giovedì 14 ottobre 2010

16 ottobre, sciopero della FIOM: istruzioni per l'uso Video - Libera.TV

16 ottobre: istruzioni per l'uso Video - Libera.TV


COBAS: 15 ottobre - manifestazione in difesa della scuola pubblica

VENERDI 15 OTTOBRE 2010 DOCENTI, ATA, STUDENTI, GENITORI, OPERAI E LAVORATORI DI ALTRE CATEGORIE INSIEME IN PIAZZA PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA

In contemporanea con una dozzina di città nel resto d'Italia, venerdì 15 ottobre, in Sicilia, all'annunciata manifestazione regionale di Palermo se n'è aggiunta una provinciale a Catania.

A PALERMO (da piazza Politeama ore 9.30) in corteo lavoratori della scuola e dell'università, studenti e genitori in difesa della scuola pubblica e per dire basta alle denunce e alle aggressioni poliziesche contro lavoratori, studenti antifascisti, senza-casa, centri sociali.

A CATANIA ore 9 in piazza Università: assemblea contro i tagli allistruzione; ore 12 presidio e delegazione in prefettura. Per rendere evidente il legame e la necessità di unificare le lotte del mondo della scuola con quello delluniversità.

cobas scuola

SERBIA: ATTIVISTI DIRITTI GAY, STATO HA DIFESO DIRITTI UMANI E VALORI UE

SERBIA: ATTIVISTI DIRITTI GAY, STATO HA DIFESO DIRITTI UMANI E VALORI UE

(ASCA-AFP) - Belgrado, 13 ott - ''La gay parade di domenica e' una pietra miliare e con il tempo si vedra' che e' un evento storico''. Cosi' gli attivisti per i diritti dei gay hanno lodato la parata di domenica a Belgrado, nonostante la violenza che ha segnato l'evento.

La manifestazione, la prima in Serbia negli ultimi 10 anni, e' stata travagliata dagli scontri tra la polizia e i circa 6 mila dimostranti anti-omosessuali.

Ma piuttosto che focalizzarsi sugli episodi di violenza, Pavlovic ha sottolineato che il piu' grande successo della manifestazione e' aver ottenuto l'autorizzazione dal governo serbo. ''Lo Stato ha chiaramente preso la difesa dei diritti umani e dei valori europei'', ha detto.red/mcc/lv

(fonte www.asca.it)

mercoledì 13 ottobre 2010

DISORDINI LICEO PALERMO: ORLANDO-GIAMBRONE (IDV),MARONI CHIARISCA

DISORDINI LICEO PALERMO: ORLANDO-GIAMBRONE (IDV),MARONI CHIARISCA

(AGI) - Palermo, 13 ott. - “Durante un pacifico sit-in di solidarieta’ di alcuni ragazzi contro atti di violenza al liceo classico Umberto I di Palermo, il preside dell’istituto ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine che hanno proceduto ad allontanarli e identificarli. Sono seguiti scontri e contestazioni di reato agli studenti”. Con un’interrogazione presentata alla Camera da Leoluca Orlando, portavoce di Idv, e al Senato da Fabio Giambrone, si chiede al ministro dell’Interno di riferire sulle circostanze dell’episodio accaduto il 9 ottobre scorso. “In seguito ai tafferugli
-ricordano i due esponenti di Idv- sono rimasti contusi agenti e ragazzi. Sei studenti sono stati identificati e denunciati, tre dei quali messi in stato di fermo per due giorni anche se il giudice non ha convalidato l’arresto. Tra i fermati risulta esserci anche un minorenne. Maroni spieghi con chiarezza le modalita’ dell’intervento delle forze dell’ordine e le relative conseguenze”. (AGI) Rap/Mzu

Nichi Vendola - 15 ottobre 2010 ore 17:30 - Palermo, cinema Rouge et noire


Riceviamo e pubblichiamo




Il Papa a Palermo. Un giorno di straordinaria ordinarietà

Comunicato stampa dell'ANPI sui fatti del liceo Umberto di Palermo

L’Associazione Nazionale Partigiani Italiani “Nicola Barbato” di Palermo esprime grande preoccupazione per quanto avvenuto sabato scorso di fronte al Liceo Umberto di Palermo: studenti
 antifascisti, che distribuivano pacificamente un volantino contro il clima sistematico di aggressioni da
parte di appartenenti ai circoli dell'estrema destra, sono stati caricati, arrestati e denunciati. Quello che rende intollerabile l’intervento della Digos è che non c’era nessuna manifestazione ma un semplice volantinaggio, non c’era alcuno scontro come pare dichiarino gli stessi esponenti di destra semplicemente perché non presenti. E il giudice di turno, ieri lunedì, chiamato a convalidare l’arresto non ha potuto che metterli subito in libertà.

Siamo di fronte all’ennesimo episodio di una serie di pesanti interventi avvenuti nel corso di questo anno a Palermo che colpisce chi si schiera in difesa dei valori sociali e antifascisti della nostra Carta Costituzionale.

