domenica 20 febbraio 2011

CASO RUBY: NAPOLITANO, CONFIDO NEL NOSTRO STATO DI DIRITTO

(AGI) - Roma, 20 feb. - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e' fiducioso che il processo a Silvio Berlusconi sul caso Ruby si svolgera' "secondo giustizia". In un'intervista a "Welt am Sonntag" alla vigilia del viaggio in Germania, il Presidente ha spiegato: "Io credo che un Governo regge finche' dispone della maggioranza in Parlamento e opera di conseguenza" Quanto al casoRuby, "Confido nel nostro Stato di diritto", ha dichiarato il Capo dello Stato. Per Napolitano i diritti del premier saranno pienamente tutelati: "Penso che abbia le sue ragioni e buoni mezzi giuridici per difendersi dalle accuse", ha affermato.
"Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il presidente del Consiglio respinge, si svolgera' e concludera' secondo giustizia".
  E' debole anche l'identita' nazionale italiana? "Un tempo era debole", dice Napolitano. Ora ne' l'Italia ne' la Germania sono nazioni deboli, nota il Capo dello Stato. "Le preoccupazioni - dice il presidente della Repubblica - che la Germania potesse prendere una strada diversa con la riunificazione, si sono rivelate inconsistenti. E anche l'Italia e' divenuta, dopo essersi liberata dal fascismo, una nazione affidabile e sicura di se'. Cio' ha molto a che vedere con l'Europa. E' una fortuna immensa che si sia riusciti a creare con l'Unione Europea un'entita' responsabile di aver promosso il benessere e in grado di offrire sotto il proprio tetto un'esistenza sicura in una condizione di stabile pace".
  Il presidente della Repubblica parla della "fondazione dello Stato nazionale italiano" che "segna per l'Italia l'ingresso nella modernita'. Si e' trattato - dice Napolitano - della prima condizione per poter superare l'arretratezza in cui nel complesso eravamo rimasti. La frammentazione in tanti piccoli Stati, tra i quali il piu' solido Regno di Sardegna, il Regno delle due Sicilie e lo Stato della Chiesa, ci rendevano privi di forza, un'entita' insignificante ai margini dell'Europa.
  Facendo della nazione uno Stato, siamo entrati sulla scena europea. Malgrado tutti i disastri che si sono succeduti, lo Stato nazionale e' stata la forma grazie alla quale siamo riusciti a diventare un soggetto politico essenziale in Europa" Per il presidente della Repubblica "Europa significa unita' nella diversita'. E' cosi' che l'Europa e' sorta ed e' questa la via che essa deve continuare a percorrere. Non ci puo' essere uno stato europeo. Le nazioni sono una realta' storica e culturale, e in esse si incarna la memoria collettiva. E questi sono valori che non devono scomparire con l'eliminazione delle frontiere. I confini in un certo senso incarnavano l'eredita' negativa del nazionalismo. Quanto meno in Italia, quello nazionale fu un movimento liberale. Successivamente esso, non solo in Italia, e' scivolato nel nazionalismo che infine ha portato a due terribili guerre mondiali. E' una grande conquista il fatto che non esista piu' l'Europa delle barriere e delle contrapposizioni nazionali. Durante il mio incarico di Ministro degli Interni - ricorda ancora il presidente della Repubblica -, con l'entrata dell'Italia nel 1998 nell'Area Schengen non ho potuto rinunciare ad andare al Brennero per rimuovere la barriera con l'Austria. Lungo questo confine nel XX secolo per due volte si sono scontrati gli eserciti delle nostre nazioni. E' stata una bella esperienza vedere che questo confine e' divenuto superfluo - mentre invece le nazioni continuano ad esistere". (AGI) .

Berlusconi-Bertone, l'incontro segreto. Ecco perchè il premier gode. E il cardinale pure.


