martedì 8 novembre 2011

Lettera ai Consiglieri Comunali vicini al Movimento Lgbt: perchè il Registro delle Unioni Civili NON è una vittoria...di civiltà

Luigi Carollo
A Fabrizio Ferrandelli, Nadia Spallitta, Antonella Monastra, Stefania Munafò, Ninni Terminelli, Pino Apprendi.

Oggi il Comune ha approvato, con la schiacciante maggioranza dei presenti, la Mozione che istituisce il Registro Comunale delle Unioni Civili, ne stabilisce i criteri per l'iscrizione e la cancellazione e stabilisce che venga dato mandato al Sindaco Cammarata affinchè si attivi a livello regionale per favorire la votazione del Ddl regionale sulla stessa materia.
Questa approvazione presenta, a mio parere, alcuni aspetti positivi (pochi, in verità) ed alcuni aspetti negativi (molti, purtroppo).
Parto da quelli positivi, ringraziando innanzitutto i/le consiglieri/e comunali che hanno voluto questa Mozione e ne hanno favorito l'approvazione; partendo da Fabrizio Ferrandelli, primo firmatario, e non dimenticando chi, con lui, in questi anni ha mostrato costante vicinanza al Movimento Lgbti cittadino: Antonella Monastra, Nadia Spallitta, Stefania Munafò, Ninni Terminelli. Una vicinanza che, come questi nomi dimostrano, prescinde dalle divisioni tra Sinistra e Destra.
Questa mozione è un documento importante nella misura in cui riconosce, innanzitutto, l'esistenza di una vasta comunità di cittadine e cittadini i cui diritti non sono ancora riconosciuti e necessitano, quindi, di interventi legislativi a loro tutela. La Mozione prende essenzialmente atto dell'esistenza di “coppie di fatto”: riconosce quindi che la Famiglia è un istituto che oggi va declinato al plurale perchè esistono molteplici modelli familiari, ivi compresi quelli formati da persone dello stesso sesso.
Inoltre questa Mozione raccoglie un risultato ben differente rispetto al primo tentativo che risale a circa 9 anni fa: allora fu bocciata, oggi viene approvata. Evidenziando che è molto cambiata nella nostra città (e soprattutto nelle sue Istituzioni) la percezione dei temi legati alle famiglie e alle differenze di orientamento sessuale. Sicuramente grazie anche alla capacità del Movimento Lgbti cittadino di creare relazioni forti con le Istituzioni, di elaborare contenuti politici e culturali di innegabile spessore, di mobilitare cittadine, cittadini, istanze sociali vicine ma non coincidenti con quelle della comunità Lgbti. Come dimostrano i Pride del 2010 e del 2011.