Diviene inevitabile collegare l'intervento della polizia
 davanti all'Umberto alla grande manifestazione di 
dissenso del giorno prima, venerdì 8 ottobre, che ha unito gli studenti medi ed universitari in tutte le
 principali città italiane. Manifestavano in difesa della scuola pubblica, per il diritto allo studio, contro l'accordo tra i ministeri dell'Istruzione e della Difesa e la regione Lombardia per l'introduzione di insegnamenti paramilitari nelle scuole.

L’ANPI di Palermo oltre ad invitare i massimi organi responsabili a ristabilire il rispetto dello stato di diritto, esprime la più ampia solidarietà agli arrestati e agli studenti in lotta ed invita i propri iscritti e tutti i democratici di Palermo alla massima vigilanza perché vengano rispettati i principi fondamentali della nostra democrazia a partire dall’antifascismo.

Per il grande significato di difesa del sapere, della democrazia e della dignità umana invita i propri iscritti e tutti i democratici alla partecipazione allo sciopero generale della Scuola del 15 Ottobre e alla mobilitazione dei metalmeccanici del 16 Ottobre a Roma.

Il presidente

Ottavio Terranova

Il blog di Articolo Tre, uno spazio libero

Il blog dell'Associazione Omosessuale Articolo Tre, pur restando lo spazio di informazione dell'Associazione, da spazio a contributi, idee e discussioni.
Chiunque voglia usufruirne può inviare il proprio contributo all'indirizzo:

articolotrepalermo@yahoo.it

martedì 12 ottobre 2010

Se dimentichiamo il valore della legalità (da repubblica.it)




Se dimentichiamo
il valore della legalità

di ENRICO BELLAVIA

Questa è la città che ha imparato sul proprio sangue che il poliziotto non è un nemico ma un uomo dello Stato che rischia la vita. Sull'orrore delle stragi del 1992 è stata costruita una consapevolezza che è anche e soprattutto nelle giovani generazioni. Che si appassionano all'impegno dei ragazzi della catturandi, che si ritrovano a festeggiare sotto la Squadra mobile all'arresto di un latitante, che per vocazione e convinzione contemplano la possibilità di vestire una divisa, forti anche del retaggio di quegli anni.

La lezione che ci impartisce la vicenda dei ragazzi ingiustamente - così ha stabilito un giudice - arrestati davanti all'Umberto, con un contorno di gratuita rudezza, se non di violenza, dimostra però alcune cose che, date queste premesse, converrà rimarcare.
Questi ragazzi, nel 1992, non erano neppure nati ma di quella consapevolezza sono comunque figli. Hanno però vissuto nel dopo e sono cresciuti coltivando, oltre a uno spirito legalitario, il dissenso su altri temi, sentendosi raccontare delle bombe di Palermo dai padri e dai fratelli.

Forse sono andati anche loro ad applaudire talvolta sotto la questura e avranno partecipato a una delle tante iniziative antimafia. Anche se quel che hanno visto di questo mondo passa per il G8, Aldrovandi, Sandri e Cucchi, specchio di un clima pesante, creato ad arte da chi ha avuto responsabilità di governo in questi anni. Che si è tradotto nella risposta poliziesca come unico antidoto alle emergenze sociali. In questo stesso tempo hanno vissuto anche i poliziotti che stavano davanti agli studenti. Con questi stessi stimoli, sono cresciuti quei ragazzi che in via Filippo Parlatore stavano dall'altra parte, con i tesserini e le manette.

E proprio per questo, gli uni e gli altri, non avrebbero dovuto guardarsi in cagnesco. Non avrebbero dovuto percepirsi come avversari. I poliziotti non avrebbero dovuto immaginare di trovarsi di fronte a una minaccia da disinnescare in fretta, né i ragazzi avrebbero dovuto avvertirli come ostili e perciò da tenere a distanza. Così non è stato.

La manifestazione degli universitari davanti al liceo Umberto era pacifica: avrebbe potuto degenerare solo se esponenti della fazione opposta, "i fascisti", si fossero fatti vivi, ma non è successo. Il sit-in non era autorizzato, vero. Ma dopotutto si trattava di un volantinaggio e non di un corteo. E infatti non è in questo l'errore che si può contestare ai ragazzi. Lo sbaglio sta semmai nel rifiuto di esibire i documenti. Risiede nell'atto di sottrarsi all'identificazione che è una prassi, forse non piacevole, ma prevista da quelle stesse leggi a cui ci si richiama con diritto quando si rivendica la libertà di esporre liberamente il proprio pensiero e che i poliziotti sono chiamati a far rispettare.

Nel momento stesso in cui si pretende il rispetto delle regole di democrazia non ci si sottrae all'obbligo di rispettarle. Solo così quelle idee assumono dignità e sottolineano, quando è necessario, se gli ambiti per esprimerle sono angusti o agevoli. Se le condizioni per dire la propria sono minacciate da qualcuno o qualcosa. La trincea del limite del lecito non la si difende sconfinando.

