La lettera del Sindaco di Palermo al Parlamento e al Presidente del Consiglio, con la quale chiede la modifica del DDL sull'omofobia. Invitiamo tutti i sindaci a farsi promotori di una simile richiesta.
martedì 15 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
Niente prediche in ere eretiche. Gli universi Altroquandeschi di Salvatore Rizzuto Adelfio
Invitiamo tutte e tutti all'inaugurazione della mostra Niente prediche in ere eretiche. Gli universi Altroquandeschi di Salvatore Rizzuto Adelfio, venerdì 11 ottobre ore 19 – Spazio Bacheche della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, all’interno della rassegna editoriale Di libri e di tesori (11-13 ottobre, a cura di Navarra editore); la manifestazione fa parte del programma di quest'anno de "Le vie dei tesori" dell'Università di Palermo. Interverranno all'inaugurazione: Gianpiero Caldarella, giornalista; Filippo Messina, autore e libraio; Carlo Verri, Associazione Omosessuale Articolo 3 Palermo “Salvatore Rizzuto Adelfio”; vi saranno anche degli intermezzi musicali di Sergio Algozzino, il suo ukulele e alle 20 si terrà il reading dei ragazzi di Abattoir.
Dall'11 ottobre, a partire dalle 17:30, orario di apertura de Di libri e di tesori, tutti i possessori di un ritratto eseguito loro da Salvatore saranno invitati ad affiggerlo a dei pannelli in uno spazio dedicato - il corridoio adiacente all'Aula Chiazzese -, fino alla fine dell'intera manifestazione (domenica sera alle 23).
Dall'11 ottobre, a partire dalle 17:30, orario di apertura de Di libri e di tesori, tutti i possessori di un ritratto eseguito loro da Salvatore saranno invitati ad affiggerlo a dei pannelli in uno spazio dedicato - il corridoio adiacente all'Aula Chiazzese -, fino alla fine dell'intera manifestazione (domenica sera alle 23).
www.navarraeditore.it
www.leviedeitesori.it
sabato 28 settembre 2013
Costituzione la via maestra
Articolo Tre aderisce alla manifestazione "Costituzione la via maestra" del 12 ottobre a Roma (piazza della Repubblica ore 14)
http://www.costituzioneviamaestra.it/
27 settembre: assemblea di Articolo Tre
Ieri, venerdì 27 settembre, ha avuto luogo l'assemblea annuale di Articolo Tre dedicata al rapporto tra movimento LGBT e istituzioni. Erano presenti oltre a rappresentanti di varie associazioni, movimenti e partiti, parlamentari nazionali come Corradino Mineo ed Erasmo Palazzotto, regionali come Claudia La Rocca, consiglieri comunali di Palermo come Giulio Cusumano e circoscrizionali come Eddy Governale. Sono inoltre intervenuti il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e gli assessori Agnese Ciulla e Giusto Catania, i quali hanno aderito alla proposta di Articolo Tre che il Comune di Palermo, in quanto co-organizzatore del Pride LGBT nazionale 2013, indirizzi al Parlamento nazionale una richiesta di miglioramento del testo del ddl appena approvato alla Camera dei deputati in materia di contrasto all'omofobia; l'amministrazione comunale si è inoltre dichiarata disponibile a portare quest'appello all'attenzione della rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale (READY), rete di cui Palermo è parte.
Dopo un ricco dibattito sulla futura azione dell'Associazione all'interno degli attuali scenari locali e nazionali, l'assemblea ha votato all'unanimità la composizione dei nuovi organi sociali: il consiglio direttivo (Luigi Carollo in qualità di presidente, Costanza Chirivino, Donatella Corleo in qualità di vice-presidente, Giulia De Spuches, Sofia Gangi, Andrea Governale, Claudio Lo Bosco in qualità di segretario-tesoriere, Fabrizio Lo Verso, Filippo Messina, Valentina Morici, Carlo Verri); il collegio dei garanti (Giovanna Fiume, Nadia Furnari, Marco Siino).
L'assemblea ha infine votato all'unanimità la modifica della denominazione dell'associazione in: "Articolo Tre - 'Salvatore Rizzuto Adelfio' - Associazione Omosessuale", come doveroso omaggio alla memoria di Salvatore Rizzuto Adelfio, animatore della vita politico-culturale della città di Palermo e socio fondatore dell'Associazione, scomparso un mese fa.
Dopo un ricco dibattito sulla futura azione dell'Associazione all'interno degli attuali scenari locali e nazionali, l'assemblea ha votato all'unanimità la composizione dei nuovi organi sociali: il consiglio direttivo (Luigi Carollo in qualità di presidente, Costanza Chirivino, Donatella Corleo in qualità di vice-presidente, Giulia De Spuches, Sofia Gangi, Andrea Governale, Claudio Lo Bosco in qualità di segretario-tesoriere, Fabrizio Lo Verso, Filippo Messina, Valentina Morici, Carlo Verri); il collegio dei garanti (Giovanna Fiume, Nadia Furnari, Marco Siino).
L'assemblea ha infine votato all'unanimità la modifica della denominazione dell'associazione in: "Articolo Tre - 'Salvatore Rizzuto Adelfio' - Associazione Omosessuale", come doveroso omaggio alla memoria di Salvatore Rizzuto Adelfio, animatore della vita politico-culturale della città di Palermo e socio fondatore dell'Associazione, scomparso un mese fa.
domenica 22 settembre 2013
Diritti in Comune dopo il Pride. Il movimento LGBT e le istituzioni. Assemblea di Articolo Tre Palermo
Il movimento LGBT e le istituzioni.
Assemblea dell'Associazione Omosessuale
Articolo Tre di Palermo.
Assemblea annuale dell'Associazione Omosessuale Articolo Tre di Palermo dedicata quest'anno al rapporto tra movimento LGBT e Istituzioni. Saranno presenti vari esponenti delle istituzioni locali, regionali e nazionali.
Al termine dell'assemblea, che è aperta a tutte e tutti, verranno elette le nuove cariche sociali dell'Associazione.
Venerdì 27 settembre 2013 ore 15.30
Istituto Gramsci Siciliano
- Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili, 4, 90138 Palermo
venerdì 20 settembre 2013
LEGGE ANTI-OMOFOBIA. INSULTO E LIBERTA' DI ESPRESSIONE. ALCUNE DOMANDE AL PD.
Care Compagne, cari Compagni, amiche, amici del Partito Democratico; mi piacerebbe conoscere la vostra opinione su alcuni fatti concreti allo scopo di intenderci sul limite che separa l'insulto dalla Libertà di Espressione.
1) Nel 2004 l'onorevole Rocco Buttiglione si vide respingere dal Parlamento Europeo la sua possibile nomina a Commissario. Il Parlamento votò contro la proposta avanzata dal Governo Berlusconi a causa delle posizioni più volte pubblicamente espresse da Buttiglione a proposito delle persone omosessuali e del ruolo delle donne. Posizioni, quindi, espresse all'interno di un'attività di natura politica; opinioni, tra l'altro, di carattere personale e assolutamente separate da un'incitazione alla discriminazione, condannata dallo stesso Buttiglione. Ritenete che il Parlamento Europeo abbia violato "la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee" dell'onorevole Rocco Buttiglione? Ritenete che la Libertà di Espressione sia soggetta a forme di tutela menomata nelle Istituzioni Europee? Oppure ritenete che il Parlamento Europeo non ritenga "libera espressione di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee" la pubblica esposizione di messaggi in aperto contrasto coi principi di non discriminazione su cui si fonda qualunque Documento e/o Trattato della UE?
2) Durante una campagna elettorale di qualche anno fa, il Senatore Berlusconi affermò durante un dibattito con Confindustria che "gli italiani non possono essere così COGLIONI da votare per la Sinistra". Questa frase scatenò reazioni furenti per giorni interi da parte di moltissimi attuali esponenti del vostro Partito. Eppure Berlusconi stava esercitando il suo diritto di esprimere liberamente un suo convincimento; nel contesto della sua ben nota ed innegabile attività politica. Come mai non avete reagito serenamente, come è giusto fare dinanzi ad ogni democratico esercizio di libera espressione di idee? Cosa avete trovato di così offensivo nel convincimento personale di Berlusconi? Forse, ma non possiamo esserne sicuri, avete in quel caso individuato l'esistenza di una sottile differenza tra un insulto ed un'idea liberamente espressa?
