giovedì 17 novembre 2011

La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo Monti


monti15G La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo Monti 

Di Virgilio Bartolucci
E dunque, eccola la squadra che Mario Monti ha voluto nel suo governo. Si tratta di 17 Ministeri, di cui 12 con portafoglio e 5 senza, tutti rigorosamente affidati a tecnici, 14 uomini e 3 donne. Nessun politico, per non creare imbarazzo ai partiti, ma, piuttosto, professori, un banchiere, un ambasciatore, un ammiraglio, un avvocato e un professore avvocato, oltre a tre esponenti del gentilsesso alla guida di Dicasteri importanti.
Rispetto all’esecutivo precedente calano da 23 a 17 i ministeri e diminuiscono anche le donne che, dalle 6 del governo Berlusconi, passano a 3,  sia pure con incarichi di primaria importanza.
Un esecutivo composto da persone mature, almeno a giudicare dall’età media, che nel governo Monti è di 63 anni, con solo 6 ministri sotto i 60 anni. Un incremento anagrafico considerevole, visto che il governo Berlusconi aveva un’età media di 52 anni. La composizione geografica vede 9 ministri del Nord ( sei sono lombardi), 5 quelli del centro  e tre del Sud.
Sarà questa, dunque, la composizione del nuovo esecutivo che deve portare l’Italia fuori dalle secche della crisi, vediamo meglio chi sono i prescelti.
MINISTRI CON PORTAFOGLIO: 
Economia. Il Presidente del Consiglio Mario Monti sarà anche il ministro dell’Economia.

 Sviluppo e Infrastrutture
Corrado Passera ministro dello Sviluppo 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo Monti.Il super ministro è Corrado Passera, l’ad di Intesa San Paolo si ritrova a capo di due ministeri accorpati insieme: lo Sviluppo economico e le Infrastrutture e Trasporti. Nato a Como, Passera si è laureato alla Bocconi con master in Business Administration alla Wharton School di Philadelphia. Passera nel 1980 entra in McKinsey dove rimane per cinque anni, ma prima di diventare il banchiere più potente d’Italia guida alcune delle più importanti aziende del paese.
Agli albori della sua carriera riveste l’incarico di direttore generale nelle aziende del gruppo di Carlo De Benedetti: prima alla Cir, poi all’Arnoldo Mondadori Editore, quindi a L’Espresso. Nel ’96 diventa amministratore delegato del Banco Ambrosiano che, dopo gli scandali e la vicenda Calvi, fonde con Cariplo. Nel ’98 è alla guida delle Poste Italiane. Sarà lo stesso Passera ad inaugurare l’era dei servizi finanziari con l’innovativo Banco Posta. Al timone di Poste il manager raggiunge il pareggio di bilancio.
Nel 2002 rientra dalla porta principale a Banca Intesa, a cui, nel 2006, annette Sanpaolo Imi. Intesa San Paolo è una sua creatura guidata anche nella crisi con circospezione e pagando dazio meno di altri, anche per l’indiscussa abilità politica con cui si muove.

Anna Maria Cancellieri ministro dellInterno 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiInterno. Anna Maria Cancellieri, 67 anni, romana, prefetto dal 1993, ha svolto l’inncarico in città importanti quali Vicenza, Bergamo, Catania e Genova. Nel 2007 a Catania deve fronteggiare con determinazione il caso della morte dell’ispettore capo di polizia Raciti, ucciso durante gli scontri fuori dallo stadio Massimino dopo il derby tra Catania e Palermo. Una volta in pensione non smette di lavorare e nel febbraio 2010 prende in mano le redini del Comune di Bologna, commissariato dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono  colpito dallo scandalo Cinzia gate. Sotto le due torri trova il modo di farsi apprezzare a tal punto da venire proposta come candidata sindaco prima dall’Udc di Casini e poi dal centrodestra bolognese, che cerca un volto nuovo per riemergere.
La Cancellieri rifiuta e il 20 ottobre 2011, diventa commissario prefettizio in nella Parma scossa dal terremoto della giunta Vignali, invischiata in ogni tipo di corruzione e scandalo. Un incarico che, però, non dura nemmeno tre settimane, la Cancellieri vola al Viminale per servire il paese.
Di lei si ricorda una gaffe clamorosa sulla presenza della mafia a Genova che la Cancellieri aveva escluso. A Catania nei suoi confronti, invece, è stata aperta una indagine per abuso di potere, relativa alla vicenda di un teatro cittadino per cui sarebbero state richieste delle consulenze gonfiate e poco utili.

Giulio Terzi ministro degli Esteri 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiEsteri. Agli Esteri va Giulio Maria Terzi di Santagata, attuale ambasciatore a Washington, costretto a giurare il giorno dopo perché ancora negli States. Terzi di Sant’Agata, nato a Bergamo, 65 anni, viene nominato ministro degli Affari Esteri del governo Monti a coronamento di una prestigiosa carriera diplomatica.
Inizia al Ministero degli Affari Esteri come responsabile al Cerimoniale della Repubblica e per le visite ufficiali all’esterodelle delegazioni del Governo Italiano all’estero. Nel 1975 diventa Primo Segretario per gli affari politici all’Ambasciata italiana a Parigi. dal 1978 fino al 1983 ha ricoperto il ruolo di Consigliere Economico e Commerciale in Canada. Console Generale a Vancouver durante l’Expo ’86, l’anno dopo torna a Roma alla Direzione Generale degli Affari Economici e, in seguito, alla Direzione Generale del Personale. Nel  periodo che va dalla riunificazione della Germania alla prima guerra del Golfo è a Bruxelles come Consigliere Politico presso la Rappresentanza d’Italia presso la NATO. Dal 1993 al 1998 è a New York presso la Rappresentanza d’Italia alle Nazioni Unite.
Al Ministero degli Esteri a Roma ha rivestito il ruolo di Vice Segretario Generale, Direttore Generale per la Cooperazione Politica Multilaterale e Diritti Umani. Ha assistito il ministro degli Esteri sui temi della sicurezza internazionale. Particolarmente degno di  nota è l’incarico di Ambasciatore italiano in Israele tra il 2002 e il 2004. Tra agosto 2008 e settembre 2009, Terzi è stato Rappresentante Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York.
Il neo ministro degli Esteri era già salito agli onori della cronaca. Un paio di anni fa, infatti, la sua ex moglie ha inviato una dura lettera alla Presidenza della Repubblica e al Presidente del Consiglio sostenendo che il marito spacciava a Washington un’altra donna quale “ambasciatrice” o “moglie dell’ambasciatore”. La risposta dell’ambasciatore Terzi fu secca: causa civile contro la donna.

