giovedì 3 marzo 2011

Elezioni amministrative, sprecano 300 milioni per paura del referendum

di Giuseppe Rizzo

Niente election day per paura del quorum del referendum. Se l'Italia in questo momento di crisi butterà nel cesso 300 milioni di euro, la colpa è del ministro dell'Interno Roberto Maroni. Il capo del Viminale, in accordo col Consiglio dei ministri, è infatti contrario all'election day, cioè all'accorpamento delle elezioni amministrative (in programma il 15 e 16 maggio, con ballottaggio il 29 e 30) con i referendum in programma. Il motivo è semplice: scorporare le due chiamate alle urne ostacolerà il raggiungimento del quorum (50% più 1 dei votanti) per i referendum abbrogativi in vista.
Il giorno per la votazione di referendum abrogativi promossi dalle opposizioni (da Idv a Fini al Pd) che riguardano legittimo impedimento, acqua pubblica e no al nucleare non è stato ancora fissato. L'ultima data è il 12 giugno e probabilmente sarà quella, col Governo che spera che gli italiani vadano al mare piuttosto che a polverizzare 3 delle leggi più ingiuste e controproducenti dell'ultima periodo di questo disastroso governo.
E non aspettatevi che la Rai e tantomeno Mediaset diano alcuna notizia su questi referendum. Sul servizio pubblico sono previste per legge delle finestre informative, ma saranno mandate in onda nel pomeriggio, nelle fascie d'ascolto più basse. Basterà questo al governo per boicottare i referendum (convocati previa raccolta firme di 500 mila italiani) oppure la Rete informerà abbastanza da portare alle urne il 50% degli italiani?

25 Marzo 2010: Sciopero dei settori pubblici e della conoscenza

lunedì 28 febbraio 2011

L'Uruguay approva l'adozione per coppie omosessuali

“Alla Chiesa non interessa il privato del premier”. E perché quello degli italiani sì?


28 febbraio 2011 - Monsignor Negri spiega alla Stampa che il problema non è quello che fa Silvio in casa sua. Ma anche aborto, divorzio e fecondazione assistita sono scelte personali, no?
“Da sempre, alla Chiesa interessa cio’ che un governante fa per il bene comune; sui comportamenti personali il giudizio spetta solo a Dio”. E’ quanto sostiene il vescovo di San Marino e Montefeltro Luigi Negri, componente della Cei e presidente della fondazione per il magistero sociale della Chiesa, che nell’intervista pubblicata dalla Stampa, a proposito del premier Silvio Berlusconi e del caso Ruby, spiega: “Se esistono reati, tocca alla legge stabilirlo; e’ inammissibile condannare a priori. Un politico e’ piu’ o meno apprezzabile moralmente in base a quanto si impegna a vantaggio del bene comune, cioe’ di un popolo che viva bene e di una Chiesa che operi in piena liberta’”.
L’ODIO VERSO L’AVVERSARIO – Per il vescovo Negri, “non e’ edificante sentir evocare anche in ambienti cattolici l’indignazione, il disprezzo, l’odio verso l’avversario politico. A far male alla societa’ – ammonisce – sono i Dico, la legislazione laicista, la moralita’ teorizzata e praticata da quanti ci inondano di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di taluni comportamenti privati”. Quanto al capo del governo, “sul piano della condotta individuale, indirizziamo a Berlusconi le stesse raccomandazioni rivolte a chiunque altro”.  Sottolinea quindi il vescovo di San Marino, considerato vicino al movimento di Comunione e Liberazione: “Le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la liberta’ del popolo”, mentre “gli attacchi alla famiglia e alla sacralita’ della vita devastano la vita sociale”. Ecco allora che “le priorita’ sono la salvaguardia della vita dal concepimento alla fine naturale e della famiglia eterosessuale, la possibilita’ per la Chiesa di svolgere l’azione formativa e culturale tra la gente”.
E LE CONTRADDIZIONI – Insomma, il vescovo ci spiega che quello che fa in privato Berlusconi sono affari suoi, basta che in pubblico dia dimostrazione di fedeltà a scelte e indicazioni della Chiesa. Una posizione quantomeno originale, che potrebbe essere anche essere utilizzata da preti pedofili ma sempre puntuali ai loro doveri come l’omelia domenicale. Ma più che altro è curioso che Negri consideri “privato” i festini in villa, e però consideri invece “pubblico” l’aborto, il divorzio, la fecondazione assistita: anch’esse, ad occhio, sembrano più che altro scelte private. Sulle quali però la Chiesa rivendica il diritto di dire la propria. Non è questa una contraddizione?