Ma in nessun modo questo da solo basta a condurre gli eventi nella direzione che hanno preso. La consapevolezza da parte degli agenti di non essere andati lì a reprimere ma a vigilare, metodi meno sbrigativi e un maggiore buon senso avrebbero senz'altro evitato una contrapposizione che a parole nessuno voleva alimentare. E sarebbe stato giusto evitarla, in nome di quel capitale di coscienza civile, di coesione sociale conseguito a fatica e tra i lutti. E che è fragile e non è dato per sempre.

Perché scendere in piazza a manifestare, reclamare diritti e regole, elencare i bisogni, rimarcare valori sui quali si fonda il nostro patto costituzionale è un esercizio di cittadinanza del quale Palermo ha avvertito un disperato bisogno. Un balsamo di cui per prime le istituzioni, fatte della carne e del sudore degli uomini, hanno tratto beneficio. Un patrimonio che è la misura della crescita di una città che troppo spesso è stata sorda, indolente, muta e apatica.

Proprio per la storia della polizia a Palermo, ci si aspettava, forse sbagliando, che davanti a quel liceo ci fosse uno scarto culturale in più. Ci si aspettava che si mettesse sul piatto il proprio patrimonio di credibilità che ha in questa terra la quota maggioritaria, prima di avventurarsi in una sterile prova di muscoli.

(12 ottobre 2010)


(fonte http://palermo.repubblica.it)

INIZIATIVA della RETE SOCIALE di RESISTENZA- Palermo (RE.SO.RES) in appoggio alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE della FIOM, 16 Ottobre 2010


La RETE SOCIALE di RESISTENZA- PALERMO condivide l’analisi della FIOM circa il fatto che in questi ultimi anni il lavoro è stato reso precario, è stato svalorizzato sul piano del salario, redistribuendo la ricchezza prodotta da chi lavora verso i profitti e le imprese.

Oggi siamo in presenza di un attacco ai diritti sul lavoro che non ha precedenti.

– Basta pensare alla discussione in Parlamento sulle proposte del ministro Sacconi, che riguardano il collegato al lavoro, la sostituzione dei giudici e dei tribunali con arbitri, l’attacco allo Statuto dei lavoratori e la messa in discussione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di poter liberamente contrattare la propria prestazione lavorativa in azienda. Le imprese pensano che il lavoro come soggetto portatore di diritti non deve più esserci, pensano a un sistema in cui chi lavora deve aderire e sostenere le posizioni dell’azienda e non invece avere l’ambizione di poterle contrattare.

Si riduce cioè il lavoro a pura merce e ad appendice dell’impresa.

Tutto questo è sbagliato ed inaccettabile. E’ in gioco la stessa democrazia e la costituzione.

La RETE SOCIALE di RESISTENZA sta dalla parte dei LAVORATORI e delle loro famiglie.

NON STA e non starà mai dalla parte dei padroni.

Appoggia ed appoggerà concretamente le lotte di resistenza per la difesa del posto di lavoro e dunque per la dignità e la tutela delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie. L’offensiva padronale deve essere fermata…

Per queste ragioni la RETE SOCIALE di RESISTENZA sostiene con convinzione la giusta lotta dei meccanici contro le provocazioni di Marchionne, della Federmeccanica e della Confindustria ed ADERISCE, SOSTIENE ed APPOGGIA, la MANIFESTAZIONE NAZIONALE FIOM di Sabato 16 OTTOBRE a ROMA..

In vista ed in appoggio della manifestazione nazionale FIOM

del 16 ottobre a Roma

La RETE SOCIALE di RESISTENZA-Palermo promuove:

Un INCONTRO-DIBATTITO

Mercoledì 13 Ottobre 2010, ore 17

presso il LABORATORIO ZETA, via Boito

(traversa,dopo il ponte della Staz. Notabartolo)

partecipa: ROBERTO MASTROSIMONE- segretario provinciale FIOM –Palermo,

delegati e Rsu delle aziende palermitane in crisi: Cantiere, Keller, Italtel, Fiat ed indotto..

Dal sito FIOM – Palermo…

Aree di crisi nella PRODUZIONE E OCCUPAZIONE METALMECCANICI della PROVINCIA DI PALERMO.

Un quadro desolante di attacco all’occupazione esistente

ed alle condizioni di vita di decine di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie…:

FIAT AUTO di Termini Imerese : Utilizzo massiccio della Cigo(cassa integrazione ordinaria). Attesa per il piano industriale.

LEAR CORPORATION : Esaurita la cassa integrazione ordinaria: ricorso cassa integrazione straordinaria- attività produttiva legata alla produzione Fiat Auto

ERGOM: Segue la produzione della Fiat: utilizzo CIGO ; BIENNE: Stesse condizioni dell’indotto Fiat

CANTIERE NAVALE: Utilizzo della CIGO a partire da settembre 2010: sarebbe necessario un accordo di programma. Situazione disastrosa nell’indotto di Fincantieri dove 1500 lavoratori rischiano il posto di lavoro.

