domenica 24 ottobre 2010

Ologramma con gatto nero, romanzo di Dante G. Munafò

Recensione di Francesco Gnerre su "Pride", luglio 2010


Una mattina Rocco Billeri si sveglia nel suo letto e avverte qualcosa di strano, che come un sibilo distorto riecheggia nel suo cervello fino a fargli sbarrare gli occhi: accanto a lui è disteso il cadavere di un uomo con la gola squarciata e non si tratta nemmeno del corpo del ragazzo con cui è andato a letto la sera prima. Di Gabriele, l‘amore di una notte, non c’è più traccia.
La vicenda inizia così come un giallohorror, ma presto il romanzo assume i modi della fantascienza e della fantapolitica. Nell’inquietante e imprecisato futuro in cui si svolgono i fatti le città non hanno nomi e identità e si chiamano semplicemente Urbe 6, Urbe 7 o Urbe 19, tanto sono tutte uguali, caratterizzate da imponenti poli commerciali polivalenti, ipercomputerizzate discopalestre, istituti di ristrutturazioni estetiche, multisale di videogiochi. Quelli che una volta erano chiamati centri storici sono reperti del passato. Incastonati nei portoni degli edifici che hanno mantenuto in parte le facciate originali ci sono schermi di ogni dimensione che trasmettono 24 ore su 24 e tra spot di ogni tipo e televendite di tutta la merce possibile e immaginabile
fanno capolino show di intrattenimento con qualche onorevole ospite invitato tutt’al più a esprimersi sulla sua preferenza per i piatti tradizionali o per la nouvelle cuisine. In questa Sacra Italia Futurista, diventata una
originale forma di Teo-Democrazia governata da un gran Cancelliere, ultima incarnazione del Bene, ogni
distinzione tra religione e politica è scomparsa, come è scomparsa ogni distinzione tra pubblico e privato, e ministri, politici e funzionari fanno capo a Pontefici, opere pie e enti morali che hanno azzerato ogni forma di “relativismo culturale”. Un’attenzione particolare in tutti i discorsi, in tutti gli spot, perfino nelle scritte sui muri, è dedicata alla difesa della famiglia, all’odio per i froci e al concetto che “su un disordine morale non si può fondare nessun diritto, se mai, l’obbligo di curarsi”. In questo mondo da incubo, il protagonista del romanzo,
una volta insegnante, ora degradato a bibliotecario perché è gay e per la legge in vigore alcune professioni
sono incompatibili con l’essere omosessuali, ha difficoltà a difendersi dall’accusa di omicidio anche perché si scopre che, a parte l’evidenza del ritrovamento del cadavere nel suo letto, egli avrebbe avuto anche un movente per l’assassinio: la persona morta è un poliziotto tra i più omofobi, uno dei responsabili delle efferatezze compiute nel corso di una manifestazione organizzata da associazioni omosessuali, gruppi ecologisti, anarchici, pacifisti in un ultimo slancio utopico verso altri mondi possibili. La manifestazione
era finita con un ragazzo ucciso, tanti feriti e tre scomparsi, tra cui il suo compagno Gaetano. E la polizia
sa di un filmato che riprende il poliziotto mentre picchia selvaggiamente proprio Gaetano. La storia procede tra colpi di scena e rivelazioni che non è il caso di raccontare, ma appare chiaro che questa Italia fatta di poliziotti che nascondono il loro desiderio omosessuale dietro il machismo e che frequentano clandestinamente
gay e transessuali, di programmi televisivi che sembrano telegiornali di Minzolini, di centri storici delle città che fanno pensare all’Aquila dopo il terremoto, di manifestazioni finite come il G8 di Genova del 2001, di proclami politico-ecclesiastici sulla sacralità della famiglia eterosessuale, non è molto diversa dall’Italia berlusconiana e ratzingeriana in cui viviamo, e che il romanzo non è che la proiezione in un futuro molto prossimo di un presente sempre degradato e inquietante. La narrazione, costruita su due piani narrativi, uno più “poliziesco” ricco di azioni e di dialoghi, l’altro più intimistico, fatto di riflessioni del protagonista, è forse a tratti un po’ didascalica, ma incalzante, ricca di suggestioni letterarie e culturali ed esprime bene il disagio dei gay italiani che vedono di giorno in giorno restringersi i propri spazi di libertà e sempre più lontana la possibilità di essere cittadini con gli stessi diritti degli altri.
 
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Il talento inclassificabile e la Sacra Italia Futurista di Munafò, di Salvatore Lo Iacono, in "ASud'Europa", 4 ottobre 2010

Ne “La macchia umana” Philip Roth fa pensare a un personaggio minore, la francese Delphine Roux, docente nell’università di Athena, cose del genere: «Renditi inclassificabile in un buco arretrato come questo, e si seccheranno tutti. […] Sii qualcosa cui non sanno rassegnarsi, e ti metteranno in croce». Può essere apparso inclassificabile, ai più nel panorama italiano, “Ologramma con gatto nero” (160 pagine, 17 euro), scritto da Dante G. Munafò per l’editrice Zona. Originario della provincia di Messina, classe 1972, Munafò vive in Danimarca. Ha scritto un apparente poliziesco, o anche un testo fantascientifico – sebbene la prefigurata Sacra Italia Futurista teocratica e omofoba a volte non sia distante da quella attuale – con una singolare struttura narrativa a capitoli alternati, col primo in prima persona e col secondo in terza (e così via);  “Ologramma” si nutre di citazioni più o meno velate (da cantautori e poeti, soprattutto) e dipana in modo molto originale l’apparente plot giallo: tutto comincia quando il bibliotecario Rocco Billemi si sveglia accanto al cadavere di un poliziotto implicato nei disordini di una manifestazione, con partecipanti feriti o scomparsi, fra i quali il compagno di Rocco. Di difficile reperibilità, il romanzo non ha avuto quasi visibilità, se non la ribalta della classifica di critici e lettori forti di Pordenonelegge. Lo scrittore palermitano Domenico  Conoscenti ha scritto una postfazione colma di impressioni e di dubbi, talvolta più preziosi delle certezze.

