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domenica 25 aprile 2010

Documento politico del Sicilia Pride, Palermo 19 giugno 2010

Il 31 ottobre del 1980, a Giarre, due ragazzi gay di 15 e 25 anni, Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, decisero di farsi uccidere in segno di resa rispetto all’impossibilità di vivere pubblicamente il loro amore. Il dolore e la rabbia seguiti a questo atroce fatto di cronaca avrebbero portato, poco più di un mese dopo, alla nascita del primo circolo Arcigay a Palermo.

Trent’anni fa, quindi, è accaduto in Sicilia un fatto straordinario: un gruppo di persone omosessuali, sicuramente non consapevole di dar vita ad un’esperienza che sarebbe diventata nel giro di pochi anni nazionale ed istituzionale, ha preso la decisione di portare le battaglie per i diritti delle persone omosessuali dentro un movimento più grande e complesso. Un atto Politico dirompente che, per le conseguenze prodotte ed il significato simbolico oggi ancora più forte, merita di essere celebrato dall’intera comunità Lgbt proprio nella città in cui ha avuto origine. Una celebrazione, tuttavia, che va accompagnata ad una consapevolezza: in trent’anni è molto cambiata la percezione dell’omosessualità e della transessualità tra le donne e gli uomini del nostro Paese, così come molto è cresciuta all’interno della comunità Lgbt la consapevolezza della necessità di affermare la propria visibilità, il tutto, però, nel tragico silenzio assente delle nostre Istituzioni. In Italia è cresciuta una comunità, ma senza nessun passo avanti nel riconoscimento dei suoi Diritti essenziali. Ne è prova la inadeguata e semplicistica risposta delle nostre Istituzioni all’escalation di violenze che l’estate scorsa ha colpito persone gay, lesbiche e transgender a Roma, Bologna, Messina ed in altre città italiane, risposta esclusivamente concentrata su un piano meramente repressivo e di ordine pubblico, di facciata appunto, e la successiva bocciatura in Parlamento di una piccola proposta di legge contro le violenze a matrice omofoba, per mezzo di una scandalosa pregiudiziale di incostituzionalità. Come se le persone gay, lesbiche e trans nel nostro Paese vivessero, agissero, amassero al di fuori della nostra Carta Costituzionale. Per questo motivo il Pride Lgbt, che in molti Paesi del mondo è il momento politicamente più significativo dell’affermazione dell’orgoglio e della fierezza di essere gay, lesbiche, transgender, in Italia non può essere solo un giorno di Festa. Esso è ancora, purtroppo, un momento di rivendicazione di Diritti ingiustamente negati. Oltre 16 anni dopo le prime raccomandazioni dell’Unione Europea, i nostri Pride devono ancora essere un grido di protesta e di richiesta di Diritti di cittadinanza elementari:

1) Il diritto di non essere offesi, calunniati, picchiati, uccisi per la propria identità di genere e per il proprio orientamento sessuale;
2) Il diritto di accedere al Matrimonio perché, come chiede la stessa UE, uguali legami sentimentali non possono ricevere trattamenti differenti; ed un diverso pronunciamento da parte della Corte Costituzionale (atteso per Aprile 2010) sarebbe quindi incomprensibile, violento e lesivo non solo degli Art. 2 e 3 della nostra Costituzione ma anche, appunto, degli indirizzi ormai affermatisi nell'intera Europa cui la stessa Costituzione prevede che il nostro Ordinamento si adegui;
3) Il diritto di accedere alle adozioni: essendo centrale il diritto dei minori a ricevere cure ed affetto, e non quello delle coppie ad adottare, non esiste oggi alcuno studio scientifico, sociologico, pedagogico che possa negare la capacità di due donne o due uomini di garantire cura, affetto, stabilità ai propri figli tanto quanto una coppia eterosessuale;
4) Il diritto di vedere finalmente applicate le normative contro il licenziamento e le differenze di trattamento in ambito lavorativo a causa della propria identità di genere e del proprio orientamento sessuale.