METALMECCANICA: Procedura Fallimentare lavoratori in CIGS da novembre 2009 apertura della procedura di mobilità.

KELLER: Procedura di CIGS in scadenza a Ottobre. Prospettive disastrose: mancato rispetto del piano industriale e dell’accordo sindacale che prevedeva investimenti ed il mantenimento di due terzi dei lavoratori a lavoro. Scelta unilaterale dell’azienda di spostare le commesse nel sito di Cagliari.

EFFEDI (Automotive): Accordo di GICO fine agosto per 13 settimane. Possibile ripresa temporanea per la produzione nel mese di novembre. Verifica fine ottobre per monitoraggio produzione; SPINNATO FORNI: Utilizzo della Cigo per 13 settimane rotazione del personale

PILITALIA : Lavoratori in procedura di CIGS attesa per accordo di programma per riconversione del sito produttivo. ; ITALTEL : Mancato rinnovo contratti a termine. Utilizzo contratti di solidarietà ricorso alla cassa integrazione.

SELITAL: Accordo procedura di mobilità incentivata e finalizzata al raggiungimento dei requisiti pensionistici e contestuale assunzione di nuovo personale per cambio mix professionale.

“In tutta questa desolazione vediamo la latitanza e la non volontà da parte delle istituzioni soprattutto quella regionale a non ricercare soluzione per dare certezza e sicurezza occupazionale ai lavoratori della provincia di Palermo”.

COS’è la Rete Sociale di Resistenza- Palermo

Una struttura unitaria,ad adesione individuale o collettiva, dove ciascuno sta dentro senza perdere la sua identità, anzi mettendola a valore, costruendo comuni contenuti programmatici a partire dalla lotta contro le emergenze sociali, in primo luogo la povertà, e comuni campagne ed iniziative di lotta.

Una struttura di resistenza che non è nata in funzione delle elezioni prossime, ma che le attraverserà, senza indifferenza, ma, anche, senza logiche d’opportunismo ed elettoralismo.

Una struttura partigiana, nel senso che sta volutamente da una parte.

Ha scelto di stare con i lavoratori, poveri, senzacasa, disoccupati, precari, immigrati. Insomma coloro a cui vogliono togliere diritti, vita e dignità, i senza voce, gli invisibili della storia.

Per loro e con loro costruiremo una Palermo nuova, giusta, aperta, accogliente, non discriminatoria.

Vogliamo costruire assieme una storia esaltante di lotta e di trasformazione! Unitevi a noi ed insieme cambieremo Palermo…

La RETE si riunisce ogni martedì alle 17, presso il Laboratorio Zeta, di via Boito, Palermo.

Per contatti telefonare a PIETRO: 3479936226 oppure TONI: 3409169924

o entrare nella bacheca Fbook, digitando: Rete sociale di resistenza

LA CGIL E LA FLC: “SIA GARANTITO A TUTTI IL DIRITTO DI MANIFESTARE”

COMUNICATO STAMPA

LA CGIL E LA FLC: “SIA GARANTITO A TUTTI IL DIRITTO DI MANIFESTARE”

Palermo 11 ottobre 2010 - In seguito agli scontri tra polizia e studenti al Liceo Classico Umberto di Palermo, la Flc Cgil e la Cgil di Palermo dicono “no” a ogni forma di violenza e di repressione. “Pur condannando fermamente ogni forma di violenza, da qualunque parte essa provenga, e pur auspicando che l'espressione del dissenso si manifesti sempre nel rispetto delle regole democratiche, riteniamo fondamentale che sia garantito a tutti il diritto costituzionale di manifestare e di esprimere le proprie opinioni”, affermano il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà e il segretario della Flc Cgil di Palermo Calogero Guzzetta.

“Il dovere dello Stato - dicono i due rappresentanti della Cgil - non è quello di reprimere manifestazioni di pensiero a carattere pacifico, bensì di ascoltare con grande attenzione le istanze che provengono da lavoratori, studenti e cittadini, dando ad essi risposte concrete e mirate al soddisfacimento dei loro bisogni. A maggior ragione se chi manifesta lo fa in difesa della Costituzione, sostenendo quei principi antifascisti che ne stanno alla base. Principi che, soprattutto in un momento storico come questo, nel quale assistiamo sempre più frequentemente al materializzarsi di spinte xenofobe e razziste, vanno incoraggiati e sostenuti”.


Il Segretario Generale CGIL Palermo

Maurizio Calà

Il Segretario Generale FLC CGIL Palermo

Calogero Guzzetta

Omofobia: BARI: INSULTATO E POI PRESO A BOTTE GIOVANE GAY DI CASAMASSIMA

Viene pestato a sangue in piazza perché omosessuale. Così la sera del 29 settembre un ragazzo di soli 17 anni è stato preso di mira da un gruppo di violenti e omofobi. Il minore era uscito come ogni sera ed era seduto su una panchina della piazza di Casamassima in compagnia di un suo amico. Mentre i due chiacchieravano, si è avvicinata a loro un´automobile. A bordo due ragazzi di circa 20 anni. La vettura ha accostato e si è poi fermata: conducente e passeggero hanno aperto i finestrini e hanno cominciato a deridere il 17enne. Insulti e sfottò sulla presunta omosessualità del giovane che non si è trattenuto e ha risposto alle provocazioni.