Le precisazioni del Vaticano per ridimensionare gli entusiastici commenti di Silvio Berlusconi sull’incontro di venerdì scorso a Villa Borromeo tra Italia e Santa Sede in occasione della cerimonia per i Patti Lateranensi lasciano il tempo che trovano.
Il presidente della Cei Bagnasco ha parlato di”Incontro di prassi”. Ma la soddisfazione del premier non era campata in aria. Perché la cerimonia per i Patti Lateranensi di venerdì è stata preceduta (prima che giungesse il presidente Napolitano) da un incontro riservato tra Silvio Berlusconi e Tarcisio Bertone che ha chiesto (e subito ottenuto dal capo del governo) garanzie su legge del “fine vita”, adozione dei single, soldi alle scuole cattoliche, crocefisso.
Quindi, se è vero che il Cardinale Bagnasco era visibilmente imbarazzato nel sedere accanto a un premier gravato dal Ruby-gate e dalle conseguenti vicende giudiziarie, è altrettanto vero che a prevalere è stato il secolare realismo e il fattivo pragmatismo della Chiesa in un proficuo “do ut des”.
Berlusconi ha ottenuto il riconoscimento di essere il “legittimo” capo del governo e il Vaticano, in cambio, ha … “battuto moneta”, riempiendosi poi le ampie tasche. In definitiva anche la Chiesa fa politica (e chi ne dubitava!) e constata, se pur non entusiasticamente, che chi comanda è Berlusconi e che oggi alternative credibili non ce ne sono.
La critica del Vaticano riguarda tutti: in particolare Fini, che ha nominato un radicale ateo e anticlericale come Benedetto Della Vedova a capogruppo alla Camera; Casini, troppo debole, il quale ha comunque fatto sapere di essere stato molto contrariato dalla nomina di Della Vedova; soprattutto il Pd, che subisce Vendola, un gay, o lancia la Bindi, che è cattolica come lo era Prodi: quei cattolici che la domenica vanno a messa, certo, ma che poi sponorizzano leggi come i Pacs o i Dico. Questo pensano oltre Tevere.
Ecco perché, sulla sponda sinistra del fiume dalle bionde acque, il Cavaliere può lisciarsi la folta chioma e, davanti allo specchio, ribadire il più stoico (e paradossale) “Ghe pensi mi”.

sabato 19 febbraio 2011

Metti un parente all’Ama, indagati cinque dirigenti


Tra loro anche l'amministratore delegato Panzironi. L'Italia dei valori chiede le dimissioni del sindaco Alemanno

Scatta l’operazione Parentopoli, un’indagine che stagnava da mesi dopo le denunce dei privati e che è improvvisamente deflagrata ieri mattina con la visita dei carabinieri ai piani alti dell’Ama, l’azienda che si occupa a Roma dei rifiuti. Gli indagati sono cinque, praticamente l’intero vertice aziendale, a partire dall’amministratore delegatoFranco Panzironi. Ma c’è anche Sergio Bruno, il presidente di un’agenzia di collocamento priva dei requisiti previsti dalla legge Biagi per l’intermediazione nelle assunzioni. L’Idv chiede le dimissioni di Alemanno.

La prima perquisizione è avvenuta proprio nell’abitazione dell’ad Panzironi. I controlli sono poi proseguiti negli uffici nella sede centrale dell’Ama, in via Calderon della Barca, e in casa degli altri quattro indagati: Gianfrancesco Regard, ex responsabile legale dell’Ama, Luciano Cedronedirettore del personale, Ivano Spadoni dirigente aziendale e Sergio Bruno presidente del consorzio Elis. Tutti sono indagati per abuso di ufficio e chiamati a comparire il 25 febbraio a piazzale Clodio. Al centro dell’inchiesta 800 assunzioni, avvenute tramite l’Elis, un’agenzia interinale priva dei requisiti di legge, e 40 per chiamata diretta. I neo assunti sono netturbini, ad esclusione di 75 impiegati.