A Palermo un registro delle unioni civili


Votata con diciannove sì e tre no la mozione firmata da Ferrandelli e Munafò sull'istituzione del registro delle unioni civili, aperto anche alle coppie omosessuali. In aula il vicepresidente del Consiglio Oliveri legge passi della Genesi, a difesa della famiglia tradizionale. Due giorni di battaglia per un provvedimento che avvicina Palermo a molte altre città d'Italia sul fronte dei diritti civili e delle libertà.
di Danila Giardina 
Palermo avrà il registro delle unioni civili. Dopo che il vicepresidente del Consiglio  Comunale Oliveri  ha persino letto in aula alcuni passi della Genesi, a difesa della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, l’assemblea consiliare, a suon di Sodoma e Gomorra,  è passata alacremente alle votazioni . Ieri era mancato il numero legale, ma in Consiglio, stamattina, malgrado le maledizioni apocalittiche dell’ultima ora, ha prevalso il buon senso. Una battaglia campale ha dato il via libera alla mozione che prevede l’istituzione del registro delle unioni civili, con diciannove sì, tre no e tre astenuti . Le coppie che condividono lo stesso tetto da almeno un anno potranno iscriversi all’ufficio comunale competente ed avere la relativa certificazione.
Il provvedimento era stato proposto da uno schieramento trasversale: nel documento formulato i consiglieri  Stefania Munafò e Fabrizio Ferrandelli hanno fatto riferimento al DDl , a firma del deputato Pino Apprendi, che giace all’Ars in attesa di essere discusso dal giorno in cui a Palermo si tenne il primo Pride, la manifestazione dell’orgoglio omosessaule, a giugno del 2010. Provvidenziali sono stati gli emendamenti  inseriti dei consiglieriTerminelli Monastra, che hanno disciplinato la materia in modo più preciso. Il registro delle unioni civili sarà aperto alle coppie che basano la loro convivenza su vincoli affettivi senza discriminazioni di genere,razza, handicap ed orientamento sessuale. L’istituto tuttavia ha solo un forte valore simbolico, "per sensibilizzare il Parlamento e spingerlo ad adeguarsi agli stardard europei” nella materia. Molte città  e regioni italiane sono già dotate di un registro delle unioni civili, ma il supremo organo legislativo non è mai riuscito ridimensionare la distanza fra la politica ed  società reale in continua evoluzione.
Commenta così, Daniela Tomasino, presidente di Arcigay Palermo:  “da una parte è un segnale importante, vuol dire che comunque le istituzioni si rendono conto, finalmente, che in città e nella nazione esiste una minoranza molto numerosa (in media il 7% della popolazione), che reclama attenzione e diritti.Anni fa sarebbe stato impensabile un registro delle unioni civili a Palermo:è un passo avanti, un segno che un percorso di crescita è stato comunque fatto. Anche grazie ai Pride, al lavoro della associazioni, e sopratutto grazie a chi si dichiara, chi ha smesso di nascondersi e di avere paura. Noi speriamo che a questo segnale seguano gesti concreti.”
Improntate ad un cauto ottimismo anche le parole di Carlo Verri, presidente dell’associazione omosessuale Articolo Tre: “fa piacere che qualche rappresentante delle istituzioni si faccia carico di questi ‘problemi’. Tuttavia non conosco  il documento e questo fa riflettere. Non posso che essere critico nei confronti di un metodo che ormai sia a livello comunale che regionale, esclude le associazioni Lgbtq dal dialogo e dal confronto su strumenti come questo”.

http://www.iquadernidelora.it/

Registro delle unioni civili a Palermo, importante ma servono benefici reali



Il consiglio comunale di Palermo, con una maggioranza schiacciante, ha approvato oggi la mozione trasversale rispetto agli schieramenti, che istituisce il registro delle unioni civili, certificando le "convivenze basate su vincoli affettivi che si protraggono da almeno un anno presso l’ufficio comunale competente, senza discriminazioni di razza, etnia, sesso, genere, handicap ed orientamento sessuale" ed invita il sindaco ad attivarsi per la discussione e la votazione del ddl regionale in materia.

Si tratta di un passo importante, del riconoscimento del fatto che in città esiste una minoranza numerosa che non resta in silenzio, che reclama attenzione e diritti. Otto anni fa una mozione molto simile è stata respinta; ma oggi, anche grazie a due pride che hanno visto una grandiosa partecipazione, il clima in città e nel Consiglio comunale è molto diverso.Quello che ci auguriamo, però, è che questo sia solo un primo passo verso una reale parità di dignità e diritti. La semplice istituzione del registro delle unioni civili, infatti, non è sufficiente, perché non cambia in alcun modo la vita quotidiana delle persone trans, lesbiche, gay e bisessuali della città. Per garantire un cambiamento profondo occorre che associazioni e istituzioni lavorino insieme in maniera più stretta di quanto non abbiano fatto fino ad oggi. Serve un centro di accoglienza per le persone trans, che spesso vengono cacciate da casa e si trovano senza mezzi per strada; servono percorsi contro le discriminazioni e il bullismo; servono percorsi di integrazione; servono, lo ribadiamo con forza, pari diritti e opportunità per tutti, indipendentemente da genere e orientamento sessuale.

