martedì 15 febbraio 2011

Giudizio immediato per Berlusconi, udienza il 6 aprile

Giudizio immediato per Silvio Berlusconi: lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari di Milano fissando al 6 aprile l’udienza. Il Gip Cristina di Censo ha accolto la richiesta dei pm, sposando di fatto il loro impianto accusatorio. E cioè: la prova evidente che i reati siano stati commessi esiste. Il premier va quindi processato subito, senza attendere l’udienza preliminare. Berlusconi è stato rinviato a giudizio per entrambi i reati contestati, prostituzione minorile e concussione. Il gip dà ragione ai pm anche sulla competenza: il giudice naturale del premier è al tribunale di Milano, il Tribunale dei Ministri, invocato dalla difesa, non c’entra.
E’ la “bomba” che  Palazzo Chigi più temeva, sganciata sul già terremotato panorama politico e istituzionale. Il capo del Governo è rinviato a giudizio con una corsia preferenziale, l’udienza è stata già fissata il 6 aprile.
Nemesi finale, a giudicare il premier un collegio di sole donne: saranno i giudici Carmen D’Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri della quarta sezione del tribunale di Milano.
Si profila anche un altro incubo per Berlusconi: il codice penale prevede per il reato di concussione, uno dei delitti contro la pubblica amministrazione, la pena accessoria dell’interdizione ai pubblici uffici. Significa che in caso di condanna potrebbe non ricoprire più incarichi pubblici. Di fatto un addio alla politica. E l’interdizione non attende l’ultimo grado di giudizio: già questo collegio giudicante può estrometterlo dalla competizione.
Le parti lese nel processo sono la minorenne, all’epoca dei fatti,  Ruby e il ministero dell’Interno. Karima El Mahroug è persona offesa in relazione al reato di prostituzione minorile contestato a Berlusconi: il premier avrebbe commesso atti sessuali con la giovane in cambio di denaro o altre utilità dal febbraio al maggio dello scorso anno, quando la ragazza non aveva ancora 18 anni.
Il ministero dell’Interno, invece, è parte offesa in relazione al reato di concussione ipotizzato nei confronti di Berlusconi in relazione alla telefonata che il premier fece nella notte tra il 27 ed il 28 maggio scorso in questura a Milano per ottenere il ”rilascio” di Ruby che era stata portata negli uffici della polizia in seguito alla denuncia di un furto. Parti lese anche i tre funzionari di polizia, ossia il capo di gabinetto Pietro Ostuni e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli.
La procura milanese ha accolto con soddisfazione la decisione del Gip. ”Ora andremo in udienza”, sono le uniche parole pronunciate sorridendo dal procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento.
Il Pdl parla di giustizia a orologeria: ”Come volevasi dimostrare. E’ proprio il caso di parlare di una giustizia ad orologeria che per Berlusconi è rapidissima, addirittura istantanea”. Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. ”Tutto questo procedimento – aggiunge – è viziato alla radice dal fatto che visto che il reato ascritto è la concussione, e l’imputazione che per definizione riguarda il titolare di un pubblico incarico, nel nostro caso deve essere trattato dal tribunale dei ministri. Quindi c’è il tentativo di sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e anche di un fumus persecutionis che percorre questo procedimento dall’inizio al suo attuale sviluppo”. ”Ci sembra assai probabile – conclude – che tutto ciò verrà contestato alla radice dalla difesa. Ma ciò che sta accadendo è anche contestabile a livello politico per l’ispirazione che anima tutta l’operazione”.
15 febbraio 2011 | 12:08

Storia dei lesbismi e studi lgbtq in Italia

La Società Italiana delle Storiche
organizza
Venerdì 25 febbraio 2011
il Seminario di studi

Storia dei lesbismi e studi lgbtq in Italia


Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Studi Storici e Geografici
Aula 13
Via S. Gallo, 10 - Firenze

per comunicazioni e info: lgbtq@societadellestoriche.it


Sessualità e Politica d'altro Genere

lunedì 14 febbraio 2011

Il Giornale pubblica il nudo di Vendola: ''Ecco il leader''

Spara in prima pagina una foto del politico pugliese senza veli. E ironizza sulla "morale".

Giorgia Nardelli
Al grido “il re è nudo”, il Giornale risponde. Con foto. E ai presunti scatti di Silvio Berlusconi senza veli, di cui si favoleggia da giorni, la testata di famiglia reagisce pubblicando una foto, questa sì, reale, dell’aspirante candidato premier per il centro-sinistra in versione nudo integrale. Nichi Vendola che passeggia sulla spiaggia.

La macchina di fango

Il presidente della Regione Puglia è adesso in volo per Bruxelles, e non ha ancora commentato la prima pagina, dal suo staff intanto dicono: "Non siamo sorpresi, è partita la macchina di fango". "Il Giornale", spiega il portavoce del leader, "ha fatto lo stesso giochetto quindici giorni fa, pubblicando una foto di Vendola scattata durante una manifestazione gay. Non è la prima volta che il giornale del premier getta discredito sui suoi avversari. Lo ha fatto con la Boccassini, e lo ha fatto con molti altri prima di lei. Ora tocca a Vendola". 

Uno scatto di trent’anni fa

Correva l’anno 1979, il giovane Nichi era sulle spiagge di Caporizzuto con il movimento gay italiano (è l'uomo al centro dell'immagine), così riportano le colonne del quotidiano raccogliendo la testimonianza di un membro storico del movimento omosessuale, Felix Cossolo.
Il Giornale non ci sta. E accostando la libertà di rivendicare la propria omosessualità con quella di “divertirsi” con donne lautamente ricompensate “rimprovera” il presidente della Regione Puglia. Come, - pare di leggere - proprio tu, Nichi, che in passato hai battagliato contro morale e moralismi, ti metti ora a fare la “star delle folle dalla morale ferrea”?

Il caso Ruby e la morale

Già, la morale, “una volta parola evocatrice di censure e violenze, è diventata una bandiera per Nichi”, che “si è fatto custode dei codici etici repubblicani”.
Vendola, che ha di recente definito il Caso Ruby "una spettacolarizzazione dell'indecenza, una palude di ridicolo dal sapore grottesco", era ieri a Milano ed è stato acclamato dalla folla di donne che manifestavano contro il premier, chiedendo più rispetto per l’universo femminile. Un controsenso, secondo il cronista de il Giornale, che cavalcando la tesi già esposta da Giuliano Ferrara sembra dire:”Voi della sinistra avete lottato per anni per rivendicare la libertà sessuale, e ora che sotto accusa ci sono i comportamenti libertini del premier vi mettete a fare i moralisti”.