domenica 27 febbraio 2011

PRIMO MARZO - LO SCIOPERO DEI MIGRANTI


PER UNA PALERMO UNITA CONTRO IL RAZZISMO ISTITUZIONALE



27 febbraio/1° marzo 2011
I diritti non hanno colore
PRIMO MARZO - LO SCIOPERO DEI MIGRANTI
PER UNA PALERMO UNITA CONTRO IL RAZZISMO ISTITUZIONALE


Programma

27 febbraio 2011
ore 17.00 - Piazza Verdi (teatro Massimo), Palermo
Spettacoli interculturali e microfono aperto


marzo 2011
Tutta la mattina - diverse scuole della città di Palermo
Incontri nelle scuole tra mediatori culturali e studenti sul tema dell'immigrazione


Ore 10.00 - Aula magna della Facoltà di lettere e filosofia dell'Università degli Studi diPalermo
Tavola rotonda "Il diritto allo studio come diritto alla cittadinanza e all'inclusione"
Film "Una scuola italiana"


Ore 15.00 - Dipartimento politica diritto e società, piazza Bologni 8, Palermo

"Ancora migranti fra accoglienza e detenzione" - a cura dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione)

Ore 17 - da porta Felice a piazza Bologni, Palermo
Corteo


Ore 21.00 - centro Santa Chiara, piazza s. Chiara, Palermo

"La notte nera": festa, cibo e musica nel cuore della città multietnica

No ai gay, viva la famiglia!

di Beppe Giulietti


Nella storia recente si è spesso discusso della “doppiezza comunista”, intesa come una sorta di doppia fedeltà: una esplicita alla repubblica, una implicita a Mosca. Adesso, invece, siamo in presenza di una sorta di “doppiezza all’infinito” di Berlusconi e dei suoi cortigiani.

Il presidente che giura sulla Costituzione, ne annuncia anche la devastazione. L’uomo, che ancora ieri ha esaltato la bella famiglia cattolica italiana, ha picconato le tavole della legge e oltraggiato in pubblico i dieci comandamenti. Quello che non vuole le unioni tra omosessuali, ha elevato a pratica di vita il bunga bunga, ovviamente purchè eterosessuale.

I cortigiani che “non si mette il naso negli affari privati”, sono gli stessi che hanno oltraggiatoEluana Englaro e il papà Beppino. Nel loro caso era invece giusto mettere il naso dentro il letto dell’ospedale e addirittura emanare un decreto , sotto la benedizione vaticana. Evidentemente ci sono peccati e peccati, alla faccia del relativismo!

Quelli che ululavano per la satira delle Iene a Sanremo, o chiedevano le censure contro i Santoro, i Travaglio,  i Vauro, le Gabanelli, gli Eco, i Saviano, i Fazio, i Biagi, i Luttazzi, e fermiamoci qui, ora gioiscono perchè in Rai stanno per arrivare gli Sgarbi e i Ferrara, perchè come è noto sono due che, al posto della penna, usano il randello contro chiunque non piaccia al capo supremo che, per caso, solo per caso, è anche il loro editore di riferimento.

A proposito di triplezza morale, ma anche di quadruplicità, perchè non ha sbraitato quel deputato di destra che voleva buttare fuori dal video quei giornalisti che avessero avuto esperienze politichee mandati elettivi? Non lo hanno forse ancora informato che Ferrara è stato ministro e che Sgarbi è stato sottosegretario, presidente di commissione, parlamentare e sindaco? Oppure la sua indignazione valeva solo contro Santoro?