3) Recentemente il Vice Presidente del Senato ha definito la Ministra Kyenge "un orango"; seguito a ruota da altri esponenti del suo partito che hanno commentato il cattivo odore emesso dalla Ministra, la sua probabile propensione all'esercizio della prostituzione, il suo essere meritevole di stupro. Dinanzi ad ognuno di questi episodi avete espresso forte condanna, avete chiesto le dimissioni del Vice Presidente Calderoli, lo avete accusato di "razzismo". Comprendo la violenta reazione dinanzi all'invito allo stupro, dato che si tratta di una palese "istigazione all'odio o alla violenza, e a condotte non conformi al diritto vigente". Ma perchè tanto clamore e tanto scandalo, con conseguente gravissima richiesta di dimissioni addirittura da un incarico istituzionale, anche dinanzi ai concetti di Orango, Cattivo Odore, Propensione al Meretricio? Non è forse libero il Senatore Calderoli di accedere al meraviglioso pluralismo delle idee anche se con forme effettivamente colorite? Essere un Orango oppure "puzzare" non sono paragonabili ad un reato; e non mi pare che la nostra Costituzione sancisca l'appartenenza ad uno status inferiore per gli oranghi e per le persone che non profumano. Calderoli ha forse aggiunto ai suoi giudizi anche l'invito a sterminare gli oranghi o a fare raid contro le persone che puzzano? Sinceramente non mi pare. Da qui il dubbio: che cosa esattamente ha distinto in quelle occasioni il Senatore Calderoli ed i suoi compagni di partito da qualunque persona che "esprime convincimenti personali riconducibili al pluralismo delle idee"?
4) Alcuni anni fa l'abitazione del giornalista Clemente Mimun è stata decorata con scritte che sottolineavano (in modo leggermente risentito) il fatto notissimo a chiunque che Mimun è ebreo. Tutte/i voi avete immediatamente espresso solidarietà al giornalista rispetto a questo "vile attacco intimidatorio ispirato ad un anti-semitismo fuori dal tempo". Ora. al di là della evidente offesa al decoro urbano, seguendo alla lettera la nuova formulazione della Mancino-Reale, mi sfugge la ragione della definizione "vile" e dell'aggettivo "intimidatorio". In quelle scritte c'erano minacce di morte per Mimun? In tal caso sarebbe una istigazione a delinquere. Ma scrivere in pubblico che qualcuno sta sulle palle a qualcun altro perchè è "ebreo" non è un libero esercizio di espressione di una propria idea? O forse coloro erano passibili di reazioni di forte condanna in quanto non stavano svolgendo una "attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto"? E se invece fossero stati appartenenti a Forza Nuova? In quel caso non stavano svolgendo un'attività "relativa all'attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tale organizzazione"? Io non concordo con nessuna delle idee propagandate da Forza Nuova; però devo constatare che si presentano regolarmente alle elezioni, le loro liste non vengono annullate ed il loro Movimento non è stato dichiarato anti-costituzionale. Quindi perchè una tale unanime accorata reazione contro il loro sacrosanto diritto di esprimere liberamente i loro convincimenti usando uno spray sui muri?
5) Quando la Bindi viene definita "brutta" o si allude in modo ambiguo alla sua sessualità; quando la Merkel viene definita "culona"; quando Berlusconi o Bossi o Grillo esprimono i loro coloriti pareri sulla sessualità delle donne (o meglio, degli uomini sulle donne) il vostro partito reagisce con un unanime boato di disapprovazione e di condanna. Con parole severissime e con espressioni facciali schifate e vicine al vomito. E di solito a dare il via alla sequela di commenti indignati è la Senatrice Anna Finocchiaro. Scusatemi, ma onestamente non comprendo il motivo. La bruttezza non è considerata reato dalla nostra Costituzione, che non prevede alcun privilegio per i Belli. Nella nostra Carta non esiste una misurazione ideale per le dimensioni del culo (soprattutto se appartenente ad altro paese sovrano). Alludere alla verginità o al lesbismo non è un'azione interpretabile come istigazione a delinquere. Quindi perchè così tanta rabbia e così tante accuse di misoginia, di mancanza di rispetto, di offesa verso le donne? Non appartiene forse al novero dei pensieri plurali da esprimere liberamente il dire che "tizio/a è brutto/a"? E, da ieri in poi, non dovrebbe essere così a maggior ragione se a dirlo è un politico, sindacalista, medico, prete, insegnante, militante, sovrintendente ai Beni Culturali, rabbino, sufi? Perchè dedicate così tanto tempo, così tante pagine di giornali, così tante ore di televisione per stigmatizzare la libera espressione di convincimenti personali che non prefigurano alcuna istigazione alla violenza? Forse anche in questi casi, e guarda un po' senza nemmeno bisogno di una Legge che vi chiarisca quando e con chi potete esprimere lo sdegno, individuate quel sottile confine tra l'insulto e la libera espressione del pensiero?
6) Se l'insulto e l'offesa e la discriminazione sono da sempre concetti talmente chiari che siete in grado di riconoscerli persino quando non vengono definiti e precisati per Legge, potete per favore spiegare da cosa nasce l'improvviso bisogno di specificare che esistono ambiti di "libera espressione dei convincimenti personali"?
7) Se il Professor Tizio esprime un suo parere "personale" circa la non naturalità e circa il disordine morale della famiglia del suo alunno Caio, formata da due genitori dello stesso sesso e dopo due ore esprime lo stesso parere al bar... che accade? Alle ore 12 sta liberamente esercitando la sua attività di formazione ed alle 14 invece è omofobo? Se un medico rifiuta dinanzi a decine di persone di effettuare un prelievo additandomi in quanto omosessuale e predicando la pericolosità della mia condotta sessuale e dopo due ore in privato mi sussurra "frocetto", in quale dei due momenti della giornata devo considerarmi maggiormente offeso? Lo chiedo perchè alla luce della nuova formulazione della Legge Mancino-Reale nasce legittimo il dubbio che l'atto di pubblica umiliazione motivato da "convincimenti personali all'interno dell'attività sanitaria" sia assai meno grave del "frocetto" sussurrato in privato. Così come predicare l'esistenza delle Terapie Riparative (nonostante l'affermazione pluridecennale da parte dell'OMS che l'omosessualità non è una malattia) evidentemente rientra nello specifico del libero esercizio delle attività dei medici. Se Sempronio cammina per strada con suo figlio e urla "sporco negro" ad un extra-comunitario può appellarsi al diritto di esprimere liberamente un suo convincimento al fine di "formare" la sua prole? O forse la Famiglia non la riconoscete più come ente formativo/educativo per eccellenza? In tal caso, se lo stesso Sempronio ripercorre la stessa strada da solo ed urla di nuovo "sporco negro" è invece razzista, non avendo al suo fianco nessuno da "formare"?