Vendola nel mirino

Così nel mirino finisce proprio Vendola, reo perché dalle battaglie contro la Dc è passato a portare la bandiera dei bigotti. Ed ecco il commento, condito da un racconto carico di ironia: “Trent’anni di battaglie nude e crude per essere acclamato dalla piazza delle donne scandalizzate dalle nudità di Arcore al grido ‘Grande Nichi, salvaci tu’. Il puro che può emendare la vita pubblica dal turbinio dei sensi e dagli appetiti carnali”.

Barhein, oltre 200 persone arrestate per una festa gay


Durante una festa in Barhein, considerata dagli organi di stampa locali “gay” sono state arrestate più di 200 persone e sono detenute in un luogo sconosciuto.
Queste persone avrebbero commesso atti che costituiscono un “comportamento immorale”, anche ancora nessuna accusa è stata presentata nei loro confronti.
Amnesty International si sta interessando alle persone detenute ed è a conoscenza del trasferimento della documentazione al pubblico ministero per l’incriminazione. Molti detenuti arrivano dalla zona del Golfo e da altri paesi arabi.
Secondo gli organi di stampa locali, almeno 200 persone sono state arrestate dalla polizia il 2 febbraio, mentre si trovavano a una festa presso l’Hidd sport club, ad al-Muharraq, Barhein. La polizia ha fatto irruzione nella sala eventi nel cuore della notte, dopo che i vicini si erano lamentati del rumore. La stampa locale ha affermato che alcuni dei partecipanti avevano fatto consumo di alcol, mentre altri, identificati come maschi, indossavano abiti femminili.
Nessuno è stato in grado di confermare il luogo in cui sono detenute le persone arrestate. Sembra che siano stati tutti accusati di “comportamento immorale”.
Non sono state ancora rese note le motivazioni su cui si basano le accuse di “comportamento immorale”. Se queste persone sono detenute esclusivamente a causa del loro orientamento sessuale, devono essere immediatamente rilasciate.
Tutte le persone detenute a causa del loro presunto orientamento sessuale o identità di genere sono considerati prigionieri di coscienza. La libertà dalla discriminazione per motivi di genere, che include l’orientamento sessuale, è riconosciuta nei trattati internazionali, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici, di cui il Bahrein è parte.
Per maggiori informazioni e per firmare l’appello:
Fabio Chiarini

domenica 13 febbraio 2011

13 Febbraio 2011 In piazza l'Italia rivendica la sua dignità Manifestano milioni di uomini e donne

L'evento "Se non ora quando" fa il pienone in 100 città. Senza bandiere né simboli di partito
Il ministro Gelmini, però, nega l'evidenza. E dice: "Sono solo poche radical chic con scopi politici"
VIDEO ROMA - Siamo qui perché nessuno possa dirci: "Non vi accorgete di ciò che sta accadendo"
VIDEO MILANO - La pioggia non ferma centomila persone: "Silvio, nessuna di noi è in vendita"VIDEO BOLOGNA - Tante generazioni a confronto per discutere. "Questo è il messaggio più bello"
"Se non ora quando". Cinquantamila a Napoli, molte di più a Milano e Roma, ventimila a Palermo, altrettante a Bari. Migliaia a Trieste, Pesaro, Bergamo, Treviso e in molte le città della Sardegna. Capoluoghi di regione e piccoli centri di provincia. Le donne si uniscono, senza colori politici, per “riprendersi la dignità”. Le adesioni, comunque, non si limitano solo al sesso femminile. "Ciò che conta" scandiscono le organizzatrici, "è evitare di ridurci a un coro che chiede solo le dimissioni di Berlusconi". Ma il fenomeno va oltre confine, con ritrovi organizzati a New York, Parigi, Bercellona, Berlino, Francoforte, Tokyo. E anche dagli archeologi italiani in Kuwait (foto in primo piano). A Bruxelles le manifestanti raccontano: "Siamo stanche di subire tutti i giorni battute per colpa di Berlusconi" (articolo di Alessio Pisanò) 

FOTOGALLERY - LE PIAZZE D'ITALIA: (1) (2) (3)...E QUELLE ALL'ESTERO: (1) 
Mandate le vostre foto all'indirizzo redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
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giovedì 10 febbraio 2011

ArticoloTre: 2006 - 2011, 5 anni di partecipazione - Tesseramento 2011


 Dallo Statuto Dell’Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo:
“L'Associazione è composta da individui che si impegnano per l'affermazione e la tutela dei diritti delle persone omosessuali intesi come la realizzazione dei desideri e bisogni emersi, emergenti e che potrebbero emergere in futuro, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana in materia di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. L'associazione ha carattere democratico, pacifista, antirazzista, antifascista e nonviolento e si pone nettamente in opposizione a qualsiasi forma di cultura mafiosa.

L 'associazione nasce inoltre con l'intento di favorire la visibilità delle persone omosessuali, l’impegno sociale, culturale politico dei cittadini di tutte le nazionalità etnie ed orientamento sessuale, concorrendo all'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, del rispetto delle differenze, della estensione e la tutela dei diritti civili e delle libertà, sia individuali sia collettive. Ritenendo che ad oggi all'interno d ella società italiana non sono garantiti diritti, scelte e prerogative di fondamentale importanza legate all'orientamento sessuale, gli aderenti all'associazione si propongono di portare all'attenzione dell'opinione pubblica la questione del rispetto e dell'applicazione dell'articolo 3 chiedendone l'integrazione con I'inserimento al primo comma del riferimento all'orientamento sessuale”.

La quota minima per il tesseramento 2011 è di 10 €.
Basta scaricare il modulo qui riportato e recapitarlo all'Associazione all'indirizzo sotto riportato. Il modulo, debitamente compilato può essere inviato anche via posta elettronica, mente il versamente della quota può essere fatto anche attraverso bonifico bancario, sarà nostra cura recapitarvi la tessera.

