domenica 28 ottobre 2012

QUEER ROADS: riprende il Sicilia Queer Film Fest




31 ottobre 2012, ore 21
Cinema De Seta - Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili 4, Palermo  


fay-and-mcneillRiprendono le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST (quest'anno le abbiamo chiamate QUEER ROADS pensandole come un'occasione per rileggere i percorsi delle storiche battaglie del movimento glbt internazionale), che ci condurranno alla terza edizione del festival - dal 31 maggio al 6 giugno 2013 - nell'anno in cui Palermo ospiterà per la prima volta il Pride nazionale. Non mancate!
Partiamo con un imperdibile documentario - in anteprima per Palermo a pochi giorni dalla prima europea di Firenze - che racconta la vita di John McNeill, sacerdote gesuita e pioniere del movimento di liberazione dei diritti delle persone LGBT negli Stati Uniti.  McNeill, sempre alla ricerca di conciliare la sua vita come prete cattolico, uomo gay – ora legalmente sposato – e difensore dei diritti delle persone lgbt, ripercorre nel documentario il suo itinerario umano e spirituale, indagando il rapporto tra fede ed omosessualità in una prospettiva inedita, caratterizzata dalla sua passione costante per la giustizia e l’uguaglianza per le persone lgbt nella Chiesa Cattolica. (nella foto: a destra John McNeill, a sinistra il regista Brendan Fay che sarà presente alla proiezione)
Segue dibattito con il regista Brendan Fay, e con don Franco Barbèro, prete del dissenso noto tra l'altro per le sue celebrazioni di benedizione di coppie omosessuali.
"TAKING A CHANCE ON GOD" (Scommettere su Dio), di Brendan Fay (USA 2012, 54 min., v. o. sott. it)
Mercoledì 31 ottobre 2012, ore 21 - Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili 4, Palermo)  
ingresso: 5 euro (riduzioni con QueerCard)
in collaborazione con "Ali d'Aquila - Gruppo omosessuali cristiani di Palermo" e "Florence Queer Festival".
e con la partecipazione di: Institut Français di Palermo, Certi Diritti - Associazione Radicale,  Traduttori per la Pace, Centro Studi e Documentazione Ferruccio Castellano.
Si ringrazia il Comune di Palermo, Assessorato alla Cultura, per la concessione del Cinema De Seta per la serata.

La presentazione in anteprima a Palermo di un film su un teologo americano "scomodo" (John McNeill), accompagnata in sala dalla conversazione con un regista statunitense militante (Brendan Fay) e con un coraggioso prete piemontese del dissenso (don Franco Barbèro), crediamo sia il modo giusto per ripercorrere oggi le strade delle battaglie storiche per i diritti civili del movimento LGBT internazionale e riconsiderare criticamente il presente. Abbiamo pensato dunque di chiamare QUEER ROADS le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST 2013, che ripartono con questa serata verso la terza edizione del festival (31 maggio - 6 giugno 2013) nell'anno in cui Palermo ospiterà per la prima volta il Pride Nazionale. 


IL FILM:
John McNeill and Charles ChiarelliIl documentario ripercorre le tappe della vita di John McNeill: l’infanzia a Buffalo, la detenzione in un campo nazista, la scelta di diventare un religioso, l’impegno per la pace durante la guerra in Vietnam, la lotta per cambiare l’atteggiamento della chiesa nei confronti delle persone omosessuali, l’attività di supporto psicologico a lesbiche e gay negli anni ’80, durante l’epidemia di Aids. I suoi libri scandalo “Sex as god intentended” e “The church and the homosexual” hanno influenzato non solo il movimento degli omosessuali cattolici americani (con la nascita di "Dignity"), ma anche lo sviluppo della Metropolitan community church (dichiaratamente inclusiva nei confronti di lesbiche e gay) e il movimento che ha portato alla consacrazione del primo vescovo omosessuale nella Chiesa episcopaliana. 
Nel 1983 McNeill fu obbligato al silenzio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI. Gli venne imposto il divieto di parlare e scrivere di argomenti legati all’omosessualità. Un diktat che McNeill riuscì a rispettare soltanto per pochi anni. Nel 1987 venne espulso dall’ordine dei gesuiti per “pertinace disobbedienza”
Nonostante la cacciata dalla Chiesa, McNeill ha comunque continuato il suo ministero, come teologo, terapeuta e attivista. Ancora oggi, che ha 83 anni, attraverso il suo blog e i suoi viaggi, proclama l’amore omosessuale come santo e incoraggia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutto il mondo. Da 46 anni è legato a Charles Chiarelli (a destra insieme a lui nella foto accanto), che ha sposato legalmente a Toronto nel 2008. 
Nel documentario la sua storia viene ripercorsa attraverso le interviste a vescovi, sacerdoti, attivisti colleghi, amici e familiari. Tra questi: il reverendo Nancy Wilson, capo della Metropolitan community church; Mary E. Hunt, teologa femminista; Gene Robinson, il primo vescovo apertamente gay nella Chiesa episcopale; il comico Kate Clinton; il vescovo cattolico Thomas Gumbleton, apertamente pro-Lgbt; Robert Carter (co-fondatore di Dignity /New York nel 1972); Jim Lloyd, il funzionario del ministero romano cattolico che sostiene il celibato e l’astinenza sessuale per le persone Lgbt.

GLI OSPITI DELLA SERATA: 
Brendan Fay è un regista e un attivista per la giustizia e l'uguaglianza delle persone LGBT nella Chiesa e nella società in generale. È fondatore e co-presidente della Parata di San Patrizio di New York, e fondatore dell'Alleanza Lavanda e Verde espressione della comunità LGBT irlandese. Fay tiene conferenze su temi come spiritualità, sessualità e  giustizia in chiese, scuole, gruppi di comunità, raduni e ritiri, ha partecipato a dimostrazioni a Washington DC e New York, ed è stato arrestato per la sua attività in difesa dei diritti umani e civili. Coinvolto nel movimento per l'uguaglianza del matrimonio fin dal 1998, Fay è co-fondatore, con Jesús Lebrón, del Civil Marriage Trail Project, che porta le coppie gay e lesbiche oltre frontiera, in Canada, per contrarre matrimoni omosessuali legalmente validi. Nato in Irlanda, Brendan Fay vive ad Astoria, nello Stato di New York, con il coniuge Tom Moulton. Sono stati tra le prime coppie di doppia nazionalità abitanti a New York a sposarsi legalmente in Canada nel luglio 2003.

