Oltre quindici giorni dopo la
conclusione del Palermo pride 2011, è il momento di tracciare un
bilancio su cosa ha funzionato e cosa invece non ha funzionato
nell’organizzazione e nei risultati dell’evento, e di chiedere con forza
alle istituzioni (Questore e comandante della polizia municipale in
primis) degli incontri per analizzare gli errori commessi e prevenirne
la ripetizione. Quasi 3 settimane di eventi hanno animato la città ed
un corteo finale cui hanno partecipato oltre 20.000 persone, per una
kermesse che ha unito le rivendicazioni della comunità LGBTQ (lesbiche,
gay, bisessuali, transessuali, queer) eventi culturali (come le mostre
di Letizia Battaglia e di David Trullo e le performance di Emma Dante) e
condiviso con la città l’impegno antimafia, le rivendicazioni
lesbofemministe, la riflessione sull’omogenitorialità, le tematiche del
lavoro e delle discriminazioni. Il bilancio finale complessivo è quello
di un grande successo, che ha saputo mettere in rete realtà ed istanze
differenti, riuscendo ad avere un grande seguito in tema sia di
partecipazione di pubblico che di contributi di artisti, intellettuali,
attivisti. Per quel che concerne il rapporto con le istituzioni
cittadine, è stato indiscutibilmente un successo il patrocinio
dell’Università degli studi di Palermo, che si è concretizzato anche
nella disponibilità di spazi prestigiosi come palazzo Chiaramonte –
Steri. Il Comitato Pride non può però tacere o sminuire le difficoltà
incontrate nell’organizzazione del pride cittadino. In primo luogo, il
corteo del 21 maggio è stato il primo, e forse l’unico, ad aver pagato
la tassa imposta dal Comune di Palermo sul percorso dei cortei
cittadini. Si tratta, in poche parole, di una tassa sul diritto a
manifestare, che non possiamo non considerare una limitazione a un
diritto costituzionale, e che non ha a nostra conoscenza precedenti in
nessun comune italiano. Va ricordato come il comune di Palermo abbia
concesso il patrocinio al Palermo pride 2011, ed abbia approvato pochi
mesi fa una mozione contro l’omofobia. In secondo luogo e nonostante
ciò, va evidenziato come durante la manifestazione del 21 maggio, la
parata conclusiva, siano stati disattesi i divieti relativi a piazza
Magione (che è stata chiusa al traffico solo a partire dalle 16.30, e in
cui non sono state rimosse le auto in sosta). Lungo il percorso del
corteo, che da piazza Magione si è snodato fino a piazza Castelnuovo,
attraversando tutto il centro cittadino, non erano presenti transenne,
segnaletiche o vigili urbani: gli stessi manifestanti hanno provveduto a
bloccare il traffico agli incroci, affrontando in alcuni casi reazioni
violente da parte degli automobilisti: alcuni volontari sono stati
insultati e spintonati. Per questi ultimi non erano previste deviazioni o
percorsi alternativi, contribuendo così a bloccare il traffico in tutte
le vie limitrofe. Il divieto di far arrivare i 12 carri del corteo a
piazza Castelnuovo, comunicato solo la mattina del 21 maggio, ha
provocato inoltre non poche difficoltà logistiche: alcuni carri sono
rimasti a piazza Sturzo, dividendo in due il corteo. A ciò va
probabimente imputata la mancanza di sicurezza che ha caratterizzato il
corteo: siamo orgogliosi di sottolineare come – nelle condizioni date –
il fatto che non si siano verificati gravi incidenti sia un ulteriore
successo del pride, del suo spirito e dei suoi partecipanti. Eppure la
parata del pride LGBT non è una manifestazione come tutte le altre. Il
clima di omofobia violenta presente in Italia lo rende un evento a
rischio. In mezzo all’entusiasmo della maggioranza dei passanti, che
hanno accolto il corteo con applausi e manifestazioni di consenso, i
manifestanti hanno purtroppo ricevuto anche insulti, minacce, sputi,
spinte, vandalismi. Uno di questi casi, il più grave tra decine di
episodi di minore entità, ha portato ad una denuncia penale. Non
possiamo fare a meno di ritenere che occorresse una diversa gestione del
passaggio del corteo per le vie cittadine, a partire dal non isolarne
la testa impedendo a tutti i carri l’accesso a piazza politeama con
conseguente esposizione e isolamento di poche persone a fronte di una
manifestazione molto partecipata; un diverso rapporto di collaborazione e
informazione tra forze dell’ordine e organizzatori, di modo da non
apprendere in corso – già durante lo svolgimento della manifestazione –
le regole per gestire l’afflusso e il deflusso di 20.000 persone in
festa; in ultimo, che fosse necessario non solo e non tanto un numero
maggiore di agenti, ma che gli agenti presenti fossero pronti ad
accorrere per difendere i manifestanti o per far desistere i violenti.
Invece, secondo numerose segnalazioni, i carabinieri interpellati non
sono intervenuti. Infine, non va taciuto il ruolo dei media cittadini,
che hanno accolto gli eventi del pride ed il corteo finale senza dare ad
esso il giusto rilievo. Se un corteo di oltre 20.000 persone può essere
ridotto a “centinaia di persone” (secondo Repubblica) o a “4.000
partecipanti” (secondo il Giornale di Sicilia), che credibilità assume
la nostra capacità di mobilitazione indifesa dei diritti umani e di
cittadinanza delle persone LGBT? Tre volontarie del comitato pride sono
state aggredite in piazza Castelnuovo, pochi minuti dopo l’arrivo del
primo carro del corteo (gli altri, come ricordato sopra, erano fermi a
piazza Sturzo). In una piazza che avrebbe dovuto essere sicura, popolata
di manifestanti e vigilata dalle forze dell’ordine, un gruppo di
violenti si sono sentiti autorizzati a insultare, minacciare e
palpeggiare 3 donne lesbiche. Il silenzio, o le palesi bugie degli
organi di stampa contribuiscono a creare questo clima per cui, per
quanto possano fare, mobilitare, organizzare, in fondo, gli “arrusi”
sono delle vittime facili. Alla luce di queste considerazioni, il
comitato pride non può che proporsi di intensificare il proprio impegno
per la promozione e la difesa dei diritti delle persone LGBT e contro
ogni forma di intolleranza e violenza.
A tale scopo chiediamo:
- un incontro con il Comandante della Polizia municipale, per capire cosa non ha funzionato e come pianificare i prossimi eventi
- un incontro con il Questore di Palermo
- il rispetto della mozione antiomofobia approvata dal Comune di Palermo,che tra le altre cose impegnava l’amministrazione a “promuovere la costituzione di un osservatorio (con amministrazioni, prefettura, associazioni, mondo del lavoro) per l’analisi dei fenomeni di discriminazione e violenza contro le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), la sensibilizzazione delle pubbliche amministrazioni e della pubblica opinione e la promozione di azioni positive contro omofobia, intolleranza e discriminazione.
Esprimiamo inoltre la nostra viva
preoccupazione per la violazione amministrativa ingiustamente contestata
all’esponente del nostro movimento Claudio Lo Bosco, per una
manifestazione a cui non era presente; contestazione arrivata a pochi
giorni dal pride.

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