Quelli che hanno detto e scritto cose indecorose contro Umberto Eco e Roberto Saviano perché“esagerano, sono confusi, si accaniscono contro Berlusconi”, perchè hanno taciuto quando i manganelli mediatici  hanno percosso i giudici Ingroia, Mesiano e Boccassini? Erano distratti? Erano già sul libro paga? Oppure stavano leggendo l’ultimo libro sulla doppiezza di Togliatti?

Non prendiamoci per i fondelli. L’ultimo comizio di Berlusconi e l’annuncio dei nuovi programmi alla Rai sono la premessa della furiosa campagna di aprile, anzi del 6 aprile, che mirerà a minacciare le istituzioni, la magistratura, le opposizioni e chiunque creda ancora che Berlusconi sia una cittadino che debba sottoporsi al rispetto delle leggi e della costituzione.

Chi non lo capirà sarà sottoposto a “massaggio mediatico” che sarà condotto a reti semiunificate e con la possibilità di arrivare quotidianamente all’ottanta per cento della popolazione, altro che i programmi di Santoro, di Floris, della Annunziata. Questo è il vero e proprio assalto al cuore dello stato.

Per questo vi invitiamo a reagire e organizzare in ogni modo e con ogni mezzo la vostra partecipazione alla manifestazione già annunciata a Roma per il prossimo 12 marzo e dedicata proprio alla difesa della Costituzione e della legalità repubblicana. Troverete ogni informazione sul sito www.adifesadellacostituzione.it.

Se non potrete esserci, organizzatevi nel vostro comune, sul vostro blog, ovunque sia possibile. Naturalmente il 12 marzo dovrà essere solo una delle tappe di una indignazione democratica e di un orgoglio  costituzionale che non dovranno conoscere sosta sino a quando l’incubo non sarà stato cacciato dal cielo d’Italia.



http://www.ilfattoquotidiano.it/

sabato 26 febbraio 2011

Tesseramento Articolo Tre



Informiamo tutte e tutti che è possibile fare la tessera di Articolo Tre per l'anno 2011. 
Ci trovate nella nostra sede  presso il 
Left, Via Degli Schioppettieri 8, Palermo
Lunedì 28 febbario 2011 
a partire dalle ore 18:30 
e sino alle 20:30

Gay Men Outed in Indian TV Report



Indian TV report outs gay men x390 (fair) | ADVOCATE.COM
An Indian TV news report broadcast in Hyderabad outed several gay men with a sting operation through an online dating site. At least one young man attempted suicide because his parents saw him on the program.

Pink News
 reports on the broadcast, called “Gay Culture Rampant in Hyderabad,” by Channel TV9 Telugu, which showed a reporter logging on to the gay website PlanetRomeo.com. The reporter telephoned two men and asked intimate questions about their sex lives and where they lived and worked.
“Extremely personal information about one man — including his penis size and preferred sexual position — was revealed by the programme,” reports Pink News.
NDTV reported that one young man attempted suicide after his parents saw him on the program that claimed students and white-collar professionals were becoming “slaves” to an “unnatural lifestyle.” The report showed victims’ profile photos and names and called them “deviants.”
Gay rights advocates denounced the report and called on the TV channel to apologize. They also have threatened legal action.
Although homosexuality is not widely accepted in Indian society, gay sex is no longer illegal following a ruling of the Delhi High Court in 2009 that struck down section 377 of the British colonial–era penal code. The Indian Supreme Court is scheduled to hear anappeal of the ruling this April.

Pescara avra una 'via Harvey Milk'

AcerboPescara. Approvata dal Consiglio comunale l'intitolazione di una strada cittadina ad Harvey Milk, attivista per i diritti degli omosessuali statunitense assassinato nel 1978 proprio a causa della sua attività di promozione contro l'omofobia.
La proposta era stata inoltrata lo scorso 17 maggio, in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia, dal gruppo consigliare di Rifondazione Comunista.  La seduta odierna dell'assise cittadina ha approvato la mozione con larga maggioranza. Soddisfazione espressa da Maurizio Acerbo: "E' positivo che la mozione abbia raccolto il voto favorevole non solo dell'intero centrosinistra ma anche di parte del centrodestra che ha optato per la libertà di coscienza. "Un altro piccolissimo passo verso un atteggiamento diverso sui diritti civili per il quale dobbiamo dire nuovamente grazie a Harvey Milk.