Franco Barbero2Franco Barbèro, ex sacerdote impegnato fin dagli anni Settanta nelle comunità di base del Piemonte, si è scontrato con la Chiesa Cattolica su temi come le seconde nozze, il celibato dei preti, la predicazione e il ministero dei laici, le teologie femministe e le unioni tra credenti omosessuali. Particolare scalpore hanno suscitato le sue celebrazioni di benedizione di coppie omosessuali. Nato nel 1939, Barbèro è noto per le sue critiche alla dottrina, liturgia e magistero della Chiesa cattolica, a causa delle quali fu ridotto allo stato laicale da Papa Giovanni Paolo II all'inizio del 2003. Ordinato sacerdote nel 1963, dai primi anni settanta fu impegnato nel movimento delle comunità di base. Fin dal 1975 assunse posizioni di contrasto con la dottrina cattolica; tale dissenso trova testimonianza in numerose pubblicazioni e in una celebrazione liturgica in forme differenti rispetto a quelle previste dal canone. Il 25 gennaio 2003 viene dimesso dallo stato clericale e "dispensato dagli obblighi del celibato" con decreto di Giovanni Paolo II, promulgato dall'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede cardinale Joseph Ratzinger (http://donfrancobarbero.blogspot.it/2003/03/dimissione-dallo-stato-clericale-e.html). La sua vicenda è raccontata nel libro "Preti contro", di Corrado Zunino e la sua pastorale con le persone omosessuali è raccolta nel libro a cura di Pasquale Quaranta "Omosessualità e Vangelo". In un suo libro del 2000 ripubblicato per Gabrielli nel 2007, "Il dono dello smarrimento", Franco Barbèro definisce così le gerarchie ecclesiali nel Giubileo: «prese dall’enfasi, sono sbronze di gloria, fanno sfoggio di potenza e ricevono l’omaggio e i finanziamenti dei grandi di questo mondo». Il suo blog: http://donfrancobarbero.blogspot.it/

http://www.siciliaqueerfilmfest.it/ 

lunedì 22 ottobre 2012

GLBT Sordi Palermo: Corso di lingua dei segni



GLBT Sordi Palermo: Corso di lingua dei segni

domenica 21 ottobre 2012

Migrante ottiene asilo perché gay

Il ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è un uomo libero e con il permesso di soggiorno. In Nigeria è stato esiliato dal suo villaggio e pure picchiato



di VINCENZO FALCI CALTANISSETTA.  

Ottiene lo status di rifugiato politico in Italia perché gay. L’omofobia nel suo paese d‘origine, la Nigeria, lo rendeva un «perseguitato». La sentenza, emessa dal tribunale civile di Caltanissetta rappresenta una sorta di spartiacque.

E così lui, Oba (ma non è il suo vero nome, per tutelarne la privacy), ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è un uomo libero e con il permesso di soggiorno. Libero dal pregiudizio ma, soprattutto, dalla persecuzione che ha subito nel continente africano. Da dove è fuggito un paio di anni fa, dopo essere stato pure picchiato, perché schiacciato dal peso dei tabù. Lì, in Nigeria, assai più opprimenti che nel «vecchio continente», quasi un divieto sacrale, e non solo per una questione pregiudiziale. Tanto da essere stato esiliato dal suo villaggio nativo, Umuleri. Una condizione, la sua, che nel suo Paese non è solo asfissiante, ma pericolosa al punto tale da esporlo a fortissimi rischi.

Eppure, in Italia, Oba s’era già visto negare lo status di rifugiato in forza della convenzione di Ginevra. È stata la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Siracusa a dirgli di no con il provvedimento emesso il 30 agosto dello scorso anno. Ma il ragazzo quel provvedimento che gli ha negato il riconoscimento della protezione internazionale lo ha impugnato. E, assistito dall’avvocato Giovanni Annaloro, s’è rivolto al Tribunale civile di Caltanissetta, che adesso gli ha dato ragione, segnando una svolta decisiva nella vita del ragazzo. Che grazie al pronunciamento del giudice Gaetano Mario Pasqualino ha coronato il suo sogno.

Discriminazione per le tendenze sessuali e «carenza di motivazione della decisione» hanno alimentato il ricorso del giovane Oba. Il giudice, nel motivare la decisione ha ritenuto che «nel merito le doglianze mosse dal ricorrente sono fondate, tenuto conto del fatto che il ricorrente ha riferito di essere espatriato per il timore di essere perseguitato». Il giovane ha raccontato di essere stato cacciato dal suo villaggio per le sua omosessualità e di essersi trasferito, nel 2005, a Port Harcourt dove ha lavorato fino al 2010 quando è fuggito perché gli è stata tesa un’imboscata. È stato scoperto durante un rapporto omosessuale con un ragazzo, complice degli assalitori che lo hanno poi pestato a sangue. E tra le pieghe del suo ricorso al giudice, Oba ha gridato a gran voce di temere per la sua vita, se rimpatriato. Perché la Nigeria «considera illegale e penalmente perseguibile una relazione tra persone dello stesso sesso». Così, il tribunale, accogliendo la tesi dell’avvocato Annaloro, ha riconosciuto che il diniego dello status di rifugiato avrebbe «violato un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».


http://www.gds.it/ 

lunedì 24 settembre 2012

Straniero gay in Italia ha diritto allo stato di rifugiato

Lo ha deciso la Cassazione che, con l’ordinanza 15981 del 20 settembre 2012, ha accolto il ricorso contro la decisone della Corte d’appello di Trieste che ha ritenuto irrilevante, al fine del riconoscimento della protezione, che l’ordinamento giuridico del Senegal ritenesse l’omosessualità un reato «perché non è possibile inferire la situazione individuale di perseguitato da quella generale di un paese». Secondo la Suprema Corte  il clandestino senegalese gay, scappato dal paese perchè l’omosessualità è ritenuta un reato, ha diritto allo stato di rifugiato politico o la concessione della protezione sussidiaria o il permesso di soggiorno, per non comprometterne la libertà personale, in base alla carta dei diritti dell’Unione Europea. Nonostante la Corte di merito avesse deciso diversamente, la sesta sezione civile ha ribaltato categoricamente il giudizio, ritenendo invece legittima tale richiesta.
 
Gli ermellini hanno evidenziato come la repressione penale dell’omosessualità comporta necessariamente l’impedimento a tutti i cittadini omosessuali di vivere liberamente la propria vita sessuale e affettiva, integrando la privazione di un diritto fondamentale. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato che “laddove si è chiarito che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione. Per questo le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale del Senegal e a esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità: ciò costituisce una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini senegalesi omosessuali che compromette grandemente la loro libertà personale”.

Pertanto, la Suprema corte ha rimandato bacchettandola alla Corte d’appello di Trieste, gli atti al fine di acquisire le prove necessarie per verificare o meno la condizione di omosessualità del ricorrente. Inoltre ha ordinato di accertare quale sia, la situazione sociale del paese, per ciò che concerne l’omofobia e i gravi atti discriminatori e persecutori contro gli omosessuali denunciati dai mezzi di informazione e da siti istituzionali e di organizzazioni non governative, avendo i giudici di merito ignorato completamente la situazione sociale del paese. Tutto ciò «nel rispetto del criterio direttivo della legislazione comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande di protezione internazionale».

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, i giudici  della Suprema Corte hanno dimostrando grande sensibilità’ nell’applicazione delle norme. 

NO MUOS: manifestazione a Niscemi il 6 ottobre


Appello per la manifestazione nazionale 
del 6 ottobre a Niscemi

I venti di guerra soffiano nuovamente sul Mediterraneo; la Sicilia, da settant’anni occupata dall’esercito degli Stati Uniti, continua a subire un ruolo centrale nella strategia militare sia NATO che statunitense. A Niscemi proseguono senza sosta i lavori di costruzione del Muos, che attraverso le sue enormi parabole permetterà il flusso planetario delle informazioni militari; Sigonella
Capitale mondiale dei droni (Global Hawk, Predator, Reaper) è in prima linea nelle politiche di attacco, come avviene da tempo con le guerre in Iraq, Afghanistan, Libia, ecc.