Paola Severino ministro della Giustizia 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiGiustizia. Paola Severino è il  primo ministro della Giustizia donna nella storia della Repubblica. La Severino nata a Napoli 63 anni fa, è professore dal 1987della Facoltà di Giurisprudenza dell’università LUISS “Guido Carli” di Roma, di cui è stato anche Preside dal 2002  al 2006 e di cui ora è divenuta vice Rettore. Ha lavorato con Giovanni Maria Flick, all’epoca Guardasigilli del primo governo Prodi e Presidente Emerito della Corte Costituzionale. Ha fatto parte delle commissioni ministeriali per la riforma della legislazione penale e processuale. È avvocato dal 1977 e come penalista è tra i più noti d’Italia.
Ha difeso Romano Prodi nel processo Cirio, il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel processo IMI-SIR, Francesco Gaetano Caltagirone nell’inchiesta di Perugia su Enimont, Cesare Geronzi per il crac Cirio, l’ex segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni, il prefetto Vincenzo Parisi e l’Unione delle comunità ebraiche italiane nel processo Priebke. Tra i suoi assistiti figurano anche Eni e Telecom.
Dal 1997 al 2001 è stata la prima donna a ricoprire la carica di Vice-Presidente del Consiglio della Magistratura Militare. Considerata vicina all’Udc, nel 2002 è stata in lizza per il ruolo di Vice-Presidente del Consiglio superiore della magistratura, prima di ritirare la candidatura.
Ama recitare in teatro nel ruolo di avvocato e nell’estate 2003, nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto, ha intepretato il ruolo di difensore contrapponendosi ad Antonio Di Pietro nel ruolo dell’accusa. 

Giampaolo Di Paola ministro della Difesa 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiDifesa. Al posto del ministro La Russa, alla Difesa arriva l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, 67 anni, di Torre del Greco. Esempio di competenza tecnico-militare,  Di Paola è stato Capo del reparto politica militare dello stato maggiore della difesa dal 1994 al 1998, nel 1998 viene scelto come capo di gabinetto del ministro, Carlo Scognamiglio, ed è poi confermato dal successore Sergio Mattarella.
Dopo oltre trent’anni di carriera nella Marina militare, è nominato ammiraglio di squadra nel 1999.
Nominato segretario generale della difesa il 26 marzo 2001, mantiene l’incarico fino al 10 marzo 2004, quando è promosso a capo di stato maggiore della difesa.
Il 14 novembre 2007 il comitato militare della NATO (NAMILCOM), composto dai capi di stato maggiore dei ventisei Paesi dell’alleanza, lo ha eletto suo presidente, incarico effettivamente ricoperto dal 13 febbraio 2008.

Elsa Fornero ministro del Welfare 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiLavoro e Politiche Sociali. Elsa Fornero, 63 anni, piemontese di San Carlo Canavese, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza d’Intesa San Paolo e docente di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’università di Torino.
È considerata una dei massimi esperti  sui temi della previdenza. Ha fondato il Cerp, Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, di Moncalieri, uno dei maggiori centri studio sullo stato sociale in Italia e in Europa.
Ha svolto importanti ricerche sui sistemi di previdenza, assicurazioni sulla vita e risparmio delle famiglie ed è membro del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro. È anche componente del Nucleo di valutazione della Spesa Previdenziale, costituito presso il Ministero del Welfare, membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista de Il Sole 24 Ore e membro del CdA di Buzzi Unicem.

Salute. Renato Balduzzi, 57 anni, di Voghera, è il nuovo ministro della Salute. Balduzzi aveva già fatto parte dell’ufficio legislativo dell’ex ministro Rosi Bindi. È considerato un giurista esperto di Sanità e presidente dell’Agenas, l’agenzia per i servizi sanitari regionali. Si tratta di un ente che lavora per le Regioni, realizzando ricerche, studi e promuovendo la collaborazione di queste istituzioni con il Governo.
Balduzzi ha scritto il più importante testo sull’organizzazione sanitaria degli ultimi anni: la cosiddetta “riforma Bindi” del 1999, con cui è stata introdotta la libera professione intramoenia, cioè, svolta in strutture Asl o convenzionate a prezzi concordati con l’azienda.

Agricoltura. Mario Catania, 59 anni, di Roma, è stato nominato al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Laureato in giurisprudenza. All’età di ventisette anni è entrato come funzionario nel Ministro dell’Agricoltura. Nel 1987 passa alla direzione della tutela economica dei prodotto agricoli, prima di vincere, l’anno seguente, il concorso per dirigente.
Prima di essere nominato ministro da Mario Monti il 16 novembre 2011 ha avuto l’incarico di capo Dipartimento delle politiche agricole e internazionali.

Corrado Clini ministro dellAmbiente 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiAmbiente. Corrado Clini, 64 anni, di Latina, prende il posto di Stefania Prestigiacomo all’Ambiente. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Parma nel 1972, si è specializzato in Medicina del Lavoro presso l’Università degli studi di Padova nel 1975 e in Igiene e Sanità Pubblica all’Università degli studi di Ancona nel 1987.
Dal 1978 al 1990 è stato Direttore sanitario del Servizio Pubblico di Igiene e medicina del Lavoro di Porto Marghera (Venezia). Dal 1992 al 1998 è stato Professore presso l’Università degli Studi di Parma nel Dipartimento di Scienze Ambientali. Dal 1991 al 2011 è stato Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, Inoltre dal 1991al 2000 Clini diventa Direttore Generale del Servizio Prevenzione dell’Inquinamento Atmosferico e acustico nelle industrie, e dal 2002 è Direttore Generale della Protezione Internazionale dell’Ambiente e Sviluppo Sostenibile. Dal 1993 al 1997 è membro del Consiglio di Amministrazione dell’ENEA, di cui diventa, dal 2004 al 2007,Vice Commissario.