- Arcigay Palermo
- Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo
- Associazione radicale David Kato Kisule-Radicali Palermo

lunedì 7 novembre 2011

Il Comune di Bologna approva l’atto di indirizzo per la costituzione dell’Ufficio pari opportunità


Matteo Lepore

La Giunta del Comune di Bologna ha approvato l’atto di indirizzo per la costituzione dell’Ufficio pari opportunità, differenze e diritti umani.
“L’amministrazione comunale di Bologna ha istituito nel 2004 la delega alle Politiche delle differenze e ha promosso la costituzione nel 2008 dell’ Ufficio politiche delle differenze. Ufficio poi chiuso durante l’epoca commissariale – spiega Matteo Lepore, assessore alle Relazioni internazionali e coordinatore di giunta – Il sindaco si era preso un impegno dopo l’incontro avuto con le comunità Lgbt di ricostituire questo ufficio. Anche a seguito di quel confronto e a dopo altri incontri avuti con realtà associative del territorio che si occupano del tema dei diritti in generale, abbiamo deciso di ricostituire un ufficio che si occupi del tema delle pari opportunità”.
L’assessore Lepore sottolinea due novità rispetto all’ufficio politiche delle differenze del 2008: “Innanzitutto non tratterà solo temi Lgbt e questioni di genere, ma riguarderà tutte le tematiche delle differenze.
L’altra novità è l’inserimento della tematica legate alla Cooperazione internazionale e ai diritti umani, solitamente funzioni che venivano ricondotte al settore Relazioni internazionali e progetti europei, che ora viene spostata sotto il dipartimento Benessere di comunità”. Il motivo?
“Finora non abbiamo mai avuto una delega specifica nel campo della cooperazione anche se da tempo lavoriamo sul tema della pace – conclude l’assessore Lepore – Oggi abbiamo deciso di dare un indirizzo e una priorità al nostro lavoro: la cooperazione dedicata ai temi dei diritti umani. L’ufficio farà inoltre un monitoraggio puntuale su tutte le attività per poi relazionare alla Rete internazionale delle città contro xenofobia e razzismo di cui facciamo parte”.

Hong Kong: netizen infuriati contro le autorità riguardo la terapia di conversione sessuale