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Recensione di Adolfo Conti in www.arcigay.it

Rocco Billemi si risveglia accanto al cadavere di un poliziotto, implicato nei disordini di una manifestazione nazionale con centinaia di feriti e alcuni scomparsi, fra i quali il compagno di Rocco. A quella manifestazione aveva partecipato anche il sovrintendente Geraci, incaricato ora dal commissario Rosaria Garofalo di svolgere le indagini.
Il commissario è convinto che Billemi sia in contatto con gruppi eversivi e lo ricatta per avere informazioni. Frattanto il sovrintendente scopre che il collega ucciso frequentava una prostituta transessuale insieme a un amico. L’interrogatorio di quest’ultimo lascia affiorare una soluzione che però verrà riscritta dopo l’incontro fra il commissario e il vicequestore.
Alle vicende, scritte in due tempi (visibili nell’alternarsi dei capitoli in prima e terza persona), si intrecciano le storie di relazioni spezzate o usurate dal tempo: fra Rocco e il compagno Gaetano innanzitutto, ma anche tra Geraci e il figlio gay, tra l’agente ucciso e la fidanzata. E si approfondiscono attraverso le riflessioni e i ricordi di Rocco, oscillanti fra una lettura della propria omosessualità in chiave ora soggettiva ora sociale, nel tentativo di colmare la distanza fra “personale” e “politico”.
Il tutto in una collocazione spazio-temporale (una Sacra Italia Futurista) che potrebbe essere quella di un passato parallelo, avviato a ridurre sempre più lo spazio delle scelte individuali.
Raccogliendo la sfida del postfatore all’autonomia di giudizio del lettore, il romanzo appare interessante per lo sguardo sull’omosessualità che (posta in relazione con l’omofobia, la violenza mediatica di chiesa e governo, la negazione di alcuni diritti…) diventa qui il fulcro del rapporto di forza tra un potere “permissivo” e la diversità tout court. All’interno di una narrazione da detective story vengono così reinventate pagine di un recente passato italiano, approfondite attraverso il vissuto personale ed emotivo dei personaggi principali.
Il romanzo, terminato nel 2005, è uscito a marzo del 2010. Ne hanno parlato Davide Dalmas con una scheda su Anobii.it (ora in http://bookout.it/libri/ologramma-con-gatto-nero ) e Francesco Gnerre con una recensione su Pride di luglio, ed ha goduto di un sorprendente 10° posto (in realtà 9° ex-aequo) nella classifica di giugno di Pordenonelegge (http://www.nazioneindiana.com/2010/06/25/classifiche-pordenonelegge-prem...).

AL VIA LA V EDIZIONE RASSEGNA LIBERI AMORI POSSIBILI

Tutte le indicazioni su come partecipare alla rassegna di teatro omosessuale arrivata alla sua quinta edizione 
E' iniziata in questi giorni, e continuerà per tutto il mese di dicembre, la raccolta delle proposte di spettacoli, per la composizione della rassegna.
Anche quest’anno Il Teatro di via Savona a Milano ospiterà la rassegna dal 2 all'12 maggio 2011, per il quinto anno consecutivo.
Per essere selezionati è fondamentale che lo spettacolo e la compagnia siano a carattere professionale e non amatoriale, e che lo stesso abbia già una produzione. E' necessario, inoltre, che gli argomenti proposti affrontino specificatamente tematiche GLBT (Gay Lisbiche Bisex Trans) o che risultino di interesse per la comunità omosessuale.
Dopo il primo anno di sperimentazione, il secondo anno ha visto la rassegna decollare con un ottimo incremento di pubblico, e il successo è stato confermato anche nella ultime due stagioni, divenendo così un appuntamento annuale.
IL PROGETTO
Quale modo migliore dell'arte, e di tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo, per parlare di omosessualità senza tabù e aprirsi a nuove prospettive, lasciando da parte pregiudizi e paure?
Un progetto che nasce da un desiderio civile e culturale di presentare i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la piéce teatrale come immediato spunto di riflessione. Un approccio inconsueto, ma quanto mai vivace e stimolante, a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, i risvolti affettivi e la condizione omosessuale alla luce dei più recenti modelli scenico-letterari.
Un'iniziativa che vuole essere una risposta concreta alla necessità di dare voce anche alle minoranze sociali, con tutta la forza culturale che il teatro è in grado di offrire.
Perché le barriere, i pregiudizi, i distinguo e i moralismi ideologico-religiosi lascino spazio al dialogo, alla comprensione, a una serena e cosciente unica appartenenza, magari attraverso un’inquietudine, un’intuizione teatrale.
CONTATTI
inviare via mail scheda di presentazione dello spettacolo, note di regia, foto e rassegna stampa al seguente indirizzo: liberiamori@teatripossibili.org con la specifica in oggetto materiale V ediz. Rass.Omo.
Per gli spettacoli che passeranno la prima fase di selezione verrà richiesto, solo dopo, il materiale video.
Per ogni chiarimento contattare il referente del progetto Francesco Di Rienzo.

