domenica 24 febbraio 2013

BAGHERIA-CASTELDACCIA, TRENT’ANNI DOPO DI NUOVO IN MARCIA CONTRO LA MAFIA


BAGHERIA-CASTELDACCIA, TRENT’ANNI DOPO DI NUOVO IN MARCIA CONTRO LA MAFIA Palermo, 9 febbraio 2013 Martedì 26 febbraio 2013, i giovani, i loro genitori, nonni, fratelli e sorelle di Bagheria e Casteldaccia torneranno a marciare come trent’anni fa (26 febbraio 1983, contro il terrore scatenato dalla seconda guerra di mafia), per ribadire che le mafie sono indebolite ma non sconfitte e cancellate. La rivolta morale e civile continua con la marcia delle nuove generazioni consapevoli e portatrici di una nuova antimafia più ampia e trasversale.
Esse raccolgono e rilanciano una memoria condivisa di quei tragici fatti del “Triangolo della morte” e lanceranno il loro monito alla classe dirigente perché ogni suo legame economico, sociale, istituzionale, politico, con le mafie sia spezzato. Per martedì 26 febbraio 2013, alle ore 9, su proposta del Centro Studi Pio La Torre, di intesa con la rete delle scuole “Bab el gherib”, e l’adesione della Chiesa, dei sindacati, del mondo dell’associazionismo e delle amministrazioni comunali, si terrà il concentramento degli studenti, docenti e cittadini nel piazzale davanti la scuola Cirincione di Bagheria, da dove, come trent’anni fa, il corteo si snoderà sino alla Piazza Matrice di Casteldaccia, attraverso la via dei Valloni, allora via di fuga dei killers e dei latitanti mafiosi.
 A conclusione della marcia parleranno brevemente i rappresentanti degli alunni delle primarie, delle medie e delle superiori di Bagheria e Casteldaccia che simbolicamente raccoglieranno il testimone dei protagonisti della marcia di trent’anni fa. Alla marcia saranno invitati a partecipare i rappresentanti istituzionali dello Stato, della Regione e della Provincia.
Hanno sinora aderito: la rete delle scuole “Bab el gherib", le parrocchie locali, i sindacati locali della Cgil, Cisl, Uil, Confindustria Sicilia,  la Provincia Regionale di Palermo, le amministrazioni comunali di Altofonte, Altavilla Milicia, Bagheria, Baucina, Blufi, Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Casteldaccia, Castellana Sicula, Ganci, Geraci Siculo, Palermo, Petralia Sottana, Pollina, San Cipirello, San Giuseppe Jato, San Mauro Calstelverde, Santa Flavia, Scillato;
COOP Sicilia, Libera Palermo;
la consulta giovanile di Altavilla Milicia, l’ O.N.V.G.I. di Altavilla Milicia, le associazioni di Bagheria: Ada, Agape, Agesci Bagheria 1, Amnesty International Bagheria, Antigone, Antiracket e Antiusura Bagheria, A Testa Alta, Articolo Tre Palermo, Auser Bagheria, Baghera, Bagheria Bene Comune, Bagheria IN PROGRESS, Casa dei Giovani, Coop. Sociale "Lavoro e Solidarietà", Dyapason, Fillea Bagheria, Gruppo Scout Assorider, Assoraider - Scout del Mare Delegazione di Aspra, Il Gabbiano, I ragazzi di 3P Padre Pino Puglisi, Moderazione, Natura e Cultura, Noi Cittadini, Nuovi Bagheresi, Spi, Unione Coltivatori Italiani, WWF Bagheria. Le associazioni di Casteldaccia: Agriambiente, Arterapia Onlus, Ass. Naz. Sez Bersaglieri Casteldaccia, Auser Casteldaccia, Casteldacciablog, Confeuro, Consorzio di filiera olivicola sicilia , Futuro Solidale, L’Arsenale delle apparizioni, Librido, Patronato Labor, Vivere Casteldaccia,  Associazione Culturale Arché di Villabate, Le associazioni universitarie RUM, RUN, UDU

venerdì 22 febbraio 2013

Quale Famiglia? Le lotte politiche per i diritti civili.

Convegno: 

Quale Famiglia? Le lotte politiche per i diritti civili
 
Intervengono Fabrizio Ferrandelli, Giovanna Fiume, Alessandra Pera, Carlo Verri
Coordina : Antonio Sunseri
Venerdì 1 marzo 2013, ore 17:00,
presso Kursaal Kalhesa,  Foro Umberto I n. 21
zona Foro Italico, Palermo.

lunedì 17 dicembre 2012

Intervista a Carlo Verri di Articolo 3 Palermo

Nella Foto: Carlo Verri
Carlo tu sei il presidente di Articolo Tre Palermo. Ti andrebbe di dire, per chi ancora non dovesse conoscervi, in cosa consiste la vostra associazione?

L’ associazione Articolo Tre nasce nel 2006; si batte per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e trans, svolgendo un lavoro prevalentemente politico-culturale di sensibilizzazione della cittadinanza in generale e in particolare di partiti, movimenti, associazionismo vario, istituzioni, mondo della scuola, principalmente attraverso l’organizzazione di dibattiti, seminari, rassegne cinematografiche, spettacoli teatrali, mostre, manifestazioni pubbliche.
 
continua a leggere l'intervista su:

mercoledì 5 dicembre 2012

GIOVANE (MA CONFUSA) ITALIA: I GIOVANI DEL PDL ED IL FINANZIAMENTO AL PRIDE 2013

di Luigi Carollo

A proposito del finanziamento di 10mila euro stanziato dal Consiglio Comunale a favore del Palermo Pride 2013, il Presidente di Giovane Italia, Davide Gentile (non sempre nomina sunt consequentia rerum) dichiara: "Questo finanziamento, in un periodo nel quale le casse del comune sono quasi vuote, è un offesa all’inte