Ma il nostro, in particolare, è un Pride Regionale ed in quanto tale sarebbe un calco di quello Nazionale se, alla festosa celebrazione del nostro Orgoglio ed alla rivendicazione di quei Diritti fondamentali per la nostra Comunità, non si accompagnasse la capacità di comprendere il nostro Territorio (ancor più in questo particolare momento storico) ed il desiderio di parlare alle nostre Istituzioni locali ed alle cittadine ed ai cittadini della nostra Regione. Per questo il nostro scendere in piazza non può che portare con sé altre due ulteriori richieste:

1) Un appello alla Regione Siciliana affinché il recentemente siglato Protocollo contro le Discriminazioni non rimanga una semplice dichiarazione di intenti ma divenga un reale impegno verso la nostra Comunità: per esempio attraverso l’approvazione di una Legge Regionale contro le Discriminazioni fondate sul Genere e sull’Orientamento sessuale (sul modello di quanto accaduto pochi mesi fa nella Regione Marche) che sia non solo uno strumento di difesa dalle violenze ma, soprattutto, una garanzia della parità di accesso agli stessi Diritti e Servizi riconosciuti alle persone ed alle coppie eterosessuali, in linea coi Trattati Costituzionali Europei di cui l’Italia, troppo spesso, dimentica di essere cofirmataria;
2) Un appello alle Donne, alle Comunità di migranti, alle lavoratrici ed ai lavoratori della nostra Regione, a tutte quelle categorie sociali ed umane costrette a vivere in un continuo stato di cittadinanza precaria, affinché riconoscano nel nostro Pride una casa di rivendicazioni e di diritti che accoglie tutti; affinché si comprenda che nelle nostre battaglie non ci sono solamente i nostri Diritti e le nostre Libertà ma i Diritti e le Libertà di tutte/i; affinché si riconosca che la matrice delle discriminazioni di cui siamo vittime è, fondamentalmente, la stessa.

Probabilmente non esiste altra manifestazione al mondo che sia più inclusiva di un Pride: è nella sua natura, è nel suo DNA, è nella sua Storia, perché nella liberazione sessuale, di identità e di generi, nella liberazione e nell’appropriazione dei nostri corpi e dei nostri desideri passa la liberazione di una intera società. Ed infatti non esiste centralità della Comunità Lgbt e delle sue battaglie se, convinti di essere portatori di istanze minoritarie, non riuscissimo a rivolgere il nostro sguardo verso tutto ciò che ci sta intorno e non comprendessimo che quanto sta accadendo oggi nella nostra Regione, così come nel resto del nostro Paese, non può che vederci, assieme alle donne, agli immigrati, ai disabili, ai poveri, ai diversamente credenti ed ai non credenti, come una minaccia, un potenziale nemico, un fastidio con cui convivere ma da emarginare, sicuramente come presenza scomoda da non tutelare e da non riconoscere. Donne, neri, omosessuali, musulmani, transessuali, poveri: tutti fanno gioco, purché sia possibile additare qualcuno più “sfortunato” con cui entrare in competizione o da colpevolizzare per la perdita delle proprie garanzie. Per questo il nostro Pride, partendo dalle nostre specifiche rivendicazioni, non può non ospitare e comprendere tutte le altre lotte di rivendicazione che agitano il nostro Territorio: affinché esso possa realmente diventare non solo una Celebrazione della nostra Differenza ma anche e soprattutto uno strumento di educazione permanente al rispetto della Differenza in sé.
Le parole d’ordine del movimento lgbt sono ormai da anni, non a caso, “Parità, Dignità, Laicità”, parole d’ordine che riguardano tutte e tutti e che non parlano solo della nostra Comunità ma di una idea di cittadinanza che coinvolge tutti e nessuno esclude. La nostra Comunità deve occupare le strade e le piazze coi colori, la gioia, la pacifica festosità che da sempre accompagnano le nostre manifestazioni (da cui tutte/i avrebbero qualcosa da imparare anziché additarle come osceno esibizionismo); con la fierezza di chi fa del proprio corpo e della propria faccia uno strumento di lotta per l’affermazione della Visibilità di un’intera Comunità.


Articolo Tre mette a disposizione del Coordinamento Stop Omofobia Palermo il proprio conto corrente affinchè chi voglia contribuire per le spese del Sicilia Pride 2010 possa farlo da ovunque, ecco i dati:

IBAN
IT40W0102043074000300774654

Intestazione
Articolo Tre - Associazione Omosessuale
Banco di Sicilia - Agenzia Bagheria Umbeto I B

ABI 01020 - CAB 43074 - CIN W
C/C 000300774654

Causale: Sicilia Pride 2010

domenica 14 marzo 2010

Documento del Coordinamento Stop Omofobia per la proposta di Palermo come sede del Pride Regionale 2010


Sabato, 13 marzo 2010, è stato ufficialmente deciso, nel corso di una riunione con tutte le realtà LGBT della Sicilia, che il PRIDE Regionale Siciliano 2010 si terrà a Palermo.