Fonte: Ufficio Stampa Teatro Libero

Sequestro preventivo del “Blow-Up” Cresce il coro di proteste

Uno storico circolo Arci di Palermo, che ospita anche un gruppo di Arcigay cittadino, è stato posto sotto sequestro. Ieri pomeriggio, in una conferenza stampa organizzata in fretta e furia, i soci dell’associazione culturale Levana (che gestisce il circolo Blow Up in piazza Sant’Anna a Palermo) hanno voluto dire la loro sul sequestro. I fatti risalirebbero allo scorso 7 maggio, quando – secondo l’accusa – nel locale sarebbero entrate delle persone non tesserate all’associazione. Da lì la sospensione delle attività culturali e d’intrattenimento. Fino alla notifica di ieri mattina, quando i soci hanno appreso che lunedì il locale sarà sottoposto a un’ordinanza di sequestro preventivo disposta dalla magistratura. “Pur esprimendo la nostra piena fiducia nella magistratura e nella polizia – ha detto Manfredi Lombardo, presidente del Blow Up – il provvedimento di sequestro ‘preventivo’ ci mette indiscutibilmente in uno stato di angoscia e preoccupazione per la sopravvivenza del circolo, che dallo scorso 7 maggio ha sospeso le attività culturali e aggregative per sbrigare le pratiche relative alle contestazioni a nostro carico. Speriamo di potere riprendere presto le nostre attività; altri mesi di chiusura determinerebbero la fine di un’esperienza – ha concluso Lombardo – che legalmente ha cercato di svolgere attività sociali, culturali e politiche con i giovani e per i giovani, in una città che notoriamente offre pochi spazi e poche opportunità”.
Fin qui i fatti. Ma c’è da scommetterci che dalla vicenda che vede protagonista il circolo Arci, che tra le altre attività portava avanti uno sportello informativo per migranti e uno sportello d’accoglienza, ascolto e consulenza legale contro l’omofobia gestito da Arcigay, solleverà un polverone mediatico nel capoluogo dell’Isola. Prova ne sono le numerose voci che si sono sollevate durante le scorse ore in difesa dell’associazione, a cominciare dall’eurodeputata Rita Borsellino, che ha inviato un messaggio alle ragazze e ai ragazzi del circolo Blow Up: “E’ con tristezza e preoccupazione – ha detto la sorella del giudice ucciso dalla mafia – che ho accolto la notizia della chiusura del circolo Blow Up. Una notizia che mi rattrista, visto l’affetto che mi lega alle ragazze e ai ragazzi di questa associazione, e che mi preoccupa dal momento che con la chiusura del Blow Up, circolo che è stato tra i primi soggetti ad aderire alla campagna di Addiopizzo, viene meno uno spazio che da più di dieci anni si è distinto per la promozione della cultura e per le numerose battaglie civili intraprese. Mi lascia fortemente perplessa – ha proseguito l’eurodeputata – il sequestro preventivo ordinato nei confronti del circolo. Sono sicura che inquirenti e magistratura si siano attenuti alle loro sacrosante funzioni. E se ci sono delle responsabilità, è giusto che queste vengano accertate e sanzionate. Ma reputo necessario sottolineare la necessità che a Palermo vengano salvaguardati quegli spazi e quei giovani che continuano a tenere in vita una città che è stata ridotta a pezzi e che vive da tempo una gravissima emergenza sociale, ambientale e culturale”.
Anche Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, è intervenuto nel dibattito mediatico definendo il sequestro un “fatto grave e preoccupante”.
E ancora, il segretario regionale del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, ha espresso la sua solidarietà al Blow Up. “Mi auguro – ha detto Lupo – che possa riprendere quanto prima la sua importante attivita’ sociale al servizio della citta’ di Palermo e soprattutto del mondo giovanile”.
Dal mondo politico cittadino, inoltre, sono intervenute alla conferenza stampa le consigliere comunali di Un’Altra Storia, Nadia Spallitta e Antonella Monastra. “Chiudere il Blow Up – ha detto Nadia Spallitta – vuol dire togliere un luogo di incontro democratico della città. Non conosco i motivi che possono portare dopo 5 mesi da un sopralluogo – peraltro oggetto di contestazione e di ricorsi – al sequestro preventivo di un circolo Arci, provvedimento che potrebbe impedire, anche per un lungo periodo,le iniziative di questi giovani. Tanto più che, per quanto di mia conoscenza, l’associazione è in possesso di tutti i titoli idonei a giustificarne l’attività. Mi farò promotrice – ha concluso Spallitta – di un’azione propulsiva rivolta all’accertamento delle tante attività realmente imprenditoriali di pub e locali abusive del centro storico”.
Anche da Sinistra ecologia e libertà, il partito di Nichi Vendola, Sergio Lima esprime solidarietà all’associazione: “In una città come la nostra che ha un disperato bisogno di luoghi liberi di partecipazione e socialità – ha detto Lima – chiudere uno spazio come il Blow Up si configura come un vero e proprio crimine contro Palermo”.
Un’ultima voce, ultima soltanto in ordine cronologico, si è sollevata in difesa dei ragazzi del Blow Up: è quella dell’artista siciliano Roy Paci, che ha manifestato vicinanza ai giovani dell’associazione, tramite un messaggio lasciato sulla bacheca Facebook del circolo Arci: “Mi unisco con tutti gli Aretuska allo sdegno che tale azione militare provoca nei nostri animi – ha scritto Roy Paci –. Per qualsiasi cosa, contate pure su di noi. Vi abbracciamo tanto”.

  www.livesicilia.it

sabato 23 ottobre 2010

AREZZO: «SIAMO UNA COPPIA DI DONNE GAY E AVREMO UN FIGLIO DA GABRIELE»

Gabriele Viti, disabile che vive a Cortona dove è stato assessore comunale alla cultura, offrì il proprio seme «a tutte le coppie lesbiche che non possono andare all'estero per avere un figlio»
sabato 23 ottobre 2010 , di la Nazione 

Sembrava una provocazione senza conseguenze. Un appello destinato a cadere nel vuoto. Ma Gabriele Viti, disabile che vive a Cortona dove è stato assessore comunale alla cultura, faceva sul serio quando parlò della sua volontà di offrire il proprio seme «a tutte le coppie lesbiche che non possono andare all'estero per avere un figlio». A quattro mesi dalla pubblicazione di quell'annuncio sul sito www.vogliamounfiglio.org, qualcuno gli ha risposto. Una coppia di donne, Valeria e Diana (nomi di fantasia per tutelarne la privacy ndr), che stanno insieme da tre anni e hanno un sogno: diventare madri.

Non attraverso la procreazione medicalmente assistita per i limiti imposti in Italia, dalla Legge 40, né con un viaggio della speranza verso centri specializzati europei. Ma semplicemente, secondo natura. Per avere un figlio, non a tutti i costi, ma a costo zero. Valeria e Diana scelgono di rendere pubblica la loro storia. State cercando di avere un figlio «Non lo è, perché un figlio è la cosa più grande e più bella che ci possa essere nella vita di ognuno e quindi speriamo che questo bambino possa venire alla luce prima o poi».

