martedì 10 settembre 2013

(D)ALLA RUSSIA CON AMORE (OVVERO, PERCHE' NON HO ADERITO NE' PARTECIPATO AL KISS-IN DI DOMENICA)

di Luigi Carollo

Domenica scorsa si è svolta a Palermo, contemporaneamente a molte altre città in Italia e nel Mondo, una manifestazione di protesta contro la Legge che vieta in Russia la cosiddetta "propaganda omosessuale" ed in solidarietà ai/alle militanti Lgbt che operano in quel Paese. Pur riconoscendone, ovviamente, le buone intenzioni, non ho ritenuto personalmente e politicamente opportuno di dare la mia adesione e partecipare per alcuni motivi che mi fa piacere condividere qui adesso. Cioè a manifestazione già avvenuta, proprio per evitare qualunque polemica a priori interna al Movimento e, quindi, assolutamente inutile e dannosa. Ma a cose fatte ritengo invece possibile ed anche necessario un confronto sulle motivazioni. Soprattutto quando esse hanno a che fare con la pratica politica. Per cui, ecco i motivi della mia mancata adesione.

  1. Intanto, sin dalla sua nascita alcuni mesi fa, non ho condiviso ed ho trovato anzi molto discutibili le scelte "comunicative" e di immagine legate alle iniziative contro la Legge voluta da Putin e Medvedev. Sinceramente non comprendo il senso dell'utilizzo, per promuovere queste iniziative, del viso di Putin truccato da donna. E' un modo per prenderlo in giro? Nel senso che gli omosessuali usano il trucco ed il travestitismo come strumento per offendere un paladino della virilità? Se è così mi pare un controsenso stupido e persino leggermente omofobo. Si vuole alludere ad una propensione di Putin all'omosessualità? A quale scopo? Per sbeffeggiarlo? E' una scelta fatta solo per ridere? Dinanzi ad un tema così serio come la limitazione delle libertà individuali ed associative? In ogni caso, trovo politicamente del tutto incomprensibile come il Movimento Lgbt possa scegliere una iconografia tipicamente "gaia" per prendere in giro Putin proprio mentre questo si fa difensore di una legge contro la propaganda dei temi Lgbt. 
  2. Quale sarebbe il senso di una protesta fatta baciandosi davanti alle Ambasciate ed ai Consolati? Per altro di domenica pomeriggio, giorno in cui notoriamente quegli uffici sono al massimo del loro funzionamento e stracolmi di funzionari e di utenti... Non sarebbe stato molto più sensato politicamente recarsi DENTRO (e non FUORI) i consolati e le ambasciate per chiedere incontri ufficiali tra il Movimento Lgbt e i rappresentanti del Governo russo nel nostro Paese? Magari per conoscere la loro posizione al riguardo; e per presentare loro un documento politico chiaro e condiviso?
  3. Durante il kiss-in di Roma, lo stesso Presidente nazionale di Arcigay (che era lì presente) ha espresso il suo, giustissimo e condivisibile, rammarico per il silenzio sul tema delle Legge approvata dalla Duma da parte di Letta e dei rappresentanti dei Governi Europei in occasione del G20. Che, per pura coincidenza, si teneva in questa occasione proprio a San Pietroburgo. Solo Obama ha dato un chiaro segnale critico verso quella legge, incontrando i/le militanti Lgbt a chiusura del G20; temo più per ripicca per la questione siriana che per reale scelta politica (nel senso che dubito fortemente che quell'incontro si sarebbe svolto comunque se Putin avesse aderito al piano dell'attacco contro la Siria, se non ci fosse ancora in ballo la vicenda Snowden e se le due diplomazie non fossero così in "freddo" come sono in questi mesi). Letta e l'intera Europa hanno invece preferito non infastidire Putin in casa sua. Ecco, mi fa piacere che Romani se ne sia accorto ma questo fa nascere spontanea una domanda: invece di organizzare un kiss-in a livello nazionale, non sarebbe stato politicamente molto più opportuno e molto più fruttifero chiedere un incontro ufficiale col Governo italiano nei giorni precedenti il G20? Magari proprio per chiedere ufficialmente a Letta di pronunciarsi sulla grave violazione di libertà in atto in Russia; e di farlo ufficialmente a San Pietroburgo? O ancora: in Italia esiste una rappresentanza ufficiale della Commissione Europea (esiste in ogni paese membro UE); non sarebbe stato politicamente più opportuno incontrare ufficialmente come Movimento Lgbt quella rappresentanza e chiederle di farsi carico di un'azione di protesta a livello comunitario? Del resto l'Unione Europea (vedi i tempi dell'annessione della Turchia) ha sempre sostenuto che il rispetto dei diritti delle persone Lgbt è da considerarsi fondamentale e necessario nella costruzione del dialogo tra Unione Europea e gli altri paesi. Ma perché fare tutte queste cose quando ci si può scambiare bacetti? Vuoi mettere l'effetto mediatico? Ovviamente alla faccia di una qualunque ricaduta concreta e produttrice di effetti rispetto al tema in questione.
