Caro amico, vorrei condividere con te alcune riflessioni sulla polemica scatenatasi in seguito alla decisione degli organizzatori del Pride Lgbtq di accettare il patrocinio dell’ambasciata statunitense e sulla tua scelta di non aderire, nei fatti, a quella manifestazione.
Amo vivere in un paese in cui le coppie hanno il diritto di divorziare e le donne hanno il diritto, se lo credono, di abortire. Si tratta di acquisizioni importantissime, frutto di dure battaglie che hanno visto in prima fila, tra gli altri, i radicali, massima espressione del filo-americanismo italiano. Hanno forse sbagliato allora i partiti di ispirazione marxista a collaborare con gli ultras dell’atlantismo nostrano? È stato un errore appoggiare una legge sul divorzio frutto dell’iniziativa legislativa del socialista Loris Fortuna (che tra l’altro, se non ricordo male, per un periodo ebbe anche la tessera radicale), e dell’industriale Antonio Baslini, deputato del superatlantista Pli – quello stesso Pli che si trovava al governo quando l’Italia aveva aderito al Patto atlantico? Bisognava forse evitare di difendere quella legge dal referendum abrogativo lottando fianco a fianco con molti laici e “liberal” italiani, mentre il paese da loro tanto amato, gli Usa, era ancora impegnato nella guerra del Vietnam? Hanno sbagliato poco dopo le sinistre, anche quelle extraparlamentari, che hanno fatto fronte comune con il superoccidentalista Marco Pannella nella battaglia per una legislazione che rendesse lecito l’aborto? Secondo il tuo ragionamento sì; secondo me, invece, da quella stagione il paese è uscito svecchiato ed enormemente progredito.
Non amo la politica estera americana; a dire il vero, non mi piace neanche il modello di società di cui, specie da Reagan in poi, si sono fatti portatori. Credo però che il mondo sia complesso, che dividerlo con la spada cercando di separare i buoni dai cattivi sia un’operazione non proficua per il semplice motivo che bene e male coesistono nelle stesse realtà. Credo tu abbia ragione quando ricordi che gli Usa hanno sostenuto regimi che spesso hanno discriminato (perseguitato?) i cittadini Lgbtq. Mi pare tu colga nel segno anche quando denunci la tendenza a parlare di un non meglio precisato mondo arabo che sarebbe omofobo per definizione, atteggiamento intellettuale che mi sembra tradire una buona dose di orientalismo. Aggiungerei che quest’atteggiamento ha spesso rappresentato la base per un ulteriore passaggio: dato che l’Occidente (concetto ondivago e bizzarro come pochi altri) rispetta di più le donne e gli Lgbtq, i paesi occidentali avrebbero il diritto di esportare questo modello a suon di bombe. Si tratta di un ragionamento che non condivido, pur avendone presente la complessità. Ho partecipato a diverse manifestazioni contro la guerra in Afganistan e contro quella in Iraq perché credevo che avrebbero avuto insopportabili costi in termini di vite umane. Non mi sono mai nascosto, però, che avrei preferito mille volte trasferirmi nella più neoliberista delle città americane piuttosto che nella Kabul talebana o nella Bagdad di Saddam Hussein. Non perché io creda in una innata superiorità degli “occidentali”, e peraltro, non capisco in cosa sarebbe meno “occidentale” di me quell’omicida che ha scannato un soldato britannico a coltellate in pubblica piazza e che, come noto, è nato e cresciuto a Londra; men che meno credo che vi sia un nesso tra l’islam e le teorie liberticide (ché altrimenti dovrei interrogarmi sul perché la cattolica Italia si è inventata il fascismo, la protestante Germania il nazismo e la ortodossa Russia il comunismo sovietico). Ritengo semplicemente che in alcune zone del mondo si siano sviluppati dei processi storici che hanno reso possibile l’acquisizione di diritti civili e politici che io considero inalienabili e senza i quali, sarò eurocentrico, non saprei vivere.
Mi pare quindi che la condanna della politica estera americana non mi debba far perdere di vista il fatto che in molti stati degli Usa i cittadini Lgbtq hanno acquisito diritti importanti come quello al matrimonio o all’adozione di figli. Sono, certamente condividerai, aspetti importantissimi, essenziali per la vita delle persone, per il loro appagamento, per la loro felicità. Si tratta di cose che io, banalissimo eterosessuale, dò per scontate ma che i miei amici Lgbtq in Italia possono solo sognare. Dunque, perché non posso manifestare contro il Muos e contestualmente apprezzare le apertura di Obama sui diritti delle coppie Lgbtq?
Cosa avrei dovuto fare se abitassi in Francia? Lì Hollande ha garantito un passaggio legislativo epocale per questo tema. Si tratta, però, dello stesso Hollande che impone il fiscal compact e si fa interprete di una politica economica che io stento a condividere. Se fossi stato francese mi sarei dovuto rifiutare di scendere in piazza a favore della legge sui matrimoni gay perché proposta da Hollande? Perdona la franchezza, ma mi sembra che rischiamo di ragionare come Javert, il poliziotto dei Miserabili che voleva interpretare la realtà secondo la linearità della retta mentre, ci spiegherebbe Hugo, la realtà è fatta di curve, segmenti, traiettorie spurie. A te sarebbe piaciuto un Pride senza il patrocinio dell’ambasciata Usa. A me piace il Pride col patrocinio dell’ambasciata Usa e con la bandiera dei no Muos che sventola sul tetto di uno stand e viene esposta sul palco nella serata più affollata.