Di seguito il documento che proponeva la candidatura palermitana:



IERI
Il 31 ottobre del 1980 muoiono a Giarre (probabilmente un omicidio-suicidio secondo le indagini del tempo) due ragazzi gay di 15 e 25 anni: Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona. Il dolore e la rabbia seguiti a questo atroce fatto di cronaca porteranno, poco più di un mese dopo, alla nascita a Palermo del primo circolo Arci Gay. 30 anni fa, quindi, è accaduto nella nostra città un fatto straordinario: un gruppo di persone omosessuali, sicuramente non consapevole di dar vita ad un’esperienza che sarebbe diventata nel giro di pochi anni nazionale ed istituzionale, ha preso la decisione di portare le battaglie per i diritti delle persone gay dentro un movimento più grande e complesso (l’Arci, di cui l’Arci Gay era di fatto una estensione della Commissione Diritti Civili). Un atto Politico dirompente e rivoluzionario che, per le conseguenze prodotte ed il significato simbolico oggi ancora più forte, merita di essere celebrato dall’intera comunità Lgbt proprio nella città in cui ha avuto origine.
Da quel giorno, Palermo (città nella quale il dibattito intorno al tema dei Diritti Civili era già vivo anche ai tempi del F.U.O.R.I.) ha continuato ad essere luogo di contaminazioni e sperimentazioni politiche e sociali di grande rilevanza: la nascita del primo locale gay (il Neo), il “matrimonio” pubblico di Gino Campanella e Massimo Milani, la nascita di Agedo Palermo, la nascita di ArciLesbica Lady Oscar, le esperienze di Associazioni quali il Centro di Documentazione Ikeda, Koinonia, Ali d’Aquila, KèPalermo, la libreria Altroquando ed il suo legame con la cultura Bear (evidenziato dallo straordinario esperimento della rivista Woof), l’Associazione omosessuale Articolo 3, il primo tentativo di Coordinamento tra Associazioni Lgbt nella sede di Lady Oscar, l’Associazione Culturale Stanze al Genio, la nascita della READY (Rete delle pubbliche Amministrazioni contro la discriminazione di genere e di orientamento sessuale, con le esperienze di Marineo, Palermo e Siracusa), la nascita di una realtà commerciale come l’Exit/Rise Up ormai nota in tutta la Sicilia, ed accanto ad essa le serate organizzate da Le Tre Boracce, da Dj Mod al Gatto Nero, da Paolo Mannina al Kuè, l’esperienza bagherese del consulente del sindaco per la realtà omosessuale e la costituzione del registro per le unioni di fatto . Sono tutte tappe, in ordine né cronologico né di importanza, di un processo di visibilità, sociale e politica, e della costruzione di una rete di relazioni con le Istituzioni e con altri Movimenti (le donne e le Femministe in primis, ma anche quello per i diritti dei migranti, l’Arci, i movimenti ambientalisti e No Global, i Centri Sociali, i Partiti della Sinistra Radicale ma anche i Radicali e i Liberali). Un percorso ricco di esperienze straordinarie che riteniamo meriti non solo di essere celebrato e narrato dalle sue/dai suoi protagoniste/i ma anche, e soprattutto, di essere indicato come modello di azione sul territorio all’intero Movimento Lgbt.
OGGI
Questo percorso, così sommariamente ricordato, sta producendo oggi a Palermo uno dei suoi risultati più interessanti ed avanzati sia sul piano dell’eleborazione che sul piano dell’azione politica e sociale: il Coordinamento Stop Omofobia. Un progetto che vede lavorare insieme e in modo continuativo tutte le Associazioni (e le realtà) Lgbt palermitane accanto a collettivi, movimenti, Partiti: Malefimmine, Left, Laboratorio Zeta, Malaussene, Giovani Liberali, Radicali, Cobas, Rifondazione Comunista, Arci, Sinistra Ecologia e Libertà, N.P.S.. Il Coordinamento nasce per sviluppare progetti ed azioni comuni intorno al tema della lotta contro l’Omofobia e la Transfobia, mettendo però questo tema al centro di un dibattito più articolato e più complesso sulle Differenze, le Libertà, i Diritti. Un dibattito nel quale (ri)costruire e mettere a frutto la consapevolezza che la recrudescenza della violenza (culturale e fisica) contro le Donne, contro i migranti, contro le persone omosessuali non può essere affrontata secondo l’ottica dei “compartimenti stagni” (ogni Comunità si occupi di sé): l’unico strumento di difesa è dato infatti dalla capacità di saper mettere in rete tutte le esperienze di “opposizione”, “resistenza”, di lotta e di elaborazione sul tema dei Diritti negati. Le discriminazioni fondate sulla razza, sulla religione, sul genere, sull’orientamento sessuale, sullo status sociale sono in fondo espressioni differenti di una unica strategia (culturalmente tradizionale appannaggio della Destra ma oggi, purtroppo, condivisa anche dal Centro e da parte della Sinistra): la costruzione del consenso attraverso la paura e l’attacco costante ai Diritti (anche quelli Costituzionalmente garantiti) e all’Autonomia delle donne e degli uomini; realizzando così un tragico obiettivo: trasformare la Libertà (realizzata attraverso il Lavoro, la piena espressione di sé, l’esercizio dei propri diritti di cittadinanza) da Diritto universale in Privilegio di casta.