Francesco Profumo Pubblica Istruzione 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiIstruzione, Università e Ricerca. Francesco Profumo, 58 anni, nato a Savona, dal 13 agosto scorso è presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche. Già rettore del Politecnico di Torino dal 2005 al 2011, nella scorsa primavera è stato candidato alle primarie del Pd come candidato a sindaco di Torino. A 24 anni si è laureato in ingegneria elettrotecnica presso il Politecnico di Torino. Dal 1978 al 1984, ha lavorato come ingegnere progettista per il Centro Ricerca e Sviluppo della Società Ansaldo a Genova. Nel 1984 si è trasferito al Dipartimento di Ingegneria Elettrotecnica del Politecnico di Torino, dove è stato Professore Associato fino al 1995. Nel settembre 2003, Profumo diventa Preside della facoltà di Ingegneria e nell’ottobre del 2005 ricopre l’incarico di Rettore del Politecnico di Torino.

Beni culturali. Lorenzo Ornaghi, 73 anni, di Villasanta, provincia di Monza Dal 2002 è rettore della Cattolica di Milano ed è al suo terzo mandato. Si è laureato in Scienze politiche nel ’72 all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove ha lavorato fino all’87 come ricercatore. Nello stesso periodo è divenuto poi professore associato presso l’Università di Teramo. Nel 1990 è tornato alla Cattolica come titolare della cattedra di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche e di Storia delle dottrine politiche. Negli ultimi anni Ornaghi ha scritto molti volumi e saggi su riviste italiane e internazionali approfondendo il sistema politico e le èlite dell’Italia, oltre che l’integrazione politico-istituzionale dell’Europa e la Costituzione europea. Nel 2006 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano. 

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO:

Enzo Moavero Milanesi ministro degli Affari Europei 150x150 La storia, le luci e le ombre dei neoministri del Governo MontiAffari europei. Enzo Moavero Milanesi, 57anni, avvocato e attualmente giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia Ue. Moavero è una vecchia conoscenza di Monti, di cui è stato capo di gabinetto ai tempi della Commissione Ue.  Capo di gabinetto dei commissari europei Filippo Maria Pandolfi e Mario Monti a Bruxelles e consigliere a Palazzo Chigi di Amato e Ciampi nel periodo cruciale del 1992-1993. Moavero è esperto di mercato concorrenza e diritto internazionale. All’inizio della sua carriera, dopo la laurea in legge alla Sapienza nel 1977 e un tirocinio in uno studio legale di diritto internazionale è andato a studiare a Yale. Ma non solo perche Moavero si specializza al College de France di Bruges ed alla University of Texas, a Dallas. L’incontro con Monti risale al 1995 quando il commissario per il mercato interno, appena nominato, lo chiamo’ prima a capo del suo gabinetto e poi alla guida della Commissione alla concorrenza.

Sport e Turismo. A Piero Gnudi, bolognese, 73 anni, va il ruolo di ministro senza portafoglio di Turismo e Sport.
Gnudi è membro del direttivo di Confindustria, nonché del cda di Unicredit Group. Dal 2002 al 2011 è stato presidente del consiglio d’amministrazione dell’Enel. Laureato in economia e commercio, a Bologna è titolare di un importante e noto studio di commercialista. Politicamente vicino a Romano Prodi, Gnudi ha fatto parte dal 1994 del consiglio di amministrazione dell’Iri, ricoprendovi l’incarico di sovrintendere alle privatizzazioni nel ’97, presidente ed amministratore delegato nel ’99 e presidente del comitato dei liquidatori nel 2002. Nel 1995, sotto il governo Dini, altro amico e collega bolognese di area prodiana, Gnudi è stato consigliere economico dell’allora ministro dell’Industria Alberto Clò. 

Coesione territoriale. Al Ministero che fa arrabbiare Calderoli siede Fabrizio Barca, nato a Roma, 59 anni e un curriculum di studi di alto profilo internazionale. Il suo percorso inizia con la laurea in Scienze statistiche e demografiche (indirizzo economico) all’Università di Roma; master of Philosophy in Economia all’Università di Cambridge e visiting professor presso le Università Mit e Stanford. Ha insegnato nelle Università di Siena, Bocconi, Roma ‘Tor Vergata’, Modena, Urbino. È capo del dipartimento delle Politiche di Sviluppo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Rispetto all’incarico che andrà a ricoprire, ha contribuito, dal 1998, al ministero del Tesoro, agli studi sullo sviluppo economico italiano e alla rifondazione delle politiche territoriali di sviluppo, studi in precedenza portati avanti presso la Banca d’Italia come direttore di Area. Nel 1999 è stato nominato presidente del comitato per le Politiche territoriali dell’ Ocse. Barca ha inoltre scritto numerosi saggi e volumi sull’impresa, sul governo societario, sul capitalismo italiano.

Rapporti con il Parlamento. Il Ministero che inizialmente sarebbe dovuto andare a un politico, verrà gestito da Piero Giarda, milanese, 75 anni, laureato in economia e commercio nell’Università Cattolica di Milano nel 1962, ha studiato nelle Università di Princeton e Harvard nel periodo 1965-69. È responsabile del Laboratorio di Analisi Monetaria dell’Università Cattolica. Componente del Comitato direttivo della scuola per il dottarato in Economia e finanza delle amminsitrazioni pubbliche. Ha svolto attività di consulenza alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Finanze. È stato Presidente della Commissione Tecnica per la Spesa pubblica presso il Ministero del Tesoro dal 1986 al 1995. È stato Sottosegretario di Stato al Ministero del Tesoro dal 1995 al 2001. Libero docente di Scienza delle finanze e diritto finanziario nel 1970. Ha insegnato all’Università Cattolica dal 1968 fino al 1976 in qualità di professore incaricato; dal 1976 al 2001 in qualità di professore ordinario di Scienza delle finanze. Ha insegnato anche alla Università degli Studi della Calabria dal 1972 al 1975 e all’Università di Harvard nel 1970.
  