ra città dove non si trovano i soldi per le più elementari manutenzioni, le iniziative culturali e la promozione del turismo. Quei 10 mila euro dovrebbero essere spesi per Palermo e le sue famiglie in difficoltà, non certo per una sfilata gay che non trova il favore di tutta la cittadinanza".
Al signor Gentile sfuggono evidentemente un paio di particolari:
1) il finanziamento non è per la "sfilata" bensì per il Pride inteso come evento. Esso è, quindi, a tutti gli effetti, destinato ad una iniziativa culturale. Se, oltre a dichiarare stupidaggini ogni 12 mesi per approfittare della visibilità del Pride (avete notato che nessuno si occupa di Giovane Italia tranne quando se la prendono con gay lesbiche e trans?) Gentile si degnasse di osservare il Pride da vicino, sarebbe a conoscenza della grande quantità di spettacoli teatrali (da Emma Dante ai lavori dei gruppi teatrali lgbt sordi) e di concerti e di convegni che caratterizzano il Pride ed il percorso "Verso il Pride" che dura parecchi mesi. Mesi di proposte culturali e di dialogo politico con la città; a differenza delle buffonate come il finto matrimoniogay organizzato dal gruppo del signor Gentile ed evaporato nell'arco di pochi minuti. E non sono in grado di dire con quale vantaggio culturale.
2) Il Pride del 2013 sarà Nazionale, il che significa che porterà nella nostra città turisti e turiste da tutta Italia e, speriamo, anche dal mondo. Investire sul Pride E' promozione turistica!. Certo, non all'altezza della promozione rappresentata da Mafia e Bunga Bunga. E di questo ci scusiamo col signor Gentile.
3) Compito delle Istituzioni comunali non è quello di finanziare "ciò che trova il favore di tutta la cittadinanza", come erroneamente sostiene Gentile. Anche perchè non esiste NULLA che abbia questa caratteristica. A meno che la cittadinanza nel senso inteso da Gentile non sia solo quella di "maschi nati a Palermo eterosessuali maschilisti e magari di Destra". Il Comune amministra a nome di TUTTE le cittadine e di TUTTI i cittadini, dando a ciascuna/o le risposte di cui necessita e fornendo agibilità politica ad iniziative che mettono al centro vertenze, diritti negati, elaborazioni sociali e politiche. E' l'insieme dell'intera azione dell'amministrazione comunale che deve fare in modo di "trovare il favore di tutta la cittadinanza" e non il singolo evento. Altrimenti il Comune potrebbe stare fermo in eterno, dato che non esiste nulla che si rivolga contemporaneamente a tutte/i e che soddisfi i bisogni di tutte/i.
4) Con l'ultimo punto sorprenderò certamente il signor Gentile: si, penso anche io che sia dovere del Comune trovare e spendere fondi per le famiglie in difficoltà, per le/i disoccupate/i, per chi vive condizioni di disagio, per gli studenti e le studentesse, per garantire servizi alle persone migranti. A differenza del signor Gentile io non ignoro l'esistenza di persone bisognose di tutele (e tra queste ci sono anche le persone omosessuali lesbiche e trans, che questo piaccia o meno a Gentile... e non perchè lo dico io, ma perchè è l'Unione Europea stessa a pretendere dai paesi membri azioni concrete a tutela dei diritti lgbt). E noi che organizziamo il Pride, per nostra cultura e per nostra pratica politica, non ci accontentiamo dei fondi direttamente messi a disposizione del Pride, ma riteniamo che la tutela dei nostri diritti non possa essere reale e piena se essa non "agisce" all'interno di una azione inclusiva di TUTTE le differenze ed a tutela di TUTTE le forme di disagio economico e sociale. Noi non dimentichiamo l'esistenza degli "Altri" ed il nostro Pride è sempre stato e sempre sarà la casa di tutte le vertenze sociali che in esso vorranno riconoscersi. Non ci sfreghiamo le mani per i fondi concessi a noi e non stiliamo graduatorie tra disgraziati: i soldi spettano PRIMA ai soggetti X e solo dopo ai soggetti Y. Questo linguaggio lo lasciamo a chi ha bisogno di diffondere la cultura della guerra tra poveri per conservare tutti i propri vantaggi sociali. Quindi mi unisco anche io al signor Gentile nel chiedere al Comune di non dimenticare nemmeno una singola persona in difficoltà. E questo penso la dica lunga sulla differenza culturale e politica tra "noi" (che militiamo nei movimenti lgbt) e "loro" (i ragazzi di Giovane Italia).

martedì 4 dicembre 2012

Il Comune di Palermo nella rete RE.A.DY.

Dichiarazione di Carlo Verri, Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo

Oggi il Comune di Palermo ha aderito con una delibera di Giunta alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere), dimostrando così di voler dar corso all'impegno preso sin dalla campagna elettorale di attuare, nel territorio comunale, politiche finalizzate al superamento della situazione di discriminazione in cui versano le minoranze LGBT. L'atto odierno non ha una valenza solo simbolica, perché in un Paese come il nostro, in cui manca un quadro di riferimento nazionale per le politiche LGBT, per le amministrazioni locali che vogliono agire in questo settore è fondamentale lo scambio di esperienze e buone pratiche che può avvenire attraverso strumenti come la rete RE.A.DY.

venerdì 30 novembre 2012

Alterazioni: verso il Pride Nazionale 2013


Verso il Pride Nazionale 2013

Domenico Rizzo (Università "L'Orientale" di Napoli)
Valentina Morici (Collettivo Malefimmine)
Carlo Verri (Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo)
Anna Fici (Università di Palermo)

presentano del libro curato da Cirus Rinaldi

Alterazioni. Introduzione alle sociologie dell'omosessualità
Milano, Mimesis, 2012

coordina Giovanna Fiume

Venerdì 14 dicembre 2012 h. 16.00
Facoltà di Scienze Politiche
Colleggio San Rocco - Aula Borsellino
Via Maqueda 324 - Palermo



a seguire aperitivo in favore 
del Palermo Pride

giovedì 29 novembre 2012

1°DICEMBRE: UN INGANNO GLOBALE?

 
Tra il 1° dicembre "Giornata mondiale della lotta contro l'Aids" ed il 10 dicembre "Giornata internazionale per i diritti umani"
il Circolo Arci NZocché e l'Associazione Omosessuale ArticoloTre presentano un video documentario che racconta un'altra storia sull'AIDS
introduce : Vincenzo Rao
 
Giovedì 6 dicembre H. 17.30
NZocché Circolo Arci
Via Ettore Ximenes 95 - Palermo
 

 
 Il 23 aprile del 1984 il Governo Usa annunciava che il ricercatore federale Dr. Robert Gallo aveva scoperto la probabile causa dell’AIDS: un virus. Nonostante non fosse stata presentata una prova o dei dati scientifici a sostegno di quella affermazione, il giorno seguente i notiziari ed i media internazionali iniziarono a riferire del virus dell’AIDS come un dato di fatto: “la peste dei gay e dei drogati”. L’informazione sul tema fu così allarmante ed angosciante da terrorizzare la popolazione mondiale, cambiando radicalmente visioni, stili di vita, relazioni sociali e riscrivendo l’intera storia di milioni di persone. Quella data, il 23 aprile del 1984, segnò una cesura epocale: la fine di un mondo e l’inizio di un altro, quello prima dell’AIDS e quello dopo l’AIDS.Da anni, ormai da oltre un decennio, un movimento di medici, di ricercatori indipendenti, di scienziati, tra i quali alcuni premi Nobel, di emeriti professori universitari, di virologi e di infettivologi, di giornalisti investigativi e di diagnosticati sieropositivi, mette in dubbio il paradigma HIV=AIDS e sfida l’idea che un virus sia la causa di quella malattia. Test diagnostici inattendibili che non identificano un virus specifico ma la presenza generica di anticorpi, parametri di valutazione degli stessi che non hanno standard comuni ma variano a seconda delle case farmaceutiche che li producono e, cosa ancora più difficile da comprendere da un punto di vista scientifico, a seconda dei criteri di valutazione stabiliti nei singoli Paesi (paradossalmente, basta superare un confine di Stato per avere una sieroconversione), 12 differenti modi di interpretare l’AIDS la cui definizione è mutata nel corso degli anni, incidendo sulla crescita esponenziale del numero di casi. Valutazione della carica virale attraverso una tecnica che il suo stesso inventore e premio Nobel nel 1993 ha sempre sostenuto non servire per contare virus nel sangue. Cure che non curano ma che uccidono, meno, fortunatamente, e molto più lentamente di quanto ha fatto l’AZT sino alla prima metà degli anni 90, quando era usato in monoterapia ad alto dosaggio. Immunodeficienza come conseguenza degli effetti tossici dei farmaci retrovirali e non di un virus. Persone diagnosticate positive che hanno rifiutato le terapie, o che le hanno interrotte dopo anni di bombardamento chemioterapico, che vivono in perfetta salute. Numeri, statistiche e cifre sui casi di infezione nel mondo gonfiati a dismisura, manipolati dall’OMS e dall’UNAIDS. Intere aree del pianeta, quelle più povere e che rappresentano il 90% dei casi di AIDS nel mondo, in cui la malattia è diagnosticata senza alcun test HIV o, laddove è disponibile, attraverso test rapidi non utilizzati nei Paesi occidentali per la loro provata inattendibilità. Queste le tesi controverse di coloro che vengono definiti “negazionisti” e “complottisti”.
“1°DICEMBRE: UN INGANNO GLOBALE?” è una iniziativa che si propone di esplorare il possibile “altro lato dell’AIDS”, cioè di conoscere, attraverso un collage di tre diversi documenti video, tesi scientifiche e storie che difficilmente troveremo nelle prime pagine o nei titoli dell’informazione mainstream. Una iniziativa che non pretende di dare risposte o di fornire verità “alternative” ma che vuole sollecitare una analisi critica ed una riflessione collettiva su un tema, HIV/AIDS, che dopo quasi trent’anni continua ad avere molte zone opache, non solo di natura scientifica, e troppi interrogativi senza risposte.
Forse, ovunque sia la verità, l’AIDS può essere considerato il paradigma di cosa siano diventate oggi la salute e la malattia: un mercato in continua espansione in cui i consumatori sono i malati, i beni di consumo i farmaci, e la pubblicità l’informazione. Un complesso intreccio di interessi economici capace di manipolare la ricerca e la verità scientifica, i numeri e le statistiche, le scelte politiche in materia di salute pubblica di intere nazioni e, con esse, la vita ed il benessere di milioni di persone