Questi i dati bancari:
* IBAN: IT40W0102043074000300774654
* Beneficiario: Articolo Tre – Associazione Omosessuale
* Banco di Sicilia, Agenzia Bagheria Umbeto I B
* ABI: 01020 - CAB: 43074 - CIN: W - C/C: 000300774654.

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Associazione Omosessuale Articolo Tre Palermo
C/o LEFT
Via Degli Schioppettieri 8
90133 Palermo
Tel. 3493756763

mercoledì 9 febbraio 2011

Un ddl per il riconoscimento delle unioni civili firmato anche dall'Udc

Un gruppo di parlamentari dell'Ars, tra i quali Giulia Adamo (Udc) intende dotare la Sicilia di una norma per riconoscere le unioni civili

Nel disegno di legge col quale un gruppo di deputati dell'Assemblea regionale siciliana, in maniera trasversale, intende dotare la Sicilia di una norma per riconoscere le unioni civili, "rifiutando qualsiasi discriminazione legata all'etnia, alla religione e all'orientamento sessuale", c'é anche la firma dell'Udc.
Il ddl, che ha come primo firmatario il deputato Pino Apprendi (Pd), è stato sottoscritto anche dal capogruppo dell'Udc, Giulia Adamo, e dal capogrupo del Mpa, Francesco Musotto. Il testo, composto da un solo articolo, è stato già assegnato alla commissione Affari istituzionali, "ed è stato condiviso anche dai deputati Alberto Campagna del Pdl e Alessandro Aricò di Fli", ha spiegato Apprendi ieri in conferenza stampa, assieme ad Adamo e Musotto, per presentare il provvedimento.
Nell'art. 1 del ddl si legge: "La Regione riconosce le formazioni sociali, culturali, economiche e politiche nelle quali si promuovono la personsalità umana e il libero svolgimento delle sue funzioni e attività e riconosce altresì ogni forma di convivenza, rifiutando qualsiasi discriminazione legata all'etnia, alla religione e all'orientamento sessuale". E' prevista l'istituzione dell'elenco regionale delle unioni civili presso l'Assessorato regionale alla Famiglia.

"Il ddl- ha sottolineato Apprendi - nasce all'indomani del Gay Pride di Palermo. Ho incontrato tante associazioni e questa norma risponde alle esigenze rappresentate da coppie conviventi eterosessuali e omosessuali". La scelta di non inserire nel testo il termine famiglia sostituendolo con "formazione" è stata assunta "perché vogliamo approvare questa legge e non perdere del tempo". "Siamo convinti che in aula ci sarà un ampio dibattitto e che la norma sarà condivisa", ha aggiunto Musotto.
La scelta della parlamentare Udc ha mandato su tutte le furie il coordinatore regionale dello Scudocrociato Giampiero D'Alia che si è affrettato a puntualizzare: "L'onorevole Giulia Adamo ha firmato il ddl per il riconoscimento delle unioni civili a titolo del tutto personale. Le posizioni dell'Udc su questo tema sono note e non ricalcano in alcun modo quelle espresse all'interno del disegno di legge".
Secondo Giulia Adamo, che sull'argomento riunirà il gruppo dell'Udc all'Ars, le cose stanno diversamente: "Ho aderito all'Udc - ha detto - per l'apertura fatta da Casini al mondo laico con l'obiettivo di mettere insieme i valori laici con quelli cattolici. E poi sui temi etici il 'Nuovo polo' lascia piena libertà di coscienza". "L'Udc - ha proseguito la Adamo - ha avuto la forza di voltare pagina, lasciando andare via esponenti politici che avevano valori non condivisibili e che ponevano al centro delle questioni il clientelismo".

Il presidente della Regione siciliana e leader del Mpa, Raffaele Lombardo, ha partecipato al dibattito che si è scatenato dopo la presentazione del ddl sul riconoscimento delle unioni civili dicendo: "Personalmente sono contrario alle unioni di fatto per la mia cultura e per la mia formazione cristiana, ma se c’è una fattispecie alla quale si applica ai partiti la libertà di coscienza è questa".
Tra i favorevoli anche il capogruppo del Pd all’Ars, Antonello Cracolici. A lui ha fatto riferimento Lombardo. "Cracolici è favorevole, lo può essere Adamo, può essere contrario invece Giuseppe Lupo, non lo so (segretario siciliano del Pd)", ha aggiunto il governatore. Che però avverte: "Non faremo una guerra di religione attorno a questi temi di tale rilievo e di tale importanza per la coscienza e per la cultura di ciascuno di noi". Poi ricordando una battuta di qualche tempo fa fatta da Cracolici in riferimento all’appoggio del Pd al governo regionale, Lombardo ha detto in tono ironico: "Cracolici dice che si è fidanzato in casa con me, sono contento; se ci sposeremo questo non avverrà in chiesa. Visto che sono per il matrimonio in chiesa, si vede che siamo destinati a rimanere fidanzati, che è anche meglio perché quando ci si sposa cominciano a emergere i vizi e i difetti, e gli idilli rischiano di essere compromessi". [ANSA]

Ars, ddl sulle coppie di fatto, il plauso delle associazioni omosessuali

L'Associazione Omosessuale Articolo Tre di Palermo esprime "piena soddisfazione" per il ddl sulle coppie di fatto che approdera' all'Ars con il sostegno trasversale dell'Assemblea. "E' uno dei risultati che vengono all'indomani della manifestazione del Sicilia Pride 2010 che ha visto scendere per le strade palermitano oltre 15000 persone - dice Claudio Lo Bosco di Articolo Tre Palermo - Gia' le istituzioni (Regione, Provincia e Comune di Palermo, Universita' di Palermo) avevano dato il loro sostegno patrocinando la manifestazione; questo sostegno si e' fatto ancora piu' concreto quando a dicembre il Comune di Palermo, prima tra le grandi citta' italiane, ha approvato la mozione contro l'omofobia".