Il Muos, in costruzione dentro la Sughereta di Niscemi, Sito di Interesse Comunitario, è nocivo per la salute dei siciliani; nel breve e medio periodo l’esposizione alle sue microonde provocherà gravissime patologie, come tumori di vario tipo, leucemie infantili, infarti, melanomi, linfomi, malformazioni fetali, sterilità, aborti, mutazioni de sistema immunitario ecc.; esso grava su un territorio già stuprato dal Petrolchimico di Gela e dalle 41 antenne della base della marina militare USA NRTF, operanti anch’esse all’interno della Sughereta, le cui emissioni elettromagnetiche violano sistematicamente, dal 1991, i limiti previsti dalla legge.

L’ambiente circostante l’installazione, per il raggio di decine e decine di km verrà progressivamente devastato e reso sterile, mentre l’agricoltura, patrimonio produttivo delle aree circostanti, subirà pesanti condizionamenti.

Il MUOS è capace di interferire con le strumentazioni tecnologiche dei voli civili sull’aeroporto di Fontanarossa (già sottoposto a servitù militare dalla vicina base di Sigonella); è la vera causa della mancata apertura dell’aeroporto di Comiso; è un ingombrante ostacolo per il rilancio dell’economia territoriale; è soprattutto uno strumento di guerra e di morte.

Noi, coordinamento regionale dei Comitati NO MUOS
  • vogliamo che si revochi immediatamente l’installazione del MUOS e che si smantellino le 41 antenne NRTF.
  • Vogliamo la smilitarizzazione della base americana di Sigonella, da riconvertire in aeroporto civile internazionale.
  • Vogliamo che il governo, che taglia le spese sociali aumentando ogni genere di tasse e imposte per salvare il capitale finanziario ed il debito delle banche, tagli invece le spese militari.
  • Vogliamo che la Sicilia sia una culla di Pace al centro di un Mediterraneo mare di incontro, di convivenza e di cooperazione tra i popoli.
Facciamo appello per una manifestazione nazionale su questi temi da tenersi a Niscemi sabato 6 ottobre con concentramento alle ore 14,30 presso SP10 Contrada Apa da dove un corteo sfilerà fino alla base NRTF; In serata ore 19,30 (concentramento largo Mascione) corteo in città con concerto e interventi in piazza V. Emanuele.

Coordinamento regionale Comitati No MUOS

Info bus da Palermo allo 091349192
Per contatti
mail comitato Niscemi: trappes@hotmail.it
mobile: Eduardo 329 7439783 – Vincenzo 329 5858843 – Andrea 380 7342791

martedì 18 settembre 2012

Il pride nazionale del 2013 sarà a Palermo

Palermo Pride 2011
Le associazioni nazionali AGEDO, Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Famiglie arcobaleno, MIT rendono noto che, in seguito al dibattito svoltosi nell’Assemblea nazionale delle Associazioni gay, lesbiche e transessuali, riunita a Roma in data 15 settembre 2012, è stata accolta la candidatura di Palermo quale sede del Pride nazionale 2013.
Nell’apprezzare la proposta nei suoi contenuti politici ed organizzativi, riteniamo che la centralità e l’attualità sociale, politica e culturale dei temi suscitati dal progetto di Palermo Pride 2013, conferisca alla manifestazione per l’orgoglio omo/transessuale e per i diritti civili, un assoluto e irrinunciabile rilievo nel quadro del dibattito politico nazionale. Per la prima volta nella storia, il Pride nazionale si spinge così a sud, a testimoniare il suo poderoso messaggio di libertà, eguaglianza e democrazia e a raccogliere l’entusiasmo e la spinta al cambiamento e all’innovazione di tutto il Paese, da parte di una città straordinaria come Palermo.

Rita De Santis – AGEDO
Paolo Patanè – Arcigay
Paola Brandolini – ArciLesbica
Yuri Guaiana – Associazione radicale Certi Diritti
Giuseppina La Delfa – Famiglie arcobaleno
Porpora Marcasciano – MIT (Movimento identità transessuale)

http://www.arcigay.it/ 

lunedì 10 settembre 2012

Le politiche LGBT nei territori

Dibattito di apertura della Festa di Liberazione di Palermo, in collaborazione con: Arcigay Palermo, 
Articolo Tre, Palermo Pride

coordina:
Claudio Lo Bosco - Segreteria provinciale PRC Palermo

partecipano:
Anita Sonego - Capogruppo Federazione della Sinistra al Consiglio Comunale di Milano
Monica Donini - Consigliera Regionale dell'Emila Romagna della Federazione della Sinistra
Paolo Patané - Presidente nazionale ARCIGAY
Carlo Verri - Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo
Giusto Catania - Assessore Comune di Palermo
Agnese Ciulla - Assessore Comune di Palermo
Luigi Carollo - Palermo Pride
Daniela Tomasino - Presidente Arcigay Palermo

Venerdì 14 settembre ore 18
Festa Provinciale di Liberazione
Giardino Inglese - Palermo

martedì 28 agosto 2012

«Noi, vittime della legge 40»

Il calvario delle coppie con malattie genetiche.

di Enzo Ciaccio

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato per incoerenza la legge 40, che in Italia impedisce dal 2004 a una coppia fertile di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
«Il diritto viene finalmente esteso a tutte le coppie e ora la battaglia sarà meno complicata per i 60 parlamentari che insieme a noi hanno da tempo chiesto la revisione della normativa», ha commentato con Lettera43.it l'avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.
L'ENNESIMO COLPO ALLA LEGGE 40. «Dall’Europa arriva l’ennesimo colpo alla credibilità della legge 40: è una buona notizia», ha aggiunto Elena Coccia, avvocato penalista che si è spesso occupata di coppie senza figli e disperate.
«Adesso», ha aggiunto, «bisognerà abolire anche le iniquità della legge legate all’inseminazione eterologa, diffusissima da quando l’accesso alle adozioni è diventato più costoso e complicato».

In Italia, è in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche

Secondo Filomena Gallo, dell’associazione Luca Coscioni, «i disastri della legge 40 sono sotto gli occhi di tutti: ricordo il calvario di una coppia portatrice sana di atrofia muscolare spinale di tipo 1, una malattia che al 65% induce a generare creature destinate a morire entro il primo anno di vita: la loro prima figlia morì a sei mesi, poi nacque un bambino sano, quindi per cinque volte è stato necessario interrompere la gravidanza alla quinta settimana perché l’esame dei villi coriali, cioè la parte embrionale della placenta, aveva segnalato la presenza della terribile malattia».
IL 15% RICORRE ALLA FECONDAZIONE. In Italia, ha spiegato Antonino Guglielmino, medico e direttore del centro Herat di Catania, il 15% della popolazione ricorre a tecniche per avere figli. È in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche: basti pensare che quelli di talassemia, nel nostro Paese, sono 1 milione e mezzo, distribuiti soprattutto nelle isole e nella zona del delta del fiume Po».
IL CALVARIO DI UNA COPPIA. Portatore sano (con la moglie) di anemia mediterranea (talassemia) è Davide Sgroia, 39 anni, catanese: «Io e mia moglie», ha raccontato a Lettera43.it, «abbiamo due figli: un maschio di quattro anni e una femmina di uno. Dobbiamo dire grazie alla fecondazione assistita, che dal 2006 abbiamo cominciato a sperimentare in Turchia, in un centro privato di Istanbul. La prima volta ci andò male: i due embrioni selezionati risultarono malati. Rimanemmo lì per 15 giorni, per una spesa di 15 mila euro (6 mila per l’intervento). Tornammo a casa più tristi di prima, ma per nulla rassegnati».
Sei mesi più tardi, Davide e la moglie ci hanno riprovato: a giugno 2008 è nato il primogenito. Maschio. E sano. Il tentativo successivo, pienamente riuscito, per Davide è stato «di sicuro meno traumatico».
OSTACOLI DA SUPERARE. E ora i figli sono due. Un consiglio alle coppie che temono di trasmettere malattie agli eredi? «Non bisogna arrendersi mai», ha spiegato, «sebbene in Italia e fuori gli ostacoli da superare siano davvero tanti: a mia moglie è toccato perfino di doversi rinchiudere nella toilette degli aerei per fare le iniezioni all’orario prestabilito. Ma ne è valsa la pena».
Poi ha concluso, convinto: «Non mi sento un selezionatore di vite umane, ma sono consapevole che la scelta sugli embrioni sia molto delicata. Per me è stato importante discuterne. E farmi aiutare psicologicamente».