giovedì 22 novembre 2012

L'OMOFOBIA, I MOVIMENTI ED IL LUTTO AI TEMPI DI INTERNET

di Luigi Carollo

Un ragazzo di 15 anni si è suicidato nella notte di ieri. Quel ragazzo era omosessuale; ed a quanto pare lo era senza paura e senza vergogna. La morte di una persona è sempre una notizia triste. Ancora di più lo è un suicidio. E mette molta più angoscia quando a suicidarsi è un/una adolescente. Esprimo la mia massima solidarietà e vicinanza affettuosa a quanti/quante volevano bene a quel ragazzo. E sui/sulle quali peserà, per chissà quanto tempo, un dolore aggravato dall'impossibilità di accettare che si possa morire a 15 anni. I genitori non possono elaborare la morte dei figli. Gli amici, le amiche, i compagni di scuola non possono rassegnarsi al fatto che la vita possa concludersi quando è appena iniziata. Ma tutti gli altri, tutte le altre (perdonatemi la franchezza) no, oggi non li capisco proprio. Soprattutto il Movimento Lgbt romano e i/le militanti che si accodano ad esso. Per quanto ne comprenda l'origine nel dolore per un fatto che abbiamo visto accadere tante, troppe volte e dinanzi al quale, da militanti appunto, ci sentiamo feriti ed impotenti, trovo sinceramente poco nobile la manifestazione organizzata a Roma. Trovo poco nobili i comunicati stampa di Marrazzo e delle associazioni Lgbt. Trovo anche abbastanza ridicolo il proliferare di macchie rosa su Facebook. Perchè Davide amava il rosa. Mi fa raggelare il sangue che, a distanza di meno di 24 ore, persone che certamente non hanno mai visto nè conosciuto Davide, siano già così orgogliosamente portatori di certezze assolute. Era omosessuale. Si è suicidato. Quindi è ovvio che si è suicidato perchè era omosessuale. E, altrettanto ovviamente, la colpa è dei compagni che lo prendevano in giro. Delle professoresse che non capivano il suo smalto rosa. Forse anche di una famiglia che non lo supportava.
Ma non provate un minimo di vergogna? Di pudore? Di senso della serietà e della compostezza? Non vi sentite come avvoltoi che si avventano su un corpo e, senza alcun rispetto, "politicizzano" un lutto, un dolore, una tragedia personale di cui ancora si conosce troppo poco? Sono molte le ragioni per cui trovo politicamente ignobile (lo ripeto, con tutto il rispetto per la buona fede di chi sente il bisogno di condividere il proprio sgomento e la propria tristezza) le modalità con cui il Movimento Lgbt, in questa come molte altre occasioni, affronta il delicatissimo tema del suicidio di adolescenti. Provo ad esporle, non per cinismo o menefreghismo, ma perchè chi fa Movimento ha il dovere di pensare, elaborare, fare politica. E non di correre all'inseguimento del dolore come il peggior giornalismo morboso e gossipparo.
1) Non conosco nessuno che sia in grado di spiegare il suicidio. Soprattutto quando ti uccidi da adolescente. Fare il processo alle intenzioni, soprattutto quando non si è nemmeno conosciuta la persona, è superficiale e vergognoso. Mi spaventano le certezze di chi sembra sapere senza alcun dubbio quale sia il limite che separa il dolore per l'essere discriminati/e dal desiderio di morire. Si può essere omosessuali, insultati, discriminati; e si può morire; senza che vi sia un rapporto di causalità tra le due cose.
2) Davide è morto. Questo rende impossibile sapere se e quanto sia felice di essere usato come simbolo. Per di più, aveva solo 15 anni. Portare in piazza la certezza che si sia tolto la vita perchè "gay" significa congelare il suo ricordo non come ragazzo di 15 anni, con tutta la complessità ed il dolore e le gioie e le paure dell'essere adolescenti, ma semplicemente ed unicamente come "gay". E questo, quando lo si fa a proposito di una persona che non ha materialmente avuto il tempo nè gli strumenti per elaborare e codificare la propria "identità", mi pare francamente aberrante da parte di un Movimento.
3) Consegnare al mondo le storie dei compagni di scuola di Davide come storie di colpevoli, omofobi, veri responsabili del suo suicidio è un'azione oscena. Così come lo è l'additare quella professoressa che ha avuto da ridire sullo smalto rosa di Davide. Forse lo ha fatto perchè è cattiva e omofoba; o forse lo ha fatto per proteggere Davide da un ambiente che non era in grado di elaborare e comprendere ed accettare il suo smalto rosa. La scuola non è in grado di insegnare cosa significhi essere gay; non da strumenti ai ragazzi ed alle ragazze nè tanto meno alle/agli insegnanti. Il tema della differenza non esiste affatto. Se non grazie alla buona volontà (privata) di qualche insegnante. Ed a 15 anni è troppo forte il peso di cosa significhi essere maschio ed essere femmina; è troppo forte il peso della necessità di apparire "normali" e di costruire il senso di questa "normalità" attraverso lo sfottò di chi a quella "normalità" si sottrae. Ci andrei molto piano prima di usare le parole "si accertino i responsabili".
4) Perchè sono le associazioni Lgbt a scendere in piazza e ad organizzare manifestazioni? Con quale diritto? Per manifestare cosa? Per rispettare ed onorare l'omosessualità di Davide? Poco più di un mese fa, a Palermo, una ragazza è stata uccisa dall'ex fidanzato della sorella. Geloso della sua ex, era andato a trovarla per ucciderla, ma la sorella le ha fatto scudo col proprio corpo. Un caso tristissimo di violenza su una donna; per ragioni di rapporti di forza legati al "genere"; umanamente, socialmente e politicamente un "Femminicidio". Eppure le compagne dei Movimenti delle donne non hanno organizzato alcunchè. E con intelligenza e grande senso di opportunità si sono accodate (senza pompa magna) alla fiaccolata organizzata dalle compagne e dai compagni di scuola di Carmela. Che hanno onorato la loro amica ricordandola in base al loro affetto, ai loro sentimenti personali. Non hanno manifestato per difendere la sua "ragazzità" o il suo essere "donna uccisa". Hanno manifestato per ricordare Carmela. Senza sigle o striscioni o tessere che "inchiodassero" Carmela a qualunque rappresentazione simbolica. Al posto del Movimento Lgbt romano avrei atteso che accadesse lo stesso. Ed avrei compostamente partecipato ad una manifestazione organizzata da chi voleva bene a Davide e lo celebrava per TUTTO quel che era. Trasformarlo in simbolo di una tessera, di uno striscione di Movimento, di una battaglia "politica" è, a mio parere, un atto di sciacallaggio gravissimo.
5) E questo vale in genere. Sono realmente stufo di un Movimento sociale e politico che si dimostra sempre di più capace solamente di investire sulla morte, sulle offese, sullo status di vittima. Un Movimento che si scaglia senza nemmeno riflettere su ogni atto di violenza, di discriminazione, di morte ergendoli a simboli di una battaglia culturale e politica. A quanto pare, dai racconti delle persone vicine, Davide era dichiaratamente omosessuale. Ed amava vestirsi e truccarsi in modo anticonvenzionale. A 15 anni. A scuola. In un'età e dentro un ambiente condannati a celebrare il trionfo del maschilismo e della convenzione. Ecco, un Movimento serio manifesterebbe per Davide e per i ragazzi e le ragazze coraggiosi/e come lui MENTRE SONO VIVI/E. Un Movimento serio dovrebbe investire sugli atti di coraggio, sugli atti di gioia, di piena affermazione di sè. Non sulla morte. Si dovrebbero organizzare Manifestazioni per celebrare ogni coming out, ogni atto con cui ragazzi e ragazze e uomini e donne spiegano al resto del mondo il loro orgoglio e la loro mancanza di paura; un Pride per ogni piena e gioiosa affermazione di sè. Questo è il vero antidoto alla violenza ed all'omofobia: andare in piazza per celebrare ogni singola vittoria. Utilizzare come simboli le vittime, invece, serve solo (a mio parere) a propagandare una cultura della sconfitta o, ancora peggio, dell'ineluttabilità di questa sconfitta.
6) E questo è il motivo più grave che consegno alle vostre riflessioni. Siamo proprio sicuri/e che il Movimento Lgbt sia autorizzato ad usare le parole "lo hanno ucciso"? Come se non avesse alcuna responsabilità? Come sei i carnefici fossero solo altrove? Non siamo responsabili un po' anche noi, che di quel Movimento facciamo parte? Avere rinunciato a qualunque forma di elaborazione sui modelli culturali, avere preferito diventare sponsor di un'unica modalità di essere gay o lesbica (è sufficiente guardare film o leggere riviste per capirlo... e dopo averlo fatto raccontatemi quante "rappresentazioni" dell'essere omosessuale conoscete), essere costanti produttori di un linguaggio sprezzante verso le "checche", gli "effeminati", le "passive" (ovviamente declinato al femminile, per raddoppiare l'offesa), l'essere spesso complici di una cultura maschilista che ci porta ad esaltare i rapporti sessuali come "rappresentazione" di rapporti di forza e/o ad umiliare il "femminile" impossessandocene e storpiandolo (tra noi ci chiamiamo e ci indichiamo spesso al femminile), l'avere infine ridotto il Movimento a soggetto che teorizza una "normalizzazione" di fatto inseguendo esclusivamente temi come Matrimonio, Adozioni, Famiglia e con slogan patetici del tipo "anche noi siamo in grado di amare, quindi anche noi meritiamo Diritti" e con la parola "Uguaglianza" che ha sostituito la parola "Differenza" come parola d'ordine... con tutto ciò siamo proprio sicuri che Davide "lo abbiano" ucciso? O forse sarebbe più serio, più civile, più politico assumerci le nostre responsabilità come Movimento dicendo che "lo abbiamo ucciso" anche noi? Ecco, se il Movimento Lgbt romano andrà in piazza per dire queste cose, sarò prontissimo ad ammettere di aver sbagliato. Se non sarà così, spero che almeno in privato li colga quel senso di vergogna che pubblicamente non sembrano in grado di mostrare.