Parentopoli è un ciclone che investe la giunta Alemanno proprio nel momento che vede il sindaco impegnato a tamponare le tante falle della Giunta, offuscata da altri scandali. Basti pensare che ai vertici dell’Ama, lo scorso anno c’era Stefano Andrini – il manager del sindaco che Panzironi aveva promosso ad di Ama servizi – costretto a dimettersi non per il suo passato di picchiatore fascista, ma per i suoi presenti e oscuri rapporti con Gennaro Mokbel e il senatore Nicola Di Girolamo che lo hanno visto indagato nella truffa che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle. Ma subito dopo c’è stata una nuova infornata di oltre 350 lavoratori interinali, in via di stabilizzazione, come già accaduto con Ilaria Marinelli (figlia dell’ex caposcorta di Alemanno); Armando Appetito che subito dopo l’assunzione in Ama ha sposato la figlia di Panzironi; Fabio Magrone, assistente di Roberta Angelilli (europarlamentare Pdl); Laura Rebescini ora segretaria di Panzironi. I bilanci dell’Ama parlano da soli. Nel 2008 l’indebitamento bancario ammontava ad oltre mezzo miliardo di euro, ma grazie a un pool di otto banche – guidato da Bnl gruppo Bnp Paribas – nel 2009 l’azienda ha potuto ristrutturare il debito spalmandolo fino al 2021. Nel frattempo si è però impennato di altri 58 milioni di euro raggiungendo la cifra record di 608 (di cui 176, il 30 per cento circa, a breve termine).

Ma l’Ama è soltanto uno dei filoni di Parentopoli. C’è anche il capitolo Atac, l’azienda dei trasporti pubblici, sotto accusa per altre 850 assunzioni senza concorso, ma su segnalazione di agenzie interinale. La più gettonata era “Obiettivo Lavoro”, dove è confluita ”Lavoro Temporaneo”. Sorpresa. Il direttore generale di quest’ultima era Panzironi, oggi ad dell’Ama, che però non sembra scosso per la visita dei carabinieri: “Sono assolutamente sereno, mi sembra un atto dovuto sul piano formale”. Meno sereno è l’avvocato Regard, già dimessosi dall’Ama da qualche mese: “Sono stato responsabile della direzione legale anche con altre giunte, non mi sembra che sia prerogativa di quest’ ufficio occuparsi di assunzioni”. L’Idv vuole che il sindaco se ne vada. Dice il senatore Stefano Pedica: “Mentre Alemanno si pavoneggia e si autocelebra con le giornate degli Stati Generali e la riqualificazione di Tor Bella Monaca, cinque dirigenti dell’Ama vengono indagati. La risposta a Parentopoli non può essere un rimpastino, Alemanno si deve dimettere. Dopo i parenti nelle ex municipalizzate non staremo a guardare i costruttori, amici del sindaco, in azione a Tor Bella Monaca”. E se non se ne va lui se ne vada almeno Panzironi, chiede Athos De Luca (Pd): “Una gestione allegra e personalistica ha trascinato l’azienda in una grave crisi nel silenzio di questa amministrazione”.

da Il Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2011

Morto giovane ambulante marocchino si era dato fuoco per l'ennesima multa


Noureddine Adnane, ambulante con licenza e permesso di soggiorno in regola, si era dato fuoco per protestare contro l'ennesima multa dei vigili. I caschi bianchi gli hanno contestato il fatto che era fermo nella stessa strada da troppo tempo

Noureddine Adnane non ce l'ha fatta. L'ambulante marocchino che si è dato fuoco venerdì della settimana scorsa in via Ernesto Basilie,  per protestare contro l'ennesimo controllo da parte della polizia municipale, è morto questa mattina alle 11 al centro grandi ustionati dell'ospedale Civico.

FOTO I sogni infranti di Noureddini
Parenti e amici che non si sono mai allontanati dall'ospedale, sono precipitati nella disperazione più profonda. Proprio ieri Noureddine aveva sospirato alcune parole riconoscendo per la prima volta i suoi congiunti che lo salutavano dall'altra parte del vetro della camera asettica.

Nato e cresciuto in un povero villaggio nei dintorni di Casablanca, è stato poi costretto a trasferirsi a Palermo per trovare un lavoro. Secondo di otto figli, Noureddine Adnane, fin da ragazzo si è preso cura dei suoi fratelli minori. Noureddine due anni fa era diventato padre di una bambina, Khadija che è in Marocco con la madre. Il sogno di Noureddine era quello di mettere da parte un po' di soldi per fare arrivate in Sicilia il resto della sua famiglia. A Palermo si era adattato benissimo, in città lo avevano ribattezzato "Franco".