L'arrivo della legge vieta-tutto trainata dal leghista Alessandro Cè

Nell'immagine di archivio, una ricercatrice di un centro per la fecondazione assistita al lavoro sugli embrioni.
(© ANSA)
Non a tutte le coppie in difficoltà è riservato, però, il lieto fine. Continua, per esempio, il calvario di Miriam e Giovanni, che dalla nascita soffre di retinoblastoma, un tumore che attacca la retina e fa diventare ciechi con l’alta probabilità di trasmettere il male alle creature cui si dà la vita.
INFORMAZIONE CARENTE. Giovanni ha raccontato che nel 2002 al policlinico di Siena, dove si era recato con la moglie, i medici si limitarono a indicare le regole di comportamento da osservare nel caso in cui il figlio fosse nato affetto da retinoblastoma: «Nessuna informazione ci venne fornita sui metodi da usare per evitare di mettere al mondo un figlio malato né sulla diagnosi genetica di preimpianto che a quell’epoca, non essendo ancora in vigore la legge 40, era praticabile anche in Italia».
Poi, nel 2004, è arrivata la legge vieta-tutto trainata con foga in parlamento dal deputato leghista Alessandro Cè.
Per Miriam e Giovanni non c’è stata più scelta: il viaggio a Istanbul, l’ingresso in un centro privato, il tentativo di fecondazione sono state tappe di un calvario senza fine.
ESPERIENZA DIFFICILE. Il costo: 10 mila euro, cioè tutti i risparmi accumulati dalla coppia. Il risultato? A loro è andata male. Ha raccontato Miriam agli esperti del centro Herat di Catania, che l’hanno seguita con cura: «Non capivo la lingua di quei medici, ero tesa, impaurita, arrabbiata. Il guaio di un’esperienza del genere è che si parte all’improvviso, si sale su un aereo, si arriva in un posto sconosciuto dove nessuno ti saluta e ti dà una mano».
Senza contare che, continua, «bisogna fare anche i conti con il senso di colpa: ci si sente quasi come un latitante in fuga dal proprio Paese, come chi - pur avendo sacrosanta ragione - sta trasgredendo a una norma di legge».
Riprovarci? «Per noi è impossibile», ha risposto Miriam, «viviamo con poco più di 1000 euro al mese, questa legge 40 è cattiva anche perché permette solo ai ricchi di provare e riprovare finché non si riesce a diventare genitori».
Martedì, 28 Agosto 2012 


Procreazione: Strasburgo boccia la legge 40

La legge italiana sulla fecondazione assistita è incoerente e viola l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: lo stabilisce una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo, nel caso Costa e Pavan contro l'Italia (richiesta n. 54270/10); la vicenda riguarda due portatori sani di mucoviscidosi che volevano ricorrere alla fecondazione assistita e alla diagnosi prenatale per evitare di trasmettere il gene ai figli.

La Corte ha rilevato l'«incoerenza del sistema legislativo italiano» che «da una parte priva i richiedenti dell'accesso alla diagnosi genetica pre impianto» e «d'altra parte li autorizza a una interruzione di gravidanza se il feto risulta afflitto da quella stessa patologia». La Corte ne conclude che «l'ingerenza nel diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita privata e familiare è quindi sproporzionata».

Rosetta Costa e Walter Pavan, tutti e due italiani, nati nel 1977 e 1975 e residenti a Roma, in occasione della nascita della figlia nel 2006, affetta da mucoviscidosi, hanno scoperto di essere portatori sani della malattia. Di nuovo incinta nel 2010, Rosetta Costa effettuò una esame diagnostico prenatale che rivelò che anche il nuovo feto era colpito dalla malattia; la signora ha fatto allora ricorso a un aborto terapeutico.

Oggi la coppia desidera fare ricorso alla fecondazione assistita con una diagnosi pre impianto. Ma, rileva la sentenza della Corte, la legge italiana non consente un depistaggio preimpianto. Invece consente la procreazione assistita per le coppie sterili o quelle ove l'uomo sia colpito da una malattia virale trasmissibile per via sessuale (come l'HIV o l'epatite B o C) per evitare la trasmissione di queste malattie.

In base alle disposizioni degli articoli 43 e 44 della Convenzione dei diritti dell'uomo, questa sentenza non è definitiva; entro tre mesi entrambe per parti possono chiedere il rinvio della vicenda davanti all'Alta Camera della Corte per i diritti dell'uomo. In questo caso un collegio di 5 giudici valuterà se la vicenda meriti un esame più ampio.

In questo caso l'Alta Camera esaminerà il caso e darà una sentenza definitiva. Una sentenza definitiva viene trasmessa al Comitato dei ministro del Consiglio d'Europa che ne sorveglia l'esecuzione. La mucoviscidosi o fibrosi cistica è una grave malattia genetica che dà problemi respiratori e può avere evoluzione fatale.

lunedì 20 agosto 2012

Gli Anti- #PussyRiot

Quello che pubblicano in questi giorni sulla rete alcuni che si definiscono "antimperialisti" non è solo demenziale ma, soprattutto, preoccupante. In realtà c'è in questi personaggi un maschilismo di fondo anche se loro cercano di mascherarlo con discorsi "antimperialisti"....
Vi proponiamo questa interessante riflessione su questi figuri che trovate su:
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In questi giorni ho seguito molto attentamente la vicenda delle Pussy Riot. Ho letto un po’ tutto ciò che c’era in rete, ma mi sono bastate le dichiarazioni finali delle tre ragazze dopo la condanna per fugare ogni dubbio su che parte stare. Dalla loro.

Credo che se tutti avessero avuto l’accortezza di fare la stessa cosa, piuttosto che fantasticare su quale delle tre fosse più carina (che è stata più o meno la linea editoriale di Repubblica), mi sarei risparmiato letture tanto esilaranti quanto inutili.

La cosa che mi ha più colpito è stata però l’accidia e la veemenza che hanno contraddistinto alcuni interventi sull’argomento, provenienti da una certa “sinistra” antagonista, o sedicente radicale.

Ho provato a tracciare i  diversi identikit politico-sociali dei soggetti in questione (quelli cioè che hanno sbraitato di più contro le Pussy Riot, senza un’analisi o un confronto reale). Li ho chiamati nel complesso per comodità gli “anti-pussy”.

