di Giuseppe Rizzo
Niente election day per paura del quorum del referendum. Se l'Italia in questo momento di crisi butterà nel cesso 300 milioni di euro, la colpa è del ministro dell'Interno Roberto Maroni. Il capo del Viminale, in accordo col Consiglio dei ministri, è infatti contrario all'election day, cioè all'accorpamento delle elezioni amministrative (in programma il 15 e 16 maggio, con ballottaggio il 29 e 30) con i referendum in programma. Il motivo è semplice: scorporare le due chiamate alle urne ostacolerà il raggiungimento del quorum (50% più 1 dei votanti) per i referendum abbrogativi in vista.
Il giorno per la votazione di referendum abrogativi promossi dalle opposizioni (da Idv a Fini al Pd) che riguardano legittimo impedimento, acqua pubblica e no al nucleare non è stato ancora fissato. L'ultima data è il 12 giugno e probabilmente sarà quella, col Governo che spera che gli italiani vadano al mare piuttosto che a polverizzare 3 delle leggi più ingiuste e controproducenti dell'ultima periodo di questo disastroso governo.
E non aspettatevi che la Rai e tantomeno Mediaset diano alcuna notizia su questi referendum. Sul servizio pubblico sono previste per legge delle finestre informative, ma saranno mandate in onda nel pomeriggio, nelle fascie d'ascolto più basse. Basterà questo al governo per boicottare i referendum (convocati previa raccolta firme di 500 mila italiani) oppure la Rete informerà abbastanza da portare alle urne il 50% degli italiani?

Nessun commento:
Posta un commento