8 ) Non ritenete che proprio questa incapacità di comprendere che l'insulto NON è Libera Espressione di un convincimento personale sia la reale causa dell'imbarbarimento dei nostri rapporti sociali, del linguaggio pubblico, delle forme di espressione della Politica? Con l'emendamento di ieri avete scolpito nella Legge un dato di fatto tragico: a seconda dei pulpiti da cui vengono le prediche, urlare Vaffanculo o Puttana o Frocio o Negro non sono altro che libere espressioni di convincimenti personali. In Germania un uomo politico che da della "culona" pubblicamente alla Merkel assisterebbe ad una velocissima morte sociale; in Francia un Politico che insulta "i froci" durante un intervento in Parlamento verrebbe cancellato da qualunque ruolo pubblico (anche di addetto alle fotocopie) persino da un partito di Destra; in Gran Bretagna usare la razza per discriminare non si sognano di concederlo nemmeno ai preti, agli insegnanti, ai medici neppure in pieno delirio da libera-espressione-di-convincimenti personali... anche perché ci hanno scritto un testo di Legge di 250 pagine contro la Discriminazione. In qualunque paese moderno, civile, evoluto, non esiste la libertà di insulto; e più è pubblico, istituzionale, ufficiale il ruolo di una persona, minore è la tolleranza e maggiore è il disprezzo collettivo verso insulti liberamente espressi. Voi invece avete introdotto il doppio salto mortale all'indietro: avete reso impossibile distinguere l'offesa e l'atto discriminatorio dalla Libertà di Espressione e per giunta avete rafforzato questa impossibilità in tutti i casi in cui la persona che discrimina svolge una funzione "pubblica". In tutto questo la Libertà di Espressione non c'entra un fico secco: intanto perchè essa è riconosciuta dalla nostra Costituzione a TUTTE/I, senza alcun elenco di ruoli o funzioni o contesti nei quali va sottolineata. E poi soprattutto perchè la Libertà di Espressione è tale PROPRIO E SOLO SE essa ha dei limiti precisi e riconoscibili e che coincidono con la condanna di qualunque espressione di convincimenti offensivi e/o discriminatori. Stabilire questo confine (cioè, uuuuh che scandalo!, stabilire un limite alla Libertà di Espressione) era ESATTAMENTE lo scopo della Legge Mancino-Reale. Altrimenti, non se ne capisce il senso o la ragion d'essere! La responsabilità che vi siete assunte/i ieri è proprio quella di aver giustificato "ex Lege" l'imbarbarimento dei linguaggi e dei rapporti pubblici e privati e di avere inscritto definitivamente l'insulto e l'offesa discriminatoria tra le forme di "libera espressione di opinioni personali" (nella migliore delle ipotesi, a targhe alterne).
9) Non credete che sia più rispettoso verso le italiane/gli italiani e soprattutto verso i vostri elettori/le vostre elettrici evitare ulteriori prese in giro e dire umilmente la verità? E cioè che in questo Paese, ancora nel 2013, ed in questo Parlamento, dove sventola la bandiera delle "larghe intese", l'unico modo per approvare una Legge contro l'Omofobia era quello di distruggere il concetto stesso di Omofobia? E che il vero dramma era il terrore di larga parte del Parlamento che questa Legge togliesse a preti e insegnanti e parlamentari il diritto di insultare/discriminare? Al punto che, pur di garantire che non sempre fosse individuabile la propaganda e l'istigazione all'odio fondato sulla differenza di orientamento sessuale, avete preferito svuotare di senso la Legge in questione anche laddove interveniva contro la discriminazione per razza/etnia/religione? Magari anche ammettendo che altre strade sarebbero state percorribili privilegiando l'interlocuzione con SEL e M5S... anche se temo che in quel caso sarebbero deflagrate tutte le contraddizioni interne al Pd; per giunta senza poter usare PDL e Scelta Civica come alibi.
10) E chiudo, con amarezza: quando vi renderete definitivamente conto che le spaccature interne al PD sui cosiddetti temi "eticamente sensibili" sono la vera ragione per la quale le persone omosessuali lesbiche e trans italiane sono costrette a vivere nel SOLO paese europeo nel quale entrambi i rami (quelli maggioritari, ovviamente) del Parlamento sono eticamente insensibili ai temi dei Diritti Civili? In tutti i paesi europei esiste un grande Partito la cui vittoria è certezza, per la comunità Lgbt, di vedere un avanzamento dei propri Diritti. In alcuni, addirittura, i Diritti Lgbt sono patrimonio comune a Destra come a Sinistra. Solo in Italia il minimo comune multiplo è per noi sempre al ribasso. E da ieri non solo per noi, ma per qualunque persona discriminata per la sua razza e la sua etnia. E persino per il proprio credo religioso, con buona pace di quei preti che scioccamente vi ringrazieranno.
Luigi Carollo, Articolo Tre Palermo
domenica 15 settembre 2013
Ivan Scalfarotto risponde alla lettera sulla legge contro l'omofobia
Sottoscrivo tutto ciò che Sergio ha scritto nella sua risposta.
C'è un solo punto sul quale dissento. E cioè che le tre righe "inutili e offensive" siano tali.
A mio modo di vedere sono molto utili, perché ci consentono di portare a casa una legge che senza quelle tre righe non ha alcuna possibilità di essere approvata dalla Camera. E non sono affatto offensive, perché esplicitano un principio previsto dall'articolo 21 della Costituzione: che nessuno può essere perseguito penalmente per le sue idee, anche quando queste idee sono orribili e ributtanti. La Legge Mancino non serve a questo, altrimenti l'intera Lega Nord sarebbe in prigione da anni.
Questo pleonasma giuridico, che nulla aggiunge e nulla toglie, servirà a aumentare la possibilità che la legge sia approvata alla Camera dei deputati e che i veri casi di omofobia (in particolare quelli che si manifestano con la violenza) siano finalmente coperti dalla legge. Servirà inoltre a mandare un messaggio forte al paese, esplicitando il principio che l'omofobia è un disvalore, per la nostra comunità nazionale, completamente equiparato al razzismo.
Se al Senato si riuscirà ad approvare la legge senza quelle tre righe, tanto di guadagnato: vorrà dire che la Camera la licenzierà definitivamente nella versione priva di quell'emendamento per il quale siamo pronti, per me inspiegabilmente, a rinunciare all'estensione della legge Mancino. Guardando i numeri del Senato, ne dubito: sarò tuttavia il primo a felicitarmi per l'essere stato smentito.
Cari saluti a tutti,
Ivan
Sergio Lo Giudice risponde alla lettera sulla legge contro l'omofobia
come sapete ho a cuore quanto voi l’approvazione di una buona legge contro l’omofobia e la transfobia, obiettivo che perseguo in vari modi e a vario titolo da vent’anni .
E’ proprio nel 1993, lo stesso anno dell’approvazione della Legge Mancino, che Arcigay approvò in una sua assemblea nazionale la proposta di modifica che forse oggi per la prima volta è vicina ad essere approvata. Ed è da allora che i parlamentari lgbt che si sono succeduti ( Vendola, Grillini, De Simone, Silvestri, Luxuria, Concia..) hanno ripresentato il progetto di legge cercando le strade per farla approvare.
Quella proposta si compone sostanzialmente di due parti:
1. una modifica della Legge Reale del 1975 che estenda anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere i reati di discriminazione, odio o violenza in ragione di motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi previsti dalla norma;
2. l’estensione dell’aggravante specifica prevista dalla Legge Mancino del 1993 per i reati commessi con finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso anche ai reati commessi per motivi di omofobia e transfobia.
Il testo base approvato dalla Commissione Giustizia della Camera prevede l’estensione del primo punto ma non del secondo. Tuttavia sia il Pd, sia altre forze politiche ( Sel, M5S) si sono impegnate in modo fermo ad emendare il testo in aula in modo da ripristinare anche il secondo punto. In questo modo la tutela verso le persone lgbt da atti o istigazione ad atti di discriminazione, odio, violenza sarebbe totalmente equiparata a quella per motivi razziali etnici, religiosi.
Un discorso a parte occorre fare per l’emendamento che aggiunge le parole:
“Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all'odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”.
Prima di rispondere alle vostre osservazioni, occorre chiarire alcuni punti, altrimenti non mettiamo a fuoco il vero oggetto della questione.
Va subito precisato che questa specificazione non si riferisce al concetto di “propaganda” che citate. Quella parola compare nella legge Reale ( di cui la legge Mancino è un aggiornamento) solo una volta, al comma 1 dell’art.3, dove si afferma che “è punito (…) chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico”.
Questa frase riprende una formula della Convenzione internazionale contro il razzismo del 1966 ( di cui la legge Reale rappresenta il recepimento) e non è mai stata estesa, per il suo carattere specifico, ai motivi nazionali e religiosi, neanche dalla legge Mancino che ha ampliato i confini della legge Reale stessa.