State insieme da di tre anni, quando è nato dentro di voi il desiderio di un figlio e come siete arrivate a Gabriele? «Il desiderio è stato sempre dentro di noi, purtroppo in Italia la legge vieta alle coppie dello stesso sesso l'accesso alla procreazione medicalmente assistita. Ecco perché quando abbiamo letto dell'appello di Gabriele Viti, gli abbiamo scritto una mail e per fortuna ci ha risposto». Avete mai avuto dubbi sul percorso intrapreso? «Sì, qualche volta sì. E' un percorso difficile e quello che ci sta intorno influisce sullo stato d'animo che abbiamo nel portarlo avanti». La disabilità di Gabriele vi ha mai creato problemi? «Nessun pregiudizio, non abbiamo pensato alla disabilità di Gabriele come un handicap o un fattore di rischio per il figlio che speriamo arrivi. Gabriele è sano e non è diverso dagli altri».

Avete mai preso in considerazione con Gabriele l'ipotesi di una sua presenza, seppur limitata, nella vita del bambino? «Ne abbiamo parlato diverse volte. E' una soluzione che valuteremo quando poi sarà il momento». Vi spaventa l'idea che un figlio possa voler sapere chi è il padre? E in quel caso glielo direste? «Abbiamo le spalle larghe e sapremo dargli le giuste indicazioni e tutto l'amore che serve ad un bambino,. Dirgli di Gabriele? Non sappiamo. Forse quando sarà grande, oltre la maggiore età, riaffronteremo l'argomento, valuteremo questa opportunità». Molte coppie di donne, per avere un figlio hanno scelto di andare all'estero. Perché voi no? «Non abbiamo preso in considerazione l'ipotesi di andare all'estero, anche se ci siamo molto documentate al riguardo, perché è una strada lunga e i costi per noi sono proibitivi. Siamo state più fortunate di altri perché grazie alla generosità di Gabriele, non abbiamo dovuto rinunciare al nostro desiderio di maternità e stiamo provando a realizzare il nostro sogno».

Un amore all'improvviso (2° Parte) cortometraggio contro l'omofobia

Un amore all'improvviso (1° Parte) - cortometraggio contro l'omofobia

venerdì 22 ottobre 2010

Uganda/ Denunciate aggressioni dopo foto su giornale di 100 gay

Presentata in parlamento legge contro l'omosessualità

postato 22 ore fa da APCOM

Kampala, 21 ott. (Ap) - Almeno quattro omosessuali sono stati aggrediti e molti altri sono stati costretti a nascondersi dopo la pubblicazione sulla prima pagina della rivista ugandese 'Rolling Stone' di nome, indirizzo e fotografia di 100 gay, con la scritta 'Impiccateli'. E' quanto denuncia l'attivista per i diritti umani Julian Onziema.
L'articolo è apparso sulla rivista il 9 ottobre scorso, pochi giorni dopo la presentazione nel Parlamento ugandese di una legge contro l'omosessualità, che prevede la pena di morte e l'ergastolo. L'iter legislativo è stato bloccato dalle proteste mosse a livello internazionale, ma la norma non risulta essere stata stracciata. "Prima della presentazione della legge in Parlamento gran parte della gente non si interessava a noi - sottolinea Patrick Ndede, 27 anni - ma da allora siamo aggrediti da molte persone che odiano l'omosessualità".

giovedì 21 ottobre 2010

Usa/ Hillary Clinton su Youtube per sostenere giovani gay

Mobilitazione spontanea nata su internet dopo ondata di suicidi

Washington, 21 ott. (Apcom) - Anche il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha aderito alla mobilitazione spontanea nata su internet a favore dei giovani omosessuali americani, dopo l'ondata di suicidi che ha colpito di recente gli Stati Uniti.
"Tenete duro e chiedete aiuto. La vostra vita è tanto importante, per la vostra famiglia, per i vostri amici, per il vostro Paese. E c'è così tanto che vi aspetta, sia dal punto di vista personale che professionale", dice Hillary Clinton in un videomessaggio. "Se non vi soddisfa, ricordate che la vostra vita vale e che non siete soli", prosegue Clinton, che già 10 anni fa era al fianco degli omosessuali in occasione del Gay Pride.
La mobilitazione sul web è nata dal messaggio "Andrà meglio", lanciato alla fine di settembre da un coppia omosessuale di Seattle. Da allora sono stati centinaia gli interventi di sostegno inviati su YouTube, soprattutto da studenti, ma anche da dipendenti di Google e da star di Broadway.

Bologna: torna il festival gay e trans 'Gender Bender'

Bologna, 21 ott. - (Adnkronos) - Proiezioni di film inediti, anteprime nazionali, performances, uno spettacolo teatrale, una sfilata di modelle fuori dagli schemi, feste, djset e concerti live. E' 'Gender Bender', il festival internazionale dedicato all'identita' di genere, promosso dal Cassero, gay lesbian center di Bologna, in programma dal 30 ottobre al 6 novembre sotto le Due Torri. La manifestazione, che gode del sostegno di Comune, Provincia e Regione Emilia Romagna, e' stata presentata oggi a Palazzo D'Accursio dal direttore artistico Daniele Del Pozzo. 'Top of the pop' e' il titolo dell'edizione di quest'anno, dedicata al tema della musica e piu' in particolare, ha spiegato Del Pozzo, "alla figura della pop star che rappresenta il mito dell'immaginario dell'omosessuale medio". "Abbiamo scelto questa figura simbolica - ha aggiunto il direttore artistico - come chiave di lettura privilegiata per raccontare e approfondire i temi del cambiamento sociale e culturale delle identita' contemporanee". Tantissime le proposte in 8 giorni di programmazione che includono anche la rassegna 'Soggettiva' promossa dall'associazione ArciLesbica di Bologna. I generi spaziano dal cortometraggio al documentario, ma non mancano incontri live come quello con Aldo Busi (5 novembre) o con la poetessa libanese Joumana Haddad (6 novembre). Tra i temi affrontati l'amore, il sesso, il corpo, la liberta', la paura, il conformismo ma anche quello della primissima adolescenza, al centro del film 'El ultimo verano de la Boyta' prodotto dalla compagnia di Pedro Aldomovar. Non mancano spettacoli di danza che fanno il verso al balletto classico come quello di Olivier Dubois che reinterpreta 'Il lago dei cigni' in chiave lap dance e una mostra fotografica. Infine un omaggio a Marcella Di Folco, la storica presidente del Mit recentemente scomparsa. A lei sara' dedicata una serata di proiezioni di interviste e filmati inediti che ripercorrrono la sua battaglia culturale e politiche per la difesa dei diritti del mondo Lgtb. L'intero festival si svolgera' tra il cinema Lumiere, la sede del Cassero, l'Arena del Sole e alcuni locali della citta'.

