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domenica 19 dicembre 2010

Il sindaco che picchia

Una colossale ignoranza giuridica. Una pesante strumentalizzazione politica. Una pericolosissima provocazione in un momento molto delicato.
Gianni Alemanno e Roberto Maroni si stanno assumendo delle responsabilità molto gravi, giocando col fuoco della protesta studentesca che la settimana prossima tornerà a scaldare le vie di Roma. Il ministro della giustizia dà corso e forma all’ingerenza nei confronti delle cinque corti di giustizia che giovedì hanno scarcerato i ventidue fermati durante gli incidenti di Roma, ma almeno lui utilizza uno strumento legittimo.
Gli altri due hanno gravemente scartato dai rispettivi ruoli.
Soprattutto Alemanno, che per di più proprio non ha titolo personale, con la sua storia, per incitare a infierire con la galera su giovani che potrebbero dargli lezioni su come ci si comporta a vent’anni.

Daspo, per un vero stato di polizia. Aspettando la tessera del manifestante

Il sottosegretario al Ministero dell'Interno, Alfredo Mantovano, ipotizza di utilizzare il Daspo come ipotesi di misura di sicurezza da applicare, al di là dell'ambito sportivo, per prevenire episodi di violenza come quelli accaduti a Roma durante il voto per la fiducia al Governo. «Poichè la risposta giudiziaria è stata molto deludente su questo fronte, e credo che si sia legittimati ad adoperare questa critica nei confronti di soggetti che hanno mostrato di fare determinati atti e - ha precisato ancora - alla vigilia di altre manifestazioni che vengono annunciate in occasione dell' approvazione della riforma dell'università, immaginiamo un intervento sul piano della prevenzione che sul
punto specifico permetta di tenere lontani dai luoghi delle manifestazioni questi soggetti. Non è la bacchetta magica, non è che risolverà tutto, come non ha risolto radicalmente la questione violenza sportiva. Però - ha concluso il sottosegretario - il Daspo nel corso degli anni dei risultati li ha dati.
La proposta del sottosegretario Mantovano - estendere il Daspo anche alle manifestazioni politiche - meritava come risposta, dall'opposizione, almeno quel profluvio di dichiarazioni di cui spesso non se ne sente la mancanza, ma che in questo caso sarebbero stato un segnale. Le sirene del centrismo e del moderatismo paralizzano quel che resta della sinistra del Pd. Dunque a contrastare il fascismo di Mantovano, Maroni ed Alemanno, in serata sponsorizzato anche da Cicchitto, ci sono per ora le dichiarazioni di Mario Staderini, segretario dei Radicali e di Luigi De Magistris, responsabile giustiza dell'Idv.
Per Roberto Maroni la proposta di estendere il Daspo anche alle manifestazioni non sportive è "interessante" è un'iniziativa che esiste già in Inghilterra e che il governo sta "valutando se ci sono le condizioni" per applicarla in Italia. "Mi sembra una proposta interessante: c'è la possibilità di metterla del ddl sicurezza che ha iniziato l'iter di conversione al Senato: valuteremo se c'è una maggioranza che sostiene questa proposta", ha sostenuto il
titolare del Viminale.
Mario Staderini
«Con la proposta del sottosegretario Mantovano di estendere il Daspo alle manifestazioni politiche il Governo getta la maschera. Il Daspo è un provvedimento da Stato di polizia, dove il questore, non il giudice, sulla base
di una mera informativa limita per cinque anni la libertà personale di un cittadino. In pratica, tutti i denunciati,
indipendentemente dall'accertamento delle loro responsabilità, sarebbero per 5 anni obbligati a firmare in Commissariato ogni volta che ci fosse una manifestazione politica. La storia ha già conosciuto questi metodi, quando in occasioni delle visite dei monarchi o dei dittatori gli oppositori e i sospetti venivano arrestati a titolo "cautelativo". Mantovano conferma quanto noi Radicali denunciamo da anni, ovvero che la legislazione speciale introdotta nel calcio dai Governi Berlusconi a partire dal 1994 a suon di decreti legge, altro non era che un laboratorio di sperimentazione di nuove forme di controllo sociale». «Maroni chiarisca se il Governo intende estendere il Daspo alle manifestazioni politiche, cioè riconoscere ai questori il potere di limitare per cinque anni la libertà personale sulla base di mere denunce o informative. Il Daspo è una misura di prevenzione che non esiste neanche per mafiosi e terroristi, per i quali è il giudice a disporle. Molto utilizzata invece ai tempi del fascismo, quando gli oppositori e i sospetti venivano trattenuti nelle caserme in occasione delle visite in città dei gerarchi. O forse il Ministro Maroni, dopo quella del tifoso, vuole imporre anche la "tessera del manifestante"»?
Luigi De Magistris
«L'idea del sottosegretario Mantovano del Daspo per le manifestazioni andrebbe attuata nei confronti del ministro La Russa, per tenerlo lontano dalla tv e dal ministero, dove la sua presenza e' inaccettabile visto che difende il fascismo e quindi delegittima la Costituzione. La Russa dovrebbe dimettersi per quanto sostiene pubblicamente in merito al Ventennio. Preoccupa che in questa fase sociale drammatica l'ordine pubblico sia nelle mani di un ministro dell'Interno razzista come Maroni e di un ministro della Difesa fascista come La Russa: entrambi pronti a ridurre le proteste politico-sociali a fattore di sicurezza a cui rispondere con la repressione, usando ingiustamente le forze dell'ordine e, in questo modo, offendendole. L'allarme lanciato da Maroni, La Russa e il sindaco Alemanno per le manifestazioni studentesche della prossima settimana, oltre alla conferma di voler proseguire con la blindatura dei palazzi istituzionali e con la militarizzazione della citta', sono modi per alimentare una strategia della tensione che mette a rischio la tenuta democratica»
COM-VN
18-DIC-10 14:58 NNNN