Seccato dalle offese, ha infatti reagito. "Vedi, che su quella strada si fanno molti incidenti" ha gridato il ragazzo ad uno di loro. A quel punto l´automobile, che intanto si era rimessa in marcia, ha fatto inversione ed è tornata in piazza. Dalla vettura sono scesi i due ventenni ed è nato un violento litigio. Gli aggressori, più grandi del minorenne, lo hanno bloccato: uno lo ha trattenuto dalle braccia e l´altro gli ha sferrato numerosi pugni sul volto fino a farlo sanguinare. Dopo il pestaggio i due si sono rimessi in auto e sono scappati.

Il 17enne è stato soccorso dai genitori e subito portato alla guardia medica di Casamassima, ma i sanitari lo hanno trasferito all´ospedale Miulli di Acquaviva. Lì è stato ricoverato per tre giorni, è uscito solamente il 2 ottobre scorso. Il minore ha riportato la frattura del setto nasale.

Sul caso adesso indagano i carabinieri della compagnia di Gioia del Colle a cui la vittima ha raccontato l´episodio e ha fornito la descrizione dei suoi aguzzini. Al momento però il ragazzo, spaventato, non ha ancora presentato denuncia. Secondo gli investigatori, teme un´eventuale ritorsione, gli aggressori infatti sarebbero anche loro cittadini di Casamassima.

A Bari non è il primo episodio di omofobia. A maggio il vicepresidente Arcigay fu vittima, all´uscita da un bar nel quartiere Poggiofranco, di minacce da parte di un gruppo di otto persone. (La Repubblica - edizione di Bari)

(fonte: www.gaynews.it)

Piccoli sovversivi crescono... comunicato di Antonella Monastra sui fatti del liceo Umberto

La vicenda di Pietro Milazzo, di Altroquando, dei ragazzi all’Umberto: un cerchio che si stringe sempre di più, un’agibilità democratica recintata dal filo spinato di una repressione dura, travestita da rispetto della legalità. Una legalità ormai fuori da qualunque senso di giustizia sociale, una legalità invocata soltanto al bisogno, per sopprimere qualunque forma di dissenso e soprattutto per togliere voce a chi parla alla cattiva coscienza di una società ormai piegata ai lestofanti che ci governano e agli esecutori materiali delle politiche che trasformano chi denuncia l’ingiustizia e il latrocinio legalizzato da accusatore in accusato.

I ragazzi più giovani, arrestati ieri all’Umberto, sono cresciuti in fretta stanotte, accumulando una buona dose di odio nei confronti di chi, anziché tutelare la democrazia e la libertà di espressione sancita dalla Costituzione, interviene con intento vergognosamente pedagogico volto a far togliere “il vizio” ai ragazzini, prima che diventino da grandi dei pericolosi sovversivi….

Sono davvero indignata ed anche fortemente solidale

Antonella Monastra

Consigliera Comunale di Palermo

Illegittimi arresti davati liceo Umberto.ma reiteriamo nostre richieste al Questore

Illegittimi arresti davati liceo Umberto.ma reiteriamo nostre richieste al Questore

pubblicata da Sinistra Ecologia Libertà Palermo il giorno lunedì 11 ottobre 2010 alle ore 21.06

Il Magistrato ha ritenuto illegittimi gli arresti operati davanti al Liceo Umberto a Palermo. Vengono cosi confermati tutti i nostri dubbi.

Permane, però, la sensazione di un clima di tensione creato artificialmente e totalmente immotivato. Per questo ci pare doveroso reiterare al Questore di Palermo la nostra richiesta di maggiori chiarimenti, sia sui fatti dell'Umberto che sulla gestione della giornata del 3 ottobre, durante la visita del Papa. Abbiamo bisogno di un Questore che sappia eliminare le tensioni garantendo la piena agibilità per chi manifesta in difesa dei propri diritti.

Come Sinistra Ecologia e Libertà ci appelliamo alle forze politiche, ai movimenti democratici, alle organizzazioni dei lavoratori e a tutti i cittadini democratici affinchè fattivamente sostengano questa richiesta

Il Coordinamento Provinciale di SEL

lunedì 11 ottobre 2010

Rilasciati gli studenti arrestati al liceo

Il video dei fatti di sabato 3 ottobre sull'arresto dei ragazzi che facevano un sit-in antifascista davanti al Liceo Umberto a Palermo


“Tutti Liberi”. Questo il coro che ha accolto Francesco Mascolino, Ruggero Mascazzini, di 19 anni, e Cesare Casarino, di 29, al termine dell’udienza che li ha prosciolti: Il gip Lorenzo Chiaramonte ha dichiarato illegittimi gli arresti compiuti sabato scorso dalla polizia al liceo Umberto I di Palermo. Erano stati arrestati in sette, ma quattro giovani, fra cui un minorenne, sono stati rilasciati in giornata. Per gli altri, invece, si è dovuta attendere l’udienza di convalida dei fermi che si è tenuta in tarda mattinata, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dalle lesioni, manifestazione non autorizzata e rifiuto di fornire generalità.