(21 ottobre 2010 ore 13.32)

Omovies, a dicembre la terza edizione

Si svolgerà dal 15 al 19 dicembre prossimi al Cinema Academy Astra di Napoli la terza edizione di Omovies il festival di cinema omosessuale e questioning ideato dall’Associazione di Promozione Sociale i Ken Onlus con il contributo dell’Assessorato per le Politiche Sociali del Comune di napoli in partenrariato con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e con la Mediateca Santa Sofia. Ad una selezione di lungometraggi, la cui programmazione è curata quest’anno da Alessandro Paesano, si affianca un concorso per cortometraggi a tematica glbt: c’è tempo fino al 30 novembre per consegnare le opere che parteciperanno all’edizione di quest’anno. E’ possibile scaricare il bando di partecipazione direttamente dal sito della manifestazione.

Per info: 081 34 56 170 | omovies@omovies.it

http://www.napoligaypress.it

Gay vincono causa cruciale su diritti umani contro la Russia

giovedì 21 ottobre 2010 12:33

MOSCA (Reuters) - La Corte europea per i diritti umani ha dichiarato oggi di aver multato la Russia per aver violato i diritti dei gay, avendo vietato sfilate gay a Mosca.
L'attivista per i diritti degli omosessuali Nikolai Alexeyev aveva presentato un esposto alla Corte europea per i diritti umani accusando la Russia di aver violato la Convenzione europea, alla quale ha aderito come stato membro del Consiglio d'Europa.
La Corte ha stabilito che la Russia ha violato i diritti di assemblea e ha effettuato discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. La Corte ha ordinato alla Russia di pagare 29.510 euro di danni e spese legali ad Alexeyev.
"Il solo rischio che una dimostrazione crei disturbo non è sufficiente a giustificare il divieto", ha detto in un comunicato la Corte per i diritti umani, che ha sede a Strasburgo.

www.reuters.it

"Séraphine" di Martin Provost. I colori del male dentro

di Fabrizia Centola

Pubblicato mercoledì 20 ottobre 2010 - NSC anno VII n. 2

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Una serva, neppure una cameriera. Una donna solitaria e invisibile: sbriga i lavori di casa più faticosi per i notabili del paese e smacchia le loro lenzuola nelle acque fredde del fiume. Ma, di notte, quelle stesse mani estraggono i succhi colorati dalle piante e dalle bacche e mescolano sangue e argille a vernice.

Di notte, mentre il paese, che la conosce come anima persa, dorme, Séraphine Louis, massiccia e sgraziata creatura, febbrilmente, imprime su tavolette di legno il fiammeggiare di una natura sovrastante. Canta lodi alla Madonna mentre dà vita, con dita e pennelli, ad una natura replicata, dai colori forti e dalle forme rapaci. Sono fiori e foglie, steli e tronchi, frutti e radici; sono carnose e ciliate ferite, orbite oscure, sono dettagli che insieme composti divengono trionfo di vita. Selvatica e scalza, il suo rifugio è la natura, da cui trae forza, a cui sente di appartenere profondamente. Vaga per campi e boschi con una cesta, un ombrello e una bottiglia di vino.

Vive nella Francia all’alba della Grande Guerra, a Senlis, a pochi chilometri da Parigi. Pittrice istintiva e visionaria, viene scoperta dal critico e mercante d’arte Wilhelm Uhde (Picasso e Rousseau, il doganiere), che per qualche mese si trasferisce in campagna alla ricerca di pace per scrivere. Il loro incontro cambierà la vita di Séraphine, che da serva diventerà pittrice, liberando la sua follia silenziosa e nascosta. Tele di due metri diverranno lo spazio necessario per riportare le sue mistiche visioni.

Séraphine è la storia di un incontro tra due anime sole e diverse (Uhde è omosessuale), ma è anche la storia di involontari abbandoni che provocano sofferenza e privazioni. Wilhelm Uhde entra nella vita dell’artista, la riconosce la induce a lasciare la sua normalità, senza riuscire ad accompagnarla (scoppia la guerra ed è costretto a rientrare in Germania) e a sostenerla, anche economicamente, quando lei decide di dedicarsi interamente alla pittura. Seguiranno anni d’indigenza, di ossessione e di profonda solitudine, ma anche anni di fervida produzione, fino all’internamento in manicomio, nel 1932. Seraphine Louis (o de Senlis), dopo anni d’oblio viene riscoperta.

Martin Provost scrive e gira un biopic che vuole restare ben lontano dall’aneddotica e, per fare questo, si concede il giusto tempo per restituire allo spettatore un percorso fatto della quotidianità di una vita ripetitiva, apparentemente senza nessuna ricchezza, ma che nasconde piccoli frammenti di mistero. Al suo terzo lungometraggio firma regia e sceneggiatura con la collaborazione di Marc Abdelnour e chiama a sé la straordinaria Yolande Moreau (Louise-Michel), un’intensissima Séraphine, accompagnata da Ulrich Tukur nella parte di Uhde.

La macchina da presa non interpreta ma restituisce, con quadri prevalentemente fissi e movimenti sempre subordinati al movimento dell’attore, i sapori di un luogo, di un tempo e di una vita. Con una regia lontana dalla ricerca di forme evidenti, Provost avanza lentamente, ma in crescendo, includendo nella miseria e nella marginalità gli elementi di eccezionalità dell’artista attraverso la sommatoria di indizi e ritardando il momento della visione dell’opera (una scelta assolutamente efficace) per poi arrivare ad una rappresentazione di totale fusione tra la visionarietà della tela e il corpo di Séraphine.