Sesso, Amore & Disabilità

Il progetto

Sessualità, Affettività, Disabilità
La vita sessuale ed affettiva delle persone con disabilità è un tema messo sotto silenzio, su cui si addensano veti, imbarazzo, equivoci, ignoranza e pregiudizi.
Ancora oggi sono negate in molti casi le legittime aspirazioni alla felicità di quasi due milioni di cittadini e cittadine italiani con disabilità, che non possono quindi auto-realizzarsi e vivere la propria vita in pienezza e responsabilità.
Grazie all’opera di alcune organizzazioni del privato sociale e di una serie di iniziative individuali, spesso supportati dalle nuove tecnologie di comunicazione, anche in Italia questo panorama va comunque innovandosi.
Ci riferiamo ai libri, ai blog, i forum, i siti internet, le mostre fotografiche e le ricerche che sono stati realizzate in questi anni.
Attraverso questi canali, molte persone con disabilità hanno potuto esprimersi, confrontarsi, immaginare linee di miglioramento in fatto di Sesso e di Amore.
Il quadro che ne emerge è variegato e di frequente improntato all’insoddisfazione, se non altro perché questi strumenti, nonostante alcuni mass-media ne abbiano parlato a più riprese, rimangono tuttora di nicchia, o non hanno avuto adeguata diffusione e quindi sono poco fruibili da buona parte della popolazione potenzialmente interessata – con e senza disabilità.

Obiettivi e Target
Il nostro obiettivo è stato realizzare e diffondere un video documentario che, dando voce direttamente alle persone con disabilità, tratti con onestà e franchezza di sessualità, relazioni affettive e disabilità.
Con il nostro lavoro intendiamo promuovere la visibilità di queste tematiche e di contribuire così alla piena affermazione personale e sociale delle persone con disabilità. Alla consapevolezza, in seno alla società, dei diritti, dei bisogni e delle risorse delle persone con disabilità (e dei loro amici e parenti).
Abbiamo scelto di concentrarci per ora solamente sulle disabilità fisiche e sensoriali – sia congenite che acquisite, ritenendo che le disabilità intellettive meritino un progetto autonomo.
Siamo inoltre convinti che il valore della visibilità vada sottolineato e sostenuto: per questa ragione, abbiamo scelto di intervistare solamente persone disponibili a mostrarsi in viso e nella propria vita.

Stile e Contenuti
“Sesso, Amore & Disabilità”
è un lungometraggio documentario della durata di circa 75 minuti montato su un collage di interviste video-filmate e inframmezzato da fotografie ed immagini, o spezzoni tratti da altri video.
Il formato prescelto di ripresa è videoHD su nastro.
Lo stile, oltre che descrittivo e neutrale, è quanto più possibile accattivante, adatto all’utilizzo mass-mediatico da parte di un pubblico non necessariamente già esperto, consapevole e/o disposto a mettersi in discussione. Le interviste sono state realizzate in ambienti differenti, sia al chiuso che all’aperto, generalmente familiari ai protagonisti.
L’opera si ispira principalmente ad alcuni lavori sullo stesso tema:
“El Sexo de los Angeles”  di Frank Toro

“D’Amore si Vive”, di Silvano Agosti

“Il Kamasutra del Disabile”, di Alberto D’Onofrio

Le persone intervistate sono state 36, sia con disabilità che senza. Raggiunte e intervistate per l’ambito medico e psicologico da Priscilla Berardi, curatore scientifico dei testi, e da Adriano Silanus per le testimonianze personali, che ha viaggiato in tutta Italia. Sono stati percorsi oltre 9.000 chilometri dalla Lombardia alla Sicilia, raggiungendo anche la Sardegna. 50 le ore di nastro registrate.
Ai protagonisti è stato chiesto di raccontarsi pubblicamente e condividere – senza alcun compenso economico e nel rispetto della normativa vigente sulla privacy – le proprie esperienze e i propri vissuti in merito alla sessualità ed all’affettività.
Durante le interviste sono stati affrontati anche argomenti controversi quali l’esperienza con i devotee (chi, generalmente normodotato, predilige rapporti sessuali con persone in carrozzina o amputate), il ricorso alla prostituzione, le associazioni di Assistenti Sessuali esistenti in alcune nazioni del Nord Europa.
Il DVD – suddiviso in capitoli – verrà stampato in lingua italiana; al fine di ampliarne grandemente il pubblico di riferimento, ed è in programma, compatibilmente con le risorse disponibili, la sottotitolazione nelle principali lingue straniere.