Daniele Galli

mercoledì 23 febbraio 2011

Mass Burial Site - Tripoli, Libya FEB 22

LIBIA, 10MILA MORTI

 

23 feb 2011 — Davide Casati
In un video fosse comuni a Tripoli. I morti dall'inizio della rivolta sono 10mila

Un massacro che supera ogni immaginazione: questo è quanto si sta svolgendo in Libia, dove il colonneloMuhammar Gheddafi sta sedando nel sangue una rivolta contro il suo regime, che dura da 42 anni. I morti,secondo l'esponente arabo del Tribunale Penale Internazionale (TPI) Sayed al Shanuka, sarebbero 10mila; 50mila i feriti. Si tratta di stime dieci volte più gravi di quelle che oggi avevano fatto parlare il ministro degli EsteriFranco Frattini di un "bagno di sangue".  Un video diffuso dal sito onedayonearth.org mostra quelle che vengono descritte come fosse comuni a Tripoli. Un altro video, presente in un link su YouTube, mostra foto di corpi smembrati da "criminali al soldo del regime".
La situazione sul campo
Ventimila persone hanno lasciato la notte scorsa il paese attraverso il valico di Sallum con l'Egitto: e una fuga di massa sarebbe in corso verso la Tunisia. Alcune navi miliotari libiche hanno ricevuto l'ordine di sparare su Bengasi dal mare: i militari persò hanno disertato. I piloti di aerei militari si sono rifiutati di bombardare i pozzi di petrolio

Gli italiani e gli stranieri
Grande preoccupazione destano, per il governo italiano, i mille cittadini ancora sul suolo libico, e in particolare i 180 bloccati a Misurata, sul golfo della Sirte. Mara Foccoli, moglie di uno dei lavoratori asserragliati nella sede della Lybian Iron Steel Company, ha detto di aver sentito il marito via Skype: "Sentono le sirene e cannoneggiare vicino alla loro sede e sono preoccupati". Una nave italiana, ha detto Frattini, è in viaggio per recuperarli.

Benzina e gas
Le tensioni hanno avuto un riscontro immediato nel prezzo della benzina, salita anche di 1,5 centesimi al litro. Il petrolio ha sforato quota 100 dollari al barile, massimo dal 2008. Secondo il Comitato d'Emergenza e Monitoraggio del Sistema del Gas, invece, non c'è rischio che l'Italia resti senza gas: c'è una riserva strategica, ha detto il ministro paolo Romani, di 5,1 miliardi di metri cubi: servirebbe per mesi." Una ripercussione nel lungo termine sulle bollette non può comunque essere esclusa.


Manifestazione in memoria di Adnane Noureddine


VENERDI 25 Febbraio 2011, dalle ore 16, 
sul luogo dove si è dato fuoco Adnan Noureddine, 
davanti il bar Massarovia Basile, 
Manifestazione in memoria di Adnan e per chiedere 
VERITA' e GIUSTIZIA
per lui e per tutti i migranti

martedì 22 febbraio 2011

Gheddafi contrattacca:"Sono qui, stermineremo questi ratti"


