si mobilita per i referendum. Oggi alle 13, infatti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, sei preti terranno una veglia di preghiera e di digiuno per i referendum sull'acqua del 12 e 13 giugno.
''Accogliendo l'invito dei padri Adriano Sella e Alex Zanotelli diffuso dalla rivista Nigrizia - dicono don Andrea Bigalli, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro, don Giorgio Tarocchi, don Roberto Tempestini e padre Daniele Frigerio - anche a Firenze sentiamo l'esigenza di proporre un giorno di digiuno e riflessione dedicato a questo tema, perchè ci si senta invitati a partecipare attivamente al voto scegliendo di rifiutare il progetto di privatizzazione dell'acqua, che deve restare bene comune sotto il controllo politico, perchè lo si distribuisca secondo il criterio della necessità di tutti, non solo dell'interesse di alcuni''.
''A questa iniziativa - spiegano i sei sacerdoti in una nota congiunta - invitiamo non solo religiose, religiosi e preti, ma anche tutti coloro che in virtù dell'appartenenza ecclesiale si sentono di condividere questa scelta di tutela dei beni comuni: abbiamo invitato a partecipare anche l'arcivescovo di Firenze, nel pieno rispetto della sua autonomia di giudizio''.
Domenica aprono le urne: incognita voto all'estero
Domenica e lunedì si vota. Urne aperte dalle 8 alle 22 del 12 giugno e dalle 7 alle 15 del 13. Sono chiamati ad esprimersi più di 47 milioni e 300 elettori in Italia, più 3.236.990 cittadini residenti all’estero. Perché il voto espresso nel referendum sia valido il numero dei votanti dovrà superare quota 25.332.487, vale a dire il 50% degli aventi diritto più uno.
Il voto del 12 e 13 giugno rischia però di complicarsi a causa del “pasticcio” dei voti espressi dagli italiani all’estero su uno dei quattro quesiti, quello che riguarda il nucleare. I cittadini residenti fuori dall’Italia hanno già votato (la legge imponeva loro di farlo entro il 2 giugno), ma su una scheda che riporta un quesito formulato in modo diverso da quello che circolerà in Italia, dove è stato modificato dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione. Il contenuto del quesito è lo stesso, ma espresso in maniera diversa. Ci si pone dunque il problema se considerare questi voti validi oppure annullarli.
Il pasticcio delle schede vecchie
Il voto del 12 e 13 giugno rischia però di complicarsi a causa del “pasticcio” dei voti espressi dagli italiani all’estero su uno dei quattro quesiti, quello che riguarda il nucleare. I cittadini residenti fuori dall’Italia hanno già votato (la legge imponeva loro di farlo entro il 2 giugno), ma su una scheda che riporta un quesito formulato in modo diverso da quello che circolerà in Italia, dove è stato modificato dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione. Il contenuto del quesito è lo stesso, ma espresso in maniera diversa. Ci si pone dunque il problema se considerare questi voti validi oppure annullarli.Voti da annullare
Se le schede dei residenti all’estero (in discussione sono solo quelle sul nucleare) non fossero conteggiate, questo può falsare l’esito del referendum. I voti di circa 3 milioni di cittadini sarebbero considerati come voti di chi non ha espresso nessuna preferenza, e finirebbero a ingrossare le fila di chi non ha votato.Quorum a rischio
Come ha spiegato Antonio Di Pietro, se così fosse il numero di voti necessari per fare considerare valido il quesito del nucleare salirebbe dal 50% + 1 al 58 % (circa 29 milioni anziché 25) . Per questo il leader dell’Italia dei valori ha annunciato che lunedì pomeriggio depositerà ricorso alla Cassazione perché sollevi conflitto d’attribuzione alla Consulta in merito a questa questione. Di Pietro vuole chiedere che venga considerato, ai fini del raggiungimento del quorum, un numero di votanti complessivo al netto dei tre milioni che hanno votato sulla scheda non valida.Decisione a urne chiuse
Indipendentemente da ciò che farà Di Pietro, l’ultima parola sulle schede “estere” la dirà, a urne chiuse, l’ufficio centrale Referendum della Corte di Cassazione, dopo che la questione sarà esaminata dall'Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d'Appello di Roma. Qualcuno, come il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, lascia trasparire anche l’ipotesi che i voti vengano considerati validi, in quanto i quesiti vecchi e nuovo hanno la stessa intenzione. Ma tutto resta nel dubbio.Problema risolto se i votanti sono in tanti
Il problema, in ogni caso, non si porrà se il quorum verrà ampiamente superato (oltre il 58%), o se il numero complessivo dei votanti sarà ampiamente più basso della metà.I quattro quesiti
Quattro in tutto, i referendum popolari su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi.Scheda rossa e gialla sull'acqua
Promossi dal Comitato referendario "2 sì per l’acqua pubblica", i primi due referendum riguardano la gestione e la definizione delle tariffe per l’acqua pubblica. Il primo, su cui si voterà su una scheda di colore rosso, riguarda le “Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Il quesito prevede l' abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati.Niente tariffe “adeguate” all’investimento
Il secondo è su una scheda gialla. Votando sì si esprime la volontà di abrogare l’articolo della norma che prevede la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore.
Il nucleare, scheda grigia
Il quesito sul nucleare ha la scheda di colore grigio. Votando sì si chiede di abrogare i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n.75. In sostanza si cancellano le nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.
Il legittimo impedimento, la scheda verde
E’ quello che interessa più da vicino il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, impegnato in diversi procedimenti penali. Votando sì si chiede l’abrogazione delle norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
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