Adesso, per lo Bosco, "con la presentazione di questo ddl la nostra Regione dimostra di essere al passo con i tempi, a differenza di quanto accade a livello nazionale. Se approvato questo disegno di legge la Sicilia si dotera' di un utile strumento che potra' migliorare la vita di migliaia di cittadine e cittadini siciliani. Questo risultato nasce da un'esplicita richiesta avanzata dal Coordinamento Stop Omofobia Palermo e accolta da alcuni deputati all'Ars, in primis i deputati Pino Apprendi e Alessandro Arico' e poi sostenuta trasversalmente dall'Assemblea, nonostante qualche voce fuori dal coro, come quella del deputato Barbagallo, che non ritiene importante la qualita' della vita di migliaia di cittadine e cittadini siciliani".

lunedì 7 febbraio 2011

Bonino a Pannella: non mi fido di Berlusconi

“Ho meno fiducia, Berlusconi non mi pare più in grado di gestire alcunché politicamente parlando, non lo ha fatto nemmeno in periodi meno turbolenti, e non vedo perchè dovrebbe farlo adesso”. Con queste parole Emma Bonino ha reagito alla lettera pubblicata sulla pagina Facebook di Marco Pannella e rimandata a livello nazionale dal Corriere della Sera.
Emma Bonino ha sentito l'esigenza di esprimere il suo parere in merito all'apertura di Marco Pannella al dialogo, e alle conseguenze politiche di tale dialogo, con il governo Berlusconi: Bonino tocca molti punti cardine della politica radicale, puntualizzando che “non si tratta di entrare o meno nel governo” ma consiglia prudenza a chi parla di “tradimenti” perchè i Radicali, da sempre, hanno mantenuto una coerenza ideologica e identitaria certamente unica in Italia (l'ultimo esempio sono i transfughi di Idv e Pd nel voto del 14 dicembre scorso).
Emma Bonino esprime chiaramente poca fiducia nel premier, messo sotto scacco da una Lega Nord perentoria e con cui Berlusconi è legato a doppio filo. "Continuo a pensare che uno nel futuro è quello che è stato nel passato, e in questa situazione così totalmente dipendente dalla Lega che ha una sua impostazione su sicurezza e giustizia antitetica a quella che noi proponiamo, proprio perché ho meno speranza su Berlusconi, dico però che le altre alternative sono una peggio dell'altra, cioè il Cln o le elezioni anticipate. Questo è il dramma del Paese".
A.S.B. 

Berlusconi: sull’Arca imbarca perfino Pannella. Per scampare ai processi

di  Fulvio Lo Cicero 

ROMA –Vi ricordate quando, nel 2007 Berlusconi e i suoi gerarchi schiamazzavano sull’Ulivo, deriso e sbeffeggiato perché era un coacervo di forze distanti l’una dall’altra, in perenne contrasto fra di loro, tanto da gettare l’Italia nel marasma generale? Niente in confronto a quello che sta facendo ora il Caimano per rattoppare la sua maggioranza alla Camera. Una sorta di “raffazzonata compagine governativa” (Paolo Granzotto riferendosi al vecchio Ulivo prodiano su “Il Giornale” del 28 ottobre 2009).
  Dopo aver venduto agli elettori l’immagine di una maggioranza granitica, tutta coesa sotto le ali del suo sommo Capo e dopo aver raccattato figure di decimo piano dappertutto, a destra, al centro e a sinistra, ora è la volta del meno classificabile di tutti: Marco Pannella. Già perché sono oramai settimane che l’anziano leader radicale, raccolti capelli canuti sotto una treccia, fa capire che forse potrebbe decidere di appoggiare, con i suoi sei deputati che ora valgono oro, l’attuale governo, nonostante sia stato eletto nelle file del Partito democratico. “Sorreggere le istituzioni - anche istituzioni disastrose - è un dovere repubblicano” dichiara Pannella che poi aggiunge: “Noi dialoghiamo, certo. Ci siamo già visti due volte, col Cavaliere, ci rivedremo in settimana, possiamo trovare un'intesa. Trattiamo vediamo cosa ci offre. Berlusconi almeno quando dice di volerci vedere poi mi fissa subito un incontro, Rosy Bindi e Bersani mi hanno sempre detto 'ci incontriamo, ci incontriamo’, e li hai mai visti?”.
“Venghino siori, venghino”
Come un piazzista di merci varie, il Cavaliere sta imbarcando di tutto nella sua maggioranza, tanto che, quella di Prodi, rischia di diventare un monolite indistruttibile. Vero è che il denaro è il collante più portentoso che esista ma è naturale chiedersi cosa farà Pannella, una volta appoggiato il governo, di fronte alle future scelte sul testamento biologico. Anzi, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa sull’esenzione dal pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici, delle posizioni violentemente antiabortiste del partito berlusconiano, del finanziamento alle scuole cattoliche in spregio alla Costituzione repubblicana. Quanta “capacità di convinzione” da parte del piazzista sarà necessaria per far diventare Pannella un vetusto chierichetto, che serve Messa con Bagnasco e Bertone?
Sprint sul processo breve
Inutile dire che Berlusconi ha bisogno di ampi numeri per far approvare dal Parlamento le norme sul processo breve. Il capo del gruppo Pdl alla Commissione giustizia ha ufficialmente chiesto di calendarizzare il disegno di legge nel periodo che va dal 7 all’11 febbraio. L’azione è stata concertata con il ministro della giustizia Alfano, il quale aveva già annunciato che “il tema non è mai stato cancellato dall'agenda politica della nostra coalizione ed anche pronunciamenti recenti della Corte di Strasburgo richiamano l'Italia ad una accelerazione dei processi”. Lo schema è quello di sempre: giustificare norme ad personam con esigenze generali, questa volta addirittura provenienti dall’Europa. “Ora che si stringe il cerchio giudiziario intorno a Berlusconi, ecco che si riattiva la micidiale pletora dei suoi avvocati personali, quelli che siedono in Parlamento e che hanno il compito di garantirgli l'impunità per mezzo dell'abuso di legge” commenta il deputato europeo Luigi De Magistris (Idv). “Una richiesta irresponsabile, quel provvedimento non serve ai cittadini e metterà in ginocchio il sistema giustizia, cancellerà centinaia di migliaia di processi vanificando così il fruttuoso lavoro dello Stato nella lotta alla criminalità” ribadiscono all’unisono Donatella Ferranti e Andrea Orlando del Pd.
Mills e Mediatrade dietro l’angolo e poi Ruby
Il suo problema è quello di sempre: ammazzare i processi quando sono ancora adolescenti, salvo poi annunciare – lui e i suoi gerarchi – che “non sono mai fuggito dai magistrati” e che “sono stato sempre assolto in tutti i processi in cui ero accusato”. Ora, il processo breve fulminerebbe sia quello relativo alla corruzione del legale inglese David Mills (già condannato) sia quello per i diritti di Mediatrade, dove si ipotizza l’accantonamento illecito di capitali mediante la falsa intermediazione sulla compravendita di diritti cinematografici da parte delle aziende televisive del Biscione. Se gli riuscisse l’operazione, rimarrebbe la spina dell’accusa dei pm milanesi per concussione e induzione alla prostituzione minorile, insomma la vicenda Ruby. Ma anche lì i gerarchi berlusconiani si stanno dando da fare. Le ipotesi in cantiere vanno da una modifica alla Convenzione di Lanzarote, che consentirebbe lo spostamento della competenza da Milano a Monza (giudicata meno ostile) o, ancora più nell’immediato, la richiesta del Parlamento di un ricorso alla Corte Costituzione per conflitto di attribuzione e stoppare così il processo per la vicenda Ruby e per quella relativa, forse, ad un’altra minorenne su cui i pm milanesi stanno lavorando. E Pannella che ne pensa?