Raffaele Lelleri ha curato i rapporti con le istituzioni, e l’organizzazione manageriale tramite la Biblioteca Vivente di Bologna. In tutto è stato sostenuto da Jonathan Mastellari.
Valeria Alpi ci ha appoggiato dal Centro Documentazione Handicap.
I musicisti Luca Cresta e Claudio Pacini, autori di colonne sonore per il cinema e la televisione, hanno donato le musiche di sostegno per il progetto.
Tutto questo però è stato possibile solo per merito dei protagonisti, che si sono offerti nei loro sentimenti più intimi, per raccontarci la loro vita e i loro amori. Siamo grati per la fiducia a tutti loro.

Adriano Silanus
Priscilla Berardi
Raffaele Lelleri
J.Mastellari
Valeria Alpi 

http://www.sessoamoredisabilita.it/

Pride: Stop alla violenza sulle donne! (proiezione di "Elles")

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre), Articolo Tre e Palermo Pride, in collaborazione con il Coordinamento 21 Luglio, invitano alla riflessione a partire dalla visione del film "Elles" (2011) di Malgorzata Szumowska.

Martedì 27 novembre ore 21
Zetalab - Via Arrigo Boito 7, Palermo

Contributo di 2€ in favore del Palermo Pride. 

http://www.facebook.com/events/140692202744504/ 


domenica 18 novembre 2012

La rivolta dei nudisti di San Francisco

Una proposta di legge potrebbe compremettere la libertà di girare nudi, limitando la possibilità di denudarsi solamente alle grandi occasioni.


«Non tutti possono essere un uomo. Non tutti possono essere una donna. Non tutti possono essere gay, non tutti possono essere etero. Non tutti possono essere cinese o musulmano. Ma tutti possono essere nudi. Questa è la prima decisione che prendi quando ti svegli la mattina: essere nudo oppure no».

Con questa incrollabile convinzione George Davis di San Francisco, 66 anni, si è messo a capo di una protesta nudista (nude-in) davanti alla City Hall della città. La protesta è contro un' ordinanza del supervisore Scott Wiener - democratico 42 anni - che agli inizi di ottobre ha proposto una legge per impedire il "nudismo" selvaggio nelle strade di San Francisco.La nudità resterebbe legale, secondo la proposta, per la feste di strada, le parate, i festival e ovviamente per le manifestazioni come il Gay Pride e sulla spiaggia o in proprietà private.

Ma i "Castro's naked guy" non ci stanno (Castro è il famoso "angolo" dei nudisti di San Francisco). Lloyd Fishback, 51 anni, ha detto che indossa sempre giacca e cravatta al suo lavoro come guardia di sicurezza di una casa di cura. Ma per la protesta indossava un cappello Giants, infradito e niente in mezzo. «È un guastafeste - ha detto di Wiener - Mi piace avere un'abbronzatura uniforme. Mi sento liberato». C'erano un paio di donne nude, un signore che ha portato la sua giovane figlia che, vestita, con simboli pro-nudità distribuiva volantini. «I bambini sono l'ultimo tabù - ha detto Davis - Se fossimo stati al Burning Man sarebbe stata anche lei al naturale. Vi assicuro, non è traumatizzata».

Wiener resta fermo sulle sue posizioni: «Meritano il massimo di voti per la creatività - dice - credo che sia un loro diritto manifestare, ma non credo che la gente possa andare in giro nuda per San Francisco in qualsiasi momento». Perché in effetti è questo che dice la legge attualmente in vigore: massima libertà purché non vi siano atteggiamente lascivi. La proposta di Wiener sarà discussa lunedi prossimo. Per avventurarsi all'interno del municipio i "ragazzi nudi" di Castro dovrenno però vestersi.


http://www.globalist.it/ 

domenica 28 ottobre 2012

QUEER ROADS: riprende il Sicilia Queer Film Fest




31 ottobre 2012, ore 21
Cinema De Seta - Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili 4, Palermo  


fay-and-mcneillRiprendono le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST (quest'anno le abbiamo chiamate QUEER ROADS pensandole come un'occasione per rileggere i percorsi delle storiche battaglie del movimento glbt internazionale), che ci condurranno alla terza edizione del festival - dal 31 maggio al 6 giugno 2013 - nell'anno in cui Palermo ospiterà per la prima volta il Pride nazionale. Non mancate!
Partiamo con un imperdibile documentario - in anteprima per Palermo a pochi giorni dalla prima europea di Firenze - che racconta la vita di John McNeill, sacerdote gesuita e pioniere del movimento di liberazione dei diritti delle persone LGBT negli Stati Uniti.  McNeill, sempre alla ricerca di conciliare la sua vita come prete cattolico, uomo gay – ora legalmente sposato – e difensore dei diritti delle persone lgbt, ripercorre nel documentario il suo itinerario umano e spirituale, indagando il rapporto tra fede ed omosessualità in una prospettiva inedita, caratterizzata dalla sua passione costante per la giustizia e l’uguaglianza per le persone lgbt nella Chiesa Cattolica. (nella foto: a destra John McNeill, a sinistra il regista Brendan Fay che sarà presente alla proiezione)
Segue dibattito con il regista Brendan Fay, e con don Franco Barbèro, prete del dissenso noto tra l'altro per le sue celebrazioni di benedizione di coppie omosessuali.
"TAKING A CHANCE ON GOD" (Scommettere su Dio), di Brendan Fay (USA 2012, 54 min., v. o. sott. it)
Mercoledì 31 ottobre 2012, ore 21 - Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili 4, Palermo)  
ingresso: 5 euro (riduzioni con QueerCard)
in collaborazione con "Ali d'Aquila - Gruppo omosessuali cristiani di Palermo" e "Florence Queer Festival".
e con la partecipazione di: Institut Français di Palermo, Certi Diritti - Associazione Radicale,  Traduttori per la Pace, Centro Studi e Documentazione Ferruccio Castellano.
Si ringrazia il Comune di Palermo, Assessorato alla Cultura, per la concessione del Cinema De Seta per la serata.

La presentazione in anteprima a Palermo di un film su un teologo americano "scomodo" (John McNeill), accompagnata in sala dalla conversazione con un regista statunitense militante (Brendan Fay) e con un coraggioso prete piemontese del dissenso (don Franco Barbèro), crediamo sia il modo giusto per ripercorrere oggi le strade delle battaglie storiche per i diritti civili del movimento LGBT internazionale e riconsiderare criticamente il presente. Abbiamo pensato dunque di chiamare QUEER ROADS le attività permanenti del SICILIA QUEER FILMFEST 2013, che ripartono con questa serata verso la terza edizione del festival (31 maggio - 6 giugno 2013) nell'anno in cui Palermo ospiterà per la prima volta il Pride Nazionale. 