Già dalle undici un corteo è partito dall’Umberto I per raggiungere il tribunale. In circa 300 tra studenti universitari e medi, associazioni e sindacati, hanno presidiato il piazzale chiedendo che i ragazzi venissero liberati. “Non sono riuscita a parlargli, non ho potuto neanche vederlo. Non so se ha lesioni. Ha fatto una visita, ma senza strumentazioni mediche – racconta la madre di Ruggero Mascazzini – so solo che tre poliziotti sono saliti su di lui e uno gli premeva il ginocchio sul viso”. Attorno a lei anche gli altri genitori che a fatica trattengono le lacrime.

“Vedendo la manifestazione il preside ha chiamato la polizia per prevenire gli scontri con i ragazzi di estrema destra. Gli scontri, invece, poi sono avvenuti con la polizia” spiega Salvatore Randazzo, docente del liceo. Nell’ultimo periodo, come denunciato dal preside dell’Umberto I, il liceo è divenuto luogo di presidi e sit-in di movimenti politici di opposte fazioni.

“Hanno chiesto documenti a tre di noi che hanno rifiutato di consegnarli. Volevano portarne via uno, ma lo abbiamo afferrato per trattenerlo” spiega Andrea Governale, 21 anni, descrivendo l’incipit degli scontri. Dalla finestra dell’istituto, invece, Sara Jaralla ha visto “un’agente della che scaraventava Francesco Mascolino contro una macchina parcheggiata e ha cominciato a schiaffeggiarlo, mentre lui non opponeva resistenza”. Un’altra ragazza racconta, invece, come lei stessa si sia trovata al centro degli scontri. “Mi sono buttata con il casco sulla schiena di uno degli agenti che stava premendo contro il muro uno dei ragazzi. Mi sono ritrovata al centro della strada, non mi ricordo come, mi hanno preso per i fianchi e mi hanno sbattuto contro un cassonetto”. “Questura e giornali hanno diffuso la notizia di scontri con soggetti appartenenti all’estrema destra – dice Marco Siragusa, 21 anni del collettivo universitario “20luglio” – mentre non c’era nessuno. E nel giro di 10 minuti sono arrivate più di quindici volanti”. Un video, girato da un telefonino, è stato consegnato dal legale dei giovani al gip, ma il giudice ha respinto l’istanza sostenendo che in questa fase del giudizio, che era soltanto di convalida del provvedimento di arresto, non era necessario.

“Siamo contentissimi, ci sentiamo vivi, ma questo non è il momento di fare altre dichiarazioni” hanno detto i tre giovani che, all’uscita dal palazzo di giustizia, sono stati portati a spalla da studenti e amici che aspettavano la decisione e che li hanno accolti al grido di “resistenza”. In coro gli studenti gridano “siamo tutti antifascisti” e abbracciano i loro tre amici che appaiono molto commossi. Il corteo festoso ha proseguito la sua marcia fino al Teatro Massimo.


(Fonte www.livesicilia.it)

DISORDINI LICEO PALERMO: "ARRESTI INGIUSTIFICATI", GIOVANI LIBERATI

uno dei ragazzi viene immobilizzato da tre poliziotti,
uno dei quali gli schiaccia il viso con il ginocchio


(AGI) - Palermo, 11 ott. - Arresti non convalidati: non esistevano i presupposti per l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi. Rimessi in liberta' i tre giovani tratti in arresto sabato scorso per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e manifestazione non preavvisata nel corso dei tafferugli davanti al liceo classico Umberto I di Palermo. Si e' conclusa in questo modo, poco fa, l'udienza del processo per direttissima. La decisione e' stata presa dal giudice della prima sezione del tribunale Lorenzo Chiaramonte. Pubblico ministero Ennio Petrigni, difensore Fabio Lanfranca. Alla notizia, nei pressi dell'aula di giustizia e all'esterno e' esplosa la gioia e la soddisfazione degli oltre 500 manifestanti che si erano radunati fuori dall'edificio. Cesare, Ruggero e Francesco sono stati avolti dall'abbraccio dei familiari, degli amici e dei tanti che sentivano propria la loro causa. L'udienza era iniziata circa venti minuti dopo mezzogiorno: erano entrati in aula senza manette e i poliziotti stavano a distanza. Uno dei giovani con i capelli col toupe' e la barba, l'altro coi capelli lunghi, il terzo corti. Intanto, all'esterno circa cinquecento studenti e appartenenti a sigle di sinistra e antifasciste, in presidio nello spazio tra piazza della Memoria e il nuovo Palazzo di giustizia di Palermo, non hanno mai smesso di protestare e di chiedere la liberazione dei compagni, contestando le modalita' dell'intervento della Digos sabato scorso e scandendo slogan come "Tutti liberi, tutti liberi". A loro si sono uniti i liceali dell'Umberto giunti in corteo al termine di un'assemblea, ai quali si sono aggiunti gli studenti del Garibaldi e del Cannizzaro. Presenti anche sindacalisti e docenti che giudicano sproporzionata la risposta degli agenti a quanto accaduto due giorni fa. E un gruppo di avvocati ha annunciato la nascita di un pool di 'soccorso giudiziario' in grado di intervenire in casi del genere. Per i penalisti "e' giunto il momento che l'avvocatura faccia la sua parte in una situazione che sul versante dei diritti civili sta diventando sempre piu' insostenibile". (Fonte AGI) .