Vincitore di 7 Cèsar, Séraphine di Martin Provost è una storia d’amore, appagato e negato; di sofferenza e di ricerca della felicità. E’ la storia di una donna che è stata capace di rappresentare le forme e i colori del suo male e di una pittrice dimenticata, morta nel manicomio di Clermont de l’Oise, in una sera d’inverno del 1942, nella Francia occupata.

Per maggiori approfondimenti, dal 27 ottobre, sarà nelle librerie La vita sognata di Séraphine de Senlis di Françoise Cloarec Archinto, 182 pagine, 12 euro.

fonte http://www.nonsolocinema.com

mercoledì 20 ottobre 2010

Brava gente. Storia e memoria del colonialismo italiano


Presentazione del n° 23 della rivista "Zapruder"

interverranno:
Andrea Tappi - Università di Padova
Elena Petricola - Università di Torino
Stefano Galieni - giornalista
Tommaso Baris - Unoversità di Palermo

Laboratorio Zeta - Via Boito 7 Palermo
Venerdì 22 ottobre 2010 ore 18 (a seguire aperitivo)

Atlantide Entertainment lancia la collana Queer Frame

Articolo a cura di Antonello Rodio | scritto il 20 Ott 2010

Disponibili i primi DVD di una nuova linea a tematica gay. Si tratta di film di qualità premiati nei festival di categoria, da scoprire grazie a queste edizioni home-video.

La casa distributrice Atlantide Entertainment ha dato il via a fine settembre a una nuova linea di DVD intolata Queer Frame, la prima collana a tematica GLBT (Gay, lesbiche, bisessuali e transgender) in Italia. Un progetto coraggioso che vuole farsi promotore di opere che difficilmente trovano spazio nella distribuzione italiana, ma che si sono segnalate per la loro qualità nei festival di categoria e non solo. I primi DVD della linea sono disponibili già da fine settembre, si tratta di tre opere tutte premiate nei festival di categoria.

El niño pez - Il bambino pesce, è un film di Lucía Puenzo (la regista di XXY) ed è ambientato a Buenos Aires, dove la giovane Ailin arriva a fare la domestica dopo un oscuro passato in Paraguay. Anche in questa casa non mancheranno le violenze, ma la figlia dei padroni si innamora di lei e per progettare un futuro insieme non esita a commettere un parricidio. Si tratta di una storia d'amore e violenza, con dimensioni oniriche che vanno a mescolarsi alla degradante e realtà. Ma oltre che melodramma è anche thriller, anche se le suggestioni visionarie della regista sembrano superiori alla capacità di narrazione.
Dal punto di vista tecnico, il video si presenta un po' rumoroso, soprattutto negli interni e nelle scene più scure. La grana è avvertibile e la definizione non eccelsa, ma bisogna sottolineare che il quadro vanta anche il pregio di una notevole pulizia con assenza di graffi e spuntinature. L'audio originale in spagnolo in stereo fa bene il suo dovere, proponendo dialoghi chiari (con puntali sottotitoli in italiano) e una discreta spazialità ambientale. Tra gli extra solo il trailer e un paio di minuti di immagini dal set.

El cuarto de Leo - La stanza di Leo, di Enrique Buchichio, è invece il primo film uruguayano a tematica gay. L'opera è tutta incentrata sulla crisi di identità sessuale di un ragazzo ventenne di Montevideo, in continua oscillazione tra l'attrazione per una vecchia compagna di scuola ritrovata e un ragazzo molto dolce conosciuto da poco. Dubbi e confusione nelle scelte, che però lo faranno maturare fino a mettere un po' di ordine nella sua vita.
In questo caso il video è molto buono, sempre compatto e pulito, con un'assenza di rumore e una definizione che soddisfa certamente la visione. Discreto l'audio originale in spagnolo 2.0 (con sottotitoli in italiano), mentre tra gli extra ci sono il trailer e un'intervista di circa un quarto d'ora con il regista.

Donne-moi la main - Dammi la mano di Pascal-Alex Vincent, è la storia di due giovani fratelli gemelli che dalla Francia decidono di raggiungere in qualche modo la Spagna per partecipare al funerale della madre mai conosciuta. Si tratta di un road movie infarcito di avventure sessuali, ricerca dell'identità, scontri, liti e riconciliazioni, nel quale emergono sempre più prepotenti le differenze tra i due. La pellicola prende il nome da una canzone del 1963, cantata da Colette Magny e inizia con una scelta davvero curiosa, ovvero una sequenza animata.
Dal punto di vista tecnico, il video è discreto ma altalenante: a istantanee molto buone, soprattutto nei luminosi esterni, fanno ricontro alcune scene davvero molto rumorose, piene di grana e rumore video, che sono per lo più quelle ambientate in ambienti oscuri, dove il dettaglio cala vistosamente.
Fa il suo dovere l'audio originale francese in stereo (sempre puntuali i sottotitoli italiani), mentre gli extra propongono un'intervista di quasi un quarto d'ora al regista e il trailer.

fonte http://www.movieplayer.it/

Il lodo Alfano può essere retroattivo, approvato l’emendamento Vizzini

Sì del finiano Saia. Per Pd e Idv la retroattività è una vergogna. Secondo Bersani i finiani non sono coerenti. Vizzini precisa: niente impunità né immunità

La commissione Affari costituzionali ha approvato con 15 voti a favore e 7 contrari l’emendamento del relatore Carlo Vizzini al lodo Alfano in base al quale “i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare”. Hanno votato a favore 13 senatori del Pdl e Lega più il senatore finiano Maurizio Saia e un senatore dell’Mpa. L’opposizione ha detto che con questo emendamento si è creato un mostro giuridico.