Di conseguenza non è mai stata oggetto di proposte di estensione all’orientamento sessuale o all’identità di genere. La proposta di Arcigay del 1993, i vari progetti di legge Vendola, Grillini, De Simone, Luxuria, Silvestri, Concia, le più recenti proposte di Rete Lenford depositate da Pd, Sel e M5S e così anche il mio ddl 404: nessuna di queste proposte ha mai previsto di modificare il punto sulla propaganda di “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale e etnico”, mantenuto nella sua specificità. Anche le modifiche proposte non toccherebbero quel punto in nessun modo.
L’emendamento incriminato, invece, si riferisce ai concetti di
“discriminazione” e di “ istigazione alla discriminazione”, che non vengono abrogati: si precisa che non vi rientrano, a meno che “non istighino all’odio e alla violenza”, “ la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, né le condotte conformi al diritto vigente”.
Un “intervento nelle aule parlamentari “ (cito dalla vostra lettera) o qualunque altro comportamento che “inciti alla violenza contro i “culattoni” o allo stupro” non troverebbe nessun’attenuante in quell’emendamento.
D’altra parte “l'omelia di un prete che parla di disordine morale” non sarebbe stata punibile dalla legge Mancino né con né senza questo emendamento, perché sarebbe comunque tutelato dall’art.21 della nostra Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del proprio pensiero. Ma nessuno di noi (come voi stessi precisate) vuole mettere fuori legge il catechismo della chiesa cattolica o impedire che si dica ( purché lo si faccia senza insultare) che il matrimonio va riservato a due persone di sesso diverso-
Ho fatto queste precisazioni per spiegare meglio il mio pensiero su quanto sta accadendo. A mio giudizio questo emendamento è pleonastico e inefficace, perché non toglie né aggiunge niente ad una legge che trova comunque il suo limite naturale nell’art.21 della Costituzione, limite che spetterebbe comunque ad un giudice fissare. Il silenzio nel merito delle organizzazioni antirazziste e delle comunità ebraiche , che sarebbero coinvolte nel nuovo articolo in maniera identica alla comunità lgbt, mi conferma nella valutazione sul carattere innocuo di questo emendamento.
Considero invece molto antipatico che si senta la necessità di inserire questa precisazione solo oggi che si ragiona sull’estensione di quella tutela a omofobia e transfobia, segno di una ferita aperta e di una battaglia che è ancora in corso.
Mi auguro che alla Camera si riesca a varare la legge anche senza approvare quelle tre righe, inutili ma offensive, e ci si limiti alle due modifiche che ho descritto sopra.
Un caro saluto
sabato 14 settembre 2013
Palermo Pride: sulla legge contro l'omofobia in Parlamento
"Agli/alle Onorevoli
Magda Culotta
Sergio Lo Giudice
Corradino Mineo
Riccardo Nuti
Erasmo Palazzotto
Ivan Scalfarotto
Gea Schirò Planeta
Alessandro Zan
Cari/e, ci rivolgiamo all'intero Parlamento italiano attraverso di voi, che avete partecipato attivamente al Pride Nazionale di Palermo e ne avete condiviso i documenti programmatici. Vi chiediamo, come Coordinamento organizzatore del Pride di Palermo dello scorso giugno, di affrontare l'imminente discussione e votazione di quella che è ormai nota come “Legge contro l'Omofobia” ascoltando le nostre ragioni e le argomentazioni che ci rendono così fortemente critici/critiche e soprattutto timorosi/e rispetto alle informazioni che circolano sul testo della Legge.
L'estensione della Legge Mancino ai reati commessi sulla base della discriminazione di Genere e/o Orientamento Sessuale è il risultato cui il Movimento Lgbt ha sempre aspirato, considerandolo l'ideale strumento di Legge per prevenire le cause innanzitutto culturali della discriminazione. Esso ci sta a cuore non in quanto strumento punitivo ma anche e soprattutto in quanto strumento di prevenzione; ed in quanto strumento che sancisce l'incompatibilità tra la nostra Costituzione e le nostre Leggi e la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale.
Per questo motivo, riteniamo incompatibile con l'efficacia e col senso della Legge stessa, nonché col senso delle rivendicazioni del nostro Movimento, un testo che contenga un dispositivo che cancelli quella parte della Legge Mancino che sanziona non solo gli atti violenti ma anche qualunque forma di “propaganda” che possa incitare alla violenza causata dalla discriminazione.
Consideriamo un errore del tutto incomprensibile ed inaccettabile che, sull'altare di un'intesa cosiddetta bipartisan che salvaguardi la tenuta del Governo (tema importante ma che nessun legame dovrebbe avere con una Legge di iniziativa parlamentare), si sacrifichi la piena efficacia della Legge; con uno stratagemma di gravità inaudita: pur di non punire l'incitazione alla violenza per ragioni di differente Orientamento Sessuale e/o Genere, si approva un dispositivo che cancella interamente questa parte della Legge Mancino, anche per l'incitazione alla discriminazione fondata sulla Razza o sull'Etnia. In parole semplici, per non impedire ad un parlamentare o un prete o un insegnante omofobi di propagandare la discriminazione fondata sul Genere o sull'Orientamento Sessuale, si cancella il già esistente impedimento a propagandare l'odio razziale o etnico.
Questa scelta, per quanto siamo consapevoli della delicatezza del suo intreccio col tema della Libertà di Espressione, svilisce e mortifica, prima ancora che le persone Lgbt, il senso stesso della Legge esistente e della sua necessaria estensione a tutela delle persone omosessuali, lesbiche e trans. L'omofobia non è solo l'atto violento ed estremo sul corpo di una persona, ma è prima ancora e soprattutto quell'humus di cultura e di linguaggio che alimenta l'odio fino a legittimare lo stesso atto violento. L'impossibilità di punire (cioè di considerare “reato”) un intervento nelle aule parlamentari che inciti alla violenza contro i “culattoni” o allo stupro, l'omelia di un prete che parla di disordine morale o di connivenza col Male quando tratta il tema dell'omosessualità, la lezione di un insegnante che considera malate o contro natura le persone omosessuali e/o le coppie formate da persone dello stesso sesso, significa rassegnarsi all'impossibilità di agire innanzitutto sul piano della Cultura e sul piano del Linguaggio. E poiché essi sono gli strumenti che per primi alimentano e legittimano l'odio verso le Differenze, significa rassegnarsi ad un'azione legislativa che è solo di facciata e che non produce una reale trasformazione di Cultura e di Senso. Se la formazione scolastica, solo per fare un esempio che chiarisca definitivamente che il problema non sono i pulpiti delle Chiese, contenesse meno parole che celebrano la “naturalezza” dell'unione tra Uomo e Donna, assai probabilmente esisterebbe un numero minore di bulli e di atti di bullismo.
Nascondere questa menomazione inferta alla Legge Mancino dietro la difesa della “Libertà di espressione” è un espediente non solo offensivo dell'intelligenza altrui ma anche e soprattutto lesivo delle fondamenta della Legge stessa: cosa c'entra la Libertà di incitazione alla violenza o la Libertà di usare un linguaggio discriminatorio con la Libertà di Espressione? Esattamente quale Libertà viene difesa quando si tutela il diritto di incitare all'odio o alla discriminazione? E' questo il significato di quella nobile conquista che chiamiamo “Libertà di Espressione”? Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dirsi contrari al Matrimonio Egualitario, ma chiediamo una Legge che impedisca di dichiarare in pubblico che due persone dello stesso sesso non possono sposarsi perchè ciò costituisce offesa alla Natura e alla Morale o addirittura all'Equilibrio universale. Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dire che vedere due uomini o due donne che si baciano provoca fastidio, ma chiediamo una Legge che impedisca di affermare in pubblico che baciare una persona dello stesso sesso è come baciare un cane o baciare un cadavere. Difendere la Libertà di Espressione significa tutelare il diritto al dissenso, ma non certamente tutelare il diritto all'offesa o alla promozione dell'Odio.