http://www.dazebaonews.it/

Il PD ha una proposta su tutto. Ma non sui diritti civili

Scritto da Andrea Tornese il 7 febbraio 2011

L’assemblea nazionale del PD ha approvato sabato i documenti programmatici su welfare, sanità, pubblica amministrazione, cultura, sicurezza e Mezzogiorno. Bersani ha commentato soddisfatto: “siamo un partito di governo” anche se “certi commentatori non si sono accorti che il Pd ha una proposta completa su tutto”. Non proprio su tutto: una proposta su unioni civili e testamento biologico a oggi non c’è, perché il tutto è stato rimandato ad una commissione creata ad hoc.
WELFARE E COPPIE DI FATTO - Già durante l’approvazione del documento sul welfare l’area legata a Ignazio Marino, sostenuta dai dalemiani, aveva sollevato il tema delle unioni civili, ma la commissione aveva deciso che “il tema del loro riconoscimento giuridico deve essere affrontato all’interno del tema dei diritti”. A stoppare la discussione sono stati soprattutto gli ex popolari vicini a Beppe Fioroni, che è il responsabile del Forum del Welfare.
“Durante i lavori della Commissione sul welfare – ha raccontato Sandro Gozi – noi abbiamo chiesto che si includessero le coppie di fatto, visto che stavamo discutendo del welfare per le persone e per le famiglie. Ci è stato risposto che non era questa la sede bensì l’apposita commissione sui diritti; ma il problema è che noi inseguiamo sempre la sede giusta e non riusciamo ad afferrarla, perché la discussione viene sempre spostata”. “Noi ci siamo quindi astenuti sul documento programmatico – ha quindi spiegato Gozi – anche perché stiamo parlando di un milione e mezzo di coppie di fatto, sia eterosessuali che omosessuali, che oggi non hanno alcun diritto e alcuna protezione sociale. E poi il tema è trasversale e non può essere relegato solo a quello dei diritti. Questa è la nostra posizione e daremo battaglia perché diventi anche quella del Pd”.
LA COMMISIONE AD HOC – Il documento sul welfare è stato così l’unico a non essere approvato all’unanimità e gli ordini del giorno dell’area Marino sono rimasti in piedi fino a quando Bersani, nel discorso di chiusura dei lavori, ha parlato della necessità di trovare una sintesi perché i diritti civili entrino nel programma del PD.
Le soluzione è stata affidata ad una commissione in cui saranno rappresentate tutte le anime del partito e che sarà affidata alla presidente del partito, Rosy Bindi.
L’ex ministro per la Famiglia dell’ultimo governo Prodi, l’artefice, insieme all’allora collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, del ddl sui Di.co., avrà il compito di guidare, senza essere super partes, il dibattito tra chi propende per la totale libertà di coscienza e chi propone  unioni civili sul modello inglese (civil partnership, riservate esclusivamente alle coppie gay) e una regolamentazione sul fine vita.
Dopo le 7 righe del programma dell’Unione di Prodi, dove si parlava di diritti delle persone che compongono la coppia e non dei diritti della coppia; dopo il programma del PD di Veltroni che proponeva sostanzialmente lo stesso “riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”, ancora senza parlare dei diritti della coppia; dopo più di tre anni dalla sua nascita, il Partito Democratico rimanda ancora la discussione sui diritti civili.
I SODDISFATTI – Ma l’area di Ignazio Marino è soddisfatta e ha appoggiato la richiesta di costituire il comitato: “se il tema dei diritti entra dal portone principale del partito, per noi è una cosa positiva”, ha detto Michele Meta, il quale ha però posto una condizione: quella della presenza di Ignazio Marino nella commissione guidata da Bindi: “mi avete tolto il piacere di invitarlo”, ha risposto Bindi. La proposta è stata quindi approvata con soli tre voti contrari. Marino ha votato a favore.
Ottimista Rosy Bindi: “ricordo – ha detto ai cronisti – che sul testamento biologico alla Camera il gruppo del Pd ha presentato emendamenti comuni firmati da tutti, compresa la Coscioni”.
“Sono contento – ha commentato Marino – il fatto che Bersani abbia detto che diritti civili e sociali vadano insieme è un passo avanti. E’ l’apertura di un percorso, iniziato col piede giusto. Noi dell’area Marino siamo soddisfatti anche se aspettiamo di vedere i risultati”.
”Penso che rispetto al punto di partenza che aveva escluso i diritti civili fondamentali come la fecondazione assistita, il riconoscimento delle coppie di fatto e il tema del fine vita, le parole di Bersani, che ha affermato che i diritti sono essenziali per il Pd, sia un passo culturale molto importante”. ”Ora bisogna – afferma Marino – guardare i fatti e nei prossimi giorni incalzero’ Bindi e Bersani perche’ il comitato si riunisca non per scrivere un documento di 180 pagine ma quei si’ e quei no che devono essere centrali per il nostro partito: si’ alle unioni civili, no alla legge Sacconi-Roccella sul testamento biologico, si’ alla fecondazione assistita per le coppie, tutti aspetti centrali per la vita delle persone”.
Soddisfazione la esprimono anche Ivan Scalfarotto e Anna Paola Concia. Il vicepresidente del PD, in una nota pubblicata su Facebook definisce “rivoluzionaria” la presa di posizione di Bersani per il quale “diritti civili e diritti sociali non possono che essere inscindibilmente una parte centrale del programma del Partito Democratico” e l’impegno di Rosy Bindi “che parlava del lavoro da fare su questi temi nelle prossime settimane”. Scalfarotto riconosce da un lato i limiti del suo partito e dell’Italia, dall’altro i meriti della sua area di riferimento: “So benissimo che in un paese ideale di questa cose non si dovrebbe nemmeno discutere ma l’Italia, come sappiamo, non è il paese ideale. E nemmeno un paese accettabile. Altrove i diritti civili sono una cosa scontata per tutta la sinistra e anche per la destra, almeno quella presentabile. Da noi si fa una fatica enorme a dire cose che sono un’ovvietà in tutto il mondo civile. Ma se non ci fossimo stati noi questa volta, credetemi, di unioni civili e di testamento biologico non si sarebbe nemmeno parlato”.
Più concisa Anna Paola Concia che sempre su Facebook scrive: “dopo una battaglia, i due OdG sui diritti civili sono stati assorbiti nell’OdG che istituisce una Commissione nella cui Presidenza c’è Bindi e Marino. I diritti civili sono parte essenziale del programma del PD. E’ poco, è insufficiente? E’ soprattutto una battaglia che noi continueremo a condurre”.
I CRITICI – Pessimismo invece dal “rottamatore” Beppe Civati che sul suo blog scrive: Una sola eccezione: i diritti civili. Il Pd non è nelle condizioni di discuterne e lo ha dimostrato per l’ennesima volta. Non è pronto né al testamento biologico (tra qualche ora ricorderemo Eluana Englaro), né alle unioni civili (a parte quella con Casini, l’unionedicentro che rende ancora più problematico parlare di certi temi). Ed è un problema non secondario, come qualcuno si ostina a volerlo presentare.
E pessimismo in generale si percepisce anche da diversi militanti del movimento lgbt che vedono in questo nuovo rinvio l’incapacità, tra le anime del Partito democratico, di trovare una sintesi laica su temi centrali per le loro vite.
Su tutti Dario Accolla che rivolgendosi direttamente a Marino, Concia e Scalfarotto, “taggandoli”, scrive: “gay e laici non degni di rientrare in una politica ordinaria, per l’assemblea nazionale del pd. Per parlarne ci vuole una commissione straordinaria. Come se il diritto alla felicità o a una morte dignitosa fosse fuori dal “naturale” ordine delle cose”. Chiamati in causa, Scalfarotto e Concia rispondono sulla stessa linea: non vogliano abbandonare il PD, anche se la commissione sicuramente non si concluderà con un “viva il matrimonio gay”.
E Silvia R. commentando, scrive: “finalmente è venuto a galla il fatto che il problema confessionale non era solo un problema Binetti come molti facevano credere. La Binetti era solo la punta di un iceberg sommerso grande quando una casa e con dentro tutti i Bindi boys&Co.”

