Bufera nel Pd, dopo che dal palco
della festa nazionale delle Donne Democratiche Rosy Bindi è tornata a
parlare di “anticostituzionalità” delle unioni tra persone dello stesso
sesso. Rispondendo alle proteste dei militanti gay, la vicepresidente
della Camera ha detto: “Siete liberi di andare a vivere in un altro
Paese”.
FERRARA - “Ognuno può decidere di vivere nel Paese che vuole”. In soldoni, non è obbligatorio rimanere in Italia, se non vi va bene potete trasferirvi all’estero. E' polemica intorno alle parole pronunciate da Rosy Bindi alla kermesse delle Donne Democratiche, a Ferrara. La presidente del Pd ha suggerito l’emigrazione
ai militanti delle associazioni gay, Arcilesbica in primis, che hanno
fatto capolino nel dibattito in corso per contestarla. Si è difesa
citando ancora una volta, dopo la Festa dell’Unità di Roma, “l’anticostituzionalità
delle unioni omosessuali”: dichiarazione, questa, che non ha fatto
altro che esacerbare ancor di più gli animi. Nel Partito Democratico è
bagarre sull’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso
sesso, dopo che l’Italia dei Valori ha presentato in merito una proposta
di legge alla Camera. La linea ufficiale è quella dettata da Pierluigi Bersani, vale a dire unioni civili
sul modello di Francia, Germania ed Inghilterra. Ora dal palco
ferrarese Bindi rilancia la sua posizione e quella del Pd: “Io parto dal
riconoscimento e dalla valorizzazione della differenza – ha affermato –
e per questo nel nostro documento abbiamo scritto che ci impegneremo ad
introdurre le unioni civili, anche per le coppie gay”. “Ognuno può
vivere nel paese che vuole”, ha poi aggiunto la presidente, chiedendo ai
militanti omosessuali di non lasciarsi strumentalizzare, perché “con le
posizioni massimaliste si finisce per non prender niente, mentre io
sono abituata a prender qualcosa. A costo di rendermi infrequentabile al
mondo da cui provengo”. “Facciamo come in Spagna!”, le urlano dalla
platea, “Voglio invitarti al mio matrimonio”, fa eco qualcun altro.
Granitica, Rosy Bindi. Una scaletta ben congegnata ha evitato ogni
confronto con Paola Concia, che da anni si batte per l’introduzione in Italia di una legge contro l’omofobia.
“Collocata” nel pomeriggio, a distanza di sicurezza dall’intervento di
Bindi, l’attivista lesbica si è limitata a commentare: “E’ normale che
un grande partito viva di discussioni accese, e ora stiamo arrivando al
punto”.
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