Cooperazione internazionale. Andrea Riccardi, nato a Roma il 16 gennaio del 1950, è ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre, noto come studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea. Soprattutto, però, Riccardi è conosciuto per essere il fondatore della Comunità di Sant’Egidio: il 7 febbraio del 1968, ancora studente, Riccardi si riunì per la prima volta con un gruppo di liceali, nell’Oratorio della Chiesa Nuova, il santuario di san Filippo Neri. Da quel primo incontro nascerà appunto la Comunità di Sant’Egidio che nel settembre 1973 stabilì il proprio centro in Piazza Sant’Egidio, a Roma, in un ex convento di monache carmelitane. Con la Comunità Riccardi ha concretizzato un forte impegno per la pace che lo ha visto nel ruolo di mediatore in diversi conflitti e ha contribuito al raggiungimento della pace in alcuni Paesi, tra cui il Mozambico, il Guatemala, la Costa d’Avorio.

Sottosegretario della Presidenza del Consiglio. Antonio Catricalà, nato a Catanzaro, 59 anni, fino ad oggi Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ruolo ricoperto dal 9 marzo 2005. Catricalà torna a Palazzo Chigi dove è già stato segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il suo incarico all’Antitrust sarebbe terminato a marzo 2012. La sua lunga carriera di magistrato e giurista, inizia con la laurea raggiunta a ventidue anni 110 e lode in legge a Roma. A seguito di concorso viene nominato, assistente di Pietro Rescigno (professore “storico” de La Sapienza – Facoltà di Giurisprudenza), di cui era stato studente. Studia economia, sociologia, storia e scienza dell’amministrazione presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, allievo di Federico Caffè. A ventiquattro anni vince il concorso in magistratura ordinaria e supera l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vinto i concorsi per procuratore dello Stato e, a ventisette anni, per avvocato dello Stato. Dal 2006 è Presidente di sezione del Consiglio di Stato in posizione di fuori ruolo. Presidente e componente di collegi amministrativi, ha collaborato con l’Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è stato Capo di Gabinetto e consigliere giuridico nei Ministeri. È stato segretario generale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

mercoledì 16 novembre 2011

Ornaghi e Riccardi, il sant'esecutivo


Vita e opere dei due ministri cattolici vicini alla Cei di Bagnasco.

di Edoardo Caprino

Anche il mondo cattolico è servito. Nellasquadra di governo di Mario Monti entrano a far parte due pezzi da novanta della Chiesa. Lorenzo Ornaghi dal rettorato dell’Università Cattolica di Milano si è trasferito al ministero dei Beni culturali, mentre Andrea Riccardi dalla Comunità di Sant'Egidio è stato scelto per il ruolo di ministro della Cooperazione internazionale.
Ornaghi è stato prima molto vicino al presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Camillo Ruini e ora al suo successore, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.
MINISTRO SCIENZIATO DELLA POLITICA. Allievo di Gianfranco Miglio, il neo ministro dei Beni culturali è un autentico scienziato della politica e molti ancora ricordano la sua intervista rilasciata al quotidiano dei vescoviAvvenire a luglio. In quella occasione intervistatore d’eccezione era il direttore Marco Tarquinio.
Erano i tempi del tentativo - abortito - di rilanciare un impegno dei cattolici in politica attraverso un diretto intervento di personalità vaticane e quell’intervista dell’ex rettore della Cattolica fu letta come un preciso segnale: la volontà che l'impegno in politica passasse per le associazioni cattoliche del territorio coordinate dalla Cei, sino a quel momento rimasta defilata.
NELLO SCONTRO TETTAMANZI-BERTONE. Ornaghi inoltre è stato al centro - involontariamente - delle diatribe sul futuro dell’Istituto Toniolo, la potente realtà che guida l’Università Cattolica, che ha visto contrapporsi l'ex arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.
Il primo era indicato come il difensore dell’autonomia dell'Istituto, mentre il secondo come il manovratore intenzionato a condurre la Cattolica sotto il controllo del Vaticano, anche nell’ottica di un superpolo cattolico della sanità.

Riccardi, da Sant'Egidio al ministero della Cooperazione internazionale

Riccardi è invece lo storico fondatore - e uomo simbolo con Vincenzo Paglia, vescovo di Terni - della Comunità di Sant’Egidio, l'associazione di carità diffusa in 73 Paesi del mondo con larga presenza in Africa e America Latina, con progetti innovativi nel campo della cooperazione internazionale.
L’operato della Comunità è stato spesso un’autentica diplomazia parallela - come nel caso del Mozambico - e ha ricevuto pubblici riconoscimenti da diversi ministri degli Esteri e in particolare dalla segreteria di Stato degli Usa. E per alcuni osservatori l'associazione ha svolto un ruolo di primo piano anche come diplomazia parallela rispetto al Vaticano.
PAESE GENEROSO NELLE DIFFICOLTÀ. Il ministero della Cooperazione internazionale e l’Integrazione che Monti ha affidato a Riccardi si inquadra come un incarico che si allinea pienamente con la storia personale del neo ministro. E non è un caso che per il portavoce della Comunità Sant’Egidio Mario Marazziti il ministero significhi «ritrovare le ragioni comuni, la capacità di convivere e di essere un Paese che anche nelle difficoltà sa essere generoso» stando per questo «dalla parte di quelli che hanno avuto e hanno più difficoltà».

