Controversa affermazione del ministro tunisino ai diritti umani
“La libertà di espressione ha dei limiti”: ad esempio, la
pubblicazione di una rivista LGBT in Tunisia non è proprio ammissibile.
La frase arriva, addirittura, dal ministro tunisino ai diritti umani del
partito islamico Ennahda, al governo dopo le prime libere elezioni
nella nuova Tunisia della rivolta dei Gelsomini. Secondo il ministro, la
rivista non dovrebbe essere pubblicata.
CITTADINI? – I gay sono cittadini come gli altri?
Possono usufruire dei diritti e delle libertà garantite a tutti gli
altri? Beh, sì e no: “Certo, sono cittadini, ma devono rispettare le
linee rosse disegnate dalla nostra religione, dalla nostra tradizione e
dalla nostra civiltà”, riporta il media svizzero 360.
Non è chiaro, dice Samir Dilou, il ministro dei diritti umani(il che,
come si capirà, è una contraddizione che fa polemica), se Gayday abbia
una autorizzazione di pubblicazione, ma il ministro assicura che, se
così fosse, “la ritirerebbe” immediatamente. “Le perversioni sessuali
non sono certo un diritto umano, gli omosessuali dovrebbero farsi
curare”.
DOVE GAY E’ UN INSULTO – Parliamo di uno dei fiori
più importanti della nuova Tunisia, visto che la rivista ha aperto le
pubblicazioni nel marzo dello scorso anno, a brevissima distanza dalla
deposizione di Zine El Abidine Ben Ali, presidente tunisino. Fadi, il
direttore della rivista, conferma che il media è l’unica rivista
omosessuale del paese e che è “destinataria di attacchi virulenti e di
minacce, in particolare sui social network”. Ma, a suo dire, anche
questo è parte del gioco: “Ci sono degli aspetti positivi” in queste
minacce omofobiche: “Aiutano a mettere la questione sul piano pubblico”.
In Tunisia l’omosessualità è diventata un’arma politica: se si vuole
insultare un’esponente pubblico, particolarmente di religione islamica e
appartenente, magari, al partito di governo, lo si ritrae “a letto con
un altro uomo”, scrive il blog di cultura omosessuale Queer.de

Nessun commento:
Posta un commento