La redazione di Repubblica Palermo ha aperto una raccolta di fondi in collaborazione con il Ciss per la famiglia di Noureddine. In mattinata aveva deciso di andare a fargli visita il presidente del Senato Renato Schifani.

venerdì 18 febbraio 2011

NOUREDDINE ADNANE: MANIFESTAZIONE E CORTEO DI SOLIDARIETA' E DI DENUNCIA

Noureddine Adnane
PIAZZA POLITEAMA CONCENTRAMENTO ALLE ORE 16.00 CORTEO FINO A PIAZZA PRETORIA

Tratto da Blog Palermo:

La rivoluzione dei gelsomini, per dovere di cronaca e per i libri di storia che verranno scritti su questa nuova stagione democratica dei paesi arabi, partì dalla protesta estrema di un giovane, vessato dalle necessità di sopravvivere e costretto dalla polizia locale a smontare il suo banchettino.
Il giovane si dette fuoco, per disperazione. Sapeva di non poter lottare contro la polizia corrotta che lo faceva sgombrare, avesse avuto qualche parente nell’esercito o nella malavita organizzata avrebbe potuto continuare a lavorare per le strade polverose di Tunisi. Lui no, non poteva ribellarsi ma non poteva nemmeno immaginare che dal suo gesto estremo tanti suoi coetanei avrebbero preso spunto per rovesciare il regime tunisino ed avviare una nuova stagione. A Palermo è accaduto qualcosa di simile. Noureddine Adnane, uno dei tanti volti anonimi che potrete incontrare in città mentre cercate sciarpe, cappellini e collanine si è trovato davanti una pattuglia dei vigili urbani che secondo la normativa imposta dal consiglio comunale, prevede lo sgombero immediato di qualsiasi ambulante e vagabondo per la città, una multa salatissima e la possibilità dell’espulsione per chi è senza permesso di soggiorno. Noureddine ha perso la testa, il mondo gli è crollato sotto i piedi, si è dato fuoco, come accaduto ad altri suoi coetanei nei paesi arabi che chiedono più giustizia sociale. Ora lotta tra la vita e la morte all’Ospedale Civico, mentre la comunità marocchina è uscita allo scoperto denunciando violenze, intimidazioni. Si parla persino di un agente detto “Bruce Lee”, per i suoi metodi brutali. Un atteggiamento che il comandante dei vigili urbani, Serafino Di Peri condanna, parlando di mele marce che saranno allontanate se si dovessero confermare le accuse. Nel frattempo sabato 19 la comunità araba a Palermo si mobilita per una fiaccolata a Piazza Politeama dalle 16:00 alle 20:00, senza alcun vessillo politico o bandiera. Per ricordare a questa città come la vita umana, a prescindere della forma che essa può assumere, ha una dignità



PIAZZA POLITEAMA PALERMO

CONCENTRAMENTO ALLE ORE 16.00

CORTEO FINO A PIAZZA PRETORIA

giovedì 17 febbraio 2011

Massimo Gramellini: La giustizia deficiente

Massimo Gramellini


Nella primavera del 2007, a Palermo, un alunno di scuola media aveva canzonato un compagno, dandogli simpaticamente del finocchio e facendolo simpaticamente piangere davanti a tutta la classe. La vecchia professoressa di lettere si era accanita contro il mattacchione e, anziché spedirlo ai provini di «Amici», lo aveva messo dietro il banco a scrivere cento volte sul quaderno «io sono un deficiente». Lui aveva scritto cento volte «deficente» senza la i, dimostrando così di avere le carte in regola per sfondare non solo in tv ma anche in Parlamento. Poi era corso a lamentarsi da papà, che di fronte all’affronto intollerabile inferto al ramo intellettuale della famiglia aveva denunciato la prof ai carabinieri, non prima di averle urlato in faccia: «Mio figlio sarà un deficiente, ma lei è una gran c...».