Per Dario Franceschini e Pierluigi Bersani del Pd, così come per Felice Belisario dell’Idv, il testo è una vergogna perché procede, spiega Bersani, “ad assoluzioni per via parlamentare e costituzionale”. “Faremo barriera con tutte le nostre forze”, annuncia il segretario del Pd. L’obiettivo di Pdl e Lega, aggiunge l’esponente Idv “è solo quello di rendere retroattivo il lodo Alfano per salvare il presidente del Consiglio dai reati di cui è accusato”. Al leader dell’Udc Pierferdinando Casini sembra “una scelta sbagliata”, ma annuncia che sul voto il suo partito si asterrà. La finiana Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia della Camera, spiega i motivi dietro tale decisione: “La finalità del cosiddetto lodo Alfano costituzionale è quella di salvaguardare la serenità nello svolgimento delle funzioni da parte delle alte cariche dello Stato che, ovviamente, potrebbe essere compromessa nel caso in cui non venissero sospesi processi per fatti antecedenti all’assunzione della carica”.

Proprio i finiani sono i più criticati per la presunta mancanza di coerenza. “Dall’incontro tra Alfano e Fini non mi aspetto più niente perché oggi è stata smascherata anche il finto ritorno alla legalità di Fli che al primo passaggio vero si è autosmascherato andando ad appoggiare una norma che garantisce l’impunità al premier”, sostiene il leader Idv Antonio Di Pietro attaccando la scelta di rendere retroattivo il Lodo Alfano. Per Bersani da parte degli esponenti di “Futuro e libertà” c’è stato un deficit di coerenza: “Hanno sempre detto che valutavano positivamente il Lodo Alfano costituzionale. Io trovo comunque che una norma costituzionale ad hoc, nel pieno di una vicenda personale, resti una legge ad personam, anche se costituzionale. Evidentemente Fli non fa questa valutazione”.

Se Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera, promette di occuparsene in parlamento, il suo vice Benedetto Della Vedova sostiene che “il punto non è mai stato in discussione e manteniamo un impegno. Si tratta di una norma che sospende i processi delle alte cariche dello Stato, non li cancella. Inoltre, non sospende le indagini”. Il senatore finiano Saia, che ha votato a favore della norma, specifica che il suo gesto è in linea con quanto “detto una ventina di giorni fa” perché la legge “prevede la sospensione anche di quei processi cominciati prima del conferimento del mandato”, caratteristica su cui Fli è “assolutamente d’accordo”.

Dopo le tante dichiarazioni arriva la precisazione del relatore Vizzini: “Il provvedimento non prevede né l’immunità né l’impunità. Non è un’assoluzione, come si vuole far credere. Esso prevede la sospensione del processo non del procedimento giudiziario. Con la sospensione del processo c’è anche la sospensione dei termini di prescrizione”. Poi chiarisce che “non prevede nessuna retroattività diversa da quelle già contenute nella legge vigente. Entro dieci giorni dalla richiesta dei magistrati, le figure istituzionali devono decidere se inoltrare al Parlamento la richiesta di sospensione. Il Parlamento deve quindi deliberare entro il termine di 90 giorni, in un senso o nell’altro”. Intanto in serata il presidente della Camera Gianfranco Fini ha incontrato il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

19 ottobre 2010

fonte www.ilfattoquotidiano.it

Bruce LaBruce's L.A. Zombie - 2010-

martedì 19 ottobre 2010

Urlo Trailer

Film da "Urlo"