Gli“antimperialisti da benzodiazepine”: volgarmente definiti rosso-bruni o nazi-maoisti, sono convinti che le Pussy Riot siano pagate dalla Cia (nel caso spero bene, dato che le aspettano due anni di lavoro forzato). Credono che l’imperialismo sia solo Americano (anzi, Amerikano, con la K, per rendersi più trasgressivi), e che la Russia, perno della futura Eurasia, sia l’ultimo baluardo contro di esso. Che dire? Sono i miei preferiti, perché adoro i pazzi.
I“Vetero-Ma(o)schi”: fanno parte di questo grosso sottoinsieme, pezzi provenienti da alcuni ambienti della vecchia autonomia o della disobbedienza (va detto: alcuni, non tutti). Essi non hanno ancora superato lo smacco del suffragio universale, e imputano alle Pussy Riot un’imprescindibile colpa: la vagina. Tutte le battaglie per i diritti civili sono perdite di tempo che distraggono dalla lotta, quella vera. I Gay-Pride buffonate e parate carnevalesche (evidentemente hanno volutamente cancellato dalla memoria Casarini, tute bianche e scudi di cartone). Va ammesso che ci sono frange più aperte al dialogo, che sostengono che il Gay-Pride si possa anche fare, purchè in ordinate file da sei con divisa d’ordinanza nera. Ma nei confronti di quegli esseri viventi chiamate donne, c’è sempre un’originaria diffidenza, anche perché “è colpa delle donne se si sciolse Lotta Continua” (frase che vi giuro, ho sentito più volte di “mi passi il pane, per favore?”).
Gli“internazionalisti da risposta multipla, una su quattro”: sono quelli che pagano uno scotto umano enorme a Gerry Scotti e a “Chi vuol essere milionario?”. Sono convinti che la vita e la politica sia un infinito quiz, che prevede una sola risposta esatta su quattro. Quindi non puoi preoccuparti o manifestare per le Pussy Riot, perché lo devi fare per i minatori sudafricani uccisi dalla polizia, o Assange. Che rapporto causa-effetto c’è tra Pussy Riot, minatori sudafricani uccisi dalla polizia e Assange? Nessuno. Si può manifestare per tutte e tre le ragioni? Certo, anzi si deve. Ma loro non la pensano così. La vita è breve, baby.
I“Comunist-indie”: Sono quelli che sbraitano contro le Pussy Riot perché troppo main-stream. Bisogna invece optare per cause più di nicchia, più trendy. Sono arrivati a questa ponderata conclusione generalmente dopo un’accesa discussione ad un aperitivo sulla spiaggia, o fumando spinelli dopo un concerto di Dente.
(scritto da Federico)

aggiornamento (da Nando)   
a queste categorie và aggiunta 5: “La redazione di Rockit” , l’esibizione delle pussy riot è scialba e manca di grinta, ripercorrono un genere già trito e ritrito svecchiandolo con colori fluo e passamontagna di pessimo gusto.Non parliamo della location del concerto e del pubblico poco partecipe e reticente al genere, pessimo anche l’utilizzo del russo… lingua risaputamente poco musicale anche se molto chic …. aspettiamo un prossimo pezzo delle ragazze anche se ci risulta siano state arrestate per motivi per i quali ce ne frega poco e un cazzo ….

[infondoasinistra: aggiungo di mia sponte un esempio delle suddette tipologie le trovate nel post cazzocentrico: http://www.militant-blog.org/?p=7514 ]

venerdì 17 agosto 2012

Pussy Riot, Orlando-Giulietti: “Sentenza immenso bavaglio, scarcerazione subito”

Giuseppe Giulietti (LaPresse)
ROMA – “La condanna delle Pussy Riot, al di là delle contorte motivazioni, rappresenta un nuovo salto di qualità sulla strada della progressiva limitazione dei diritti politici e civili nella Russia di Putin. Questa volta hanno spezzato gli strumenti musicali e colpito le ‘Note del dissenso’, esattamente come accadeva sotto il passato regime comunista. Questa sentenza non riguarda solo la Russia, ma rappresenta un immenso bavaglio che non può essere accettato da chiunque ancora creda nello stato di diritto e nei trattati internazionali”. Lo dicono Federico Orlando e Beppe Giulietti, presidente e portavoce articolo 21.

“Dal momento che in Italia non mancano certo ‘Gli amici di Putin’ – aggiungono – e non ci riferiamo al solo Berlusconi, sarà davvero il caso che facciano sentire anche la loro voce per chiedere la revisione del processo e la immediata scarcerazione delle Pussy Riot. Nel frattempo chiederemo a tutte le associazioni che si occupano della libertà della cultura e della comunicazione, in Europa e in Italia, di concordare una azione comune e di sostenere in ogni modo le azioni già programmate in Russia”.

17 agosto 2012

http://www.blitzquotidiano.it/

lunedì 13 agosto 2012

Il Comune di Palermo nomina il consulente LGBT

L'Amministrazione Comunale di Palermo ha reso noto ieri che ha accettato la proposta di collaborazione avanzata da Arcigay Palermo e ArticoloTre Palermo sulle politiche LGBT. Per questo darà l'incarico di consulente a titolo gratuito su queste materie a Carlo Verri, come proposto dalle due associazioni.

venerdì 10 agosto 2012

“MOVIDA” OMOFOBA A PALERMO: INSULTATO E PICCHIATO PERCHÉ GAY

Nell'esprimere tutta la solidarietà di Articolo Tre Palermo a Fulvio Boatta per il vile atto omofobo di cui è stato vittima, vogliamo stringerci attorno a lui e gli ricordiamo che avrà tutto il nostro sostegno per tutte le azioni che vorrà intraprendere; quello che è successo a lui è come se fosse successo a tutt* noi"


(essea) Offeso, molestato e schiaffeggiato perché gay. E’ accaduto ieri sera a Palermo in uno dei bar più frequentati della Vucciria, la Taverna Azzurra. La vittima, un ragazzo palermitano, è stata presa a schiaffi per aver reagito verbalmente agli insulti gratuiti di un uomo che lo ha seguito fin nel bagno del locale. L’intervento degli amici del giovane ha messo in fuga l’aggressore e ha forse evitato conseguenze più gravi.


Il ragazzo racconta di essere uscito dal bagno della taverna e di essersi trovato di fronte un uomo sulla sessantina visibilmente alterato, “mi chiedeva per quale ragione non avessi risposto mentre lui bussava alla porta – spiega in una nota su Facebook – gli ho risposto che non avevo sentito bussare, la musica era ad alto volume! Faccio come per uscire dal bagno quando mi insegue e mi comincia a dire che in realtà non avevo risposto perché speravo che lui entrasse nel bagno con me”. Una evidente provocazione molesta, cui il ragazzo ha replicato sarcasticamente cercando di allontanarsi. A quel punto si è scatenata la rabbia dell’uomo che lo ha schiaffeggiato facendogli cadere gli occhiali per terra.

Anche se grazie all’intervento degli amici della vittima la vicenda non ha avuto conseguenze più gravi, l’aggressione verbale e fisica di una persona omosessuale in quanto tale è, per il presidente di Arcigay Daniela Tomasino, “sintomo di un diffuso sentimento  d’impunità. Si attaccano i gay, così come gli immigrati o i senzatetto – spiega – perché percepiti come categorie deboli, senza tutela. Ieri alla Vucciria hanno insultato e aggredito un ragazzo solo perché gay. Siamo al suo fianco, ed entro un paio di giorni presenteremo una denuncia”.

http://www.siciliainformazioni.com/

venerdì 27 luglio 2012

Milano, approvato il registro delle unioni civili. Il Discorso di Pisapia

Unioni civili, le prime quattro coppie iscritte al Comune di Napoli



Ieri a Napoli si sono registrate le prime quattro coppie al registro delle unioni civili approvato nella città; sempre ieri, a Milano, viene approvato il registro; aspettiamo ora che anche Palermo faccia il grande passo.