C’è voluto del tempo per ottenere giustizia, però ieri alla fine l’aguzzina è stata condannata: un anno di carcere con la condizionale per abuso di mezzi di disciplina, nonostante l’accusa avesse chiesto solo 14 giorni. Che vi serva da lezione, cari insegnanti. La prossima volta che un alunno umilierà un compagno di fronte a tutti, aggiungete al coro il vostro sghignazzo e non avrete nulla da temere. A patto che l’umiliato non si impicchi in bagno, come altre volte è accaduto, perché allora vi accuseranno di non aver saputo prevenire la tragedia. E il simpatico umorista di Palermo finalmente vendicato? Lo immaginiamo ormai cresciuto, tutto suo padre, intento a scrivere cento volte sul quaderno «io sono intelligiente» e stavolta senza dimenticare la i.



http://www.lastampa.it/

Bullismo/ Disse gay a compagno,condannata prof che lo punì -punto


Lei: Ferita e addolorata. Associazioni gay: si legittima omofobia


Condannata in secondo grado dal tribunale di Palermo ad un anno di prigione, con pena sospesa, per aver punito nel 2006 uno studente-bullo, costringendolo a scrivere cento volte la frase "sono un deficiente", l'insegnante di scuola media G. V., 59 anni, pur non commentando la sentenza, si dichiara "ferita e addolorata" da questa decisione. "Se è accaduto questo è anche colpa dei genitori - ha detto la donna, oggi in pensione - Prima erano alleati dei professori, ora posteggiano i figli a scuola semplicemente per non averli tra i piedi". La vicenda, accaduta alla scuola media statale di Palermo "Silvio Boccone", risale al 2006; quando l'insegnante, oggi in pensione, decise di punire il gesto di bullismo di uno studente di 11 anni. L'alunno, insieme ad altri due coetanei, impedì al compagno di entrare nel bagno dei ragazzi dopo averlo apostrofato come "femminuccia" e "gay". Un atto meritevole, secondo la professoressa, di quel particolare richiamo. Il bullo, dal canto suo, rimasto traumatizzato dal modus operandi della professoressa, fu accompagnato dal padre all'azienda sanitaria per una seduta con degli psicologi, che dopo aver avvisato la direzione della scuola, si rivolsero alla Procura. Assolta in primo grado, l'insegnante è stata condannata in appello con una pena ben più 'salata' di quella richiesta dall'accusa, che aveva avanzato la pretesa di 14 giorni di prigione. I legali della donna hanno già annunciato il ricorso in Cassazione. Al di là del metodo scelto per punire il giovane, la vicenda suscita un vespaio di polemiche: condannare l'insegnante non equivale a legittimare gli insulti omofobi? La pensano così le associazioni omosessuali cittadine palermitane e nazionali, che non celano il loro disappunto. Claudio Lo Bosco, presidente dell'associazione omosessuale Articolo Tre, esprimendo solidarietà all'insegnante, commenta: "E' davvero triste apprendere che in Italia si possano subire insulti di stampo omofobo senza che chi li ha perpetrati possa essere punito, mentre chi ha cercato di fare capire al bambino che ha sbagliato che determinate cose non vanno fatte debba essere condannato con il carcere". Per Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, la punizione ad un anno di carcere è "paradossale perché riconosce dignità all'omofobia". "Per evitare che le vittime continuino ad essere vittime - conclude Patanè - e i carnefici carnefici, chiediamo ai giudici una riflessione più attenta e approfondita sull'omofobia e esprimiamo la nostra solidarietà all'insegnante, insieme all'auspicio che le istituzioni siciliane, e il Ministero dell'istruzione, esprimano il loro sostegno ad una persona ingiustamente condannata".

mercoledì 16 febbraio 2011

Ribera Social Forum. Convegno: “Racket e Antiracket”


sabato 19 febbraio · 10.30 - 13.30

Aula Consiliare “L. Frenna” del Comune di Ribera (Ag)
Corso Umberto I, n°30

Interverranno:

Salvatore Vella
Sostituto Procuratore della Repubblica

Sen. Giuseppe Lumia
Commissione Parlamentare Antimafia

Cap. Carmelo Mirinnino
Direzione Investigativa Antimafia - Catania

Ignazio Cutrò
Imprenditore Antiracket

Gaetano Montalbano
Vicepresidente Associazione “SOS Democrazia”