Viviamo oggi, infatti, in uno Stato che fa della normazione e del controllo asfissiante di corpi, aspirazioni e desideri uno strumento di governo quotidiano; una pratica che trova attuazione nella violazione e negazione di dignità e diritti, nella repressione fisica e psicologica degli individui e dei percorsi di rivendicazione politica, che ci costringe in una condizione di perenne precarietà esistenziale .

E’ lavorando intorno a questa consapevolezza che il Coordinamento ha già realizzato almeno due importanti risultati: 1) la manifestazione del 18 settembre in seguito alle violenze omofobe di Roma, Messina, Canicattì, Firenze e Bologna: il primo corteo organizzato dal movimento Lgbt a Palermo e che ha visto la partecipazione di quasi 2000 persone; un corteo pacifico che ha attraversato il centro della città fino al Municipio e che ha visto, accanto alla comunità Lgbt, i Centri Sociali, i Movimenti, i Partiti, i Sindacati e molte Associazioni non solo palermitane. 2) l’Assemblea Cittadina di Dicembre: la prima occasione di dibattito tra il Coordinamento Stop Omofobia e le Istituzioni, i Sindacati e l’Università e che ha prodotto un calendario di progetti quali: la realizzazione di un Osservatorio sulle violenze e gli atti di discriminazione; l’ideazione di una campagna contro l’omofobia e la transfobia alternativa a quella del Ministero delle Pari Opportunità; una campagna di collaborazione costante con gli esercizi commerciali cittadini per diffondere un messaggio di accoglienza verso la comunità Lgbt.
DOMANI
VERSO IL PRIDE: Noi riteniamo che il Coordinamento come collettivo e, soprattutto, come metodo dell’agire politico, l’entusiasmo creato con la manifestazione di settembre, il rinnovato rapporto con le Istituzioni e i Movimenti, uniti al desiderio (nonché alla necessità) di dare il massimo della visibilità alla celebrazione dei 30 anni del primo Circolo Arci Gay non possano che produrre il risultato della proposta di Palermo come sede del Pride Regionale per il 2010. Per diversi motivi: solo celebrando il Pride nel capoluogo (che è anche la sede della Politica Istituzionale) si può rendere palese la grandezza di quel che nel Movimento e nell’intero Paese ha prodotto la tragica vicenda di Giarre; Palermo ha bisogno di quel che in 30 anni non ha mai ancora avuto: festeggiare, attraverso la pacifica e gioiosa occupazione delle strade, delle piazze, dei luoghi delle Istituzioni, il momento simbolicamente più importante per la comunità Lgbt, cioè la rivendicazione e l’affermazione del proprio diritto alla visibilità; affinchè il percorso di crescita che ha caratterizzato il Movimento Lgbt cittadino diventi patrimonio e stimolo anche per l’intera Comunità Lgbt; legare, grazie all’occasione unica offerta dal Coordinamento Stop Omofobia, il tema dei Diritti delle persone Lgbt a tutti quei Movimenti in difesa della Legalità, del Lavoro, dell’Ambiente, dei Diritti delle Donne, dei Diritti dei Migranti, infine della Laicità e del l’Antifascismo (base e fondamento della Costituzione e della Repubblica Italiana), animati tutti da una tensione positiva che rende Palermo, asfissiata da una amministrazione assente e incapace, una città in cui le battaglie del nostro Movimento possono realmente diventare il collante che unisca e dia voce e visibilità alle lotte per i Diritti di tutte e tutti. Occasione straordinaria che è nostra intenzione evidenziare attraverso una serie di iniziative che, da oggi al giorno del Pride, portino i nostri temi (attraverso feste, rassegne cinematografiche, dibattiti e manifestazioni pubbliche) dentro i Partiti, dentro i Centri Sociali, dentro le Istituzioni, dentro