Il Parlamento dell’Uganda si trova nuovamente ad avere a che fare con un disegno di legge contro l’omosessualità: un bill presentato per la prima volta nel 2009, nel corso della precedente legislatura, e che al pari delle erbacce - per la serie l’erba cattiva non muore mai – è rispuntato nell’agenda legislativa il 7 febbraio scorso.
Si tratta di un disegno di legge apertamente discriminatorio e neppure mascherato sotto una falsa dicitura. Il bill si chiama semplicemente 'The Anti-Homosexuality Bill' .
I propositori della legge sostengono la necessità di creare un quadro normativo più strutturato che difenda la famiglia tradizionale, quella etero e socialmente accettata, vietando qualsiasi forma di unione omosessuale, con tutta la negazione dei diritti che ne consegue.
Il presupposto è semplice quanto aberrante: l’omosessualità non è una condizione permanente ne naturale, quindi va semplicemente ostacolata. Inoltre vi sarebbe una necessità di proteggere i bambini e gli adolescenti da abusi sessuali e da possibili deviazioni derivanti dall’essere in contatto con persone gay, in base ad una sorta di binomio assolutamente semplicistico fra omosessualità e pedofilia.
A questi ‘buoni ‘ propositi necessariamente si deve affiancare un’azione concreta che punisca omosessuali e quanti non denuncino casi sospetti di questo tipo di deviazione. La legge, che viola palesemente i diritti umani di gay e transessuali, che mina la sicurezza stessa dei cittadini ugandesi e la coesione sociale in nome di un nuovo maccartismo, si inserisce in un clima già estremamente viziato da odio e pregiudizi.
Le comunità gay sono già vittime di violenza e soprusi, anche da parte delle forze dell’ordine e se passasse la legge – chiamata anche Kill the Gay Bill – si istituzionalizzerebbe semplicemente una nuova caccia alle streghe.
SIMONA MARTINI

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