Per questi motivi, nell'imminenza finalmente di una discussione in Parlamento su una Legge che si definisce contro la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale, chiediamo con forza a tutte/i voi di utilizzare qualunque strumento legato al vostro ruolo istituzionale per impedire che questa occasione storica di progresso culturale e di acquisizione di un più moderno e più inclusivo modello di Convivenza Civile venga compromessa approvando un testo di Legge non solo monco o incompleto ma addirittura potenzialmente inefficace: nella piena consapevolezza che non solo i pugni e le coltellate possono ferire ed uccidere le persone, ma anche e prima di tutto un contesto culturale nel quale sono considerate legittime ed inattaccabili le Parole che incitano all'odio. E ve lo chiediamo anche per coerente rispetto di tutti quei Principi in difesa dei quali avete espresso il vostro pieno sostegno (e la vostra diretta partecipazione) al Pride Nazionale di Palermo ed alla sua piattaforma politica."
Le risposte dei parlamentari:
Magda Culotta
Sergio Lo Giudice
Corradino Mineo
Riccardo Nuti
Erasmo Palazzotto
Ivan Scalfarotto
Gea Schirò Planeta
Alessandro Zan
Cari/e, ci rivolgiamo all'intero Parlamento italiano attraverso di voi, che avete partecipato attivamente al Pride Nazionale di Palermo e ne avete condiviso i documenti programmatici. Vi chiediamo, come Coordinamento organizzatore del Pride di Palermo dello scorso giugno, di affrontare l'imminente discussione e votazione di quella che è ormai nota come “Legge contro l'Omofobia” ascoltando le nostre ragioni e le argomentazioni che ci rendono così fortemente critici/critiche e soprattutto timorosi/e rispetto alle informazioni che circolano sul testo della Legge.
L'estensione della Legge Mancino ai reati commessi sulla base della discriminazione di Genere e/o Orientamento Sessuale è il risultato cui il Movimento Lgbt ha sempre aspirato, considerandolo l'ideale strumento di Legge per prevenire le cause innanzitutto culturali della discriminazione. Esso ci sta a cuore non in quanto strumento punitivo ma anche e soprattutto in quanto strumento di prevenzione; ed in quanto strumento che sancisce l'incompatibilità tra la nostra Costituzione e le nostre Leggi e la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale.
Per questo motivo, riteniamo incompatibile con l'efficacia e col senso della Legge stessa, nonché col senso delle rivendicazioni del nostro Movimento, un testo che contenga un dispositivo che cancelli quella parte della Legge Mancino che sanziona non solo gli atti violenti ma anche qualunque forma di “propaganda” che possa incitare alla violenza causata dalla discriminazione.
Consideriamo un errore del tutto incomprensibile ed inaccettabile che, sull'altare di un'intesa cosiddetta bipartisan che salvaguardi la tenuta del Governo (tema importante ma che nessun legame dovrebbe avere con una Legge di iniziativa parlamentare), si sacrifichi la piena efficacia della Legge; con uno stratagemma di gravità inaudita: pur di non punire l'incitazione alla violenza per ragioni di differente Orientamento Sessuale e/o Genere, si approva un dispositivo che cancella interamente questa parte della Legge Mancino, anche per l'incitazione alla discriminazione fondata sulla Razza o sull'Etnia. In parole semplici, per non impedire ad un parlamentare o un prete o un insegnante omofobi di propagandare la discriminazione fondata sul Genere o sull'Orientamento Sessuale, si cancella il già esistente impedimento a propagandare l'odio razziale o etnico.
Questa scelta, per quanto siamo consapevoli della delicatezza del suo intreccio col tema della Libertà di Espressione, svilisce e mortifica, prima ancora che le persone Lgbt, il senso stesso della Legge esistente e della sua necessaria estensione a tutela delle persone omosessuali, lesbiche e trans. L'omofobia non è solo l'atto violento ed estremo sul corpo di una persona, ma è prima ancora e soprattutto quell'humus di cultura e di linguaggio che alimenta l'odio fino a legittimare lo stesso atto violento. L'impossibilità di punire (cioè di considerare “reato”) un intervento nelle aule parlamentari che inciti alla violenza contro i “culattoni” o allo stupro, l'omelia di un prete che parla di disordine morale o di connivenza col Male quando tratta il tema dell'omosessualità, la lezione di un insegnante che considera malate o contro natura le persone omosessuali e/o le coppie formate da persone dello stesso sesso, significa rassegnarsi all'impossibilità di agire innanzitutto sul piano della Cultura e sul piano del Linguaggio. E poiché essi sono gli strumenti che per primi alimentano e legittimano l'odio verso le Differenze, significa rassegnarsi ad un'azione legislativa che è solo di facciata e che non produce una reale trasformazione di Cultura e di Senso. Se la formazione scolastica, solo per fare un esempio che chiarisca definitivamente che il problema non sono i pulpiti delle Chiese, contenesse meno parole che celebrano la “naturalezza” dell'unione tra Uomo e Donna, assai probabilmente esisterebbe un numero minore di bulli e di atti di bullismo.
Nascondere questa menomazione inferta alla Legge Mancino dietro la difesa della “Libertà di espressione” è un espediente non solo offensivo dell'intelligenza altrui ma anche e soprattutto lesivo delle fondamenta della Legge stessa: cosa c'entra la Libertà di incitazione alla violenza o la Libertà di usare un linguaggio discriminatorio con la Libertà di Espressione? Esattamente quale Libertà viene difesa quando si tutela il diritto di incitare all'odio o alla discriminazione? E' questo il significato di quella nobile conquista che chiamiamo “Libertà di Espressione”? Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dirsi contrari al Matrimonio Egualitario, ma chiediamo una Legge che impedisca di dichiarare in pubblico che due persone dello stesso sesso non possono sposarsi perchè ciò costituisce offesa alla Natura e alla Morale o addirittura all'Equilibrio universale. Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dire che vedere due uomini o due donne che si baciano provoca fastidio, ma chiediamo una Legge che impedisca di affermare in pubblico che baciare una persona dello stesso sesso è come baciare un cane o baciare un cadavere. Difendere la Libertà di Espressione significa tutelare il diritto al dissenso, ma non certamente tutelare il diritto all'offesa o alla promozione dell'Odio.
Per questi motivi, nell'imminenza finalmente di una discussione in Parlamento su una Legge che si definisce contro la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale, chiediamo con forza a tutte/i voi di utilizzare qualunque strumento legato al vostro ruolo istituzionale per impedire che questa occasione storica di progresso culturale e di acquisizione di un più moderno e più inclusivo modello di Convivenza Civile venga compromessa approvando un testo di Legge non solo monco o incompleto ma addirittura potenzialmente inefficace: nella piena consapevolezza che non solo i pugni e le coltellate possono ferire ed uccidere le persone, ma anche e prima di tutto un contesto culturale nel quale sono considerate legittime ed inattaccabili le Parole che incitano all'odio. E ve lo chiediamo anche per coerente rispetto di tutti quei Principi in difesa dei quali avete espresso il vostro pieno sostegno (e la vostra diretta partecipazione) al Pride Nazionale di Palermo ed alla sua piattaforma politica."
Le risposte dei parlamentari:
mercoledì 11 settembre 2013
Sardinia Queer Short Film Festival 2013
USN|expo
Sardinia Queer Short Film Festival 2013
Sardinia Queer Short Film Festival 2013
Seconda edizione del festival sardo per cortometraggi a tematica lesbica, gay, bisessuale, transgender e queer.
Premio della Giuria: 2.000 euro
Premio del Pubblico: 500 euro
Premio del Pubblico: 500 euro
Uno Sguardo Normale – Sardinia Queer Short Film Festival 2013 è
un concorso cinematografico dedicato a cortometraggi, inediti e non, a
tematica gay, lesbica, bisessuale, transgender e queer, in tutte le sue
possibili diverse accezioni, prospettive e realtà.