La comunità Lgbt nel mondo, tra attacchi odiosi e nuove speranze in Egitto

7 febbraio 2011 - di Dario Ferri
 
In Scozia cresce l’omofobia, in Bahrain i gay sono perseguitati ma la caduta di Mubarak potrebbe portare ad una svolta importante
Gli attacchi e le violenze nei confronti degli omosessuali sono una realtà spesso sottaciuta e purtroppo ancora presente. Dall’Europa al Medio Oriente troppe persone pagano l’inesistente colpa di un orientamento sessuale, che si scontra con i pregiudizi e l’ignoranza di una fetta ancora troppa consistente della nostra società. Il progresso però si può nascondere però anche nei luoghi più inaspettati, come mostrano le dichiarazioni di un blogger gay egiziano, che auspica la rapida fine di un regime dittatoriale che persegue gli omosessuali per la loro immoralità.
L’OMOFOBIA CRESCE IN SCOZIA - I reati legati all’odio verso i gay, che comprendono violenze fisiche, vandalismo e ingiurie, sono raddoppiate in Scozia negli ultimi due anni, secondo i dati riportati dalla polizia locale. I casi che riguardano violenze legati all’omofobia sono passati da 364 a 666, mentre i reati registrati si sono quintuplicati. Il gruppo di difesa dei diritti omosessuali Stonewall reputa che le cifre potrebbero anche essere più alte, visto che secondo le loro indagini spesso i gay non denunciano le violenze, specie quelle verbali, ma anche quelle fisiche, che subiscono nella loro quotidianità. Il direttore di Stonewall Scozia, Carl Watt, ha rimarcato come una parte significativa della comunità LGBT scozzese subisce queste violenze con rassegnazione, vista la diffusione del fenomeno. La polizia del Paese britannico ha però rimarcato come gli “hate crime” contro gli omosessuali siano totalmente inaccettabili, e che non ci sarà alcuna tolleranza nella repressione delle violenze subite dai gay. UN simile impegno è stato rilanciato anche dal portavoce del governo scozze, che ha rimarcato come non ci sia spazio per nessun tipo di compiacenza in questa battaglia.
ASSALTO IN BAHREIN - Se le forze dell’ordine in un Paese europeo denunciano con vigore i crimini contro la comunità LGBT, nell’emirato arabo del Bahrein invece essere accade l’esatto contrario. La scorsa settimana la polizia del Bahrein ha fatto irruzione in una festa gay che si svolgeva in un locale privato, per impedire “la depravazione e la decadenza” che si svolgeva in quel luogo. Alle 2 e 30 di notte, dopo che un poliziotto in incognito aveva confermato la presenza di persone travestite ed effusioni tra persone dello stesso sesso, le forze dell’ordine hanno arrestato oltre 100 persone per aver partecipato ad un party gay in un palazzetto dello sport nella città di Hidd, che si trova sulle isole Muharraq. Tra i 127 arrestati, la cui unica colpa era quello di essere omosessuali, c’erano sia giovani del Bahrein che persone provenienti dai vicini Stati del Golfo. Tutti i fermati avevano un’età tra i 18 e i 30 anni. Nell’emirato arabo l’omosessualità è perseguita penalmente, e anche chi è straniero può essere punito con il carcere. Il rischio della detenzione in prigione è alto per tutti i fermati.

