giovedì 28 giugno 2012

Enti Locali: politiche e pratiche per la piena cittadinanza delle persone LGBT


Intervento di apertura del dibattito tra il Comitato Palermo Pride e parte consistente della Giunta comunale di Palermo, tenutosi al Pride Village giovedì 21 giugno, sulle iniziative da intraprendere nell'immediato futuro in favore del superamento delle discriminazioni delle persone LGBT.

Questo dibattito per noi ha un'alta valenza politica. Alta valenza politica per due motivi: 
1. Allo stato attuale a livello di parlamento nazionale  qualsiasi provvedimento riguardante le tematiche lgbt trova la strada sbarrata, quindi le associazioni  che desiderano comunque agire in qualche modo per il miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti lgbt hanno un’unica possibilità di interazione con le istituzioni che può portare a qualche risultato immediato: lavorare – ove il contesto territoriale lo consenta – con gli enti locali; agire dal basso e diffusamente anche per cercare di creare un largo movimento d’opinione, un’opinione  pubblica che si esprima in netto favore di un’attività legislativa parlamentare sui nostri temi, opinione  che serva quindi anche da stimolo e da pungolo nei confronti della rappresentanza nazionale. 
2. Questo di oggi è il primo momento di discussione e di confronto pubblico che noi associazioni lgbt abbiamo con la nuova amministrazione comunale; cercheremo di sfruttarlo al meglio: dopo questa mia breve introduzione passerò la parola agli assessori (Agnese Ciulla, Barbara Evola, Giusto Catania e Francesco Giambrone) per un primo giro di interventi per poi  lasciare spazio al dibattito. 
Le associazioni lgbt, innanzitutto, da questa amministrazione comunale chiedono un forte atto di discontinuità rispetto all’atteggiamento mantenuto dalla precedente  amministrazione nei nostri confronti. Per discontinuità noi intendiamo la fine di provvedimenti e prese di posizione di natura meramente simbolica. Ormai da anni la politica di questo Paese a tutti i livelli ci elargisce, di solito, graziosamente solo  gravi offese alla dignità umana alternate a inutili e dannose prese di posizioni dal portato solo simbolico. Dico dannose, perché consolidano di fronte all’opinione pubblica un’immagine di  estrema debolezza della componente lgbt di questo Paese, perché stanno lì a dimostrare che non si riesce ad ottenere mai nulla che modifichi in meglio le nostre reali e concrete condizioni di vita. E se un soggetto è palesemente debole diviene  sempre di più e più facilmente bersaglio di discriminazioni, violenze e  attacchi. Noi ci auguriamo dunque  che da Palermo possa arrivare un contributo importante per l’inversione di questa nefasta tendenza.  Per far ciò non partiamo da zero e di certo, però, non basta la decisione della giunta appena insediata di sostenere il Palermo Pride fornendo a titolo gratuiti alcuni servizi. Un primo passo più significativo sarebbe sicuramente rappresentato dall’impegno del Comune per rendere finalmente operative  le mozioni approvate dal Consiglio comunale uscente, nella precedente sindacatura restate lettera morta:  quindi migliorare e tradurre in atti amministrativi concreti il contenuto delle due mozioni: una contro l’omofobia e l’altra sul registro delle unioni civili. Il Comune si deve fare promotore di campagne di informazione e sensibilizzazione  dei cittadini sul problema dell’omofobia e aderire alla rete nazionale delle pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e per identità di  genere, deve ovviamente e prima di tutto sensibilizzare e formare il suo personale sulle tematiche lgbt, in primo luogo  i dipendenti che si occupano di erogare servizi al pubblico. Le esperienze sul territorio nazionale,  alle quali rifarsi, sono per esempio quelle di Torino e del XI Municipio di Roma. Auspichiamo che il Comune si faccia promotore di un’iniziativa, presso le altre istituzioni interessate che operano sul territorio, per dar vita finalmente all’osservatorio sulle discriminazioni e aggressioni contro le persone lgbt.  Abbiamo poi bisogno di un regolamento per il registro delle unioni civili, che faccia espressamente discendere dall’iscrizione ad esso dei soggetti l’accesso per loro a tutti i servizi che il Comune eroga nei più svariati campi: sociale, assistenziale, sanitario, educativo, senza alcuna discriminazione rispetto ai nuclei familiari fondati sul matrimonio. Un regolamento per il registro che preveda come necessario per l’iscrizione solo l’espressione della volontà dei soggetti  costituenti l’unione e non un umiliante, discriminatorio periodo minimo di convivenza precedente all’iscrizione, prerequisito lesivo della dignità delle persone. Con l’inserzione di questi elementi, può risultare utile il testo del regolamento per le unioni civili licenziato a Napoli. Speriamo che il testo a cui stanno lavorando a Milano li contenga. 
È chiaro dunque che questa amministrazione comunale di Palermo ha la grande opportunità di indicare per prima al Paese una ben determinata via per il progressivo riconoscimento dei diritti lgbt; di certo siamo consapevoli che – come recita il titolo di questa iniziativa-  “la piena cittadinanza” sarà raggiunta solo sul piano legislativo nazionale. Perché questa amministrazione si instradi bene, essa ha bisogno di segnare rispetto alla precedente un’altra  forte discontinuità.  Negli anni precedenti è mancata una leale, chiara, aperta e costante modalità di comunicazione tra il Comune e le associazioni, nonostante la chiedessimo costantemente. Alle volte questo è successo anche con pezzi dell’opposizione che non ci hanno informato adeguatamente sulle azioni che intendevano intraprendere in ambiti che ci riguardavano direttamente. Tutto ciò evidentemente non deve più accadere, se l’amministrazione intende operare al meglio, deve collaborare con le associazioni  e ascoltarle: non si può tra l’altro  pretendere – da parte del Comune, degli assessori e dei futuri consiglieri - di costruire un largo movimento di opinione in favore di determinate misure, senza adeguatamente coinvolgere  le realtà che vengono da esse pienamente investite. Concludo: la mia introduzione vi sembrerà un bel libro dei sogni irrealizzabili, anche alla luce delle  note ristrettezze di bilancio.  Soprattutto perché, la via da noi ora indicata di riconoscimento dei diritti lgbt non ha alcun senso se non inserita all’interno di un più generale e universalistico piano comunale per lo sviluppo socio-culturale che torni ad occuparsi del benessere di tutti i  cittadini e di tutte le cittadine (includo in questa categoria anche  i migranti). Ebbene, riteniamo che molte cose si possano fare, con un minimo di esborso finanziario ma con un massimo di volontà politica. Per esempio, per iniziare, in materia di sensibilizzazione, il Comune potrebbe aderire alla proposta da pochissimo lanciata dall’Uff. Nuovi Diritti Cgil Sicilia, insieme al Palermo Pride, di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare per l’estensione della legge Mancino contro le discriminazioni al reato di omofobia. Per quanto riguarda, poi, le iniziative per la sensibilizzazione e formazione del personale del Comune sulle tematiche lgbt, è stato istituito, secondo disposizione di legge,  in seno all’Amministrazione il Cug (Comitato unico di garanzia) che unifica e sostituisce i due vecchi comitati pari opportunità e di contrato al mobbing. Quindi esiste già all’interno del Comune un organismo paritetico (datoriale e sindacale) che si occupa anche di lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e per identità di  genere, non ve ne è quindi bisogno di un altro.


Carlo Verri
Presidente Associazione Omosessuale 
Articolo Tre Palermo

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