IL FILM:
John McNeill and Charles ChiarelliIl documentario ripercorre le tappe della vita di John McNeill: l’infanzia a Buffalo, la detenzione in un campo nazista, la scelta di diventare un religioso, l’impegno per la pace durante la guerra in Vietnam, la lotta per cambiare l’atteggiamento della chiesa nei confronti delle persone omosessuali, l’attività di supporto psicologico a lesbiche e gay negli anni ’80, durante l’epidemia di Aids. I suoi libri scandalo “Sex as god intentended” e “The church and the homosexual” hanno influenzato non solo il movimento degli omosessuali cattolici americani (con la nascita di "Dignity"), ma anche lo sviluppo della Metropolitan community church (dichiaratamente inclusiva nei confronti di lesbiche e gay) e il movimento che ha portato alla consacrazione del primo vescovo omosessuale nella Chiesa episcopaliana. 
Nel 1983 McNeill fu obbligato al silenzio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI. Gli venne imposto il divieto di parlare e scrivere di argomenti legati all’omosessualità. Un diktat che McNeill riuscì a rispettare soltanto per pochi anni. Nel 1987 venne espulso dall’ordine dei gesuiti per “pertinace disobbedienza”
Nonostante la cacciata dalla Chiesa, McNeill ha comunque continuato il suo ministero, come teologo, terapeuta e attivista. Ancora oggi, che ha 83 anni, attraverso il suo blog e i suoi viaggi, proclama l’amore omosessuale come santo e incoraggia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutto il mondo. Da 46 anni è legato a Charles Chiarelli (a destra insieme a lui nella foto accanto), che ha sposato legalmente a Toronto nel 2008. 
Nel documentario la sua storia viene ripercorsa attraverso le interviste a vescovi, sacerdoti, attivisti colleghi, amici e familiari. Tra questi: il reverendo Nancy Wilson, capo della Metropolitan community church; Mary E. Hunt, teologa femminista; Gene Robinson, il primo vescovo apertamente gay nella Chiesa episcopale; il comico Kate Clinton; il vescovo cattolico Thomas Gumbleton, apertamente pro-Lgbt; Robert Carter (co-fondatore di Dignity /New York nel 1972); Jim Lloyd, il funzionario del ministero romano cattolico che sostiene il celibato e l’astinenza sessuale per le persone Lgbt.

GLI OSPITI DELLA SERATA: 
Brendan Fay è un regista e un attivista per la giustizia e l'uguaglianza delle persone LGBT nella Chiesa e nella società in generale. È fondatore e co-presidente della Parata di San Patrizio di New York, e fondatore dell'Alleanza Lavanda e Verde espressione della comunità LGBT irlandese. Fay tiene conferenze su temi come spiritualità, sessualità e  giustizia in chiese, scuole, gruppi di comunità, raduni e ritiri, ha partecipato a dimostrazioni a Washington DC e New York, ed è stato arrestato per la sua attività in difesa dei diritti umani e civili. Coinvolto nel movimento per l'uguaglianza del matrimonio fin dal 1998, Fay è co-fondatore, con Jesús Lebrón, del Civil Marriage Trail Project, che porta le coppie gay e lesbiche oltre frontiera, in Canada, per contrarre matrimoni omosessuali legalmente validi. Nato in Irlanda, Brendan Fay vive ad Astoria, nello Stato di New York, con il coniuge Tom Moulton. Sono stati tra le prime coppie di doppia nazionalità abitanti a New York a sposarsi legalmente in Canada nel luglio 2003.

Franco Barbero2Franco Barbèro, ex sacerdote impegnato fin dagli anni Settanta nelle comunità di base del Piemonte, si è scontrato con la Chiesa Cattolica su temi come le seconde nozze, il celibato dei preti, la predicazione e il ministero dei laici, le teologie femministe e le unioni tra credenti omosessuali. Particolare scalpore hanno suscitato le sue celebrazioni di benedizione di coppie omosessuali. Nato nel 1939, Barbèro è noto per le sue critiche alla dottrina, liturgia e magistero della Chiesa cattolica, a causa delle quali fu ridotto allo stato laicale da Papa Giovanni Paolo II all'inizio del 2003. Ordinato sacerdote nel 1963, dai primi anni settanta fu impegnato nel movimento delle comunità di base. Fin dal 1975 assunse posizioni di contrasto con la dottrina cattolica; tale dissenso trova testimonianza in numerose pubblicazioni e in una celebrazione liturgica in forme differenti rispetto a quelle previste dal canone. Il 25 gennaio 2003 viene dimesso dallo stato clericale e "dispensato dagli obblighi del celibato" con decreto di Giovanni Paolo II, promulgato dall'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede cardinale Joseph Ratzinger (http://donfrancobarbero.blogspot.it/2003/03/dimissione-dallo-stato-clericale-e.html). La sua vicenda è raccontata nel libro "Preti contro", di Corrado Zunino e la sua pastorale con le persone omosessuali è raccolta nel libro a cura di Pasquale Quaranta "Omosessualità e Vangelo". In un suo libro del 2000 ripubblicato per Gabrielli nel 2007, "Il dono dello smarrimento", Franco Barbèro definisce così le gerarchie ecclesiali nel Giubileo: «prese dall’enfasi, sono sbronze di gloria, fanno sfoggio di potenza e ricevono l’omaggio e i finanziamenti dei grandi di questo mondo». Il suo blog: http://donfrancobarbero.blogspot.it/

http://www.siciliaqueerfilmfest.it/ 

domenica 21 ottobre 2012

Migrante ottiene asilo perché gay

Il ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è un uomo libero e con il permesso di soggiorno. In Nigeria è stato esiliato dal suo villaggio e pure picchiato



di VINCENZO FALCI CALTANISSETTA.  

Ottiene lo status di rifugiato politico in Italia perché gay. L’omofobia nel suo paese d‘origine, la Nigeria, lo rendeva un «perseguitato». La sentenza, emessa dal tribunale civile di Caltanissetta rappresenta una sorta di spartiacque.

E così lui, Oba (ma non è il suo vero nome, per tutelarne la privacy), ventisettenne originario di Otu Ocha, adesso è un uomo libero e con il permesso di soggiorno. Libero dal pregiudizio ma, soprattutto, dalla persecuzione che ha subito nel continente africano. Da dove è fuggito un paio di anni fa, dopo essere stato pure picchiato, perché schiacciato dal peso dei tabù. Lì, in Nigeria, assai più opprimenti che nel «vecchio continente», quasi un divieto sacrale, e non solo per una questione pregiudiziale. Tanto da essere stato esiliato dal suo villaggio nativo, Umuleri. Una condizione, la sua, che nel suo Paese non è solo asfissiante, ma pericolosa al punto tale da esporlo a fortissimi rischi.

Eppure, in Italia, Oba s’era già visto negare lo status di rifugiato in forza della convenzione di Ginevra. È stata la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Siracusa a dirgli di no con il provvedimento emesso il 30 agosto dello scorso anno. Ma il ragazzo quel provvedimento che gli ha negato il riconoscimento della protezione internazionale lo ha impugnato. E, assistito dall’avvocato Giovanni Annaloro, s’è rivolto al Tribunale civile di Caltanissetta, che adesso gli ha dato ragione, segnando una svolta decisiva nella vita del ragazzo. Che grazie al pronunciamento del giudice Gaetano Mario Pasqualino ha coronato il suo sogno.