La cosidetta terapia di conversione sessuale (Sexual Orientation Conversion Theraphy - SOCT) tenta di cambiare l'orientamento sessuale di una persona omosessuale o bisessuale verso all'eterosessualità. Si tratta di una pratica assai controversa, in quanto nutre pregiudizi contro le minoranze sessuali; le più importanti organizzazioni mediche e scientifiche la considerano potenzialmente dannosa.
Tuttavia, a giugno 2011, il dottor Kong Kwai Wah, Presidente di un'organizzazione cristiana che propugna la SOCT, New Creation, è stato invitato dal Dipartimento per il benessere sociale del governo di Hong Kong a formare i lavoratori del dipartimento sociale nella “conversione” dell'orientamento sessuale dei loro giovani clienti.
L'invito ha indignato le comunità LGBT di Hong Kong. È stata formata una coalizione, chiamata Tongzhi Community Joint Meeting, per il lancio di una campagna globale di petizione contro il governo di Hong Kong:
Siamo scioccati e indignati che il governo di Hong Kong abbia invitato il dottor Kong Kwai Wah, Presidente della New Creation nonché sostenitore della terapia di conversione, a formare lo staff del dipartimento per il benessere sociale a trattare con i clienti gay.
La terapia di conversione è stata ampiamente rifiutata dai professionisti in quanto non etica, discriminatoria, non scientifica e potenzialmente dannosa. L'introduzione di una tale “terapia” infrange l'etica professionale contraria alla discriminazione. Inoltre potrebbe causare potenziali danni ai clienti.
Chiediamo al governo di Hong Kong di scusarsi, e di collaborare con la comunità LGBT [it] e i professionisti, allo scopo di fornire al suo staff formazione e direttive concrete, per garantire un servizio scientifico, professionale, etico e realmente ricettivo ai bisogni della comunità LGBT.
Sono state raccolte più di 20.000 firme. Inoltre, ad agosto 2011 a New York ha avuto luogo una protesta di solidarietà condotta dai gruppi LGBT asiatici e statunitensi, come documenta il precedente video.
Allo stesso tempo, gruppi LGBT locali hanno rilasciato [pdf] un comunicato stampa che accusa il Dipartimento per il benessere sociale di violazione delle direttive del codice di pratica per lavoratori sociali registrati, della posizione dell'organizzazione mondiale della salute sull'orientamente sessuale, della dichiarazione dei diritti di Hong Kong, della Convenzione dei diritti dei bambini, della Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, delle direttive sull'educazione sessuale nelle scuole pubblicate nel programma di sviluppo del consiglio dell'HKSAR, del codice di deontologia medica, e della classificazione cinese dei disordini mentali.
La protesta degli attivisti LGBT contro il ruolo del dipartimento per il benessere sociale nella promozione della terapia di conversione
La protesta degli attivisti LGBT contro il ruolo del dipartimento per il benessere sociale nella promozione della terapia di conversione
Tuttavia il Dipartimento per il benessere sociale ha negato che il seminario avesse qualcosa a che fare con la conversione dell'orientamento sessuale, e l'ala destra del gruppo cristiano localeTruth-light [zh] ha anche difeso il governo e accusato gli attivisti LGBT di reazione eccessiva e ribaltamento dello scopo del seminario.
Sum Choi, direttore di Truth-lightscrive sul suo blog [zh]:
其實有關團體舉辦的根本不是甚麼「拗直治療」,而是一些人對自己的性傾向有疑惑,或者因著信仰、良心同其他原因,對自己的性傾向產生不安,向他們尋求輔導。有關團體一向的態度都是尊重求助者自己的意願,不會強逼任何人改變自己的性傾向,只是當一些人主動想改變的時候,為他們提供支援。
其實現時香港一些同志團體並不弱勢,反而十分霸道,最弱勢的是一些想改變自己性傾向的同性戀者,因為一些不想改變的同性戀者,想強逼所有同性戀者與他們一樣,不准任何人選擇改變自己的性傾向,亦不准任何人協助他們。這是對一些同志團口口聲聲要求其他人尊重他們的性傾向、爭取一個多元的社會的最大諷刺,亦都是對人權的扭曲。
La funzione non ha nulla a che fare con la “terapia di conversione”. Si tratta di un servizio di consulenza per coloro che hanno dubbi sul proprio orientamento sessuale e coloro che provano ansia per il loro orientamento sessuale a causa del loro credo religioso e della coscienza. L'organizzazione rispetterà la scelta delle persone e non le forzerà a cambiare il loro orientamento sessuale. Vuole soltanto offrire un aiuto nel momento in cui vogliono cambiare orientamento.
I gruppi gay ad Hong Kong non sono deboli, anzi sono fin troppo rumorosi. I più deboli sono gli omosessuali che vogliono cambiare il loro orientamento sessuale perché non hanno possibilità di scelta, e non vengono nemmeno aiutati da quegli omosessuali che non vogliono cambiare il loro orientamento. Questo è veramente il colmo per una società variegata e per i diritti umani.
Mentre il Dipartimento per il benessere sociale aveva rifiutato di pubblicizzare i dettagli del seminario, gli attivisti LGBT hanno raccolto un elenco di documenti ad esso inerenti, che è stato pubblicato sulla loro pagina web realizzata recentemente, “WiGayLeaks” [zh]. I documenti mostrano come il seminario sia basato sul “modello malato” che suppone di convincere i frequentanti che “l'attrazione per lo stesso sesso è curabile” e traccia una relazione tra omosessualità, AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili.
I seguenti documenti hanno spiegato il ruolo del dipartimento per il benessere sociale nell'organizzazione del seminario di conversione:
  1. La lettera di invito [pdf] del dipartimento per il benessere sociale al presidente della New Creation, Dr. Hong.
  2. L'annuncio [pdf] alla classe dei lavoratori sociali del dipartimento.
  3. Una serie di appunti [pdf, zh] del seminario.
  4. Un'analisi degli appunti [pdf, zh] secondo il rapporto della Task Force dell'American Psychological Association sulle risposte terapeutiche appropriate all'orientamento sessuale (2009).