i luoghi e le battaglie degli altri Movimenti. Affinchè il processo di preparazione e di informazione che porta al Pride non serva solo a pubblicizzare l’evento in sé quanto piuttosto a diffondere un metodo, un progetto di condivisione e di contaminazione che renda chiaro che le rivendicazioni del 28 giugno sono un patrimonio di tutte e tutti e che la battaglia per il riconoscimento dei Diritti Civili per le persone gay, lesbiche e trans è in realtà una battaglia per la Libertà di tutte e tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale.IL PRIDE: essendo il Gay Pride patrimonio di tutto il Movimento, nessuna/o esclusa/o, sarebbe ingiusto e politicamente contraddittorio che tale Documento di proposta contenesse anche una indicazione di come il Pride dovrebbe svolgersi. Su questo è giusto si decida tutte/tutti insieme. Noi riteniamo però importante indicare alcune matrici che vorremmo fossero seguite: 1) creazione di un ponte tra Palermo e Giarre attraverso una iniziativa pubblica che apra ufficialmente, a Giarre appunto, le giornate che porteranno al Pride e che avranno nel corteo a Palermo la loro conclusione; un’iniziativa pubblica a Palermo che sia un’occasione per le/i protagoniste/i del Movimento cittadino di raccontarne la sua storia trentennale (anche per evidenziare che la nascita di Arci Gay è oggi patrimonio di tutto il Movimento e non solo dell’Associazione che ne porta ancora il nome); realizzare un Pride che sfrutti tutte le peculiarità che Palermo offre: nelle forme e nei contenuti deve essere evidente che quel che organizzeremo non sarebbe stato possibile realizzarlo, nelle modalità che gli daremo, se non in questa città: e questo può essere reso possibile dalla redazione di un Manifesto Politico del Pride che immerga letteralmente il tema della battaglia per i Diritti delle persone Lgbt dentro i temi della difesa della Legalità e della Giustizia sociale, della Costituzione, del Diritto alla piena espressione di sé come unico e vero strumento di Libertà e, di conseguenza, di lotta Culturale a quel fenomeno oppressivo e distruttore delle libertà individuali e collettive che è la Mafia. E sia chiaro che immergere non vuol dire nascondere, bensì evidenziare con orgoglio e con forza la reale valenza politica e sociale delle nostre battaglie. Oltre al Manifesto, l’obiettivo di cui sopra può essere realizzato attraverso la scelta dei luoghi del Pride: se è palese che il Corteo realizza pienamente la sua valenza di affermazione della nostra visibilità solo sviluppandosi per le strade del centro cittadino fino a raggiungere i luoghi delle Istituzioni, è anche vero che a nessuna/o sfuggirebbe la forte valenza simbolica del decentralizzare il resto delle iniziative (dibattiti, rassegne, feste) portandole in luoghi di confine (e, diciamolo, di resistenza) quali lo Zen, Brancaccio, il Centro Storico e la Provincia di Palermo. Qui si ferma la nostra proposta di candidatura di Palermo per ospitare il Pride Regionale del 2010: il resto, se tale candidatura verrà condivisa, non potremo che costruirlo tutte/tutti insieme sia nella decisione degli eventi da realizzare che nella formulazione del Manifesto Politico; ma anche, e ci piace sottolinearlo, per quanto riguarda i momenti di festa e socializzazione: sarebbe infatti un grande ed importante risultato se, per una volta, tutte le realtà cosiddette commerciali lavorassero insieme ad un progetto comune da gestire insieme nelle giornate del Pride. Non solo pullman che portino da una città all’altra, quindi, ma tutte le città che da subito lavorano insieme per realizzare un unico e condiviso progetto di “animazione” per il Pride 2010.