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sabato 14 settembre 2013

Palermo Pride: sulla legge contro l'omofobia in Parlamento

"Agli/alle Onorevoli

Magda Culotta
Sergio Lo Giudice
Corradino Mineo
Riccardo Nuti
Erasmo Palazzotto
Ivan Scalfarotto
Gea Schirò Planeta
Alessandro Zan

Cari/e, ci rivolgiamo all'intero Parlamento italiano attraverso di voi, che avete partecipato attivamente al Pride Nazionale di Palermo e ne avete condiviso i documenti programmatici. Vi chiediamo, come Coordinamento organizzatore del Pride di Palermo dello scorso giugno, di affrontare l'imminente discussione e votazione di quella che è ormai nota come “Legge contro l'Omofobia” ascoltando le nostre ragioni e le argomentazioni che ci rendono così fortemente critici/critiche e soprattutto timorosi/e rispetto alle informazioni che circolano sul testo della Legge.
L'estensione della Legge Mancino ai reati commessi sulla base della discriminazione di Genere e/o Orientamento Sessuale è il risultato cui il Movimento Lgbt ha sempre aspirato, considerandolo l'ideale strumento di Legge per prevenire le cause innanzitutto culturali della discriminazione. Esso ci sta a cuore non in quanto strumento punitivo ma anche e soprattutto in quanto strumento di prevenzione; ed in quanto strumento che sancisce l'incompatibilità tra la nostra Costituzione e le nostre Leggi e la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale.
Per questo motivo, riteniamo incompatibile con l'efficacia e col senso della Legge stessa, nonché col senso delle rivendicazioni del nostro Movimento, un testo che contenga un dispositivo che cancelli quella parte della Legge Mancino che sanziona non solo gli atti violenti ma anche qualunque forma di “propaganda” che possa incitare alla violenza causata dalla discriminazione. 
Consideriamo un errore del tutto incomprensibile ed inaccettabile che, sull'altare di un'intesa cosiddetta bipartisan che salvaguardi la tenuta del Governo (tema importante ma che nessun legame dovrebbe avere con una Legge di iniziativa parlamentare), si sacrifichi la piena efficacia della Legge; con uno stratagemma di gravità inaudita: pur di non punire l'incitazione alla violenza per ragioni di differente Orientamento Sessuale e/o Genere, si approva un dispositivo che cancella interamente questa parte della Legge Mancino, anche per l'incitazione alla discriminazione fondata sulla Razza o sull'Etnia. In parole semplici, per non impedire ad un parlamentare o un prete o un insegnante omofobi di propagandare la discriminazione fondata sul Genere o sull'Orientamento Sessuale, si cancella il già esistente impedimento a propagandare l'odio razziale o etnico.
Questa scelta, per quanto siamo consapevoli della delicatezza del suo intreccio col tema della Libertà di Espressione, svilisce e mortifica, prima ancora che le persone Lgbt, il senso stesso della Legge esistente e della sua necessaria estensione a tutela delle persone omosessuali, lesbiche e trans. L'omofobia non è solo l'atto violento ed estremo sul corpo di una persona, ma è prima ancora e soprattutto quell'humus di cultura e di linguaggio che alimenta l'odio fino a legittimare lo stesso atto violento. L'impossibilità di punire (cioè di considerare “reato”) un intervento nelle aule parlamentari che inciti alla violenza contro i “culattoni” o allo stupro, l'omelia di un prete che parla di disordine morale o di connivenza col Male quando tratta il tema dell'omosessualità, la lezione di un insegnante che considera malate o contro natura le persone omosessuali e/o le coppie formate da persone dello stesso sesso, significa rassegnarsi all'impossibilità di agire innanzitutto sul piano della Cultura e sul piano del Linguaggio. E poiché essi sono gli strumenti che per primi alimentano e legittimano l'odio verso le Differenze, significa rassegnarsi ad un'azione legislativa che è solo di facciata e che non produce una reale trasformazione di Cultura e di Senso. Se la formazione scolastica, solo per fare un esempio che chiarisca definitivamente che il problema non sono i pulpiti delle Chiese, contenesse meno parole che celebrano la “naturalezza” dell'unione tra Uomo e Donna, assai probabilmente esisterebbe un numero minore di bulli e di atti di bullismo.
Nascondere questa menomazione inferta alla Legge Mancino dietro la difesa della “Libertà di espressione” è un espediente non solo offensivo dell'intelligenza altrui ma anche e soprattutto lesivo delle fondamenta della Legge stessa: cosa c'entra la Libertà di incitazione alla violenza o la Libertà di usare un linguaggio discriminatorio con la Libertà di Espressione? Esattamente quale Libertà viene difesa quando si tutela il diritto di incitare all'odio o alla discriminazione? E' questo il significato di quella nobile conquista che chiamiamo “Libertà di Espressione”? Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dirsi contrari al Matrimonio Egualitario, ma chiediamo una Legge che impedisca di dichiarare in pubblico che due persone dello stesso sesso non possono sposarsi perchè ciò costituisce offesa alla Natura e alla Morale o addirittura all'Equilibrio universale. Noi non chiediamo una Legge che impedisca di dire che vedere due uomini o due donne che si baciano provoca fastidio, ma chiediamo una Legge che impedisca di affermare in pubblico che baciare una persona dello stesso sesso è come baciare un cane o baciare un cadavere. Difendere la Libertà di Espressione significa tutelare il diritto al dissenso, ma non certamente tutelare il diritto all'offesa o alla promozione dell'Odio.
Per questi motivi, nell'imminenza finalmente di una discussione in Parlamento su una Legge che si definisce contro la discriminazione fondata sul Genere e sull'Orientamento Sessuale, chiediamo con forza a tutte/i voi di utilizzare qualunque strumento legato al vostro ruolo istituzionale per impedire che questa occasione storica di progresso culturale e di acquisizione di un più moderno e più inclusivo modello di Convivenza Civile venga compromessa approvando un testo di Legge non solo monco o incompleto ma addirittura potenzialmente inefficace: nella piena consapevolezza che non solo i pugni e le coltellate possono ferire ed uccidere le persone, ma anche e prima di tutto un contesto culturale nel quale sono considerate legittime ed inattaccabili le Parole che incitano all'odio. E ve lo chiediamo anche per coerente rispetto di tutti quei Principi in difesa dei quali avete espresso il vostro pieno sostegno (e la vostra diretta partecipazione) al Pride Nazionale di Palermo ed alla sua piattaforma politica."


Le risposte dei parlamentari:
  1. Sergio Lo Giudice 
  2. Ivan Scalfarotto