A Milano riconosciute le unioni civili


Via libera al registro: a Milano riconosciute le unioni civili.


Approvato a notte fonda il registro. Confermate le astensioni dei quattro cattolici del Pd, mentre nel Pdl i laici Tatarella e Pagliuca votano a favore. "E' il modello Milano", dice la Rozza. E Pisapia: "Ridotto lo spread sui diritti"


di Massimiliano Melley 27/07/2012



Riveduto e corretto, alle 3.40 della notte tra giovedì e venerdì il registro delle unioni civili è stato approvato dal consiglio comunale di Milano. "Abbiamo fatto un passo avanti per eliminare le discriminazioni e per una città più giusta e rispettosa per le scelte di tutti. Sui diritti civili abbiamo ridotto di molto lo 'spread' che avevamo con il resto d'Europa", ha dichiarato a caldo Pisapia in aula subito dopo il voto ringraziando tutti i consiglieri. La delibera è passata con 29 sì, 7 no e 4 astenuti. Hanno votato a favore i gruppi di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, Fli e due consiglieri del Pdl. Hanno votato contro la Lega, il Pdl e Milano al Centro. Si sono infine astenuti quattro consiglieri del Pd.


Due gli interventi più significativi sul testo. Anzitutto "insieme di persone legate da vincoli affettivi" è stato sostituito con "due persone legate da vincoli affettivi", così da evitare che si corresse il rischio di avallare la poligamia. L'attestato di unione civile potrà quindi essere ottenuto dalle coppie di fatto che si iscriveranno al registro dopo avere ottenuto il certificato di famiglia anagrafica.


Il secondo intervento è stato infatti quello di sostituire "famiglia anagrafica" con "unione civile", come volevano i liberal del Pdl, rassicurando però i cattolici del Pd sul fatto che ciò non avrebbe aperto la strada a riconoscimenti speciali, simili al matrimonio, per le coppie gay: lo stesso Pisapia intervenendo anche in aula ha dichiarato che si tratta di un tema di competenza dello Stato e non di un comune. Tuttavia questo punto ha avuto una conseguenza inaspettata: il fronte laico del Pdl si è dimezzato ai soli Tatarella e Pagliuca.


IL PASTICCIO DELL'EMENDAMENTO "LIBERAL" - La maggioranza aveva appena bocciato un analogo emendamento e Giulio Gallera, coordinatore cittadino del Pdl e "leader" fino a quel momento dei laici del suo gruppo, ha preso la parola per affermare il ritiro dell'emendamento successivo e degli altri, dichiarandosi "sconfitto" e "ingenuo". C'era un accordo specifico che pareva saltato, ma a quel punto Pietro Tatarella ha mantenuto la sua firma all'emendamento successivo consentendo che si votasse e si approvasse. "Una decisione difficile - ha dichiarato a microfono - ma Coppie di fatto: salta accordo con consiglieri laici PDL
"ho scelto questo partito perché ha anteposto il valore della libertà: siamo sempre stati per le libere scelte dell'individuo e tradirei il motivo che mi ha spinto nell'impegno politico"


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I LAICI DEL PDL - Per Luigi Pagliuca "ogni viaggio comincia con un primo passo e questa è una bella pagina per il comune. Dentro il vuoto normativo ci sono le sofferenze delle persone. Per una coppia che convive, molte vorrebbero farlo ma si trovano colpite da parole usate come sciabole. Mi dispiace che in questo momento qualcuno non abbia fatto una scelta fino in fondo. Ci sono cento motivi per non fare una cosa. Un solo motivo c'è per portarla avanti, raggiungere il risultato". E Tatarella si è anche chiesto a che modello di destra stia guardando il Pdl.


GLI EMENDAMENTI CORRETTIVI - Una dozzina gli emendamenti che sono andati a correggere e ampliare il testo in varie parti, affinché fosse più chiaro e più preciso. Emendamenti per la maggior parte presentati da Manfredi Palmeri (Fli) e condivisi dalla maggioranza, talvolta anche concordati con essa. Lo ha riconosciuto Carmela Rozza, capogruppo Pd: "Questa delibera - ha detto - è entrata in aula come quella analoga torinese, ed esce una delibera che si può definire il modello Milano: abbiamo un registro separato che riconosce a pieno titolo le unioni diverse dal calderone della famiglia anagrafica".


I CATTOLICI DEL PD - Fanzago, Cormio, Pantaleo e Mancuso si sono astenuti come da promessa. I primi tre sono anche intervenuti in sede di dichiarazione di voto per ringraziare comunque la maggioranza e il sindaco per avere rispettato la loro scelta respingendo l'idea di una spaccatura. Per Fanzago la delibera partiva effimera e ora è più coerente, pur continuando a ritenere che il tema debba essere portato all'attenzione del parlamento, più che del consiglio comunale.


IL LEGISLATORE NAZIONALE - E di stimolare il Legislatore a occuparsene, in effetti, hanno parlato praticamente tutti. Marilisa D'Amico, ad esempio, quando ha dichiarato che "la delibera risponde al principio costituzionale di uguaglianza ed è un passo in avanti verso la tutela delle coppie omosessuali, consapevoli però che il comune non si può sostituire al Legislatore statale sul diritto di famiglia". Stesso concetto espresso da Luca Gibillini (Sel): "Questo dispositivo inciderà su anche sulla necessità di affrontare il tema dei diritti delle coppie omosessuali".


PDL, MOIOLI E LEGA: "INUTILE" - Anche Carlo Masseroli parla del futuro dibattito nazionale, ma per spiegare come a suo parere la delibera sia inutile. Per il capogruppo del Pdl, la delibera "ha pochissima sostanza, non dà diritti in più perché non compete al comune darli. Ha valore simbolico ma sconta il voler tenere insieme posizioni diverse e non entra nel merito con chiarezza. La partita è un dibattito a livello nazionale: un conto sono i diritti alle persone e diverso voler equiparare unioni di natura oggettivamente diversa". Per Massimiliano Bastoni (Lega), "ci si aspettava chissà quale carta e invece non si aggiungono diritti a quelli che già ci sono come il diritto alla casa o alla sanità. La Lega sarebbe stata disponibile a parlare seriamente di diritti, come la reversibilità della pensione per esempio, ma il punto è che il consiglio comunale non può farlo".


FLI - Manfredi Palmeri, intervenendo in dichiarazione di voto, ha voluto sottolineare che "se proprio qualcuno mi chiede di guardare all'orientamento sessuale, il mio primo pensiero va a chi è dello stesso sesso e ha più difficoltà di me che sono coppia di fatto eterosessuale nella società". Ha aggiunto che è un errore "porre in contrasto la dimensione della famiglia con l'essere coppia di fatto. Chi è fuori dalla realtà è chi fino al 1990 definiva malattia mentale l'omosessualità: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con tutto il portato di discriminazioni legislative e sociali".