E poi, cosa ci aspettavamo per questo giugno palermitano: un Pride Lgbtq o una manifestazione a favore dei diritti Lgbtq fatta solo per gente che la pensa come noi su tutte le questioni politiche? Non pochi esponenti della sinistra locale hanno stigmatizzato la presenza, all’apertura della manifestazione, della Presidente della Camera Laura Boldrini e del Ministro Josefa Idem, evidentemente considerate troppo moderate. A me è dispiaciuto che non ci fossero anche esponenti del Pdl. Se fossero venuti e avessero detto cose che condividevo li avrei applauditi. E questo non mi avrebbe tolto il diritto di protestare ferocemente, anche un minuto dopo, contro le scelte politiche, specie di politica economica, del governo italiano (per la cronaca, non ho votato alcun partito che sostenga l’attuale esecutivo). Perché, vedi, esistono anche cittadini Lgbtq filo-americani, di destra, liberisti, simpatizzanti di Berlusconi, imprenditori iscritti a Confindustria, cattolici. Mi interessano anche i loro diritti e il Pride deve parlare anche a loro. Su Facebook in molti hanno bollato questi Lgbtq come frutto di contraddizioni. A me pare che non ci sia nessuna incoerenza: a mio giudizio, questioni rilevanti come quelle dei diritti civili vanno risolte con le compensazioni, non con gli sbarramenti.
Torno al punto da cui sono partito. La legge sul divorzio è stata approvata nel parlamento italiano anche grazie al voto di molti parlamentari cattolici ed ha resistito all’assalto del referendum perché la maggioranza degli elettori italiani, cattolica in grandissima parte, ha bocciato l’ipotesi abrogativa. La strada per il progresso sociale e civile passa anche da queste “contraddizioni”, che poi sono tali solo in apparenza.
Insisto su questo punto per un altro motivo. Nel 1974, in pieno shock petrolifero, con la stagflazione che avvolgeva l’Italia, i partiti di sinistra si impegnarono in una battaglia sui diritti civili. È un monito da far presente a chi in questi giorni si è prodigato a spiegarci sui social network che in un periodo di così grave crisi economica non ci si dovrebbe occupare dei diritti Lgbtq. Ho letto su Facebook alcuni post di gente di sinistra che si domandava come mai, davanti ai numerosissimi lavoratori che si tolgono la vita per il dissesto finanziario, la sinistra perda tempo a occuparsi di omosessuali e trans. Avrei voluto rispondere loro che si suicidano anche tantissimi giovani, a volte giovanissimi, schiacciati dal peso di un’omosessualità che li porta a subire atroci violenze psicologiche, emotive, non di rado fisiche.
Un’ultima notazione proprio su Facebook. Anzi, più che una notazione si tratta di uno sfogo. Nelle tue lettere e nei tuoi comunicati usi toni molto duri. Da persona per bene quale sei, tuttavia, mantieni un alto grado di civiltà. Ti segnalo, però, che sui profili di persone pienamente addentro alla sinistra palermitana, sono apparsi in questi giorni dei post che mi hanno dato da pensare. Beninteso, credo che su quel social network ognuno di noi dia il peggio di sé. Io stesso, a volte, ho scritto cose di cui poi mi sono pentito. Preferisco non fare nomi, dunque, non per una malcelata omertà, ma perché non credo che le persone debbano rispondere per quello che viene pubblicato sul loro profilo Fb. Ho visto, tuttavia, post su profili “aperti” sui quali mi vorrei brevemente soffermare. Sono tutti scritti da persone che criticano, da sinistra, la scelta del Pride di accettare il patrocinio dell’ambasciata Usa. In uno dei più soft ci si domanda per quale motivo i gay non facciano le loro battaglie attraverso le associazioni classiche come i sindacati, i partiti, ecc. (come a dire, puoi fare sì vita associativa, ma attraverso le categorie che io considero normali – con buona pace delle donne che negli anni sessanta e settanta militavano in gruppi femministi); in un altro leggo che gli Lgbtq sarebbero delle “anomalie” (cito testualmente) – tralascio per pietà di riportati gli argomenti usati; infine, vorrei riferirmi a un altro post (che mi pare sia stato successivamente rimosso): lo ha scritto una persona il cui profilo Fb reca nello sfondo foto di Che Guevara e vi si legge che, parafraso abbastanza fedelmente, i politici oggi sono tutti assoggettati ai gay come domani lo saranno ai pedofili [sic].
So che tu non condividi nessuna di queste asserzioni. Probabilmente non le condividono neanche le persone sui cui profili quei post sono apparsi. Mi auguro che persino gli autori non ne siano convinti sino in fondo. Credo sia però necessaria una maggiore attenzione da parte di tutti noi: è opportuno vigilare su ciò che scriviamo e diciamo poiché questo dibattito, pur ricco e importante, ha tirato a galla una schiuma che non credevo potesse appartenere al mondo politico in cui mi riconosco. Se tu critichi il patrocinio dell’ambasciata americana non sei omofobo. Le persone che, partendo dal tuo stesso argomento, arrivano a scrivere quelle cose forse sì. Per la prima volta nella mia vita ho intravisto lampi di una sinistra che non mi sembra né fascista né stalinista (non credo che le cose si ripetano), ma semplicemente antidemocratica; mi pare sia interesse di tutti ridurre quei lampi a fiochi barlumi.
Un caro saluto e spero di vederti, con tante bandiere del movimento No Muos, alla manifestazione del Pride prevista per sabato pomeriggio.