Video di presentazione su YouTube:


Video e locandina sul blog:


Eventi su facebook:

martedì 15 febbraio 2011

Donne, il Giornale e Vendola nudo

di Agostino Del Vecchio


Foggia -“NICHI Vendola nudo è bellissimo”. Lo scrive oggi un articolo de Il Foglio di Giuliano Ferrara. Un giornalista in grado di passare, senza colpo ferire, da un lista elettorale “No aborto” (0,1 % di preferenze alle ultime elezioni) a una manifestazione “Contro il neo puritanesimo ipocrita”, rito per pochi intimi svoltosi lo scorso sabato 12 febbraio al teatro Dal Verme di Milano in presenza del “tosto” (ipse dixit) direttore del Giornale Alessandro Sallusti “a nome di tutti quelli che non prendono ordini da Berlusconi ma difendono l’Italia dal progetto di scardinare il berlusconismo con ogni mezzo per mettere al suo posto un civismo minacciosamente illiberale”.

E proprio al “tosto” Sallusti grava, di sovente, l’insano compito di elaborare una calcolata macchina del fango. La tattica è sempre uguale a se stessa e con un livello pari a uno spot di detersivo per i piatti. La speranza, che, come è noto, è l’ultima a morire, si basa sul concetto che, a forza di sporcare tutti, tutti appaiano alla fine egualmente lindi. Tutti colpevoli, nessun colpevole. Solo che, in mancanza di ciccia, gli effetti risultano quanto meno esilaranti, quando non proprio autolesionistici.

Un nudista in una spiaggia nudista è più vizioso ed esecrabile di un premier erotomane e pedofilo. Questa la tesi de Il Giornale che, a San Valentino, snobbando la manifestazione “Se non ora, quando?”, che ha avuto luogo il giorno prima e ha portato in piazza, ricordiamo, oltre un milione di donne, ha pubblicato in prima pagina una foto del futuro presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che porta la data del 1979. “Che bei ricordi di libertà e sfida al conformismo bacchettone quelle giornate a Capo Rizzuto nel ’79, con il movimento gay italiano che si ritrovava sulla spiaggia calabrese, pelle al sole e nudità al vento dello Ionio, per disfarsi di un’etica pubblica ritagliata sull’abito delle beghine”. Così recita l’articolo firmato da Paolo Bracalini, che aggiunge anche: “Sulle onde del progresso civile, tra cotanti liberi pensatori e omosex finalmente coscienti di sé, anche tanti etero «che hanno aperto gli occhi, gli slip o entrambi », «una sfilata di Wande Osiris, femministe d’avanguardia, maestre e puttane», molti «maschi in crisi che sublimavano in droghe e rock & roll e una ventina di compagne lesbiche“.

La mia reazione è una risata, perché questo è il senso di una disperazione”, questa la risposta del presidente della Regione Puglia, Vendola, a margine di un incontro sull’uso sostenibile dell’acqua, al Comitato delle regioni a Bruxelles. ”Lo scoop è rilevante – afferma con ironia il leader di Sel – anche perché la foto si poteva vedere su internet da sempre”.

Così, mentre in piazza scendevano oltre un milione di donne a chiedere rispetto per il premier e protestare per un mondo fatto di vallette siliconate e finte (?) dementi, il Giornale di Sallusti pensava bene di censurare la manifestazione di piazza e di sbattere in prima pagina un’immagine “scandalosa” solo per chi non ha internet. Passeggiare nudi in una spiaggia nudista è un reato, per il “picchiatore” Sallusti, almeno quanto, se non peggio, la concussione, la prostituzione minorile e il riciclaggio di denaro in paradisi fiscali.

Nel frattempo il TG1 del “fido” (nel senso di Emilio Fede) Augusto Minzolini sulla manifestazione delle donne si limitava a evidenziare il commento del Premier: “È stata la consueta mobilitazione di parte e faziosa contro la mia persona da parte di una sinistra che cavalca qualunque pretesto per battere un avversario che non vince alle urne”. “Io non avrei preso parte, non c’era bisogno di farla“, gli faceva eco la sciantosa Elisabetta Canalis nel corso della sempre più dimessa presentazione del Festival di Sanremo.