di Paolo Calcagno
www.unita.it 16/07/2010

L’Urlo di Allen Ginsberg è ora anche un bel film, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman (con Gus Van Sant produttore esecutivo), interpretato intensamente da James Franco (Spiderman , Milk , Nella Valle di Elah ), distribuito in Italia da Fandango (sugli schermi dal 27 agosto) e presentato al 24mo Festival Mix di Cinema Gaylesbico & Queer Culture di Milano. «Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, morir di fame isteriche nude strascicarsi per strade negre all’alba in cerca di una pera di furia», con questi versi letti da Allen Ginsberg il 13 ottobre 1955 (allora 29nne), alla Six Gallery di San Francisco, incomincia Howl, (pubblicato in Italia da Il Saggiatore, pag.136, euro 9), poema fondativo della Beat Generation, definito da autorevoli commentatori «una ballata psichedelica, un grido di dolore e protesta contro l’America, feroce matrigna». Se non è stato difficile per i pluripremiati autori di documentari Epstein e Friedman ricostruire in fiction il processo (San Francisco 1957) al poema di Ginsberg e all’editore Lawrence Ferlinghetti che lo pubblicò, certo è stata una sfida trasformare in immagini i versi di Howl, peraltro brillantemente vinta grazie alle splendide animazioni di alcuni graphic-novelist e di Eric Drooker, già collaboratore del celebre autore scomparso nel 1997 (suoi i disegni e slogan di manifesti e striscioni delle manifestazioni di cui fu artefice Ginsberg). «Il nostro obiettivo è stato di rappresentare e descrivere sia il processo creativo, sia la vita privata di Allen Ginsberg – ci ha raccontato Rob Epstein - Del resto, la finalità della A.G. Foundation, che da 30 anni lavora all’opera e alla figura di Ginsberg e che ci ha affidato il progetto del film, è proprio quella di renderle presentabili e comprensibili alle nuove generazioni. Il dibattimento in tribunale costituisce la trama narrativa del film, con le sue accuse censorie, la pretesa di definire che cosa è osceno, l’arroganza di porre limiti alla libertà di espressione e all’arte stessa. Abbiamo realizzato la fiction del processo attenendoci fedelmente alle trascrizioni dell’epoca. Gli interventi degli avvocati, dei testimoni e del giudice sono la copia rigorosa degli originali di allora. L’intervista che mette a nudo il pensiero e la sensibilità di Ginsberg è immaginaria, anche se tiene conto, attraverso i ricordi di alcuni, dell’intervista che Allen rilasciò al Times , ma che, purtroppo, non è mai stata ritrovata. L’intervista contiene tanti flashback in cui abbiamo utilizzato filmati dell’epoca». Poi c’è il reading del poema affidato all’ispiratissimo James Franco e all’immaginario «beat» che affolla le animazioni a commento dei versi dell’Urlo . «Il poema fu uno shock perché era una descrizione severa del mondo di allora e di ciò cui somigliava. Ginsberg fu subito accolto come un vate dai giovani del tempo – ha aggiunto Epstein -. Però, quei versi fecero scandalo per i benpensanti. E il processo, con gli interventi dell’accusa e dei suoi testimoni, fra cui un’insegnante e un critico letterario, vuole ricostruire come veniva accolta la poesia dal mondo di allora, attraverso sbalorditive definizioni di ciò che è ben scritto e ciò che non lo è. E, tuttavia, quel processo contribuì enormemente alla fama e al successo del poema, come ammise lo stesso Ginsberg». Nel film compaiono anche celebri esponenti della Beat Generation, quali Jack Kerouac, Neal Cassady, Peter Orlovsky, oltre ad alcuni compagni di Ginsberg, come Carl Solomon, cui è dedicato l’Urlo. «Il termine Beat Generation fu enfatizzato dai media – ha commentato il regista del film -. Così si intendeva circoscrivere, ma anche caricaturare, quel fenomeno fondato sul dissenso. Il termine fu coniato da Kerouac, ma Ginsberg lo respinse immediatamente, e più tardi anche Jack lo rinnegò. Che cosa ne resta oggi? La Beat Generation è un valore. Ad esempio, James Franco è un beatnik moderno, cerca sempre forme nuove, sia nella recitazione sia in altre forme di espressione: è un poeta anch’egli e come artista sta esponendo una mostra a New York. Il Beat ha generato dei movimenti di contro-cultura: le sue istanze contro l’ingiustizia sociale e contro le prepotenze delle multinazionali, certamente, sono entrate a far parte dei nuovi movimenti, oltre che delle nostre coscienze». Epstein ha anche ricordato di aver letto l’Urlo ai tempi del liceo: «La figura che più mi aveva colpito era quella del Moloch che Ginsberg usava per riferirsi al potere. Nell’Urlo tutto è rivoluzionario: mette a nudo il conservatorismo, il consumismo il bisogno di una liberazione sessuale, i freni della censura, la militarizzazione, la messa ai margini del dissenso politico e culturale, insomma è un ritratto feroce della società americana del tempo. Quando l’ho riletto per preparare il film, mi sono accorto che a 50 anni dalla sua nascita quel poema conserva ancora la sua forza iniziale. Tanto è vero che a causa delle sue tematiche, ancora oggi, negli Usa, l’Urlo non viene letto in tv, né alla radio». Per Rob Epstein, dunque, le problematiche sollevate dai versi di Urlo sono più che mai attuali: «Penso che il nostro sia un film molto contemporaneo – ha concluso il regista di Howl - Il problema della censura esiste ancora adesso e si manifesta in vari modi. Inoltre, è attuale la discussione sul ruolo e sui limiti dell’artista, così come non mancano le polemiche sulla libertà d’espressione e sulle implicazioni politiche dell’uso di certe parole. Per non parlare dell’intolleranza verso le unioni omosessuali. Perciò Howl è un film che, benché ambientato in un contesto datato, sa emozionare e attrarre i giovani di oggi.


Urlo
Un film di Rob Epstein, Jeffrey Friedman. Con James Franco, Todd Rotondi, Jon Prescott, Aaron Tveit, David Strathairn.
continua»
Titolo originale Howl. Drammatico, durata 90 min. - USA 2010. - Fandango

Oh Gay, la squadra è giusta: Boga Basket primo team omosex

Tutti omosessuali dichiarati. Hanno una pagina su Facebook e si allenano insieme dall'ottobre 2009 a Bologna, la Basket City d'Italia. La presentazione giovedì in casa della Virtus. Ma quelli del Boga giocano anche a volley e calcio a 5.

Si allenano insieme dal 2009 e ora hanno deciso di scendere in campo. Sono quelli del Boga Basket. Mica una squadra qualunque, dato che è il primo team di pallacanestro formato da atleti gay. La squadra nasce a Bologna, la Basket City italiana, e nel capoluogo emiliano è tutto pronto per la presentazione al Cierrebi Club, la casa della Virtus Bologna.

E le "Vu" nere del patron Claudio Sabadini sostengono questa società che già partecipato ad alcuni tornei europei come la Dussel-Cup a Dusseldorf conquistano il terzo posto.

"Non ci piace dire che siamo la prima squadra di basket gay, semplicemente perché non esiste il basket gay: esistono soltanto ragazzi e ragazze gay che si riuniscono per fare sport", precisano in un'intervista sul sito arcigay.it, i fondatori della squadra. E ancora "Non ci sono particolari caratteristiche che ci contraddistinguono, a parte l'essere gay, chiaro! Se si presentasse l'opportunità però accetteremmo volentieri anche giocatori etero, gay-friendly, e sarebbe molto bello riuscire anche a creare una squadra femminile".

(http://sport.sky.it)

DIRITTI UMANI, TURCHIA: APPELLO A FAVORE DI 5 TRANSESSUALI

ANKARA - Cinque organizzazioni internazionali per i diritti umani e i diritti dei gay, tra cui l'americana Human Rights Watch (Hrw), hanno fatto appello al governo di Ankara affinche' vengano lasciate cadere accuse mosse nei confronti di cinque attivisti per i diritti dei transessuali e siano invece incoraggiate le autorita' a indagare sul comportamento della polizia nella gestione del caso. Lo ha reso noto la stessa Hrw con un comunicato trasmesso all'ANSA.
L'episodio, come si precisa nel documento, risale allo scorso 17 maggio, giorno in cui cinque transessuali attivisti del gruppo Pembe Hayat (Vita rosa) per la difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender con sede ad Ankara, vennero arbitrariamente fermati dalla polizia in una strada della capitale turca, picchiati ed arrestati. Nei loro confronti e' stata elevata l'accusa di essere prostitute e di resistenza alle forze dell'ordine prima ancora che un giudice potesse concludere il procedimento riguardante la loro denuncia per maltrattamenti.
Il processo a loro carico e' stato fissato per giovedi' prossimo e, se verranno riconosciuti colpevoli, rischiano una condanna sino a tre anni di carcere.

Fonte: ANSA (19 ottobre 2010)