Rais minaccia e blandisce il popolo, e spara su America e Italia


Roma, 22 feb. (TMNews) - Muammar Gheddafi non è scappato in Venezuela, non intende cedere il potere, e ha chiesto al popolo della Libia di domare la rivolta sterminando i "ratti e drogati" assoldati dagli stranieri. Così il leader libico, in un lungo discorso alla televisione di Stato, ha cercato di serrare le fila dei suoi sostenitori: il colonnello ha fatto leva sull'orgoglio nazionale e tribale, con una dimostrazione di forza che però ha fatto anche comprendere la gravità della ribellione in corso.
Avvolto in un caffetano marrone chiaro, con scialle e turbante, Gheddafi si è rivolto al popolo dall'ex palazzo presidenziale, bombardato dagli aerei statunitensi nel 1986. Nella prima parte del discorso il rais è apparso nervoso e ha gridato con rabbia per quasi 20 minuti: "Gheddafi non ha incarico per essere dimesso, è il leader della rivoluzione", ha subito messo in chiaro, ricordando la ex potenza coloniale: "L'Italia, allora un grande impero, si è trovata sconfitta di fronte alla Libia - ha detto Gheddafi - io sono un lottatore, ho sempre lottato per una rivoluzione storica". Il colonnello ha anche accusato Italia e America di aver armato con razzi rpg i ribelli di Bengasi.
"Uscite dalle vostre case, andate a sterminare questi ratti", ha urlato il rais, quasi cercando di recuperare un consenso popolare ormai incerto. "Io vi ho restituito il petrolio, prima il 90% se lo portavano via gli stranieri" ha aggiunto sempre con tono furioso, "oggi il mondo conosce la Libia, tutti i popoli africani considerano la Libia una guida, tutti i grandi del mondo vengono a Tripoli e Bengasi". "Volete che gli americani occupino il Paese come hanno fatto in Somalia e Afghanistan?", ha insistito, accusando poi i ribelli di essere come terroristi di Al Qaida.
Poi, verso metà dell'emissione, il rais ha cambiato atteggiamento: inquadrato quasi di profilo, ha preso in mano un codice penale con la copertina verde - il colore dell'islam - , si è tolto gli occhiali da sole e ha indossato quelli da lettura. Ha cominciato a parlare con tono pacato, per interpretare la parte del saggio, del padre duro ma comprensivo verso i giovani e le tribù: ha ricordato la "pena di morte" per chi si ribella contro l'esercito e spia con gli stranieri, ma ha anche definito molti ribelli "ragazzi senza colpa", drogati dagli stranieri. Il colonnello ha quindi fatto una fugace promessa di riforme, con un occhio alle regioni percorse da spinte autonomiste come la Cirenaica: "Sono sicuro che dopo questo appello il popolo si organizzerà per la pace e da domani ciascuno territorio avrà la propria amministrazione", ha detto.
Ma presto il leader libico ha di nuovo alzato i toni e ha cercato di mostrarsi minaccioso: "Ho dato ordine alla polizia e all'esercito di annientare i ribelli", ha gridato, "consegnate le armi immediatamente ai reparti di competenza". Un'implicita ammissione che i ribelli sono armati e che il governo non controlla più pienamente l'esercito. Il finale è stato degno dell'attore Gheddafi: "Marcerò da un estremo all'altro del deserto della Libia per purificare il Paese, e con me milioni di persone", ha annunciato il rais. Poi, con un sussulto di orgoglio quasi disperato, ha aggiunto: "Io non scappo, non sono in Venezuela. Io resto qui, io lo giuro. Mi credete?".

Gheddafi: ''Non lascio la Libia, morirò da martire''


Il nuovo discorso del colonnello in tv. Attacca gli Usa e ricorda di aver sconfitto l'Italia. Spari sulla folla e bombe sull'aeroporto di Bengasi.

Angelo Angeli
Mentre nuove bombe piovono sui manifestanti gettando nel caos più cupo Tripoli, Muammar Gheddafi torna a parlare in tv.
“Non lascio il paese, morirò da martire”: queste le parole pronunciate oggi pomeriggio dal rais nella nuova apparizione televisiva.Un discorso lungo, ben più complesso del breve intervento (appena 22 secondi) della scorsa notte.
Il colonnello - da Tripoli - ha dunque spiegato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la guida del suo paese. "Non sono un presidente e non posso dimettermi": ha chiarito subito. "Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte".
Nessuna marcia indietro, dunque. Nè una parola su quelle riforme che secondo Al Arabiya avrebbero dovuto essere annunciate oggi. Ma nonostante la durezza delle parole, il rais appare teso e nervoso. I toni alti sembrano nascondere la paura.