Guerriglia urbana a Belgrado per il gay pride

BELGRADO - Violenti scontri fra polizia e estremisti ultranazionalisti omofobi hanno accompagnato il Gay Pride di oggi a Belgrado, dove poco più di un migliaio di omosessuali hanno manifestato in una città spettrale e con l'intero centro svuotato e presidiato da oltre cinquemila poliziotti in assetto antisommossa. Alla vigilia, l'Osce, la Ue e Amnesty International avevano detto che lo svolgimento del Gay Pride sarebbe stato un test della maturità democratica e del grado di tolleranza sociale della Serbia, impegnata a dimostrare di essere idonea a entrare nell'Unione europea. Evidentemente il paese balcanico, con una popolazione in larga parte conservatrice e ben poco tollerante, ha ancora parecchia strada da percorrere prima di adeguarsi agli standard europei in fatto di libertà democratiche e rispetto delle diversità.

Nel primo raduno di gay e lesbiche nella capitale serba dopo quello del 2001, sfociato anch'esso in scontri con la polizia - lo scorso anno il Gay Pride era stato annullato all'ultimo momento per le minacce degli estremisti - alcune migliaia di hooligan violenti hanno a più riprese cercato di forzare i massicci cordoni di agenti per impedire lo svolgimento del raduno omosessuale. E' stato un vero e proprio assedio alle forze dell'ordine,con l'intera giornata segnata da episodi di guerriglia urbana. Ai sassi, alle bottiglie, alle molotov e agli altri oggetti lanciati dai teppisti, la polizia ha riposto caricando duramente e facendo uso di gas lacrimogeni. L'ultimo bilancio fornito nel tardo pomeriggio dal ministero dell'interno ha dato conto di 141 feriti, dei quali 124 poliziotti e 17 manifestanti, fra cui un cittadino svizzero. Tre dei feriti, due manifestanti e un agente, sono in condizioni gravi. I fermati sono stati 207, cento dei quali poi tratti in arresto.

Sono state date alle fiamme auto e cassonetti della spazzatura, seriamente danneggiate undici veicoli della polizia e tre automezzi dei pompieri, un filobus del trasporto urbano, senza nessuno a bordo, è stato messo in moto in una strada in discesa, dove si è schiantato contro un palo della luce. Distrutte fermate di bus, divelti segnali stradali, infrante vetrine e saccheggiati negozi in centro. I violenti hanno dato inoltre l'assalto con sassi e molotov alle sedi del Partito democratico (del presidente Boris Tadic) e del Partito socialista (del ministro dell'interno Ivica Dacic), e nell'occasione sono stati uditi anche colpi di arma da fuoco. Tadic e il governo avevano dato il pieno appoggio al Gay Pride di oggi, schierandosi a favore della libera espressione delle diversità. Il presidente e il governo hanno duramente condannato le violenze, promettendo la mano dura contro i responsabili. Un principio d'incendio nell'edificio del Partito democratico è stato prontamente domato dall'intervento dei pompieri.

Un paio di facinorosi, arrampicandosi sulle impalcature che ingabbiano il Parlamento in restauro, sono riusciti a penetrare nell'edificio dell'Assemblea, ma sono stati subito arrestati. Il corteo degli omosessuali, aperto da uno striscione con la scritta 'Mozemo Zajedno' (Insieme possiamo), ha percorso per circa un'ora e l,ontano dagli scontri le strade intorno al parco del Maneggio, dove era in programma il raduno e dove successivamente si è svolto un concerto. In segno di appoggio e solidarietà al movimento gay erano presenti il ministro serbo per le minoranze Svetozar Ciplic, i rappresentanti in Serbia di Ue e Osce, Vincent Degert e Dimitri Kipreos, l'ambasciatore Usa a Belgrado, Mary Warlick. Gli scontri odierni sono avvenuti a due giorni dall'arrivo a Belgrado del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che intende sottolineare l'appoggio degli Usa all'integrazione europea della Serbia.