Monti e il governo attento ai cattolici

Dalle scelte di Monti, emerge chiaramente la considerazione che il neo premier ha per il mondo da cui proviene, quello cattolico.
Un cattolicesimo non ostentato, ma del fare silenzioso e operoso. Forse meno legato a gesti plateali e dichiarazioni professate didefensor fidei, ma al contrario più concreto e attento agli ultimi.
Non è da escludere che anche lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - conoscendo il suo apprezzamento più volte espresso per l’operato della Comunità di Sant’Egidio e dell’Università Cattolica nella vita sociale italiana - abbia ispirato alcune di queste nomine. Sarebbe solo l’ennesimo riconoscimento della lungimiranza dell’attuale capo dello Stato.
Più interessante è vedere come queste chiamate al governo sono destinate a essere interpretate dal Vaticano. Di certo la Cei non può che essere soddisfatta, visto il riconoscimento che gli uomini vicino alla Chiesa hanno ottenuto nel nuovo esecutivo.
Mercoledì, 16 Novembre 2011

I legami e i rapporti di potere dei nuovi ministri


Da Passera a Ornaghi e Profumo, i legami e i rapporti di potere dei nuovi ministri.

di Alessandro Da Rold e Gabriella Colarusso

Un governo di qualità, non c'è che dire. Accademici, tecnici di fama internazionale, professionisti con curricula che faranno tremare i professori di Francoforte e relazioni consolidate da anni di lavoro ad alti livelli negli ambienti che contano: dalla grande finanza internazionale alla Cei, dall'Europa agli Stati Uniti, dalla banca Mondiale al Vaticano. Tutta un'altra aria, insomma rispetto ai personaggi del vecchio esecutivo berlusconiano che fino a pochi giorni fa monopolizzavano le pagine dei quotidinai nazionali.
Ma anche un governo nel quale gli esponenti di maggior peso, da Corrado Passera, neoministro dello sviluppo economico, a Elsa Fornero, titolare del Welfare, allo stesso Mario Monti, hanno avuto incarichi nelle più importanti banche italiane, come Intesa San Paolo e Unicredit, e internazionali, come Goldman Sachs.
DI PIETRO SOLLEVA QUESTIONE DEL CONFLITTO. E puntualmente le voci su un  possibile conflitto di interessi sono inziate a circolare. Anche se, fino a ora a sollevare apertamente la questione  tra gli esponenti politici italiani, è stato il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «Molti ministri» ha detto Di Pietro «hanno storie personali legate a poteri forti imprenditoriali per lavori o a consulenze che, da una parte, qualificano le loro professionalità. Vogliamo però capire se lavoreranno per il bene della collettività. Per questo non li criminalizziamo, ma vogliamo vederli all'opera».
CORRADO PASSERA E LE OPERAZIONI DI INTESA. Nessuno vuole mettere in dubbio la correttezza degli esponenti del nuovo governo, ma nei palazzi romani fanno notare che Corrado Passera, il nuovo ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei trasporti, da amministratore delegato di Intesa San Paolo si è occupato di operazioni complesse che riguardavano le grandi aziende pubbliche del Paese, dalla costituzione della cordata per salvare Alitalia alla riorganizzazione di Edison fino a Parmalat.

Intesa San Paolo e il caso Alitalia

La partita più importate è stata la privatizzazione della nostra compagnia aerea di bandiera, nel 2009, con la costituzione di una cordata di imprenditori, Cai, della quale ancora oggi Intesa San Paolo è azionista di riferimento. Con quella operazione, ha spiegato a Lettera43.it l'economista Alessandro de Nicola, «per salvare Alitalia, si sono di fatto accantonate le norme antitrust».
PASSERA ARBITRO IMPARZIALE. Ma la domanda che in queste ore circola tra azionisti e politici è se e come ministro Passera riuscirà a essere arbitro imparziale nella delicata gestione di Cai, una realtà imprenditoriale che ha fatto nascere e che ha seguito da vicino negli ultimi anni. Altro nodo è quello di Edison: Intesa Sanpaolo è stata advisor di A2a, la ex muncipalizzata milanese e bresciana che ha stipulato pochi giorni fa accordi tuttora in divenire con la francese Edf, operazione che ora Passera dovrà seguire nella fase finale, ma da ministro.
LA BIIS DI INTESA SAN PAOLO SPECCHIO DEL MINISTERO. Altro punto riguarda la configurazione stessa del super ministero. La scelta di unire tre deleghe - Infrastrutture, Trasporti e Sviluppo economico – ricalca l'organizzazione della Biis, Banca Infrastrutture, Innovazione e Sviluppo che fa capo a Intesa Sanpaolo, che è tra i maggiori finanziatori delle infrastrutture italiane.
FORNERO: DALLA BANCA MONDIALE AL WELFARE. Poi c'è il caso di Elsa Fornero, il nuovo ministro del Welfare, che ha un passato e un presente (per il momento non si è ancora dimessa) di attività nel mondo bancario. La Fornero, infatti, è vice presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo, dove siede l'amico Giovanni Bazoli, ed è stata per anni consulente per la Previdenza della Banca Mondiale. 

Un piede in Unicredit e tre in Vaticano

Altro ministro con un piede in banca è Francesco Profumo, rettore uscente del Politecnico di Torino, nominato dalla Gelimini presidente del Cnr il 13 agosto scorso e membro del consiglio di amministrazione di Unicredit Private Banking: fu eletto nel luglio del 2008 per rafforzare il legame della società sul territorio.
L'IMPRONTA CATTOLICA NEL GOVERNO. Che dire poi di Paola Severino, nuovo ministro di Grazia e Giustizia, sposata con  Paolo di Benedetto, membro della Consob da luglio 2003. La Severino è vice rettore della Luiss di Roma ed esperta di reati bancari.
Ma il governo Monti è soprattutto un esecutivo a forte impronta cattolica. La nomina di Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica, alla Cultura è stata benedetta dal cardinal Angelo Bagnasco. Il neoministro dei beni culturali, oltre che vicepresidente del quotidiano Avvenire, è stato membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Policnico di Milano.
Poi c'è Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, a cui è stato affidato il dicastero di Cooperazione Interna e Internazionale.
IL VETO DELLA CEI SU VERONESI. È grazie al veto della Cei sull'oncologo e convinto progressista sui temi di bioetica Umberto Veronesi, invece, se Renato Balduzzi ha ottenuto l'incarico di ministro della Salute. Balduzzi è presidente del Meic, movimento ecclesiale di impegno culturale, che esiste da 70 anni e si definisce «l'avanguardia missionaria per il mondo della cultura e delle professioni all'interno della grande famiglia dell'Azione Cattolica Italiana». Si dice che a volere Valduzzi a capo del Meic sia stata proprio la Cei. Che, a questo punto, starà festeggiando di buon grado il primo governo dell'era post-Berlusconi.
 Mercoledì, 16 Novembre 2011

L'Albania e la discriminazione sessuale


Intervista a un'attivista di Pink Embassy, che si batte tra pregiudizi e leggi, per cambiare la società albanese
di Doriana Metollari*

L'Albania approvò le modifiche della legge contro la discriminazione il 4 Febbraio 2010. La legge 10 218 definisce il termine discriminazione come "ogni differenza, esclusione, o preferenza che ha come scopo o conseguenza la barriera che rende impossibile l'esercizio degli stessi diritti degli altri, diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica albanese".

