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martedì 28 dicembre 2010

Fascisti ex Nar assunti da Alemanno: Francesco Bianco insulta ebrei e studenti

ROMA - Ancora un capitolo delle imbarazzanti assunzioni volute dal sindaco di Roma Alemanno in aziende municipalizzate di suoi ex sodali fascisti, sovente condannati per gravi reati. E' il caso di Francesco Bianco, ex esponente dei Nar e quindi assunto all'azienda dei trasporti romana come impiegato, processato per rapina, omicidio e tentato omicidio insieme ai fratelli Fioravanti. Nel 1978 partecipò, guidando l'auto, alla rapina all'armeria Centofanti durante la quale rimane ucciso Franco Anselmi. Bianco è stato assunto all'Atac e durante i turni di lavoro si divertiva a insultare, con i suoi amici, gli ebrei e gli studenti in corteo, ai quali, scriveva, avrebbe volentieri sparato "colpi di mortaio". L'episodio viene raccontato oggi dal quotidiano romano "Il Messaggero". Nella bacheca del fascista si alternavano i suoi commenti con quelli delle sue amiche, fra le quali una certa "Jessica" che suggerisce di trattare in questo modo gli studenti in corteo: "L’olio bollente non è ecologico, inquina! sono per due sane manganellate... sono per l’attività fisica", asserendo poi: "Ma sembrano pacifici...praticamente giudei". Il ricco dialogo si svolge fra Bianco ed altri impiegati sempre assunti all'Atac per volontà di Alemanno.
Dure le dichiarazioni di numerosi esponenti politici. «Apprendiamo sgomenti che durante il suo turno di lavoro l'ex terrorista dei Nar Francesco Bianco, assunto in Atac sotto la gestione Alemanno, fotografava e insultava sul suo facebook la manifestazione degli studenti contro la riforma Gelmini. Si augurava addirittura di colpirli con 'colpi di mortaiò. Poi, insieme ai suoi amici fascisti, passavano a prendersela con il Presidente della Comunità Ebraica Riccardo Pacifici, con insinuazioni di chiaro stampo antisemita». Lo dice in una nota il consigliere comunale del Pd, Paolo Masini. La Parentopoli di Alemanno, divenuta ormai una vera e propria 'fascistopolì, ogni giorno che passa è sempre più odiosa e vergognosa. A questo punto, visto che il sindaco si era espresso a favore dei due ex terroristi assunti in Atac, vogliamo chiedergli cosa pensa dell'ennesimo episodio, che denota chiaramente le radici e l'ideologia antidemocratica insita negli ex terroristi di estrema destra, con l'aggravante che ora hanno anche un ruolo direttivo nell'azienda comunale. Chiediamo anche all'Ad di Atac Maurizio Basile come giudica questo comportamento avuto dall'ex Nar durante il turno di lavoro e se non intenda intraprendere delle misure disciplinari. Approfitto dell'occasione per esprimere a Riccardo Pacifici e a tutta la Comunità ebraica la solidarietà mia e del gruppo consiliare del Pd di Roma».
L'episodio è denunciato anche dal deputato del Pd Roberto Morassut: «Era inevitabile: la 'Parentopoli' con la sua appendice fascista provocata dalla giunta Alemanno non poteva che portarsi dietro quanto si legge oggi sulle colonne del Messaggero. Così uno degli assunti all'Atac, con pesanti trascorsi nei Nar e fior di processi alle spalle, durante l'orario di lavoro si diverte a chiacchierare su Facebook e da qui lanciare frasi piene di minacce e odio contro gli studenti che stavano tranquillamente manifestando», che aggiunge: «Quelle frasi lasciate da lui e dai suoi amici (alcuni dei quali sembra di capire anch'essi neoassunti nell'azienda municipale) sono una vergogna come gravi sono le allusioni antisemite che vi sono contenute. Chi ha voluto quelle assunzioni, chi ha generato questa fascistopoli accanto alla parentopoli dovrebbe vergognarsi e trarre le conseguenze delle sue azioni che danneggiano la città. Esprimo, infine, solidarietà alla comunità ebraica romana e al suo presidente Pacifici».
Sul vergognoso episodio interviene anche Vannino Chiti (Pd), vicepresidente del Senato: «Lo scandalo Parentopoli che ha travolto l'amministrazione comunale di Roma si arricchisce di un altro inquietante capitolo. Dal quotidiano Il Messaggero apprendiamo che una delle persone assunte in questi due anni all'Atac, personaggio già al centro delle cronache per il suo passato nella formazione violenta di estrema destra Nar, ha pubblicamente rivolto espressioni odiose e offensive verso gli studenti che manifestavano pacificamente per le strade della Capitale».