I manifestanti sono giovani venduti

Parlando dei manifestanti dice di non avercela con i giovani, "perchè so che sono vittime di quelli che sono stati comprati appositamente per fomentare la rivolta". Ma comprati da chi? "Dai paesi esteri": spiega. Dunque la rivolta sarebbe nata a causa di un complotto internazionale.
E i rivoltosi, parole sue: "Ratti pagati dai servizi segreti stranieri".

Contro gli Usa: "Volete finire come l'Afganistan"?

E Gheddafi se la prende apertamente con gli Stati Uniti. "Volete finire come l'Afghanista"?: Chiede rivolto agli spettatori. "Volete che gli americani arrivino in Libia"?

"L'Italia sconfitta in Libia"

Ma cita anche l'Italia e la Gran Bretagna: "Abbiamo sfidato l’America con tutta la sua potenza, la Gran Bretagna. Abbiamo sfidato grandi nazioni nucleari e abbiamo vinto. Ora non possiamo abbassare la testa. Anche l’Italia, allora grande impero, fu sconfitta in Libia".


Le minacce: "Useremo la forza"

Il rais ha promesso di continuare a usare il pugno di ferro per sedare la rivolta: "Useremo la forza in conformità alle leggi internazionali e alle norme internazionali!: ha detto. "Domani, forse stanotte, otterremo la vottoria. Altrimenti useremo misure particolari".
 

Gas a rischio

Questa mattina i manifestanti hanno minacciato di fermare l'afflusso di gas verso l'Italia chiudendo il gasdotto che passa proprio per la loro provincia. La tv al Arabiya ha dato la notizia che il funzionamento dei terminali petroliferi libici è stato interrotto oggi sul Mediterraneo in seguito ai disordini in corso nel Paese nordafricano. Da Bruxelles hanno confermato la diminuzione dei flussi di gas verso L'Europa, anche se hanno escluso che potrà verificarsi un balck out. Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha negato ogni problema: "allo stato non ci risultano sospensioni di forniture di gas".

Svuotato il gasdotto

Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all’Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a Quotidiano Energia, l’Eni ha preso questa decisione perché la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano.
Il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell’Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc).

Areoporto bloccato

Sempre questa mattina la pista dell'aeroporto di Bengasi è stata distrutta dai bombardamenti e gli aerei non possono decollare né atterrare. Difatti l'aereo C130 dell'Aeronautica Militare che partirà oggi per rimpatriare i primi 100 italiani residenti nella città di Bengasi non atterrerà nella città; il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che arriverà in una località il cui nome resterà riservato per motivi di sicurezza.
 

Preoccupazione 

Forte preoccupazione anche tra i paesi arabi. L'Egitto intanto aumenta le guardie alle frontiera e i paesi della Lega Araba preoccupati, hanno convocato una riunione straordinaria, e anche l'Opec si è detta "pronta a intervenire se necessario".
 

Gheddafi ieri in tv: "Sono aTripoli"

Gheddafi non è fuggito in Venezuela, come si era annunciato ieri mattina. Ieri sera il leader libico è apparso in tv e ha detto di essere a Tripoli. La capitale è stata ieri nuovamente insanguinata. Aerei hanno sparato a volo radente sulla folla: si parla di 250 vittime.
L'Italia segue la vicenda con grande preoccupazione, visto che il nostro paese è il principale partner economico della Libia. Stasera è previsto un vertice con Berlusconi a Palazzo Chigi. Ieri il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ha proposto un "gabinetto di crisi", formato da maggioranza e opposizione, dedicato alla crisi libica.
Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, stamattina sul Corriere della Sera si dichiara disponibile a questa ipotesi.
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha detto che c'è un C130 dell'aeronautica militare pronto a partire per evacuare in caso di necessità i nostri connazionali a Tripoli.
L'Eni già ieri ha disposto il rientro dei suoi dipendenti. 
 

la situazione precipita

La situazione in Libia è ormai incontrollabile si fa di ora in ora più pericolosa.
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, si è rivolto personalemte a Gheddafi per chiedere uno stop alle violenze. Analogo invito è stato indirizzato dall'Ue al leader libico.
L'Eni ha annunciato che riporterà a casa i dipendenti che lavorano nel paese. Dalla Farnesina il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi ha anche dichiarato che sono pronti i piani di evacuazione per i nostri connazionali, anche se non è stato dato ancora il via. Gli italiani residenti in Libia sono circa 1.500, e si inizia a temere per la loro incolumità. Questa mattina la folla di dimostranti, con l'appoggio dell'esercito, ha messo a ferro e fuoco la capitale Tripoli, dove il palazzo del governo, il Parlamento e altri edifici pubblici sono stati dati alle fiamme. Si hanno notizie anche di saccheggi a negozi e banche.