USN|festival si
inserisce nel cartellone di iniziative di "Uno Sguardo Normale Expo
2013", una settimana intera di cinema, letteratura, incontri di
approfondimento e formazione dedicati alla cultura omosessuale,
transgender e queer, organizzata dall’Associazione Culturale ARC di Cagliari, dal Circolo del Cinema ARCinema, membro della Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, e dall'Associazione Studentesca universitARC.
USN|expo si propone così, anche quest'anno, di sensibilizzare la società, attraverso l'universale mezzo di comunicazione dell’arte, sui temi delle naturali differenze di orientamento sessuale e di identità di genere, e sulla necessità di raggiungere equivalenti diritti civili per tutte e tutti. Inoltre, attraverso il Festival, ARC, ARCinema e universitARC perseguono l’obiettivo di valorizzare e promuovere le produzioni cinematografiche, anche piccole e piccolissime, dedicate a questo tema; favorire il confronto e lo scambio culturale tra le produzioni di paesi diversi; offrire alla città di Cagliari e alla Sardegna la possibilità di scoprire un mondo cinematografico poco conosciuto.
USN|expo si propone così, anche quest'anno, di sensibilizzare la società, attraverso l'universale mezzo di comunicazione dell’arte, sui temi delle naturali differenze di orientamento sessuale e di identità di genere, e sulla necessità di raggiungere equivalenti diritti civili per tutte e tutti. Inoltre, attraverso il Festival, ARC, ARCinema e universitARC perseguono l’obiettivo di valorizzare e promuovere le produzioni cinematografiche, anche piccole e piccolissime, dedicate a questo tema; favorire il confronto e lo scambio culturale tra le produzioni di paesi diversi; offrire alla città di Cagliari e alla Sardegna la possibilità di scoprire un mondo cinematografico poco conosciuto.
La rassegna di "Uno Sguardo Normale" (a cui il Festival si affianca), giunta alla sua undicesima edizione consecutiva,
sarà organizzata lungo sette giornate, da lunedì 25 novembre a domenica
1 dicembre 2013, presso il Cineteatro “Nanni Loy” dell’E.R.S.U. (la
serata finale è invece previsto che si svolga presso una sala
cinematografica della città), durante la quale saranno proiettati, oltre
ai cortometraggi in concorso, anche sei lungometraggi internazionali a
tematica omosessuale, transgender e queer, di rilevante importanza
artistica o sociale. È inoltre previsto che, come ogni anno, le
proiezioni vengano introdotte da incontri pubblici con autori,
interpreti e altre personalità, e che vengano seguite dal dibattito del
pubblico, secondo il progetto culturale di educazione degli adulti e nel
rispetto del diritto alla risposta del pubblico, promosso dalla
F.I.C.C. - Federazione Italiana dei Circoli del Cinema.
Alla
preselezione del concorso sono ammessi cortometraggi della durata
massima di 30 minuti, anche non inediti, delle seguenti tipologie:
documentario, fiction, animazione, videoclip, videoarte. La
partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutte e tutti, senza
limiti di età e di nazionalità. Ogni autrice o autore può inviare una o
più opere, compilando per ciascun lavoro la relativa scheda di
iscrizione (entry-form), scaricabile (insieme al bando) dal sito
internet www.usnexpo.it.
Le opere devono essere inviate, in busta chiusa con l’intestazione “UNO
SGUARDO NORMALE 2013 – FESTIVAL”, entro la data di scadenza (13 ottobre 2013), alla segreteria di USN|festival, presso il seguente indirizzo:
Società Umanitaria – Cineteca Sarda
viale Trieste, 118 – C.A.P.: 09123
Cagliari
(Italy)
viale Trieste, 118 – C.A.P.: 09123
Cagliari
(Italy)
La realizzazione di USN|expo è
resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Sardegna Film
Commission, dell'E.R.S.U. - Ente Regionale per il diritto allo Studio
Universitario, della Provincia di Cagliari, del Comune di Cagliari,
della Società Umanitaria - Cineteca Sarda, della F.I.C.C. - Federazione
Italiana Circoli del Cinema, e di tutte le persone e le realtà culturali
e associative cagliaritane e sarde che da undici anni sostengono
l'impegno culturale e sociale dell'ARC.
USN|teamARC associazione culturale l.g.b.t.q. Cagliariassociazionearc@gmail.com
martedì 10 settembre 2013
(D)ALLA RUSSIA CON AMORE (OVVERO, PERCHE' NON HO ADERITO NE' PARTECIPATO AL KISS-IN DI DOMENICA)
di Luigi CarolloDomenica scorsa si è svolta a Palermo, contemporaneamente a molte altre città in Italia e nel Mondo, una manifestazione di protesta contro la Legge che vieta in Russia la cosiddetta "propaganda omosessuale" ed in solidarietà ai/alle militanti Lgbt che operano in quel Paese. Pur riconoscendone, ovviamente, le buone intenzioni, non ho ritenuto personalmente e politicamente opportuno di dare la mia adesione e partecipare per alcuni motivi che mi fa piacere condividere qui adesso. Cioè a manifestazione già avvenuta, proprio per evitare qualunque polemica a priori interna al Movimento e, quindi, assolutamente inutile e dannosa. Ma a cose fatte ritengo invece possibile ed anche necessario un confronto sulle motivazioni. Soprattutto quando esse hanno a che fare con la pratica politica. Per cui, ecco i motivi della mia mancata adesione.
- Intanto, sin dalla sua nascita alcuni mesi fa, non ho condiviso ed ho trovato anzi molto discutibili le scelte "comunicative" e di immagine legate alle iniziative contro la Legge voluta da Putin e Medvedev. Sinceramente non comprendo il senso dell'utilizzo, per promuovere queste iniziative, del viso di Putin truccato da donna. E' un modo per prenderlo in giro? Nel senso che gli omosessuali usano il trucco ed il travestitismo come strumento per offendere un paladino della virilità? Se è così mi pare un controsenso stupido e persino leggermente omofobo. Si vuole alludere ad una propensione di Putin all'omosessualità? A quale scopo? Per sbeffeggiarlo? E' una scelta fatta solo per ridere? Dinanzi ad un tema così serio come la limitazione delle libertà individuali ed associative? In ogni caso, trovo politicamente del tutto incomprensibile come il Movimento Lgbt possa scegliere una iconografia tipicamente "gaia" per prendere in giro Putin proprio mentre questo si fa difensore di una legge contro la propaganda dei temi Lgbt.
- Quale sarebbe il senso di una protesta fatta baciandosi davanti alle Ambasciate ed ai Consolati? Per altro di domenica pomeriggio, giorno in cui notoriamente quegli uffici sono al massimo del loro funzionamento e stracolmi di funzionari e di utenti... Non sarebbe stato molto più sensato politicamente recarsi DENTRO (e non FUORI) i consolati e le ambasciate per chiedere incontri ufficiali tra il Movimento Lgbt e i rappresentanti del Governo russo nel nostro Paese? Magari per conoscere la loro posizione al riguardo; e per presentare loro un documento politico chiaro e condiviso?