martedì 21 dicembre 2010

Gasparri e gli assassini di quindici anni

di Andrea Doi 
 
Come ai tempi del Duce.
Maurizio Gasparri e altri vorrebbero portare indietro le lancette del tempo e far rituffare il nostro Paese nel periodo più nero della sua storia.
Le parole che ha pronunciato oggi, 20 dicembre, devono fare riflettere, deve arrivare una smentita. Un semplice: «Scusate ho detto una cavolata». L'appello che ha lanciato ai genitori degli studenti che manifestano contro la riforma Gelmini ha dell'incredibile: «Genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate». Queste le parole esatte.
Ecco l'antidemocrazia di Gasparri. Invitare a non manifestare, incutere paure nei cuori degli italiani, parlare di morte ai cortei, chiedere che vengano adottate misure drastiche come la Daspo (quella utilizzata per gli ultras di calcio, per intenderci) anche per chi manifesta un dissenso.
Non abbiamo scomodato la storia a sproposito dunque: al tempo del Duce venivano rinchiusi preventivamente nelle Regie Galere, prima di un'adunata, chi non era fascista.
È fascista anche l'atteggiamento di Ignazio La Russa, che ad Annozero chiama continuamente "Vigliacco" un giovane studente, reo di aver partecipato alla contestazione del 14 dicembre (e non agli scontri). Lui con certe persone non ci vuole proprio parlare.
Il governo continua ad insistere nel non volere dialogare con chi contesta. Continua a sbagliare, come se non avesse visto con i propri occhi la rabbia di Piazza del Popolo.
Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, oggi esponenti di lusso del Popolo della Libertà, ieri missini e prima ancora del Fronte della Gioventù, insieme ad Alemanno e alla sua celtica al collo. Loro conoscono bene i cortei violenti, quelli che negli anni '70 partivano anche dalle sedi del Fronte per spedizioni punitive contro i rossi: allora c'erano bastoni, spranghe...pistole.
Ma forse quelle per l'ex camerata Gasparri, che oggi indossa il doppiopetto da capo gruppo parlamentare del partito di Berlusconi, erano solo passeggiate. Anzi. Goliardate.
I veri assassini sono i precari, gli studenti, i disoccupati, chiunque contesti in piazza. Anche se hanno quindici anni, anche se con gli scontri di Roma non c'entrano nulla.
Se a qualcuno non va bene ciò che il governo Berlusconi sta combinando può sempre dire la sua. Tra le quatto mura di casa, sia ben chiaro.
Liberi di dire la nostra, semplicemente rispondendo ad un sondaggio di Mannheimer.

lunedì 20 dicembre 2010

Alemanno-molotov e quegli 8 mesi in carcere

Il sindaco della Capitale, nel 1982 fu arrestato per i tafferugli all'ambasciata Urss. Un anno prima aveva colpito con una pesante spranga di ferro un giovane studente 

Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile. È pur sempre il sindaco della città, e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire. Lui nel 1990, quando ai margini della “Pantera” prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro “il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico”. Ma forse – chissà – gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile. Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitré.

domenica 19 dicembre 2010

Il sindaco che picchia

Una colossale ignoranza giuridica. Una pesante strumentalizzazione politica. Una pericolosissima provocazione in un momento molto delicato.
Gianni Alemanno e Roberto Maroni si stanno assumendo delle responsabilità molto gravi, giocando col fuoco della protesta studentesca che la settimana prossima tornerà a scaldare le vie di Roma. Il ministro della giustizia dà corso e forma all’ingerenza nei confronti delle cinque corti di giustizia che giovedì hanno scarcerato i ventidue fermati durante gli incidenti di Roma, ma almeno lui utilizza uno strumento legittimo.
Gli altri due hanno gravemente scartato dai rispettivi ruoli.
Soprattutto Alemanno, che per di più proprio non ha titolo personale, con la sua storia, per incitare a infierire con la galera su giovani che potrebbero dargli lezioni su come ci si comporta a vent’anni.