(fonte www.ansa.it)


Dichiarazione di Luca Cangemi, Segretario regionale del Partito della Rifondazione Comunista

Il brutale intervento delle forze dell’ordine contro un presidio studentesco, nato dopo una lunga serie di provocazioni di organizzazione neofasciste al Liceo umberto, è un fatto di inaudita gravità. Il pesante attacco a giovani che manifestavano contro forze che la Costituzione repubblicana pone fuori del perimetro della civile convivenza, così come l’inquietante metodologia adottata prima e dopo l’intervento davanti al liceo, sono circostanze che non possono passare sotto silenzio. Non si può non rilevare, inoltre, che siamo di fronte ad un episodio che si inserisce nel solco di una lunga serie di iniziative gravi che tendono a colpire le lotte sociali ed i comportamenti di dissenso nella città di Palermo. Il PRC esprime la più ampia ed affettuosa solidarietà ai ragazzi ed alle ragazze del presidio antifascista, in cui erano in prima fila i giovani comunisti ed annuncia un’intensa ed unitaria mobiltazione a difesa degli spazi di democrazia, contro ogni atto repressivo, per sbarrare il passo ad ogni provocazione fascista.


SEL: Intervento Digos davanti Liceo Umberto I, il Questore di Palermo chiarisca o si dimetta

“Riteniamo grave il comportamento della Digos davanti al Liceo Classico Umberto Primo di Palermo e riteniamo ancora più grave l’opera di disinformazione della Questura che ha comunicato di essere intervenuta per separare gruppi di Sinistra e Destra, cosa assolutamente smentita da tutte le testimonianze. Il Questore si assuma la responsabilità di quanto avvenuto e chiarisca o si dimetta.” Lo dichiara in una nota il coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà Sergio Lima, per l’esponente del partito di Vendola “Davanti al Liceo Umberto non è andata in scena nessuna scimmiottatura del ’68, ma solo una ingiustificabile azione di Polizia, con l’aggravante della certosina opera di cancellazione delle immagini contenute nei telefoni cellulari che potevano far emergere la verità sull’accaduto, verità che pare assai distante da quanto affermato dalla Questura di Palermo. A questo punto- conclude Lima- riteniamo inderogabile che emerga tutta la verità sugli eventuali abusi delle forze dell’ordine e che cambi decisamente rotta l’azione della Questura, già protagonista di incresciosi episodi come l’azione di repressione immotivata durante la recente visita del Papa a Palermo. Il Questore deve aver chiaro che a questa città servono molte cose, ma di certo non una escalation di tensione”

(comunicato stampa di SEL sui fattti di sabato 9 ottobre 2010)

sabato 9 ottobre 2010

Sonia Alfano al PE: il papa a Palermo, Costituzione sospesa

Premesso che:

- nella giornata di domenica 3 ottobre il Papa Joseph Ratzinger si è recato a Palermo (Sicilia) in visita pastorale;

- da quanto risulta già durante il vertice per l’ordine pubblico in Questura era stato dato ordine ai dirigenti di polizia di prestare attenzione agli atti anche non violenti di dissenso (es. ‘gesti con le mani’);

- le forze dell’ordine, presidiando la città per mantenere l’ordine, hanno anche controllato innocui striscioni e ne hanno addirittura fatto rimuovere uno con un intervento dei vigili del fuoco a mezzo di scale mobili sul quale era riportata una frase tratta dal Vangelo (“La mia casa è casa di preghiera, ma voi …ne avete fatto una spelonca di ladri”);

- all’interno della libreria “Altroquando”, una delle librerie storiche di Palermo, il titolare aveva affisso, dietro il vetro della porta, uno striscione ironico con la frase “I love Milingo”, in riferimento al vescovo zambiano dimessosi dallo stato clericale nel 2009;

- alcuni dirigenti della DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali della Polizia di Stato) sono entrati nel locale privato e hanno preteso di rimuovere lo striscione, ovviamente senza alcun mandato da parte dell’autorità giudiziaria;

- i dirigenti della Digos hanno tentato di rimuovere anche altre locandine e piccoli poster nella libreria, per esempio uno su cui c’era scritto soltanto “papamobile”, minacciando il titolare di portarlo in questura;

- il tutto è stato ripreso con un telefonino ed è riportato in questi giorni nelle principali testate giornalistiche nazionali;

- secondo quanto riportato dagli organi di stampa le persone che hanno esposto tali striscioni risulterebbero essere state identificate e denunciate (la Procura di Palermo starebbe verificando se nel contenuto di manifesti e striscioni siano ravvisabili gli estremi di qualche reato);

Si chiede alla Commissione:

  • se questo caso non configura una violazione grave dell’art. 2 del TUE, dell’art. 7 (relativamente al rispetto del proprio domicilio), dell’art. 10 (libertà di pensiero, coscienza e religione) e dell’art. 11 (libertà di espressione) della Carta dei diritti fondamentali dell’UE;
  • se ritiene di dover intervenire, domandando informazioni più approfondite sull’accaduto allo Stato italiano.