martedì 28 febbraio 2012

Gay, pellicole e tabù

Il festival del cinema omosex di Torino che promuove film d'autore.
di Emanuele Di Nicola

La sigla Glbt ormai è nota. Anche il Festival del cinema gay, lesbo, bisex e transgender di Torino è sempre più conosciuto. Quest’anno il cinema omosessuale si prepara all'appuntamento nel capoluogo piemontese per la rassegna «Da Sodoma a Hollywood», al cinema Massimo dal 19 al 25 aprile. Si tratta della 27esima edizione: nell’arco di quasi 30 anni, il cosiddetto “queer cinema” (la definizione americana per il cinema omosessuale) ha preso piede anche in Italia. E il festival è ormai un appuntamento consolidato.
LE ANTICIPAZIONI, UN CARTELLONE STIMOLANTE. Nei giorni scorsi sono arrivate le prime anticipazioni sull'edizione 2012. In attesa del programma completo, che verrà divulgato nei prossimi mesi, gli annunci degli organizzatori già preannunciano un cartellone “stimolante”: ci sarà il focus L'ultimo tabù, dedicato all’omosessualità nel mondo dello sport e curato dal giornalista Paolo Colombo. Un'altra sezione si chiama Forever young e punta ancora su un tema delicato, gli adolescenti gay. Qui verranno proiettate una serie di pellicole di giovani registi e con giovani protagonisti, tutte centrate sulla scoperta della propria identità sessuale.

Un budget molto ristretto per un festival cinematografico

Lettera43.it ha fatto il punto con il direttore del festival, Giovanni Minerba il quale, come prima cosa, spiega che non è un festival locale. «Negli anni ci siamo radicati non solo sul territorio, ma in tutto il mondo», afferma.
Oggi siamo il terzo festival mondiale a tematica gay dopo San Francisco e Los Angeles. È un punto di riferimento politico e culturale per tutta l’Italia, non solo per la comunità Glbt».
INVESTIMENTO DA 360 MILA EURO. Nonostante l’importanza raggiunta però la situazione economica non è felice: il budget di quest’anno ammonta a circa 360 mila euro, in calo del 10% rispetto ai 400 mila euro spesi nel 2011. Una cifra molto bassa per mettere in piedi un festival cinematografico: «Ci basiamo su un budget presunto, dobbiamo ringraziare il Museo del Cinema di Torino che con il suo aiuto ci dà la possibilità di lavorare».
FILM PER TUTTI, NON SOLO PER GAY. E poi la manifestazione ha un’altra particolarità: il tema non diventa mai una gabbia, sono film per tutti. Il direttore è chiaro: «Le nostre pellicole piacciono a tutti, non solo alla comunità gay. Non ci interessa assecondare un certo tipo di pubblico, ma far vedere un certo tipo di cinema: i film di qualità”. Opere che non sempre trovano spazio nelle sale italiane. Minerba fa un esempio: «Quest’anno c’è stato il caso di Beginners (regia di Mike Mills con Ewan McGregor, ndr): un bellissimo film che in Usa e in Europa ha avuto molto successo, in Italia la Universal lo farà uscire direttamente in dvd. Quando l’ho chiesto per il festival mi hanno risposto che non potevano mandarlo, è un peccato mortale». Insomma non c’è abbastanza coraggio, ci sono problemi a mandare in sala i film a tematica gay, anche per le grandi distribuzioni.

Un ritardo fisiologico rispetto agli altri Paesi

Ma com’è la situazione del cinema gay italiano? «È una bella domanda insoluta», dice. «Lo scenario non è positivo: basti dire che finora quest’anno ho ricevuto molto poco dall’Italia, tre-quattro cortometraggi e un documentario. In generale, siamo molto in ritardo rispetto agli altri Stati su questo tipo di produzione: d’altronde il ritardo è anche riflesso della nostra società».
POCHI REGISTI FAMOSI SE NE OCCUPANO. Un ritardo dovuto a molte ragioni, non una in particolare: da una parte i registi famosi non si occupano molto di questi temi (tranne Ferzan Ozpetek, fa notare il direttore). Dall’altra i giovani cineasti che ci provano non sempre ottengono risultati di qualità: spesso l’importanza dell’argomento prevale sulla riuscita cinematografica del film (una cosa che non piace al Festival di Torino).
MANCA ANCHE IL CORAGGIO DI FARE OUTING. Poi ci sono problemi più generali: malgrado la numerosa comunità Glbt, nell’Italia del 2012 c’è ancora una mancanza di coraggio, non è facile fare outing. E infine contano le case di distribuzione: difficile vedere il cinema gay in sala, non c’è nessun veto esplicito ma semplicemente questi film non vengono scelti, pochissimi arrivano sul grande schermo. Molti si trovano solo in dvd, in streaming in rete oppure non escono proprio. E questo è un disincentivo a girarli.
IL VINCITORE DELLA SCORSA EDIZIONE. Il Festival di Torino è una manifestazione competitiva, che alla fine assegna i suoi premi: l’anno scorso il concorso principale lo ha vintoTomboy, film della regista francese Celine Sciamma. Questo racconta la storia di Laure, una bambina di 10 anni che si finge un bambino con i giovani amici del nuovo quartiere.
È un racconto di incertezza sessuale girato con delicatezza e spessore narrativo. In generale, negli ultimi anni il cinema a tematica gay si è imposto nel nostro Paese: I segreti di Brokeback Mountain ha vinto il Leone d'oro a Venezia 2005, nel 2008 il film sull’attivista omosessuale Harvey Milk (Milk di Gus Van Sant) ha incassato oltre 2,5 milioni di euro al botteghino.
IGNORATO IN SALA MA SUCCESSO IN DVD. Poi esistono altri film meno conosciuti e più d’autore, quelli che il Festival tenta di promuovere. Un esempio è Quasi niente del belga Sébastien Lifshitz: uscito nel 2002 in sordina, il film racconta la storia di due adolescenti francesi che iniziano una difficile relazione omosessuale. Fu quasi ignorato in sala, ma con l’uscita in dvd e il passaparola della rete è diventato un piccolo cult del genere. Anche nel nostro Paese. «Questo dimostra che c’è l’esigenza di sentire e capire questi temi» conclude Minerba. «La gente va a cercare questi film, li vede. Sono gli autori italiani che non ci scommettono più di tanto».

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