  4. A cosa servono manifestazioni del genere, rispetto al tema vero che è quella della libertà di espressione nei paesi in cui essa è a rischio o addirittura negata? Mi spiego meglio: come si misura il successo di una iniziativa quando essa si presenta come kiss-in? Si misura dal numero di persone presenti? E che c'azzecca? Il kiss-in è andato pressoché deserto quasi dappertutto; ma se fossero stati invece in migliaia a partecipare cosa sarebbe cambiato? Indubbiamente sarebbe stato un successo per l'organizzazione, ma con quali ricadute rispetto ai/alle militanti che oggi rischiano la loro libertà in Russia? 10 baci o 10.000 baci in che modo avrebbero potuto fare la differenza? Certo, ammesso che possano venire a conoscenza dei numeri reali, tante migliaia di partecipanti avrebbero reso felici i/le militanti russi/e nel sapere quanto affetto e quanta attenzione c'è nel mondo in questo momento nei loro confronti. Ma è questo il tema della battaglia politica? Il dire "vi siamo vicini e vi vogliamo bene"? (Cosa che si potrebbe fare anche inviando lettere ufficiali, tanto per fare un esempio). Oppure il vero tema è trovare strumenti efficaci che possano incidere sull'opinione pubblica e, soprattutto, sui lavori della Duma? Io penso che la scommessa reale sia la seconda; e questa la si vince se si agisce politicamente e costruendo interlocuzioni con le Istituzioni nazionali ed internazionali. Alla Duma devono rivolgersi i Parlamenti suoi omologhi, e non i/le militanti Lgbt: anche per far comprendere che in gioco sono le libertà di tutte/i, anzi il concetto stesso di Libertà. E che la battaglia contro quella legge non è un tema che riguarda solo gay e lesbiche e trans. A Putin devono rivolgersi i Governi, piuttosto che manifestanti che magari lo sbeffeggiano truccandolo da drag. Proprio per costruire il senso di un isolamento politico provocato da quella legge; un messaggio del tipo "questa legge vi riporta nel medio-evo e vi spinge fuori dalla civiltà". Poiché invece queste strade non vengono battute, a me pare che invece si preferisca un livello assai più autoreferenziale (magari in buona fede, per carità) e cioè quello del mettersi in piazza per agevolare la propria visibilità politico/associativa. "Noi ci siamo" è un messaggio bello ed anche assolutamente legittimo; ma non vedo perché utilizzare quanto sta accadendo in Russia per far vedere alla comunità lgbt italiana che ci siamo. 
  5. Last but not least. Se c'è un Paese in cui proprio è incomprensibile questo furore contro la Russia, beh questo è decisamente l'Italia. In questi mesi non riesco proprio a capire a quale titolo abbiamo deciso di poter impartire lezioni al Parlamento Russo. Noi siamo il Paese nel quale, a quasi 20 anni dal primo pronunciamento del Parlamento Europeo, non è stata prodotta alcuna legge che intervenga sui temi della discriminazione, del riconoscimento delle unioni affettive e della genitorialità omosessuale. Siamo il Paese nel quale le Leggi contro l'omofobia vengono bloccate addirittura con le pregiudiziali di anti-costituzionalità. Siamo il Paese nel quale, con la complicità ANCHE delle associazioni Lgbt nazionali, rischia di essere approvata una legge contro l'omofobia di livello assolutamente mediocre e che addirittura, pur di non terrorizzare la Destra e la Chiesa con interventi che puniscano la propaganda dell'odio contro le persone omosessuali e transessuali, cancella quel divieto nell'intera Legge Mancino. Cioè, pur di non vietare per esempio ad un parlamentare omofobo di chiedere la gogna per le persone omosessuali, si elimina dalla Legge Mancino quel dispositivo che considerava reato il chiedere la gogna per le persone appartenenti ad una razza differente. Ecco, io capisco che possano scandalizzarsi in Francia o in Olanda o in Australia o negli Stati Uniti per la Legge discussa alla Duma russa... quel che capisco molto meno è lo scandalo nel nostro Paese, che non ha alcun diritto di ergersi a paladino di Diritti che non riesce a garantire innanzitutto in casa propria. Ecco perché mi pare del tutto incomprensibile questo furore militante di chi scopre improvvisamente l'esistenza di una Russia illiberale. Mi pare un po' come quando in occasione degli Europei di calcio (e giuro che lo dico con tutto il rispetto possibile per gli animalisti) si scatenò un furore da social network contro la soppressione dei cani randagi... in un paese in cui gli oppositori politici vengono ancora messi in carcere o simpaticamente ridotti al silenzio.
Insomma, personalmente non ho aderito al kiss-in proprio per pieno rispetto dei temi che quella manifestazione voleva diffondere e difendere. Lo considero un errore politico, anzi un errore di non-politica: e solo per questo ho preferito restare a casa.

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