Gay, una storia di persecuzioni


Dalle punizioni corporali alla diatriba
sui bagni in Parlamento

Paolo Pedote
STORIA DELL’OMOFOBIA
Odoya
pp. 320, € 18
«Tu sei un uomo, non puoi stare qui! Devi andare nel bagno degli uomini!», cominciò a urlare isterica la deputata Elisabetta Gardini, detta «Madonnina dei dolori» per i programmi con la lacrimuccia che faceva dopo essere stata promossa da soubrette a presentatrice. «All'inizio», avrebbe raccontato Vladimir Luxuria, «pensavo che scherzasse, poi mi sono resa conto che non era così. Che faceva sul serio. E mi ha anche anticipato che si sarebbe rivolta ai questori della Camera».
Era la fine di ottobre del 2006. E quel piccolo, squallido, miserabile episodio spiegava più di mille articolesse e saggi sociologici come perfino dentro il Parlamento, là dove teoricamente dovrebbe sedere l'élite culturale del Paese, resistesse ancora una callosa riottosità a riconoscere alle minoranze sessuali la piena affermazione dei loro diritti.
Certo, la transgender pugliese, che in seguito avrebbe addirittura vinto L'isola dei famosi, non corre più il rischio di fare la fine di Rolandino Bragaglia, che nel 1354 fu processato a Venezia perché, pur avendo «aspetto, voce e gesti da donna», aveva «membro e testicoli al modo degli uomini» ed era accusato di avere adescato molti che «credevano che lui fosse femmina».
E così quella di tanti altri poveretti assassinati sulla base di leggi spaventose, come il Codice teodosiano del 438 d.C.: «Tutti coloro che sono usi condannare il proprio corpo virile, trasformato in femmineo, a subire pratiche sessuali riservate all'altro sesso, e che non hanno nulla di diverso dalle donne, espieranno un crimine di tal fatta fra le fiamme vendicatrici, dinanzi al popolo». Gli statuti medievali italiani di cui scrive Paolo Pedote in questa Storia dell'omofobia, dove la puntualità della ricostruzione documentale e scientifica fa qua e là inorridire di spavento, non sono più in vigore da moltissimo tempo.
È solo un raccapricciante ricordo il Costituto senese del 1262 che prevedeva che il colpevole del «detestabile crimine sodomitico» fosse «impiccato per i genitali». E così gli statuti di Collalto e Treviso, Padova e Salò, Carpi e Viterbo, Ascoli e Cremona e Bologna. E quello di Firenze usato da Carlo II d'Angiò per liberarsi, come racconta un'anonima Cronica fiorentina del 1293, del conte dell'Acerra: «L'accusò d'essere sodomita, e gli fece ficcare un palo nell'ano facendolo uscire dalla bocca, e come un pollo lo fece arrostire».
Memorie di orrore. Ma relegarle in un passato remoto insieme con l'uomo di Neanderthal, l'antropofagia o la prostituzione sacra a Corinto sarebbe un errore consolatorio. Le pene fissate per il reato di sodomia arrivano ancora oggi a 5 anni di lavori forzati a Mauritius, 7 in Botswana, 10 in Giamaica, 14 in Zambia, Nigeria, Kenya e Tanzania, 20 in Malesia. Per non dire dell'ergastolo in Uganda e nel Bangladesh. E della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Iran.
In Italia non accade più? Certo. E se Palmiro Togliatti starebbe oggi più attento nelle sue battutacce su André Gide e Pier Paolo Pasolini, Maurizio Ferrara si guarderebbe bene dallo scrivere di nuovo quella sua definizione di Marco Pannella e dei radicali: «'Na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva».