PISAPIA - Il sindaco ha preso la parola dopo il voto per dichiarare come sia stata "una bella giornata per Milano e per il nostro consiglio, con una discussione e confronto rispettoso, basato sull'attenzione di sensibilità diverse e capacità di comprendere ragioni dell'altro". Pisapia ha sottolineato "l'alto livello degli interventi" e di questo si è detto "orgoglioso come sindaco e membro del consiglio". Si è infine augurato che il voto del consiglio comunale di Milano sia "uno stimolo per il parlamento a concludere l'iter legislativo per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle unioni civili".


http://www.milanotoday.it/

mercoledì 25 luglio 2012

Nozze gay, il no di Rosy Bindi: "Andate a vivere all'estero"

Bufera nel Pd, dopo che dal palco della festa nazionale delle Donne Democratiche Rosy Bindi è tornata a parlare di “anticostituzionalità” delle unioni tra persone dello stesso sesso. Rispondendo alle proteste dei militanti gay, la vicepresidente della Camera ha detto: “Siete liberi di andare a vivere in un altro Paese”.
FERRARA - “Ognuno può decidere di vivere nel Paese che vuole”. In soldoni, non è obbligatorio rimanere in Italia, se non vi va bene potete trasferirvi all’estero. E' polemica intorno alle parole pronunciate da Rosy Bindi alla kermesse delle Donne Democratiche, a Ferrara. La presidente del Pd ha suggerito l’emigrazione ai militanti delle associazioni gay, Arcilesbica in primis, che hanno fatto capolino nel dibattito in corso per contestarla. Si è difesa citando ancora una volta, dopo la Festa dell’Unità di Roma, “l’anticostituzionalità delle unioni omosessuali”: dichiarazione, questa, che non ha fatto altro che esacerbare ancor di più gli animi. Nel Partito Democratico è bagarre sull’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, dopo che l’Italia dei Valori ha presentato in merito una proposta di legge alla Camera. La linea ufficiale è quella dettata da Pierluigi Bersani, vale a dire unioni civili sul modello di Francia, Germania ed Inghilterra. Ora dal palco ferrarese Bindi rilancia la sua posizione e quella del Pd: “Io parto dal riconoscimento e dalla valorizzazione della differenza – ha affermato – e per questo nel nostro documento abbiamo scritto che ci impegneremo ad introdurre le unioni civili, anche per le coppie gay”. “Ognuno può vivere nel paese che vuole”, ha poi aggiunto la presidente, chiedendo ai militanti omosessuali di non lasciarsi strumentalizzare, perché “con le posizioni massimaliste si finisce per non prender niente, mentre io sono abituata a prender qualcosa. A costo di rendermi infrequentabile al mondo da cui provengo”. “Facciamo come in Spagna!”, le urlano dalla platea, “Voglio invitarti al mio matrimonio”, fa eco qualcun altro. Granitica, Rosy Bindi. Una scaletta ben congegnata ha evitato ogni confronto con Paola Concia, che da anni si batte per l’introduzione in Italia di una legge contro l’omofobia. “Collocata” nel pomeriggio, a distanza di sicurezza dall’intervento di Bindi, l’attivista lesbica si è limitata a commentare: “E’ normale che un grande partito viva di discussioni accese, e ora stiamo arrivando al punto”. 

martedì 24 luglio 2012

UNIONI CIVILI A MILANO: INTERVENTO DI ANITA SONEGO


E' iniziata in Consiglio Comunale la discussione sulla delibera che istituisce anche a Milano, il Registro delle Unioni Civili.
Molti interventi, alcuni davvero buoni come quello di D'Amico (PD), Cappato (Radicali), Quartieri (SEL) e Rozza capogruppo (PD) che purtroppo ha annunciato la "libertà di coscienza" per i suoi consiglieri perché la delibera riguarderebbe argomenti "eticamente sensibili". Vecchia definizione democristiana. Mi chiedo perché non siamo considerati
eticamente sensibili anche decisioni riguardanti il bilancio, l'urbanistica, la salute, ecc..
Di seguito il mio intervento.
Anita Sonego


CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO DEL 23 LUGLIO 2012
INTERVENTO DI ANITA SONEGO (SINISTRA PER PISAPIA – FEDERAZIONE DELLA SINISTRA) SULLA DELIBERA AVENTE COME OGGETTO: “RICONOSCIMENTO DELLE UNIONI CIVILI. APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO”



Signor Presidente, Signor Sindaco, assessore e assessori, consigliere e consiglieri.
Con la delibera che istituisce il registro delle unioni civili, finalmente Milano si allinea alle numerose città italiane che a partire da Empoli 1993, fino a Cagliari, pochi mesi fa, hanno dato vita ad uno strumento limitato, parziale, è vero, ma altamente simbolico volto a concretizzare e mettere in atto il principio di pari dignità tra tutti i cittadini e le cittadine sancito in maniera chiarissima dall’articolo 2 della Costituzione.
Questo articolo, in consonanza con la carta dei Diritti Universali (che riconosce e dichiara che tutti gli esseri umani sono uguali nelle loro infinite differenze) è la base della nostra convivenza. Non è ideologia, quindi, concretizzare (anche se con una limitatissima delibera) il principio, l’idea che è una delle conquiste più grandi dello stato di diritto.
Quando il consigliere Masseroli si dice liberale e dice di difendere i diritti della persona a cosa si riferisce?
La persona è forse una monade o si realizza nel sociale, nelle forme affettive, nei legami sociali?
Che poi il consigliere veda nei diritti concessi agli omosessuali in attacco alla generazione mi meraviglio che non sia a conoscenza del fatto che molte coppie omosessuali hanno figli e che esiste la fecondazione assistita!
C’è chi fa una critica (ipocrita, scusate ma la ritengo tale) all’istituzione del Registro delle Unioni Civili perché sarebbe limitato, non aggiungerebbe nulla di quanto è già previsto, o addirittura sarebbe inutile perché (come argomenta con grande astrattezza l’avvocata (divorzista) Bernardini Pace) “per rispettare la Costituzione è necessario che la legge matrimoniale del 1942 si adegui alla Costituzione del 1948 rendendo attuale il matrimonio anche agli omosessuali”.
E’ implicita in queste dichiarazioni l’idea che solo una legislazione nazionale può cambiare l’attuale disparità di trattamento riservata a i cittadini e alle cittadine in relazione al loro orientamento sessuale.
Vorrei ricordare a costoro che le delibere che localmente tentano di concretizzare l’idea di pari dignità tra le persone sono parziali, come fu parziale e locale, anzi, personale il gesto di Rosa Parks che il 1° dicembre 1955 si rifiutò, lei nera, di cedere il posto che aveva occupato, nella parte di un pullman riservato, secondo la legge dell’Alabama, a chi aveva la pelle bianca.
Un gesto, da cui partì un movimento. Una parzialità che ebbe la forza di smuovere le coscienze e di far modificare una legislazione sbagliata, discriminatoria, razzista eppure votata ed accettata dai buoni cittadini americani che non la ritenevano, fino ad allora, in contrasto con la propria costituzione o con la propria fede religiosa.
E a proposito di fede religiosa penso che in quanto rappresentanti di uno stato laico dovremmo tutti e tutte riflettere in profondità sugli ambiti propri delle varie religioni. Anche perché, come ha scritto il presidente del Guado (associazione di gay cattolici) al sindaco Pisapia, non vorremmo che tra alcuni secoli ci venisse chiesto scusa per le discriminazioni subite.
Non ci consola il pensiero che avremo lo stesso trattamento riservato alle streghe, agli ebrei, a Galileo o Giordano Bruno. Le nostre vite sono qui, ora e con tutte le nostre forze rivendichiamo la dignità e la forza dei nostri pensieri ma anche dei nostri bisogni, dei nostri desideri e dei nostri affetti.
Qualcuno penserà che queste ultime frasi siano poco “politiche” perché riguardano anche la mia vita. Ma il femminismo con l’affermazione “il personale è politico” ha svelato come alla base della convivenza civile ci siano le vite concrete delle persone per cui la politica deve tener conto delle vite per far sì che tutte e tutti abbiano la possibilità di vivere una vita degna di essere vissuta.
Ma a ben vedere la questione di riconoscere uguali diritti civili a tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale non è un problema che riguarda le minoranze non riguarda i così detti “diversi”. Riguarda tutte e tutti!
Un po’ come la questione delle leggi razziali del ’38 non era un problema degli ebrei ma degli italiani, come le discriminazioni contro i neri negli Usa fino agli anni ’60 non era un problema dei neri ma di tutta la società americana, come la violenza contro le donne non è un problema delle donne ma degli uomini e delle donne.
Questa è la base della democrazia per cui ci impegniamo. Proprio per questo principio anche se abbiamo un lavoro  lottiamo contro la disoccupazione e il precariato, anche se siamo laureati lottiamo per la scuola pubblica e aperta a tutti…
I diritti non sono un affare di coscienza e non possono essere messi in discussione se non al prezzo di tradire la verità più profonda: che siamo tutti e tutte uguali nel nostro desiderio alla felicità, nella consapevolezza della nostra comune vulnerabilità.
Per questi valori fondanti la convivenza civile, ogni piccola decisione che aiuti a costruire e concretizzare l’uguaglianza dà senso al nostro impegno e al nostro ruolo di rappresentanti dei cittadini e delle cittadini della nostra città.
Per questo sono onorata ed anche un po’ commossa di aver contribuito e di contribuire con il mio voto a favore all’istituzione del registro delle Unioni Civili augurandomi che sia un piccolissimo passo verso la realizzazione della richiesta e dei bisogni di coloro che sono ancora discriminati e che attendono di essere cittadini e cittadine a tutti gli effetti di un vero paerse democratico.