- Durante il kiss-in di Roma, lo stesso Presidente nazionale di Arcigay (che era lì presente) ha espresso il suo, giustissimo e condivisibile, rammarico per il silenzio sul tema delle Legge approvata dalla Duma da parte di Letta e dei rappresentanti dei Governi Europei in occasione del G20. Che, per pura coincidenza, si teneva in questa occasione proprio a San Pietroburgo. Solo Obama ha dato un chiaro segnale critico verso quella legge, incontrando i/le militanti Lgbt a chiusura del G20; temo più per ripicca per la questione siriana che per reale scelta politica (nel senso che dubito fortemente che quell'incontro si sarebbe svolto comunque se Putin avesse aderito al piano dell'attacco contro la Siria, se non ci fosse ancora in ballo la vicenda Snowden e se le due diplomazie non fossero così in "freddo" come sono in questi mesi). Letta e l'intera Europa hanno invece preferito non infastidire Putin in casa sua. Ecco, mi fa piacere che Romani se ne sia accorto ma questo fa nascere spontanea una domanda: invece di organizzare un kiss-in a livello nazionale, non sarebbe stato politicamente molto più opportuno e molto più fruttifero chiedere un incontro ufficiale col Governo italiano nei giorni precedenti il G20? Magari proprio per chiedere ufficialmente a Letta di pronunciarsi sulla grave violazione di libertà in atto in Russia; e di farlo ufficialmente a San Pietroburgo? O ancora: in Italia esiste una rappresentanza ufficiale della Commissione Europea (esiste in ogni paese membro UE); non sarebbe stato politicamente più opportuno incontrare ufficialmente come Movimento Lgbt quella rappresentanza e chiederle di farsi carico di un'azione di protesta a livello comunitario? Del resto l'Unione Europea (vedi i tempi dell'annessione della Turchia) ha sempre sostenuto che il rispetto dei diritti delle persone Lgbt è da considerarsi fondamentale e necessario nella costruzione del dialogo tra Unione Europea e gli altri paesi. Ma perché fare tutte queste cose quando ci si può scambiare bacetti? Vuoi mettere l'effetto mediatico? Ovviamente alla faccia di una qualunque ricaduta concreta e produttrice di effetti rispetto al tema in questione.
- A cosa servono manifestazioni del genere, rispetto al tema vero che è quella della libertà di espressione nei paesi in cui essa è a rischio o addirittura negata? Mi spiego meglio: come si misura il successo di una iniziativa quando essa si presenta come kiss-in? Si misura dal numero di persone presenti? E che c'azzecca? Il kiss-in è andato pressoché deserto quasi dappertutto; ma se fossero stati invece in migliaia a partecipare cosa sarebbe cambiato? Indubbiamente sarebbe stato un successo per l'organizzazione, ma con quali ricadute rispetto ai/alle militanti che oggi rischiano la loro libertà in Russia? 10 baci o 10.000 baci in che modo avrebbero potuto fare la differenza? Certo, ammesso che possano venire a conoscenza dei numeri reali, tante migliaia di partecipanti avrebbero reso felici i/le militanti russi/e nel sapere quanto affetto e quanta attenzione c'è nel mondo in questo momento nei loro confronti. Ma è questo il tema della battaglia politica? Il dire "vi siamo vicini e vi vogliamo bene"? (Cosa che si potrebbe fare anche inviando lettere ufficiali, tanto per fare un esempio). Oppure il vero tema è trovare strumenti efficaci che possano incidere sull'opinione pubblica e, soprattutto, sui lavori della Duma? Io penso che la scommessa reale sia la seconda; e questa la si vince se si agisce politicamente e costruendo interlocuzioni con le Istituzioni nazionali ed internazionali. Alla Duma devono rivolgersi i Parlamenti suoi omologhi, e non i/le militanti Lgbt: anche per far comprendere che in gioco sono le libertà di tutte/i, anzi il concetto stesso di Libertà. E che la battaglia contro quella legge non è un tema che riguarda solo gay e lesbiche e trans. A Putin devono rivolgersi i Governi, piuttosto che manifestanti che magari lo sbeffeggiano truccandolo da drag. Proprio per costruire il senso di un isolamento politico provocato da quella legge; un messaggio del tipo "questa legge vi riporta nel medio-evo e vi spinge fuori dalla civiltà". Poiché invece queste strade non vengono battute, a me pare che invece si preferisca un livello assai più autoreferenziale (magari in buona fede, per carità) e cioè quello del mettersi in piazza per agevolare la propria visibilità politico/associativa. "Noi ci siamo" è un messaggio bello ed anche assolutamente legittimo; ma non vedo perché utilizzare quanto sta accadendo in Russia per far vedere alla comunità lgbt italiana che ci siamo.
- Last but not least. Se c'è un Paese in cui proprio è incomprensibile questo furore contro la Russia, beh questo è decisamente l'Italia. In questi mesi non riesco proprio a capire a quale titolo abbiamo deciso di poter impartire lezioni al Parlamento Russo. Noi siamo il Paese nel quale, a quasi 20 anni dal primo pronunciamento del Parlamento Europeo, non è stata prodotta alcuna legge che intervenga sui temi della discriminazione, del riconoscimento delle unioni affettive e della genitorialità omosessuale. Siamo il Paese nel quale le Leggi contro l'omofobia vengono bloccate addirittura con le pregiudiziali di anti-costituzionalità. Siamo il Paese nel quale, con la complicità ANCHE delle associazioni Lgbt nazionali, rischia di essere approvata una legge contro l'omofobia di livello assolutamente mediocre e che addirittura, pur di non terrorizzare la Destra e la Chiesa con interventi che puniscano la propaganda dell'odio contro le persone omosessuali e transessuali, cancella quel divieto nell'intera Legge Mancino. Cioè, pur di non vietare per esempio ad un parlamentare omofobo di chiedere la gogna per le persone omosessuali, si elimina dalla Legge Mancino quel dispositivo che considerava reato il chiedere la gogna per le persone appartenenti ad una razza differente. Ecco, io capisco che possano scandalizzarsi in Francia o in Olanda o in Australia o negli Stati Uniti per la Legge discussa alla Duma russa... quel che capisco molto meno è lo scandalo nel nostro Paese, che non ha alcun diritto di ergersi a paladino di Diritti che non riesce a garantire innanzitutto in casa propria. Ecco perché mi pare del tutto incomprensibile questo furore militante di chi scopre improvvisamente l'esistenza di una Russia illiberale. Mi pare un po' come quando in occasione degli Europei di calcio (e giuro che lo dico con tutto il rispetto possibile per gli animalisti) si scatenò un furore da social network contro la soppressione dei cani randagi... in un paese in cui gli oppositori politici vengono ancora messi in carcere o simpaticamente ridotti al silenzio.
domenica 8 settembre 2013
Via Castellana Bandiera: Venezia 2013, Coppa Volpi a Elena Cotta
Scritto da: Antonio Maria Abate
Conosciamo meglio Elena Cotta, l'attrice che grazie alla sua interpretazione nel film Via Castellana Bandiera ha riportato la Coppa Volpi in Italia.
Classe 1931, Elena Cotta Ramusino riporta in Italia la Coppa Volpi, assegnatale dalla Giuria della 70. Mostra d’Arte Cinematografica Internazionale di Venezia per Via Castellana Bandiera, film di Emma Dante. Nata a Milano il 19 Agosto, giovanissima frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, dove vince una borsa di studio.
Dopo una passeggera infatuazione per la televisione, Elena asseconda la vocazione, da sempre coltivata, per il teatro. Insieme al marito Carlo Alighiero, con il quale reciterà in quasi tutti i suoi spettacoli, porta in tournée in Cina Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, che avrà un successo strepitoso, tanto da approdare anche in Russia. Prestata al cinema in qualità di coprotagonista nel film Terza Generazione, alla sua seconda apparizione sul grande schermo ottiene già un importante riconoscimento, ossia la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Ecco quanto ha avuto modo di dichiarare la diretta interessata nel corso di un’intervista inerente a Via Castellana Bandiera. Si parla del suo personaggio, l’ambigua Samira:
Samira ha una sua primordialità. Indubbiamente prende la vita non da individuo sofisticato, però nella sua elementarità ha delle cose che comunque vivono il dolore per la figlia che ha perso. La convivenza con questa famiglia e questo genero abbastanza brutale la porta a decidere che l’unica cosa da fare è uscire di scena. L’occasione le viene offerta da questo scontro. In questo scontro matura la decisione di farla finita. In questo c’è anche una razionalità non animale, non tanto primitiva. E’ un personaggio abbastanza strano, però in questi suoi sentimenti materni di difficoltà esistenziale ci si può in tanti modi riconoscere. Non è un personaggio molto distante a delle problematiche che appartengono un po’ agli uomini… la difficoltà di vivere delle situazioni molto molto pesanti.