La «mano viola», simbolo del movimento per i diritti dei gay dalla storica protesta esplosa a San Francisco nel 1969 (foto dal sito foundsf.org)
La «mano viola», simbolo del movimento per i diritti dei gay dalla storica protesta esplosa a San Francisco nel 1969 (foto dal sito foundsf.org)
L'incessante catena di aggressioni contro tutti quelli che a volte appena appena «appaiono» diversi, con omicidi, pestaggi, ferimenti, è però scatenata da squadracce che si sentono in qualche modo «legittimate» da un clima omofobo. Dice un rapporto della primavera 2009 dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali che l'omofobia è sempre più diffusa, e che il Paese più omofobo in assoluto è la Lituania. Al secondo posto, però, storicamente, ci siamo noi.
Il web trabocca di aggressività contro gli omosessuali. «Meglio a destra con le escort che a sinistra con i trans». «Dio odia i gay». Ma è soprattutto l'omofobia della nostra cosiddetta «classe dirigente» a lasciare stupefatti. In ordine sparso, in questi anni, hanno detto di tutto. Piergianni Prosperini, all'epoca assessore regionale della Lombardia, spiega in un'intervista a «il Giornale»: «I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora». Francesco Storace la butta in rissa con il verde Mauro Paissan e poi dice ai giornalisti: «Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo».
Per non dire delle ripetute sparate di Umberto Bossi: «Dobbiamo dire grazie a Veltroni che si è messo in prima fila al Gay Pride perché io sono convinto che queste cose alle elezioni esploderanno, e allora questi, i frammassoni, i Cappuccioni e i loro soci di sinistra, saranno morti: il loro mondo è finito. (...) Europa, giù le mani dai bambini! Spurcaciun. (...) Finisce che un giorno ci troviamo le città piene di pistoloni di plastica...». E come dimenticare il comunicato ufficiale, su carta intestata del ministero, emesso da Mirko Tremaglia contro Bruxelles che aveva bocciato Rocco Buttiglione quale commissario europeo per le sue posizioni pesanti sui gay? «Povera Europa, i culattoni sono in maggioranza».
Perciò è indispensabile, questa Storia dell'omofobia scritta da Pedote. Perché aiuta a collocare le cose nel loro contesto. Basti ad esempio l'indecente sparata di Giancarlo Gentilini, il «vero» sindaco di Treviso: «Darò immediatamente disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'e nessuna possibilità per culattoni o simili».
Perfino lui avrebbe forse qualche scrupolo di coscienza o almeno qualche imbarazzo se andasse a rileggere cosa diceva lo Statutum Tarvisii del 1313 a proposito di quei «culattoni» di cui oggi invoca la pulizia etnica.
Diceva: «Inoltre stabiliamo che se una persona si congiunga con un'altra abbandonando l'uso naturale, vale a dire maschio con maschio (dai quattordici anni in su), e femmina con femmina (dai dodici anni in su), compiendo il vizio sodomitico che viene detto volgarmente buzeron o fregator, e ciò sia stato accertato dal podestà, quella persona trovata in tale situazione, se fosse un maschio, sulla piazza del Carubio, spogliato di ogni indumento, sia appeso sopra un palo in quella piazza, con il suo membro virile trafitto con un ago o un chiodo, e cosi rimanga li tutto il giorno e la notte seguente sotto buona custodia, e poi il giorno seguente sia bruciato fuori dalla città».
Gian Antonio Stella
07 novembre 2011 12:49