SPERANZA IN EGITTO – Gay Midlle East, il sito di riferimento per la comunità LGBT in Medio Oriente, ha intervistato IceQueer, un blogger del Cairo che non fa mistero della sua omosessualità. Nel Paese di Mubarak essere gay è però considerata una devianza pericolosa, da curare oppure da reprimere. IceQueer sta partecipando alle proteste contro il regime, ed evidenzia come le posizioni dei Fratelli Musulmani siano minoritarie nella società egiziana, in particolare quella più giovane.  IceQueer, uno studente di medicina di 22 anni, auspica una svolta secolari sta per il suo Paese, l’unica che sarebbe capace di garantire alla comunità LGBT la dignità e i diritti che le spettano. In Egitto attualmente non esiste una legge che vieta l’omessualità come in altri Paesi vicini, ma i poliziotti  e i magistrati spesso la reprimono utilizzando il reato di dissolutezza morale, evidentemente lasco nella sua definizione.  Nelle attuali proteste egiziane il tema dei diritti dei gay è assente, ma il blogger non si preoccupa di questo, visto che gli sembra già moltissimo che così tante persone abbiano trovato il coraggio di reclamare i loro diritti fondamentali contro il regime di Mubarak.

http://www.giornalettismo.com/

PARLA CON ME 02/02/2011 - ELIO E LE STORIE TESE "REGIME DI CUORI"

domenica 6 febbraio 2011

Mafia e Fascismo

11 febbraio 2011 ore 9:30
Sala Gialla - Palazzo dei Normanni - Palermo


Sui diritti civili il Pd continua a non scegliere

5 febbraio 2011
L’assemblea dei democratici vota compatta ma rimanda ancora una volta la discussione su unioni gay e biotestamento

L’Assemblea nazionale del Pd si è conclusa in un clima di serenità e compattezza. La linea di Bersani, rilanciata sia da D’Alema che da Franceschini, è la grande alleanza antiberlusconiana, un’intesa che vada da Fini e Vendola per superare la trappola del premio di maggioranza del Porcellum. L’apparente unità è stata però scossa dal tema dei diritti civili. Ancora una volta dopo che già si è verificato una cosa simile a Busto Arsizio l’Assemblea non ha votato sul tema delle unioni gay o del testamento biologico, ma si è preferito rimandare la discussione in un’apposita commissione guidata da Rosy Bindi.
TREGUA SUI DIRITTI CIVILI - Sui diritti civili e il biotestamento si è giunti ad un accordo dopo la tensione della vigilia, un’intesa che però rimanda la discussione. Il tema sara’ la ragione costitutiva di una commissione “diritti” presieduta da Rosy Bindi che dovra’ arrivare ad approvare un documento di sintesi, parte integrante del Manifesto per l’Italia. La decisione e’ stata approvata dall’assemblea con solo tre voti contrari. A sbloccare l’empasse le parole di Bersani nella relazione conclusiva, quando ha detto che quello dei diritti “sara’ il cuore della proposta programmatica del partito”. L’area Marino, che aveva già ritirato l’ordine del giorno all’assemblea di Busto Arsizio, ha accettato la cancellazione dell’odg relativo, e si dichiara soddisfatta pur preparandosi a dare battaglia in commissione. Anna Paola Concia chiede “tempi brevissimi” e si aspetta scelte che delineino “un’Italia inclusiva e che dia diritti a chi non li ha”. Anche Ivan Scalfarotto aspetta di “vedere cosa succede. Per noi- dice- quello di Bersani e’ un impegno formale che consideriamo un’apertura sostanziale, una grande novita’. Ora siamo determinati a dare un contributo decisivo alla commissione Bindi”. Ignazio Marino, che fara’ parte del comitato ristretto della commissione, invita il partito a dire “parole chiare, e in un documento snello per dire si’ ai diritti delle unioni civili, no al biotestamento come lo vuole il Pdl, si’ alla fecondazione assistita, si’ alle cellule staminali embrionali”. Una decisione da parte della direzione potrebbe arrivare entro marzo. A fine febbraio va al voto della Camera la legge del Pdl sul biotestamento.
ALTERNATIVA PER IL GOVERNO - Nella relazione conclusiva Bersani ha illustrato molti dei temi su cui il Pd ha lavorato per preparare il programma per l’Italia: fisco, welfare, sanità, politica economica che favorisca la crescita e non solo la stabilità come sta facendo Tremonti. “Siamo un partito di governo e abbiamo una proposta completa su tutto – ha detto piccato – anche se certi commentatori non si sono accorti che il Pd ha una proposta completa su tutto”. Il segretario ha ribadito alla Lega che il federalismo senza il contributo del Pd resterà lettera morta e che, arroccandosi su Berlusconi, la loro agognata riforma “andrà a sbattere contro il muro”.Infine Bersani ha rivolto un messaggio al mondo cattolico “turbato dalle vicende di questi giorni” per assicurare che il Pd è “radicalmente alternativo al berlusconismo” perchè “è il partito dei valori, della serietà e della sobrietà”. All’assemblea non hanno preso la parola nè Beppe Fioroni, nè Paolo Gentiloni, nè Veltroni, il quale però al termine dell’assemblea ha apprezzato il discorso di Bersani: “Mi sembra il punto più avanzato di questo anno e mezzo – ha sottolineato -, ha tenuto ampiamente conto della manifestazione del Lingotto, mi ha fatto piacere ritrovare nelle sue parole molti dei nostri temi programmatici e la sfida per l’innovazione”, perciò “c’è stato un passo avanti rilevante”

sabato 5 febbraio 2011

Convocazione riunione Articolo Tre venerdì 9 febbraio

E' convocata la riunione dei soci di Articolo Tre per mercoledì 9 febbraio alle ore 21:00 presso la nostra sede (Left, Via Degli Schioppettieri 8, Palermo), per discutere il seguente ordine del giorno:

  • Discussione su ordine dei lavori dell'Assemblea annuale
  • Aggiornamento su seminari
  • Aggiornamento sul Palermo Pride
  • Varie ed eventuali

 Vista l'importanza degli argomenti si raccomanda la presenza e la massima puntualità.