Nell'articolo 1, venne sancito che la legge garantiva "l'applicazione del principio di uguaglianza in relazione al generela razza, l'etnia, l'identità o l'orientamento sessuale". Solo che il quadro legale è molto lontano dalla pratica da una protezione completa degli omosessuali.
Difficile che, in Albania, qualcuno dica apertamente di essere gay, tranne nei posti giusti e con le persone giuste. Il fenomeno dell'omosessualità in Albania, non è sconosciuto ma nemmeno raccontato, visto che durante il regime l'omosessualità veniva punita con il carcere.
Oggi non succede più, ma 
la società si deve ancora abituare all'idea e la cosa non si manda giù facilmente specialmente da parte dei genitori, quando vengono a sapere che il figlio/figlia è gay o lesbica.
Come ogni altra cosa nuova e un po' come in tutte le società, la paura di affrontare il tema spesso oltrepassa il tema stesso.

Perciò le coppie gay dichiarate sono ancora molto poche, paragonate e quelle che vivono in silenzio i propri sentimenti. E non sono pochi, 
almeno attorno a 400mila persone (secondo dati pubblicati a luglio 2011), secondo le stime date dalla organizzazione LGTB, che si batte per la protezione dei diritti deglii omosessuali in Albania.
Nel migliore dei casi la società li ignora, ma questa comunità ha subito spesso anche
aggressioni fisiche

SVIZZERA: Adozione per coppie omosessuali, sì della commissione Stati


Keystone
BERNA - All'interno di una coppia omosessuale dovrebbe poter essere possibile adottare un bambino, in particolare quando si tratta del figlio o della figlia del proprio partner. All'unanimità e contrariamente al Nazionale, la commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati ha accolto le rivendicazioni in questo senso delle organizzazioni di difesa dei diritti di gay e lesbiche.
Queste ultime avevano lanciato una petizione le cui richieste sono state in gran parte riprese da una mozione approvata dalla commissione. Il testo chiede che tutti gli adulti, indipendentemente dallo stato civile e dal modo di vita, possano adottare un bambino, se questa è la soluzione migliore per il suo benessere. La mozione deve ancora essere sottoposta al plenum, indicano oggi i servizi del parlamento.
La legge sull'unione civile fra persone dello stesso sesso vieta attualmente alle coppie omosessuali l'adozione, mentre concede, almeno teoricamente, questo diritto a gay e lesbiche che non hanno formalizzato la loro relazione. Con 97 voti contro 83, il Nazionale aveva deciso durante la sessione autunnale di non dare seguito alla petizione delle organizzazioni di difesa di gay e lesbiche.
ATS

http://www.tio.ch/

sabato 12 novembre 2011

"Queer covers" in mostra copertine impazzite!


queer cover

Dal 12 novembre al 5 dicembre, presso la sede Ireos


Oltre 200 copertine di vinili 33 e 45 giri che raccontano il mondo LGBTQ per la mostra inedita in Italia “Queer Covers – Copertine impazzite”: un tuffo nelle esperienze musicali della comunità Queer dagli anni ’60 ai giorni nostri.

Dal 12 novembre al 5 dicembre, presso la sede Ireos (via De’ Serragli, 3 – Firenze), saranno esposte le eccentriche e colorate “copertine impazzite”, provenienti da collezionisti privati: una ricerca sulla produzione italiana ed internazionale, una radiografia sull’immagine musicale LGBTQ attraverso i vari decenni.
La mostra è curata dallo staff del Florence Queer Festival in collaborazione con Afortwo Creative Group.

La mostra, a ingresso libero, sarà aperta fino al 5 Dicembre.
INAUGURAZIONE SABATO 12 NOVEMBRE ORE 18
con dj set di DisOrder
a seguire Buffet
Florence Queer Festival 2011 presenta
"QUEER COVERS - Copertine impazzite"