lunedì 23 luglio 2012

Milano apre alle unioni civili


DIRITTI
Milano apre alle unioni civili
In aula la delibera che ne istituisce il registro.

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
(© Ansa) Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Dopo una corsa per ottenere in tempi rapidi il parere delle commissioni e dei consigli di zona, è pronto ad approdare il 23 luglio in aula la delibera che istituisce il registro delle unioni civili del Comune di Milano, con l'obiettivo di arrivare a un via libera prima della pausa estiva.
Un provvedimento, contenuto nel programma elettorale del sindaco Giuliano Pisapia e già varato in altre città italiane, con Torino capofila, che divide i gruppi politici sull'onda del dibattito a livello nazionale sui diritti delle coppie omosessuali in corso anche all'interno del Pd.
IL PD SPACCATO LASCIA LIBERTÀ DI COSCIENZA. «Il Pd lascia libertà di coscienza perché nel partito ci sono diverse sensibilità» ha premesso il capogruppo comunale del Pd Carmela Rozza, «e auspichiamo il dialogo e la massima collaborazione fra maggioranza e opposizione. Il provvedimento conferma la volontà della città di Milano di riconoscere i legittimi diritti di unioni diverse rispetto al matrimonio, ed esprime l'invito della città di Milano al Parlamento a legiferare su questo tema».
La Curia: «Una inefficace operazione d'immagine»


Maurizio Lupi.
Maurizio Lupi.

Di diversa opinione il consigliere comunale del Pd Stefano Fanzago, cattolico, che ha annunciato la volontà di astenersi sul provvedimento assieme ad altri tre esponenti della maggioranza. D'altronde il 21 luglio la Curia di Milano ha definito il registro un'iniziativa «inefficace, forse solo un'operazione d'immagine» spiegando che «questi temi vanno affrontati con calma e dal Parlamento e non da un singolo Comune», mentre il 22 luglio il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, cattolico del Pdl, ha sostenuto che «è evidente che per il sindaco di Milano la questione non è risolvere i problemi concreti, ma seguire la crociata, che interessa solo pochi, di equiparare la famiglia fondata sul matrimonio alle unioni omosessuali».
ARCIGAY E IDV: «GESTO DI CIVILTÀ». Sul provvedimento, che ha suscitato un dibattito anche tra i membri cattolici della Giunta, proprio il sindaco Pisapia è stato chiaro: «Rispetto le opinioni diverse dalla mia, ma intendo rispettare l'impegno che ho preso con i milanesi». Così come l'Idv che, in una nota firmata anche dal responsabile diritti civili del partito e presidente onorario dell'Arcigay, Franco Grillini, ha parlato della delibera come un «gesto di civiltà che supera ipocrisie e strumentalizzazioni».
Ma se la maggioranza si divide, il voto dell'opposizione potrebbe riservare sorprese. Il capogruppo della Lega Nord, Matteo Salvini, ha lasciato libertà di coscienza. «Sul riconoscimento dei diritti alle unioni di fatto eterosessuali non ho problemi ma non vorrei che fosse l'anticamera per le adozioni gay. Le urgenze per Milano sono altre e ritengo questo provvedimento solo una perdita di tempo».
Dibattito aperto anche nella Lega e nel Pdl


Matteo Salvini.
Matteo Salvini.

Più netta la posizione del consigliere comunale del Carroccio Alessandro Morelli che ha aperto la strada all'ipotesi di ostruzionismo in aula presentando emendamenti alla delibera. Il dibattito ha scosso anche il Pdl, dove i voti di alcuni consiglieri potrebbero aiutare la maggioranza a far passare un provvedimento sul quale il capogruppo Carlo Masseroli è nettamente contrario. «La battaglia per il riconoscimento dei diritti per tutti i cittadini, compresi coloro che convivono», ha però ribattuto il consigliere comunale del Pdl, Giulio Gallera, «deve essere un obiettivo primario per un partito liberale come il Pdl».
SUCCESSIONE PER I CONVIVENTI AGLI ALLOGGI POPOLARI. Sulla delibera di iniziativa consiliare, pensata per eliminare motivi di discriminazione nei confronti delle coppie di fatto, si è aperto quindi un dibattito trasversale sui diritti civili. A cercare di fare chiarezza sul perimetro del registro delle unioni civili e sulle novità che comporterà, è lo stesso provvedimento. Un milanese iscritto al registro, per esempio, è destinato ad avere diritto di successione negli alloggi popolari in caso di morte del convivente. Oppure potrebbe esser riconosciuto alla coppia di fatto il rapporto parentale nell'assistenza sanitaria che, nel caso di un paziente in coma, ora è riservata solo al coniuge e ai parenti.
SHAARI: «POLIGAMIA? I MUSULMANI SANNO CHE È REATO». Quanto alle riflessioni di Mattia Ferrero il vice presidente dell'Unione giuristi cattolici del capoluogo lombardo che ha sostenuto che il registro delle unioni civili in via di istituzione da parte del Comune potrebbe «legittimare la poligamia», la risposta è arrivata dal portavoce della comunità islamica di Milano Abdel Hamid Shaari per il quale si tratta di «una tempesta in un bicchier d'acqua. Sappiamo bene che in Italia la poligamia è perseguibile penalmente e noi rispettiamo la legge italiana». 
Per Shaari inoltre i poligami islamici in città rappresentano lo zero per cento di tutti i musulmani e qualora dovesse essere istituito il registro delle unioni civili e per assurdo potesse essere usato per registrare più mogli, non ne farebbero alcun uso perché «sappiamo che la poligamia è fuori legge», ha ripetuto.
Domenica, 22 Luglio 2012


http://www.lettera43.it/