Un premio che già fa discutere, visto e considerato il nome di colei che veniva data vincitrice da giorni, ossia Judi Dench. Tutto ciò senza nulla togliere alla viscerale prova della Cotta, che nel film della Dante è chiamata ad interpretare un personaggio non solo fondamentale ma anche complesso. E chi meglio di un’attrice proveniente dal Teatro poteva raccogliere la sfida di un’interpretazione il cui vigore doveva fare a meno della parola? Al di là delle legittime riserve, non possiamo né vogliamo certo esimerci dal complimentarci con Elena Cotta per questo importantissimo riconoscimento.
Fonte: http://www.cineblog.it/
giovedì 5 settembre 2013
mercoledì 4 settembre 2013
«Genitore al posto di padre e madre», minacce di morte sul web alla consigliera Seibezzi
Chiediamo al Comune di Palermo di esprimere solidarietà alla consigliera Seibezzi, modificando in tempi brevi la sua modulistica riguardante la scuola, con l'eliminazione di qualsiasi formula discriminatoria.
Articolo di Roberta De Rossi
Venezia. Gli insulti su un social network, dopo la proposta di Camilla Seibezzi di usare sui moduli comunali il solo termine "genitore". Presentata denuncia alla Digos. L'assessore Gianfranco Bettin: «Evitiamo speculazioni politiche»
Carlo Verri - Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo
Articolo Tre Palermo
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Articolo di Roberta De Rossi
Venezia. Gli insulti su un social network, dopo la proposta di Camilla Seibezzi di usare sui moduli comunali il solo termine "genitore". Presentata denuncia alla Digos. L'assessore Gianfranco Bettin: «Evitiamo speculazioni politiche»
Tra solidarietà e insulti, sostegno e critiche politiche, arrivano anche le minacce di morte in rete: le più volgari e sguaiate. Così, ieri, Camilla Seibezzi - consigliera comunale e delegata del sindaco Orsoni ai Diritti civili e contro le discriminazioni, finita su tutti i media nazionali per la sua determinazione a sostituire “madre e padre” nella modulistica comunale per i Nidi con l'onnicomprensivo termine “genitore” – ha presentato una denuncia alla Digos, che si è attivata per identificare i due autori padovani delle pesanti intimidazioni. A segnalare gli insulti che auguravano la morte alla consigliera è stato, infatti, il Comune di Padova, che le ha rintracciate su un social network, avvisando il presidente del consiglio comunale Turetta, che ha avvertito Seibezzi. Ed è partita l'ovvia denuncia: nel frattempo le pagine incriminate erano state cancellate dagli autori, ma a riprova c'è la “foto” degli insulti postati.
Continua così in un'escalation di eccessi il dibattito scatenato dall’annuncio della neo delegata Seibezzi di voler iniziare la battaglia civile contro le discriminazioni dalla modifica della modulistica del Comune, nella quale far ricomprendere sotto la voce “genitore” le figure di riferimento anche delle coppie omosessuali con figli, quelle molte “famiglie Arcobaleno” non riconosciute come tali dalla legge italiana, ma realtà delle nostra quotidianità. «Io vado avanti. Ho letto di obiezioni del sindaco, ma lui non mi ha chiamato e, in ogni caso, il mio mandato era chiaro in quel che ci siamo detti e che gli ho scritto», commenta Seibezzi, «inizialmente la mia scelta non sara' popolare, ma sono convinta di avere fatto la cosa giusta, quella in cui credo di piu', quella che aggiunge e non toglie, al mondo, un piccolissimo passo verso i diritti civili di tutti». L’idea è che attraverso il linguaggio si può dare affermazione sociale all’uguaglianza - pur nei margini ristretti dell’attuale norma italiana - per dare ai figli di coppie omosessuali (anagraficamente solo del padre o madre biologici) gli stessi diritti in termini di punteggio di quelli delle famiglie etero. Apriti cielo.
«Si dovrebbero evitare speculazioni politiche e distorsioni di senso nella discussione», commenta l’assessore alle Politiche giovanili, Gianfranco Bettin, «si è letto, incredibilmente, che ciò comporterebbe “la fine della famiglia” o “la cancellazione dei ruoli di mamma e papà”. In realtà, l’uso del solo termine “genitore” su alcuni moduli non toglie alcun ruolo a nessuno e non produce (o magari registrerebbe) la fine di nulla. Rafforza, invece, tali ruoli o meglio ne riconosce la realtà in atto anche in chi, legittimamente e pienamente, già li svolge, pur non avendo potuto esserlo per ragioni biologiche o altro. Né l’idea di maternità o paternità né di famiglia vengono diminuite: al contrario, se ne esalta la funzione e la si riconosce pienamente: genitori sono riconosciuti, nei casi previsti, coloro i quali se ne assumono virtuosamente la responsabilità mentre si garantisce ai loro figli e alle loro figlie il diritto di essere pienamente riconosciuti».
Solidarietà e stima dall'Arcigay. Piena «solidarietà e stima», da parte dell'Arcigay, a Camilla Seibezzi, neodelegata ai diritti civili del Comune di Venezia, al centro di polemiche per aver modificato la modulistica comunale, sostituendo i termini madre e padre con la parola genitore. A manifestare vicinanza a Seibezzi è, in una nota, il presidente della stessa Arcigay, Flavio Romani. «Le minacce di morte indirizzate alla consigliera del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi - scrive - sono l'inaccettabile esito di un clima d'odio fomentato apertamente dalla politica. Quello di Camilla Seibezzi è un provvedimento maturo, progressista, che ragiona sull'inclusione sociale e che sarebbe auspicabile, se non addirittura doveroso, in tutte le amministrazioni locali».
lunedì 2 settembre 2013
Referendum radicali
Ricordiamo a tutte e tutti la possibilità di firmare per la presentazione dei referendum radicali, tra i quali Articolo Tre sostiene con particolare forza quelli su:
DIVORZIO BREVE: Per eliminare i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio
8XMILLE: Libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille
ERGASTOLO: Per l’abolizione dell’ergastolo
IMMIGRAZIONE: Abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare
CUSTODIA CAUTELARE: Contro l’abuso della custodia cautelare
DROGHE: Niente carcere per fatti di lieve entità della normativa sugli stupefacenti
http://www.referendumradicali.it/
DIVORZIO BREVE: Per eliminare i tre anni di separazione obbligatoria prima di ottenere il divorzio
8XMILLE: Libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille
ERGASTOLO: Per l’abolizione dell’ergastolo
IMMIGRAZIONE: Abrogazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare
CUSTODIA CAUTELARE: Contro l’abuso della custodia cautelare
DROGHE: Niente carcere per fatti di lieve entità della normativa sugli stupefacenti
http://www.referendumradicali.it/
Altroquando: sconto del 50% sulla merce esposta
Da oggi, lunedì 2 settembre, CON L'ECCEZIONE DEI PRODOTTI DA EDICOLA E DELLE ULTIME NOVITA' USCITE, si effettuerà lo sconto del 50% sulla merce esposta. Date voce e buoni acquisti. Approfittatene e sostenete Altroquando
https://www.facebook.com/pages/AltroQuando/109922758526?fref=ts
venerdì 30 agosto 2013
Campagna tesseramento Articolo Tre
Parte lunedì 2 settembre 2013 la campagna di tesseramento ad Articolo Tre Palermo per il 2014 (tessera valida anche per il 2013).
Nei prossimi giorni vi informeremo sulle iniziative di tesseramento che organizzeremo. Potete comunque contattarci se volete rinnovare la tessera o se volete aderire per la prima volta.
e-mail: articolotrepalermo@yahoo.it
pagina FB: https://www.facebook.com/articolotre.palermo?fref=ts
cell. 3493756763
Nei prossimi giorni vi informeremo sulle iniziative di tesseramento che organizzeremo. Potete comunque contattarci se volete rinnovare la tessera o se volete aderire per la prima volta.
e-mail: articolotrepalermo@yahoo.it
pagina FB: https://www.facebook.com/articolotre.palermo?fref=ts
cell. 3493756763
martedì 27 agosto 2013
Intervista a Salvatore Rizzuto Adelfio e Filippo Messina
Salutiamo Salvatore pubblicando un'intervista a lui e a Filippo, realizzata da Giuseppe Carleo
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