Un tuffo nel vinile super queer
  • Un tuffo nel vinile super queer

Aiuti e diritti degli omosessuali

viciani



g rightsCondizionare gli aiuti ai governi dei paesi in via di sviluppo  al rispetto dei diritti umani e ai progressi in termini di democrazia sta diventando un prerequisito sempre più diffusi;  richiesto da molti paesi donatori soprattutto a paesi altamente dipendenti dall’aiuto.
La stessa Commissione europea propone per la nuova visione comune dell’Unione Europea per la cooperazione allo sviluppo che il rispetto dei diritti umani sia un pre-requisito per canalizzare aiuti direttamente ai governi e che gli strumenti di cooperazione più rilevanti, come il sostegno diretto al bilancio, abbiano come obiettivo esplicito  il sostegno ai progressi democratici e non più semplicemente si accontentino di favorire il buon-governo.
Si tratta di una tendenza iniziata negli anni novanta, dalla popolarità altalenante ma che la “”primavera araba” ha rafforzato. La longevità di questo approccio appare piuttosto sorprendente dato che questo tipo di condizioni non ha garantito risultati evidenti tranne essere invise a molti paesi in via di sviluppo. Questa “ingerenza democratica” sarebbe alla base della popolarità dell’intervento della Cina in Africa – che adesso gli europei stanno rincorrendo.
Recentemente, il Regno Unito ha dichiarato che sarebbe pronto a rivedere i propri programmi di aiuto con i governi che penalmente puniscono e discriminano gli omosessuali. La dichiarazione chiama soprattutto in causa i governi dei paesi africani dove molte legislazioni prevedono sanzioni penali per l’omosessualità.
Nel 2011 si registra un apparente deterioramento delle situazioni degli omosessuali in Africa con la conseguente presa di posizione della comunità dei paesi donatori. Il primo caso è l’incarcerazione in Malawi di una coppia gay, a cui seguono proposte di legge in Ghana, Uganda e Nigeria che estendono e aggravano i reati penali legati all’omosessualità dove per qualche caso si prevede anche la pena capitale. E’ corretto parlare di un deterioramento apparente poiché in realtà in nessun caso i progetti di legge sono stati approvati e la coppia arrestata in Malawi è stata poi liberata.
La reazione dei paesi occidentali al caso del Malawi, soprattutto del Regno Unito, Germania e Stati Uniti, è stata quella di sospendere l’assistenza esterna al governo, con costi ingenti per il bilancio degli stati dove l’aiuto può rappresentare anche il 30%.
Questi fatti pongono alcune domande: Fino a che punto l’aiuto può essere condizionato al completo rispetto dei diritti umani? quanto l’aiuto è in grado di provocare riforme, soprattutto rispetto a norme relative ai diritti?
Inoltre i governi dei paesi in via di sviluppo messi sul banco degli imputati sono comunque paesi  che hanno avuto risultati significativi in termini di riduzione della povertà, per cui questi governi possono sostenere di avere un genuino impegno a garantire lo sviluppo – l’obiettivo principale di cui i Paesi sonatori dovrebbero preoccuparsi.
Altro dilemma: cosa fare rispetto ad un governo onesto che ha successo nel ridurre la povertà ma non promuove i diritti degli omosessuali?
Infine  la reazione dei donatori espone all’esame lo stato di tutela delle minoranze e di alcuni diritti ONU negli stessi Paesi OCSE. In molti di questi, il matrimonio omosessuale è illegale così come l’aborto. Dovrebbe l’UE bloccare i propri finanziamenti strutturali a Malta o all’Irlanda?
Il rischio è di rafforzare la determinazione di molti paesi in via di sviluppo ad andare avanti con legislazioni peggiorative, innescando un circolo di solidarietà negativo. La reazione pubblica dei paesi africani è stata di chiusura, affermando la propria sovranità e accentuando la diversità culturale. La Tanzania, che fino ad allora non aveva sul tavolo alcun provvedimento peggiorativo,  si è detta pronta ad affrontare le conseguenze umane della sospensione dell’aiuto di fronte a quella che il governo considera un’inaccettabile imposizione neo-coloniale rispetto a valori tradizionali africani.  La reazione della Tanzania, un paese sempre molto accondiscendente- anche troppo – alle richieste di riforma dei donatori, la dice lunga su quanto la questione dei diritti degli omosessuali sia politicamente sensibile.
Quando il dibattito rischiava di assumere i connotati di una scontro inconciliabile tra visioni del mondo e tra regioni del globo c’è stato l’intervento di tutti i gruppi di associazioni di attivisti che si battono per la fine delle discriminazioni contro l’omosessualità nella regione.
Per mezzo di un comunicato stampa, i gruppi di attivisti hanno giudicato le dichiarazioni inglesi controproducenti da più punti di vista, primo tra tutti per l’atteggiamento paternalista che ha ignorato l’impegno in essere dei gruppi locali. Sempre per gli attivisti africani, interrompere gli aiuti non avrebbe in alcun modo giovato alla causa o migliorato le condizioni degli omosessuali in Africa, ma anzi avrebbe rinforzato l’dea che l’omosessualità è una questione estranea al continente. Sospendere gli aiuti avrebbe necessariamente portato ad un peggioramento delle condizioni di vita di molti africani nel breve periodo, tra cui gli statti gruppi di omosessuali, trasformandoli comunque in ovvi colpevoli della propaganda omofoba.
Le organizzazioni degli attivisti per i diritti gay in Africa hanno concluso chiedendo che i Paesi OCSE continuino sostenere il welfare e soprattutto l’istruzione, come migliore investimento possibile per affrontare in modo risolutivo la questione delle discriminazioni contro gli omosessuali.

Processo farsa per il presunto assassino di David Kato Kisule. In Italia l'Avvocato Francis Onyanga


Processo farsa per il presunto assassino di David Kato Kisule. In Italia l'Avvocato Francis Onyanga
IL PRESUNTO ASSASSINO DI DAVID KATO KISULE CONDANNATO A 30 ANNI DI PRIGIONE. PER I LEGALI PROCESSO FARSA, SENZA GARANZIE.
FRANCIS ONYANGO, L’AVVOCATO DI DAVID KATO, SARA’ IN ITALIA PER PARTECIPARE AL CONGRESSO DI CERTI DIRITTI E DEL PARTITO RADICALE NONVIOLENTO.
Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti
Dall’Uganda giungono notizie pessime che confermano la continua violazione dei diritti per le persone Lgbt e, più in generale, dei diritti umani.
Nei giorni scorsi è giunta la notizia di una condanna a 30 anni al ventiduenne Sidney Nsubuga Enoch, il presunto assassino di David Kato Kisule, senza che il collegio di avvocati guidati da Francis Onyango e i legali di SMUG (Sexual Minorities Uganda) fossero informati del processo. Secondo l’Avvocato la condanna è stata decisa senza che fossero sentiti i testimoni e senza che le parti fossero informate del processo in corso.
Il Direttore di Smug, Frank Mughisha,  in questi giorni si trova a Washington dove il 10 novembre gli è stato conferito il premio della Fondazione Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights; nella motivazione si legge, tra l'altro, che “il suo coraggioso attivismo è nel cuore del movimento per i diritti umani”. Il premio prevede anche una partnership e, nel concreto, darà per alcuni anni il sostegno della Fondazione a Smug che a sua volta lavora con decine di associazioni in Uganda. L’organizzazione Smug assiste inoltre alcuni detenuti procurando loro un rappresentante legale, e offre formazione sul tema dell’Hiv/Aids.
Francis Onyango, l’Avvocato di Davide Kato Kisule, si era iscrittolo lo scorso febbraio al Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito.  Ha confermato la sua partecipazione, il prossimo 3-4 dicembre a Milano, al V Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti e, dall’8 all11 dicembre alla II Sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento che si terrà a Roma.

