mercoledì 25 luglio 2012

Nozze gay, il no di Rosy Bindi: "Andate a vivere all'estero"

Bufera nel Pd, dopo che dal palco della festa nazionale delle Donne Democratiche Rosy Bindi è tornata a parlare di “anticostituzionalità” delle unioni tra persone dello stesso sesso. Rispondendo alle proteste dei militanti gay, la vicepresidente della Camera ha detto: “Siete liberi di andare a vivere in un altro Paese”.
FERRARA - “Ognuno può decidere di vivere nel Paese che vuole”. In soldoni, non è obbligatorio rimanere in Italia, se non vi va bene potete trasferirvi all’estero. E' polemica intorno alle parole pronunciate da Rosy Bindi alla kermesse delle Donne Democratiche, a Ferrara. La presidente del Pd ha suggerito l’emigrazione ai militanti delle associazioni gay, Arcilesbica in primis, che hanno fatto capolino nel dibattito in corso per contestarla. Si è difesa citando ancora una volta, dopo la Festa dell’Unità di Roma, “l’anticostituzionalità delle unioni omosessuali”: dichiarazione, questa, che non ha fatto altro che esacerbare ancor di più gli animi. Nel Partito Democratico è bagarre sull’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, dopo che l’Italia dei Valori ha presentato in merito una proposta di legge alla Camera. La linea ufficiale è quella dettata da Pierluigi Bersani, vale a dire unioni civili sul modello di Francia, Germania ed Inghilterra. Ora dal palco ferrarese Bindi rilancia la sua posizione e quella del Pd: “Io parto dal riconoscimento e dalla valorizzazione della differenza – ha affermato – e per questo nel nostro documento abbiamo scritto che ci impegneremo ad introdurre le unioni civili, anche per le coppie gay”. “Ognuno può vivere nel paese che vuole”, ha poi aggiunto la presidente, chiedendo ai militanti omosessuali di non lasciarsi strumentalizzare, perché “con le posizioni massimaliste si finisce per non prender niente, mentre io sono abituata a prender qualcosa. A costo di rendermi infrequentabile al mondo da cui provengo”. “Facciamo come in Spagna!”, le urlano dalla platea, “Voglio invitarti al mio matrimonio”, fa eco qualcun altro. Granitica, Rosy Bindi. Una scaletta ben congegnata ha evitato ogni confronto con Paola Concia, che da anni si batte per l’introduzione in Italia di una legge contro l’omofobia. “Collocata” nel pomeriggio, a distanza di sicurezza dall’intervento di Bindi, l’attivista lesbica si è limitata a commentare: “E’ normale che un grande partito viva di discussioni accese, e ora stiamo arrivando al punto”. 

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