Discriminazione per le tendenze sessuali e «carenza di motivazione della decisione» hanno alimentato il ricorso del giovane Oba. Il giudice, nel motivare la decisione ha ritenuto che «nel merito le doglianze mosse dal ricorrente sono fondate, tenuto conto del fatto che il ricorrente ha riferito di essere espatriato per il timore di essere perseguitato». Il giovane ha raccontato di essere stato cacciato dal suo villaggio per le sua omosessualità e di essersi trasferito, nel 2005, a Port Harcourt dove ha lavorato fino al 2010 quando è fuggito perché gli è stata tesa un’imboscata. È stato scoperto durante un rapporto omosessuale con un ragazzo, complice degli assalitori che lo hanno poi pestato a sangue. E tra le pieghe del suo ricorso al giudice, Oba ha gridato a gran voce di temere per la sua vita, se rimpatriato. Perché la Nigeria «considera illegale e penalmente perseguibile una relazione tra persone dello stesso sesso». Così, il tribunale, accogliendo la tesi dell’avvocato Annaloro, ha riconosciuto che il diniego dello status di rifugiato avrebbe «violato un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea».


http://www.gds.it/ 

lunedì 24 settembre 2012

Straniero gay in Italia ha diritto allo stato di rifugiato

Lo ha deciso la Cassazione che, con l’ordinanza 15981 del 20 settembre 2012, ha accolto il ricorso contro la decisone della Corte d’appello di Trieste che ha ritenuto irrilevante, al fine del riconoscimento della protezione, che l’ordinamento giuridico del Senegal ritenesse l’omosessualità un reato «perché non è possibile inferire la situazione individuale di perseguitato da quella generale di un paese». Secondo la Suprema Corte  il clandestino senegalese gay, scappato dal paese perchè l’omosessualità è ritenuta un reato, ha diritto allo stato di rifugiato politico o la concessione della protezione sussidiaria o il permesso di soggiorno, per non comprometterne la libertà personale, in base alla carta dei diritti dell’Unione Europea. Nonostante la Corte di merito avesse deciso diversamente, la sesta sezione civile ha ribaltato categoricamente il giudizio, ritenendo invece legittima tale richiesta.
 
Gli ermellini hanno evidenziato come la repressione penale dell’omosessualità comporta necessariamente l’impedimento a tutti i cittadini omosessuali di vivere liberamente la propria vita sessuale e affettiva, integrando la privazione di un diritto fondamentale. Nella stessa decisione, i giudici di piazza Cavour hanno precisato che “laddove si è chiarito che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione. Per questo le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale del Senegal e a esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità: ciò costituisce una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini senegalesi omosessuali che compromette grandemente la loro libertà personale”.

Pertanto, la Suprema corte ha rimandato bacchettandola alla Corte d’appello di Trieste, gli atti al fine di acquisire le prove necessarie per verificare o meno la condizione di omosessualità del ricorrente. Inoltre ha ordinato di accertare quale sia, la situazione sociale del paese, per ciò che concerne l’omofobia e i gravi atti discriminatori e persecutori contro gli omosessuali denunciati dai mezzi di informazione e da siti istituzionali e di organizzazioni non governative, avendo i giudici di merito ignorato completamente la situazione sociale del paese. Tutto ciò «nel rispetto del criterio direttivo della legislazione comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande di protezione internazionale».

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, i giudici  della Suprema Corte hanno dimostrando grande sensibilità’ nell’applicazione delle norme. 

NO MUOS: manifestazione a Niscemi il 6 ottobre


Appello per la manifestazione nazionale 
del 6 ottobre a Niscemi

I venti di guerra soffiano nuovamente sul Mediterraneo; la Sicilia, da settant’anni occupata dall’esercito degli Stati Uniti, continua a subire un ruolo centrale nella strategia militare sia NATO che statunitense. A Niscemi proseguono senza sosta i lavori di costruzione del Muos, che attraverso le sue enormi parabole permetterà il flusso planetario delle informazioni militari; Sigonella
Capitale mondiale dei droni (Global Hawk, Predator, Reaper) è in prima linea nelle politiche di attacco, come avviene da tempo con le guerre in Iraq, Afghanistan, Libia, ecc.

Il Muos, in costruzione dentro la Sughereta di Niscemi, Sito di Interesse Comunitario, è nocivo per la salute dei siciliani; nel breve e medio periodo l’esposizione alle sue microonde provocherà gravissime patologie, come tumori di vario tipo, leucemie infantili, infarti, melanomi, linfomi, malformazioni fetali, sterilità, aborti, mutazioni de sistema immunitario ecc.; esso grava su un territorio già stuprato dal Petrolchimico di Gela e dalle 41 antenne della base della marina militare USA NRTF, operanti anch’esse all’interno della Sughereta, le cui emissioni elettromagnetiche violano sistematicamente, dal 1991, i limiti previsti dalla legge.

L’ambiente circostante l’installazione, per il raggio di decine e decine di km verrà progressivamente devastato e reso sterile, mentre l’agricoltura, patrimonio produttivo delle aree circostanti, subirà pesanti condizionamenti.

Il MUOS è capace di interferire con le strumentazioni tecnologiche dei voli civili sull’aeroporto di Fontanarossa (già sottoposto a servitù militare dalla vicina base di Sigonella); è la vera causa della mancata apertura dell’aeroporto di Comiso; è un ingombrante ostacolo per il rilancio dell’economia territoriale; è soprattutto uno strumento di guerra e di morte.

Noi, coordinamento regionale dei Comitati NO MUOS
  • vogliamo che si revochi immediatamente l’installazione del MUOS e che si smantellino le 41 antenne NRTF.
  • Vogliamo la smilitarizzazione della base americana di Sigonella, da riconvertire in aeroporto civile internazionale.
  • Vogliamo che il governo, che taglia le spese sociali aumentando ogni genere di tasse e imposte per salvare il capitale finanziario ed il debito delle banche, tagli invece le spese militari.
  • Vogliamo che la Sicilia sia una culla di Pace al centro di un Mediterraneo mare di incontro, di convivenza e di cooperazione tra i popoli.
Facciamo appello per una manifestazione nazionale su questi temi da tenersi a Niscemi sabato 6 ottobre con concentramento alle ore 14,30 presso SP10 Contrada Apa da dove un corteo sfilerà fino alla base NRTF; In serata ore 19,30 (concentramento largo Mascione) corteo in città con concerto e interventi in piazza V. Emanuele.

Coordinamento regionale Comitati No MUOS

Info bus da Palermo allo 091349192
Per contatti
mail comitato Niscemi: trappes@hotmail.it
mobile: Eduardo 329 7439783 – Vincenzo 329 5858843 – Andrea 380 7342791

martedì 18 settembre 2012

Il pride nazionale del 2013 sarà a Palermo

Palermo Pride 2011
Le associazioni nazionali AGEDO, Arcigay, Arcilesbica, Certi Diritti, Famiglie arcobaleno, MIT rendono noto che, in seguito al dibattito svoltosi nell’Assemblea nazionale delle Associazioni gay, lesbiche e transessuali, riunita a Roma in data 15 settembre 2012, è stata accolta la candidatura di Palermo quale sede del Pride nazionale 2013.
Nell’apprezzare la proposta nei suoi contenuti politici ed organizzativi, riteniamo che la centralità e l’attualità sociale, politica e culturale dei temi suscitati dal progetto di Palermo Pride 2013, conferisca alla manifestazione per l’orgoglio omo/transessuale e per i diritti civili, un assoluto e irrinunciabile rilievo nel quadro del dibattito politico nazionale. Per la prima volta nella storia, il Pride nazionale si spinge così a sud, a testimoniare il suo poderoso messaggio di libertà, eguaglianza e democrazia e a raccogliere l’entusiasmo e la spinta al cambiamento e all’innovazione di tutto il Paese, da parte di una città straordinaria come Palermo.