domenica 6 novembre 2011

Modern family: famiglie che vivono anche in Italia ma non hanno voce



Creata da Christopher Lloyd e Steven Levitan e prodotta da Fox Television Studios, Modern Family è una originale e vincente comedy statunitense, con ben tre Emmy Awards vinti alle spalle, girata con la ormai classica forma del finto documentario e con l’ausilio di una singola macchina da presa.
Un mockumentary, quindi, che si caratterizza per una grande varietà di personaggi, ben sei genitori più cinque figli, un campionario umano assai eterogeneo, con cui è facile empatizzare per qualunque tipo di spettatore.
Modern Family racconta le vicende di Jay Pritchett, un uomo di mezz’età sposato con una colombiana molto più giovane di lui, e dei suoi due figli, avuti durante il primo matrimonio: Claire, casalinga con marito e prole, e Mitchell, fidanzato con un altro uomo e di ritorno dal Vietnam dopo l’adozione di una bambina.
Tre famiglie piuttosto diverse tra loro, ma unite da un filo sottile, forte e profondo, che decidono di rivelare le proprie vite a una troupe intenzionata a realizzarne un documentario.

mercoledì 2 novembre 2011

Conviventi gay: Tribunale di Milano gli riconosce il risarcimento


Il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che rappresenta un  importante traguardo per i diritti delle coppie omosessuali. Si tratta della pronuncia n. 9965/2011 con cui i giudici meneghini hanno riconosciuto il diritto al risarcimento per il convivente omosessuale che perde il compagno in un incidente stradale.  L'uomo stava guidando in autostrada quando è stato travolto da un'auto che viaggiava ad alta velocità. Dopo l'impatto l'automobilista ha riportato delle ferite gravissime che l'hanno portato alla morte.
In seguito al decesso la madre e il convivente more uxorio hanno deciso di costiuirsi come parti civili nel processo e il tribunale milanese ha riconosciuto ad entrambi il risarcimento dei danni patrimoniali e morali provocati dal comportamento illecito dell'imputato che ha  causato l'incidente. La decisione di risarcire anche il compagno omosessuale appare nuova nel panorama italiano, ma  di certo non può essere  interpretata nel senso di un'equiparazione tra la convivenza tra due persone dello stesso sesso con il matrimonio. Nel caso specifico i danni  sono stati riconosciuti in quanto nel corso del processo è emerso che il convivente aveva  una relazione stabile e consolidata con la vittima da  quasi quindici anni.  Inoltre la morte del compagno aveva provocato nell'uomo uno stato depressivo che ha avuto delle ripercussioni negative  sulla sua attività lavorativa. I giudici del capoluogo lombardo hanno deciso di accogliere l'orientamento della Cassazione che ha stabilito il risarcimento del danno derivante dalla perdita della persona con cui si condivideva la vita e con cui vi era una stabile comunanza d'intenti e  progetti, senza fare nessuna precisazione sull'orientamento sessuale dei due conviventi. La Suprema Corte ha riconosciuto il danno non in base  ad uno status o particolare sesso, ma prendendo in considerazione la sofferenza che viene provocata dalla privazione della persona  con si condivideva la vita in una stabile relazione sentimentale e di coabitazione.

Il conservatore Cameron benedice le nozze gay: da dicembre al via le unioni civili.

Cameron benedice le nozze gay
Londra: da dicembre al via le unioni civili.
A partire dal 5 dicembre, in Gran Bretagna le coppie omosessuali potranno celebrare le loro nozze per rito civile nei luoghi di culto che glielo permetteranno. Non vige però nessun obbligo, e non mancano le polemiche.
Il sottosegretario alle parità Lynne Featherstone ha, infatti, annunciato mercoledì 2 ottobre, l'abrogazione di una legge che vietava alle chiese e ad altre strutture religiose di celebrare le unioni civili sotto il loro tetto.
Una volta levato il bando la stima è di 1.500 gay che approfitteranno dell'opportunità per portare il partner o la partner all'altare in una chiesa o in sinagoga. Ogni anno in Gran Bretagna vengono celebrate 5.500 cerimonie di unione civile tra gay.
LA CHIESA NON CI STA. Ma nessun luogo di culto sarà obbligato a offrire le cerimonie civili e la Chiesa d'Inghilterra ha già fatto sapere di non essere pronta a dare la propria benedizione a coppie omosessuali (leggi il caso di Oslo).
Qualche mese fa gli anglicani avevano detto che ci dovrebbe essere «assoluta libertà» per le diverse tradizioni religiose di «risolvere queste questioni secondo le proprie convinzioni e le proprie procedure interne» (anche il Brasile è favorevole).

Ma il clero rischia azioni legali per non fornire servizi

Secondo alcuni prelati anglicani, l'abrogazione della norma rischia di causare guai in ogni caso.
Per il vescovo di Winchester, Michael Scott-Joynt, si potrebbe addirittura arrivare a una situazione in cui il clero rischierebbe di essere esposto ad azioni legali per non aver fornito servizi ai propri fedeli sulla base della loro sessualità. «Credo che esporrà non l'intera Chiesa d'Inghilterra ma i singoli individui ad accuse di discriminazione per aver celebrato i matrimoni, ma non le unioni civili nelle loro chiese», ha detto Scott-Joynt in una riunione alla camera dei Lord.
FAVOREVOLI QUACCHERI ED EBREI PROGRESSITI. A permettere le nozze civili saranno invece quei gruppi - quaccheri, seguaci della chiesa unitaria ed ebrei progressisti - che fin dall'inizio avevano messo il governo sotto pressione proprio per abrogare la norma. Ma anche tra gli anglicani vi è chi la pensa diversamente.
Nel 2010 cinque vescovi avevano scritto una lettera al Times nella quale affermavano che non era giusto che alle coppie omosessuali non venisse offerta la scelta tra un unione civile e un matrimonio religioso.
L'APPOGGIO DI CAMERON. Per il primo ministro David Cameron, che al congresso del suo partito a Manchester aveva detto di credere nelle nozze gay perché il matrimonio «è un valore dei conservatori», si tratta comunque di un passo avanti importante.
Ed è così anche per il suo governo, fronda ultraconservatrice a parte. «Siamo impegnati nella promozione dell'eguaglianza per i gay e i bisessuali e nell'assicurare la libertà di religione e di credo per tutti', ha scritto Featherstone in un documento ministeriale aggiungendo: «Per promuovere entrambi questi obbiettivi il governo si impegna a rimuovere l'ostacolo legale alle unioni civili registrate nei luoghi di culto i cui gruppi religiosi hanno scelto di permetterle».
Mercoledì, 02 Novembre 2011

