lunedì 12 settembre 2011

Milano: PM contesta l'aggravante per motivi abietti quali l'omofobia


Milano, lesbica picchiata, per il pm è omofobia

L'aggressore è accusato di lesioni e violenza privata.
L'aveva pestata solo perché si scambiava effusioni con la sua compagna. L'unica colpa della ragazza di 29 anni era quella di essere lesbica e per questo un uomo di 35 anni lo scorso 7 settembre in un ristorante a Milano l'aveva colpita con un pugno al naso. Un gesto che a cinque giorni di distanza è stato riconosciuto come omofobo dal pm di Milano, Elio Ramondini che ha contestato all'uomo «l'aggravante dell'aver agito per motivi abietti quali l'omofobia».
«MOTIVI ABIETTI». L'uomo è accusato di lesioni e violenza privata e per entrambi i reati il magistrato ha contestato anche l'aggravante dei motivi abietti, che, secondo il pm, si sono manifestati con la «discriminazione per motivi sessuali e condizioni personali». Nell'ordinamento italiano, infatti, non esiste l'aggravante dell'omofobia e un progetto di legge per introdurla, recentemente presentato, è stato bocciato. Il pm, però, nel capo di imputazione ha fatto riferimento esplicito alla «omofobia».
BACIO DELLA DISCORDIA. Stando al capo di imputazione, formulato dal pm, l'uomo, indagato a piede libero, avrebbe «con violenza» aggredito le due donne per costringerle a non «baciarsi» in sua presenza e per fare in modo che la loro amica smettesse di «effettuare delle foto» mentre «le stesse si baciavano». Da qui l'accusa di violenza privata con l'aggravante, contestata dopo che gli agenti della Digos e lo stesso pm nei giorni scorsi hanno sentito a verbale i protagonisti della vicenda.
AGGRESSIONE OMOFOBA. L'uomo avrebbe anche urlato a una delle donne «brutta tr..., se non la finisci ti ammazzo di botte» e a un'altra: «Cosa vuoi fare, l'uomo? Adesso sì che ti senti un uomo? Dopo che ti ho picchiato ti senti un uomo». E proprio quest'ultima è stata colpita con «una serie di pugni al volto, alla testa e alla schiena». Di qui l'accusa di lesioni, sempre aggravata. Il pm ha fatto riferimento all'«omofobia» richiamandosi alla giurisprudenza della Cassazione, che consente di contestare aggravanti di discriminazione anche diverse da quelle a sfondo razziale.
Lunedì, 12 Settembre 2011

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