A Bengasi l'esercito si unisce ai manifestanti

Nonostante la dura repressione delle forze di sicurezza che hanno sparato sulla folla anche da elicotteri e con razzi, la protesta si allarga e a Bengasi anche militari si sarebbero uniti ai manifestanti, mentre al Cairo il rappresentante libico presso la Lega Araba si dimette per ''unirsi alla rivoluzione.
Voci insistenti e incontrollate parlano di un Gheddafi in fuga. Al Jazeera dice verso il Venezuela. Ma la notizia non trova conferme.
 

Il figlio "moderato" tenta di mediare

Nella serata di ieri arrivata la notizia di un imminente discorso del figlio "moderato" di Gheddafi, Seif al-Islam. Intanto il bilancio dei morti aumenta drammaticamente nel sesto giorno di proteste ininterrotte: oltre 285 vittime secondo un sito libico, 173 da per Human Right Watch. Almeno 50 a Bengasi nel solo pomeriggio di oggi secondo un medico locale. E la conferma che è ormai un bagno di sangue giunge anche con l'allarme lanciato dagli ospedali a Bengasi: mancano medici, sangue, attrezzature.
Nel continuo blackout dell'informazione sul terreno, con i giornalisti sempre al bando nel paese, mentre al Jazira segnala il segnale "disturbato" in tutto il Medio Oriente che fa temere un possibile tentativo di boicottaggio, secondo le informazioni che giungono frammentarie a Bengasi la situazione è fuori controllo: il rincorrersi di allarmi sulle cifre delle vittime e' il segnale di una repressione cruenta le cui dinamiche sono pero' difficili da decifrare.
 

A Bengasi la morte arriva anche dal cielo

Nei dintorni di Bengasi la morte è arrivata anche dal cielo già ieri pomeriggio, secondo quanto riferito all'Ansa da un testimone, quando elicotteri hanno sorvolato i centri di Aguria e Beda uccidendo a colpi di mitragliatrice molte persone, anche bambini. Un altro testimone ha detto ad al Jazira che a Bengasi sui manifestanti si sparano anche razzi controcarro Rpg, oltre a proiettili urticanti per disperdere la manifestazioni.
 

In azione anche mercenari

Difficile anche ricostruire la mappa delle azioni e chi vi prende parte oltre all'esercito, mentre già da ieri si parla del coinvolgimento di mercenari. Come nella città di Shahat dove, dice un manifestante ad al Jazira, i rivoltosi hanno catturato 30 mercenari africani, provenienti soprattutto dal Ciad e dalla Nigeria. Secondo la stessa testimonianza a Shahat si contano 50 morti e sarebbero un centinaio i mercenari dispiegati in periferia, che usano armi con proiettili veri.
Dalle autorità, i centri del potere o Gheddafi stesso, al sesto giorno di rivolta ancora nessuna parola: solo messaggi, anche questi non verificabili, come la segnalazione oggi, da parte di un alto esponente libico di un gruppo di "estremisti islamici" che avrebbe preso in ostaggio poliziotti e civili nell'est del paese.
 

Bengasi è in fiamme

E se Bengasi è in fiamme e il caos regna nella Cirenaica, il lembo orientale del paese centro di dissenso e opposizione da sempre spina nel fianco del colonnello,la rivolta sembra viaggiare veloce anche verso Tripoli a mille chilometri di distanza.
Nella capitale, sebbene a singhiozzo, si sono costantemente registrate manifestazioni pro Gheddafi, ma si sono uditi anche colpi d'arma da fuoco, hanno raccontato italiani rientrati oggi.
"Già venerdì sera - ha raccontato Renzo Pellizzari, di Udine, che per due mesi ha lavorato a Tripoli per una ditta ferroviaria governativa - abbiamo udito dall'albergo in cui alloggiavamo, poco distante dalla Piazza Verde, colpi d'arma da fuoco esplosi in strada e ben distinti dai fuochi d'artificio. La cosa si è poi ripetuta anche ieri in piena notte''.
 