martedì 1 novembre 2011

Gender Bender: il festival al via oggi a Bologna


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Apre oggi a Bologna il Gender Benderfestival internazionale che presenta al pubblico italiano gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea, legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale.
Dal sito dell'evento:
"Il Festival è interdisciplinare e propone un programma di appuntamenti che si articola in proiezioni cinematografiche, spettacoli di danza e teatro, performance, mostre e installazioni di arti visive, incontri e convegni di letteratura, concerti e live set di musicisti e dj, party notturni.
Realizza percorsi di senso inediti tra fenomeni culturali e comunicativi apparentemente lontani e contraddittori, indicando come sia possibile andare in maniera creativa oltre le norme e gli stereotipi del maschile e del femminile, e anticipando le trasformazioni divenute parte integrante del nostro immaginario."
" [...]artisti che sanno adottare un punto di vista libero e spregiudicato su un Belpaese in ritirata verso i lidi sicuri del consenso, cercando di capirlo e, forse, di riprenderne la fuga. Gender Bender è La Traviata Norma, perché a volte solo traviando vecchie regole e stanche consuetudini è possibile trovare un nuovo slancio e delle risposte inattese."

Muore a 96 anni Axel Axgil, pioniere dei diritti gay in Danimarca


In ricordo di Axel Axgil, pioniere dei diritti gayÈ morto a 96 anni Axel Axgil, storico attivista gay danese, fondatore nel 1948 del primo collettivo lgbt del suo paese nonché, insieme al suo compagno, Eigil, prima coppia che ha contratto unione civile in Danimarca nel 1989. La coppia formata da Axel ed Eigil è stata la prima dello stesso sesso al mondo a veder riconosciuta legalmente la propria unione con un istituto giuridico simile al matrimonio.
Il vero cognome di Axel era Lundahl-Madse ma da decenni aveva adottato quello di Axgil, fondendo insieme il proprio nome con quello del suo compagno – Eigil Eskildsen (deceduto nel 1995) – come forma di protesta per non potersi sposare e come simbolo del mutuo impegno. Era il 1 ottobre 1989 quando gli Axgil divennero la prima coppia omosessuale al mondo a celebrare una unione civile: la Danimarca, ricordiamolo, è stato il primo paese a prendere una decisione che è stata una sfida per il mondo intero.
La vita di Axel Axgil è stata tutto un esempio di attivismo lgbt. Nato nel 1915 venne ispirato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per fondare Forbundet af 1948, prima organizzazione lgbt della storia della Danimarca che è ancora attiva con il nome di LGBT Danmark. La decisione di fondare un’associazione per i diritti degli omosessuali diede molta visibilità ad Axel e anche molti problemi: venne licenziato, espulso dal partito politico in cui militava e dovette anche abbandonare la pensione in cui viveva.
In ricordo di Axel Axgil, pioniere dei diritti gayMa non si perse d’animo: si trasferì a Copenaghen e continuò a portare avanti la sua battaglia, insieme al compagno. La persecuzione nei loro confronti, però, non terminò: negli anni Cinquanta gli Axgil furono imprigionati con l’accusa di pornografia per aver pubblicato foto di uomini nudi su Vennen, la rivista dell’associazione, e Axel si vide costretto a lasciare la guida dell’associazione stessa per non comprometterla. La coppia abbandonò, così, l’attivismo di prima linea ma continuò a lottare per i diritti della comunità e nel 1989, come già detto, vide una ricompensa ai loro sforzi.
Poco prima di unirsi civilmente al suo compagno, Axel disse al giornalista statunitense Rox Wochner:
Sii visibile. Fai coming out. Continua a lottare. È l’unico modo per cambiare qualcosa. Se tutti venissimo allo scoperto il cambiamento avverrebbe in tutto il mondo.
Aveva 74 anni. Oggi, a distanza di 22 anni, le sue parole sono ancore attuali.
Il destino ha voluto che pochi giorni prima della sua morte, il governo danese annunciasse la propria intenzione di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso e istituire il matrimonio egualitario.
Foto | LGBT Danmark