Rita De Santis – AGEDO
Paolo Patanè – Arcigay
Paola Brandolini – ArciLesbica
Yuri Guaiana – Associazione radicale Certi Diritti
Giuseppina La Delfa – Famiglie arcobaleno
Porpora Marcasciano – MIT (Movimento identità transessuale)

http://www.arcigay.it/ 

lunedì 10 settembre 2012

Le politiche LGBT nei territori

Dibattito di apertura della Festa di Liberazione di Palermo, in collaborazione con: Arcigay Palermo, 
Articolo Tre, Palermo Pride

coordina:
Claudio Lo Bosco - Segreteria provinciale PRC Palermo

partecipano:
Anita Sonego - Capogruppo Federazione della Sinistra al Consiglio Comunale di Milano
Monica Donini - Consigliera Regionale dell'Emila Romagna della Federazione della Sinistra
Paolo Patané - Presidente nazionale ARCIGAY
Carlo Verri - Consulente per le politiche LGBT del Comune di Palermo
Giusto Catania - Assessore Comune di Palermo
Agnese Ciulla - Assessore Comune di Palermo
Luigi Carollo - Palermo Pride
Daniela Tomasino - Presidente Arcigay Palermo

Venerdì 14 settembre ore 18
Festa Provinciale di Liberazione
Giardino Inglese - Palermo

martedì 28 agosto 2012

«Noi, vittime della legge 40»

Il calvario delle coppie con malattie genetiche.

di Enzo Ciaccio

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato per incoerenza la legge 40, che in Italia impedisce dal 2004 a una coppia fertile di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
«Il diritto viene finalmente esteso a tutte le coppie e ora la battaglia sarà meno complicata per i 60 parlamentari che insieme a noi hanno da tempo chiesto la revisione della normativa», ha commentato con Lettera43.it l'avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.
L'ENNESIMO COLPO ALLA LEGGE 40. «Dall’Europa arriva l’ennesimo colpo alla credibilità della legge 40: è una buona notizia», ha aggiunto Elena Coccia, avvocato penalista che si è spesso occupata di coppie senza figli e disperate.
«Adesso», ha aggiunto, «bisognerà abolire anche le iniquità della legge legate all’inseminazione eterologa, diffusissima da quando l’accesso alle adozioni è diventato più costoso e complicato».

In Italia, è in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche

Secondo Filomena Gallo, dell’associazione Luca Coscioni, «i disastri della legge 40 sono sotto gli occhi di tutti: ricordo il calvario di una coppia portatrice sana di atrofia muscolare spinale di tipo 1, una malattia che al 65% induce a generare creature destinate a morire entro il primo anno di vita: la loro prima figlia morì a sei mesi, poi nacque un bambino sano, quindi per cinque volte è stato necessario interrompere la gravidanza alla quinta settimana perché l’esame dei villi coriali, cioè la parte embrionale della placenta, aveva segnalato la presenza della terribile malattia».
IL 15% RICORRE ALLA FECONDAZIONE. In Italia, ha spiegato Antonino Guglielmino, medico e direttore del centro Herat di Catania, il 15% della popolazione ricorre a tecniche per avere figli. È in crescita il numero dei portatori sani di malattie genetiche: basti pensare che quelli di talassemia, nel nostro Paese, sono 1 milione e mezzo, distribuiti soprattutto nelle isole e nella zona del delta del fiume Po».
IL CALVARIO DI UNA COPPIA. Portatore sano (con la moglie) di anemia mediterranea (talassemia) è Davide Sgroia, 39 anni, catanese: «Io e mia moglie», ha raccontato a Lettera43.it, «abbiamo due figli: un maschio di quattro anni e una femmina di uno. Dobbiamo dire grazie alla fecondazione assistita, che dal 2006 abbiamo cominciato a sperimentare in Turchia, in un centro privato di Istanbul. La prima volta ci andò male: i due embrioni selezionati risultarono malati. Rimanemmo lì per 15 giorni, per una spesa di 15 mila euro (6 mila per l’intervento). Tornammo a casa più tristi di prima, ma per nulla rassegnati».
Sei mesi più tardi, Davide e la moglie ci hanno riprovato: a giugno 2008 è nato il primogenito. Maschio. E sano. Il tentativo successivo, pienamente riuscito, per Davide è stato «di sicuro meno traumatico».
OSTACOLI DA SUPERARE. E ora i figli sono due. Un consiglio alle coppie che temono di trasmettere malattie agli eredi? «Non bisogna arrendersi mai», ha spiegato, «sebbene in Italia e fuori gli ostacoli da superare siano davvero tanti: a mia moglie è toccato perfino di doversi rinchiudere nella toilette degli aerei per fare le iniezioni all’orario prestabilito. Ma ne è valsa la pena».
Poi ha concluso, convinto: «Non mi sento un selezionatore di vite umane, ma sono consapevole che la scelta sugli embrioni sia molto delicata. Per me è stato importante discuterne. E farmi aiutare psicologicamente».

L'arrivo della legge vieta-tutto trainata dal leghista Alessandro Cè

Nell'immagine di archivio, una ricercatrice di un centro per la fecondazione assistita al lavoro sugli embrioni.
(© ANSA)
Non a tutte le coppie in difficoltà è riservato, però, il lieto fine. Continua, per esempio, il calvario di Miriam e Giovanni, che dalla nascita soffre di retinoblastoma, un tumore che attacca la retina e fa diventare ciechi con l’alta probabilità di trasmettere il male alle creature cui si dà la vita.
INFORMAZIONE CARENTE. Giovanni ha raccontato che nel 2002 al policlinico di Siena, dove si era recato con la moglie, i medici si limitarono a indicare le regole di comportamento da osservare nel caso in cui il figlio fosse nato affetto da retinoblastoma: «Nessuna informazione ci venne fornita sui metodi da usare per evitare di mettere al mondo un figlio malato né sulla diagnosi genetica di preimpianto che a quell’epoca, non essendo ancora in vigore la legge 40, era praticabile anche in Italia».
Poi, nel 2004, è arrivata la legge vieta-tutto trainata con foga in parlamento dal deputato leghista Alessandro Cè.
Per Miriam e Giovanni non c’è stata più scelta: il viaggio a Istanbul, l’ingresso in un centro privato, il tentativo di fecondazione sono state tappe di un calvario senza fine.
ESPERIENZA DIFFICILE. Il costo: 10 mila euro, cioè tutti i risparmi accumulati dalla coppia. Il risultato? A loro è andata male. Ha raccontato Miriam agli esperti del centro Herat di Catania, che l’hanno seguita con cura: «Non capivo la lingua di quei medici, ero tesa, impaurita, arrabbiata. Il guaio di un’esperienza del genere è che si parte all’improvviso, si sale su un aereo, si arriva in un posto sconosciuto dove nessuno ti saluta e ti dà una mano».
Senza contare che, continua, «bisogna fare anche i conti con il senso di colpa: ci si sente quasi come un latitante in fuga dal proprio Paese, come chi - pur avendo sacrosanta ragione - sta trasgredendo a una norma di legge».
Riprovarci? «Per noi è impossibile», ha risposto Miriam, «viviamo con poco più di 1000 euro al mese, questa legge 40 è cattiva anche perché permette solo ai ricchi di provare e riprovare finché non si riesce a diventare genitori».
Martedì, 28 Agosto 2012