''Le prove? Da froci'': bufera sugli Oscar


Oscar 2012: dopo i commenti omofobi di Brett Ratner, Eddie Murphy solidarizza con lui, e si dimette da presentatore


HELP HAITI Benefiting The Ben Stiller Foundation And The J/P Haitian Relief Organization   Inside
E’ un caso che fa davvero riflettere quello recentemente accaduto agli Oscar 2012, dove il produttore Brett Ratner ed Eddie Murphy hanno deciso di rinunciare al loro prestigioso incarico, e sapete perché? Presto detto! Nei giorni scorsi il produttore Brett Ratner, grande amico dell’attore Eddie Murphy, ha pronunciato una frasetta che gli ha causato non pochi problemi. A solo quattro mesi dalla cerimonia degli Oscar, in un’intervista rilasciata durante una trasmissione radiofonica, alla domanda su quali fossero i suoi metodi di lavoro, il produttore ha dichiarato: “Le prove sono una roba da froci”.
Una frase che, se detta in Italia, provocherebbe indignazione e rabbia, ma nulla di più, mentre inAmerica ha provocato un vero e proprio scandalo.
Immediata è stata infatti la reazione della comunità gay. Dopo l’intervento della Glaad (Gay and Lesbian Anti Defamation League), l’associazione che si batte contro omofobia e pregiudiziantigay, il produttore si è visto addirittura costretto a rassegnare le dimissioni.
“Ammiro le persone che hanno espresso la loro delusione sulle stupidaggini che ho detto in varie interviste. Chiedo scuse pubbliche e senza riserve. Per quanto questi giorni siano stati difficili per me” ha dichiarato Ratner “non si possono paragonare alle esperienze di giovani, donne e uomini, vittime di commenti offensivi per la loro sessualità. Tanti artisti sono membri della comunità LGBT e mi dispiace profondamente averli feriti”.
Insomma, dopo aver combinato il pasticcio, Ratner ha deciso di lasciare l’incarico rassegnando le sue dimissioni, che sono state ovviamente accettate dal presidente Tom Sherak, che in breve tempo ha dovuto accettare anche le dimissioni dell’attore Eddie Murphy, il quale ha deciso di lasciare l’incarico di presentatore della cerimonia degli Oscar.
“Capisco e appoggio completamente entrambe le parti sulla decisione di un cambio di produttori per la cerimonia” ha dichiarato Murphy. “Ero felice di far parte dello show che stavamo preparando, ma sono sicuro che la nuova squadra e il nuovo presentatore faranno un lavoro altrettanto buono”.
Secondo voi, perché se in Italia un personaggio noto (un politico, un vip del mondo dello spettacolo o dello sport) rilascia dichiarazioni offensive nei confronti della comunità gay (recentissimo il caso di Antonio Di Pietro), nessuno muove un dito, mentre in America succede un vero putiferio?

mercoledì 9 novembre 2011

Comune approva registro per unioni civili: critiche le associazioni Lgbt

Palermo Pride: «È paradossale che venga creato un registro per le coppie di fatto quando manca una legislazione complessiva che tuteli gli omosessuali»


PALERMO - È stato accolta tra polemiche, distinguo e contestazioni la mozione sul registro per le unioni civili approvata ieri dal consiglio comunale di Palermo. Il provvedimento di Sala delle Lapidi, che fa riferimento al Ddl regionale sulle coppie di fatto proposto dal deputato del Pd Pino Apprendi e da Alessandro Aricò di Fli, è stato criticato da molti esponenti di centro e di destra ma anche, un po’ a sorpresa, dalle associazioni che difendono i diritti dei Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans). Il coordinamento di «Palermo pride» in primo luogo, critica la mozione approvata da palazzo delle Aquile, innanzitutto nel metodo. «Non capiamo – lamenta il portavoce Luigi Carollo – perché per approvare leggi che riguardano gli omosessuali non vengano mai chiamati in causa i diretti interessanti, attraverso le associazioni e i movimenti che li rappresentano. Il portavoce del Palermo Pride, pur giudicando il voto di ieri «un segnale positivo», fa notare come l’istituzione di registri delle unioni civili altrove si siano rivelati provvedimenti «fallimentari» e fa appello alle forze politiche per un approccio più pragmatico.


MOZIONE NON SUFFICIENTE - «È paradossale – osserva - che venga creato un registro per le coppie di fatto quando manca una legislazione complessiva che tuteli gli omosessuali». Il riferimento è ad alcuni esperimenti legislativi di altre regioni d’Italia, in primo luogo quello Ligure: «abbiamo bisogno – conclude Carollo –di un'operazione legislativa complessa che tuteli gli omosessuali come individui e che riguardi l’accesso a tutti i servizi gestiti dalla regione: dall’edilizia popolare alle agevolazioni sanitarie». Posizione analoga a quella assunta dall’arcigay che, sebbene giudichi la mozione “un passo importante, non manca di sottolineare che «La semplice istituzione del registro delle unioni civili non è sufficiente, perché non cambia in alcun modo la vita quotidiana delle persone trans, lesbiche, gay e bisessuali della città».Già nei giorni scorsi d’altronde il Coordinamento «Stop Omofobia», cartello che racchiude una galassia di associazioni di cui l’arcigay fa parte, aveva espresso «forti perplessità» sul disegno di legge Apprendi-Arico’ fermo all’Ars «che – dicono - non sostiene e non aiuta in alcun modo le coppie di fatto o la vita quotidiana di lesbiche, gay, bisessuali e trans».

Daniele Tagliavia
09 novembre 2011
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/9-novembre-2011/comune-approva-registro-unioni-civili-critiche-associazioni-lgbt-1902107639342.shtml