 

A Zauia ci sono anche aziende italiane

A Zauia, a 50 chilometri da Tripoli, dove in precedenza la situazione era tranquilla ieri "C'é stata una manifestazione, sono stati lanciati lacrimogeni e sono stati sparati anche colpi di arma da fuoco. C'é tensione, e questa è una novità assoluta per questa città", ha detto all'Ansa un responsabile della Pascucci e Vannucci, azienda di Macerata Feltria (Pesaro) che sta costruendo a Zauia uno ospedale, il cui cantiere "è stato chiuso per motivi di sicurezza alle 15, con un paio d'ore d'anticipo rispetto all'orario solito. E domani, come ci ha consigliato il consolato italiano, abbiamo deciso di non lavorare".
 


Libia: le immagini della strage

Bossi: “Gli africani in Germania”. L’Europa: “Italia, te li tieni”


BRUXELLES – Li spediscono oltralpe. Macché te li tieni. Tra l’Italia e l’Ue scoppia la lite e al centro ci sono gli immigrati che Umberto Bossi vorrebbe spedire in Francia e Germania “perchè qui da noi ci ne sono già tanti, troppi”. Eppure il ragionamento europeo fila pressoché così: “Noi vi aiutiamo ma ve li tenete voi”, o meglio ”noi vi aiutiamo con uomini e soldi, ma gli immigrati ve li dovete tenere”.
”Solidarietà” con il governo italiano, ”disponibilità a fornire materiale umano e mezzi finanziari”. Il messaggio Ue viene dato ai media, ma il sottotesto è meno conciliante con Roma: non ci sarà alcuna apertura, Bruxelles non ha intenzione di distribuire i migranti. La patata bollente del flusso nordafricano non si divide.
I governi del nord Europa hanno intenzione di mettere sul tavolo del Consiglio affari interni e giustizia (Gai), che si terrà giovedì e venerdì prossimi, la disponibilità a considerare la questione delle rivolte nei Paesi arabi come ”un problema europeo”, ma fanno notare che ”un paese di 60 milioni di abitanti non può avere problemi a fronteggiare qualche migliaio di migranti”.
Inoltre osservano che ”la legislazione europea è chiara”: nel senso che la gestione degli immigrati, intesa come rimpatrio degli illegali e valutazione delle domande d’asilo, spetta al Paese in cui essi approdano. ”Tra l’altro l’Italia non ha voluto alcuno degli immigrati che sono arrivati a Malta. E a suo tempo la Germania non battè ciglio di fronte ai 300.000 che arrivarono nel paese al tempo della crisi nei Balcani”.
L’Italia è pressata, cosa fare allora? Un aiuto politico potrebbe arrivare con la disponibilità ad una azione comune dei 27 nei confronti dei paesi di origine per ”convincerli” a facilitare la riammissione degli espatriati.
22 febbraio 2011 | 17:31

lunedì 21 febbraio 2011

LUCIANA CASTELLINA presenta "La scoperta del mondo" - Salviamo IL MANIFESTO.




Giovedì 24 febbraio 2011 ore 18:00
Prima presentazione a Palermo del nuovo libro di
Luciana Castellina "La scoperta del mondo".
Ne parleranno con l'autrice:
 Simona Mafai (ex senatrice del PCI)
Anna Bucca (Presidente dell'Arci Sicilia)
Sabina Padrut (Presidente del Malausséne)


A seguire Salviamo "il manifesto", cena di finanziamento a sostegno
 
Associazione Malausséne
Piazzetta di Resuttano n. 4, 90133 Palermo

malaussene@circoliarci.it


Piazzetta di Resuttano dista 50 metri, a destra, dall'ingresso della Chiesa di S. Francesco d'Assisi.