giovedì 4 agosto 2011

Addio a Rudolf Brazda, l’ultimo omosessuale sopravvissuto all’Olocausto

Si è spento la mattina del 3 agosto, all’età di 98 anni, l’ultimo sopravvissuto omosessuale vittima della persecuzione nazista. Il suo ultimo respiro terreno si è concluso nella casa di cura per anziani di Bantzenheim, in Alsazia.
Proprio per la sua sessualità, Rudolf Brazda fu punito più volte dal sistema, con la prigione e con l’espulsione in Cecoslovacchia. Incriminato ancora per le sue relazioni gay, fu infine deportato nei campi di concentramento perché considerato “recidivo”.
Nato in Germania, da genitori di origine ceca, nel 1913, Rudof Brazda era tra le 10.000 persone che furono internate nei campi di sterminio nazisti a causa del loro orientamento sessuale.
Visse per tre anni nel campo di concentramento di Buchenwald, costretto ad indossare abiti che riportavano sul bavero il “triangolo rosa”, il distintivo che era stato imposto agli omosessuali dai nazisti. Il nazismo considerava l’omosessualità una degenerazione sessuale, il cui espandersi poteva essere pericoloso per la purezza e la perfezione della razza ariana.
La storia e le vicende di Brazda vennero alla ribalta in occasione della realizzazione del monumento a Berlino, nel 2008, dedicato agli omosessuali vittime dei campi di concentramento. Rudof Brazda è stato naturalizzato francese nel 1960 e nel mese di aprile aveva ricevuto l’onore di essere insignito Cavaliere della Legion d’Onore. I funerali si svolgeranno la prossima settimana e, come specificato nel suo testamento, il suo corpo sarà cremato. Le ceneri saranno poste accanto a quelle di Edward Mayer, compagno di deportazione e di vita per ben 50 anni, e morto nel 2003. (Foto: watkinblog.splinder.com)


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