In compenso, dopo un anno e mezzo di eccesso di propaganda, il “tiggì di Minzo” riusciva nella difficile impresa di perdere oltre 1 milione di spettatori, scalzato, di recente, anche dal TG5 di Clemente Mimun. Stranamente lo stesso numero di persone scese, lo scorso 13 febbraio, nelle piazze delle più importanti città d’Italia, compresa quella di Foggia.

a.delvecchio@statoquotidiano.it


http://www.statoquotidiano.it/

“Nessun pericolo per i gay in Iran”

La magistratura svizzera ritiene possibile l’estradizione degliomosessuali nonostante la persecuzione del regime degli ayatollah
di Andrea Mollica
Il tribunale amministrativo federale di Berna ha ordinato l’espulsione di un omosessuale iraniano residente nella Confederazione elvetica perchè nel suo paese d’origine non sussisterebbe la persecuzione di coloro i quali amano le persone dello stesso sesso. La magistratura elvetica si è così differenziata dalla più recente giurisprudenza europea, che valuta con grande timore i rischi per i dirittiumani sotto il regime di Ahmadinejad.
ESPULSIONE PER L’OMOSESSSUALE IRANIANO – Il 35enne sulla via dell’espulsione vive da ormai 10 anni in Svizzera e dal 2003 è fidanzato con un cittadino elvetico, con il quale dal 2008 si è unito in una partnership registrata, un’istituto simile ai Pacs francesi o alle civil parntership britanniche. Di solito chi ha un simile status giuridico riceverebbe un permesso di soggiorno, ma gli è stato negato perché lo scorso anno è stato condannato a due anni di prigione per traffico di eroina (70 grammi). Il ministero federale per l’Immigrazione ha di conseguenza chiesto la sua espulsione e un divieto di ingresso a vita nella Svizzera. Il dealer iraniano aveva protestato contro queste decisione, perchè nel suo Paese d’origine gli omosessuali sono perseguitati e giustiziati. Le associazioni dei diritti umani hanno rilevato migliaia di uccisioni all’interno della comunità LGBT iraniana da quando si è insediato il regime islamista degli Ayatollah sciiti. In conseguenza di questo i legali dello spacciatore avevano chiesto un riconoscimento del pericolo di vita che sussiste per chi è gay in Iran. La Svizzera, un quanto firmataria della Convenzione sui diritti umani, si è obbligato costituzionalmente a non estradare nessuna persone che potrebbe essere perseguitata oppure uccisa nel suo Paese di provenienza.
GIURISPRUDENZA CONTROVERSA - I giudici federali hanno riconosciuto l’esistenza della pena di morte in Iran per l’omossesualità. Hanno però spiegato che i gay sono presenti nella società iraniana, e una discriminazione sistematica non sia riscontrabile. Sebbene la sciaria preveda la pena capitale per gli omosessuali, la condanna viene emessa solo nell’eventualità che venga reiterata l’ammissione di colpa da parte dell’imputato o la stessa sia confermata da quattro testimon. Dunque gli omosessuali si comportano in maniera non visibile, ovvero fanno finta di non esserlo, in Iran non ci sarebbe nulla di cui aver paura secondo i magistrati elvetici. In questo senso il Tribunale amministrativo federale ha evidenziato come nei tre ritorni in patria dell’iraniano non sia successo nulla di pericoloso per la sua vita.Il tema dell’estradizione degli iraniani omosessuali sta interessando la magistratura europea. L’esito del processo dipende spesso solo dalla sfortuna. L’anno scorso il massimo tribunale britannico aveva rivelato il pericolo sussistente per i gay che vivono sotto Ahmadinejad, a differenza di quanto fatto dalla magistratura elvetica. I giudici del Regno Unito aveva rimarcato come il proprio orientamento sessuale sia un diritto fondamentale, e che questo diritto non sia garantito in una società che opprime, minaccia o eventualmente uccide chi lo esprime.