Claudio Lo Bosco
Presidente Articolo Tre





venerdì 4 febbraio 2011

Donne in piazza il 13 febbraio "Se non ora, quando?"

Allora ragazze, che ne dite, organizziamo qualcosa? Proviamoci, non mi va di fare la solita manifestazione in corteo...
Si pensava di organizzare una sorta di free-session (ma che orrore di parolaaaaaaaaa) di donne. 10/15 minuti l'una di musica, teatro, danza, letture (a tema of course, ironiche, serie, trasgressive, ognuna a suo modo)... insomma una specie di "palco aperto" dove si alternano donne che hanno qualcosa da dire o d...a suonare/cantare, soprattutto giovani, naturalmente con un coordinamento-regia. Si potrebbero coinvolgere le associazioni, tipo Mamma Africa, e dare un'idea di chi siano le donne africane, che NON sono tutte le nipoti del decaduto Mubarak... e altre, naturalmente. Si potrebbe chiedere piazza Massimo, che ne pensate?

Avete aderito in tanti all'iniziativa e questo vuol dire che anche a Palermo c’era tanta attesa per un evento che nasceva spontaneamente dal basso, in linea con quello che sta accadendo al livello nazionale.
Proprio per rispettare il carattere spontaneo, trasversale e apartitico, sarebbe giusto stabilire delle priorità in vista della riunione organizzativa del 3 febbraio (alle 18.00 presso l'associazione culturale Mutazioni, in via G. Di Marzo, 43, quasi all'incrocio con via Lo Jacono, un cancello accanto al supermercato SIsa). Anche perché ci sembra di capire che questo è una richiesta che giunge da molti di voi. Fra noi organizzatrici (è bene chiarire che siamo state soltanto più pronte di altri nel lanciare il sasso ma non abbiamo intenzione di intestarci nulla ne di rivendicare primogeniture) ci siamo chiarite le idee e pensavamo domani di ribadire i seguenti punti:

1) l'idea di una levata d'orgoglio femminile (alla quale si sono uniti, giustamente, anche gli uomini) è nata dal basso, con la partecipazione di artiste e donne dello spettacolo, ma senza il patrocinio dei partiti, quindi anche a Palermo si dovrebbe rispettare lo stesso spirito

2) i parlamentari, consiglieri comunali ed eventuali candidati a prossime elezioni, per favore aderiscano soltanto a titolo personale

3) a livello nazionale sembra che ci sia una partecipazione trasversale e non è il caso di tradire questa aspettativa con l’esposizione di simboli di partito o sindacato

4) legittima invece l'adesione di organizzazioni storiche femminili o associazioni culturali.

5) l'evento del 13 è solo una delle iniziative dei prossimi giorni per mandare a casa il governo, ma nasce soprattutto dall'orgoglio della parte pulita della popolazione italiana determinata a difendere la propria dignità, soprattutto all’estero. Ci sono in parallelo altre iniziative da parte di partiti e movimenti, non in conflitto le une con le altre, anche perché non si può vincere un avversario tanto radicato con una sola iniziativa.

6) Infine: l’iniziativa nasce in nome delle donne, per opporsi ad una mentalità che vede in modo distorto, se non vergognoso, il ruolo femminile nei rapporti di lavoro e interpersonali. Questo però non vuole assolutamente escludere altri generi, gli uomini ad esempio, che rischiano di essere accomunati ad uno stile di vita definito “un brutto film degli anni 50”. Non dimentichiamo però che il mondo degli omosessuali è stato vigliaccamente offeso e deriso dai membri di questo governo, oltre che esposto alla violenza spicciola di zelanti fiancheggiatori. Quindi questa è una battaglia che ci deve vedere tutti uniti, uomini, omosessuali, donne, in nome di una dignità nazionale.

Alessandra Notarbartolo, Stefania Blandemburgo, Maria Adele Cipolla, Anna Lavima

Se non ora quando ? 
Domenica 13 febbraio 2011 ore 10.00 concentramento piazza Croci, in corteo fino a Piazza Verdi ore 11.00 piazza Verdi, davanti il teatro Massimo, free-session di donne. Musica, teatro, danza, letture... un "palco aperto" dove si alternano donne, soprattutto giovani, che hanno qualcosa da dire, ognuna con un linguaggio diverso. Vi ricordiamo che il volantino e il logo sono scaricabili dal sito di SE NON ORA, QUANDO?



http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/



mercoledì 2 febbraio 2011

Lituania: verso l'approvazione di una legge anti-gay

Il Parlamento lituano si appresta a varare una nuova legge per la tutela dei minori rispetto alla diffusione in pubblico di informazioni che potrebbero minarne lo sviluppo psichico ed emotivo. Tra le misure del provvedimento è stato inserito anche il divieto di "promuovere" l'omosessualità.
La curiosa espressione, piu' adatta al mondo della pubblicità commerciale che ai comportamenti umani, consentirà di punire con multe fino a 2900 euro chi pubblicamente esprima la propria omosessualità correlandola a valori positivi.
Non solo non non saranno piu' possibili manifestazioni come il Gay Pride ma probabilmente neppure dibattiti pubblici o campagne informative contro l'omofobia.
Une legge con caratteristiche simili, approvata nella primavera del 2009, era poi stata bocciata dall'allora Presidente della Repubblica Valdas Adamkus.
Lo scorso maggio, il governo era invece riuscito a far passare una norma che vieta la promozione di concetti di famiglia diversi da quello della famiglia fondata sul matrimonio, criminalizzando di fatto anche le campagne politiche in favore delle unioni di fatto.
Il Parlamento Europeo ha chiesto alla Lituania di non approvare l'ultimo ed ennesimo divieto, richiamando i principi di libertà fondamentali sanciti dalle Convenzioni cui la Lituania ha aderito, ma la maggioranza di centrodestra sembra intenzionata a non farsi condizionare da nessuno.
Le speranze di bloccare la Legge sono nuovamente riposte sulla Presidenza della Repubblica, carica ora ricoperta da Dalia Grybauskaitė, già Commissaria europea.