"Le piazze non sono come gli stadi i costituzionalisti bocciano il governo"

"Le piazze non sono come gli stadi i costituzionalisti bocciano il governo"

Coro di no alla proposta del Daspo per i manifestanti fermati. "La limitazione della libertà personale spetta alla magistratura non ai questori"

di VLADIMIRO POLCHI
 

"Una cosa è comprimere il diritto di tifare Lazio, un'altra limitare il diritto di manifestare contro una riforma universitaria - risponde Michele Ainis, costituzionalista a Roma Tre - in questo secondo caso, infatti, c'è una tutela costituzionale rafforzata, perché esistono diritti funzionali ad altri". Tradotto: "La democrazia non si limita al voto e se prima delle elezioni non potessi manifestare la mia opinione, verrebbe aggredito un bene costituzionale di valore ben superiore al tifo calcistico". Per questo "i beni costituzionali vanno bilanciati e in nome della sicurezza, o della paranoia della sicurezza, non si possono certo espropriare i diritti".

Sulla stessa linea, il ragionamento di Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze: "In base all'articolo 17 della Costituzione, le riunioni in luogo pubblico possono vietarsi "solo per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica". Il divieto vale dunque per tutti ed è esclusa la possibilità di impedire a un singolo cittadino di partecipare a riunioni non vietate. Non solo. Sulle misure di prevenzione si discute ormai da anni. Limitare la libertà personale con pronuncia dell'autorità di pubblica sicurezza, e non del giudice, è già al limite della costituzionalità nell'ambito sportivo; se esteso alla piazza travolgerebbe tutto il sistema delle libertà costituzionali, violerebbe la riserva di giurisdizione indicata dall'articolo 13 della Costituzione e rischierebbe di riportarci a una situazione simile a quella originaria del Testo unico di pubblica sicurezza, così come varato in epoca fascista".

Contro il rischio di generalizzare una misura eccezionale si schiera anche Gaetano Azzariti, costituzionalista alla Sapienza di Roma: "Con una reazione emotiva e poco razionale agli avvenimenti complessi degli ultimi giorni - sostiene il giurista - il governo ancora una volta si contrappone all'autonomia e al ruolo della magistratura, alla quale sola spetta il potere di limitare la libertà di circolazione". E ancora: "Tutto questo è segnale di una cultura di governo più attenta alle questioni d'ordine pubblico, che alle garanzie di libertà dei cittadini, col rischio concreto di disattendere il chiaro quadro costituzionale improntato al garantismo".

Alla cautela invita Federico Sorrentino, docente di diritto costituzionale a Roma, "perché - premette - vanno comprese le legittime esigenze della sicurezza pubblica". Ma non per questo il giurista nasconde la sua "perplessità su una misura grave e di dubbia conformità al quadro costituzionale". L'estensione del Daspo al di là del ristretto ambito sportivo, infatti, "non incide tanto sull'articolo 21 della Costituzione relativo alla libertà di manifestazione del pensiero, quanto principalmente sull'articolo 17 che prevede la possibilità di vietare le riunioni per motivi di sicurezza, ma mai fa riferimento al singolo manifestante". (19 dicembre 2010)